BALDER

Il più amato tra gli Dèi

del Dr. Casper Odinson Cröwell

Odino e Frigga erano genitori di due figli gemelli tanto più dissimili nel carattere quanto nell’aspetto fisico; poiché mentre Hoder, dio delle tenebre, era cupo, taciturno e cieco, Balder il Bello era il dio puro e radioso dell’innocenza e della luce. La fronte innevata e le ciocche dorate di questo As sembravano spargere raggi di sole a rallegrare i cuori degli Dèi e degli uomini, dai quali era altrettanto amato.

“Di tutti i dodici intorno al trono di Odino,
solo Balder, il Bello,
Il dio sole, buono e puro, e luminoso,
Era amato da tutti, come tutti amano la luce.”
-VALHALLA (J. C. Jones)

Nanna

Balder, raggiungendo la sua piena crescita con meravigliosa rapidità, fu ammesso al consiglio degli Dèi, e sposò Nanna (fiore), la figlia di Nip (bocciolo), una bella e affascinante giovane dea, con la quale visse in perfetta unità e pace. Prese la sua dimora al palazzo di Breidablik, il cui tetto d’argento poggiava su pilastri d’oro, e la cui purezza era tale che nulla di comune o impuro era mai ammesso all’interno dei suoi confini.

Il Dio della luce era esperto nella scienza delle rune, che erano scolpite sulla sua lingua; conosceva le varie virtù dei semplici, una delle quali, la camomilla, era sempre chiamata “fronte di Balder”, perché il suo fiore era immacolatamente puro come la sua fronte. L’unica cosa nascosta agli occhi raggianti di Balder, in un primo momento, era la percezione del suo destino finale.

“La sua casa era Breidablik,
sulle cui colonne Balder incise
Gli incantesimi che richiamano i morti alla vita.
Saggio era lui, e molte arti curiose,
Forme di rune, ed erbe curative conosceva;
Ma ahimé! Quella sola arte non conosceva,
Che tenesse al sicuro la sua vita, per vedere il sole.”
-BALDER MORTO (Matthew Arnold)

Mentre Balder il bello era sempre sorridente e felice, gli Dèi erano molto turbati quando infine videro morire la luce dai suoi occhi azzurri, un aspetto carente sul suo volto, e il suo passo farsi pesante e lento. Odino e Frigga, vedendo l’evidente depressione del loro amato figlio, lo implorarono teneramente di rivelare la causa del suo dolore silenzioso. Balder, cedendo finalmente alle loro suppliche ansiose, confessò che il suo sonno, invece di essere tranquillo e riposante come un tempo, era stato stranamente turbato negli ultimi tempi da sogni oscuri e opprimenti, che, anche se non riusciva a ricordare chiaramente quando si svegliava, lo perseguitavano costantemente con un vago sentimento di paura.

“Di quel dio il sonno
Era più afflitto;
I suoi sogni di auspicio
Sembravano svaniti.”
-CARME DI VEGTAM (trad. di Thorpe)

Quando Odino e Frigga lo sentirono, erano davvero turbati, ma dichiararono che erano abbastanza sicuri che nulla avrebbe fatto del male al loro figlio, che era così universalmente amato. Tuttavia, quando il Padre e la Madre ansiosi erano tornati a casa, parlarono della questione, riconobbero che anche loro erano oppressi da strani presagi, e dopo aver appreso dai giganti che Balder era davvero in pericolo, procedettero ad adottare misure per evitarlo.

Frigga, dunque, mandò i suoi servi in ogni direzione, affinché facessero in modo che tutte le creature viventi, tutte le piante, i metalli, le pietre – in realtà ogni cosa animata e inanimata – prestassero un solenne voto di non fare alcun danno a Balder. Tutta la creazione fece prontamente il giuramento, poiché tutte le cose amavano il dio radioso, e si crogiolavano alla luce del suo sorriso. Così i servi tornarono presto da Frigga, dicendole che tutti avevano debitamente giurato, tranne il vischio, che cresceva sul gambo di quercia alla porta del Valhalla ma, aggiunsero, era una cosa così gracile e inoffensiva che nessun danno poteva essere temuto da esso.

“Nel loro viaggio decisero:
Che avrebbero indotto
Ogni essere,
A promettere di far sì,
che a Balder non fosse fatto alcun male.
Tutte le specie fecero voto
giurando di risparmiarlo;
Frigga ricevette tutti i
I loro voti insieme.”
-EDDA DI SÆMUND (tr. Thorpe)

La Profezia di Vala

Frigga ora riprendeva la sua filatura con la sua solita gioia, poiché sapeva che nessun danno poteva arrivare al figlio che amava di più. Odino, nel frattempo, anch’egli gravemente turbato, e intenzionato ad accertare se vi fosse qualche motivo per la sua depressione involontaria, decise di consultare una delle Vala morte o profetesse. Montò quindi il suo stallone Sleipnir, cavalcò sui tremuli ponti di Bifrost e Gjallar, giunse all’ingresso di Nifelheim, e passando il Portale di Hel e il cane Garm, penetrarono nella dimora oscura di Hel.

“Si alzò il re degli uomini con velocità,
E subito sellò il suo stallone nero come carbone;
Giù per la ripida via si dirigeva,
Quel portale alla dimora di Hel.”
-DISCESA DI ODINO (Gray)

Con sua grande sorpresa, notò che un banchetto si stava tenendo in questo regno oscuro, e che le panche erano state tutte coperte di arazzi e anelli d’oro, come se qualche ospite molto onorato fosse atteso in poco tempo. Affrettandosi, Odino finalmente raggiunse la tomba dove la Vala aveva riposato indisturbata per molti anni, e solennemente cominciò a intonare l’incantesimo magico e tracciare le rune che avevano il potere di far rialzare i morti.

“Tre volte pronunciò, con accento lugubre,
Il versetto del risveglio che desta i morti:
Fino a quando da fuori il terreno cavo
Lentamente un cupo respiro risuonò.”
-DISCESA DI ODINO (Gray)

Improvvisamente la tomba si aprì e la profetessa si alzò lentamente, cercando chi fosse e perché turbasse così il suo lungo riposo. Odino, non desiderando che sapesse che era il re degli Dèi, rispose che era Vegtam, figlio di Valtam, e che l’aveva svegliata per informarsi per chi Hel stesse addobbando le sue panche e preparando un banchetto festivo. In tono vuoto, la profetessa ora confermava tutte le sue paure dicendogli che l’ospite atteso era Balder, che sarebbe stato presto ucciso da Hoder, suo fratello, il cieco dio delle tenebre.

“Hoder manderà qui,
Il suo fratello glorioso;
Egli di Balder
Sia l’uccisore,
E il figlio di Odino
Privi della vita.
Per costrizione ho parlato;
Ora tacerò.”
-EDDA DI SÆMUND (trad. Thorpe)

Ma nonostante queste tristi promesse e l’evidente riluttanza della Vala a rispondere a qualsiasi altra domanda, Odino non era ancora soddisfatto e la costrinse a dirgli chi avrebbe vendicato l’uomo assassinato chiamando il suo assassino a rendere conto – uno spirito di vendetta e ritorsione considerato un sacro dovere tra le razze del Nord.

Allora la profetessa gli disse, come Rossthiof aveva predetto prima, che Rinda, la dea della terra, avrebbe avuto un figlio da Odino, e che questo emissario divino, Vali, non avrebbe lavato il viso né pettinato i capelli prima di aver vendicato Balder e ucciso Hoder.

“Nelle caverne dell’ovest,
Dal feroce abbraccio di Odino,
Un ragazzo meraviglioso avrà Rinda,
Che mai pettinerà i capelli di corvo,
Né laverà il suo volto nel torrente,
Né vedrà il fascio di luce dal sole,
Fino a quando sul corsetto di Hoder sorriderà
Fiammeggiante sulla pira funerea.”
-DISCESA DI ODINO (Gray)

Avendolo scoperto dalla riluttante Vala, Odino, che grazie alla sua visita alla fontana di Urd già conosceva gran parte del futuro, aveva rivelato incautamente alcune delle sue conoscenze su chi si sarebbe rifiutato di piangere la morte di Balder. Quando la profetessa udì questa domanda, capì subito che era stato Odino a chiamarla fuori dalla tomba e, rifiutandosi di dire un’altra parola, sprofondò nel silenzio della tomba, dichiarando che nessuno sarebbe mai stato in grado di attirarla fuori di nuovo fino alla fine del mondo.

“Orsù dunque, e corri a casa,
Che mai venga alcuno a domandare
Per spezzare di nuovo il mio sonno ferreo,
Finché Loki non spezzerà la sua catena in dieci;
Mai, finché la notte più profonda
Avrà ripreso il suo antico regno
Finché avvolto in fiamme, gettato in rovina,
Affonderà la fibra del mondo.”
-DISCESA DI ODINO (Gray)

Odino aveva interrogato la più grande profetessa che il mondo avesse mai conosciuto, e aveva imparato i decreti di Orlog (del destino), che sapeva non poter essere messo da parte. Egli rimontò quindi il suo destriero, e triste si fece strada verso Asgard, pensando al tempo, non molto lontano, in cui il suo amato figlio non sarebbe più stato visto nelle dimore celesti, e quando la luce della sua presenza sarebbe scomparsa per sempre.

Entrando a Gladsheim, tuttavia, Odino fu in qualche modo rallegrato quando seppe delle precauzioni prese da Frigga per assicurarsi la salvezza del loro amato, e presto, sentendosi convinto che se nulla avrebbe ucciso Balder, egli avrebbe sicuramente continuato a rallegrare il mondo con la sua presenza; mise da parte tutte le preoccupazioni e ordinò i giochi e un banchetto festivo.

Gli Dèi in Festa

Gli Dèi ripresero le loro occupazioni, e presto gettarono i loro dischi d’oro sulla pianura verde di Ida, che si chiamava Idavoll, il parco giochi degli Dei. Alla fine, stancandosi di questo passatempo, e sapendo che nessun danno poteva essere recato al loro amato Balder, inventarono un nuovo gioco e cominciarono a usarlo come bersaglio, gettandogli ogni sorta di armi e dardi, certi che non importa quanto abilmente si fossero cimentati, e con quanta precisione mirassero, gli oggetti, avendo giurato di non ferirlo, lo avrebbero solo sfiorato o mancato del tutto. Questo nuovo divertimento fu così affascinante che ben presto tutti gli Dèi si riunirono intorno a Balder, contro cui gettarono ogni cosa disponibile, salutando ogni nuovo fallimento con lunghe grida di risate. Queste esplosioni di allegria presto eccitarono la curiosità di Frigga, che sedeva a filare a Fensalir; e vedendo una vecchia passare per la sua dimora, la fermò per farsi dire ciò che gli Dèi stessero facendo per provocare una tale ilarità. La vecchia, che era Loki sotto mentite spoglie, si fermò immediatamente a questo appello, e disse a Frigga che tutti gli Dèi stavano lanciando pietre e strumenti smussati e affilati a Balder, che stava sorridente e illeso in mezzo a loro, sfidandoli a colpirlo.

La Dea sorrise e riprese il suo lavoro, dicendo che era del tutto naturale che nulla avrebbe fatto del male a Balder, poiché tutte le cose amavano la luce, di cui era l’emblema, e avevano solennemente giurato di non ferirlo. Loki, la personificazione del fuoco, rimase molto deluso nel sentirlo, poiché era geloso di Balder, il sole, che lo aveva completamente eclissato ed era amato da tutti, mentre lui era temuto ed evitato il più possibile; ma egli nascose abilmente il suo dispiacere, e chiese a Frigga se lei fosse abbastanza sicura che tutti gli oggetti si fossero uniti al patto.

Frigga rispose con orgoglio di aver ricevuto il solenne giuramento di tutte le cose, tranne che di un piccolo infestante innocuo, il vischio, che cresceva sulla quercia vicino alla porta del Valhalla, ed era troppo piccolo e debole per essere temuto. Dopo aver ottenuto le informazioni desiderate, Loki continuò a gironzolare; ma non appena fu al sicuro fuori dalla vista, riprese la sua forma, si affrettò al Valhalla, trovò la quercia e il vischio indicati da Frigga, e dalle arti magiche costrinse la pianta infestante ad assumere una dimensione e una durezza finora sconosciute.

La Morte di Balder

Dal gambo di legno così prodotto, formò abilmente un dardo prima di affrettarsi di nuovo a Idavoll, dove gli Dèi erano ancora intenti a scagliare armi contro Balder, solo Hoder era appoggiato tristemente a un albero, non prendendo parte al nuovo gioco. Loki gli si avvicinò senza dare nell’occhio, chiese la causa della sua malinconia, e lo prese in giro con superbia e indifferenza, dal momento che non si degnava di prendere parte al nuovo gioco. In risposta a queste osservazioni, Hoder accusò la sua cecità; ma quando Loki gli mise il vischio in mano, lo condusse in mezzo al cerchio, e indicò in quale direzione stesse il nuovo bersaglio, Hoder lanciò il suo dardo con decisione. Invece del forte grido di risate che si aspettava di sentire, un grido di terrore gli risuonò all’orecchio, perché Balder il bello era caduto a terra, colpito dal tiro fatale.

“Così sul pavimento giaceva Balder morto; e intorno
aveva spade, asce, dardi, e lance,
Che tutti gli Dei nel gioco avevano indolenti gettato
Contro Balder, che nessun’arma aveva trafitto o scalfito;
Ma nel suo petto era conficcato il ramo fatale
Di vischio, che Loki, l’accusatore, aveva dato
A Hoder, e l’Inconsapevole Hoder aveva scagliato –
contro quello soltanto ebbe la vita di Balder nessun incanto.”
-DISCESA DI ODINO (Gray)

Ansiosi gli Dèi gli si riversarono tutti intorno, ma ahimè! la vita non era più in lui, e tutti i loro sforzi per far rivivere il Dio-Sole caduto furono vani. Inconsolabili per la loro perdita, si rivolsero con rabbia a Hoder, che avrebbero percosso se non fossero stati trattenuti dalla sensazione che nessun atto di violenza volontaria avrebbe mai profanato le loro sedi di pace. Al forte rumore del lamento le Dèe giunsero in fretta, e quando Frigga vide che il suo amato figlio era morto, implorò appassionatamente gli Dèi di andare a Nifelheim e supplicare Hel di liberare la sua vittima, perché la terra non poteva vivere felice senza di lui.

Il Viaggio di Hermod

Poiché la strada era accidentata ed estremamente perigliosa, nessuno degli Dèi in un primo momento si offrì volontario per andare; ma quando Frigga aggiunse che lei e Odino avrebbero ricompensato il messaggero amandolo più di tutti, Hermod espresse la sua disponibilità a eseguire la commissione. Per aiutarlo nel suo cammino, Odino gli prestò Sleipnir, e gli ordinò una buona velocità, mentre fece cenno agli altri Dèi di portare il cadavere a Breidablik, e li ordinò di andare nella foresta e tagliare enormi pini per fare una degna pira per suo figlio.

“Ma quando gli Dèi furono andati alla foresta,
Hermod condusse Sleipnir dal Valhalla
E montò su di lui; prima d’allora, mai Sleipnir aveva accolto
Altra mano sul suo crine se non quella di Odino,
Sul suo ampio dorso nessun altro cavaliere era mai stato seduto
Eppure docile ora stava al fianco di Hermod,
Inarcando il collo, e lieto di essere guidato,
Sapendo quanto caro fosse il Dio che andavano a cercare.
Ma Hermod lo aveva sellato, e triste se ne andò
Nel silenzio del buio della strada mai percorsa
Che dirama dal Nord del firmamento, e andarono
Tutto il giorno; e la luce del giorno scemò, e la notte si accese.
E tutta quella notte cavalcarono, e così viaggiarono,
Nove giorni, nove notti, verso il ghiaccio settentrionale,
Attraverso valli profonde solcate da ruscelli ruggenti.
E il decimo mattino vide il ponte
Che sovrasta con archi dorati il torrente Gjall,
E sul ponte una dama a guardare, armata,
Nel passaggio dritto, alla fine,
Dove la strada sbuca tra mura di rocce.”
-BALDER MORTO (Matthew Arnold)

Mentre Hermod viaggiava lungo la strada triste verso Nifelheim, gli Dèi tagliarono e portarono fino alla riva una grande quantità di legna, che posero sul ponte della nave preferita di Balder, Ringhorn, erigendo un’elaborata pira, che, secondo la consuetudine, fu decorata con arazzi, ghirlande di fiori, vasi e armi di tutti i tipi, anelli d’oro, e innumerevoli oggetti di valore, dove il cadavere immacolato venne portato e posto su di esso in abbigliamento sfarzoso.

Uno dopo l’altro, gli Dèi ora si avvicinarono per dare l’ultimo addio al loro amato compagno, e mentre Nanna si chinava su di lui, il suo cuore amorevole si spezzò, e cadde senza vita al suo fianco. Vedendo questo, gli Dèi la deposero con riverenza accanto al marito, affinché lei potesse accompagnarlo anche nella morte; e dopo aver uccisi il suo cavallo e i suoi cani e intrecciato la pira con i rovi, gli emblemi del sonno, Odino, l’ultimo degli Dei, si avvicinò.

La Pira Funeraria

In segno di affetto per i morti e di dolore per la loro perdita, tutti deposero i loro beni più preziosi sulla sua pira, e Odino, chinandosi, ora aggiungeva alle offerte il suo anello magico Draupnir. Gli Dèi riuniti si accorsero allora che stava sussurrando all’orecchio di suo figlio morto, ma nessuno era abbastanza vicino da sentire quali parole dicesse.

Questi preparativi finirono, e gli Dei ora si apprestavano a lanciare la nave, ma la trovarono così pesantemente carica di legna e tesori che i loro sforzi combinati non riuscirono a farla spostare di un centimetro. I Giganti delle montagne, assistendo alla triste scena da lontano, e notando il loro dilemma, dissero che sapevano di una gigantessa di nome Hyrrokin, che abitava a Jotunheim, ed era abbastanza forte da lanciare la nave senza altri aiuti. Gli Dèi ordinarono quindi che uno dei Giganti della tempesta si affrettasse a evocare Hyrrokin, che presto apparve, in sella a un gigantesco lupo, che guidava tramite una briglia fatta di serpenti vivi che si contorcevano. Cavalcando fino alla riva, la Gigantessa smontò e superbamente espresse la sua disponibilità a dare loro l’aiuto richiesto, e nel frattempo non avrebbero dovuto fare altro che tenere la sua cavalcatura. Odino inviò immediatamente quattro dei suoi Berserker più folli per adempiere a questo compito; ma, nonostante la loro forza fenomenale, non riuscirono a tenere fermo il mostruoso lupo fino a quando la Gigantessa non l’ebbe strattonato e legato stretto.

Hyrrokin, vedendoli ora in grado di gestire il suo refrattario stallone, marciò lungo la spiaggia, mise la spalla contro la poppa della nave di Balder, Ringhorn, e con una potente spinta la mandò in acqua. Tale era il peso del fardello che si muoveva, tuttavia, e la rapidità con cui si abbatteva in mare, che tutta la terra tremò come per un terremoto, e i rulli su cui scivolava presero fuoco per l’attrito. Lo sgomento inaspettato quasi fece perdere agli Dèi l’equilibrio, e così fece arrabbiare Thor che alzò il martello e avrebbe colpito la Gigantessa se non fosse stato trattenuto dai suoi simili Dèi. Facilmente fu placato, come al solito – poiché la violenza di Thor, anche se facile, era evanescente – allora si avvicinò alla nave ancora una volta per consacrare la pira funeraria con il suo sacro martello. Ma, mentre stava eseguendo questa cerimonia, il nano Lit riuscì a mettersi in mezzo così provocatoriamente che Thor, ancora un po’ adirato, lo prese a calci nel fuoco, che aveva appena acceso con una torcia, dove il nano fu arso in cenere con le salme della coppia fedele.

Mentre la nave si allontanava verso il mare, le fiamme si alzavano sempre più in alto, e quando si avvicinò all’orizzonte occidentale sembrava che il mare e il cielo fossero tutti in fiamme. Colmi di tristezza gli Dèi guardavano la nave incandescente e il suo prezioso carico, finché non si tuffò improvvisamente tra le onde e scomparve; e non si voltarono per tornare alle loro case fino a quando l’ultima scintilla di luce fu scomparsa, e tutto il mondo era avvolto nell’oscurità, in segno di lutto per Balder il buono.

“Presto si elevò ruggente il fuoco potente,
E la pira crepitava; e tra i tronchi
Affilate lingue tremule di fiamma sgorgavano, e saltavano
Contorcendosi e guizzando, più in alto, finché non lambirono
La sommità del mucchio, i morti, l’albero,
E divorarono le vele avvizzite; ma ancora la nave
Andava, in fiamme il suo scafo incendiato.
E gli Dèi erano sulla spiaggia, e osservavano;
E mentre guardavano, il sole scendeva vivido
Nel mare avvolto dal fumo, e la notte sopraggiunse.
Poi il vento cadde con la notte, e vi fu quiete;
Ma nel buio guardavano la nave in fiamme
Ancora trasportata dalle acque lontane, su,
Sempre più lontano, come un occhio di fuoco.
Così appariva nel buio lontano, la pira di Balder;
Ma più debole, come le stelle si alzarono in alto, brillava;
I corpi erano stati consumati, la cenere soffocava la pira.
E come in un fuoco invernale che va scemando,
Un tronco bruciacchiato che cade, fa una pioggia di scintille.
Così, con una pioggia di scintille, la pira cadde,
Arrossando il mare intorno; e tutto fu buio.”
-BALDER MORTO (Matthew Arnold)

Tristi, gli Dèi rientrarono in Asgard, dove non si udì alcun suono di allegria o di festa, ma tutti i cuori erano colmi di disperazione, poiché sapevano che la fine era vicina, e rabbrividivano al pensiero del terribile Inverno di Fimbul, che avrebbe annunciato la loro morte.

Solo Frigga accarezzava qualche speranza, e attendeva con ansia il ritorno del suo messaggero, Hermod il rapido, che nel frattempo aveva cavalcato sul tremulo ponte, lungo l’oscura Via di Hel, e la decima notte aveva attraversato la marea impetuosa del fiume Gjall. Qui fu sfidato da Madgud, che chiese perché il ponte di Gjallar tremava sotto il battistrada del suo cavallo più di quando facesse al passaggio di un intero esercito, e chiese perché lui, un uomo vivo, stesse tentando di penetrare nel temuto Regno di Hel.

“Chi sei tu, sul tuo cavallo nero e impetuoso
Sotto i cui zoccoli il ponte sul torrente Gjall
Trema e rimbomba? Dimmi della tua razza e della tua casa.
Solo ieri sono passate cinque truppe di morti,
Costretti alla loro strada verso il regno di Hel,
E non scossero il ponte più di quanto tu abbia fatto da solo.
E tu hai carne e colore sulle tue guance,
Come gli uomini che vivono, e respiri l’aria vitale;
Né appari pallido e smunto, come l’uomo deceduto,
Anime legate sotto, i miei passanti quotidiani qui.”
-BALDER MORTO (Matthew Arnold)

Hermod spiegò a Madgud il motivo della sua venuta e, dopo aver accertato che Balder e Nanna avessero cavalcato il ponte prima di lui, si affrettò, fino a quando giunse alla porta degli inferi, che si alzò dinanzi a lui per bloccarlo. Per nulla scoraggiato da questa barriera, Hermod smontò sul ghiaccio liscio, strinse le briglie della sua sella, rimontò, e affossando i suoi speroni in profondità negli eleganti fianchi di Sleipnir, gli fece fare un salto prodigioso, che lo fece atterrare sano e salvo dall’altra parte del Portale di Hel.

“Da allora in viaggio per i campi di ghiaccio
Sempre a nord, fino a quando incontrò un muro a ergersi
Sbarrando la sua strada, e nel muro un cancello.
Quindi smontò, e tirò strette le briglie,
Sul ghiaccio liscio, di Sleipnir, cavallo di Odino,
E gli fece saltare il cancello, ed entrò.”
-BALDER MORTO (Matthew Arnold)

Cavalcando avanti, Hermod arrivò finalmente alla sala dei banchetti di Hel, dove trovò Balder, pallido e abbattuto, sdraiato su una panca, sua moglie Nanna accanto, guardando fisso l’idromele davanti a lui, che non aveva voglia di bere.

La Missione di Hermod

Invano Hermod informò suo fratello che era venuto a redimerlo; Balder scosse tristemente la testa, dicendo che sapeva di dover rimanere in quella triste dimora fino all’ultimo giorno, ma implorandolo di riportare Nanna con sé, poiché la casa delle ombre non era posto per una giovane creatura così luminosa e bella. Ma quando Nanna udì questa richiesta si avvinghiò ancora più  vicino al marito, giurando che nulla l’avrebbe mai spinta a separarsi da lui, e che sarebbe rimasta con lui, anche a Nifelheim, per sempre.

Tutta la notte fu trascorsa in serrata conversazione, con Hermod che prima si rivolse a Hel e implorò il rilascio di Balder. La Dea malvagia ascoltò in silenzio la sua richiesta, e alla fine dichiarò che avrebbe liberato la sua vittima a patto che tutte le cose animate e inanimate avrebbero dovuto dimostrare il loro dolore per la sua perdita versando una lacrima.

“Vengo allora a sapere che Balder era così amato,
E se ciò è vero, e una tale perdita è del Cielo,
Ascolta, di come in Cielo può Balder esser riportato.
Mostrami in tutto il mondo i segni del dolore!
Fosse anche solo una cosa a non piangere, qui Balder si ferma!
Fa che tutto ciò che vive e si muove sulla terra
Lo pianga, e tutto ciò che è senza vita pianga;
Che gli dèi, gli uomini, i bruti, lo piangano; piante e pietre!
Quindi saprò che il perduto era davvero caro,
E piegherò il mio cuore, per restituirlo al Cielo.”
-BALDER MORTO (Matthew Arnold)

Dopo aver avuto questa risposta, l’anello Draupnir, che Balder inviò a Odino, un tappeto ricamato da Nanna per Frigga, e un anello per Fulla, Hermod si fece strada dal regno oscuro di Hel, da cui sperava presto di salvare Balder il buono, perché sapeva che tutta la natura piangeva sinceramente la sua dipartita e avrebbe versato lacrime infinite per riconquistarlo.

Gli Dèi riuniti si accalcarono ansiosamente intorno a lui non appena tornò, e quando aveva consegnato i suoi messaggi e doni, gli Æsir inviarono araldi a ogni parte del mondo a chiedere che tutte le cose animate e inanimate piangessero per Balder.

“Andate veloci in tutto il mondo e pregate
Tutte le cose viventi e non viventi di piangere
Balder, se così possiamo riaverlo!”
-BALDER MORTO (Matthew Arnold)

Questi ordini furono rapidamente eseguiti, e ben presto le lacrime grondavano da ogni pianta e albero, il terreno era saturo di umidità, e metalli e pietre, nonostante i loro cuori duri, piansero anch’essi.

Sulla strada di casa i messaggeri passarono davanti a una grotta oscura, in cui videro la forma accovacciata di una Gigantessa di nome Thok, che alcuni supponevano essere Loki sotto mentite spoglie; quando le chiesero di versare una lacrima, lei li derise e fuggì nei recessi oscuri della sua grotta, dichiarando che non avrebbe mai pianto e che Hel avrebbe potuto mantenere la sua preda per sempre.

“Thok non pianse
che lacrime asciutte
Per la morte di Balder —
Né in vita, né in morte
Mi diede mai gioia.
Che Hel tenga la sua preda.”
       -EDDA ANTICA (Howitt)

Non appena i messaggeri di ritorno arrivarono ad Asgard, tutti gli Dèi si accalcarono intorno a loro per conoscere il risultato della loro missione; ma i loro volti, tutti accesi dalla gioia dell’attesa, si oscurarono presto di disperazione quando sentirono che, poiché una creatura aveva rifiutato il tributo delle lacrime, non avrebbero più potuto vedere Balder sulla terra.

“Balder, il Bello, mai tornerà
Da Hel all’aria superiore!
Tradito da Loki, tradito due volte,
Prigioniero della Morte è fatto;
Mai lascerà il luogo di sventura
Fino a quando sarà giunto il Ragnarok  fatale!”
               -VALHALLA (J. C. Jones)

L’unica consolazione rimasta a Odino era quella di adempiere alla sentenza del destino. Egli quindi si allontanò e compì il difficile corteggiamento di Rinda, che abbiamo già descritto. Lei diede alla luce Vali, il Vendicatore, che, entrando ad Asgard il giorno stesso della sua nascita, colpì Hoder con la sua freccia affilata. Così punì l’assassino di Balder secondo il vero credo del Nord.

La spiegazione fisica di questo racconto è o il tramonto quotidiano del sole (Balder), che affonda sotto le onde dell’Ovest, scacciato dall’oscurità (Hoder), o la fine della breve estate settentrionale e il regno della lunga stagione invernale. “Balder rappresenta l’estate luminosa e limpida, quando il crepuscolo e la luce del giorno si baciano e vanno di pari passo in queste latitudini settentrionali.”

“Pira di Balder, del sole un segno,
Sacro focolare macchiato di rosso;
Eppure, presto muore la sua ultima debole scintilla,
E nell’oscurità regna poi Hoder.”
  -VIKING TALES OF THE NORTH (R. B. Anderson)

“La sua morte per mano di Hoder è la vittoria delle tenebre sulla luce, l’oscurità dell’inverno sulla luce dell’estate; e la vendetta di Vali è l’irrompere della nuova luce dopo l’oscurità invernale.

Loki, il fuoco, è geloso della pura luce del cielo, Balder, il solo tra gli Dèi del Nord a non aver mai combattuto, sempre pronto con parole di conciliazione e di pace.

“Ma dalle tue labbra, o Balder, notte o giorno,
Non ho mai udito una parola lesiva
A Dio né Eroe, ma tu hai tenuto indietro
Gli altri, impegnandoti a sedare le loro risse.”
  -BALDER MORTO (Matthew Arnold)

Le lacrime versate da tutte le cose per l’amato Dio sono simboliche del disgelo primaverile, che tramontano dopo la durezza e il freddo dell’inverno, quando ogni albero e ramoscello, e anche le pietre gocciolano di umidità; solo Thok (carbone) non mostra alcun segno di tenerezza, in quanto è sepolta nel profondo della terra oscura e non ha bisogno della luce del sole.

“E come in inverno, quando il gelo si spezza,
Alla fine dell’inverno, prima dell’inizio della primavera,
E un vento caldo da ovest soffia, e il disgelo ha inizio
Dopo un’ora si sente un suono gocciolante
In tutte le foreste, e la neve morbida
Sotto gli alberi è tutta bucherellata,
E dai rami i carichi di neve scendono giù;
E, nei campi esposti a sud, trame scure
Di erba fanno capolino tra la neve circostante,
Per poi allargarsi, e il cuore del contadino è contento.
Così attraverso il mondo fu sentito un rumore gocciolante

Di tutte le cose che piangevano per riportare Balder indietro;
E udirlo diede gioia agli Dèi.”

-BALDER MORTO (Matthew Arnold)

Dalle profondità della loro prigione sotterranea, il sole (Balder) e la vegetazione (Nanna) cercano di rallegrare il cielo (Odino) e la terra (Frigga) inviando loro l’anello Draupnir, l’emblema della fertilità, e l’arazzo fiorito, simbolico del manto di verdure che sarà di nuovo a ricoprire la terra e migliorare il suo aspetto con la sua bellezza.

Il significato etico del racconto non è meno bello, poiché Balder e Hoder sono simboli delle forze contrastanti del bene e del male, mentre Loki impersona il tentatore.

“Ma in ogni anima umana troviamo
Che la notte è l’oscuro Hoder, il fratello cieco di Balder,
Nasce e cresce forte come lui;
Perché cieco è ogni male nato, come sono i cuccioli di orso,
La notte è il mantello del male; mentre il bene
S’erge sempre in abiti splendenti.
Loki operoso, tentatore da sempre,
Ancora in avanti calpesta incessante, e tiene
La mano del cieco assassinio, che rapido lancia il dardo
A trafiggere al petto il giovane Balder, quel sole della sfera di Valhalla!”
-VIKING TALES OF THE NORTH (R. B. Anderson)

L’Adorazione di Balder

Una delle festività più importanti si tiene al Solstizio d’Estate, o alla vigilia di Mezza Estate, in onore di Balder il Buono, poiché è considerato l’anniversario della sua morte e della sua discesa nel mondo inferiore. Quel giorno, il più lungo dell’anno, tutte le persone si riunirono fuori dalle porte, fecero grandi falò e guardarono il sole, che alle latitudini settentrionali estreme si limita a toccare l’orizzonte prima di sorgere su un nuovo giorno. Da Mezza Estate in poi, i giorni si accorciano, e i raggi del sole sono meno caldi, fino al Solstizio d’Inverno, che era chiamato “Madre Notte”, dato che era il più lungo dell’anno. La vigilia di Mezza Estate, una volta celebrata in onore di Balder, fu usurpata dagli estranei soggiogatori cristiani e fu da allora chiamata San Giovanni, il santo utilizzato per soppiantare interamente Balder il Buono.

PREGARE COME UN INDOEUROPEO

odinism

di Tom Rowsell

DOVE svolgere preghiere e rituali? Che cosa si può sacrificare in un blót e quali libagioni possono essere versate? Che cosa dire in una preghiera e quale Dio invocare?

Rispondo a queste domande e spiego il formato tripartito della preghiera indoeuropea con riferimento al Sigrdrífumál e al ciclo della donazione reciproca. Mostrerò anche che aspetto hanno il mio santuario e gli idoli e come porgo loro un’offerta.

Appendice

La religione è definita come “un insieme di credenze… di solito implicanti devozione e osservanze rituali…” (Random House Dictionary). I rituali delle religioni indoeuropee sono spesso trascurati, ma sono molto ampiamente descritti in molti contesti nelle singole lingue. Circa un miliardo di indù mantengono anche i loro antichi rituali quotidiani: ricordano ancora. Lo studio della linguistica indoeuropea (IE) consente una ricostruzione teorica di alcuni dei rituali proto-indoeuropei originali mostrando i significati religiosi comuni di alcune parole proto-indoeuropee (PIE). In alcuni casi si ritiene possibile ricostruire l’attuale formulazione di antichi testi rituali, o almeno quelli più formali a causa delle qualità mnemoniche del versetto. Questo approccio più tecnico è il metodo più prezioso per ricostruire la religione proto-indoeuropea.

In passato, molti rituali indoeuropei sono stati ricostruiti sulla base di studi di religione comparata, comprese le descrizioni del folklore e della letteratura antica, ma gran parte di questo lavoro ha avuto un’agenda politica o religiosa. Tuttavia le descrizioni multiple forniscono un’immagine e una conferma della pratica che può essere adeguatamente ricostruita tramite l’analisi linguistica. Più recentemente, gli archeologi moderni hanno descritto molti siti che hanno elementi religiosi che possono essere analizzati (oltre a trovare molte nuove iscrizioni) e questi hanno fornito una gradita correzione alla libera speculazione che è stata pubblicata in passato. Più standard professionali di analisi della religione (con meno bigottismo) sono stati sviluppati anche negli studi antropologici. Si veda per esempio, pp. 229-232, Schultz e Lavenda, (antropologia culturale, una prospettiva sulla condizione umana, da Emily A. Schultz e Robert H. Lavenda, Mayfield Publishing Co., Mountain View, CA, 1995; abbrev. &L); S e p. 344-382, Haviland (antropologia culturale di William A. Haviland, Harcourt Brace Jovanovich College Publishers, NY, 1993).

Arta

Un esempio del peggio del precedente tipo di analisi è fornito da Émile Benveniste che afferma che “non esiste un termine comune per designare la religione stessa, o il culto, o il sacerdote, e neanche uno per i singoli dèi” pp. 445-6. Egli poi fornisce il primo esempio di ciò di cui nega l’esistenza: la radice *ŗta-, di solito tradotta come ‘ordine’, e ricostruita dal vedico sanscrito Ŗta, e ‘l’ordine’ dell’Arta iranico che forniscono sia una parola astratta che il nome di una dea. Questa radice fornisce anche le forme sanscrite ŗta-Van (masc.), e ŗta-vari (FEM.); e le forme iraniche Artavan (masc.), e Artavari (FEM.), tutte significanti ‘colui che è fedele ad Arta, che è moralmente compiuto’ che sono tipi comuni di formazioni per coloro che assistono ai rituali (per esempio, sacerdoti e sacerdotesse). Dopo aver respinto la possibilità che gli Indoeuropei potessero avere un concetto religioso di base, Benveniste afferma: “Abbiamo qui una delle nozioni cardinali del mondo legale degli Indoeuropei che non dice nulla delle loro idee religiose e morali” (Benveniste , pagg. 379-381). Aggiunge anche che un suffisso astratto -tu formò la radice vedica Ŗtu-, avestica Ratu-, che designava l’ordine, in particolare nelle stagioni e periodi di tempo e che appare nel latino Ritus ‘rito’ preso in prestito in Inglese come ‘rite (s), ritual (s)’. La stessa radice, a volte data come *hrta, appare come -Ratri, l’elemento in molti nomi di festival in India come Shivaratri, il Festival della celebrazione del matrimonio di Shiva. In moderno Hindi, gli ārties (aarties) sono inni speciali che vengono cantati alla fine di un’offerta per assicurarsi che i riti vengano eseguiti correttamente; molti di questi sono dati nella preghiera quotidiana di Snatan. Un altro suffisso -ti dà il latino ars, artis ‘la tecnica per fare qualcosa’, e viene preso in prestito in Inglese come ‘art’. Questa è una delle parole più ampiamente testimoniate e le dee più ampiamente deificate tra gli Indoeuropei. Per molti altri esempi, vedere p. 710, G &I che dà *ar-(tho-) ‘adattare, corrispondere, unire’, con le forme ittite ara, ULara, e DAra ‘Buono, Giusto’, una Dea ittita; anche pp. 56, 57, Pokorny e *Haér (TIS) su p. 362, EIEC.

Un elenco di termini religiosi proto-indoeuropei ricostruiti è fornito da Lyle Campbell (pp. 391-392, Historical Linguistics, An Introduction, MIT Press, Cambridge, 2004), per il quale accredita Michael Weiss. Campbell dà solo la radice nuda e una traduzione; ove possibile, ho aggiunto i numeri di pagina di Encyclopedia of Indo-European Culture (abbreviato EIEC), che amplifica le informazioni e dà alcune delle parole in varie lingue, e anche da Gamkrelidze e Ivanov (abbreviato G&I) che utilizzano diversi tipi di ricostruzione fonetica, ma forniscono anche molti esempi. I miei commenti sono tra parentesi.

  • *isH1ro ‘sacro’ [*eisH1ro, p. 702, G&I]
  • *sakro- ‘sacro’ (derivante da *sak- ‘santificare’) [p. 493, EIEC; p. 702, G&I]
  • *kywen(to)- ‘sacro’ [p. 493, EIEC; p. 702, G&I]
  • *noibho- ‘sacro’ [p. 493, EIEC]
  • *preky ‘pregare’ [si veda perky ‘chiedere, chiedere in matrimonio’ p. 33 EIEC, ma eccetto che in Latino, l’uso sembra essere limitato a un senso non religioso]
  • *meldh ‘pregare’ [p. 449, EIEC; p. 703, G&I; si veda preghiera, pregare, sotto.]
  • *gwhedh ‘pregare’ [p. 449, EIEC]
  • *H1wegwh ‘parlare solennemente’; [*uegwh, p. 449, EIEC; p. 704, G&I]
  • *ĝheuHx ‘chiamare, invocare’ (probabile Inglese ‘God’ da *ĝhū-to- da ‘ciò che è invocato’, ma deriva da *ĝhu-to-‘versare’ da *ĝheu- ‘libare, versare’ è anche possibile), [p. 89, EIEC; si veda invocare, invocazione, sotto.]
  • *kowHxei- ‘sacerdote, veggente/poeta’ [p. 451, EIEC]
  • *Hxiaĝ- ‘adorare’ [*yak’ p. 704fn, G&I]
  • *weik- ‘consacrare’ (significato precedente forse “separare”), [*ueik-, p. 493, EIEC; p. 29, Grimm]. Questa è l’origine della parola Wicca, tra l’altro.
  • *sep- ‘gestire con riverenza’ [p. 450, EIEC]
  • *spend- ‘libare’ [*sphent’- pp. 608, 708, G&I]
  • *ĝheu- ‘libare’ e *ĝheu-mņ ‘libagione’ (ma vedasi *ĝheuHx sopra.)
  • *dapnom ‘pasto sacrificale’ da *dap-. [Vedasi daps sotto.]
  • *tolko/eH2 ‘pasto’ (almeno tardo PIE) [p. 496, EIEC]
  • *nemos ‘bosco sacro’ (utilizzato in Occidente e centro del mondo IE) [némes- p. 248, EIEC]
  • *werbh ‘recinto sacro’

Di seguito sono riportati alcuni elementi del rituale proto-indoeuropeo che possono essere ricostruiti in base all’analisi linguistica. Questo non è affatto tutto, sono solo quelli di cui ho avuto modo di scrivere finora.

Culto degli Antenati

Gli antropologi elencano gli spiriti ancestrali come uno dei tipi di esseri soprannaturali e sono “visti come un interesse attivo nella società umana” p. 348-350, Haviland. Chiamati *patri-> Patris o patrikas (ad esempio ‘padri, piccoli padri’, p. 194-5, EIEC) e *mater > matris o matrikas (ad esempio ‘madri, piccole madri’, p. 385-6, EIEC) entrambi con terminazioni diminutive in varie forme affini, erano adorati tra tutti gli Indoeuropei. In generale, le persone fanno questo andando a siti tombali e offrendo cibo, fiori e lampade illuminate o candele. Gli Indoeuropei adoravano i propri genitori come comunità in periodi regolari dell’anno, specialmente in maggio e novembre.

I “morti onorati” si presumevano persistere in qualsiasi luogo ed erano anche adorati allo stesso modo sotto il nome *Mannus, ad esempio il Latino Di Manes e molte forme affini in altre lingue. Una variante più personale di questo rituale era la commemorazione di compagni perduti da parte di soldati molto diffusa tra i Romani, e celebrato come la Rosalia, circa il 1 ° maggio.

Offerte di Cibo

Un’offerta sacrificale o un’oblazione di orzo tostato viene ricostruita sulla base di *bhrekyh-, da cui deriva il latino arcaico ferctum ‘la torta sacrificale fatta di orzo, miele e burro’, osco fertalis ‘cerimonia rituale che coinvolge torte sacrificali’. Un’offerta è anche ricostruita con parole per ‘fuoco’ come *nk’ni- da cui deriva il sanscrito agní ‘sacro fuoco’, greco Agōn- ‘concorso, giochi (un tipo molto comune di offerta)’ e latino agneus ‘offerta di arrosto, agnello’. Gamkrelidze e Ivanov sostengono che questi insiemi di forme mostrano un rituale proto-indoeuropeo comune con alcune sostituzioni, p. 604-605. Certamente un’offerta rituale che usa il fuoco può essere ricostruita su motivi di religione comparativa perché è descritta esplicitamente in Latino, Sanscrito, Ittita e Greco.

Nel caso di un animale ucciso per un’offerta, il punto non era quello di causare sofferenza all’animale, ma di avere qualcosa da mangiare. Questo processo era tuttavia inquietante per gli Indoeuropei, e hanno espresso questo attraverso il rituale di personificazione dell’animale. Questo appare nel mito di Yama, il primo animale a morire e in rituali e festival legati a questo mito, come il greco Bouphonia Festival, la Poplifugia romana e il Festival di Romolo e il lettone Apjumibas.

vittime sacrificali

Daps è un banchetto, o cibo rituale offerto a una divinità come atto sacro per incoraggiare gli Dei e Dee a fare qualcosa. Gli adoratori spesso celebrano con una festa comunitaria, p. 231-232, S&L, ma un Daps ha la caratteristica distintiva di uno speciale “seggio” previsto per gli Dèi e Dee alla festa. Descrizioni dettagliate di come erigerne uno sono date in Sanscrito, Avestico, Greco e Latino. Questo è un tipo molto arcaico di festival; nelle prime descrizioni, la paglia veniva sparsa sul terreno perché gli antenati o divinità e dee vi si sedessero, dal momento che apparentemente non c’erano mobili disponibili, o non erano ancora stati inventati. In Latino, la forma più vecchia è descritta da Catone nel De Agri Cultura, un libro su come coltivare, e dal momento che dice specificamente che è necessario propiziare gli Dèi e le Dee per produrre buoni raccolti, egli racconta di come fare un Daps.

Nel tardo periodo classico, un Daps nella tradizione greca e romana era diventato una scusa per una festa elaborata e costosa simile a un “gala di beneficenza di New York” e un intero libro è conservato sul tema chiamato Deipnosofisti, che racconta quali alimenti erano serviti e fornisce anche ricette. Conosciamo anche la canzone rituale in latino poiché c’è un Daps per Sant’Agnese cantato a Pasqua, secondo l’Innario Gregoriano. La festa è ricostruita come *dapnom ‘pasto sacrificale’ da *dap-. Forme includono: greco dapáne, con il perideipnon, un banchetto tradizionale presso la tomba di una persona cara; latino daps ‘tavolo cerimoniale (cultico); cibo, pasto, festa’, armeno tawn ‘banchetto’ e antico islandese tafn ‘animale sacrificale, cibo sacrificale’. Le parole correlate sono tocario A. tāpal ‘cibo’ e ittita LUtappala- ‘persona responsabile della cucina di corte’ (p. 606, G &I; p. 323ff e p. 484, Benveniste; p. 496, EIEC). C’è un’ottima discussione sulla “festa degli dèi” di Theoxenia nell’antica pratica di culto greca dalle prove epigrafiche, ed. di Robin Hagg, Svenska Institutet i Athen, Stoccolma, 1994.

Offerte vocali

Le offerte agli dèi e alle dee sotto forma di discorsi (preghiera, lode, canto e storia) sono comuni a tutte le genti secondo gli antropologi. Gli Indoeuropei avevano diverse parole per “Offerte vocali” che possono essere ricostruite in proto-Indoeuropeo, compresi i verbi che significano invocare, pregare, cantare e parole formate da queste mediante un processo regolare.

Invocare, invocazione

Gli Indoeuropei invocavano Dèi e Dee usando la parola *ĝheuHx – ‘chiamare, invocare’ con forme in nove gruppi linguistici (p. 89-90, EIEC; p. 413-4, Pokorny). Invocare qualcuno è “chiamarli” e questo veniva compiuto all’inizio di qualsiasi rituale religioso dove si sperava che le divinità partecipassero o almeno ascoltassero. C’è una costruzione regolare di un sostantivo di agente da questo verbo utilizzando un suffisso *-tar (“colui che fa X”), che produce parole per ‘invocatore’ in quattro gruppi linguistici, e costituisce una delle parole standard per sacerdoti e sacerdotesse tra gli Indoeuropei. Esempi sarebbero gođi in Antico Norreno, sanscrito hotra e avestico zaothra. Ci sono molte altre parole di struttura simile.

Vocativo è il termine grammaticale per il caso di un sostantivo usato per appellarsi a persone o esseri non presenti, ed è ricostruito nel sistema di casi sostantivali proto-indoeuropei. Ad esempio, la forma vocativa greca Deo è di solito tradotta in Italiano con la particella “O” come in “O Dea…” Ogni volta che il vocativo viene utilizzato, indica che l’oratore ha personificato l’oggetto dell’indirizzo, al contrario di limitarsi a riferirsi a un concetto astratto. Per chiarire con un esempio, molti americani si riferiscono a “Madre Natura” come se fosse un essere potente, soprattutto dopo un uragano, ma di solito non vi si appellano direttamente come “O Madre Natura…” che indicherebbe che stiano adorando lei. Questa distinzione è importante perché mostra se una certa divinità è stata effettivamente adorata, o se è solo una metafora poetica o un frutto dell’immaginazione dei molti autori che hanno cercato di ricostruire la religione proto-indoeuropea in modo tale da sostenere le proprie ideologie.

Gli Indoeuropei spesso usano patri ‘padre’ e matri ‘madre’ (o forme simili) dopo il nome di una divinità. C’è una lista di queste in fonti romane: Iane Pater (Janus), Liber Pater, Mars Pater o Marspiter, Neptunus Pater, Saturnus Pater, Dispater, Deus patri, Jupiter e Vediovis Pater, tutti elencati nei libri del CIL. Questo appositivo ha la forza di un vocativo, e sembra essere particolarmente utilizzato quando viene fatta una richiesta, come se l’oratore si aspettasse di essere in grado di fare un appello speciale ai propri genitori, che avrebbero potuto sentirsi obbligati a rispondere come a un figlio o una figlia.

Pregare, Preghiera

Una parola diffusa usata dagli Indoeuropei è ricostruita come *meldh – “Pregate mentre offrite sacrificio, offri parole orante agli dèi”. Questo si basa sulla preghiera degli Ittiti maldai, ‘promettiamo solennemente agli dei di offrire un sacrificio’, la preghiera maldessar, ‘invocazione’; alto tedesco antico meldon ‘comunicare, riferire’; tedesco melden; e antico morreno -mal ‘poesia, racconto’, suffisso in titoli di poesie mitologiche nell’Edda Antica. Altre forme includono l’antico ecclesiastico slavo moliti ‘pregare’; russo antico molit ‘pregare mentre si compie un sacrificio’, Ceco modla ‘idolo, tempio’; lituano meldziu ‘(Io) prego’, malda ‘preghiera’; e armeno malt’em ‘(Io) prego’ (p. 703-4, G &I; p. 722, Pokorny; p. 449, EIEC).

Modello Generale per le Preghiere

Mallory e Adams osservano che esiste un modello formulaico ricostruibile dalle prime preghiere attestate (p. 450 EIEC, basando il loro lavoro su Benveniste, pp. 499-507 e infine su Dumézil). Il modello mostra: 1) invocazione, 2) base, che è la giustificazione di una richiesta (tipicamente: ci hai aiutato prima) e quindi 3) la richiesta spesso con un verbo imperativo alla fine. Essi danno diversi esempi; questo è di Catone (De Agri Cultura, 1:132; l’originale latino è citato in M. P. Catone Sull’Agricoltura):

Iuppiter dapalis, quod tibi fieri oportet in domo familia mea culignam vini dapi, eius rei ergo macte had illace dape pollucenda esto.

Jupiter Dapalis (invocazione), poiché è giusto che una tazza di vino ti sia offerta, nella mia casa e in mezzo al mio popolo, per la tua sacra festa; e a tal fine (base), che tu sia onorato con l’offerta di questo cibo (richiesta).

L’esempio precedente è descritto come una richiesta, ma molti rituali indoeuropei consistono nel ringraziare, e cantare canzoni di lode, soprattutto in regolari festival annuali. Infatti la richiesta qui, come nella maggior parte degli esempi, è che la Deità accetti l’offerta! Le celebrazioni comunitarie sono una parte importante di tutte le religioni indoeuropee, e certamente costituiscono la parte più facilmente ricostruibile della religione proto-indoeuropea. [fuggle26]

La pratica rituale indoeuropea è stata molto variabile su una zona molto ampia (dall’Irlanda all’India) e per un periodo di tempo molto lungo (6000 anni), ed era abbastanza flessibile in accordo con le esigenze delle persone. Tuttavia è possibile ricostruire molti rituali nella loro originale forma proto-indoeuropea, utilizzando metodologie linguistiche e comparative, in concomitanza con i dati archeologici e la pratica religiosa moderna.

Fonti

• Ancient Greek Cult Practice from the Epigraphical Evidence, ed. diRobin Hagg, Svenska Institutet i Athen, Stoccolma, 1994.
• Cultural Anthropology by William A. Haviland, Harcourt Brace Jovanovich College Publishers, NY, 1993.
• Cultural Anthropology, A Perspective on the Human Condition, by Emily A. Schultz e Robert H. Lavenda, Mayfield Publishing Co., Mountain View, CA, 1995. (abbrev. S&L)
• Deutsche Mythologie di Jacob Grimm, (English title Teutonic Mythology, translated by J.S. Stallybrass), George Bell and Sons, Londra, 1883.
• Encyclopedia of Indo-European Culture, di J. P. Mallory, and Douglas Q. Adams, Fitzroy Dearborn, Londra, 1997. (abbreviato EIEC)
• Historical Linguistics, An Introduction, di Lyle Campbell, MIT Press, Cambridge, Mass., 2004.
• Indo-European and the Indo-Europeans: A Reconstruction and Historical Analysis of a Proto-Language and a Proto-Culture, di Thomas V. Gamkrelidze, e Vjaceslav V. Ivanov, (Tendenze in linguistica: studi e monografie 80, 2 Vol. Set), con Werner Winter, ed., e Johanna Nichols, traduttrice (titolo originale Indoevropeiskii iazyk i indoevropeistsy), M. De Gruyter, Berlino & NY, 1995. (abbrev. G&I)
• Indo-European Language and Society di Émile Benveniste (trad. di Elizabeth Palmer, tit. or. Le vocabulaire des institutions Indo-Européennes, 1969), University of Miami Press, Coral Gables, Florida, 1973.
• Indogermanisches Etymologisches Wörterbuch di Julius Pokorny, Francke Verlag, Berna e Monaco, 1959.
• M. P. Cato on Agriculture, Latino con traduzione in Inglese di W.D. Hooper, Harvard University Press, Cambridge, Mass., 1936 (un’edizione bilingue Loeb Classical Library).
• Oxford Introduction to Proto-Indo-European and the Proto-Indo-European World, di J. P. Mallory, e Douglas Q. Adams, Oxford University Press, Oxford, 2006.
• Snatan Daily Prayer Diamond Books, Nuova Delhi, 2004.

METAGENETICA – UN AGGIORNAMENTO

metagenetica

di Stephen McNallen

Negli anni ’80 scrissi un breve articolo per The Runestone intitolato “Metagenetica”. L’onda d’urto di quelle tre pagine causò più polemiche di qualsiasi altra cosa abbia mai scritto. La sola menzione della metagenetica fa sì che alcune persone cadano in preda all’ira e all’astio – quindi, sia per informare i miei amici che per far infuriare i miei nemici, ho deciso che era il momento di un aggiornamento sul tema!

Nel testo originale, la metagenetica era presentata come l’idea per cui “gli antenati contano, che ci sono implicazioni spirituali e metafisiche per l’eredità”. Ho abbinato diversi argomenti come le teorie di Jung sugli archetipi, la rinascita nella linea familiare, i legami psichici tra i gemelli e il concetto nordico dell’anima a sostegno di tale affermazione.

I contenuti di base restano gli stessi. Tuttavia, ho apportato dei perfezionamenti, aggiunto informazioni tratte dal biologo britannico Rupert Sheldrake, così come altri scrittori di psicologia e scienze della vita, e in generale ha pensato molto proprio a ciò che significa metagenetica nel lungo periodo.

Se dovessi modificare la definizione di metagenetica dopo tutti questi anni, direi che è “l’ipotesi per la quale vi sono implicazioni spirituali o metafisiche nella relazionalità fisica tra gli esseri umani, che sono legate, ma vanno oltre, ai limiti conosciuti della genetica”. Questo è più complicato della semplice frase degli anni ’80, ma è un po’ più preciso – e si apre alla possibilità che il meccanismo coinvolto potrebbe non essere così semplice come le informazioni memorizzate nella molecola del DNA.

Caratteristiche dell’ipotesi metagenetica

La metagenetica è caratterizzata da:

Relazionalità – descrive una connessione, indipendente dal tempo e dallo spazio, che collega gli esseri umani. (I principi generali che regolano la metagenetica valgono anche per gli animali, le piante, altri regni organici, e in effetti tutti i sistemi auto-organizzanti fino a includere cristalli e molecole. La metagenetica, tuttavia, è un sottoinsieme di questo schema di Grander e si applica specificamente agli esseri umani e alla loro spiritualità.)

Somiglianza – Siamo abituati a cose legate nel tempo e nello spazio, ma questo non è essenziale per il funzionamento della metagenetica. Invece, la metagenetica dice che le persone geneticamente legate tra loro condividono un legame non fisico che non dipende dalla posizione o dal tempo, e la vicinanza di tale legame è determinata dal grado di somiglianza. Il nostro linguaggio inconsciamente esprime questa idea quando parliamo di parenti “stretti” o “lontani”.

Gerarchia – Ciò è implicito nell’idea di somiglianza, descritta sopra. Tutti gli esseri umani sono legati e per questo è vero che siamo “parenti di ogni cosa vivente”, come alcune persone tengono a dire. Tuttavia, non siamo legati a tutti in modo eguale. All’interno dell’ampio cerchio che è la famiglia umana vi è una serie di cerchi concentrici che rappresentano le molte anime di Popolo – e anche questo non è un arrangiamento ordinato e rigido. Le singole famiglie, i clan e le tribù hanno le proprie suddivisioni o “mini-anime di Popolo”, e il tutto è dinamico e mutevole.

Olismo – I componenti che compongono l’individuo umano sono meglio visti come comprendenti un intero. Questo è tipicamente rappresentato come corpo, mente e spirito, anche se il complesso psicosomatico (mente-corpo) nella tradizione germanica è considerevolmente più complicato di questo. Le persone comunemente riconoscono che il corpo e la mente si influenzano a vicenda, ma in molti meno capiscono che anche il corpo (a includere il cervello, il sistema nervoso e l’apparato dell’eredità) è collegato allo spirituale o religioso.

Spiritualità – La relazionalità e la somiglianza influenzano il temperamento, i valori, la connessione psichica, la probabile reincarnazione e il tono generale della spiritualità o della religione. Alcune di queste cose – in particolare temperamento e valori – possono avere la loro origine nella codifica reale del DNA, ma il meccanismo per le altre connessioni potrebbe non trovarsi nel Regno delle scienze fisiche come sono attualmente intese. Sembra esservi un continuum al lavoro, e può essere rappresentato in questo modo:

Implicazioni della metagenetica

Molte cose diventano subito evidenti.

La stirpe conta. La maggior parte degli Asatruar sarà d’accordo con questa affermazione, ma in meno capiranno che gli antenati sono con noi, ora e sempre, a causa della natura del legame metagenetico che trascende il tempo. Nella misura in cui la rinascita si verifica all’interno della linea familiare, noi siamo quegli antenati manifestati di nuovo su Midgard! Inoltre questo legame è speciale – è più intenso del nostro legame con i non-antenati.

Non siamo “una umanità”. Anche se c’è un livello a cui ogni persona è connessa attraverso l’inconscio collettivo dell’umanità nel suo insieme, la vicinanza dei collegamenti varia immensamente. Infatti in una certa misura siamo legati a tutta la vita – ma ciò difficilmente ci induce a valorizzare i protozoi, i pesci rossi e i cammelli tanto quanto nostro fratello o nostro padre! Il grado di connessione è determinato dalla somiglianza.

Non ci sono rituali solitari. Tutte le nostre azioni si rialimentano nell’inconscio collettivo (C.G. Jung) o nel campo morfico (Rupert Sheldrake) – o in termini tradizionali asatru, il Pozzo di Urd. Sembra che più è intensa l’emozione che accompagna l’atto, o più simbolicamente viva un’azione, più interesserà tutti coloro che sono membri del gruppo in questione. Ci si può aspettare pertanto che i nostri blótar, i nostri giuramenti e gli altri scambi con i nostri dèi e dèe, influenzino tutti gli asatruar e tutti i nostri fratelli e sorelle di discendenza europea, in modo abbastanza immediato. Un intero nido di gerarchie è stato riempito da tutti i nostri atti significativi.

La nostra religione è una funzione di chi siamo, non solo di ciò che crediamo. Poiché l’essere umano è un’entità olistica, la nostra spiritualità non può essere considerata una cosa a parte rispetto alla nostra discendenza fisica. In termini sia di genetica che di metagenetica, i nostri antenati sono codificati nel nostro stesso essere. Dai valori e dal temperamento – che hanno dimostrato di correlare statisticamente con l’eredità – alle questioni più profonde dello spirito, i nostri antenati e le nostre antenate continuano a influenzarci. Sembra ragionevole, quindi, prevedere che le persone tenderanno a essere più soddisfatte dai percorsi religiosi e spirituali dei loro antenati. Opportunamente presentate, le antiche vie del proprio popolo dovrebbero esercitare una potente attrattiva sull’individuo.

Le credenze dei nostri antenati sono in gran parte confermate dalla psicologia moderna e dalle scienze biologiche. Soprattutto, l’inconscio collettivo junghiano e le ipotesi di Sheldrake riguardanti i “campi morfici” e la “risonanza morfica” sono molto vicine alle idee germaniche sul Pozzo di Urd, dove riposa l’orlog o “destino”.

Metagenetica – un concetto in evoluzione

La metagenetica, quindi, continua a maturare come nuove informazioni diventano disponibili. Lungi dall’essere rimasta statica nell’ultimo decennio e mezzo, ha incorporato nuove prove e ha trovato conferma negli scritti di altri scienziati col passare del tempo.

L’importanza trascendente del legame ancestrale è sempre stata avvertita dall’Asatru e da altre religioni native in tutto il mondo. Noi che riconoscevamo quel legame, ora abbiamo una conferma sorprendente di ciò che la nostra voce interiore ci ha sempre detto!

UNA FIAMMA ETERNA

fuoco-sacro

di Vjohrrnt V. Odinson

Permettetemi di condividere con voi qualcosa di personale. Per tutto il tempo che posso ricordare, essendo consapevole della mia Fedeltà agli Dèi dei miei antenati e risvegliato alla mia eredità del Nord, ho sempre posto la spiritualità sopra ogni altra cosa. Perché per me le questioni spirituali sono parte di ciò che è eterno in essenza, ciò che non è legato dalle catene del tempo e dello spazio.

Ciò che accade su Midgard ai nostri corpi fisici è limitato dalla presa che il tempo esercita su di noi. Non c’è nulla che noi come esseri umani possiamo fare per questo fatto. Le Norne hanno intrecciato i nostri destini e dobbiamo vivere con onore e con coraggio le nostre vite. Non possiamo scegliere quando o come moriamo, ma possiamo scegliere come viviamo.

Le discussioni che ho avuto in passato con altri pagani, Odinisti e non, hanno spesso riguardato questa predominanza spirituale sulle questioni più terrene da parte mia. L’esoterico sopra l’essoterico. Non sminuivo e continuo a non sminuire in alcun modo l’importanza vitale dell’essere in sintonia con la terra e i suoi cicli, ma quello che cercavo di spiegare loro era che, nella mia comprensione della Völuspa, anche se madre terra ci ha dato la nascita dal suo grembo (Ask e Embla) è stato padre cielo (Odino) a dare al loro corpo il soffio della vita. Per me, questo significa la predominanza dello spirituale sul fisico come vero completamento di ciò che ci rende interi: fylgia, hamr, hugr.

Un corpo (hugr) senza lo spirito (fylgia) non sarà benedetto con la coscienza (hamr). Ma lo spirito esisterà anche senza la sua gabbia terrestre. Quando saliamo alle sale d’oro del Valhalla, non è hugr a cavalcare attraverso il Ponte Arcobaleno, ma una manifestazione di esso a un livello superiore di esistenza, uno che non è vincolato da tempo e spazio come prima menzionato. Valhalla rappresenta il più alto livello di consapevolezza spirituale.

È naturalmente romantico, con grandi sale dove gli eroi caduti festeggiano e bevono e lottano fino al Ragnarök, ma è molto più che un semplice banchetto di Einherjar.

Asgard, dove risiedono i corridoi del Valhalla, è il Regno degli Dèi del cielo, Æsir: Dèi della guerra. Il cielo e il sole sono sempre stati associati alla saggezza e alla conoscenza rivelata (aspetto maschile). Proprio come la terra e la luna rappresentano i misteri occulti ancora da scoprire (aspetto femminile). Nessuna insinuazione sessista qui. Questo è vero in molte altre culture non europee. Questa associazione di cielo-Spirito e terra-corpo è antica quanto le credenze religiose su Midgard. Da ovunque venga la nostra energia vitale, lì potrebbe tornare dopo la morte corporea e perseguire la sua esistenza eterna. Ma il nostro corpo semplicemente ritorna alla terra e si dissolve, come tutti gli organismi “viventi”. Questo approccio piuttosto metafisico all’Odinismo è stato accolto con una certa disapprovazione e persino con rabbia contro la mia mancata glorificazione di madre terra e dei suoi doni. Ma questo non è vero, come è spesso il caso di tali discussioni, e sono stato frainteso. Non avrei mai insultato e sminuito l’importanza della terra e delle sue benedizioni per la nostra gente, ma c’è una linea da segnare tra la glorificazione dei vasi terrestri e quella del simbolismo spirituale.

Un semplice esempio: cosa è più importante in sostanza, la saggezza delle Edda, o il libro stesso? Lo stesso si può dire di un uomo e le sue parole. Che cosa è più importante, colui che parla o il suo messaggio?

È lo stesso con le questioni spirituali/terrene. Senza togliere il valore del veicolo che trasmette il messaggio, ciò che è veramente importante è il messaggio in sé. Un albero, una pietra, un ruscello, dei fiori, tutti possono essere rispettati, amati e protetti, ma mai “venerati”. Neanche gli Dèi devono essere venerati in realtà. L’adorazione implica abbassare se stessi dinanzi agli Dèi. Noi Odinisti non pieghiamo il collo sul ginocchio davanti agli Dèi dei nostri padri. Siamo orgogliosi e li guardiamo negli occhi. Li onoriamo e mostriamo rispetto con i Blotar.

Attraverso la storia, l’uomo ha malriposto la sua fede nelle questioni terrene, idolatrando gli uomini a statura divina quando era la saggezza che portarono al mondo ad aver bisogno di attenzione. Il contenitore è diventato più importante del simbolo che ha rappresentato. Questo è stato il caso con Hitler. Gli individui venerano l’uomo quando in realtà l’uomo sta solo trasmettendo qualcosa che non gli appartiene. Gli è stato semplicemente dato il compito di trasmettere un messaggio alla gente.

Questo è ciò che intendo quando indico che le cose materiali, legate alla terra, a mio parere non hanno lo stesso valore di quelle spirituali eterne.

Abbiamo bisogno della terra, abbiamo bisogno di acqua e cibo per i nostri corpi, per sopravvivere e portare avanti nuova vita in modo che la nostra gente possa crescere e prosperare, ma tutto questo è inutile; bambini, gente, Popolo, la vita stessa, se non c’è uno scopo superiore cui la nostra immortale fylgia ascenda anche dopo la morte fisica. Un Popolo senza spiritualità, semplicemente “esistente”, non vivente, non ha fiamma divina nella sua Anima di Popolo. Senza quella fiamma, l’occhio di Odino che brucia, cosa siamo? Meri bipedi umanoidi che camminano sulla terra? Mangiare, riprodursi e morire? La nostra gente ha uno scopo più elevato che semplicemente respirare come zombie senz’anima, come ci vorrebbero gli agenti moderni della dissoluzione (ZOG).

È tempo di capire. Tempo di riscoprire una spiritualità perduta che è stata smarrita e mal interpretata. La fiamma non è mai morta, è semplicemente offuscata dietro la nebbia dell’ignoranza. Quelli della nostra gente che hanno camminato e sono ancora in piedi sul sentiero del Nord possono vedere attraverso quella nebbia con la luce del Padre di Tutto. È necessario solo chiudere gli occhi e ascoltare… la chiamata del corno di bronzo farà eco nel silenzio. Seguite quell’eco alla sorgente, nel profondo. Per questo l’eco viene da dentro di voi come ha sempre fatto. Eravate solo sordi al suo suono. Lasciate che i vostri antenati da tempo scomparsi vi guidino, perché anche se non possono essere con voi in carne e ossa, il loro spirito non è mai scomparso.

IL BATTESIMO DI UN RE

Wulfram fails to baptise Radbod, King of the Frisians

da “Legends of the Rhine” di H.A. Guerber

Radbod era il re dei Frisoni quando i primi missionari, sfidando ogni pericolo, penetravano coraggiosamente nel suo paese selvaggio e arido, per predicare il Cristianesimo e portare la buona novella ai pagani.

Tale era l’eloquenza persuasiva di questi uomini pii, che infine prevalsero su Radbod stesso perché ricevesse il battesimo, senza il quale, come affermavano solennemente, non avrebbe mai potuto entrare nel regno dei cieli.

Le loro splendenti descrizioni del battesimo di Cristo nel Giordano stimolavano l’immaginazione del re, tanto che dichiarò che anche lui sarebbe stato battezzato in un fiume, e scelse a tal fine il grande Reno, che delimitava il suo regno a sud. Accompagnato da vescovo e sacerdote, e in presenza di molti valorosi guerrieri che avrebbero ricevuto il sacramento nello stesso tempo, Re Radbod marciò fino al Reno.

Le onde si increspavano intorno ai suoi piedi e la mano del vescovo era già stata alzata, quando un ultimo dubbio pervase la mente del re.

“Ferma la tua mano, oh, vescovo!” gridò, “Prima di essere battezzato vorrei fare un’altra domanda. Dimmi, vescovo, dimmi, dove sono tutti i miei antenati, che hanno combattuto così coraggiosamente, hanno governato così saggiamente e sono morti nobilmente sul campo della battaglia? Dimmi, vescovo, dove sono?”

“Oh, re”, rispose in tono grave il vescovo, “i tuoi antenati erano pagani; da pagani vissero, e da pagani morirono. Senza il battesimo non potevano entrare nel regno dei cieli”.

“Vescovo, tu me lo hai già detto!” esclamò Radbod con impazienza, con le sue sopracciglia regali che si contrassero in disappunto. “Ma dimmi, se non in paradiso, dove sono allora?”

“All’inferno” rispose solennemente il vescovo. “I tuoi antenati, essendo pagani, sono andati all’inferno!”

“All’inferno!’ urlò Re Radbod, uscendo dall’acqua, e afferrò la grande spada che aveva gettato sull’erba: “All’inferno! Furfante! Prete malvagio! Come osi dire che i miei antenati sono andati all’inferno? Erano uomini coraggiosi e nobili, hanno vissuto con onore e sono morti senza paura. Piuttosto, sul loro dio, il grande Woden, giuro che preferirei dieci mila volte unirmi a quegli eroi nel loro inferno, che essere con te nel tuo paradiso dei preti!”

E voltando le spalle al vescovo attonito, Radbod brandì la sua spada sopra la sua testa e chiese ai suoi coraggiosi guerrieri di seguirlo nelle foreste selvagge, per continuare ad adorare, in pace, gli dei coraggiosi dei loro degni antenati.

RIVISITARE IL RAGNAROK

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di Richard Scutari e Richard Miller

Circa 6000 anni fa, i nostri antenati indo-europei iniziarono a migrare dalle steppe russe in Europa. I Traci in Grecia, gli Italici e i Celti in Italia, i Celti in Gallia, Spagna, Isole Britanniche e Islanda e le tribù Germaniche in ogni parte d’Europa. I nostri antenati viaggiavano nella direzione di questa grande migrazione e conquistarono e assimilarono gli abitanti locali. Le guerre tra Asi e Vani dei miti nordici sono un perfetto esempio di questo fatto. Le loro lingue mantennero le stesse radici iniziali, ma ognuna si evolse separatamente, per via delle successive migrazioni di tribù e della separazione geografica tra di loro. Allo stesso modo, i loro dèi avevano tutti la stessa radice, ma si adattarono ai gusti locali come i loro nomi che riflettevano i vari linguaggi.

All’alba del nuovo millennio c’è un vibrare della terra, e gli antichi dèi si stanno risvegliando nell’inconscio collettivo del nostro Popolo. Non importa da che parte d’Europa vengano i propri antenati, i loro dèi erano gli stessi e tali rimangono nel nostro subconscio collettivo[1]. Questo risveglio, oggi, è espresso meglio dal Wotanismo/Odinismo, aggiornato per adattarsi ai tempi odierni. Molti nel nostro movimento preferiscono vestirsi di pelliccia ed elmi con le corna per ricreare l’Età Vichinga. Anche se gli abiti tradizionali possono essere appropriati per cerimonie e rituali, l’Età Vichinga e le relative credenze sono tutte cose superate da molto tempo e oggi viviamo nel mondo reale. Ma il Wotanismo non ha tempo; è ancora vivo e vegeto e si è evoluto per adattarsi al mondo odierno.

La nota filosofa ariana e nazionalsocialista, Savitri Devi, affermava nel suo Il Fulmine e il Sole che “La verità è che non c’è nessun altro ‘Dio’, se non la immanente divinità impersonale della Natura della Vita; il Sé universale. Nessun dio tribale è ‘Dio’, gli dèi tribali sono più o meno divini, nella misura in cui rappresentano ed esprimono un’anima collettiva più o meno divina”.

I nostri dèi tribali non rappresentano solo elementi della Natura, che i nostri antenati non avevano altro modo di descrivere, ma anche la nostra anima collettiva. Wotan/Odino rappresenta la saggezza collettiva del nostro Popolo; Thor la nostra forza; Tyr il nostro coraggio collettivo e lo spirito di sacrificio per il bene comune. Heimdall rappresenterà la nostra vigilanza, etc… Gli dèi dei nostri antenati non sono mai morti, ma hanno sempre continuato a vivere nella nostra anima di popolo come un tutt’uno, aspettando il tempo in cui avremmo avuto bisogno di loro per riapparire. I nostri dèi etnici tradizionali sono reali, così come lo è la profezia della sibilla nella Voluspa, riguardante il Ragnarök.

Il Ragnarök non è un evento che avrà luogo in qualche futuro remoto. Noi viviamo entro i freddi confini del Fimbulwinter e all’ombra del Ragnarök proprio ora! Tutte le tribù Ariane si sono riunite da ogni parte d’Europa per la battaglia finale nei campi di Vigrid. Vigrid non è un posto immaginario; è un luogo in cui i poteri contro di noi hanno la loro massima forza. Il campo di Vigrid è proprio qui a Vinland.

I nostri antenati iniziarono a vivere all’ombra del Ragnarök quando il Cristianesimo iniziò a farsi strada tra le varie nazioni ariane. Questo era il tempo in cui le filosofie estranee, di rifiuto del mondo[2], venivano introdotte nelle tribù ariane, che invece accettavano il mondo[3].

Guardando indietro alla storia, si possono vedere chiaramente eventi che sono il risultato diretto del Fimbulwinter e un presagio del Ragnarök che verrà. Loki ha ingannato il dio cieco Hodur affinché uccidesse suo fratello Balder. Hodur rappresenta l’ignoranza e cecità oscura che ha allontanato il nostro Popolo dai nostri modi ariani. Balder esemplifica la consapevolezza intrinseca e le virtù della nostra anima di Popolo; ergo, l’ignoranza cieca ha ucciso la nostra anima di Popolo. In termini chiari e specifici che dimostrano come stiamo vivendo all’ombra del Ragnarök – Loki simboleggia il massimo traditore del popolo, il nemico dentro. Egli è un membro del Popolo il cui cuore è avvelenato da gelosia e rancore, qualità molto rappresentative dell’influenza estranea. Hodur personifica gli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale, mentre Balder incarna i luminosi ideali völkisch della Germania Nazionalsocialista.

Il Fimbulwinter porta al Ragnarök, quando il sole e la luna sono portati via, cosa che simboleggia il nostro Popolo che si allontana dalla propria natura istintiva. Le tribù divennero instabili e la nostra natura perse la sua armonia, portando il freddo nei nostri cuori e nelle nostre menti. I nostri hanno perso i loro istinti naturali per diventare universalisti, egualitaristi e materialisti. Il Fimbulwinter non è altro che il freddo nei cuori e nelle menti del nostro Popolo.

I lupi che vengono liberati rappresentano le filosofie, le credenze straniere e le forze rilasciate contro di noi, mentre le Valkirie simboleggiano l’anima e la coscienza di popolo che si risvegliano negli Einherjar. Questo risveglio (le Valkirie) porta gli Einherjar alla loro dimora, il Valhalla[4]. Einherjar sono coloro del nostro Popolo che hanno risvegliato la loro anima di popolo. La loro vita passata è morta e sono rinati come guerrieri del nostro Popolo. Gli dèi simboleggiano i sacrifici necessari per radunare le forze del nostro Popolo, che devono portare alla rigenerazione. I morti “malvagi” non sono altro che i nostri traditori del Popolo.

L’uccisione di Wotan da parte del lupo Fenris rappresenta la distruzione del vecchio ordine, che è necessaria per portare alla rigenerazione. Vidar il Vendicatore uccide Fenris, portando alla conflagrazione, al fuoco purificatore della battaglia che si sprigiona in tutto il mondo Bianco, una purificazione che riporta il nostro Popolo alla nostra antica sapienza. Dopo la battaglia finale che si svolge sul campo di Vigrid, la rigenerazione riecheggerà nella coscienza collettiva del nostro Popolo in tutto il mondo.

I miti ci insegnano che l’uomo mortale Lif (Vita) e la donna mortale Lifthrasir (portatrice di vita) sopravviveranno al Ragnarök. Lif e Lifthrasir rappresentano quelli del nostro Popolo che sopravvivono alla battaglia finale. Essi sono protetti dalla rugiada del Bosco di Hodmimir (Yggdrasill), noto anche come l’Albero di Vita del Mondo. La rugiada è simbolica per indicare i semi del sangue e della cultura.

Gimli, la nuova Asgard, simboleggia le menti del nostro Popolo che si risvegliano all’antica conoscenza e fede indigena dei nostri antenati. Gimli sopravvive alla conflagrazione senza ferite, portando a una nuova coscienza di Popolo che attinge dal vecchio – il Quarto Reich. Un altro a sopravvivere alla distruzione del Ragnarök è Nidhogg, il drago, per ricordarci che potrà accadere di nuovo se perdiamo il nostro essere vigili e lasciamo che un’influenza e una fede straniera contaminino di nuovo il nostro Popolo e la nostra cultura.

Nel mito, Vidar e Vali ritornano al campo di Idavoll dopo la battaglia del Ragnarök. Vidar, che ha vendicato la nostra saggezza e conoscenza uccidendo Fenris, e Vali, che ha vendicato la morte di Balder uccidendo Hodur, la cieca ignoranza che ha portato alla scomparsa di Balder, rappresentano un tipo di forze immortali della Natura. Sul campo di Idavoll si incontrano con Magni e Modi, i figli di Thor, che sono le personificazioni di forza e coraggio, o, in altre parole, la forza di volontà e lo spirito del nostro Popolo. Idavoll è raffigurato come il campo in cui gli dèi dell’antichità solevano competere, che descrive l’Europa prima dell’inondazione del Cristianesimo straniero. Idavoll era il posto dove gli dèi giocavano ai loro giochi di guerra, giochi che testavano il coraggio del nostro Popolo, rendendolo forte e ardito. Dopo l’imposizione del Cristianesimo, le guerre furono combattute per il volere della Chiesa per onorare il nome del dio giudaico, per la rovina delle nostre culture indigene europee.

L’inizio della rigenerazione che riverbera nella nostra anima di Popolo, riporta le luminose virtù ariane, volontà collettiva e spirito, e porterà a una nuova coscienza di Popolo. Un’altra prova che la rigenerazione arriverà all’Europa (Idavoll) è nei miti, dove troviamo Vidar, Vali, Modi e Magni che si incontrano con Hoenir, che non è più in esilio e rappresenta le forze in sviluppo. Si incontrano sul campo di Idavoll ed è lì che Balder rinasce a nuova vita, insieme a suo fratello Hodur, con il quale si riconcilia. Ciò simboleggia le splendide virtù ariane, così evidenti nel Nazionalsocialismo, che vengono riportate in vita dal Popolo e riconciliate con i loro pari.

Per ripetere: gli antichi dèi sono ancora vivi! Tuttavia la loro morte è inevitabile, perché è così che chiudono il vecchio ciclo e portano avanti la rigenerazione. Questa è la morte simbolica nella nostra anima di Popolo che ci permette di fare il passo successivo nel nostro cammino evolutivo verso l’übermensch e l’Homo Galacticus.

 

Il Valhalla è la nostra dimora!

Il Ragnarök è la nostra missione!

Le 14 Parole il nostro grido di battaglia!

La rigenerazione la nostra ricompensa!

Muoiono le mandrie,
muoiono i parenti,
io e te moriremo allo stesso modo.
Una cosa conosco
che mai muore:
la reputazione di chi è morto.

– Havamal

Andate e vivete per sempre, miei simili!

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[1]Carl Gustav Jung, il fondatore della psicologia analitica, postulò con la sua teoria secondo cui non c’è solo un inconscio individuale, ma anche uno collettivo, che ne comprende uno razziale o etnico che influenza significativamente la razza e ne determina il più profondo essere e la cultura.

[2]L’obbiettivo del Cristianesimo, che rifiuta il mondo, non è concepito per questo mondo in cui dobbiamo vivere. I suoi principi sono in opposizione alla Natura e i suoi fedeli si adoperano per “un’altra vita”. Tutte le fedi cristiane sono di preparazione per l’aldilà e maledicono quelli che invece si preoccupano di sopravvivere e preparare i loro figli per questo mondo.

[3]La religione dei nostri antenati si adoperava per essere in comunione con la Natura e sopravvivere in questa vita con le realtà del mondo che conosciamo. Il suo massimo fine era la rigenerazione dopo il Ragnarök, a cui il nostro Popolo sopravvivrà per continuare la sua evoluzione in questo mondo.

[4]L’importanza del Valhalla (Sala degli Uccisi) è continuare a ricordare i nostri Eroi guerrieri (gli Einherjar) che continuano a vivere nei cuori e nelle menti del nostro Popolo. Ogni volta che le loro gesta coraggiose sono ricordate, gli Einherjar oltrpassano la porta del Valhalla per combattere. Per esempio, quando le gesta eroiche di Bob Mathews sono contemplate e celebrate, lui ci visita dal Valhalla per combattere, per  poi ritornare di nuovo a festeggiare e bere con gli altri eroi del nostro Popolo.

Ci sono solo due modi per raggiungere l’immortalità nel mondo reale:

  • Tramite la discendenza biologica in cui i geni continuano a vivere.

Atti di coraggio rimembrati nei cuori e nelle menti del Popolo.

METAGENETICA

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di Stephen MacNallen

Uno dei principi più controversi della Asatru è la nostra insistenza sul fatto che gli antenati sono importanti – che vi siano implicazioni spirituali e metafisiche per quanto concerne l’eredità, e che quindi non siamo una religione per tutta l’umanità, ma una che richiama solo al proprio popolo. Questa nostra convinzione ha portato a molti malintesi, e di conseguenza alcuni hanno tentato di etichettarci come “razzisti”, o ci hanno accusato di parteggiare per forme politiche totalitarie.

In questo articolo andremo a discutere, pienamente e ampiamente, di una scienza per il secolo venturo, che abbiamo chiamato “metagenetica”. Perché mentre questa scienza si occupa di genetica, trascende anche gli attuali confini di quella disciplina e va a toccare la religione, la metafisica, e (tra le altre cose) la natura ereditaria degli archetipi junghiani. Le fondamenta della metagenetica non si trovano in dogmi totalitari del 19° e 20° secolo, ma piuttosto in intuizioni antiche quanto la nostra gente. È solo negli ultimi decenni che evidenze sperimentali hanno iniziato a verificare queste credenze secolari.

Chiunque abbia familiarità con la Asatru, sa che la linea di clan o famiglia occupa un posto speciale nella nostra religione. La parentela è molto apprezzata per ragioni pratiche e spirituali, e la catena delle generazioni è vista come una unità che trascende il tempo, qualcosa di non limitato dalle nostre ristrette percezioni di passato, presente e futuro. Quali scoperte della scienza moderna fanno di ciò qualcosa di più che una pia convinzione? C’è qualcosa di speciale nel legame genetico da un punto di vista psichico o spirituale?

Consideriamo per un momento il curioso legame tra i gemelli. I gemelli identici, ovviamente, hanno un identico corredo genetico. Quindi non è una sorpresa scoprire che i modelli di attività cerebrale sono molto simili nei gemelli, né è inaspettato il fatto che lo scienziato danese Dr. N. Jule-Nielson, abbia scoperto che i gemelli cresciuti separatamente hanno attitudini e personalità simili. Un passo al di là di questi risultati possiamo vedere che in molte culture si pensa che i gemelli abbiano percezioni extra-sensoriali gli uni con gli altri. In effetti, è agli atti che il dottor J. B. Reno, famoso ricercatore ESP presso la Duke University, afferma, “Ci sono stati segnalati di tanto in tanto casi che sembrerebbero essere eccezionali rapporti telepatici tra gemelli identici”.

Uno studio di casi ESP dimostrerà che anche altri membri della famiglia possono avere questo rapporto. Quante madri in tempo di guerra hanno saputo con precisione inquietante l’esatto istante in cui i loro figli sono stati feriti o uccisi? Possono essere raccolti innumerevoli altri aneddoti che potrebbero essere interpretati come aventi una base genetica. Tale risonanza psichica potrebbe essere spiegata da altre ipotesi, certo – ma quando inserite nel contesto di altre informazioni che abbiamo, tendono a rafforzare la connessione con l’ereditarietà. E una motivazione biologica (o parzialmente biologica) per fenomeni psichici, dovrebbe rendere la materia più appetibile per “i razionalisti ostinati”.

Facendo un ulteriore passo avanti, diamo un’occhiata alle memorie da reincarnazione. Non occorre “credere” nella reincarnazione come viene comunemente presentata, per accettare la realtà del fenomeno; sembra che ci sia la prova che le persone a volte abbiano ricordi che non appartengono a loro – o almeno non a “loro” come si considerano normalmente. Si è liberi di accettare o rifiutare le spiegazioni letterali della reincarnazione come viene volgarmente espressa, ma ci sono altre spiegazioni per questi ricordi. C’è la possibilità che questi ricordi, o molti di essi, siano memorie genetiche. Timothy Leary – che, si sia d’accordo o meno con la sua filosofia della droga, non è un intelletto da poco – è solo uno dei tanti a sospettare che questo sia il caso. Leary ha scritto che anche se lo si chiamasse ricordo akashico, inconscio collettivo, o “inconscio filogenetico”, tutto potrebbe essere ascrivibile al “circuito neurogenetico”, o ciò che egli chiama segnali dal dialogo DNA-RNA. In altre parole, queste memorie sono trasportate nel DNA stesso.

È interessante notare che in molte culture – nella nostra tradizione norrena e nella tradizione indiana dei Tlingit, tra le tante – la rinascita è vista verificarsi in particolare nella linea familiare. Una persona non tornava indietro come una cimice o un coniglio, o come una persona di un altro popolo o tribù, ma come un membro del proprio clan. Olaf il Santo, il re norvegese in gran parte responsabile per la cristianizzazione di quel paese, prende il nome dal suo antenato Olaf l’Elfo di Geirstad, ed era ritenuto essere l’antico re rinato. Naturalmente il cristiano Olaf non poteva tollerare un tale suggerimento, e le saghe raccontano come scoraggiasse fortemente questa convinzione.

I Tlingit, tuttavia, hanno conservato le loro credenze religiose indigene fino ai giorni nostri, e sono quindi oggetto di studio accademico in misura molto maggiore rispetto ai nostri antenati. Il dottor Ian Stevenson è docente di psichiatria presso il Dipartimento Medico dell’Università della Virginia, e ha anche un interesse per i fenomeni di reincarnazione. In realtà, egli ha scritto un volume dal titolo Venti Casi Indicativi di Reincarnazione, il cui titolo in sé indica il suo approccio scientifico alla materia. Uno dei casi studiati, trattava di una recente occorrenza di apparente rinascita nella linea del clan di una moderna famiglia Tlingit. Anche se la storia è troppo lunga per essere inclusa qui, basterà dire che le prove, seppur circostanziali, sono comunque impressionanti. Potrebbe non essere possibile dimostrare, in maniera rigorosamente scientifica, che un Tlingit sia letteralmente rinato in suo nipote – ma in realtà non importa. Il punto è semplicemente che ci sono implicazioni metafisiche nel legame di parentela genetica.

Ci si potrebbe chiedere, per inciso, se la rinascita (che sia la rinascita letterale della personalità individuale, o la rinascita di qualche essenza spirituale al di là del “meramente” biologico) non sia una sorta di bonus evolutivo per il clan e la tribù, per cui le caratteristiche migliori, le più sagge, più spiritualmente “in armonia”, sono conservate nella linea familiare.

Finora ci siamo occupati dell’idea di un legame tra l’ereditarietà e il concetto di clan, da una parte, e lo psichismo e la rinascita dall’altra. Proviamo una strada diversa ora, e guardiamo agli archetipi del Dr. Carl Jung.

Jung ha parlato dell’inconscio collettivo – un livello della psiche non dipendente dall’esperienza personale. L’inconscio collettivo è un contenitore di immagini primordiali chiamate archetipi. Essi non sono esattamente i ricordi, ma sono piuttosto predisposizioni e potenzialità. Come ha detto Jung, “Ci sono tanti archetipi quante sono le situazioni tipiche della vita. La ripetizione infinita ha inciso queste esperienze nella nostra costituzione psichica, non in forma di immagini piene di contenuto, ma in un primo momento solo come forme senza contenuto (enfasi nell’originale), che rappresentano solo la possibilità di un certo tipo di percezione e azione”.

La maggior parte dei moderni studenti di Jung tralascia un fatto fondamentale. Jung affermava esplicitamente che gli archetipi non sono stati trasmessi culturalmente, ma sono in realtà ereditati – vale a dire, genetici. Egli li collegava agli stimoli fisiologici dell’istinto e si spinse fino a dire che, “Poiché il cervello è l’organo principale della mente, l’inconscio collettivo dipende direttamente dall’evoluzione del cervello”. Una dichiarazione più precisa sul collegamento mente/corpo/spirito, e delle implicazioni religiose della parentela biologica, sarebbe difficile da trovare.

Ma Jung non era soddisfatto nell’effettuare questo collegamento. Continuò col dire che a causa di questo fattore biologico vi fossero differenze nell’inconscio collettivo delle razze del genere umano. Coraggiosamente affermava che: “Quindi è un errore abbastanza imperdonabile accettare le conclusioni di una psicologia ebraica come generalmente valide. (Questa dichiarazione deve essere contestualizzata. Non è una qualche irrilevante osservazione antiebraica, ma nasce invece dalla crescente rottura tra Jung e il suo maestro ebreo, Freud.) Nessuno si sognerebbe di considerare la psicologia cinese o indiana come vincolante per noi stessi. L’accusa a buon mercato di antisemitismo che mi è stata rivolta in base a questa critica è intelligente circa come accusarmi di un pregiudizio anti-cinese. Non c’è dubbio che, a un livello primario e più profondo dello sviluppo psichico, in cui è ancora impossibile distinguere tra mentalità ariana, semita, camita, o mongola, tutte le razze umane abbiano una psiche collettiva comune. Ma con l’inizio della differenziazione razziale, differenze essenziali si sviluppano nella psiche collettiva. Per questo motivo non possiamo trapiantare lo spirito di una razza straniera in globo nella nostra mentalità, senza ledere la sensibilità di questa.”

Così il legame tra la religione, che si esprime in termini di archetipi nell’inconscio collettivo, e biologia – e quindi razza – è stata completata.

Jung è giustificato anche da ricerche più recenti. Forse il più importante di questi studi è stato condotto dal Dr. Daniel G. Freedman, professore di scienze comportamentali presso l’Università di Chicago. I suoi risultati sono stati pubblicati in un articolo sul numero di gennaio 1979 di Human Nature dal titolo, “Differenze etniche nei neonati”. Freedman e i suoi associati hanno sottoposto neonati caucasici, asiatici, neri, e nativi americani a stimoli identici, e coerentemente hanno ricevuto risposte diverse dai bambini di ogni razza. Inoltre, queste differenze corrispondono alle caratteristiche tradizionalmente attribuite ad ogni razza – i bambini asiatici erano in realtà meno eccitabili e più passivi, ecc. i bambini nativi americani e asiatici si comportavano in modo simile, a quanto pare a causa della loro parentela biologica relativamente stretta. Solo un piccolo passo separa il temperamento innato dagli atteggiamenti innati fino alle predisposizioni religiose innate, che è solo una riaffermazione con parole diverse della teoria del Dr. Jung.

Guardiamo di nuovo a come la mistica del clan, la cui espressione nel mondo fisico è di tipo genetico, si collega in generale alle antiche credenze Asatru, e in particolare ai Vanir.

La dea Freya è fortemente legata al concetto di clan poiché lei è il capo degli spiriti protettori femminili chiamati “Disir”. Delle Disir si legge, in The Viking Achievement (P.G. Foote e D.M. Wilson), che:

A volte è difficile mantenere le Disir distinte dalle Valchirie o dalle severe Norne, da una parte, e dagli spiriti chiamati ‘fylgjur’, ‘accompagnatori’, dall’altra; ed è probabile che i Norreni stessi avessero nozioni su questi esseri che variavano di volta in volta e da un luogo all’altro. I Fylgjur erano attaccati a famiglie o singoli individui, ma non avevano dimore locali o nomi individuali. Essi sembrano aver rappresentato la facoltà intrinseca di realizzazione che esisteva nella prole di una famiglia. L’osservazione quotidiana dei fatti accordanti o discrepanti sull’ereditarietà confermerebbe che fosse possibile per un Fylgja lasciare un individuo o essere respinto da lui.

L’antica saggezza incontra la scienza moderna.

Il concetto di metagenetica può essere minaccioso per molti a cui è stato insegnato che non ci sono differenze tra i rami dell’umanità. Ma, riflettendo, è chiaro che la metagenetica è in linea con i modi più moderni di vedere il mondo. Una visione olistica dell’entità umana richiede che mente, materia e spirito non siano cose separate, ma rappresentino un ampio spettro o continuum. Non dovrebbe sorprendere, quindi, che la genetica venga considerata un fattore anche in questioni spirituali o psichiche. E pure le idee portate avanti da coloro che vedono la coscienza come un semplice prodotto della chimica si adattano alla metagenetica – perché la biochimica è una funzione della struttura organica che a sua volta dipende dalla nostra eredità biologica.

Noi Asatru ci concentriamo sul nostro patrimonio ancestrale, e consideriamo la nostra religione come una espressione di tutto ciò che siamo, non qualcosa che noi assumiamo arbitrariamente dall’esterno. Ciò spiega anche perché coloro che non ci comprendono ci accusano di estremo etnocentrismo o addirittura di razzismo – perché tramite la metagenetica è chiaro che se noi, come popolo, cessiamo di esistere, allora anche l’Asatru muore per sempre. Siamo intimamente legati al destino di tutta la nostra gente, perché l’Asatru è espressione dell’anima della nostra stirpe.

Questo non significa che ci dobbiamo comportare negativamente nei confronti di altri popoli che non ci hanno fatto del male. Al contrario, solo comprendendo chi siamo, solo venendo dal nostro “centro” come popolo, possiamo interagire con giustizia e con saggezza con gli altri popoli di questo pianeta. Dobbiamo conoscere noi stessi prima di poter conoscere gli altri. Le nostre differenze sono grandi, ma noi che amiamo la diversità e la variazione umana dobbiamo imparare a vedere queste differenze come una benedizione di cui fare tesoro, non come barriere da dissolvere.

LA SPIRITUALITÀ E LA NOSTRA ANIMA DI POPOLO

swastika

di Richard Scutari

tratto da Unbroken Warrior, corrispondenza con Magnus Soederman

La vera spiritualità non è altro che il collegamento con l’anima di Popolo della nostra Gente. Questa anima di Popolo è il nostro inconscio collettivo. Per capire l’inconscio collettivo, dobbiamo approfondire le opere di Jung. Carl G. Jung, è il fondatore della psicologia analitica. Ha postulato che non c’è solo un inconscio individuale, ma anche un inconscio collettivo. Secondo Jung, l’inconscio individuale contiene i ricordi rimossi delle nostre esperienze, mentre l’inconscio collettivo contiene la memoria razziale dei nostri antenati che incide in modo significativo sulla Razza nel determinare il suo stesso essere e la sua cultura. Per Jung, l’inconscio collettivo è costituito dall’esperienza cumulativa di tutte le generazioni dei nostri antenati memorizzata sotto forma di archetipi. Un archetipo è un’idea inconscia, un modello di pensiero, immagine, ecc, ereditata dagli antenati della razza e di solito presente nelle singole psiche. L’inconscio collettivo è un regno psichico che condividiamo con gli altri nostri simili, e si è sviluppato strato su strato per eoni in modo che gli strati più accessibili fossero comuni al clan di ognuno, quindi alla tribù (svedese, tedesca, francese, inglese, italiana, euro-americana, ecc), e quindi alla Razza. Di conseguenza, l’inconscio collettivo è la nostra anima di Popolo.

La grande scrittrice nazionalsocialista, Savitri Devi, disse bene con queste parole: “La verità è che non c’è nessun altro ‘Dio’, se non la immanente divinità impersonale della Natura della Vita; il Sé universale. Nessun dio tribale è ‘Dio’, gli dèi tribali sono più o meno divini, nella misura in cui rappresentano ed esprimono un’anima collettiva più o meno divina“. Devi inoltre dichiarava – “Il Nazionalsocialismo non è altro che l’espressione della volontà collettiva della razza di sopravvivere e di governare; della sua prontezza a combattere e sradicare tutto ciò che, dall’interno o dall’esterno, si trova sulla strada della sua sopravvivenza e dell’espansione della sua sana coscienza di sé – della sua forza; della sua gioventù; e della Divinità ‘dentro di sé’; una realtà biologica sottolineata nella politica e nella vita sociale, piuttosto che una mera idea ‘politica’.” Diamo un’occhiata alle nostre origini e vediamo da dove derivano la volontà collettiva di Devi e gli archetipi dell’inconscio collettivo di Jung (che si sono sviluppati per eoni). Nietzsche, nel prologo del suo “Anticristo”, dichiarava – “Questo libro appartiene a pochi eletti … solo loro capiranno il mio Zarathustra“. Dopo la premessa, “l’Anticristo” inizia con queste parole – “Guardiamoci in faccia: siamo Iperborei.” Una ulteriore lettura di Nietzsche ci mostra che il suo obiettivo era quello di farci tornare a ciò che eravamo una volta, “Iperborei”. Questo è l’Ubermensch di Nietzsche che era stato tradotto come “Superuomo”. Questo è anche l’obiettivo del Nazionalsocialismo esoterico e molta della ricerca compiuta dalla Ahnenerbe è stata fatta in questo campo.

Le nostre leggende sono all’ordine del giorno con il mito iperboreo, chiamato anche Ultima Thule. Lasciami andare brevemente a questo mito dal momento che è la chiave per comprendere il Nazionalsocialismo esoterico. Gli antichi Greci e Romani conoscevano Hyperborea e la sua capitale Thule. Ciò è attestato dalle opere di Erodoto, Plinio il Vecchio, Diodoro Siculo  e Virgilio, tra gli altri. Seneca, nella tragedia di Medea, fa anche menzione di Thule. I Celti, i Vichinghi e tutti i popoli germanici pensavano a Thule come qualcosa di simile al Giardino dell’Eden, analogo alla Terra dell’Altro Mondo nella Ricerca del Graal. Gli Iperborei erano noti per conservare il potere di tutti i segreti del mondo. I popoli germanici si sono attaccati alla leggenda di Hyperborea/Thule più di tutti gli altri. Questa è la Leggenda su cui i nostri antenati hanno basato la loro religione pagana nonché le aspirazioni politiche occulte del XX secolo. Secondo le leggende, i nostri antenati vissero in Hyperborea oltre 80.000 anni fa. I nostri miti ci dicono che questa fu l’Età dell’Oro in cui i nostri antenati vivevano come uomini-divinità in una società super-avanzata in corrispondenza o vicino al Polo Nord. I miti indicano che i nostri antenati provenivano da un’altra dimensione o erano extraterrestri. Nessuna delle due ipotesi può essere provata o confutata e quindi può anche essere una possibilità. In ogni caso, quando i nostri antenati vivevano a Hyperborea, il Polo Nord indicava la stella polare Thuban che oggi si chiama Alpha Draconis. Osservando l’Orsa Minore, (il Merlo Acquaiolo), quando oscillava in senso antiorario attorno alla stella polare Thuban durante le quattro stagioni (i nostri giorni santi maggiori, celebrati anche dalle SS), si poteva notare la svastica Thulian, il simbolo della Società esoterica di Thule. Questo simbolo è per noi antichissimo e sacro ed è l’origine di tutte le svastiche.

Thule è il nome germanico, greco e romano per la capitale di Hyperborea. In Sanscrito si scrive Tula. Quando i nostri antenati fuggirono alla distruzione di Hyperborea, essi portarono con sé non solo la svastica Thulian, ma portarono anche lastre sulle quali la conoscenza sacra ariana venne incisa in antica scrittura runica. Dal momento della distruzione di Hyperborea, i nostri antenati fuggirono ad Atlantide. L’esistenza di Atlantide era nota agli antichi Egizi. Di Atlantide scrissero anche Solone, Erodoto, Platone, Strabone e Diodoro. Numerosi racconti delle origini degli dèi di diverse religioni raccontano di una primordiale razza superiore, pari agli dèi o nata degli dèi (vedasi il Rigsthula per le nostre origini). Fondamentalmente le loro e le nostre leggende ci dicono che, circa dodicimila anni fa, ci fu un diluvio universale (sì questa è la stessa alluvione che si trova nella storia di Gilgamesh che è stata poi copiata come diluvio di Noè nella Bibbia. L’alluvione è riportata anche negli scritti Tibetani e dei Veda). Quando l’alluvione causò l’affondamento di Atlantide, i nostri antenati si diressero verso le alture. Alcuni si stabilirono in Europa nord-occidentale, dove si mescolano e assimilarono al Cro-Magnon. Altri antenati sopravvissuti andarono in Himalaya (la ragione per le spedizioni della SS Ahnenerbe), mentre altri andarono agli altipiani dell’Iran, e altri ancora verso le steppe russe dove anch’essi si mescolarono e assimilarono al Cro-Magnon. Questi ultimi divennero i popoli indoeuropei e indo-ariani. I nostri antenati che trovarono rifugio nelle montagne dell’Iran e dell’Asia centrale possedevano i segreti lasciati loro dai loro antenati, i giganti di Hyperborea. (Fu Mimir, un gigante di Hyperborea, a insegnare a Wotan/Odino come leggere le rune). Circa 9.000 anni prima del nostro tempo attuale, i nostri antenati cominciarono le loro grandi migrazioni. Un ramo migrò verso l’Europa e l’Occidente. Questo ramo dimenticò la propria conoscenza antica, ma essa è rimasta nel profondo del loro inconscio collettivo. E anche se non lo hanno capito, parti della conoscenza antica fu intessuta all’interno delle pratiche religiose. Un secondo ramo si diresse ad est e fondò la civiltà dell’India. Il terzo ramo si spostò verso il bacino Mediterraneo, mescolandosi e assimilandosi ad altre razze sulla sua strada. Questo ultimo ramo diede la nascita alle civiltà di Assiria ed Egitto.

Abbi pazienza con me qui, perché ho intenzione di collegare brevemente alcuni degli elementi chiave del Nazionalsocialismo esoterico. Tieni a mente i già citati scritti runici di antica conoscenza ariana, ebbene da qui deriva il nostro antico mito del Graal. La nostra leggenda del Graal precede di gran lunga la bastardizzazione cristiana del mito. I nostri miti ci dicono che il Graal (scrittura runica di legge/conoscenza ariana) fu portato via da Hyperborea e attraverso le migrazioni dei popoli ariani, i discendenti degli Iperborei, finì nelle mani dei Persiani ariani che lo conservarono nella biblioteca Babilonese. A lavorare in questa libreria babilonese vi era un Ebreo di nome Ezra. Quando Ciro, re dei Persiani, permise agli Ebrei di ritornare a Gerusalemme, Ezra trafugò molta conoscenza dalla biblioteca, da cui creò una storia per il suo popolo che in seguito divennero i primi cinque libri della Bibbia e vennero accreditati a Mosè. Ma questo non era tutto ciò che Ezra prese dalla libreria. Aveva preso anche il Graal. A questo punto il popolo ariano aveva perso la capacità di leggere le rune e così i Persiani ariani non conoscevano più il valore delle liste. Il Graal finì nel tempio di Salomone, dove alcuni credono sia stato collocato nell’Arca dell’Alleanza. Quando i Romani distrussero il tempio nel 70 a.C., portarono tutti i tesori dal tempio (tra cui il Graal) a Roma, dove rimasero fino a quando Alarico e i suoi Visigoti saccheggiarono Roma nel 410 d.C. I Visigoti poi portarono il Graal con loro nel sud della Francia. I discendenti dei Visigoti sarebbero divenuti i Catari (alcuni ritengono che Hitler stesso fosse un Cataro). I Catari erano una setta che aveva iniziato a rivaleggiare con la Chiesa cattolica e si era diffusa in tutta la Germania, nel Nord Italia così come nel sud della Francia. I Catari furono per la maggior parte spazzati via dal sud della Francia durante la crociata Albigese nel XIII secolo. La battaglia finale contro di loro si tenne a Montsegur (Montsalvat). I Catari resistettero per giorni e, quando tutto fu perduto, fecero uscire di nascosto oltre le mura quattro persone che avevano preso il tesoro dei Catari. I Catari sapevano di possedere nel Graal un oggetto sacro, ma non sapevano decifrare la sua scrittura runica. Quando il Graal e gli altri tesori furono nascosti al sicuro, un fuoco di segnalazione fu acceso per informare quelli rimasti nel castello, i quali, dopo aver visto il segnale, si arresero subito e furono bruciati sul rogo.

Se mi hai seguito fino ad ora, cercherò di portarti in tempi più moderni. Un colonnello della SS Ahnenerbe, Otto Rahn, era un’autorità in materia di Catari. I suoi libri “Crociata contro il Graal” e “La Corte di Lucifero in Europa” erano letture richieste dall’elite SS. Himmler inviò Rahn nel sud della Francia per esplorare la zona intorno a Montsegur e cercare gli oggetti sacri catari nascosti. Avrebbe quindi trovato il tesoro nascosto, compreso il Graal. Nel 1944, Otto Skorzeny e il suo Commando SS recuperarono il Graal e lo portarono in Germania. Il 2 maggio 1945, una compagnia di SS in missione speciale e composta di soli ufficiali, rimosse il Graal e altri oggetti dal Nido dell’Aquila di Hitler. Questo fu fatto con il fiato sul collo dell’avanzata alleata. Ci sono due teorie, la prima è che gli ufficiali delle SS seppellirono questo tesoro da qualche parte in Germania. La seconda teoria è che il Graal e altri oggetti arrivarono in Norvegia e quindi vennero imbarcati su un U-boat che partì dalla Norvegia a circa metà maggio e si arrese in Argentina alcuni mesi più tardi. La convinzione è che questo tesoro sia finito in mani sicure in Argentina o nella base nascosta in Antartide.

Ora voglio soffermarmi su qualcos’altro dei miti che sicuramente ci influenza oggi. In quasi tutti i miti antichi si parla di una guerra nei cieli tra le Forze della Luce e le Forze delle Tenebre. Se con “cieli” ci si riferisce a battaglie nello spazio o semplicemente ai nostri firmamenti è materia di riflessione, ma le battaglie hanno effettivamente avuto luogo. Ci sono tracce di una sorta di antica guerra nucleare sulla terra. Si troverà menzione di questa antica battaglia nei Veda così come nella Bibbia e in altre mitologie. Non è solo una battaglia fisica a cui mi riferisco, ma anche una battaglia spirituale che continua fino ad oggi. Le antiche leggende germaniche, nonché le saghe Nordiche e i Veda induisti, tutti parlano di una battaglia finale, il conflitto finale tra le Forze della Luce e le Forze delle Tenebre. Le nostre leggende la chiamano il Crepuscolo degli Dei o Ragnarok. Fin dai primi tempi, anche i Persiani ariani riconoscevano il dualismo cosmico tramite la loro religione zoroastriana. I primi Persiani derivano dallo stesso ramo indo-europeo dei popoli germanici quindi non c’è da meravigliarsi se le due credenze convergono su questo punto. È il motivo per cui Alfred Rosenberg nel suo “Mito del XX Secolo” scrive molto sullo Zoroastrismo e la nostra battaglia contro le Forze delle Tenebre. Il punto è che il dualismo della Luce contro le tenebre e la religione della stella solare, posta al centro della struttura religiosa, sono comuni ai popoli germanici di cui parlavano già Tacito e Zoroastro.

Wotan, che è stato demonizzato dai suoi nemici, è il leader spirituale/dio delle Forze della Luce. Wotan è l’illuminazione e la conoscenza esoterica. È interessante notare che i giudeo-cristiani, seguaci di Jahvè, il dio delle Forze delle Tenebre, parlano di una battaglia nei cieli e chiamano il capo delle forze opposte Lucifero, colui che illumina. In ogni caso, le Forze delle Tenebre e il loro dio malvagio Jahvè, inflissero una sconfitta impressionante a noi, le Forze della Luce, nella Seconda Guerra Mondiale. Le Forze delle Tenebre sono i figli di Abramo. Attraverso le loro tre religioni (Ebraismo, Islam e Cristianesimo), hanno demonizzato i nostri dèi e portato la nostra Gente alla sottomissione quasi totale. Tanti dal nostro Popolo, per via della loro educazione cristiana, avrebbero problemi nell’equiparare il nostro dio con Lucifero. Io non ho questo problema, né lo avevano Himmler e l’Ordine Nero delle SS. Lucifero come Dio della luce non ha nulla a che fare con il culto di Satana.

Tutto quanto sopra è solo un fondamento generale per presentarti la ricerca spirituale/religiosa e le credenze di Himmler e dell’Ordine Nero delle SS. Queste antiche credenze erano resuscitate dalla SS Ahnenerbe e praticate dall’élite SS. Esse si basano sull’antico Wotanismo germanico. Carl G. Jung, nel suo trattato intitolato “Wotan” che si trova tra le sue opere, ha spiegato che gli eventi che si svolgono nel 1936 in Germania non erano altro che il risveglio consapevole di Wotan nel popolo tedesco.

Non mi viene in mente nessuna spiegazione migliore sulla nascita del Nazionalsocialismo di allora, né sulla sua rinascita oggi. Tu sei un Nazionalsocialista. Questa tradizione molto antica che era seguita dall’élite della SS si starà risvegliando anche nel tuo sangue. Se consideri tutto quello che ho detto sopra, aggiungi gli scritti di Savitri Devi, come il “Fulmine e il Sole”, alcuni scritti di Miguel Serrano (sia lui che Devi si riferiscono a Hitler come l’ultimo Avatar), e aggiungi Jung quando dice che Hitler è per l’Uomo Bianco ciò che Maometto è per il Musulmano, ecc, e disponi di una ottima base per un cammino spirituale per te e i tuoi seguaci.

Per quanto riguarda i rituali, sono importanti in quanto onorano i nostri antenati e fortificano i legami di sangue e di cultura che ci legano gli uni agli altri e allo stesso modo ai nostri antenati. Abbiamo quattro Giorni Sacri Maggiori che i nostri antenati, nonché le SS, celebravano: i due solstizi ed i due equinozi che sono rappresentati dalla nostra svastica Thule e sono un ricordo della nostra patria Hyperborea. Anche altri riti dovrebbero essere tenuti, ad esempio il compleanno di Hitler e il giorno dei martiri per coloro che hanno dato la loro vita per il Popolo, ecc.

Il nostro cammino spirituale ci è stato tolto ed è stato denigrato dalle Forze delle Tenebre. L’Ordine Nero delle SS, in particolare il lavoro della Ahnenerbe, ce lo ha ridato tramite il Nazionalsocialismo esoterico. Attraverso il Wotanismo, abbiamo una strada per attingere da questa spiritualità. Come detto sopra, le nostre antiche credenze si sono sviluppate dentro di noi, strato dopo strato, per eoni. Il più accessibile sarebbe quello comune al tuo clan, che è la tua famiglia; quindi dalla tua tribù, che per te sarebbe il popolo svedese, mentre per me è il popolo euro-americano; quindi la nostra Razza. Questa è la strada per il nostro inconscio collettivo e, pertanto, la nostra Anima di Popolo. A causa dello sviluppo tribale, ognuno di noi può esprimere le cose in maniera leggermente diversa per via delle esperienze delle nostre rispettive tribù, ma siamo sulla stessa strada e siamo i figli della Luce coinvolti in un’antica lotta che culminerà presto nel Ragnarok di questo ciclo.

Il Wotanismo è una combinazione di mitologia norreno/teutonica, scritti indù/nazionalsocialisti di Savitri Devi, e Tradizione Hyperborea/Thuliana e del Graal del Nazionalsocialismo esoterico. Tutti i Wotanisti sono naturalmente Nazionalsocialisti. Come tali, abbiamo un dovere verso il Popolo, oltre a quello di condurre le Forze della Luce alla vittoria. Come élite del nostro Popolo, è nostra responsabilità lavorare per la sopravvivenza e la vittoria del nostro Popolo dopo il Ragnarok e per la sua rigenerazione. I Wotanisti non sono solo i guerrieri che devono combattere questa battaglia contro il nostro antico nemico, siamo anche responsabili per fornire la rugiada (semi di Sangue e Cultura) che nutre il nostro Popolo durante il Ragnarok.