UNA FIAMMA ETERNA

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di Vjohrrnt V. Odinson

Permettetemi di condividere con voi qualcosa di personale. Per tutto il tempo che posso ricordare, essendo consapevole della mia Fedeltà agli Dèi dei miei antenati e risvegliato alla mia eredità del Nord, ho sempre posto la spiritualità sopra ogni altra cosa. Perché per me le questioni spirituali sono parte di ciò che è eterno in essenza, ciò che non è legato dalle catene del tempo e dello spazio.

Ciò che accade su Midgard ai nostri corpi fisici è limitato dalla presa che il tempo esercita su di noi. Non c’è nulla che noi come esseri umani possiamo fare per questo fatto. Le Norne hanno intrecciato i nostri destini e dobbiamo vivere con onore e con coraggio le nostre vite. Non possiamo scegliere quando o come moriamo, ma possiamo scegliere come viviamo.

Le discussioni che ho avuto in passato con altri pagani, Odinisti e non, hanno spesso riguardato questa predominanza spirituale sulle questioni più terrene da parte mia. L’esoterico sopra l’essoterico. Non sminuivo e continuo a non sminuire in alcun modo l’importanza vitale dell’essere in sintonia con la terra e i suoi cicli, ma quello che cercavo di spiegare loro era che, nella mia comprensione della Völuspa, anche se madre terra ci ha dato la nascita dal suo grembo (Ask e Embla) è stato padre cielo (Odino) a dare al loro corpo il soffio della vita. Per me, questo significa la predominanza dello spirituale sul fisico come vero completamento di ciò che ci rende interi: fylgia, hamr, hugr.

Un corpo (hugr) senza lo spirito (fylgia) non sarà benedetto con la coscienza (hamr). Ma lo spirito esisterà anche senza la sua gabbia terrestre. Quando saliamo alle sale d’oro del Valhalla, non è hugr a cavalcare attraverso il Ponte Arcobaleno, ma una manifestazione di esso a un livello superiore di esistenza, uno che non è vincolato da tempo e spazio come prima menzionato. Valhalla rappresenta il più alto livello di consapevolezza spirituale.

È naturalmente romantico, con grandi sale dove gli eroi caduti festeggiano e bevono e lottano fino al Ragnarök, ma è molto più che un semplice banchetto di Einherjar.

Asgard, dove risiedono i corridoi del Valhalla, è il Regno degli Dèi del cielo, Æsir: Dèi della guerra. Il cielo e il sole sono sempre stati associati alla saggezza e alla conoscenza rivelata (aspetto maschile). Proprio come la terra e la luna rappresentano i misteri occulti ancora da scoprire (aspetto femminile). Nessuna insinuazione sessista qui. Questo è vero in molte altre culture non europee. Questa associazione di cielo-Spirito e terra-corpo è antica quanto le credenze religiose su Midgard. Da ovunque venga la nostra energia vitale, lì potrebbe tornare dopo la morte corporea e perseguire la sua esistenza eterna. Ma il nostro corpo semplicemente ritorna alla terra e si dissolve, come tutti gli organismi “viventi”. Questo approccio piuttosto metafisico all’Odinismo è stato accolto con una certa disapprovazione e persino con rabbia contro la mia mancata glorificazione di madre terra e dei suoi doni. Ma questo non è vero, come è spesso il caso di tali discussioni, e sono stato frainteso. Non avrei mai insultato e sminuito l’importanza della terra e delle sue benedizioni per la nostra gente, ma c’è una linea da segnare tra la glorificazione dei vasi terrestri e quella del simbolismo spirituale.

Un semplice esempio: cosa è più importante in sostanza, la saggezza delle Edda, o il libro stesso? Lo stesso si può dire di un uomo e le sue parole. Che cosa è più importante, colui che parla o il suo messaggio?

È lo stesso con le questioni spirituali/terrene. Senza togliere il valore del veicolo che trasmette il messaggio, ciò che è veramente importante è il messaggio in sé. Un albero, una pietra, un ruscello, dei fiori, tutti possono essere rispettati, amati e protetti, ma mai “venerati”. Neanche gli Dèi devono essere venerati in realtà. L’adorazione implica abbassare se stessi dinanzi agli Dèi. Noi Odinisti non pieghiamo il collo sul ginocchio davanti agli Dèi dei nostri padri. Siamo orgogliosi e li guardiamo negli occhi. Li onoriamo e mostriamo rispetto con i Blotar.

Attraverso la storia, l’uomo ha malriposto la sua fede nelle questioni terrene, idolatrando gli uomini a statura divina quando era la saggezza che portarono al mondo ad aver bisogno di attenzione. Il contenitore è diventato più importante del simbolo che ha rappresentato. Questo è stato il caso con Hitler. Gli individui venerano l’uomo quando in realtà l’uomo sta solo trasmettendo qualcosa che non gli appartiene. Gli è stato semplicemente dato il compito di trasmettere un messaggio alla gente.

Questo è ciò che intendo quando indico che le cose materiali, legate alla terra, a mio parere non hanno lo stesso valore di quelle spirituali eterne.

Abbiamo bisogno della terra, abbiamo bisogno di acqua e cibo per i nostri corpi, per sopravvivere e portare avanti nuova vita in modo che la nostra gente possa crescere e prosperare, ma tutto questo è inutile; bambini, gente, Popolo, la vita stessa, se non c’è uno scopo superiore cui la nostra immortale fylgia ascenda anche dopo la morte fisica. Un Popolo senza spiritualità, semplicemente “esistente”, non vivente, non ha fiamma divina nella sua Anima di Popolo. Senza quella fiamma, l’occhio di Odino che brucia, cosa siamo? Meri bipedi umanoidi che camminano sulla terra? Mangiare, riprodursi e morire? La nostra gente ha uno scopo più elevato che semplicemente respirare come zombie senz’anima, come ci vorrebbero gli agenti moderni della dissoluzione (ZOG).

È tempo di capire. Tempo di riscoprire una spiritualità perduta che è stata smarrita e mal interpretata. La fiamma non è mai morta, è semplicemente offuscata dietro la nebbia dell’ignoranza. Quelli della nostra gente che hanno camminato e sono ancora in piedi sul sentiero del Nord possono vedere attraverso quella nebbia con la luce del Padre di Tutto. È necessario solo chiudere gli occhi e ascoltare… la chiamata del corno di bronzo farà eco nel silenzio. Seguite quell’eco alla sorgente, nel profondo. Per questo l’eco viene da dentro di voi come ha sempre fatto. Eravate solo sordi al suo suono. Lasciate che i vostri antenati da tempo scomparsi vi guidino, perché anche se non possono essere con voi in carne e ossa, il loro spirito non è mai scomparso.

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IL BATTESIMO DI UN RE

Wulfram fails to baptise Radbod, King of the Frisians

da “Legends of the Rhine” di H.A. Guerber

Radbod era il re dei Frisoni quando i primi missionari, sfidando ogni pericolo, penetravano coraggiosamente nel suo paese selvaggio e arido, per predicare il Cristianesimo e portare la buona novella ai pagani.

Tale era l’eloquenza persuasiva di questi uomini pii, che infine prevalsero su Radbod stesso perché ricevesse il battesimo, senza il quale, come affermavano solennemente, non avrebbe mai potuto entrare nel regno dei cieli.

Le loro splendenti descrizioni del battesimo di Cristo nel Giordano stimolavano l’immaginazione del re, tanto che dichiarò che anche lui sarebbe stato battezzato in un fiume, e scelse a tal fine il grande Reno, che delimitava il suo regno a sud. Accompagnato da vescovo e sacerdote, e in presenza di molti valorosi guerrieri che avrebbero ricevuto il sacramento nello stesso tempo, Re Radbod marciò fino al Reno.

Le onde si increspavano intorno ai suoi piedi e la mano del vescovo era già stata alzata, quando un ultimo dubbio pervase la mente del re.

“Ferma la tua mano, oh, vescovo!” gridò, “Prima di essere battezzato vorrei fare un’altra domanda. Dimmi, vescovo, dimmi, dove sono tutti i miei antenati, che hanno combattuto così coraggiosamente, hanno governato così saggiamente e sono morti nobilmente sul campo della battaglia? Dimmi, vescovo, dove sono?”

“Oh, re”, rispose in tono grave il vescovo, “i tuoi antenati erano pagani; da pagani vissero, e da pagani morirono. Senza il battesimo non potevano entrare nel regno dei cieli”.

“Vescovo, tu me lo hai già detto!” esclamò Radbod con impazienza, con le sue sopracciglia regali che si contrassero in disappunto. “Ma dimmi, se non in paradiso, dove sono allora?”

“All’inferno” rispose solennemente il vescovo. “I tuoi antenati, essendo pagani, sono andati all’inferno!”

“All’inferno!’ urlò Re Radbod, uscendo dall’acqua, e afferrò la grande spada che aveva gettato sull’erba: “All’inferno! Furfante! Prete malvagio! Come osi dire che i miei antenati sono andati all’inferno? Erano uomini coraggiosi e nobili, hanno vissuto con onore e sono morti senza paura. Piuttosto, sul loro dio, il grande Woden, giuro che preferirei dieci mila volte unirmi a quegli eroi nel loro inferno, che essere con te nel tuo paradiso dei preti!”

E voltando le spalle al vescovo attonito, Radbod brandì la sua spada sopra la sua testa e chiese ai suoi coraggiosi guerrieri di seguirlo nelle foreste selvagge, per continuare ad adorare, in pace, gli dei coraggiosi dei loro degni antenati.

RIVISITARE IL RAGNAROK

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di Richard Scutari e Richard Miller

Circa 6000 anni fa, i nostri antenati indo-europei iniziarono a migrare dalle steppe russe in Europa. I Traci in Grecia, gli Italici e i Celti in Italia, i Celti in Gallia, Spagna, Isole Britanniche e Islanda e le tribù Germaniche in ogni parte d’Europa. I nostri antenati viaggiavano nella direzione di questa grande migrazione e conquistarono e assimilarono gli abitanti locali. Le guerre tra Asi e Vani dei miti nordici sono un perfetto esempio di questo fatto. Le loro lingue mantennero le stesse radici iniziali, ma ognuna si evolse separatamente, per via delle successive migrazioni di tribù e della separazione geografica tra di loro. Allo stesso modo, i loro dèi avevano tutti la stessa radice, ma si adattarono ai gusti locali come i loro nomi che riflettevano i vari linguaggi.

All’alba del nuovo millennio c’è un vibrare della terra, e gli antichi dèi si stanno risvegliando nell’inconscio collettivo del nostro Popolo. Non importa da che parte d’Europa vengano i propri antenati, i loro dèi erano gli stessi e tali rimangono nel nostro subconscio collettivo[1]. Questo risveglio, oggi, è espresso meglio dal Wotanismo/Odinismo, aggiornato per adattarsi ai tempi odierni. Molti nel nostro movimento preferiscono vestirsi di pelliccia ed elmi con le corna per ricreare l’Età Vichinga. Anche se gli abiti tradizionali possono essere appropriati per cerimonie e rituali, l’Età Vichinga e le relative credenze sono tutte cose superate da molto tempo e oggi viviamo nel mondo reale. Ma il Wotanismo non ha tempo; è ancora vivo e vegeto e si è evoluto per adattarsi al mondo odierno.

La nota filosofa ariana e nazionalsocialista, Savitri Devi, affermava nel suo Il Fulmine e il Sole che “La verità è che non c’è nessun altro ‘Dio’, se non la immanente divinità impersonale della Natura della Vita; il Sé universale. Nessun dio tribale è ‘Dio’, gli dèi tribali sono più o meno divini, nella misura in cui rappresentano ed esprimono un’anima collettiva più o meno divina”.

I nostri dèi tribali non rappresentano solo elementi della Natura, che i nostri antenati non avevano altro modo di descrivere, ma anche la nostra anima collettiva. Wotan/Odino rappresenta la saggezza collettiva del nostro Popolo; Thor la nostra forza; Tyr il nostro coraggio collettivo e lo spirito di sacrificio per il bene comune. Heimdall rappresenterà la nostra vigilanza, etc… Gli dèi dei nostri antenati non sono mai morti, ma hanno sempre continuato a vivere nella nostra anima di popolo come un tutt’uno, aspettando il tempo in cui avremmo avuto bisogno di loro per riapparire. I nostri dèi etnici tradizionali sono reali, così come lo è la profezia della sibilla nella Voluspa, riguardante il Ragnarök.

Il Ragnarök non è un evento che avrà luogo in qualche futuro remoto. Noi viviamo entro i freddi confini del Fimbulwinter e all’ombra del Ragnarök proprio ora! Tutte le tribù Ariane si sono riunite da ogni parte d’Europa per la battaglia finale nei campi di Vigrid. Vigrid non è un posto immaginario; è un luogo in cui i poteri contro di noi hanno la loro massima forza. Il campo di Vigrid è proprio qui a Vinland.

I nostri antenati iniziarono a vivere all’ombra del Ragnarök quando il Cristianesimo iniziò a farsi strada tra le varie nazioni ariane. Questo era il tempo in cui le filosofie estranee, di rifiuto del mondo[2], venivano introdotte nelle tribù ariane, che invece accettavano il mondo[3].

Guardando indietro alla storia, si possono vedere chiaramente eventi che sono il risultato diretto del Fimbulwinter e un presagio del Ragnarök che verrà. Loki ha ingannato il dio cieco Hodur affinché uccidesse suo fratello Balder. Hodur rappresenta l’ignoranza e cecità oscura che ha allontanato il nostro Popolo dai nostri modi ariani. Balder esemplifica la consapevolezza intrinseca e le virtù della nostra anima di Popolo; ergo, l’ignoranza cieca ha ucciso la nostra anima di Popolo. In termini chiari e specifici che dimostrano come stiamo vivendo all’ombra del Ragnarök – Loki simboleggia il massimo traditore del popolo, il nemico dentro. Egli è un membro del Popolo il cui cuore è avvelenato da gelosia e rancore, qualità molto rappresentative dell’influenza estranea. Hodur personifica gli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale, mentre Balder incarna i luminosi ideali völkisch della Germania Nazionalsocialista.

Il Fimbulwinter porta al Ragnarök, quando il sole e la luna sono portati via, cosa che simboleggia il nostro Popolo che si allontana dalla propria natura istintiva. Le tribù divennero instabili e la nostra natura perse la sua armonia, portando il freddo nei nostri cuori e nelle nostre menti. I nostri hanno perso i loro istinti naturali per diventare universalisti, egualitaristi e materialisti. Il Fimbulwinter non è altro che il freddo nei cuori e nelle menti del nostro Popolo.

I lupi che vengono liberati rappresentano le filosofie, le credenze straniere e le forze rilasciate contro di noi, mentre le Valkirie simboleggiano l’anima e la coscienza di popolo che si risvegliano negli Einherjar. Questo risveglio (le Valkirie) porta gli Einherjar alla loro dimora, il Valhalla[4]. Einherjar sono coloro del nostro Popolo che hanno risvegliato la loro anima di popolo. La loro vita passata è morta e sono rinati come guerrieri del nostro Popolo. Gli dèi simboleggiano i sacrifici necessari per radunare le forze del nostro Popolo, che devono portare alla rigenerazione. I morti “malvagi” non sono altro che i nostri traditori del Popolo.

L’uccisione di Wotan da parte del lupo Fenris rappresenta la distruzione del vecchio ordine, che è necessaria per portare alla rigenerazione. Vidar il Vendicatore uccide Fenris, portando alla conflagrazione, al fuoco purificatore della battaglia che si sprigiona in tutto il mondo Bianco, una purificazione che riporta il nostro Popolo alla nostra antica sapienza. Dopo la battaglia finale che si svolge sul campo di Vigrid, la rigenerazione riecheggerà nella coscienza collettiva del nostro Popolo in tutto il mondo.

I miti ci insegnano che l’uomo mortale Lif (Vita) e la donna mortale Lifthrasir (portatrice di vita) sopravviveranno al Ragnarök. Lif e Lifthrasir rappresentano quelli del nostro Popolo che sopravvivono alla battaglia finale. Essi sono protetti dalla rugiada del Bosco di Hodmimir (Yggdrasill), noto anche come l’Albero di Vita del Mondo. La rugiada è simbolica per indicare i semi del sangue e della cultura.

Gimli, la nuova Asgard, simboleggia le menti del nostro Popolo che si risvegliano all’antica conoscenza e fede indigena dei nostri antenati. Gimli sopravvive alla conflagrazione senza ferite, portando a una nuova coscienza di Popolo che attinge dal vecchio – il Quarto Reich. Un altro a sopravvivere alla distruzione del Ragnarök è Nidhogg, il drago, per ricordarci che potrà accadere di nuovo se perdiamo il nostro essere vigili e lasciamo che un’influenza e una fede straniera contaminino di nuovo il nostro Popolo e la nostra cultura.

Nel mito, Vidar e Vali ritornano al campo di Idavoll dopo la battaglia del Ragnarök. Vidar, che ha vendicato la nostra saggezza e conoscenza uccidendo Fenris, e Vali, che ha vendicato la morte di Balder uccidendo Hodur, la cieca ignoranza che ha portato alla scomparsa di Balder, rappresentano un tipo di forze immortali della Natura. Sul campo di Idavoll si incontrano con Magni e Modi, i figli di Thor, che sono le personificazioni di forza e coraggio, o, in altre parole, la forza di volontà e lo spirito del nostro Popolo. Idavoll è raffigurato come il campo in cui gli dèi dell’antichità solevano competere, che descrive l’Europa prima dell’inondazione del Cristianesimo straniero. Idavoll era il posto dove gli dèi giocavano ai loro giochi di guerra, giochi che testavano il coraggio del nostro Popolo, rendendolo forte e ardito. Dopo l’imposizione del Cristianesimo, le guerre furono combattute per il volere della Chiesa per onorare il nome del dio giudaico, per la rovina delle nostre culture indigene europee.

L’inizio della rigenerazione che riverbera nella nostra anima di Popolo, riporta le luminose virtù ariane, volontà collettiva e spirito, e porterà a una nuova coscienza di Popolo. Un’altra prova che la rigenerazione arriverà all’Europa (Idavoll) è nei miti, dove troviamo Vidar, Vali, Modi e Magni che si incontrano con Hoenir, che non è più in esilio e rappresenta le forze in sviluppo. Si incontrano sul campo di Idavoll ed è lì che Balder rinasce a nuova vita, insieme a suo fratello Hodur, con il quale si riconcilia. Ciò simboleggia le splendide virtù ariane, così evidenti nel Nazionalsocialismo, che vengono riportate in vita dal Popolo e riconciliate con i loro pari.

Per ripetere: gli antichi dèi sono ancora vivi! Tuttavia la loro morte è inevitabile, perché è così che chiudono il vecchio ciclo e portano avanti la rigenerazione. Questa è la morte simbolica nella nostra anima di Popolo che ci permette di fare il passo successivo nel nostro cammino evolutivo verso l’übermensch e l’Homo Galacticus.

 

Il Valhalla è la nostra dimora!

Il Ragnarök è la nostra missione!

Le 14 Parole il nostro grido di battaglia!

La rigenerazione la nostra ricompensa!

Muoiono le mandrie,
muoiono i parenti,
io e te moriremo allo stesso modo.
Una cosa conosco
che mai muore:
la reputazione di chi è morto.

– Havamal

Andate e vivete per sempre, miei simili!

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[1]Carl Gustav Jung, il fondatore della psicologia analitica, postulò con la sua teoria secondo cui non c’è solo un inconscio individuale, ma anche uno collettivo, che ne comprende uno razziale o etnico che influenza significativamente la razza e ne determina il più profondo essere e la cultura.

[2]L’obbiettivo del Cristianesimo, che rifiuta il mondo, non è concepito per questo mondo in cui dobbiamo vivere. I suoi principi sono in opposizione alla Natura e i suoi fedeli si adoperano per “un’altra vita”. Tutte le fedi cristiane sono di preparazione per l’aldilà e maledicono quelli che invece si preoccupano di sopravvivere e preparare i loro figli per questo mondo.

[3]La religione dei nostri antenati si adoperava per essere in comunione con la Natura e sopravvivere in questa vita con le realtà del mondo che conosciamo. Il suo massimo fine era la rigenerazione dopo il Ragnarök, a cui il nostro Popolo sopravvivrà per continuare la sua evoluzione in questo mondo.

[4]L’importanza del Valhalla (Sala degli Uccisi) è continuare a ricordare i nostri Eroi guerrieri (gli Einherjar) che continuano a vivere nei cuori e nelle menti del nostro Popolo. Ogni volta che le loro gesta coraggiose sono ricordate, gli Einherjar oltrpassano la porta del Valhalla per combattere. Per esempio, quando le gesta eroiche di Bob Mathews sono contemplate e celebrate, lui ci visita dal Valhalla per combattere, per  poi ritornare di nuovo a festeggiare e bere con gli altri eroi del nostro Popolo.

Ci sono solo due modi per raggiungere l’immortalità nel mondo reale:

  • Tramite la discendenza biologica in cui i geni continuano a vivere.

Atti di coraggio rimembrati nei cuori e nelle menti del Popolo.

METAGENETICA

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di Stephen MacNallen

Uno dei principi più controversi della Asatru è la nostra insistenza sul fatto che gli antenati sono importanti – che vi siano implicazioni spirituali e metafisiche per quanto concerne l’eredità, e che quindi non siamo una religione per tutta l’umanità, ma una che richiama solo al proprio popolo. Questa nostra convinzione ha portato a molti malintesi, e di conseguenza alcuni hanno tentato di etichettarci come “razzisti”, o ci hanno accusato di parteggiare per forme politiche totalitarie.

In questo articolo andremo a discutere, pienamente e ampiamente, di una scienza per il secolo venturo, che abbiamo chiamato “metagenetica”. Perché mentre questa scienza si occupa di genetica, trascende anche gli attuali confini di quella disciplina e va a toccare la religione, la metafisica, e (tra le altre cose) la natura ereditaria degli archetipi junghiani. Le fondamenta della metagenetica non si trovano in dogmi totalitari del 19° e 20° secolo, ma piuttosto in intuizioni antiche quanto la nostra gente. È solo negli ultimi decenni che evidenze sperimentali hanno iniziato a verificare queste credenze secolari.

Chiunque abbia familiarità con la Asatru, sa che la linea di clan o famiglia occupa un posto speciale nella nostra religione. La parentela è molto apprezzata per ragioni pratiche e spirituali, e la catena delle generazioni è vista come una unità che trascende il tempo, qualcosa di non limitato dalle nostre ristrette percezioni di passato, presente e futuro. Quali scoperte della scienza moderna fanno di ciò qualcosa di più che una pia convinzione? C’è qualcosa di speciale nel legame genetico da un punto di vista psichico o spirituale?

Consideriamo per un momento il curioso legame tra i gemelli. I gemelli identici, ovviamente, hanno un identico corredo genetico. Quindi non è una sorpresa scoprire che i modelli di attività cerebrale sono molto simili nei gemelli, né è inaspettato il fatto che lo scienziato danese Dr. N. Jule-Nielson, abbia scoperto che i gemelli cresciuti separatamente hanno attitudini e personalità simili. Un passo al di là di questi risultati possiamo vedere che in molte culture si pensa che i gemelli abbiano percezioni extra-sensoriali gli uni con gli altri. In effetti, è agli atti che il dottor J. B. Reno, famoso ricercatore ESP presso la Duke University, afferma, “Ci sono stati segnalati di tanto in tanto casi che sembrerebbero essere eccezionali rapporti telepatici tra gemelli identici”.

Uno studio di casi ESP dimostrerà che anche altri membri della famiglia possono avere questo rapporto. Quante madri in tempo di guerra hanno saputo con precisione inquietante l’esatto istante in cui i loro figli sono stati feriti o uccisi? Possono essere raccolti innumerevoli altri aneddoti che potrebbero essere interpretati come aventi una base genetica. Tale risonanza psichica potrebbe essere spiegata da altre ipotesi, certo – ma quando inserite nel contesto di altre informazioni che abbiamo, tendono a rafforzare la connessione con l’ereditarietà. E una motivazione biologica (o parzialmente biologica) per fenomeni psichici, dovrebbe rendere la materia più appetibile per “i razionalisti ostinati”.

Facendo un ulteriore passo avanti, diamo un’occhiata alle memorie da reincarnazione. Non occorre “credere” nella reincarnazione come viene comunemente presentata, per accettare la realtà del fenomeno; sembra che ci sia la prova che le persone a volte abbiano ricordi che non appartengono a loro – o almeno non a “loro” come si considerano normalmente. Si è liberi di accettare o rifiutare le spiegazioni letterali della reincarnazione come viene volgarmente espressa, ma ci sono altre spiegazioni per questi ricordi. C’è la possibilità che questi ricordi, o molti di essi, siano memorie genetiche. Timothy Leary – che, si sia d’accordo o meno con la sua filosofia della droga, non è un intelletto da poco – è solo uno dei tanti a sospettare che questo sia il caso. Leary ha scritto che anche se lo si chiamasse ricordo akashico, inconscio collettivo, o “inconscio filogenetico”, tutto potrebbe essere ascrivibile al “circuito neurogenetico”, o ciò che egli chiama segnali dal dialogo DNA-RNA. In altre parole, queste memorie sono trasportate nel DNA stesso.

È interessante notare che in molte culture – nella nostra tradizione norrena e nella tradizione indiana dei Tlingit, tra le tante – la rinascita è vista verificarsi in particolare nella linea familiare. Una persona non tornava indietro come una cimice o un coniglio, o come una persona di un altro popolo o tribù, ma come un membro del proprio clan. Olaf il Santo, il re norvegese in gran parte responsabile per la cristianizzazione di quel paese, prende il nome dal suo antenato Olaf l’Elfo di Geirstad, ed era ritenuto essere l’antico re rinato. Naturalmente il cristiano Olaf non poteva tollerare un tale suggerimento, e le saghe raccontano come scoraggiasse fortemente questa convinzione.

I Tlingit, tuttavia, hanno conservato le loro credenze religiose indigene fino ai giorni nostri, e sono quindi oggetto di studio accademico in misura molto maggiore rispetto ai nostri antenati. Il dottor Ian Stevenson è docente di psichiatria presso il Dipartimento Medico dell’Università della Virginia, e ha anche un interesse per i fenomeni di reincarnazione. In realtà, egli ha scritto un volume dal titolo Venti Casi Indicativi di Reincarnazione, il cui titolo in sé indica il suo approccio scientifico alla materia. Uno dei casi studiati, trattava di una recente occorrenza di apparente rinascita nella linea del clan di una moderna famiglia Tlingit. Anche se la storia è troppo lunga per essere inclusa qui, basterà dire che le prove, seppur circostanziali, sono comunque impressionanti. Potrebbe non essere possibile dimostrare, in maniera rigorosamente scientifica, che un Tlingit sia letteralmente rinato in suo nipote – ma in realtà non importa. Il punto è semplicemente che ci sono implicazioni metafisiche nel legame di parentela genetica.

Ci si potrebbe chiedere, per inciso, se la rinascita (che sia la rinascita letterale della personalità individuale, o la rinascita di qualche essenza spirituale al di là del “meramente” biologico) non sia una sorta di bonus evolutivo per il clan e la tribù, per cui le caratteristiche migliori, le più sagge, più spiritualmente “in armonia”, sono conservate nella linea familiare.

Finora ci siamo occupati dell’idea di un legame tra l’ereditarietà e il concetto di clan, da una parte, e lo psichismo e la rinascita dall’altra. Proviamo una strada diversa ora, e guardiamo agli archetipi del Dr. Carl Jung.

Jung ha parlato dell’inconscio collettivo – un livello della psiche non dipendente dall’esperienza personale. L’inconscio collettivo è un contenitore di immagini primordiali chiamate archetipi. Essi non sono esattamente i ricordi, ma sono piuttosto predisposizioni e potenzialità. Come ha detto Jung, “Ci sono tanti archetipi quante sono le situazioni tipiche della vita. La ripetizione infinita ha inciso queste esperienze nella nostra costituzione psichica, non in forma di immagini piene di contenuto, ma in un primo momento solo come forme senza contenuto (enfasi nell’originale), che rappresentano solo la possibilità di un certo tipo di percezione e azione”.

La maggior parte dei moderni studenti di Jung tralascia un fatto fondamentale. Jung affermava esplicitamente che gli archetipi non sono stati trasmessi culturalmente, ma sono in realtà ereditati – vale a dire, genetici. Egli li collegava agli stimoli fisiologici dell’istinto e si spinse fino a dire che, “Poiché il cervello è l’organo principale della mente, l’inconscio collettivo dipende direttamente dall’evoluzione del cervello”. Una dichiarazione più precisa sul collegamento mente/corpo/spirito, e delle implicazioni religiose della parentela biologica, sarebbe difficile da trovare.

Ma Jung non era soddisfatto nell’effettuare questo collegamento. Continuò col dire che a causa di questo fattore biologico vi fossero differenze nell’inconscio collettivo delle razze del genere umano. Coraggiosamente affermava che: “Quindi è un errore abbastanza imperdonabile accettare le conclusioni di una psicologia ebraica come generalmente valide. (Questa dichiarazione deve essere contestualizzata. Non è una qualche irrilevante osservazione antiebraica, ma nasce invece dalla crescente rottura tra Jung e il suo maestro ebreo, Freud.) Nessuno si sognerebbe di considerare la psicologia cinese o indiana come vincolante per noi stessi. L’accusa a buon mercato di antisemitismo che mi è stata rivolta in base a questa critica è intelligente circa come accusarmi di un pregiudizio anti-cinese. Non c’è dubbio che, a un livello primario e più profondo dello sviluppo psichico, in cui è ancora impossibile distinguere tra mentalità ariana, semita, camita, o mongola, tutte le razze umane abbiano una psiche collettiva comune. Ma con l’inizio della differenziazione razziale, differenze essenziali si sviluppano nella psiche collettiva. Per questo motivo non possiamo trapiantare lo spirito di una razza straniera in globo nella nostra mentalità, senza ledere la sensibilità di questa.”

Così il legame tra la religione, che si esprime in termini di archetipi nell’inconscio collettivo, e biologia – e quindi razza – è stata completata.

Jung è giustificato anche da ricerche più recenti. Forse il più importante di questi studi è stato condotto dal Dr. Daniel G. Freedman, professore di scienze comportamentali presso l’Università di Chicago. I suoi risultati sono stati pubblicati in un articolo sul numero di gennaio 1979 di Human Nature dal titolo, “Differenze etniche nei neonati”. Freedman e i suoi associati hanno sottoposto neonati caucasici, asiatici, neri, e nativi americani a stimoli identici, e coerentemente hanno ricevuto risposte diverse dai bambini di ogni razza. Inoltre, queste differenze corrispondono alle caratteristiche tradizionalmente attribuite ad ogni razza – i bambini asiatici erano in realtà meno eccitabili e più passivi, ecc. i bambini nativi americani e asiatici si comportavano in modo simile, a quanto pare a causa della loro parentela biologica relativamente stretta. Solo un piccolo passo separa il temperamento innato dagli atteggiamenti innati fino alle predisposizioni religiose innate, che è solo una riaffermazione con parole diverse della teoria del Dr. Jung.

Guardiamo di nuovo a come la mistica del clan, la cui espressione nel mondo fisico è di tipo genetico, si collega in generale alle antiche credenze Asatru, e in particolare ai Vanir.

La dea Freya è fortemente legata al concetto di clan poiché lei è il capo degli spiriti protettori femminili chiamati “Disir”. Delle Disir si legge, in The Viking Achievement (P.G. Foote e D.M. Wilson), che:

A volte è difficile mantenere le Disir distinte dalle Valchirie o dalle severe Norne, da una parte, e dagli spiriti chiamati ‘fylgjur’, ‘accompagnatori’, dall’altra; ed è probabile che i Norreni stessi avessero nozioni su questi esseri che variavano di volta in volta e da un luogo all’altro. I Fylgjur erano attaccati a famiglie o singoli individui, ma non avevano dimore locali o nomi individuali. Essi sembrano aver rappresentato la facoltà intrinseca di realizzazione che esisteva nella prole di una famiglia. L’osservazione quotidiana dei fatti accordanti o discrepanti sull’ereditarietà confermerebbe che fosse possibile per un Fylgja lasciare un individuo o essere respinto da lui.

L’antica saggezza incontra la scienza moderna.

Il concetto di metagenetica può essere minaccioso per molti a cui è stato insegnato che non ci sono differenze tra i rami dell’umanità. Ma, riflettendo, è chiaro che la metagenetica è in linea con i modi più moderni di vedere il mondo. Una visione olistica dell’entità umana richiede che mente, materia e spirito non siano cose separate, ma rappresentino un ampio spettro o continuum. Non dovrebbe sorprendere, quindi, che la genetica venga considerata un fattore anche in questioni spirituali o psichiche. E pure le idee portate avanti da coloro che vedono la coscienza come un semplice prodotto della chimica si adattano alla metagenetica – perché la biochimica è una funzione della struttura organica che a sua volta dipende dalla nostra eredità biologica.

Noi Asatru ci concentriamo sul nostro patrimonio ancestrale, e consideriamo la nostra religione come una espressione di tutto ciò che siamo, non qualcosa che noi assumiamo arbitrariamente dall’esterno. Ciò spiega anche perché coloro che non ci comprendono ci accusano di estremo etnocentrismo o addirittura di razzismo – perché tramite la metagenetica è chiaro che se noi, come popolo, cessiamo di esistere, allora anche l’Asatru muore per sempre. Siamo intimamente legati al destino di tutta la nostra gente, perché l’Asatru è espressione dell’anima della nostra stirpe.

Questo non significa che ci dobbiamo comportare negativamente nei confronti di altri popoli che non ci hanno fatto del male. Al contrario, solo comprendendo chi siamo, solo venendo dal nostro “centro” come popolo, possiamo interagire con giustizia e con saggezza con gli altri popoli di questo pianeta. Dobbiamo conoscere noi stessi prima di poter conoscere gli altri. Le nostre differenze sono grandi, ma noi che amiamo la diversità e la variazione umana dobbiamo imparare a vedere queste differenze come una benedizione di cui fare tesoro, non come barriere da dissolvere.

LA SPIRITUALITÀ E LA NOSTRA ANIMA DI POPOLO

swastika

di Richard Scutari

tratto da Unbroken Warrior, corrispondenza con Magnus Soederman

La vera spiritualità non è altro che il collegamento con l’anima di Popolo della nostra Gente. Questa anima di Popolo è il nostro inconscio collettivo. Per capire l’inconscio collettivo, dobbiamo approfondire le opere di Jung. Carl G. Jung, è il fondatore della psicologia analitica. Ha postulato che non c’è solo un inconscio individuale, ma anche un inconscio collettivo. Secondo Jung, l’inconscio individuale contiene i ricordi rimossi delle nostre esperienze, mentre l’inconscio collettivo contiene la memoria razziale dei nostri antenati che incide in modo significativo sulla Razza nel determinare il suo stesso essere e la sua cultura. Per Jung, l’inconscio collettivo è costituito dall’esperienza cumulativa di tutte le generazioni dei nostri antenati memorizzata sotto forma di archetipi. Un archetipo è un’idea inconscia, un modello di pensiero, immagine, ecc, ereditata dagli antenati della razza e di solito presente nelle singole psiche. L’inconscio collettivo è un regno psichico che condividiamo con gli altri nostri simili, e si è sviluppato strato su strato per eoni in modo che gli strati più accessibili fossero comuni al clan di ognuno, quindi alla tribù (svedese, tedesca, francese, inglese, italiana, euro-americana, ecc), e quindi alla Razza. Di conseguenza, l’inconscio collettivo è la nostra anima di Popolo.

La grande scrittrice nazionalsocialista, Savitri Devi, disse bene con queste parole: “La verità è che non c’è nessun altro ‘Dio’, se non la immanente divinità impersonale della Natura della Vita; il Sé universale. Nessun dio tribale è ‘Dio’, gli dèi tribali sono più o meno divini, nella misura in cui rappresentano ed esprimono un’anima collettiva più o meno divina“. Devi inoltre dichiarava – “Il Nazionalsocialismo non è altro che l’espressione della volontà collettiva della razza di sopravvivere e di governare; della sua prontezza a combattere e sradicare tutto ciò che, dall’interno o dall’esterno, si trova sulla strada della sua sopravvivenza e dell’espansione della sua sana coscienza di sé – della sua forza; della sua gioventù; e della Divinità ‘dentro di sé’; una realtà biologica sottolineata nella politica e nella vita sociale, piuttosto che una mera idea ‘politica’.” Diamo un’occhiata alle nostre origini e vediamo da dove derivano la volontà collettiva di Devi e gli archetipi dell’inconscio collettivo di Jung (che si sono sviluppati per eoni). Nietzsche, nel prologo del suo “Anticristo”, dichiarava – “Questo libro appartiene a pochi eletti … solo loro capiranno il mio Zarathustra“. Dopo la premessa, “l’Anticristo” inizia con queste parole – “Guardiamoci in faccia: siamo Iperborei.” Una ulteriore lettura di Nietzsche ci mostra che il suo obiettivo era quello di farci tornare a ciò che eravamo una volta, “Iperborei”. Questo è l’Ubermensch di Nietzsche che era stato tradotto come “Superuomo”. Questo è anche l’obiettivo del Nazionalsocialismo esoterico e molta della ricerca compiuta dalla Ahnenerbe è stata fatta in questo campo.

Le nostre leggende sono all’ordine del giorno con il mito iperboreo, chiamato anche Ultima Thule. Lasciami andare brevemente a questo mito dal momento che è la chiave per comprendere il Nazionalsocialismo esoterico. Gli antichi Greci e Romani conoscevano Hyperborea e la sua capitale Thule. Ciò è attestato dalle opere di Erodoto, Plinio il Vecchio, Diodoro Siculo  e Virgilio, tra gli altri. Seneca, nella tragedia di Medea, fa anche menzione di Thule. I Celti, i Vichinghi e tutti i popoli germanici pensavano a Thule come qualcosa di simile al Giardino dell’Eden, analogo alla Terra dell’Altro Mondo nella Ricerca del Graal. Gli Iperborei erano noti per conservare il potere di tutti i segreti del mondo. I popoli germanici si sono attaccati alla leggenda di Hyperborea/Thule più di tutti gli altri. Questa è la Leggenda su cui i nostri antenati hanno basato la loro religione pagana nonché le aspirazioni politiche occulte del XX secolo. Secondo le leggende, i nostri antenati vissero in Hyperborea oltre 80.000 anni fa. I nostri miti ci dicono che questa fu l’Età dell’Oro in cui i nostri antenati vivevano come uomini-divinità in una società super-avanzata in corrispondenza o vicino al Polo Nord. I miti indicano che i nostri antenati provenivano da un’altra dimensione o erano extraterrestri. Nessuna delle due ipotesi può essere provata o confutata e quindi può anche essere una possibilità. In ogni caso, quando i nostri antenati vivevano a Hyperborea, il Polo Nord indicava la stella polare Thuban che oggi si chiama Alpha Draconis. Osservando l’Orsa Minore, (il Merlo Acquaiolo), quando oscillava in senso antiorario attorno alla stella polare Thuban durante le quattro stagioni (i nostri giorni santi maggiori, celebrati anche dalle SS), si poteva notare la svastica Thulian, il simbolo della Società esoterica di Thule. Questo simbolo è per noi antichissimo e sacro ed è l’origine di tutte le svastiche.

Thule è il nome germanico, greco e romano per la capitale di Hyperborea. In Sanscrito si scrive Tula. Quando i nostri antenati fuggirono alla distruzione di Hyperborea, essi portarono con sé non solo la svastica Thulian, ma portarono anche lastre sulle quali la conoscenza sacra ariana venne incisa in antica scrittura runica. Dal momento della distruzione di Hyperborea, i nostri antenati fuggirono ad Atlantide. L’esistenza di Atlantide era nota agli antichi Egizi. Di Atlantide scrissero anche Solone, Erodoto, Platone, Strabone e Diodoro. Numerosi racconti delle origini degli dèi di diverse religioni raccontano di una primordiale razza superiore, pari agli dèi o nata degli dèi (vedasi il Rigsthula per le nostre origini). Fondamentalmente le loro e le nostre leggende ci dicono che, circa dodicimila anni fa, ci fu un diluvio universale (sì questa è la stessa alluvione che si trova nella storia di Gilgamesh che è stata poi copiata come diluvio di Noè nella Bibbia. L’alluvione è riportata anche negli scritti Tibetani e dei Veda). Quando l’alluvione causò l’affondamento di Atlantide, i nostri antenati si diressero verso le alture. Alcuni si stabilirono in Europa nord-occidentale, dove si mescolano e assimilarono al Cro-Magnon. Altri antenati sopravvissuti andarono in Himalaya (la ragione per le spedizioni della SS Ahnenerbe), mentre altri andarono agli altipiani dell’Iran, e altri ancora verso le steppe russe dove anch’essi si mescolarono e assimilarono al Cro-Magnon. Questi ultimi divennero i popoli indoeuropei e indo-ariani. I nostri antenati che trovarono rifugio nelle montagne dell’Iran e dell’Asia centrale possedevano i segreti lasciati loro dai loro antenati, i giganti di Hyperborea. (Fu Mimir, un gigante di Hyperborea, a insegnare a Wotan/Odino come leggere le rune). Circa 9.000 anni prima del nostro tempo attuale, i nostri antenati cominciarono le loro grandi migrazioni. Un ramo migrò verso l’Europa e l’Occidente. Questo ramo dimenticò la propria conoscenza antica, ma essa è rimasta nel profondo del loro inconscio collettivo. E anche se non lo hanno capito, parti della conoscenza antica fu intessuta all’interno delle pratiche religiose. Un secondo ramo si diresse ad est e fondò la civiltà dell’India. Il terzo ramo si spostò verso il bacino Mediterraneo, mescolandosi e assimilandosi ad altre razze sulla sua strada. Questo ultimo ramo diede la nascita alle civiltà di Assiria ed Egitto.

Abbi pazienza con me qui, perché ho intenzione di collegare brevemente alcuni degli elementi chiave del Nazionalsocialismo esoterico. Tieni a mente i già citati scritti runici di antica conoscenza ariana, ebbene da qui deriva il nostro antico mito del Graal. La nostra leggenda del Graal precede di gran lunga la bastardizzazione cristiana del mito. I nostri miti ci dicono che il Graal (scrittura runica di legge/conoscenza ariana) fu portato via da Hyperborea e attraverso le migrazioni dei popoli ariani, i discendenti degli Iperborei, finì nelle mani dei Persiani ariani che lo conservarono nella biblioteca Babilonese. A lavorare in questa libreria babilonese vi era un Ebreo di nome Ezra. Quando Ciro, re dei Persiani, permise agli Ebrei di ritornare a Gerusalemme, Ezra trafugò molta conoscenza dalla biblioteca, da cui creò una storia per il suo popolo che in seguito divennero i primi cinque libri della Bibbia e vennero accreditati a Mosè. Ma questo non era tutto ciò che Ezra prese dalla libreria. Aveva preso anche il Graal. A questo punto il popolo ariano aveva perso la capacità di leggere le rune e così i Persiani ariani non conoscevano più il valore delle liste. Il Graal finì nel tempio di Salomone, dove alcuni credono sia stato collocato nell’Arca dell’Alleanza. Quando i Romani distrussero il tempio nel 70 a.C., portarono tutti i tesori dal tempio (tra cui il Graal) a Roma, dove rimasero fino a quando Alarico e i suoi Visigoti saccheggiarono Roma nel 410 d.C. I Visigoti poi portarono il Graal con loro nel sud della Francia. I discendenti dei Visigoti sarebbero divenuti i Catari (alcuni ritengono che Hitler stesso fosse un Cataro). I Catari erano una setta che aveva iniziato a rivaleggiare con la Chiesa cattolica e si era diffusa in tutta la Germania, nel Nord Italia così come nel sud della Francia. I Catari furono per la maggior parte spazzati via dal sud della Francia durante la crociata Albigese nel XIII secolo. La battaglia finale contro di loro si tenne a Montsegur (Montsalvat). I Catari resistettero per giorni e, quando tutto fu perduto, fecero uscire di nascosto oltre le mura quattro persone che avevano preso il tesoro dei Catari. I Catari sapevano di possedere nel Graal un oggetto sacro, ma non sapevano decifrare la sua scrittura runica. Quando il Graal e gli altri tesori furono nascosti al sicuro, un fuoco di segnalazione fu acceso per informare quelli rimasti nel castello, i quali, dopo aver visto il segnale, si arresero subito e furono bruciati sul rogo.

Se mi hai seguito fino ad ora, cercherò di portarti in tempi più moderni. Un colonnello della SS Ahnenerbe, Otto Rahn, era un’autorità in materia di Catari. I suoi libri “Crociata contro il Graal” e “La Corte di Lucifero in Europa” erano letture richieste dall’elite SS. Himmler inviò Rahn nel sud della Francia per esplorare la zona intorno a Montsegur e cercare gli oggetti sacri catari nascosti. Avrebbe quindi trovato il tesoro nascosto, compreso il Graal. Nel 1944, Otto Skorzeny e il suo Commando SS recuperarono il Graal e lo portarono in Germania. Il 2 maggio 1945, una compagnia di SS in missione speciale e composta di soli ufficiali, rimosse il Graal e altri oggetti dal Nido dell’Aquila di Hitler. Questo fu fatto con il fiato sul collo dell’avanzata alleata. Ci sono due teorie, la prima è che gli ufficiali delle SS seppellirono questo tesoro da qualche parte in Germania. La seconda teoria è che il Graal e altri oggetti arrivarono in Norvegia e quindi vennero imbarcati su un U-boat che partì dalla Norvegia a circa metà maggio e si arrese in Argentina alcuni mesi più tardi. La convinzione è che questo tesoro sia finito in mani sicure in Argentina o nella base nascosta in Antartide.

Ora voglio soffermarmi su qualcos’altro dei miti che sicuramente ci influenza oggi. In quasi tutti i miti antichi si parla di una guerra nei cieli tra le Forze della Luce e le Forze delle Tenebre. Se con “cieli” ci si riferisce a battaglie nello spazio o semplicemente ai nostri firmamenti è materia di riflessione, ma le battaglie hanno effettivamente avuto luogo. Ci sono tracce di una sorta di antica guerra nucleare sulla terra. Si troverà menzione di questa antica battaglia nei Veda così come nella Bibbia e in altre mitologie. Non è solo una battaglia fisica a cui mi riferisco, ma anche una battaglia spirituale che continua fino ad oggi. Le antiche leggende germaniche, nonché le saghe Nordiche e i Veda induisti, tutti parlano di una battaglia finale, il conflitto finale tra le Forze della Luce e le Forze delle Tenebre. Le nostre leggende la chiamano il Crepuscolo degli Dei o Ragnarok. Fin dai primi tempi, anche i Persiani ariani riconoscevano il dualismo cosmico tramite la loro religione zoroastriana. I primi Persiani derivano dallo stesso ramo indo-europeo dei popoli germanici quindi non c’è da meravigliarsi se le due credenze convergono su questo punto. È il motivo per cui Alfred Rosenberg nel suo “Mito del XX Secolo” scrive molto sullo Zoroastrismo e la nostra battaglia contro le Forze delle Tenebre. Il punto è che il dualismo della Luce contro le tenebre e la religione della stella solare, posta al centro della struttura religiosa, sono comuni ai popoli germanici di cui parlavano già Tacito e Zoroastro.

Wotan, che è stato demonizzato dai suoi nemici, è il leader spirituale/dio delle Forze della Luce. Wotan è l’illuminazione e la conoscenza esoterica. È interessante notare che i giudeo-cristiani, seguaci di Jahvè, il dio delle Forze delle Tenebre, parlano di una battaglia nei cieli e chiamano il capo delle forze opposte Lucifero, colui che illumina. In ogni caso, le Forze delle Tenebre e il loro dio malvagio Jahvè, inflissero una sconfitta impressionante a noi, le Forze della Luce, nella Seconda Guerra Mondiale. Le Forze delle Tenebre sono i figli di Abramo. Attraverso le loro tre religioni (Ebraismo, Islam e Cristianesimo), hanno demonizzato i nostri dèi e portato la nostra Gente alla sottomissione quasi totale. Tanti dal nostro Popolo, per via della loro educazione cristiana, avrebbero problemi nell’equiparare il nostro dio con Lucifero. Io non ho questo problema, né lo avevano Himmler e l’Ordine Nero delle SS. Lucifero come Dio della luce non ha nulla a che fare con il culto di Satana.

Tutto quanto sopra è solo un fondamento generale per presentarti la ricerca spirituale/religiosa e le credenze di Himmler e dell’Ordine Nero delle SS. Queste antiche credenze erano resuscitate dalla SS Ahnenerbe e praticate dall’élite SS. Esse si basano sull’antico Wotanismo germanico. Carl G. Jung, nel suo trattato intitolato “Wotan” che si trova tra le sue opere, ha spiegato che gli eventi che si svolgono nel 1936 in Germania non erano altro che il risveglio consapevole di Wotan nel popolo tedesco.

Non mi viene in mente nessuna spiegazione migliore sulla nascita del Nazionalsocialismo di allora, né sulla sua rinascita oggi. Tu sei un Nazionalsocialista. Questa tradizione molto antica che era seguita dall’élite della SS si starà risvegliando anche nel tuo sangue. Se consideri tutto quello che ho detto sopra, aggiungi gli scritti di Savitri Devi, come il “Fulmine e il Sole”, alcuni scritti di Miguel Serrano (sia lui che Devi si riferiscono a Hitler come l’ultimo Avatar), e aggiungi Jung quando dice che Hitler è per l’Uomo Bianco ciò che Maometto è per il Musulmano, ecc, e disponi di una ottima base per un cammino spirituale per te e i tuoi seguaci.

Per quanto riguarda i rituali, sono importanti in quanto onorano i nostri antenati e fortificano i legami di sangue e di cultura che ci legano gli uni agli altri e allo stesso modo ai nostri antenati. Abbiamo quattro Giorni Sacri Maggiori che i nostri antenati, nonché le SS, celebravano: i due solstizi ed i due equinozi che sono rappresentati dalla nostra svastica Thule e sono un ricordo della nostra patria Hyperborea. Anche altri riti dovrebbero essere tenuti, ad esempio il compleanno di Hitler e il giorno dei martiri per coloro che hanno dato la loro vita per il Popolo, ecc.

Il nostro cammino spirituale ci è stato tolto ed è stato denigrato dalle Forze delle Tenebre. L’Ordine Nero delle SS, in particolare il lavoro della Ahnenerbe, ce lo ha ridato tramite il Nazionalsocialismo esoterico. Attraverso il Wotanismo, abbiamo una strada per attingere da questa spiritualità. Come detto sopra, le nostre antiche credenze si sono sviluppate dentro di noi, strato dopo strato, per eoni. Il più accessibile sarebbe quello comune al tuo clan, che è la tua famiglia; quindi dalla tua tribù, che per te sarebbe il popolo svedese, mentre per me è il popolo euro-americano; quindi la nostra Razza. Questa è la strada per il nostro inconscio collettivo e, pertanto, la nostra Anima di Popolo. A causa dello sviluppo tribale, ognuno di noi può esprimere le cose in maniera leggermente diversa per via delle esperienze delle nostre rispettive tribù, ma siamo sulla stessa strada e siamo i figli della Luce coinvolti in un’antica lotta che culminerà presto nel Ragnarok di questo ciclo.

Il Wotanismo è una combinazione di mitologia norreno/teutonica, scritti indù/nazionalsocialisti di Savitri Devi, e Tradizione Hyperborea/Thuliana e del Graal del Nazionalsocialismo esoterico. Tutti i Wotanisti sono naturalmente Nazionalsocialisti. Come tali, abbiamo un dovere verso il Popolo, oltre a quello di condurre le Forze della Luce alla vittoria. Come élite del nostro Popolo, è nostra responsabilità lavorare per la sopravvivenza e la vittoria del nostro Popolo dopo il Ragnarok e per la sua rigenerazione. I Wotanisti non sono solo i guerrieri che devono combattere questa battaglia contro il nostro antico nemico, siamo anche responsabili per fornire la rugiada (semi di Sangue e Cultura) che nutre il nostro Popolo durante il Ragnarok.