COSCIENZA DI POPOLO

di J. Anthony Picollo

La conoscenza di se stessi è l’inizio della conoscenza di quell’essenza infinita che alcuni chiamano “Dio”. Tutto ha origine ed essenza nello spirito, “il seme di tutti i semi”. Tutto nel mondo è una manifestazione dello spirito. Non c’è nulla al mondo che non sia uno spirito infinito ed eterno. Quindi si può osservare che questo spirito, questa essenza infinita, si manifesta anche nel corpo collettivo e nella coscienza del nostro Popolo.

L’uomo vivente che trova lo spirito dentro di sé e nel suo popolo trova la verità. Lo sciocco affermerà di poter descrivere “Dio”, la grande essenza infinita dell’universo. Ma resterà sempre la necessità di mettere tutto questo concetto alto nella prospettiva del pensiero umano. Facciamo ciò attraverso gli archetipi comprensivi dei nostri Dèi etnici, ognuno rappresentante delle forze della Natura, dell’uomo e dell’universo. Gli Dèi ancestrali e i leggendari eroi popolari del nostro Popolo sono prototipi ed esempi che ci forniscono indicazioni e scopi. Le nostre azioni nobili ed eroiche, il valore, la forza, la passione, la saggezza, sia individuali che collettive, sono espressioni del nostro determinante biologico. Tutti questi elementi sono ingredienti necessari per la nostra sopravvivenza di Popolo e la ricerca continua nel percorso retto dell’essere superiore dell’uomo ariano. L’ignoranza di ciò è la radice della nostra sofferenza e, in ultima analisi, la morte della nostra gente. Chi rimane ignorante è una creatura dell’oblio e non può sperimentare l’adempimento. Queste persone vivranno sempre nella deficienza. Come morti viventi, passeranno la vita con occhi che non possono vedere, incapaci di comprenderla. La superiore coscienza Wotanica che possediamo sarà sempre la nostra più grande forza. Ignoriamola, e saremo distrutti dalla nostra debolezza.

Si ascolti questa saggezza: “La mente è la guida, ma la ragione è l’insegnante. Vivi secondo la mente, acquisendo forza, poiché la mente è forte. Illumina te stesso accendendo così la lampada della saggezza dentro di te, apri la porta affinché tu stesso sappia cosa esiste oltre”. Cammina con la piena consapevolezza del tuo essere biologico e del tuo scopo, come faresti in una strada diritta: se si cammina solo su quella strada, è impossibile smarrirsi. Tutti coloro che acquisiscono conoscenza in questo modo sanno chi sono e da dove vengono; conoscono il Padre di Tutto, W.O.T.A.N., Volontà Della Nazione Ariana. L’invenzione originale e creativa è il marchio di chi è spiritualmente vivo. Queste persone tra noi sono gli scopritori, gli inventori e gli ispiratori. Sono la dichiarazione di evoluzione e crescita del Popolo. Sono come portatori di torce spirituali; i loro raggi di crescita etnica splendono su tutta la nostra gente. C’è chi professa di conoscere i segreti di Dio. Anche se non capiscono il grande mistero, proclamano che il mistero della verità appartiene solo a loro. È saggio ignorare tali individui. Sono nemici dell’unità etnica, che lottano attraverso la menzogna e l’inganno per ottenere il controllo su di noi. Questa è la verità: “NESSUNO POSSIEDE I SEGRETI DEL PADRE DI TUTTO. LA VERITÀ è MANIFESTA E PRESENTE IN TUTTI, O NON è una VERItà”.

È saggio non essere pecore, seguaci di chi viene dicendo: “Io sono il Pastore”. Queste persone sono guidate inconsapevolmente alla loro morte, tosate di tutta la loro dignità. Invece, siate come i lupi, perché conoscono l’unità e non hanno bisogno di un pastore, né lo seguono.

“Innumerevoli dèi attendono di diventare uomini. Innumerevoli dèi sono stati uomini. L’uomo partecipa alla natura degli dèi, proviene dagli dèi e va verso Dio.” C.G. Jung – IV Sermone Ai Morti.

Si dice che il cammino sia disseminato di buone intenzioni. Tuttavia, queste stesse buone intenzioni spingono molti ad affidare il loro destino a coloro che sono in posizioni di potere. La storia ha dimostrato, più e più volte, che la nostra fiducia è spesso pericolosamente malriposta. Una cosa non è cambiata da quando il nostro Popolo ha permesso alla cultura aliena di risiedere e governare tra di noi: “NON C’è UNA VOLTA CHE I NOSTRI OSPITI NON ABBIANO PROVATO a MANIPOLARCI IN POSIZIONI DI SOTTOMISSIONE.”

I metodi di tali manipolazioni sono illimitati nei tempi moderni. Nessun aspetto della vita sfugge al danno; l’economia, la religione, la moralità sociale, i media, la scienza, le arti e la medicina, le attività politiche e sociali, tutte sono colpite.

In natura non troveremo mai creature deboli che governano sui forti. Non osserveremo mai il coniglio che domina il lupo. Non vedremo mai il leone piegarsi al topo. Non vedremo mai il giorno in cui il serpente serve il pesce. Anche se risiedono nello stesso mondo, vivono secondo la più alta Legge della Natura: LA PRESERVAZIONE DEL PROPRIO SIMILE. LA FORZA GIUSTA è l’ordine dell’universo. Per il nostro Popolo, la più alta Legge della Natura si riduce a una cosa, che i nostri capi e guide dovrebbero essere autorizzati a governare per un solo motivo, che abbiano dimostrato di essere grandi a titolo di abilità e di grandi azioni. Quando si dimostrano indegni di governare un nobile Popolo, è vitale che vengano sostituiti. Un Popolo riluttante e/o incapace di difendersi dai suoi nemici – interni ed esterni – è indegno di essere chiamato una “nazione nobile”. Merita il destino che lo attende. Questo vale sia per l’individuo che per il gruppo. Inutile dire che, tenendo conto di tutto questo, noi, come individui e come Wotansvolk, non dovremmo mai permettere che il nostro destino sia determinato da una cultura aliena. Questo perché il nostro benessere può essere determinato solo dalla Coscienza Wotanica dentro di noi.

UNA CHIAMATA ALLA GUERRA SANTA

del Dr. Casper Odinson Cröwell

Le molte forme di Guerra Santa possono essere testimoniate su diversi fronti e in diverse località di Midgard. Che costituiscano un corpus di atrocità o di legittime rese dei conti è questione di acceso dibattito, in quanto tutte le parti coinvolte in una qualsiasi campagna indosseranno il mantello del ‘Patriota’ o del ‘Terrorista’. Quale dei due è solo una questione di prospettiva, poiché non potranno mai essere valutati dalla quantità di dolore e sofferenza. Certo, nessuna delle parti in conflitto potrà assediare un monopolio così discutibile.

Ma tutte le Guerre Sante devono per forza essere attuate sul Teatro d’Operazione fisico? Consideriamo questa domanda a un livello più profondo e, allo stesso modo, permettiamoci un esame onesto.

L’obiettivo del primato per qualsiasi campagna militare è quello di contenere, neutralizzare ed eliminare la minaccia percepita per il benessere della gente coinvolta. Quindi, cerchiamo di esaminare e considerare alcuni degli avversari molto legittimi cui siamo esposti come fede, popolo e tribù. Per cominciare, dobbiamo stabilire ciò che costituisce una vera minaccia per la nostra sopravvivenza, benessere e progresso come Fede e come Popolo. Vorrei sostenere che tutti noi possiamo concordare che qualsiasi agente di questo tipo, controproducente per il nostro benessere e il nostro progresso, possa costituire una minaccia legittima e quindi giustificare il manto di “Empio Nemico!” Così stipulo dalle presunzioni prima citate.

Così, in concordanza a quanto prima dichiarato, esaminiamo il catalogo degli agenti accorsi contro di noi come membri della nostra sacra e amata Fede/comunità di Popolo…

VIZI: I vizi sono un numero qualsiasi di comportamenti indesiderati, spesso abituali e moralmente deteriori in concerto con stati depravati di debolezze auto-assecondate. Questi variano da persona a persona, anche se alcuni condivideranno gli stessi, e il principale tra loro è ‘mancanza di responsabilità’. Questa naturalmente è seguita immediatamente da abuso di sostanze, gioco d’azzardo, dipendenza dal sesso che porta ad allontanarsi dalla propria compagna, o qualsiasi attività che si sa essere egoista, dannosa e che pone i propri desideri al di là dei bisogni e della sicurezza della propria famiglia e della propria gente, sono tutti classificati come vizi.

DEBOLEZZE AUTO-ASSECONDATE: Le debolezze auto-assecondate sono qualsiasi debolezza morale, spirituale, psicologica o fisica che si cerca di giustificare anziché sforzarsi di correggere. Qualsiasi stato d’animo che assecondi il flusso di ciò che sembra essere innocuo, anche se è dannoso. Vale a dire, quando si sono identificati elementi meno che desiderabili che risiedono nella propria vita, ma ci si limita ad accettarli come un non-fattore, come una semplice questione di semantica o una non-minaccia al proprio progresso. L’istituzionalizzazione è una debolezza auto-assecondata!

ISTITUZIONALIZZAZIONE: L’istituzionalizzazione è l’emergere di un’ideologia totalmente perniciosa su ogni fronte della sconfitta di sé stessi. Ciò comprende componenti dal vizio alla distruzione della fede e del popolo non solo per aver accettato, ma abbracciato volontariamente la sottocultura distruttiva e moralmente ritardata. Droga, gioco d’azzardo, omosessualità, estorsione, racket e bande fratricide contribuiscono molto al decadimento dell’ideale tribale ariano e successivamente alla distruzione stessa della nostra fede e della comunità di popolo. Nessuno trova ironico e assurdo che così tanti uomini e donne bianchi entrino in questi sotterranei, apprendano l’orgoglio bianco, segnino i loro corpi con tatuaggi di distinzione razziale e onore, eppure per tutto il tempo così tanti agiscono in modo controproducente e non favorevole verso la costruzione e il rafforzamento della nostra gente! Cosa c’è di così orribilmente sbagliato in questa immagine?

Le persone orgogliosamente creano e indossando i segni di ciò che ritengono essere rappresentativo dell’onore ariano, mentre si comportano in modi molto disonorevoli che inevitabilmente distruggeranno la stessa cosa che pretendiamo di amare così tanto … La nostra razza! Questo non è, tuttavia, un atto d’accusa contro nessuno. Piuttosto, è una chiamata a tutti voi a prendere una posizione positiva nel nome dei nostri Dei/Dee, Antenati e orgoglio tribale ariano, oggi stesso. È nei nostri mezzi e nelle nostre possibilità porre rimedio alle malattie di vasta portata citate qui, che affrontiamo come fede e come Popolo. Il modo più concreto per assicurare la resistenza e la longevità di una cosa è costruirla col materiale più durevole e indistruttibile disponibile. Perché quando questa misura viene impiegata, essa, la cosa stessa, diventa impermeabile agli assalti di ogni altra. Se questo materiale desiderabile non esiste, allora si deve cercare di ideare e creare tale materiale. Cercando di porre la totale responsabilità in noi stessi, come Fede e Popolo, piuttosto che scaricare la colpa dei nostri insuccessi sugli altri, possiamo affrontare questi insuccessi e quindi creare quel materiale desiderabile e impermeabile. In effetti diventeremo quel materiale e, diventando tali, potremo veramente controllare il nostro destino come Fede e come Popolo!

LA RUOTA RUNICA DEGLI DEI GERMANICI

Nel Nord, il quadrante è governato da Odino e le Norne; l’Oriente è governato da Frigga e Tyr; il Sud da Thor e Iduna e l’Occidente da Freyja e Njord. C’è un legame mistico diretto tra gli attributi, la ruota delle rune e i corrispondenti tempi del giorno e dell’anno.

di Wyatt Kaldenberg

L’inizio del ciclo temporale runico è il seguente:

RunaGiornoOraRunaGiornoOra  
Feu29 Giugno03:00Eiwaz28 Dicembre19:00
Uruz14 Luglio08:00Pertho13 Gennaio01.00
Thurisaz29 Luglio14:00Elhaz28 Gennaio05:00
Ansuz13 Agosto19:00Sowilo12 Febbraio10:00
Raido29 Agosto00:00Tiwaz27 Febbraio16:00
Kenaz13 Settembre06:00Berkano14 Marzo21:00
Gebo28 Settembre11:00Ehwaz30 Marzo02:00
Wunio13 Ottobre16:00Mannaz14 Aprile07.00
Hagalaz28 Ottobre22:00Ingwaz29 Aprile12:00
Nautiz13 Novembre03:00Laguz14 Maggio18:00
Isa28 Novembre08:00Odala29 Maggio23:00
Jera13 Dicembre14:00Dagaz14 Giugno04:00

I mesi runici possono essere utilizzati nei rituali e nella magia. I mesi runici iniziano nel tempo reale; non nel tempo fatto dall’uomo. L’ora legale può far saltare gli schemi di un’ora, e il sole, che determina il tempo reale, non è a conoscenza dei fusi orari creati dall’uomo. Il sole viene da est e si muove verso ovest (in realtà il sole non si muove, è la terra che ruota, ma è più facile parlare del sole che si muove attraverso il cielo), quindi alba – mezzogiorno – tramonto, tempo reale 8:00, tempo reale 2:00, ecc. accadono prima nel lato orientale di un fuso orario e in ultimo nel lato ovest dei fusi orari fatti dall’uomo. Il modo migliore per determinare il tempo reale è quello di utilizzare un quadrante solare che segni l’ora e i minuti. Le 12:00 è sempre l’ora esatta in cui il sole è direttamente sopra la testa. L’ora di inizio dei mezzi mesi runici è in tempo militare. La runa Odala, per esempio, inizia alle 23:00 del 29 maggio e termina alle 4 del mattino (04:00) il 14 giugno. Ricordate le 12 di mezzanotte è sia 00:00 che 24:00. Tuttavia, le 12:10 sono le 00:10, non le 24:10.

TEMPI DEL GIORNO RUNICO

Si noti il parallelo tra la ruota runica del giorno e il grafico annuale. La mezzanotte-mezzo inverno sono governati da Jera. Mezza Estate-mezzogiorno dalla runa Dagaz. Primavera-Alba da Berkano. Autunno-crepuscolo dalla runa Kenaz. L’inverno e la notte nel suo complesso sono governati da Isa. Giorno-Estate da Kenaz.
La ruota del ciclo lunare e le sue fasi corrispondono alle rune del Futhark anglosassone. Si noti la connessione alle Dee. La luna piena è governata da Pertho, la runa della ‘Dea del Cielo’ Frigga e delle sue tre figlie le Norne o Moire, mentre la luna nuova è governata da Eor (terra-tomba) la runa di Hel, Dea della malattia e della morte, e sovrana del mondo infero.

R.J.M. 8-12-1984

Vedo tre agenti dell’FBI nascosti dietro alcuni alberi a nord della casa. Avrei potuto ucciderli facilmente, avevo i loro volti nel mirino.

Sembrano di buon retaggio razziale, ma tutto il loro talento è dedicato a un governo che sta apertamente cercando di imbastardire la stessa razza di cui fanno parte questi agenti.

Perché non riescono a vedere?

Uomini bianchi che uccidono uomini bianchi, Sassone che uccide Dano;

Quando finirà, la rovina dell’Ariano?

Ieri sera già sapevo che oggi sarebbe stato il mio ultimo giorno in questa vita.

Quando sono andato a letto ho visto tutti i miei cari molto chiaramente, come se fossero lì con me.

Tutti i miei ricordi mi si sono susseguiti nella mente. Allora ho capito che il mio turno di servizio era finito.

Sono stato un buon soldato, un guerriero senza paura.

Morirò con onore e mi unirò ai miei fratelli nel Valhalla.

Per il sangue, la terra e l’onore. Per la fede e per la razza. Per il futuro dei miei figli. Per le tombe verdi dei miei padri.

Robert Jay Mathews – 8 dicembre 1984, Isola di Whidbey

IL PROFETA GIULIANO E LA PRIMA RINASCITA PAGANA

di Wyatt Kaldenberg

N.B.: il linguaggio crudo dell’autore non riflette le nostre convinzioni, ma viene riportato integralmente per valorizzare la peculiarità dello scritto e per rispetto verso l’autore stesso.

Giuliano era il figlio più giovane di Giulio Costanzo, fratellastro di Costantino I (primo leader cristiano della razza bianca) … Quando Giuliano aveva cinque anni, il nipote di suo padre, anch’egli di nome Costanzo, assumendo il titolo di ‘Costantius II’, divenne Imperatore dell’Impero Romano d’Oriente, mentre Costantino II era l’Imperatore d’Occidente. Costantius II, nel 340 d.C., con la morte del fratello Costantino II, divenne il solo Imperatore di un Impero Romano unito. Il comandante cristiano dell’esercito, nominato dalla Chiesa appena fondata, questionò la devozione al Cristianesimo della restante famiglia reale ed era determinato a non avere altra linea di sangue che quella di Costantino tra i governanti di Roma. Il comandante uccise i fratellastri di quest’ultimo e altri possibili candidati pro-pagani al trono romano. Il terzo figlio di Costantino I, Costantino II, aveva fatto uccidere il padre di Giuliano, un vero pro-pagano, nel 337, e un fratello maggiore di Giuliano fu ucciso nel 341. La madre di Giuliano era morta, o, forse, era stata assassinata dai Cristiani subito dopo la sua nascita. Il ragazzo rimase un orfano e sotto la custodia degli omosessuali molestatori di bambini che gestiscono la Chiesa Cristiana. Con il suo fratellastro superstite, Gallus, sette anni più anziano, fu allevato nel malvagio culto semitico del falso Cristo, prima da Eusebio, lo strano vescovo cristiano di Nicomedia, che cercò di fare il lavaggio del cervello ai giovani eredi reali con le malattie mentali di giudeofilia, xenofilia, omofilia e pedofilia. I Reietti volevano tenere i giovani reali lontani dal pensiero ariano e concentrarli sugli studi biblici ebraici.

I Reietti credevano che controllare le menti dei leader era il modo migliore per controllare una nazione.

Con il matrocinio di Eusebia, la moglie pro-pagana del Reietto in Cristo Costantius II, al diciannovenne Giuliano fu permesso di imbarcarsi per la Grecia e studiare il pensiero classico ariano. La libertà di Giuliano come studente gli aprì la mente sulla vera natura del culto di Cristo. Egli, segretamente, divenne un neoplatonico e si unì alla religione ariana di Mitra, il Sole Invitto. Quando Giuliano aveva 23 anni, l’Imperatore Costantius II, diede in moglie sua sorella Elena a Giuliano. L’Imperatore credeva che così avrebbe mantenuto Giuliano all’interno della chiesa dei Reietti. Ma Elena divenne in segreto una sacerdotessa di Mitra…

L’Imperatore Costantius II temeva il giovane Giuliano e cominciò a mettere in discussione la sua devozione a Cristo. Il malvagio Imperatore nominò Giuliano generale e lo mandò in Gallia nella speranza di farlo uccidere. Il suo piano gli si rivoltò contro. Egli sconfisse le due tribù pagane, gli Alemanni e i Franchi, che stavano causando molti problemi per gli obiettivi imperialistici cristiani di conquistare la Gallia. Giuliano, il Pagano segreto, stava diventando un eroe per i cittadini cristiani di Roma. L’Imperatore Costantius II non si fidava più di Giuliano e lo spiava, e manteneva il suo esercito a corto di denaro e di provviste.

Nell’inverno del 360, l’Imperatore, nella speranza di indebolire Giuliano, inviò parola in Gallia che Giuliano avrebbe dovuto dividere il suo esercito in due e dare all’Imperatore le sue truppe migliori in modo da poterle schierare in Oriente.  L’esercito di Giuliano si ribellò al trono e dichiarò Giuliano il nuovo Augusto. Scoppiò la guerra. L’Imperatore Costantius II fu ucciso. Giuliano divenne Imperatore. È la violenza fare la storia.

Il grande amore di Giuliano per la cultura ariana si può riscontrare nei suoi libri, quelli che sfuggirono alle fiamme cristiane. Giuliano era stato battezzato e cresciuto come Reietto. Stette al gioco della loro malvagità fino a quando non prese il potere. Giuliano vedeva il Cristianesimo come il culto alieno che aveva ucciso suo padre, suo fratello e molti dei suoi familiari e amici.

È un’errata interpretazione cristiana del mondo antico sostenere che Giuliano fosse il solo a preferire il Paganesimo ariano al Cristianesimo ebraico. La maggior parte del popolo romano era Pagana ariana, in particolare la classe istruita. In epoca romana, il Cristianesimo era la religione degli schiavi, delle checche e degli immigrati non bianchi, come è oggi il caso.

Una delle prime cose che Giuliano fece come nuovo Imperatore di Roma fu ridurre la spesa al palazzo. Questo gli permise di abbassare le tasse, il che lo rese popolare tra le masse. Annunciò che avrebbe governato Roma non come un politico, ma come un filosofo della più nobile tradizione greca. Giuliano scrisse un attacco al Cristianesimo, “Contro i Galilei”, che sopravvive solo in frammenti.

Egli cercò di ricostruire il Tempio ebraico a Gerusalemme nella speranza che un tempio ricostruito incoraggiasse gli Ebrei a lasciare Roma e tornare a casa in Israele. Il piano fu abbandonato quando gli venne riferito che i terroristi cristiani avevano bombardato le vecchie fondamenta del Tempio ebraico e spaventato gli operai.

Egli perdonò tutti i vescovi cristiani che furono imprigionati o esiliati da Costantino II. Concesse la libertà di culto a tutte le religioni: cristiana, pagana ed ebrea. Giuliano inviò parola che nessun Pagano avrebbe dovuto vendicarsi contro i Cristiani e gli Ebrei per il loro diniego degli Dei viventi, la loro distruzione dei luoghi sacri pagani, i loro roghi di libri pagani, né per il loro assassinio di uomini, donne e bambini pagani. Giuliano credeva erroneamente che il modo migliore per fermare il declino dell’Impero Romano fosse fare pace con gli Ebrei e i Cristiani e creare una Roma unita. Questo idealismo delle “braccia aperte all’Impero Romano” sarebbe stato la rovina di Giuliano.

Ma questa tolleranza maligna dell’Ebraismo e del Cristianesimo era accompagnata da una giusta determinazione a far rivivere il Paganesimo ariano ed elevarlo al livello di una religione ufficiale, con una gerarchia istituita. Ispirandosi a suo zio Costantino I che aveva istituito il Cristianesimo dichiarandosi allo stesso tempo l’Imperatore di Roma e il capo della Chiesa Cristiana, l’Imperatore Giuliano era il capo di una nuova Chiesa Pagana ariana. Compiva sacrifici animali ed era un convinto difensore dell’ortodossia pagana, impartendo istruzioni dottrinali al suo clero. Non sorprende che gli Ebrei e i Cristiani, intolleranti a qualsiasi Dio diverso dal loro falso dio d’Israele, fossero pieni di odio, rabbia e cospirazione omicida.

Giuliano era abbastanza intelligente da non fidarsi degli Ebrei e dei Cristiani in posizioni di comando. I Pagani erano apertamente preferiti per alti incarichi ufficiali, anche se, come offerta di pace ai malvagi monoteisti, alcuni Reietti e Giudei come gettoni di presenza furono nominati in carica. Giuliano era un uomo che aveva i suoi momenti brillanti e i suoi punti di cecità.

Molti Ebrei e Cristiani furono espulsi dall’esercito, ma ad altri fu permesso di restarvi. A un certo punto sembrò quasi che Giuliano intendesse portare questi stronzi monoteisti alla giustizia, ma poi lasciò il male intatto per predicare una filosofia pagana della tolleranza. Era quasi come se Giuliano avesse un desiderio di morte. Cosa c’è che non va nei bianchi?

Ancor più strano è il fatto che il grande filosofo pagano contemporaneo Ammiano, che ammirava le virtù di Giuliano ed era lui stesso un aderente alla religione ariana tradizionale, censurò l’Imperatore Giuliano perché aveva licenziato Cristiani ed Ebrei dando il loro lavoro a nobili pagani ariani. Ammiano fece questa bizzarra e odiosa dichiarazione: “Era disumano, e da meglio destinarsi all’oblio, il fatto che proibisse agli insegnanti di retorica e letteratura di praticare la loro professione se fossero stati seguaci della religione cristiana”. Che stupido era Ammiano! Giuliano permetteva a questi succhiacazzi di lavorare; l’unica cosa che aveva fatto fu rimuovere questi vermi dal libro paga pubblico. Avrebbe dovuto ucciderli! Come loro avevano fatto ai Pagani in passato e avrebbero fatto in futuro. Ammiano sosteneva che Giuliano fosse più interessato alla magia che al lato religioso del Paganesimo.

Anche se predicava la malvagia tolleranza per il monoteismo, alcuni eventi ammirevoli si verificarono. Le città cristiane furono penalizzate da tasse leggermente più alte, e la rabbia dei Pagani virtuosi, incazzati per gli anni delle persecuzioni per mano di Cristiani ed Ebrei, bruciò alcune chiese cristiane, e i Vescovi dei Reietti, che avevano diretto i roghi dei libri pagani, la distruzione dei luoghi sacri pagani, e l’assassinio di uomini, donne e bambini pagani, tra i quali il vile e assetato di sangue Atanasio, furono banditi; ma purtroppo, Giuliano, non ebbe la lungimiranza di ucciderli. Disobbedendo agli ordini di Giuliano di non danneggiare questi malvagi criminali odiosi, un gruppo di sorelle e fratelli pagani mise le mani su un depravato vescovo reietto e torturarono meravigliosamente il pezzo di merda fino alla morte. Bellissimo! C’è speranza per l’umanità, dopo tutto!

Giuliano reinsediò il Dio ariano Bacco nelle basiliche un tempo pagane di Emesa ed Epifanea. Sfortunatamente, permise ai Cristiani di mantenere il falso dio ebraico nei sacri templi pagani. Quando Giuliano si stava preparando per una campagna contro i Persiani, il suo reinserimento degli Dei e Dee pagani ariani nella grande basilica e la rimozione del corpo schifosamente mummificato del falso ‘martire’ omosessuale Babila, “una santa reliquia cristiana” usurpato dall’antico sacro bosco pagano di Dafne, infastidì i Cristiani colmi di odio. Lo strano senso della virtù di Giuliano non impressionò neanche i Pagani. Molti tra i Pagani più appassionati furono adirati dall’immeritata tolleranza di Giuliano per i monoteisti. L’ingenua idea di tolleranza religiosa di Giuliano non unificò l’Impero Romano, ma rese solo l’Imperatore nemico degli Ebrei, dei Cristiani e dei Pagani che capivano quanto fosse pericoloso tollerare il monoteismo.

L’invasione del territorio romano da parte delle forze persiane era intollerabile. Giuliano non avrebbe permesso a degli uomini scuri di prendere la terra romana in Medio Oriente. Radunò un esercito di 65.000 uomini … I Persiani furono aiutati dal tradimento cristiano in patria, e da una quinta colonna cristiana tra le fila dell’esercito romano. Durante un attacco persiano contro la città di Tisifone, Giuliano fu ferito dalla lancia di un assassino cristiano all’interno dell’esercito romano. La lancia trafisse il fegato di Giuliano, e morì.

La politica religiosa ariana di Giuliano non ebbe alcun effetto duraturo, se non per mostrare quanto sia stupida questa nozione secondo cui i Pagani possano vivere in pace con i monoteisti. I cospiratori Ebrei e Cristiani non persero tempo a portare a termine il loro maligno colpo di stato. La feccia monoteista prese il POTERE TOTALE e non mostrò assolutamente ALCUNA tolleranza nei confronti della gente pagana, dei libri pagani, delle tradizioni pagane, degli oggetti religiosi pagani, dei templi pagani e così via. Iniziarono ad arrestare i Pagani e a giustiziare tutti coloro che non si fossero inchinati al male per convertirsi al Cristianesimo. Da questo momento in poi, il Paganesimo ariano prese il declino. L’imperialismo mediorientale prese il controllo della Roma ariana e governò con il pugno di ferro. Usarono Roma come sede per diffondere l’universalismo e l’odio per la razza bianca. Ogni usanza popolare era vista con grande sospetto dai Papi omosessuali di Roma. Le donne bianche erano estremamente odiate dalla chiesa ebraica. Gli Ariani che mantenevano in vita le tradizioni popolari furono processati per stregoneria e molti furono arsi vivi o uccisi con numerose altre torture disumane. Se solo Giuliano avesse avuto la lungimiranza di capire quanto siano malvagi i monoteisti, non avrebbe praticato la tolleranza religiosa e avrebbe rastrellato questi cultisti estranei e li avrebbe affrontati radicalmente come loro, in seguito, si sarebbero occupati di noi. Giuliano ha avuto l’opportunità di salvare la civiltà ariana dalla malattia aliena, ma la sua nozione reazionaria di equità e giustizia per tutti ha dato ai nemici della nostra razza il punto d’appoggio di cui avevano bisogno per rubarci la nostra patria. La storia di Giuliano ci insegna che le nostre azioni contano. Essere reazionari e tollerare i nostri nemici non risulterà che nel dolore e nella sofferenza del nostro popolo.

WOTAN

di Else Christensen – con revisione di Ron MacVan

Se consideriamo gli Æsir come l’espressione variante dell’unico potere che pervade l’universo – e quindi anche noi – i Wotanisti dovranno ammettere che Wotan è una figura alquanto controversa. Alla domanda: “Chi è il più anziano degli dei?” Snorri risponde nell’Edda: “Si chiama Padre di Tutto, e nell’antica Asgard aveva dodici nomi: primo Padre di Tutto, secondo Signore degli Eserciti, terzo Signore della Lancia, Signore degli Eserciti, Signore della Lancia, Punitore, quindi Sapiente, Colui che avvera i Desideri, Famoso, Agitatore, Bruciatore, Distruttore, Protettore, e Incantatore”.

Già qui c’è confusione, perché Wotan non era il più anziano degli dèi. A un certo punto all’inizio dei secoli cristiani – non sappiamo esattamente quando – Wotan sostituì Tyr, l’originale Padre Celeste, e da allora in poi divenne il dio principale. Tyr fu relegato a essere figlio di Wotan, ma mantenne il suo attributo di coraggioso dio della guerra. In tutta l’Edda, si parla di Wotan e Padre di Tutto come uno stesso dio, e noi abbiamo accettato questa visione, ma sappiamo che in origine erano due personalità diverse.

Sia Tyr che Wotan erano chiamati ‘Valpadre’; ‘Val’ significa valle o pianura, (significa anche i caduti – Ron MacVan) e dal momento che tutte le guerre erano combattute in terreno aperto, il dio della guerra, naturalmente, era ‘Padre della Val’; tuttavia, una battaglia potrebbe essere considerata fisica ma anche spirituale, quindi questo potrebbe essere il modo in cui avvenne la separazione dei due, con Tyr che mantenne il suo attributo di dio della guerra.

Se Thor rappresenta lo spirito combattivo nella pura e semplice gioia di vivere, e Frey è il dio della Natura e della sua prosperità, Wotan emerge come il dio capo durante una rottura del ‘mondo sano’, introducendo un’epoca in cui gli uomini buoni possono servire il male e viceversa, un tempo in cui ciò che è buono non è più percepito con incrollabile certezza, ma deve essere acquisito con il duro lavoro e l’aspra lotta – l’era dell’intelletto.

Consideriamo gli attributi di Wotan: (1) Cavalca un cavallo nero; (2) Indossa un mantello blu che svolazza tutto il tempo, anche quando l’aria è completamente ferma; (3) I suoi compagni sono due lupi addomesticati e due corvi; (4) Sacrifica l’occhio sinistro per la conoscenza; (5) Rimane appeso per nove notti “sull’albero ventoso” (a testa in giù, potremmo aggiungere, non come Cristo sulla croce).

E cosa significano questi attributi? Vediamoli uno per uno:

(1) Un cavallo bianco significa forza emanata da un ideale, che permette al combattente di svolgere compiti sovrumani. È cavalcato senza briglie e sperone, dal momento che è il sé migliore nell’uomo, e accorre in suo aiuto in ogni momento di disperato bisogno. Il cavallo nero deve essere domato senza pietà con sperone e frusta, perché simboleggia l’intelletto, che deve essere costretto a servire fini più alti rispetto al benessere individuale. Il cavaliere sul cavallo bianco è beatamente ignaro di ciò che potrebbe accadergli, se dovesse fallire. Il cavaliere sul cavallo nero sa molto bene cosa c’è in serbo per lui e ciò nonostante non vacilla. C’è una curiosità inoltre: si dice che non si dovrebbe mai smontare da un cavallo nero mentre ci si dirige verso est, o scomparirà e lascerà il suo cavaliere a piedi a portare la sella sulla schiena.

(2) Il blu è il colore del disvelamento. Come i petali di un fiore, l’uomo può aprirsi al sole, per riconoscere il significato dietro le cose visibili e tangibili. Cosa più importante, il mantello di Wotan è sempre fluttuante, il che significa un pensiero non volontario, che opera incessantemente, che può essere indirizzato, ma non può mai essere fermato se non da una intensa forza di volontà e da un lungo allenamento.

(3) I due lupi, Geri e Freki, desiderio e insolenza, sono stati addomesticati. Hugin e Munin, i corvi, il pensiero e la memoria, si completano a vicenda.

(4) Finora non è stata fornita alcuna spiegazione sul motivo per cui sia stato l’occhio sinistro, che Wotan ha dovuto dare per bere dal Pozzo di Mimir, rimanendo con un solo occhio. Prendere quest’occhio come espressione del sole non è convincente. Il sole è il centro del nostro sistema di pianeti: per rappresentare il sole, Wotan avrebbe dovuto avere il suo occhio sulla fronte come il ben noto ‘terzo occhio’, e nessuna descrizione del genere è mai stata trovata. Una cosa, però, è certa: dopo lunghe e dolorose considerazioni ed esitazioni, confermando e poi rifiutando, Wotan acquisì un punto di vista da cui osservare il mondo; non perde più tempo confrontando le ideologie più e più volte: vede tutto con l’occhio destro.

(5) Più significative, tuttavia, sono quelle notti tormentate sull’albero ventoso. Queste nove notti furono il primo successo di Wotan. Accadde molto, molto tempo fa, solo così ricorda lo stesso Wotan e non dice nulla di ciò che avrebbe potuto fare o sperimentare prima. Alla fine delle nove notti ottenne le rune e nell’Edda si dice; ‘Ecco, io presi a fiorire e divenni saggio, a crescere e farmi possente. Parola da parola per me trassi con la parola, opera da opera per me trassi con l’opera’. Non c’è dubbio che queste nove notti siano della massima importanza.

Se Thor rappresenta il “mondo sano”, e Loki l’intelletto risvegliato ma sfrenato, bivalente come il fuoco, allora Wotan rappresenta il personaggio che ha padroneggiato l’intelletto, e durante queste nove notti questa grande lotta è stata vinta. Esse rappresentano la svolta verso la libertà dai desideri e dalle ansie egoistiche, la libertà dal rimuginare e dal dubbio. La nona runa è ‘I’, il sé, la personalità, e l’autosacrificio di Wotan sull’albero ventoso è l’inizio, non la fine di questo corso.

Così Wotan potrebbe essere l’unico Æsir di rilevanza oggi. Non viviamo tra i nostri simili, sfidando con orgoglio e coraggio il nemico esterno. Con la mescolanza dei popoli Thor è stato soppresso. Non agiamo come “aiutanti del Sole”, coltivando la terra, allevando gli animali e producendo grano dall’erba. Siamo obbligati dai nostri governi a contribuire a uno sfruttamento folle della Natura e a un cinico inquinamento, poiché non abbiamo alcuna possibilità di vivere altrimenti. Con l’industrializzazione, Frey viene messo da parte. Il dio del cambiamento, il dio della nostra era, è Wotan. Non concede la pace e non promette la salvezza. Egli dà solo questo ai suoi seguaci: che soffrano, diventino saggi, combattano e siano come lui. Ave a Wotan!

LA PERDUTA SPADA DELLA VITTORIA

Frey-Gerd-Gymir

di Donald A. Mackenzie
Tratto da Teutonic Myth and Legend [1912]

Quando Skadi, l’orgogliosa e potente figlia di Thjazzi, venne a sapere che suo padre era stato ucciso dagli Dei, indossò la sua cotta di maglia e il suo splendente elmo, e afferrò la sua grande lancia e le frecce avvelenate per vendicare la sua morte. Poi, affrettandosi verso Asgard, aspettò fuori, sfidando un dio a combattere. Audace era, e bella, e serenamente senza paura nella sua ira.

Gli Dei presero consiglio insieme e giudicarono che la sua causa era giusta. Così arrivarono a dirle parole di pace e, anzi, desideravano non uccidere una così giusta. Ma lei disprezzò le loro suppliche e, alzando la lancia, chiese la vita di colui che aveva ucciso suo padre.

Allora uscì l’astuto Loki e cominciò a danzare dinanzi a lei, mentre una capra ballava con lui, a cui ella fu divertita. Ballò a lungo e, quando ebbe cessato, si inchinò davanti a lei e la pregò di sposarla, mentre la capra belava desolatamente. Skadi fu spinta alla risata e la sua ira cessò.

Nat cavalcò, e le ombre caddero sul cielo e spuntarono le stelle. Poi Skadi chiese di entrare in Asgard. A lei venne Odino che, indicando il cielo, disse:

“Osserva! gli occhi di tuo padre sono ora stelle luminose, che sempre guarderanno su di te… Tra gli Dei ora potresti abitare, e potrai scegliere tuo marito. Ma quando farai questo, i tuoi occhi saranno bendati, in modo che solo i suoi piedi potranno vedersi.”

Agli Dei riuniti guardava con meraviglia e gioia. I suoi occhi caddero su Balder il Bello, e lui amava. Nel suo cuore promise che avrebbe scelto lui.

Quando i suoi occhi furono velati, vide un piede che era bello, e ritenne che fosse di Balder. Le sue braccia si allargarono e gridò: “Sposerò te”, strappò il velo, e sopresa! Era Njord che stava davanti a lei.

Bello e maestoso era Njord, il dio del mare estivo, che placava le tempeste di Aegir e la bufera di Gymir, il gigante delle tempeste dell’amaro Oriente. Ma il cuore di Skadi non batteva per Njord.

Eppure era stato il dio dei Vanir la sua scelta, e con lui si sposò in grande sfarzo ad Asgard. Insieme partirono per Noatun, dove Skadi non apprezzò il mare e il verso degli uccelli sulle scogliere, che la privavano del sonno. Profondo era il suo dolore per non abitare più nella foresta di Thrymheim, e anelava per la cascata tonante, le alte montagne e le ampie pianure in cui era abituata a seguire le prede. E l’amore che aveva per Balder tormentava sempre il suo cuore.

Poi fu Frey in cerca di una sposa, e dall’amore per lei fu posseduto alla follia.

Un giorno salì al trono d’oro di Odino e guardò i mondi, vedendo tutte le cose, e quello fu il giorno del suo dolore. Curioso, guardò est e ovest, e a sud guardò. Poi verso nord, verso la Terra dei Giganti voltò lo sguardo, e lì brillò dinanzi a lui una luce di grande splendore che riempiva di bellezza i cieli e l’aria e il mare. Una fanciulla, la più bella che mai avesse visto, aveva aperto la porta della sua casa. Divinamente alta era lei, e le sue braccia splendevano come argento. Per un attimo la vide, col cuore che palpitava d’amore, e poi scomparve, al che la sua anima fu colpita da profonda tristezza. Così fu punito per essersi seduto nel trono di Odino.

Verso casa andò Frey, e non avrebbe parlato, né avrebbe mangiato o bevuto, tanto era grande il suo amore per la gigantessa, il cui nome era Gerd, figlia di Gymir. Molto gli Dei si meravigliavano a causa del suo silenzio e dei suoi profondi sospiri. Ma nessuno poteva trovare ragione per la follia di Frey. A lui venne anche suo padre Njord, con Skadi, e come lo trovarono lo lasciarono, in malinconia e posseduto da segreto dolore. Poi parlò Njord a Svipdag, che ad Asgard era chiamato Skirnir, “il brillante”, e lo supplicò di scoprire cosa facesse soffrire suo figlio, e di trovare un rimedio con cui riportarlo alla felicità.

Skirnir era riluttante ad andare da Frey come lo era quando Sith lo supplicò di salvare Freyja dal gigante Beli. Eppure, quando trovò Frey seduto da solo, in silenzio, e colpito dal profondo desiderio per colei che amava, gli parlò con coraggio e fiducia.

“Insieme”, disse, “abbiamo vissuto tante avventure in altri giorni, e fedeli dovremmo ora essere uno all’altro. Né dovrebbe esserci alcun segreto tra di noi. Parla, o Frey, e dimmi perché ti struggi da solo e ti rifiuti di mangiare e bere”.

Frey gli rispose: “Come posso rivelare, caro amico, il segreto del mio dolore. Luminosa brilla la Dea del sole nel cielo, ma di alcun conforto sono per me i suoi raggi”.

Ma Skirnir lo spinse a confidare il suo dolore, e Frey raccontò del suo amore per la bella Gerd la gigantessa. Ma il suo amore, diceva, era destinato al dolore, perché né dio né elfo avrebbero permesso che abitassero insieme.

Allora andò Skirnir dagli Dei e rivelò il segreto del silenzio e della disperazione di Frey. Ben sapevano che se Gerd non fosse stata portata a lui, il Dio del sole si sarebbe consumato e sarebbe morto, e così dissero a Skirnir la loro volontà, che avrebbe dovuto affrettarsi alla dimora di Gymir per avere la sua bella figlia per Frey.

Quindi Frey fu meno triste, e diede a Skirnir la Spada della Vittoria come sua difesa, e da Odino ricevette Sleipnir per cavalcare attraverso il fuoco e sopra il cielo. I doni da sposa che portava quando partì erano l’anello magico Draupnir e undici mele del prezioso scrigno di Idun. Portò con sé anche una bacchetta magica col potere di sottomettere.

Per il mare impetuoso e sulle montagne desolate cavalcò Skirnir, sopra abissi e grotte di montagna di giganti feroci, fino a quando arrivò al Castello di Gymir, che era protetto da un fossato di fuoco. Segugi feroci sorvegliavano il cancello d’ingresso.

Su un tumulo sedeva un pastore da solo, e a lui Skirnir si rivolse, chiedendo come potesse calmare i temibili cani a guardia costante, in modo che potesse raggiungere la gigantessa.

“Da dove vieni?” chiese il pastore; “perché sicuramente sei destinato a morire. Puoi cavalcare di notte o di giorno, ma mai potrai avvicinarti a Gerd”.

Skirnir non aveva paura. “I nostri destini”, disse, “vengono filati quando nasciamo. Mai potremo sfuggire al nostro destino”.

Ora la voce di Skirnir era udita da Gerd, che era dentro, e chiese alla sua serva di scoprire chi fosse a parlare così coraggiosamente davanti al castello.

Poi Skirnir spronò il suo cavallo, che oltrepassò i cani e il fossato ardente, e il castello fu scosso alle fondamenta quando raggiunse la porta.

La serva disse a Gerd che un guerriero si ergeva fuori e chiedeva di essere ammesso da lei.

“Presto allora”, gridava Gerd, “portalo dentro, e mesci per lui il dolce e antico idromele, perché temo che colui che ha ucciso Beli, mio fratello, sia venuto qui”.

Skirnir entrò e si fermò davanti alla gigantessa che Frey amava così tanto, e lei parlò con lui e disse: “Chi sei un elfo, o il figlio di un dio degli Aesir, o uno dei saggi Vanir? Temerario, infatti, sei tu a venire da solo in questa nostra fortezza”.

“Né elfo, né dio, né Vanir sono io”, Skirnir rispose. “Io sono un messaggero del dio Frey, che ti ama. Da lui porto l’anello Draupnir in regalo, perché lui vuole te come sua sposa”.

Allora fu il cuore di Gerd pieno di disprezzo, e si rifiutò di prendere il dono nuziale. “Finché vita rimane in me”, disse, “Frey non sposerò”.

Skirnir offrì ancora l’anello d’oro Draupnir, ma lei rifiutò di nuovo.

“Del tuo anello non ho bisogno”, disse lei, “perché il mio sire ha grandi tesori di gioielli e d’oro”.

Quando lei parlò così il cuore di Skirnir fu colmo d’ira, e tirò fuori la splendente Spada della Vittoria.

“Mira questa lama!” gridò; “con essa posso ucciderti se Frey è respinto”.

Orgogliosamente Gerd si alzò. “Non con la forza né con la minaccia”, disse, “sarò mai spinta. Il mio forte signore Gymir è armato e pronto a punirti per la tua audacia”.

Allora Skirnir disse rabbioso: “Con questa lama io ucciderò il tuo sire, il vecchio gigante Gymir, se dovesse osare di opporsi a me. E posso conquistarti con questa bacchetta magica, che sottometterà il tuo cuore. Se sarò costretto a farlo, nessuna felicità verrà mai più a te. Poiché ti relegherà alle regioni di Nifelheim, dove né dio né uomo potrà mai più vederti bella”.

Silenziosa e pallida sedette Gerd quando Skirnir le disse del destino che sarebbe stato il suo se avesse continuato a rifiutarsi di diventare la sposa di Frey.

Il luogo in Nifelheim presso cui avrebbe dovuto andare, diceva, era una regione di tortura dove abitano gli spiriti dei giganti triturati nel Mulino del Mondo. Occasione di amare non avrebbe avuto, né tenerezza o simpatia. Da sola avrebbe vissuto, o altrimenti come sposa infruttuosa di un mostruoso gigante a tre teste. La gioia e il godimento sarebbero state bandite dal suo cuore. Occhi l’avrebbero sempre fissata, freddi e con più odio di come i Giganti del Gelo guardano a Heimdal, la sentinella di Bifrost, o i troll i cani-lupo di Odino. Né i demoni l’avrebbero lasciata mai in pace. Streghe malvagie l’avrebbero schiacciata sulle rocce. Morn, che dà “agonia all’anima”, avrebbe riempito il suo essere. Lì, al luogo del tormento preparato come sua dimora, i demoni della malattia  avrebbero aumentato il suo dolore. Non sarebbe mai stata libera dalla tortura di Tope (follia) e Ope (isteria), e nessun riposo avrebbe conosciuto di notte o di giorno. Per cibo avrebbe avuto carne rancida, e veleno per bevande. Ogni mattina avrebbe strisciato dolorosamente verso la cima della montagna per ammirare Hel in gloria e beltà, e avrebbe sempre cercato invano di raggiungere le sue scintillanti pianure di beatitudine e gioia.

“Questo, o Gerd, sarà il tuo destino”, gridò Skirnir, “se Frey da te è disdegnato”.

Poi si preparò a colpirla con l’asta magica che sottomette, ma Gerd lo supplicò di ascoltarla.

“Non portare a termine la tua minaccia”, supplicò, “e bevi questo dolce e antico idromele. Non ho mai sognato di dover amare un dio dei Vanir”.

Ma Skirnir non si sarebbe placato fino a quando non gli avesse dato un messaggio per Frey. In quello prometteva che dopo nove notti sarebbe stata la sposa del dio Vanir se la Spada della Vittoria fosse stata data al suo signore.

Piacevoli furono le sue parole per Skirnir, che senza aspettare saltò sul suo cavallo e tornò a tutta velocità ad Asgard. V’era Frey che lo aspettava con impazienza, ma l’amato Vanir fu colmo di tristezza quando venne a sapere che avrebbe dovuto aspettare il tempo di nove notti prima di essere ricevuto da Gerd.

“Lunga è una notte senza di lei”, piangeva; “più lunghe sono due notti – come posso sopportare di aspettare per nove? Più lunga questa mezza notte di attesa mi è sembrata di un mese della più grande beatitudine”.

Lentamente per Frey trascorsero i giorni e le notti che seguirono. Poi all’ora stabilita andò da Gerd, che divenne la sua sposa.

A Gymir diede per sua figlia la Spada della Vittoria, che era stata forgiata per portare disastro agli Dei. E in questo modo Asgard fu privata del frutto del trionfo che Freyja aveva portato quando l’ira di Svipdag fu messa da parte e il suo amore per lei fece sì che la pace fosse fatta tra gli Dei e gli Elfi.

A lungo i Giganti avevano cercato di possedere la Spada della Vittoria, e soprattutto la moglie di Gymir, Gulveig-Hoder, la temuta Megera di Jarnvid, che aveva ancora la sua dimora in Asgard, dove sempre cercava di operare il male.

Poiché della Spada della Vittoria Surtur sarà armato quando deciderà di vendicare il male fatto a Gunlaud da Odino.

Così Loki scherniva Frey. “Un tesoro hai dato a Gymir per comprare sua figlia, e la Spada della Vittoria nientemeno! Quando i figli di Muspell verranno a Jarnvid sarai davvero in difficoltà, poiché allora non saprai, o infelice, con quale arma combattere”.