NIETZSCHE, PRECURSORE ODINISTA

Nietzsche-Wotanismo

dalla Comunidad Odinista de España

Il filosofo Friedrich Nietzsche (1844-1900) fu un precursore del moderno risveglio odinista, che nel XIX secolo ruppe i legami che avevano portato la nostra Europa e la sua gente imbavagliata e dormiente; nonostante si sia focalizzato sul mito greco di Dioniso, l’essenza che scorre dentro la sua filosofia è inequivocabilmente odinista. Il filosofo che aveva come strumento il martello, si avvicinò quasi senza saperlo all’archetipo di Wotan, anch’esso basato sul mito iperboreo. Egli apre il primo libro de L’Anticristo con:

Guardiamoci in faccia: siamo Iperborei. Siamo ben consapevoli della diversità della nostra esistenza. ‘Né per terra né per mare troverai la strada che conduce agli Iperborei’,”

“Già Pindaro riconosceva questo di noi. Oltre il Nord, oltre il ghiaccio e la morte: la nostra vita, la nostra felicità… Abbiamo scoperto la felicità, conosciamo la via, abbiamo trovato l’uscita per interi millenni di labirinto. Chi altri l’ha trovata? Forse l’uomo moderno? ‘Non so che fare; sono tutto ciò che non sa che fare’, sospira l’uomo moderno… E’ di questa modernità che c’eravamo ammalati, della putrida quiete, del vile compromesso, di tutta la virtuosa sporcizia del moderno sì e no. Una simile tolleranza e langeur di cuore, che ‘perdona’ tutto perché ‘comprende’ tutto, è scirocco per noi.”

“Meglio vivere in mezzo ai ghiacci che tra le virtù moderne e gli altri venti del Sud!… Eravamo abbastanza coraggiosi, non risparmiavamo né noi stessi né gli altri: eppure per lungo tempo non abbiamo saputo in che cosa impegnare il nostro coraggio. Eravamo diventati tristi e ci chiamavano fatalisti. La nostra fatalità era la pienezza, la tensione, il ristagno delle nostre forze. Eravamo assetati di lampi e di azioni. Soprattutto ci tenevamo il più possibile lontani dalla felicità dei deboli, dalla “rassegnazione”… Ci fu una tempesta nella nostra atmosfera, la natura che noi siamo s’oscurò, perché non avevamo una via. La formula della nostra felicità: un sì, un no, una linea retta, una meta…”

Nietzsche ha avuto un profondo effetto sul pensiero occidentale moderno. La sua esaltazione del lato dionisiaco della vita (l’oscuro, l’estatico, l’orgiastico, e l’irrazionale) a scapito del Regno Apollineo della ragione e della luce, ha rivelato l’influenza di Odino nonostante la preferenza cosciente di Nietzsche per il linguaggio mitologico dell’antica Grecia.

Il cristianesimo ha consumato la separazione tra Dio e il mondo, ha svalutato le unità naturali dell’uomo e lo ha messo qui nelle mani del nulla. La distruzione Nietzschiana dei valori cristiani è anche la distruzione di una religione che aveva annientato i valori europei tradizionali. Nietzsche sostiene un ritorno alla religione etnica, che aveva posto l’autodeterminazione al centro della sua filosofia e riconosceva la tragicità dell’esistenza umana.

Scrive nel 1870:

“Tutti gli dèi devono morire, è il concetto originale tedesco che permea la scienza con tutta la sua forza fino ad ora. La morte di Sígurd, discendente di Odino, non poteva scongiurare la morte di Balder, figlio di Odino: alla morte di Balder segue la morte di Odino e di tutti gli altri dèi” (Kritische Studienausgabe 7; settembre 1870– gennaio 1971, 5[57], 107).

“Dobbiamo dimostrare che c’è una manifestazione del mondo molto più profonda che nelle nostre lacerate circostanze, con una religione inoculata. Una delle due: o moriremo a causa di questa religione, o questa religione muore a causa nostra. Credo nel concetto germanico originale: tutti gli dèi devono morire” (Kritische Studienausgabe 7, 5[115], 124/125).

Al fine di recuperare la santità del cosmo e del mondo per l’uomo, parlando in termini metaforici, Nietzsche dovette attaccare e distruggere i concetti morali giudeo-cristiani, dato che svalutavano il mondo ed erano contrari agli istinti naturali dell’uomo.

Come vedeva il mondo Nietzsche?

“Questo mondo è sacro, eterno, incommensurabile: l’insieme e l’unità stessa: illimitato e tuttavia simile al limitato; affidabile in tutte le cose e ancora simile all’incerto; racchiude tutto in sé, ciò che spunta verso l’esterno e ciò che è nascosto verso l’interno; È, allo stesso tempo, un’opera della natura delle cose e la natura delle cose stesse” (Plinio, Naturalis historia, II, 1).

Una caratteristica fondamentale della filosofia di Nietzsche è la sua idea profetica di un nuovo e più evoluto tipo di essere umano chiamato Superuomo. Questo è il tema del suo libro più famoso “Così parlò Zarathustra“. In quest’opera, Nietzsche scelse l’antico profeta Ariano Zarathustra (Zoroastro) come suo alter ego e portavoce di una filosofia radicale anziché basarsi sul suo patrimonio del Nord. Secondo Jung, Nietzsche non era molto esperto di letteratura germanica, ma l’influenza di Odino è inequivocabilmente lì, dietro le maschere dell’influenza greca e persiana.

Nella prima parte di Così parlò Zarathustra fa un collegamento esplicito tra l’uomo e la frenesia, che, come sappiamo, è il significato (Wod-furor) del nome Odino/Wotan:

“Dov’è il fulmine che vi lambisca con la lingua?
Dov’è la frenesia con la quale potete esaltarvi?
Ecco, io v’insegno il superuomo:
egli è questo fulmine, egli è questa frenesia!”

La natura stridente di Nietzsche, che disse di filosofare con un martello, è più vicina a quella di Odino, il guerriero e saggio, che a quella del dio greco Dioniso. Nietzsche sembra aver eluso il nome del suo dio personale, come rivela la sua poesia “Al Dio Ignoto”:

Ancora, prima di partire
E volgere lo sguardo innanzi
Solingo le mie mani levo
Verso di Te, o mio rifugio,
A cui nell’intimo del cuore
Altari fiero consacrai
Chè in ogni tempo
La voce tua mi chiami ancora.
Segnato sopra questi altari
Risplende il motto “Al Dio ignoto”.
Suo sono, anche se finora
Nella schiera degli empi son restato:
Suo sono e i lacci sento,
Che nella lotta ancor mi atterrano
E, se fuggire
Volessi, a servirlo mi piegano.
Conoscerti voglio, o Ignoto,
Tu, che mi penetri nell’anima
E mi percorri come un nembo,
Inafferrabile congiunto!
Conoscerti voglio e servirti!

(1864, a 20 anni)

Jung riporta anche un incubo potente e scioccante che Nietzsche ebbe quando aveva quindici anni. Vagava da solo di notte in una foresta cupa quando un grido straziante da una locanda nelle vicinanze lo terrorizzò. Dopo questo, incontrò un cacciatore dall’aspetto selvaggio e strano che fischiò così forte che Nietzsche cadde incosciente. Jung interpreta questo sogno come un incontro con Wotan. Era Wotan che nel folklore germanico conduceva gli spiriti dei morti nella “Caccia Selvaggia” attraverso i boschi di notte. Nietzsche, giovane di 15 anni, aveva trovato il “Dio ignoto” sotto forma di cacciatore selvaggio, ma non lo aveva mai riconosciuto. Nonostante le sue successive descrizioni poetiche del “Dio ignoto”, la sua identità rimase oscurata dalle preoccupazioni classiciste di Nietzsche.

Al Maestrale:

Come ti amo,
vento Maestrale,
spezza nubi, scaccia mali,
vento ruggente,
noi siamo nati
da un unico grembo,
noi siamo le primizie
di un’unica sorte,
forse siamo stati
eternamente predestinati
ad essere eredi
di pesanti fardelli e di grandi battaglie.

Nella filosofia potente e poetica di Nietzsche, e anche nella sua discesa dal genio alla follia finale, possiamo riconoscere l’impronta divina di Odino. Nel ditirambo conosciuto come il lamento di Arianna [incluso in Così parlò Zarathustra, IV], Nietzsche è completamente vittima del dio cacciatore, tanto che anche l’auto-liberazione forzata di Zarathustra alla fine non cambia nulla:

Chi mi riscalda, chi mi ama ancora?
Date mani ardenti,
date bracieri per il cuore!
dà a me – te,
nemico crudelissimo,
Ecco anche lui fuggì,
il mio unico compagno,
il mio grande nemico,
il mio sconosciuto,
il mio dio carnefice!..
Tutte le lacrime mie
corrono a te
e l’ultima fiamma del mio cuore
s’accende per te.
Oh, torna indietro,
mio dio sconosciuto! dolore mio!
felicità mia ultima…

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SOLE DI DIO

The Ancient of Days

di Ron McVan

Il Sole come simbolo del Dio creatore e del suo figlio rappresentativo, per gli Egizi, era un simbolo di immortalità, poiché, nonostante il sole morisse ogni notte si alzava di nuovo ad ogni alba successiva. Dal sole deriva il grande concetto della Trinità che si trova in tutte le grandi religioni. Le trinità in ogni raffigurazione rappresentano la forma triplice dell’unica Intelligenza Suprema. Quando i Cristiani proclamano che non si può trovare il Padre se non attraverso il figlio, Gesù Cristo, quello stesso Gesù, come divinità solare, non diverso da Balder del Wotanismo Europeo, o Lugh e Bel del pantheon Celtico, o Apollo di quello Olimpico, o Ra, Horus, o Thoth-Hermes dell’Antico Egitto Ariano, tutti servono egualmente le loro rispettive religioni come figli di Dio, maestri della verità spirituale e portatori della luce.

Senza sole non c’è luce né vita, solo oscurità e morte. Oggi sappiamo che Dio non è il Sole vero e proprio, ma è tramite la luce del Sole che Dio si rende manifesto e esercita la sua influenza, e tramite il Sole che la vita cresce e fiorisce. Ogni cosa è parte di uno stupendo Tutto, il cui corpo è la Natura, Dio la sua anima. Non importa quale religione si sceglie di praticare, occorre sempre tendere a una coscienza solare completa, vera e propria porta per la perfezione dell’anima umana: solo grazie alla forza divina di luce e vita, l’umanità può sperare di progredire nel sul lungo e travagliato percorso verso la fonte.

Il Sole genera in tutte le forme di vita la vitalità necessaria e l’istinto per andare avanti. In noi possediamo il nostro fuoco solare e attraverso la disciplina della nostra volontà quel fuoco solare può essere utilizzato per ottenere il suo scopo. A differenza di altre forme di vita, l’uomo avrebbe la capacità di plasmare il proprio destino. Il Sole ci ispira a cercare Dio, la luce dal buio, il reale dall’irreale, l’immortalità dalla morte. Ma il dovere dell’uomo in questo grande Tutto razionale, è di subordinare se stesso all’armonia universale, sottomettere la sua volontà alla legge naturale e alla ragione, per contribuire così a realizzare la volontà di Dio.

Un ateo proclamerà che Dio non esiste dalla premessa che non lo può vedere. Dio non è di questa dimensione inferiore, ma il suo essere o presenza permea tutte le dimensioni dell’universo esteso. Quando un medico analizza un corpo umano non può vedervi l’anima di un uomo, né un neurochirurgo trovare un solo pensiero in un cervello aperto davanti a lui. E tuttavia, l’anima e lo spirito ed i pensieri operano attraverso questi organi della carne proprio come Dio opera attraverso la nostra anima e pensieri. Tutto intorno a noi vi sono entità invisibili, così come le molte forze impressionanti come l’elettricità, le onde radio, il magnetismo, l’energia atomica e così via. Allo stesso modo, né il pensiero, né l’essenza, né la vita in sé possono essere visti ad occhio nudo.

Tutta la vita vivente non è che un pensiero nella mente di Dio, proprio come noi stessi viviamo all’interno del ‘mondo pensiero’ fisico del genere umano. Se qualcuno dice la parola ‘David’, si potrebbe forse pensare subito alla grande opera scultoria di Donatello. Il David non è altro che una forma di pensiero proiettata dalla mente del suo progettista. Se dovessimo martellare noi stessi il David ciò che rimarrebbe sarebbe un brutto mucchio di pietra senza alcun significato. Solo il pensiero può creare qualcosa dal nulla della materia. Analogamente, quando l’anima è assente dalla nostra carne, questa è inutile come quella di un lombrico in giardino. Senza Dio nella nostra realtà e il suo pensiero creativo a fornirci forma e scopo saremmo insignificanti come quel mucchio di pietra. La forza divina tiene la bilancia della vita, ma l’uomo ha la libertà di scelta di fare come vuole con il suo corpo, mente, azioni e relazioni con gli altri. E l’uomo spesso non prende in considerazione l’idea di come ogni suo pensiero, ogni sua parola, metta in moto il pendolo Karmico.

Molti Cristiani si riferiscono erroneamente a Gesù come “Dio” e sarebbe altrettanto sbagliato per i Wotanisti visualizzare il loro Figlio della Luce, Balder, come il Supremo Dio della creazione. Nel migliore dei casi certamente possono servire come rappresentanti di Dio e divinità minori sull’uomo, con la reale capacità di guidare l’uomo a Dio, ma essi non sono la fonte della luce, solo il Dio assoluto può esserlo. I Cristiani troppo spesso si fanno prendere dalla personalità di Gesù e costruiscono anche chiese intorno alla sua personalità. Che questo accada nel Cristianesimo come nella maggior parte di tutte le religioni è dovuto fondamentalmente dalla necessità dell’uomo di avere una personalità dal carattere umano da adorare.

La Bibbia stessa inizia con una propria storia della creazione personale secondo cui in principio, Dio creò il cielo e la terra dal nulla. Dio creò il cielo e la terra, non Gesù! Tutti i pantheon etnici degli dei rendono molto chiaro il fatto che gli dei sono fallibili. Possiamo relazionarci con queste divinità personali, perché sono come noi per molti aspetti e, quindi imparare le loro lezioni di vita diventa un compito più facile per la varia umanità. I nostri dèi etnici servono come archetipi che aiutano l’uomo a comprendere Dio e dirigerci alla maestà della sua essenza e, quindi, liberarci dal basso stato cosciente della materia grossolana attraverso il quale noi oggi esistiamo. Non perde la sua forza la legge che dice che la coscienza religiosa dell’uomo viene trasferita dalla Terra alla Luna, dalla Luna al Sole, e poi ulteriormente estesa e distribuita tra un certo numero di divinità più o meno strettamente associate ai vari corpi celesti che, in ultima analisi, riportano a Dio, la fonte di tutto ciò che è.

La Luna (come il suo “elemento” corrispondente, l’acqua) simboleggia l’emozione; il Sole (come il fuoco) simboleggia l’intelletto. Cervello e cuore dell’uomo sono gli analoghi microcosmici della Luna e del Sole. Alla fine, l’anima umana raggiungerà il controllo completo dei belligeranti elementi inferiori della sua natura conflittuale, simboleggiata come il serpente di fuoco bloccato all’interno della terra. Il Sole, che splende nel centro del cuore dell’uomo, sorge in forza e gloria a illuminare la mente terrena e tutto il nostro essere, consentendo all’anima di funzionare d’ora in poi nel corpo solare. Gli antichi insegnavano che il maggior ciclo di vita dell’uomo è costituito da circa 800 vite fisiche.

L’oscurità non può mai elevare l’anima dell’uomo, o portarlo alla comodità a lunga durata della vera felicità; solo la luce di Dio può farlo attraverso il suo raggio divino di potere che dà vita. Dio è la luce che irradia il buio (il caos). L’uomo è una composizione di spirito e materia e attraverso questa unione si genera il principio intellettuale. Il pericolo nasce quando la conoscenza mentale e lo sviluppo intellettuale di una persona supera il suo sviluppo spirituale, e questo porta all’arroganza mentale e spirituale, che può invertire l’intero processo di crescita spirituale. Questo è il motivo per cui la grande conoscenza dei misteri è tenuta nascosta alla maggioranza indegna del genere umano, perché l’ignoranza, l’arroganza e la natura inferiore inaffidabile dell’uomo potrebbero grossolanamente violare e abusare tali opere sacre di istruzione superiore. Pitagora era della convinzione che fosse l’ignoranza e la dissipazione, e non l’età, a distruggere il corpo. Qualunque sia il caso, è stato dimostrato più e più volte che l’audacia dell’uomo è di gran lunga superiore alle sue capacità e che il suo processo di pensiero è in realtà … degenerato dai secoli d’oro dell’antichità. Siamo passati da uno stato di fertilità alla sterilità. La verità rimane il fatto supremo, il più pratico e ragionevole di tutti gli esseri ed essenze.

C’è un bisogno essenziale per i nostri pantheon etnici di archetipi divini, che è il motivo per cui sono sempre esistiti fin dall’inizio dello sviluppo spirituale dell’uomo. Queste immagini primordiali rimangono nel nostro D.N.A. e operano attraverso di noi come singoli esseri umani e come razza. Un uomo che Johann Wolfgang von Goethe ammirava molto, Carl Gustav Carus (1789-1869), ebbe a dire:

“Nella misura in cui l’idea della vita non è altro che l’idea di una manifestazione eterna dell’essenza divina attraverso la natura, essa appartiene a quelle intuizioni originali della ragione che non vengono all’uomo dall’esterno… Queste intuizioni si aprono nella interiorità dell’uomo e devono rivelarsi e, una volta che un uomo ha raggiunto un certo livello di sviluppo, si riveleranno sempre”.

Ogni Dio e Dea rappresenta un aspetto particolare della natura e della divinità esemplificata nel nostro essere e le avventure di dei, dee, miti e leggende sono spesso parabole dei fenomeni della nostra esperienza interiore ed esteriore. Gli archetipi sono in grado di manifestarsi come forze psicoidi autonome in quel regno di mezzo in cui ciò che noi chiamiamo spirito e materia interagiscono e non dovrebbero mai essere presi alla leggera. I nostri antenati avevano una ben maggiore comprensione intima dei loro dei e dee etnici e davano loro il più alto onore e rispetto e nel loro degno nome costruirono i più bei templi e monumenti dell’umanità.

I nostri dèi etnici servono e ci guidano come ideali eroici da apprezzare ed emulare e possono intervenire nella nostra vita e coscienza quotidiana, mentre ci forniscono la saggezza e la forza nei momenti di bisogno. L’uomo però ha ancora bisogno di capire come il sole microcosmico all’interno riflette il sole macrocosmico di Dio e di come l’essere di Dio permea tutte le creature viventi, la natura e l’universo. Fino a quando l’uomo non ha trovato la continuità delle funzioni divine che operano nel suo inconscio sempre attivo, non potrà afferrare il concetto del reale potenziale che può elevare il suo essere e la sua anima al suo più alto grado di sviluppo spirituale. Molti cadono nell’equivoco su cosa ci si dovrebbe aspettare dall’uomo all’interno del ristretto lasso di tempo della sua breve vita fugace. Dovrebbe andare in questo o in quel modo, sacrificare questo, o pagare penitenza per quello? Dovrebbe stare con questa o quella religione? Smettiamo una volta per tutte di parlare di ciò che un buon uomo dovrebbe fare o dovrebbe essere… E CERCHIAMO DI ESSERLO!!!

Là tra le sfere luminose, erranti

Che ad altri mondi infondono la vita

Là nello spazio immenso la Cometa

In suo cammin veloce fa ritorno

Sol disiòsa di poggiare al Sole,

E quando sembra di cadere a terra

Stende sull’alto rilucente coda;

Oggetto di timore al folle e al reo:

Ma quel, cui sapienza informa e guida,

E che conosce in ciel l’ordine usato,

L’ospite nuovo con piacere ammira.

Ei gode intanto, e in suo pensiero esulta,

Se misurando il ciel conoscer puote

Quando le vaghe rilucenti moli

Del lungo viaggiar per l’eter vuoto

Ritorneranno a rallegrare il mondo.

James Thomson – Estate, 1746

Il ritorno di Balder

Balder ritorna

 

Salutiamo Balder, manifestazione solare del potere del Padre Tutto, Wotan. Egli ritorna ogni anno per il Solstizio d’Estate, ascendendo dal mondo infero al quale è relegato dalla cieca ignoranza sfruttata da Loki a suo vantaggio. Ogni anno, per sei mesi, l’amato Balder dona sapienza e bellezza al Popolo Ariano, per poi lasciare Midgard di nuovo alle tenebre del Verno.