LA PERDUTA SPADA DELLA VITTORIA

Frey-Gerd-Gymir

di Donald A. Mackenzie
Tratto da Teutonic Myth and Legend [1912]

Quando Skadi, l’orgogliosa e potente figlia di Thjazzi, venne a sapere che suo padre era stato ucciso dagli Dei, indossò la sua cotta di maglia e il suo splendente elmo, e afferrò la sua grande lancia e le frecce avvelenate per vendicare la sua morte. Poi, affrettandosi verso Asgard, aspettò fuori, sfidando un dio a combattere. Audace era, e bella, e serenamente senza paura nella sua ira.

Gli Dei presero consiglio insieme e giudicarono che la sua causa era giusta. Così arrivarono a dirle parole di pace e, anzi, desideravano non uccidere una così giusta. Ma lei disprezzò le loro suppliche e, alzando la lancia, chiese la vita di colui che aveva ucciso suo padre.

Allora uscì l’astuto Loki e cominciò a danzare dinanzi a lei, mentre una capra ballava con lui, a cui ella fu divertita. Ballò a lungo e, quando ebbe cessato, si inchinò davanti a lei e la pregò di sposarla, mentre la capra belava desolatamente. Skadi fu spinta alla risata e la sua ira cessò.

Nat cavalcò, e le ombre caddero sul cielo e spuntarono le stelle. Poi Skadi chiese di entrare in Asgard. A lei venne Odino che, indicando il cielo, disse:

“Osserva! gli occhi di tuo padre sono ora stelle luminose, che sempre guarderanno su di te… Tra gli Dei ora potresti abitare, e potrai scegliere tuo marito. Ma quando farai questo, i tuoi occhi saranno bendati, in modo che solo i suoi piedi potranno vedersi.”

Agli Dei riuniti guardava con meraviglia e gioia. I suoi occhi caddero su Balder il Bello, e lui amava. Nel suo cuore promise che avrebbe scelto lui.

Quando i suoi occhi furono velati, vide un piede che era bello, e ritenne che fosse di Balder. Le sue braccia si allargarono e gridò: “Sposerò te”, strappò il velo, e sopresa! Era Njord che stava davanti a lei.

Bello e maestoso era Njord, il dio del mare estivo, che placava le tempeste di Aegir e la bufera di Gymir, il gigante delle tempeste dell’amaro Oriente. Ma il cuore di Skadi non batteva per Njord.

Eppure era stato il dio dei Vanir la sua scelta, e con lui si sposò in grande sfarzo ad Asgard. Insieme partirono per Noatun, dove Skadi non apprezzò il mare e il verso degli uccelli sulle scogliere, che la privavano del sonno. Profondo era il suo dolore per non abitare più nella foresta di Thrymheim, e anelava per la cascata tonante, le alte montagne e le ampie pianure in cui era abituata a seguire le prede. E l’amore che aveva per Balder tormentava sempre il suo cuore.

Poi fu Frey in cerca di una sposa, e dall’amore per lei fu posseduto alla follia.

Un giorno salì al trono d’oro di Odino e guardò i mondi, vedendo tutte le cose, e quello fu il giorno del suo dolore. Curioso, guardò est e ovest, e a sud guardò. Poi verso nord, verso la Terra dei Giganti voltò lo sguardo, e lì brillò dinanzi a lui una luce di grande splendore che riempiva di bellezza i cieli e l’aria e il mare. Una fanciulla, la più bella che mai avesse visto, aveva aperto la porta della sua casa. Divinamente alta era lei, e le sue braccia splendevano come argento. Per un attimo la vide, col cuore che palpitava d’amore, e poi scomparve, al che la sua anima fu colpita da profonda tristezza. Così fu punito per essersi seduto nel trono di Odino.

Verso casa andò Frey, e non avrebbe parlato, né avrebbe mangiato o bevuto, tanto era grande il suo amore per la gigantessa, il cui nome era Gerd, figlia di Gymir. Molto gli Dei si meravigliavano a causa del suo silenzio e dei suoi profondi sospiri. Ma nessuno poteva trovare ragione per la follia di Frey. A lui venne anche suo padre Njord, con Skadi, e come lo trovarono lo lasciarono, in malinconia e posseduto da segreto dolore. Poi parlò Njord a Svipdag, che ad Asgard era chiamato Skirnir, “il brillante”, e lo supplicò di scoprire cosa facesse soffrire suo figlio, e di trovare un rimedio con cui riportarlo alla felicità.

Skirnir era riluttante ad andare da Frey come lo era quando Sith lo supplicò di salvare Freyja dal gigante Beli. Eppure, quando trovò Frey seduto da solo, in silenzio, e colpito dal profondo desiderio per colei che amava, gli parlò con coraggio e fiducia.

“Insieme”, disse, “abbiamo vissuto tante avventure in altri giorni, e fedeli dovremmo ora essere uno all’altro. Né dovrebbe esserci alcun segreto tra di noi. Parla, o Frey, e dimmi perché ti struggi da solo e ti rifiuti di mangiare e bere”.

Frey gli rispose: “Come posso rivelare, caro amico, il segreto del mio dolore. Luminosa brilla la Dea del sole nel cielo, ma di alcun conforto sono per me i suoi raggi”.

Ma Skirnir lo spinse a confidare il suo dolore, e Frey raccontò del suo amore per la bella Gerd la gigantessa. Ma il suo amore, diceva, era destinato al dolore, perché né dio né elfo avrebbero permesso che abitassero insieme.

Allora andò Skirnir dagli Dei e rivelò il segreto del silenzio e della disperazione di Frey. Ben sapevano che se Gerd non fosse stata portata a lui, il Dio del sole si sarebbe consumato e sarebbe morto, e così dissero a Skirnir la loro volontà, che avrebbe dovuto affrettarsi alla dimora di Gymir per avere la sua bella figlia per Frey.

Quindi Frey fu meno triste, e diede a Skirnir la Spada della Vittoria come sua difesa, e da Odino ricevette Sleipnir per cavalcare attraverso il fuoco e sopra il cielo. I doni da sposa che portava quando partì erano l’anello magico Draupnir e undici mele del prezioso scrigno di Idun. Portò con sé anche una bacchetta magica col potere di sottomettere.

Per il mare impetuoso e sulle montagne desolate cavalcò Skirnir, sopra abissi e grotte di montagna di giganti feroci, fino a quando arrivò al Castello di Gymir, che era protetto da un fossato di fuoco. Segugi feroci sorvegliavano il cancello d’ingresso.

Su un tumulo sedeva un pastore da solo, e a lui Skirnir si rivolse, chiedendo come potesse calmare i temibili cani a guardia costante, in modo che potesse raggiungere la gigantessa.

“Da dove vieni?” chiese il pastore; “perché sicuramente sei destinato a morire. Puoi cavalcare di notte o di giorno, ma mai potrai avvicinarti a Gerd”.

Skirnir non aveva paura. “I nostri destini”, disse, “vengono filati quando nasciamo. Mai potremo sfuggire al nostro destino”.

Ora la voce di Skirnir era udita da Gerd, che era dentro, e chiese alla sua serva di scoprire chi fosse a parlare così coraggiosamente davanti al castello.

Poi Skirnir spronò il suo cavallo, che oltrepassò i cani e il fossato ardente, e il castello fu scosso alle fondamenta quando raggiunse la porta.

La serva disse a Gerd che un guerriero si ergeva fuori e chiedeva di essere ammesso da lei.

“Presto allora”, gridava Gerd, “portalo dentro, e mesci per lui il dolce e antico idromele, perché temo che colui che ha ucciso Beli, mio fratello, sia venuto qui”.

Skirnir entrò e si fermò davanti alla gigantessa che Frey amava così tanto, e lei parlò con lui e disse: “Chi sei un elfo, o il figlio di un dio degli Aesir, o uno dei saggi Vanir? Temerario, infatti, sei tu a venire da solo in questa nostra fortezza”.

“Né elfo, né dio, né Vanir sono io”, Skirnir rispose. “Io sono un messaggero del dio Frey, che ti ama. Da lui porto l’anello Draupnir in regalo, perché lui vuole te come sua sposa”.

Allora fu il cuore di Gerd pieno di disprezzo, e si rifiutò di prendere il dono nuziale. “Finché vita rimane in me”, disse, “Frey non sposerò”.

Skirnir offrì ancora l’anello d’oro Draupnir, ma lei rifiutò di nuovo.

“Del tuo anello non ho bisogno”, disse lei, “perché il mio sire ha grandi tesori di gioielli e d’oro”.

Quando lei parlò così il cuore di Skirnir fu colmo d’ira, e tirò fuori la splendente Spada della Vittoria.

“Mira questa lama!” gridò; “con essa posso ucciderti se Frey è respinto”.

Orgogliosamente Gerd si alzò. “Non con la forza né con la minaccia”, disse, “sarò mai spinta. Il mio forte signore Gymir è armato e pronto a punirti per la tua audacia”.

Allora Skirnir disse rabbioso: “Con questa lama io ucciderò il tuo sire, il vecchio gigante Gymir, se dovesse osare di opporsi a me. E posso conquistarti con questa bacchetta magica, che sottometterà il tuo cuore. Se sarò costretto a farlo, nessuna felicità verrà mai più a te. Poiché ti relegherà alle regioni di Nifelheim, dove né dio né uomo potrà mai più vederti bella”.

Silenziosa e pallida sedette Gerd quando Skirnir le disse del destino che sarebbe stato il suo se avesse continuato a rifiutarsi di diventare la sposa di Frey.

Il luogo in Nifelheim presso cui avrebbe dovuto andare, diceva, era una regione di tortura dove abitano gli spiriti dei giganti triturati nel Mulino del Mondo. Occasione di amare non avrebbe avuto, né tenerezza o simpatia. Da sola avrebbe vissuto, o altrimenti come sposa infruttuosa di un mostruoso gigante a tre teste. La gioia e il godimento sarebbero state bandite dal suo cuore. Occhi l’avrebbero sempre fissata, freddi e con più odio di come i Giganti del Gelo guardano a Heimdal, la sentinella di Bifrost, o i troll i cani-lupo di Odino. Né i demoni l’avrebbero lasciata mai in pace. Streghe malvagie l’avrebbero schiacciata sulle rocce. Morn, che dà “agonia all’anima”, avrebbe riempito il suo essere. Lì, al luogo del tormento preparato come sua dimora, i demoni della malattia  avrebbero aumentato il suo dolore. Non sarebbe mai stata libera dalla tortura di Tope (follia) e Ope (isteria), e nessun riposo avrebbe conosciuto di notte o di giorno. Per cibo avrebbe avuto carne rancida, e veleno per bevande. Ogni mattina avrebbe strisciato dolorosamente verso la cima della montagna per ammirare Hel in gloria e beltà, e avrebbe sempre cercato invano di raggiungere le sue scintillanti pianure di beatitudine e gioia.

“Questo, o Gerd, sarà il tuo destino”, gridò Skirnir, “se Frey da te è disdegnato”.

Poi si preparò a colpirla con l’asta magica che sottomette, ma Gerd lo supplicò di ascoltarla.

“Non portare a termine la tua minaccia”, supplicò, “e bevi questo dolce e antico idromele. Non ho mai sognato di dover amare un dio dei Vanir”.

Ma Skirnir non si sarebbe placato fino a quando non gli avesse dato un messaggio per Frey. In quello prometteva che dopo nove notti sarebbe stata la sposa del dio Vanir se la Spada della Vittoria fosse stata data al suo signore.

Piacevoli furono le sue parole per Skirnir, che senza aspettare saltò sul suo cavallo e tornò a tutta velocità ad Asgard. V’era Frey che lo aspettava con impazienza, ma l’amato Vanir fu colmo di tristezza quando venne a sapere che avrebbe dovuto aspettare il tempo di nove notti prima di essere ricevuto da Gerd.

“Lunga è una notte senza di lei”, piangeva; “più lunghe sono due notti – come posso sopportare di aspettare per nove? Più lunga questa mezza notte di attesa mi è sembrata di un mese della più grande beatitudine”.

Lentamente per Frey trascorsero i giorni e le notti che seguirono. Poi all’ora stabilita andò da Gerd, che divenne la sua sposa.

A Gymir diede per sua figlia la Spada della Vittoria, che era stata forgiata per portare disastro agli Dei. E in questo modo Asgard fu privata del frutto del trionfo che Freyja aveva portato quando l’ira di Svipdag fu messa da parte e il suo amore per lei fece sì che la pace fosse fatta tra gli Dei e gli Elfi.

A lungo i Giganti avevano cercato di possedere la Spada della Vittoria, e soprattutto la moglie di Gymir, Gulveig-Hoder, la temuta Megera di Jarnvid, che aveva ancora la sua dimora in Asgard, dove sempre cercava di operare il male.

Poiché della Spada della Vittoria Surtur sarà armato quando deciderà di vendicare il male fatto a Gunlaud da Odino.

Così Loki scherniva Frey. “Un tesoro hai dato a Gymir per comprare sua figlia, e la Spada della Vittoria nientemeno! Quando i figli di Muspell verranno a Jarnvid sarai davvero in difficoltà, poiché allora non saprai, o infelice, con quale arma combattere”.

METAGENETICA – UN AGGIORNAMENTO

metagenetica

di Stephen McNallen

Negli anni ’80 scrissi un breve articolo per The Runestone intitolato “Metagenetica”. L’onda d’urto di quelle tre pagine causò più polemiche di qualsiasi altra cosa abbia mai scritto. La sola menzione della metagenetica fa sì che alcune persone cadano in preda all’ira e all’astio – quindi, sia per informare i miei amici che per far infuriare i miei nemici, ho deciso che era il momento di un aggiornamento sul tema!

Nel testo originale, la metagenetica era presentata come l’idea per cui “gli antenati contano, che ci sono implicazioni spirituali e metafisiche per l’eredità”. Ho abbinato diversi argomenti come le teorie di Jung sugli archetipi, la rinascita nella linea familiare, i legami psichici tra i gemelli e il concetto nordico dell’anima a sostegno di tale affermazione.

I contenuti di base restano gli stessi. Tuttavia, ho apportato dei perfezionamenti, aggiunto informazioni tratte dal biologo britannico Rupert Sheldrake, così come altri scrittori di psicologia e scienze della vita, e in generale ha pensato molto proprio a ciò che significa metagenetica nel lungo periodo.

Se dovessi modificare la definizione di metagenetica dopo tutti questi anni, direi che è “l’ipotesi per la quale vi sono implicazioni spirituali o metafisiche nella relazionalità fisica tra gli esseri umani, che sono legate, ma vanno oltre, ai limiti conosciuti della genetica”. Questo è più complicato della semplice frase degli anni ’80, ma è un po’ più preciso – e si apre alla possibilità che il meccanismo coinvolto potrebbe non essere così semplice come le informazioni memorizzate nella molecola del DNA.

Caratteristiche dell’ipotesi metagenetica

La metagenetica è caratterizzata da:

Relazionalità – descrive una connessione, indipendente dal tempo e dallo spazio, che collega gli esseri umani. (I principi generali che regolano la metagenetica valgono anche per gli animali, le piante, altri regni organici, e in effetti tutti i sistemi auto-organizzanti fino a includere cristalli e molecole. La metagenetica, tuttavia, è un sottoinsieme di questo schema di Grander e si applica specificamente agli esseri umani e alla loro spiritualità.)

Somiglianza – Siamo abituati a cose legate nel tempo e nello spazio, ma questo non è essenziale per il funzionamento della metagenetica. Invece, la metagenetica dice che le persone geneticamente legate tra loro condividono un legame non fisico che non dipende dalla posizione o dal tempo, e la vicinanza di tale legame è determinata dal grado di somiglianza. Il nostro linguaggio inconsciamente esprime questa idea quando parliamo di parenti “stretti” o “lontani”.

Gerarchia – Ciò è implicito nell’idea di somiglianza, descritta sopra. Tutti gli esseri umani sono legati e per questo è vero che siamo “parenti di ogni cosa vivente”, come alcune persone tengono a dire. Tuttavia, non siamo legati a tutti in modo eguale. All’interno dell’ampio cerchio che è la famiglia umana vi è una serie di cerchi concentrici che rappresentano le molte anime di Popolo – e anche questo non è un arrangiamento ordinato e rigido. Le singole famiglie, i clan e le tribù hanno le proprie suddivisioni o “mini-anime di Popolo”, e il tutto è dinamico e mutevole.

Olismo – I componenti che compongono l’individuo umano sono meglio visti come comprendenti un intero. Questo è tipicamente rappresentato come corpo, mente e spirito, anche se il complesso psicosomatico (mente-corpo) nella tradizione germanica è considerevolmente più complicato di questo. Le persone comunemente riconoscono che il corpo e la mente si influenzano a vicenda, ma in molti meno capiscono che anche il corpo (a includere il cervello, il sistema nervoso e l’apparato dell’eredità) è collegato allo spirituale o religioso.

Spiritualità – La relazionalità e la somiglianza influenzano il temperamento, i valori, la connessione psichica, la probabile reincarnazione e il tono generale della spiritualità o della religione. Alcune di queste cose – in particolare temperamento e valori – possono avere la loro origine nella codifica reale del DNA, ma il meccanismo per le altre connessioni potrebbe non trovarsi nel Regno delle scienze fisiche come sono attualmente intese. Sembra esservi un continuum al lavoro, e può essere rappresentato in questo modo:

Implicazioni della metagenetica

Molte cose diventano subito evidenti.

La stirpe conta. La maggior parte degli Asatruar sarà d’accordo con questa affermazione, ma in meno capiranno che gli antenati sono con noi, ora e sempre, a causa della natura del legame metagenetico che trascende il tempo. Nella misura in cui la rinascita si verifica all’interno della linea familiare, noi siamo quegli antenati manifestati di nuovo su Midgard! Inoltre questo legame è speciale – è più intenso del nostro legame con i non-antenati.

Non siamo “una umanità”. Anche se c’è un livello a cui ogni persona è connessa attraverso l’inconscio collettivo dell’umanità nel suo insieme, la vicinanza dei collegamenti varia immensamente. Infatti in una certa misura siamo legati a tutta la vita – ma ciò difficilmente ci induce a valorizzare i protozoi, i pesci rossi e i cammelli tanto quanto nostro fratello o nostro padre! Il grado di connessione è determinato dalla somiglianza.

Non ci sono rituali solitari. Tutte le nostre azioni si rialimentano nell’inconscio collettivo (C.G. Jung) o nel campo morfico (Rupert Sheldrake) – o in termini tradizionali asatru, il Pozzo di Urd. Sembra che più è intensa l’emozione che accompagna l’atto, o più simbolicamente viva un’azione, più interesserà tutti coloro che sono membri del gruppo in questione. Ci si può aspettare pertanto che i nostri blótar, i nostri giuramenti e gli altri scambi con i nostri dèi e dèe, influenzino tutti gli asatruar e tutti i nostri fratelli e sorelle di discendenza europea, in modo abbastanza immediato. Un intero nido di gerarchie è stato riempito da tutti i nostri atti significativi.

La nostra religione è una funzione di chi siamo, non solo di ciò che crediamo. Poiché l’essere umano è un’entità olistica, la nostra spiritualità non può essere considerata una cosa a parte rispetto alla nostra discendenza fisica. In termini sia di genetica che di metagenetica, i nostri antenati sono codificati nel nostro stesso essere. Dai valori e dal temperamento – che hanno dimostrato di correlare statisticamente con l’eredità – alle questioni più profonde dello spirito, i nostri antenati e le nostre antenate continuano a influenzarci. Sembra ragionevole, quindi, prevedere che le persone tenderanno a essere più soddisfatte dai percorsi religiosi e spirituali dei loro antenati. Opportunamente presentate, le antiche vie del proprio popolo dovrebbero esercitare una potente attrattiva sull’individuo.

Le credenze dei nostri antenati sono in gran parte confermate dalla psicologia moderna e dalle scienze biologiche. Soprattutto, l’inconscio collettivo junghiano e le ipotesi di Sheldrake riguardanti i “campi morfici” e la “risonanza morfica” sono molto vicine alle idee germaniche sul Pozzo di Urd, dove riposa l’orlog o “destino”.

Metagenetica – un concetto in evoluzione

La metagenetica, quindi, continua a maturare come nuove informazioni diventano disponibili. Lungi dall’essere rimasta statica nell’ultimo decennio e mezzo, ha incorporato nuove prove e ha trovato conferma negli scritti di altri scienziati col passare del tempo.

L’importanza trascendente del legame ancestrale è sempre stata avvertita dall’Asatru e da altre religioni native in tutto il mondo. Noi che riconoscevamo quel legame, ora abbiamo una conferma sorprendente di ciò che la nostra voce interiore ci ha sempre detto!

UNA FIAMMA ETERNA

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di Vjohrrnt V. Odinson

Permettetemi di condividere con voi qualcosa di personale. Per tutto il tempo che posso ricordare, essendo consapevole della mia Fedeltà agli Dèi dei miei antenati e risvegliato alla mia eredità del Nord, ho sempre posto la spiritualità sopra ogni altra cosa. Perché per me le questioni spirituali sono parte di ciò che è eterno in essenza, ciò che non è legato dalle catene del tempo e dello spazio.

Ciò che accade su Midgard ai nostri corpi fisici è limitato dalla presa che il tempo esercita su di noi. Non c’è nulla che noi come esseri umani possiamo fare per questo fatto. Le Norne hanno intrecciato i nostri destini e dobbiamo vivere con onore e con coraggio le nostre vite. Non possiamo scegliere quando o come moriamo, ma possiamo scegliere come viviamo.

Le discussioni che ho avuto in passato con altri pagani, Odinisti e non, hanno spesso riguardato questa predominanza spirituale sulle questioni più terrene da parte mia. L’esoterico sopra l’essoterico. Non sminuivo e continuo a non sminuire in alcun modo l’importanza vitale dell’essere in sintonia con la terra e i suoi cicli, ma quello che cercavo di spiegare loro era che, nella mia comprensione della Völuspa, anche se madre terra ci ha dato la nascita dal suo grembo (Ask e Embla) è stato padre cielo (Odino) a dare al loro corpo il soffio della vita. Per me, questo significa la predominanza dello spirituale sul fisico come vero completamento di ciò che ci rende interi: fylgia, hamr, hugr.

Un corpo (hugr) senza lo spirito (fylgia) non sarà benedetto con la coscienza (hamr). Ma lo spirito esisterà anche senza la sua gabbia terrestre. Quando saliamo alle sale d’oro del Valhalla, non è hugr a cavalcare attraverso il Ponte Arcobaleno, ma una manifestazione di esso a un livello superiore di esistenza, uno che non è vincolato da tempo e spazio come prima menzionato. Valhalla rappresenta il più alto livello di consapevolezza spirituale.

È naturalmente romantico, con grandi sale dove gli eroi caduti festeggiano e bevono e lottano fino al Ragnarök, ma è molto più che un semplice banchetto di Einherjar.

Asgard, dove risiedono i corridoi del Valhalla, è il Regno degli Dèi del cielo, Æsir: Dèi della guerra. Il cielo e il sole sono sempre stati associati alla saggezza e alla conoscenza rivelata (aspetto maschile). Proprio come la terra e la luna rappresentano i misteri occulti ancora da scoprire (aspetto femminile). Nessuna insinuazione sessista qui. Questo è vero in molte altre culture non europee. Questa associazione di cielo-Spirito e terra-corpo è antica quanto le credenze religiose su Midgard. Da ovunque venga la nostra energia vitale, lì potrebbe tornare dopo la morte corporea e perseguire la sua esistenza eterna. Ma il nostro corpo semplicemente ritorna alla terra e si dissolve, come tutti gli organismi “viventi”. Questo approccio piuttosto metafisico all’Odinismo è stato accolto con una certa disapprovazione e persino con rabbia contro la mia mancata glorificazione di madre terra e dei suoi doni. Ma questo non è vero, come è spesso il caso di tali discussioni, e sono stato frainteso. Non avrei mai insultato e sminuito l’importanza della terra e delle sue benedizioni per la nostra gente, ma c’è una linea da segnare tra la glorificazione dei vasi terrestri e quella del simbolismo spirituale.

Un semplice esempio: cosa è più importante in sostanza, la saggezza delle Edda, o il libro stesso? Lo stesso si può dire di un uomo e le sue parole. Che cosa è più importante, colui che parla o il suo messaggio?

È lo stesso con le questioni spirituali/terrene. Senza togliere il valore del veicolo che trasmette il messaggio, ciò che è veramente importante è il messaggio in sé. Un albero, una pietra, un ruscello, dei fiori, tutti possono essere rispettati, amati e protetti, ma mai “venerati”. Neanche gli Dèi devono essere venerati in realtà. L’adorazione implica abbassare se stessi dinanzi agli Dèi. Noi Odinisti non pieghiamo il collo sul ginocchio davanti agli Dèi dei nostri padri. Siamo orgogliosi e li guardiamo negli occhi. Li onoriamo e mostriamo rispetto con i Blotar.

Attraverso la storia, l’uomo ha malriposto la sua fede nelle questioni terrene, idolatrando gli uomini a statura divina quando era la saggezza che portarono al mondo ad aver bisogno di attenzione. Il contenitore è diventato più importante del simbolo che ha rappresentato. Questo è stato il caso con Hitler. Gli individui venerano l’uomo quando in realtà l’uomo sta solo trasmettendo qualcosa che non gli appartiene. Gli è stato semplicemente dato il compito di trasmettere un messaggio alla gente.

Questo è ciò che intendo quando indico che le cose materiali, legate alla terra, a mio parere non hanno lo stesso valore di quelle spirituali eterne.

Abbiamo bisogno della terra, abbiamo bisogno di acqua e cibo per i nostri corpi, per sopravvivere e portare avanti nuova vita in modo che la nostra gente possa crescere e prosperare, ma tutto questo è inutile; bambini, gente, Popolo, la vita stessa, se non c’è uno scopo superiore cui la nostra immortale fylgia ascenda anche dopo la morte fisica. Un Popolo senza spiritualità, semplicemente “esistente”, non vivente, non ha fiamma divina nella sua Anima di Popolo. Senza quella fiamma, l’occhio di Odino che brucia, cosa siamo? Meri bipedi umanoidi che camminano sulla terra? Mangiare, riprodursi e morire? La nostra gente ha uno scopo più elevato che semplicemente respirare come zombie senz’anima, come ci vorrebbero gli agenti moderni della dissoluzione (ZOG).

È tempo di capire. Tempo di riscoprire una spiritualità perduta che è stata smarrita e mal interpretata. La fiamma non è mai morta, è semplicemente offuscata dietro la nebbia dell’ignoranza. Quelli della nostra gente che hanno camminato e sono ancora in piedi sul sentiero del Nord possono vedere attraverso quella nebbia con la luce del Padre di Tutto. È necessario solo chiudere gli occhi e ascoltare… la chiamata del corno di bronzo farà eco nel silenzio. Seguite quell’eco alla sorgente, nel profondo. Per questo l’eco viene da dentro di voi come ha sempre fatto. Eravate solo sordi al suo suono. Lasciate che i vostri antenati da tempo scomparsi vi guidino, perché anche se non possono essere con voi in carne e ossa, il loro spirito non è mai scomparso.

WOTAN PADRE DI TUTTO

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di Donald V. Clerkin

Figli miei, chiara e bellissima progenie di luce, mi conoscete. Mi conoscete come il Vagabondo, il Lupo, il Signore dei Corvi. La mia casa è la foresta primordiale, il luogo del potente frassino e della quercia. Mi conoscete da quando voi, figli miei, siete venuti al mondo. Lì mi avete aiutato nelle mie guerre contro gli estranei, i signori del mondo sotterraneo e delle tenebre, che hanno usato il loro oro e le loro lussurie per corrompervi nelle loro trappole. Quando vivevate con me nelle antiche foreste, siamo sempre stati vittoriosi contro i nostri nemici.

Ma voi avete dimenticato il mio consiglio e la vostra stirpe di luce e bellezza si è macchiata, imbrattata dalla nascita di Alberich. Oggi fate causa comune con gli estranei anche contro voi stessi. Il vostro sangue si è diluito, le vostre menti e i vostri istinti si sono sbiaditi; e gli estranei fanno ciò che vogliono con voi… lanciano i loro eserciti distruttivi contro di voi, le vostre donne e la vostra gente.

Avete posto sopra di voi un governo basato su una dottrina che io non vi ho insegnato. Figli miei, non vi ho insegnato a dare la vostra vita per la propagazione degli estranei, i cui antenati non hanno mai vissuto con me nelle foreste. Vi ho insegnato ad amare e curare il vostro tipo, a proteggere ciò che è vostro. Vi ho dato bellezza e spirito, forza e volontà; questi erano testimonianza della grandezza singolare che possedevate. Una volta, tutti vi conoscevano come i miei figli.

Cosa siete diventati? Dove andate? Vi umilierete fino all’estinzione? Perché? Cosa vi ha potuto portare a questo triste stato? Perché voi siete miei, possedete la forza e la volontà per sconfiggere qualsiasi nemico… a meno che il nemico non siate voi stessi.

Cos’è queta falsa carità di cui vi vedo schiavi? Lasciate che i vostri anziani vivano male negli ultimi anni, mentre date aiuto agli estranei, a quelli che avete invitato in mezzo a voi e a quelli che scioccamente aiutate da lontano. Non sapete che questi estranei odiano la vostra ricchezza? Anche i figli di Alberich aspettano alle vostre porte, pronti a entrare e prendere quel poco onore che ancora vi resta. È forse questo che vi ho insegnato, sono queste le mie lezioni inserite nelle vostre anime? No figli miei, io vi ho insegnato ad essere orgogliosi e sani, non servi e vili. Vi ho detto molto tempo fa che, per quanti pochi di voi ci saranno nel mondo degli uomini, fintanto che voi aveste creduto in voi stessi, quelli che avrebbero preso le vostre anime ariane, non avrebbe preso da voi quello che ho dato solo a voi. Vi è stato detto di non condividere il vostro sangue, la vostra forza d’animo e le mie memorie con gli stranieri. Loro avevano i loro dèi; i figli di Alberich avevano il loro oro e voi cospirate con loro contro i doni che vi avevo dato?

Io, il Vagabondo, vengo a voi dai tempi antichi per dire basta a questo tradimento e a questa follia. Voi siete miei, e la mia Lancia una volta vi ha protetto. La legge della stirpe e del sangue che vi ho dato non doveva essere violata… mai! Ho inviato un messaggero per guidarvi, un secondo Siegfried, un eroe mondiale… ma voi lo avete abbandonato dai vostri cuori e dato ai carcerieri di Alberich. È morto per sua mano, mentre voi con invidia celebravate la sua caduta.

Miei figli ariani, non vi ho forse portato alla vittoria in passato; non eravate un tempo i padroni del mondo? E non sareste ancora padroni, se non aveste dimenticato la saggezza che vi ho insegnato? Il Valhalla è dove siedo da solo, privo dei miei eroi ariani; i Corvi non mi portano altro che racconti di tradimento e viltà nei volti dei vostri nemici. Io ero il vostro dio guerriero; voi eravate i miei eroi ariani. La mia vita nel Valhalla era piena del vostro valore, da cui attingevo la mia forza. Ma adesso mi riempite di paura. Avete paura degli gnomi. Vi ritirate da bestie a due zampe che si limitano a ringhiarvi. Oh miei figli ariani, quanto anelo a quei giorni in cui avevate vinto il mondo e non temevate niente e nessuno.

Il potere di Wotan è stato a lungo spezzato. Ora vivo solo nei cuori e nella memoria di quelli di voi che sentono la forza vitale che una volta vivevate con gioia. Avete condiviso la mia forza vitale e, in morte, vi onoravo come eroi per stare con me nel Valhalla. Ora c’è poco da onorare. I Corvi volano quotidianamente per portarmi parola delle vostre azioni, solo per tornare nel Valhalla e dirmi quello che odio sentire. State morendo, miei figli ariani, di una malattia dell’anima. Le grazie divine che vi ho dato, che tutti riconoscevano tranne voi, le avete gettate nella polvere.

I Corvi portano parola di alcuni che continuano a lottare, a sostenere la grandezza che è ancora in voi. I pochi riscattano i molti? Troppi hanno rifiutato di riscattare se stessi. La stirpe di Alberich li tiene fermamente nelle sue grinfie, le loro anime ariane tanto contorte e distorte che non li riconosco più come miei. Uomini effeminati che fanno argomenti inutili contro il coraggio. Donne in difficoltà che diffamano i ruoli di madre e compagna. Se avessi la mia antica autorità, la mia Lancia li avrebbe già colpiti!

Ma io sono ancora uno dei vostri ricordi; il più antico, anche se non il più bello, credo. Nessun Ariano conosce il nome di Wotan e dimentica la sua nascita nelle antiche foreste, le grandi battaglie e le vittorie, la tragedia della vita. Non posso più entrare nel vostro mondo con la mia Lancia. Non sono accolto nei vostri cuori. Voi, miei figli, che ricordate me e cosa eravate, risvegliate i vostri fratelli per combattere; consigliate le vostre sorelle nel loro disagio.

Non perdete più il vostro futuro!

Sogno di un ordine mondiale eroico, un mondo che è cominciato nelle foreste, condotto attraverso sangue e onore nel Valhalla, e che finisce con la vostra grandezza scritta nel Tempo stesso. Può essere ancora così, miei figli ariani. Wotan invita i suoi figli ad essere grandi ancora una volta. Lo avete in ognuno di voi. Per ognuno di voi c’è un posto nel Valhalla. Le azioni coraggiose sono la chiave della gloria. Che vediate voi stessi come io vi ho visto tanto tempo fa.

IL CUORE DEL WOTANISMO

Wotansvolk

di Ron McVan

È stato detto che l’uomo perde il senso di orientamento quando la bussola della sua anima non è magnetizzata da una grande stella umana nell’orbita della sua esperienza. Questa verità è stata intuitivamente intesa negli ambiti della letteratura e della religione. Quando cerca la guida spirituale, l’uomo può seguire il suo percorso personale attraverso la Natura, la scienza o la filosofia o gravitare attorno a un determinato ideale religioso che si adatta meglio alle sue esigenze. Sappiamo che l’uomo come essere umano, inevitabilmente, ama. Mettendo via tutti gli ostacoli e le distrazioni quotidiane della vita, cos’è che l’uomo cerca veramente? Per prima cosa l’amore, perché senza di esso, come umani, ci sentiamo vuoti e incompleti. La seconda sarebbe certamente la necessità di conoscenza e di illuminazione spirituale come mezzo per sollevarsi da un mondo fisico di sopravvivenza apparentemente inutile, al fine di acquisire una maggiore coscienza e quindi una migliore comprensione del cammino delle nostre anime e dell’universo di cui siamo parte.

Negli ultimi anni del XIX secolo molti europei si ritrovarono risvegliati alle loro religioni pagane etniche ancestrali. Questo passaggio dal pensiero religioso tradizionale si è tradotto in parte con l’interesse di approfondire i misteri e con la necessità di legarsi ancora una volta alle proprie radici ancestrali, cosa alla quale il Cristianesimo e le altre religioni orientali straniere non potevano provvedere. Le due religioni europee pagane che sono tornate in rilievo con l’impatto più profondo e duraturo sono il Wotanismo teutonico e il Druidismo celtico, che insieme soddisfano i bisogni spirituali di tutti gli Europei del mondo occidentale. La religione del Wotanismo è stata a lungo conosciuta come religione guerriera, e sebbene quella descrizione sia abbastanza calzante, è equilibrata anche con una profonda spiritualità che rispetta e pratica i principi dell’amore, della compassione, della generosità, dell’etica alta e delle nobili virtù, e il massimo rispetto per la Natura. Nel Wotanismo si riconosce che qualsiasi religione che non provenga dal proprio popolo, dai propri costumi e dalla propria cultura, o che non contenga la forza sufficiente per difendersi e sostenersi, è una religione suicida!

Con la sua riverenza verso l’alta etica del guerriero, il Wotanismo è spesso frainteso come una religione maschile dominante, tutta orientata alla battaglia e al macho-guerriero e priva di qualsiasi sensibilità, amore o sentimento. In superficie, con tutta la sua esteriorità vichinga, è comprensibile che il Wotanismo possa essere percepito in questo modo. Tuttavia occorre solo sondare un po’ più in profondità per scoprire che non è così, e che il Wotanismo come percorso spirituale è in perfetto equilibrio. I Cinesi hanno definito l’equilibrio degli estremi opposti come “Yin e Yang” e hanno creato un simbolo per rappresentare l’essenza visibile di quell’equilibrio, che rimane forse il simbolo più perfetto per esprimere quella armoniosa unione di estremi opposti.

Troviamo simili interpretazioni forvianti sulle molte e antiche tribù europee, che sono state ritratte come dominanti maschili, quando in realtà la donna era il centro stesso della famiglia e della vita tribale. Gli uomini combattevano fino a una sanguinosa morte per la sicurezza e la protezione della moglie e della famiglia, allevavano e cacciavano per sostenere la famiglia e costruivano case per la loro preziosa famiglia, spesso dietro indicazioni delle mogli. L’universo della donna era la casa e la crescita della famiglia. La donna era, ed è, il nucleo stesso dell’unità familiare!

In realtà la donna aveva il compito più importante di tutti. Preparare i suoi figli ad affrontare le molte sfide e le dure realtà della vita era certamente un lavoro a tempo pieno e impegnativo! Le donne dei tempi antichi erano evidentemente molto più forti rispetto alle donne di oggi. Erano in gran parte responsabili della preparazione dei loro ragazzi nel diventare guerrieri competenti tanto quanto il padre. Per esempio, le donne troiane avrebbero spedito i loro ragazzi alla guerra e alla partenza dicevano loro: “Torna vittorioso con il tuo scudo o sopra di esso!” In quei giorni di sanguinosi combattimenti corpo a corpo, solo un genitore strano e delirante, con un desiderio di morte per suo figlio, gli avrebbe detto, mentre lasciava la casa per andare in guerra: “Ah, comunque, figliolo, non dimenticare di porgere l’altra guancia, e ama il tuo nemico!” Quando una religione sconvolge o in ultimo nega ai suoi seguaci la libertà di seguire i propri istinti naturali di autoconservazione, preferendo che siano pecore e agnelli, allora quella religione sta sicuramente preparando la strada per la loro inevitabile fine ed estinzione!

Ci sono momenti di guerra. Ci sono momenti di pace. Ci sono momenti per l’amore. E sì, ci sono tempi anche per un giusto odio. Il pericolo dell’odio è che può fare agire con l’emozione e l’irrazionalità del pensiero. In tempi di odio bisogna rimanere razionali e agire con fermezza. L’intelligenza e la pazienza sono forse il mezzo migliore per bilanciare la giustizia. Più comprendiamo le nostre emozioni, meno eccessivi saranno i nostri appetiti e desideri. L’uomo deve trovare l’equilibrio in se stesso, tanto quanto la religione deve trovare il suo centro perfetto di equilibrio.

Il Wotanismo è fondato sulla forza del carattere, la conoscenza, i poteri della volontà e dell’illuminazione spirituale, ma allo stesso tempo comprende la vitale e necessaria validità dell’amore e della compassione. Più importante per qualsiasi Wotanista è l’amore per la famiglia, il proprio popolo e la Natura. I Wotanisti sono liberi pensatori e non ottusi. Come molti dei loro simili pagani, sono amanti della conoscenza, della poesia, della danza, della musica, dell’arte, della bellezza e della spiritualità. Il Wotanismo ha un equilibrio nel rispetto e nel culto degli dei e delle dee. Quando le donne moderne familiarizzano di più con il percorso spirituale del Wotanismo, potranno trovare molte cose che si confanno ai loro interessi femminili e un’abbondanza di divinità femminili. Nel Wotanismo il femminismo e lo sciovinismo non sono incoraggiati. Sia l’uomo che la donna dovrebbero sempre essere ugualmente rispettosi l’uno dell’altra perché, diciamolo, in molte cose sono uguali, e divinamente progettati l’uno per i bisogni dell’altra e viceversa! Senza l’altro non siamo mai veramente interi. Tutto ciò che può portare un uomo e una donna a odiare il loro sesso opposto è semplicemente una malattia della mente! Il fatto che il femminismo e lo sciovinismo prosperino oggi nel mondo moderno è il risultato della società discordante, malata e squilibrata a cui ci siamo abbandonati. Gli uomini e le donne sono stati progettati per amarsi e confortarsi a vicenda e produrre bambini attraverso la perfetta unione divina dell’amore fisico e mentale. Senza “Amore” non c’è vita che valga la pena vivere! L’amore è praticamente l’armonia, ma occorre un momento per considerare cosa produce l’amore in sé: bontà, pace, prosperità, tranquillità, felicità, successo, sicurezza, gioia, bellezza, felicità, pazienza, perseveranza, saggezza, conoscenza, verità, luce, comprensione, compassione, giustizia, generosità, carità, altruismo, onestà, fermezza, salute, purezza, giovinezza, vita e perfezione – tutte condizioni sempre meno osservate dalla maggior parte delle persone nella nostra moderna società di oggi.

Tante chiese si riempiono ogni domenica e parlano sempre di come siano gentili e amorevoli, poi trascorrono il resto della settimana agendo come diavoli! Con l’aiuto delle sue chiese, l’uomo ha sviluppato un’immagine molto distorta di se stesso. Se gli esseri umani sono stati progettati per essere creature amorevoli, avremmo eliminato la guerra e il tradimento migliaia di anni fa! Le persone sono inclini a pensare ai Vichinghi come barbari violenti, ma in realtà il mondo in cui viviamo oggi è dieci volte più violento e spietato dell’epoca Vichinga o di qualsiasi altra epoca precedente. Il Wotanismo, deve essere chiarito, non nasce nei 300 anni di epoca vichinga, ma ha migliaia di anni. Lo scrittore spirituale mistico Vernon Howard fa un punto interessante su questo argomento quando afferma: “La maggior parte delle discussioni sull’amore sono proprio questo: discussioni. Un uomo si deve comportare secondo il suo livello di sviluppo psichico. Nessuno può comportarsi secondo un livello di amore più alto del livello che possiede. Ma ci si ricordi che gli esseri umani sono molto astuti con le apparenze esteriori dell’amore, quindi non fatevi ingannare: lavorando su se stesso, un uomo può elevare il suo livello di amore. Poi si comporterà diversamente, con più compassione genuina. Quello è un obiettivo del percorso mistico. Vogliamo elevare la nostra compassione aumentando il nostro livello spirituale”.

L’aldilà nel Wotanismo come tradizionalmente descritto nella mitologia, si sviluppa intorno alla Grande Sala vichinga del Valhalla, coperta di scudi di battaglia e adornata da molte lance. Sarebbe facile per le donne di oggi avere la sensazione che il Valhalla sia completamente orientato verso l’uomo come descritto nei film di Hollywood che distorcono grossolanamente la realtà del Valhalla in un gruppo di guerrieri selvaggi che girano attorno a un tavolo a bere corni di idromele con il potente Wotan. Il Valhalla, scevro delle interpretazioni hollywoodiane e mitologiche, è semplicemente un piano spirituale più alto dell’esistenza vissuta qui a Midgard (terra), che è il regno inferiore della carne corporale e della materia. Quando nei libri si legge di guerrieri che sono tenuti a provare se stessi in battaglia prima di poter sperare di entrare nel Valhalla, anche questo può diventare abbastanza fuorviante. Non tutti devono combattere un’epica battaglia eroica su un sanguinoso campo di battaglia per dimostrare il loro valore nel Valhalla. Le battaglie possono essere di natura molto diversa. Può essere una cosa molto comune, come combattere una malattia o lavorare duramente per provvedere alla propria famiglia, o un atto di beneficenza per coloro che hanno bisogno, una vita vissuta in onore e integrità o un qualsiasi numero di azioni giuste. Il fine è semplicemente essere coraggiosi, impavidi, onorevoli e intelligenti in tutte le proprie azioni, prove e tribolazioni qui a Midgard. Come dice il principio wotanista di base: “Opera nel giusto e non temere nessuno!”

Proprio come nella famiglia e nella tribù, il femminile e il maschile devono sempre trovare un perfetto equilibrio, e quando si tratta della religione non è diverso. Nel Cristianesimo, i Cattolici hanno mantenuto gran parte delle loro tradizioni pagane perché hanno capito che era necessario. Sapendo che in una religione si deve avere un equilibrio di polarità maschile e femminile, hanno reso la loro Vergine Maria essenzialmente una dea femminile appropriata per bilanciare la figura maschile di Gesù. Dall’altra parte i Protestanti adorano solo il maschile e si attengono alla linea biblica semitica secondo cui le donne sono inferiori agli uomini e devono vivere solo come servitori del maschio. Così, la religione protestante rimane pesantemente asimmetrica. Kahlil Gibran ha fatto questa attenta osservazione sulla sacra figura della madre: “La parola più bella sulle labbra dell’umanità è la parola ‘Madre’, e l’invocazione più bella è ‘Mia madre’. È una parola piena di speranza e amore, una dolce e gentile parola proveniente dalla profondità del cuore. La madre è tutto – è la nostra consolazione nel dolore, la nostra speranza nella miseria e la nostra forza nella debolezza, è la fonte dell’amore, di misericordia, simpatia e perdono. Chi perde la madre perde un’anima pura che lo benedice e la protegge costantemente”. Lo stesso vale per la dea madre. Il mondo che conosciamo è un miscuglio di energie maschili e femminili che scorrono e negarne uno vuol dire negare la legge universale inequivocabile della polarità.

Il Wotanismo non spinge la sua gente a conformarsi a qualche dogma a priori o a coltivare paure innaturali se essi andassero troppo lontano dalla legge divina, per cui certamente bruceranno in un terribile inferno per sempre! Né grava nessuno dell’idea crudele e altamente innaturale per cui tutti gli esseri umani nascono peccatori! Come se un bambino appena nato conoscesse la differenza tra il bene e il male! Nel Wotanismo sono presenti codici di etica buoni e pratici che servono come suggerimenti, verso valori e virtù che possono generare sani e coraggiosi tratti di carattere secondo cui vivere. Questi codici etici vengono tramandati dai nostri saggi antenati e conosciuti e correlati alla legge divina dei nostri dèi etnici tribali. Forzare qualcuno a conformarsi ad un insegnamento tramite la paura è estremamente innaturale e produce risultati innaturali.

Si troverà infinito spazio per l’espressione nell’arte e nella bellezza sia nel Wotanismo teutonico che nel Druidismo celtico. Le arti svolgono un ruolo estremamente importante in qualsiasi religione o comunità di popolo. Le arti servono a ispirare e stimolare gli alti ideali di amore per la bellezza e l’armonia, fornendo infinito piacere al pubblico. L’artista F.W. Ruckstull (1925) ha fatto questo commento saliente sul tema dell’arte: “L’arte come nessun’altra cosa, crea ricchi ideali di scelta del compagno tra uomo e donna, insegna agli uomini e alle donne ciò che è bello e ciò che non lo è, cosa scegliere e cosa rifiutare l’uno dell’altro, e la selezione di un compagno tra l’uomo e la donna è la causa suprema dell’ascesa o del declino razziale. L’Arte crea i nostri ideali assoluti di bellezza umana e di eccellenza interiore. E i nostri ideali di bellezza e di eccellenza interiore determinano la base di tutta l’evoluzione e la selezione dei partner. La bellezza è quindi la bandiera fiammeggiante della Natura per la sua evoluzione. E se, come abbiamo visto, gli ideali della bellezza fisica possono, attraverso la scelta del matrimonio, cambiare i volti degli uomini, così anche la bellezza morale, con lo stesso processo, cambia la mente e il cuore degli uomini. L’arte è quindi il più alto contributo dell’uomo al processo evolutivo”.

I Wotanisti non vivono in un vuoto come tribù e ciechi verso il mondo in generale. Il futuro di tutta l’umanità, del pianeta e di tutte le creature viventi sono una responsabilità vitale che non può essere ignorata. Forse abbiamo ereditato un mondo di discordia, ma non dobbiamo rimanere così, perché non è possibile! L’intero pianeta non sopravvivrà molto a lungo, a meno che le nazioni del mondo non lavorino insieme per fare passi significativi per la pace e l’armonia mondiali tra noi e con il pianeta in cui abitiamo. Se il pianeta muore, tutta l’umanità muore con esso! L’armonia è l’assenza di discordie e la discordia è ciò che conduce tutta l’umanità e il pianeta a una morte certa se continuiamo a ignorare l’ovvio!

QUANDO ODINO PENSÒ PER LA PRIMA VOLTA

Yggdrasil

del Dr. Casper Odinson Cröwell, Holy Nation of Odin

Spesso mi viene chiesto dai ricercatori della Via del Nord, “Come fai a sapere che Sál (l’anima) sopravvive alla morte? E come fai a sapere che tutti i popoli non vanno nello stesso paradiso?”

Ma qualsiasi risposta che io possa dare non sarebbe soltanto la mia opinione personale? C’è qualcuno, tra noi qui su Midgard (Terra), che possa davvero affermare di avere tali certezze riguardo a una così antica questione metafisica? Vi ho dato solo domande in sostituzione alle domande di partenza finora, lo so. Eppure, una questione così complessa non richiede forse una indagine carica del peso di molte altre domande destinate a portarci dinanzi alle radici stesse dell’albero della vita? Perché da è lì che si sprigiona l’alba della nostra umanità ancestrale. Dunque, un tale enigma si basa interamente sulla propria fede? La risposta è ovviamente sì, e sorprendentemente, no.

Naturalmente, non v’è alcuna prova scientifica di una vita ultraterrena. O invece sì? La scienza ha infatti dimostrato che l’elettricità non può essere distrutta, ma semplicemente dislocata e trasferita da un corpo all’altro; vale a dire che possiamo postulare che questa scienza sia certamente in grado di dedurre una certa evidenza, seppur anche solo indiziaria, della vita dopo la morte; per cui l’anima sopravvive alla morte del corpo fisico (Lyke).

Il nostro cuore e cervello posseggono energia elettrica, che è il motivo per cui il settore sanitario impiega macchine biomedicali, EEG e ECG/EKG per misurare onde cerebrali e attività cardiaca. La “E” nelle sigle citate rappresenta la qualità energetica dell’elettricità. Per tutti i progressi scientifici e medici che la tecnologia moderna ha prodotto, il cervello rimane ancora un mistero elusivo. Altresì, Sál (anima) è un ancora maggiore Rúna (mistero). È questa elettricità a dare alla Sál umana la sua stessa natura e la qualità di anima/spirito che fa in modo che i mortali siano animati. Così ipotizzo che, mentre noi stessi siamo umani/mortali, la nostra Sál è veramente divina. Ergo, non può essere distrutta dalla morte fisica, non più di quanto si possa dissipare lo stesso impulso elettrico che alimenta tutta la nostra vita.

Quindi dove va l’energia elettrica che è all’interno di ognuno di noi al momento delle nostre morti fisiche? Nello stesso luogo in cui va la nostra Sál, concludo. Torna da dove siamo venuti. Alla più grande presenza divina che ci aveva prestato una parte di sé al momento del passaggio del seme di nostro padre a nostra madre e al miracolo veramente divino della vita che inizia con quella nascita. Ritorna all’Anima di Popolo (Volksál) stessa… ODINO! Pura coscienza ed essere divino.

Diamo uno sguardo alla natura e alla legge di ordine naturale per comprendere meglio questa realtà. Dove il Buddhista potrebbe adoperare “Aria”, nel tentativo di illustrare il mio paradigma, io impiego “Acqua”, il sangue stesso di Nerthus (Madre Terra). Tuttavia, di notevole considerazione è il fatto che sia l’aria che l’acqua possono condurre una carica elettrica da un punto all’altro. E come tutti noi abbiamo bisogno di entrambi gli elementi, di aria e acqua, per vivere una vita mortale, l’elemento dell’elettricità, paragonabile al fuoco, è anch’esso sempre presente, dal nostro cervello al nostro cuore. Come a dire, il fuoco (Kenaz) di creatività e ispirazione è sempre nella nostra mente e nel fuoco della passione nei nostri cuori.

Tornando all’esempio della legge di natura, per cui tutti devono tornare da dove sono venuti, chiedo di prendere in considerazione un piccolo lago e un barattolo di vetro. Il vasetto è vuoto. O non lo è? Anche nell’apparenza del vuoto, il barattolo di vetro chiuso non contiene forse aria all’interno delle sue pareti?

Ci torneremo dopo.

Si consideri di aprire il vaso e immergerlo sotto la superficie del lago fino a riempirlo d’acqua. Rimettendo il coperchio nel vaso, il vaso è ormai ben protetto con il suo carico liquido preso dal lago. Quest’ultimo rimarrà quindi così fino a quando non verrà rilasciato dai limiti del vasetto. Il vaso di acqua è analogo ad un mortale/umano con la sua Sál. Il vasetto rappresenta il corpus umano mentre l’acqua all’interno è indicativa di Sál. Ora, quindi, ritorniamo all’esempio buddhista del barattolo contenente aria. Se si dovesse lanciare il vaso riempito d’aria a terra e romperlo, cosa ne sarà dell’aria/anima/spirito che c’era dentro? La risposta ovvia è, naturalmente, che l’aria in precedenza confinata è ora libera di tornare da dove è venuta, nell’aria che è tutta intorno a noi! Naturalmente, c’è una sola aria e, come proporrebbe l’esempio buddhista, solo “una” anima dell’umanità/divinità, condivisa da tutti in una utopica e universale fratellanza. Io, in ogni caso, non voglio sminuire né mancare di rispetto alla filosofia buddista in alcuna misura. In realtà, tutto sommato, il Buddhismo Zen e l’Odinismo condividono diverse analogie, se non fosse per la scarsa concentrazione folkish all’interno della comunità buddista.

Ho impiegato l’acqua, il sangue stesso di Nerthus (Madre Terra/Jörd) per il mio esempio odinista, per dimostrare ulteriormente la complessità delle assai evidenti verità della natura, in quanto applicabile ad entrambi, all’acqua e al nostro Sál/spirito.

Potete vedere che quello stesso vasetto di vetro, anche se riempito d’acqua del lago, è anche analogo a Sál/spirito. Tuttavia, quando il vaso è rotto, dove vada l’acqua non è cosa semplice da dire come con il paradigma dell’aria. Perché l’aria può solo tornare all’aria. Ma l’acqua … Beh, l’acqua è un organismo completamente diverso. Non c’è un solo tipo di acqua. Così come non c’è solo una razza di persone a condividere una singola Sál/spirito/divinità. L’acqua del lago nel barattolo è acqua fresca. Quindi, non importa dove il vaso sia rotto, l’acqua fresca all’interno, in un modo o nell’altro, troverà la sua strada verso la fonte di acqua fresca. Se rotto vicino al lago da cui l’acqua è stata estratta, l’acqua sarà riassorbita nel terreno, quindi nella falda acquifera e infine il lago da dove proveniva. Tuttavia, se rotto presso il mare, o persino svuotato nell’acqua salata del mare, si separerebbe ed evaporerebbe di nuovo in aria, nelle nuvole, nella foschia, nella nebbia, ecc … Ancora una volta, nella fonte di acqua fresca! Lo stesso si può postulare con la nostra Sál/spirito e l’Anima di Popolo da cui proviene.

Carl Gustav Jung aveva postulato che ogni Popolo/Gente/Razza ha la sua unica Anima di Popolo. Questa Anima di Popolo junghiana che riguarda il Popolo Ariano, è un tutt’uno con il Dio/Archetipo “ODINO”. E questa Anima di Popolo, la “Nostra” Anima di Popolo, è esistita in forma di pura coscienza, molto tempo prima che l’umanità fosse nata! Come nel concetto di ‘Metagenetica’. Al momento delle nostre morti fisiche, torneremo ancora una volta alla nostra Anima di Popolo. Cosa ciò implichi è aperto a una prospettiva basata su un certo numero di elementi. Per quanto mi riguarda, la mia prima relazione è con Odino Padre di Tutto. Per me, l’Anima di Popolo è il Valhalla, anche se non la versione mitica letterale. Piuttosto, considero l’idea/credenza che il Valhalla sia una grande e antica Anima di Popolo ariana… Un archivio di tutta la saggezza di Popolo/razziale che il Popolo ha portato con sé dalle esperienze di tutta una vita, verso questa grande coscienza odinica.

Immaginate questo: se chiudeste gli occhi e sentiste la voce dei vostri familiari e amici, sareste ancora in grado di discernere chi era chi da una mera voce, cadenza, tono, ritmo, ecc … E la vostra mente cosciente avrebbe cominciato a formare un’immagine di loro dall’archivio di ricordi che di loro avete. Sarebbero diventati visibili per il vostro Hugauga (occhio della mente), come se lo sguardo degli occhi aperti si fosse posato su di loro in questa realtà. Una cosa identica accadrebbe con l’Anima di Popolo. Potreste rendervi conto della presenza di questi cari e conoscerli, e loro conoscere voi, allo stesso modo. Solo che lì ci sarebbero tutti gli altri antenati dall’inizio dei tempi e vi sarebbero altrettanto familiari. Questa grande Anima di Popolo vale anche per l’intuito, i sentimenti viscerali e il sapere qualcosa che non si può capire come si faccia a sapere. Questa è la ricchezza della sapienza ancestrale e conoscenza dall’Anima di Popolo che attualmente vive in voi, nel vostro sangue e nella vostra memoria ancestrale, dove ogni vostro antenato, che abbia mai vissuto dai tempi di Ask e Embla, esiste ancora! E una volta che ci uniamo alla grande Anima di Popolo dei “Nostri” antenati, allora anche noi contribuiremo al flusso costante di quella saggezza accumulata e quella conoscenza per i nostri discendenti non ancora nati.

Inutile dirlo, potrei andare avanti in questo senza limitazioni, allo stesso modo in cui ho offerto molte ore e anni di dedizione a meditazioni su questo argomento e credo così profondamente che sia questa la realtà che si manifesterà alla mia morte. Ed è anche per questo che posso comprendere pienamente il mio giusto senso del dovere, mentre vivo su Midgard, per servire i miei Dèi e il mio Popolo.

Ogni Razza/Popolo/Gente ha la propria Anima di Popolo indigena, e ognuno conoscerà un giorno la realtà di questa verità, a mio parere. Non c’è nessun Universalismo all’interno del regno dell’Ordine Naturale, o Leggi di Natura. Né vi è, a mio avviso, fine alla vita, parlando spiritualmente, né qualsiasi spirito/divinità, o vita dopo la morte, a taglia unica.

Si arriva a familiarizzare con l’Anima di Popolo e gli Antenati tramite la comunione con Odino Padre di Tutto e gli Dèi degli Aesir e Vanir, mentre uno è vivo e vegeto in questa vita. Perché tale sacra e Santa Comunione conduce a una saggezza che si trova solo ai Pozzi di Mimir e di Urd, radicata nell’antichità, e in un tempo in cui Odino ha pensato per la prima volta! Essa attende ancora lì, per quelli abbastanza coraggiosi da intraprendere la Via del Nord.

Il corpus di miti, saghe, tradizioni, leggende, gesta eroiche, arte, musica, poesia, architettura e virtù è una manifestazione della “Nostra” Anima di Popolo. Esempi reali di come i nostri Dei e Antenati molto concreti continuino a entrare in contatto con noi e parlarci attraverso il mezzo di ciò che condividono con noi, che siamo la loro gente vivente… La nostra Anima di Popolo, che è nata con lo stesso primo pensiero del Padre di Tutto.

Il come ognuno di noi possa prendere in considerazione ciò che ho postulato qui e ancora capire come attualizzare la sopravvivenza dell’anima/Sál alla morte del corpo ospite, non deve consumare i pensieri di nessuno. Perché sarebbe uno spreco del proprio tempo. Ciò che è sensibile, in quello che ho presentato qui, e ancora di più, come esso possa servire ad arricchire la propria ricerca spirituale, deve essere l’unico punto di qualsiasi genuino interesse. E in ultima analisi, come ognuno di noi può essere utile ai nostri Dei e al nostro Popolo.

Fara meth Odin, ok megi Odin blessi thig alle!