LA PERDUTA SPADA DELLA VITTORIA

Frey-Gerd-Gymir

di Donald A. Mackenzie
Tratto da Teutonic Myth and Legend [1912]

Quando Skadi, l’orgogliosa e potente figlia di Thjazzi, venne a sapere che suo padre era stato ucciso dagli Dei, indossò la sua cotta di maglia e il suo splendente elmo, e afferrò la sua grande lancia e le frecce avvelenate per vendicare la sua morte. Poi, affrettandosi verso Asgard, aspettò fuori, sfidando un dio a combattere. Audace era, e bella, e serenamente senza paura nella sua ira.

Gli Dei presero consiglio insieme e giudicarono che la sua causa era giusta. Così arrivarono a dirle parole di pace e, anzi, desideravano non uccidere una così giusta. Ma lei disprezzò le loro suppliche e, alzando la lancia, chiese la vita di colui che aveva ucciso suo padre.

Allora uscì l’astuto Loki e cominciò a danzare dinanzi a lei, mentre una capra ballava con lui, a cui ella fu divertita. Ballò a lungo e, quando ebbe cessato, si inchinò davanti a lei e la pregò di sposarla, mentre la capra belava desolatamente. Skadi fu spinta alla risata e la sua ira cessò.

Nat cavalcò, e le ombre caddero sul cielo e spuntarono le stelle. Poi Skadi chiese di entrare in Asgard. A lei venne Odino che, indicando il cielo, disse:

“Osserva! gli occhi di tuo padre sono ora stelle luminose, che sempre guarderanno su di te… Tra gli Dei ora potresti abitare, e potrai scegliere tuo marito. Ma quando farai questo, i tuoi occhi saranno bendati, in modo che solo i suoi piedi potranno vedersi.”

Agli Dei riuniti guardava con meraviglia e gioia. I suoi occhi caddero su Balder il Bello, e lui amava. Nel suo cuore promise che avrebbe scelto lui.

Quando i suoi occhi furono velati, vide un piede che era bello, e ritenne che fosse di Balder. Le sue braccia si allargarono e gridò: “Sposerò te”, strappò il velo, e sopresa! Era Njord che stava davanti a lei.

Bello e maestoso era Njord, il dio del mare estivo, che placava le tempeste di Aegir e la bufera di Gymir, il gigante delle tempeste dell’amaro Oriente. Ma il cuore di Skadi non batteva per Njord.

Eppure era stato il dio dei Vanir la sua scelta, e con lui si sposò in grande sfarzo ad Asgard. Insieme partirono per Noatun, dove Skadi non apprezzò il mare e il verso degli uccelli sulle scogliere, che la privavano del sonno. Profondo era il suo dolore per non abitare più nella foresta di Thrymheim, e anelava per la cascata tonante, le alte montagne e le ampie pianure in cui era abituata a seguire le prede. E l’amore che aveva per Balder tormentava sempre il suo cuore.

Poi fu Frey in cerca di una sposa, e dall’amore per lei fu posseduto alla follia.

Un giorno salì al trono d’oro di Odino e guardò i mondi, vedendo tutte le cose, e quello fu il giorno del suo dolore. Curioso, guardò est e ovest, e a sud guardò. Poi verso nord, verso la Terra dei Giganti voltò lo sguardo, e lì brillò dinanzi a lui una luce di grande splendore che riempiva di bellezza i cieli e l’aria e il mare. Una fanciulla, la più bella che mai avesse visto, aveva aperto la porta della sua casa. Divinamente alta era lei, e le sue braccia splendevano come argento. Per un attimo la vide, col cuore che palpitava d’amore, e poi scomparve, al che la sua anima fu colpita da profonda tristezza. Così fu punito per essersi seduto nel trono di Odino.

Verso casa andò Frey, e non avrebbe parlato, né avrebbe mangiato o bevuto, tanto era grande il suo amore per la gigantessa, il cui nome era Gerd, figlia di Gymir. Molto gli Dei si meravigliavano a causa del suo silenzio e dei suoi profondi sospiri. Ma nessuno poteva trovare ragione per la follia di Frey. A lui venne anche suo padre Njord, con Skadi, e come lo trovarono lo lasciarono, in malinconia e posseduto da segreto dolore. Poi parlò Njord a Svipdag, che ad Asgard era chiamato Skirnir, “il brillante”, e lo supplicò di scoprire cosa facesse soffrire suo figlio, e di trovare un rimedio con cui riportarlo alla felicità.

Skirnir era riluttante ad andare da Frey come lo era quando Sith lo supplicò di salvare Freyja dal gigante Beli. Eppure, quando trovò Frey seduto da solo, in silenzio, e colpito dal profondo desiderio per colei che amava, gli parlò con coraggio e fiducia.

“Insieme”, disse, “abbiamo vissuto tante avventure in altri giorni, e fedeli dovremmo ora essere uno all’altro. Né dovrebbe esserci alcun segreto tra di noi. Parla, o Frey, e dimmi perché ti struggi da solo e ti rifiuti di mangiare e bere”.

Frey gli rispose: “Come posso rivelare, caro amico, il segreto del mio dolore. Luminosa brilla la Dea del sole nel cielo, ma di alcun conforto sono per me i suoi raggi”.

Ma Skirnir lo spinse a confidare il suo dolore, e Frey raccontò del suo amore per la bella Gerd la gigantessa. Ma il suo amore, diceva, era destinato al dolore, perché né dio né elfo avrebbero permesso che abitassero insieme.

Allora andò Skirnir dagli Dei e rivelò il segreto del silenzio e della disperazione di Frey. Ben sapevano che se Gerd non fosse stata portata a lui, il Dio del sole si sarebbe consumato e sarebbe morto, e così dissero a Skirnir la loro volontà, che avrebbe dovuto affrettarsi alla dimora di Gymir per avere la sua bella figlia per Frey.

Quindi Frey fu meno triste, e diede a Skirnir la Spada della Vittoria come sua difesa, e da Odino ricevette Sleipnir per cavalcare attraverso il fuoco e sopra il cielo. I doni da sposa che portava quando partì erano l’anello magico Draupnir e undici mele del prezioso scrigno di Idun. Portò con sé anche una bacchetta magica col potere di sottomettere.

Per il mare impetuoso e sulle montagne desolate cavalcò Skirnir, sopra abissi e grotte di montagna di giganti feroci, fino a quando arrivò al Castello di Gymir, che era protetto da un fossato di fuoco. Segugi feroci sorvegliavano il cancello d’ingresso.

Su un tumulo sedeva un pastore da solo, e a lui Skirnir si rivolse, chiedendo come potesse calmare i temibili cani a guardia costante, in modo che potesse raggiungere la gigantessa.

“Da dove vieni?” chiese il pastore; “perché sicuramente sei destinato a morire. Puoi cavalcare di notte o di giorno, ma mai potrai avvicinarti a Gerd”.

Skirnir non aveva paura. “I nostri destini”, disse, “vengono filati quando nasciamo. Mai potremo sfuggire al nostro destino”.

Ora la voce di Skirnir era udita da Gerd, che era dentro, e chiese alla sua serva di scoprire chi fosse a parlare così coraggiosamente davanti al castello.

Poi Skirnir spronò il suo cavallo, che oltrepassò i cani e il fossato ardente, e il castello fu scosso alle fondamenta quando raggiunse la porta.

La serva disse a Gerd che un guerriero si ergeva fuori e chiedeva di essere ammesso da lei.

“Presto allora”, gridava Gerd, “portalo dentro, e mesci per lui il dolce e antico idromele, perché temo che colui che ha ucciso Beli, mio fratello, sia venuto qui”.

Skirnir entrò e si fermò davanti alla gigantessa che Frey amava così tanto, e lei parlò con lui e disse: “Chi sei un elfo, o il figlio di un dio degli Aesir, o uno dei saggi Vanir? Temerario, infatti, sei tu a venire da solo in questa nostra fortezza”.

“Né elfo, né dio, né Vanir sono io”, Skirnir rispose. “Io sono un messaggero del dio Frey, che ti ama. Da lui porto l’anello Draupnir in regalo, perché lui vuole te come sua sposa”.

Allora fu il cuore di Gerd pieno di disprezzo, e si rifiutò di prendere il dono nuziale. “Finché vita rimane in me”, disse, “Frey non sposerò”.

Skirnir offrì ancora l’anello d’oro Draupnir, ma lei rifiutò di nuovo.

“Del tuo anello non ho bisogno”, disse lei, “perché il mio sire ha grandi tesori di gioielli e d’oro”.

Quando lei parlò così il cuore di Skirnir fu colmo d’ira, e tirò fuori la splendente Spada della Vittoria.

“Mira questa lama!” gridò; “con essa posso ucciderti se Frey è respinto”.

Orgogliosamente Gerd si alzò. “Non con la forza né con la minaccia”, disse, “sarò mai spinta. Il mio forte signore Gymir è armato e pronto a punirti per la tua audacia”.

Allora Skirnir disse rabbioso: “Con questa lama io ucciderò il tuo sire, il vecchio gigante Gymir, se dovesse osare di opporsi a me. E posso conquistarti con questa bacchetta magica, che sottometterà il tuo cuore. Se sarò costretto a farlo, nessuna felicità verrà mai più a te. Poiché ti relegherà alle regioni di Nifelheim, dove né dio né uomo potrà mai più vederti bella”.

Silenziosa e pallida sedette Gerd quando Skirnir le disse del destino che sarebbe stato il suo se avesse continuato a rifiutarsi di diventare la sposa di Frey.

Il luogo in Nifelheim presso cui avrebbe dovuto andare, diceva, era una regione di tortura dove abitano gli spiriti dei giganti triturati nel Mulino del Mondo. Occasione di amare non avrebbe avuto, né tenerezza o simpatia. Da sola avrebbe vissuto, o altrimenti come sposa infruttuosa di un mostruoso gigante a tre teste. La gioia e il godimento sarebbero state bandite dal suo cuore. Occhi l’avrebbero sempre fissata, freddi e con più odio di come i Giganti del Gelo guardano a Heimdal, la sentinella di Bifrost, o i troll i cani-lupo di Odino. Né i demoni l’avrebbero lasciata mai in pace. Streghe malvagie l’avrebbero schiacciata sulle rocce. Morn, che dà “agonia all’anima”, avrebbe riempito il suo essere. Lì, al luogo del tormento preparato come sua dimora, i demoni della malattia  avrebbero aumentato il suo dolore. Non sarebbe mai stata libera dalla tortura di Tope (follia) e Ope (isteria), e nessun riposo avrebbe conosciuto di notte o di giorno. Per cibo avrebbe avuto carne rancida, e veleno per bevande. Ogni mattina avrebbe strisciato dolorosamente verso la cima della montagna per ammirare Hel in gloria e beltà, e avrebbe sempre cercato invano di raggiungere le sue scintillanti pianure di beatitudine e gioia.

“Questo, o Gerd, sarà il tuo destino”, gridò Skirnir, “se Frey da te è disdegnato”.

Poi si preparò a colpirla con l’asta magica che sottomette, ma Gerd lo supplicò di ascoltarla.

“Non portare a termine la tua minaccia”, supplicò, “e bevi questo dolce e antico idromele. Non ho mai sognato di dover amare un dio dei Vanir”.

Ma Skirnir non si sarebbe placato fino a quando non gli avesse dato un messaggio per Frey. In quello prometteva che dopo nove notti sarebbe stata la sposa del dio Vanir se la Spada della Vittoria fosse stata data al suo signore.

Piacevoli furono le sue parole per Skirnir, che senza aspettare saltò sul suo cavallo e tornò a tutta velocità ad Asgard. V’era Frey che lo aspettava con impazienza, ma l’amato Vanir fu colmo di tristezza quando venne a sapere che avrebbe dovuto aspettare il tempo di nove notti prima di essere ricevuto da Gerd.

“Lunga è una notte senza di lei”, piangeva; “più lunghe sono due notti – come posso sopportare di aspettare per nove? Più lunga questa mezza notte di attesa mi è sembrata di un mese della più grande beatitudine”.

Lentamente per Frey trascorsero i giorni e le notti che seguirono. Poi all’ora stabilita andò da Gerd, che divenne la sua sposa.

A Gymir diede per sua figlia la Spada della Vittoria, che era stata forgiata per portare disastro agli Dei. E in questo modo Asgard fu privata del frutto del trionfo che Freyja aveva portato quando l’ira di Svipdag fu messa da parte e il suo amore per lei fece sì che la pace fosse fatta tra gli Dei e gli Elfi.

A lungo i Giganti avevano cercato di possedere la Spada della Vittoria, e soprattutto la moglie di Gymir, Gulveig-Hoder, la temuta Megera di Jarnvid, che aveva ancora la sua dimora in Asgard, dove sempre cercava di operare il male.

Poiché della Spada della Vittoria Surtur sarà armato quando deciderà di vendicare il male fatto a Gunlaud da Odino.

Così Loki scherniva Frey. “Un tesoro hai dato a Gymir per comprare sua figlia, e la Spada della Vittoria nientemeno! Quando i figli di Muspell verranno a Jarnvid sarai davvero in difficoltà, poiché allora non saprai, o infelice, con quale arma combattere”.

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RECLAMARE IL NOSTRO ODHRÓERIR

Triskelion

del Dr. Casper Odinson Crowell

Questa cosa, quest’organismo vivente, respirante e in continua evoluzione, che oggi chiamiamo Odinismo: Fede, religione, spiritualità, è tutto questo e ciò nonostante, ciascuno e tutti i concetti di prima non riescono a incapsulare l’essenza della cosa in sé. Perché l’Odinismo è di più! Si tratta di un modo di vita e di come si sceglie di avvicinarsi alla miriade di gioie della vita e dolori del cuore. In più, è “il nostro” modo di vita. Un Martello e una Spada ci sono stati passati da mani divine e ancestrali che hanno viaggiato a lungo e lontano, avendo attraversato la profondità di circa quaranta millenni. E abbiamo accettato volontariamente e con entusiasmo il dono che ci hanno consegnato… Questo nobile modo di vivere, se utilizzato correttamente e senza vergogna, o senso di colpa, potrà sempre superare e trascendere i parametri mondani e i confini autoimposti delle leggi inferiori dell’uomo.

Le prigioni sono un dispositivo della costruzione dell’uomo e di un disegno socialmente malato. Eppure, esse tengono dentro solo quelli che capitolano a uno stato d’animo così dannoso. Quelli incatenati dalla natura perversa di una bestia chiamata “correzioni” e la sua parente socialmente malata “istituzionalizzazione”. E non tutti coloro che soffrono di questa afflizione sono incarcerati. Si metabolizzi questo per un momento o due.

Una breve descrizione dei componenti principali che circondano “Odhróerir” e le sue corrispondenti qualità metafisiche diventa essenziale per illustrare ulteriormente un tale reclamo, e sarà quindi esposta di seguito. Si dovrebbe affermare in principio che le seguenti descrizioni in nessun modo esauriscono la conoscenza globale cui esse sono associate. Anzi, il caso è l’opposto. Perché tali descrizioni servono solo come un mezzo per comprendere ulteriormente l’esercizio qui esposto, e le effettive qualità metafisiche allegate ai concetti mitologici sono seriamente complesse e abbastanza esaustive nelle loro rispettive nature, mentre qui tutt’al più appaiono vaghe!

KVASIR: un Dio di antico lignaggio sia celeste (Æsir) che ctonio (Vanir).

ODHRÖRIR: (la bevanda di ispirazione divina), il sangue di Kvasir. La proprietà innata di coloro che possiedono la coscienza (dèi e uomini). L’idromele divino. Iniziazione e conoscenza sintetizzate che equivalgono alla saggezza numinosa. La progressione di questa scoperta su un percorso costante di trascendenza verso i fini del raggiungimento della legittima illuminazione spirituale in ultimo porterà il neofita al gradino dell’ascensione. Questa consapevolezza suprema del divino interiore si realizza all’interno delle acque primordiali del pozzo di Mimir. Vale a dire la propria memoria ancestrale che risiede all’interno di sangue/anima/DNA!

SUTTUNG: Un ettin/jötun (caos privo della proprietà della coscienza). Le circostanze esterne e sfocate e le forze della vita per come esistono e si manifestano in un continuum.

TRISKELION: (tre corni intrecciati). I tre coni/corni che detengono/contengono l’idromele divino; 1) Odhröerir -l’agitatore del wód, o eccitatore di ispirazione. 2) Són – retribuzione, o re-investimento. E 3) Bodn – il contenitore.

GUNLOD: un ettin/jötun (figlia di Suttung). Lei custodisce l’idromele divino che suo padre accumula in un tentativo di sottrarlo agli dèi e agli uomini. Lei è il simbolo della vita vissuta a caso, priva di qualsiasi volontà mirata.

ODINO PADRE DI TUTTO TRIPARTITO: 1) Odino – coscienza. 2) Vili – volontà. 3) Ve – recinto/contenitore sacro. Costituisce così il dono Odinico originale che riceviamo alla nascita, anche se alla fine si perde attraverso una vita di esposizione costante alle componenti artificiali della tecnologia da cui siamo tutti sommersi nel progredire dell’età. La vincita concettuale dell’Odhróerir può essere vista come un ri-collegamento con questi doni divini originali e un re-investimento in quella direzione da allora in poi (cioè ignorare ogni dipendenza dall’innaturale e coltivare e nutrire ciò che è naturale come l’intuizione, ecc.)

Siamo tutti nati con esso e iniziamo il viaggio della nostra vita con questo dono Odinico intatto, questo tipo di innocenza e di connessione completa al nostro ambiente naturale, e la consapevolezza del multiverso divino e il suo corpus ospite nella sua totalità. Proprio come qualsiasi altro animale! E proprio come qualsiasi altro animale, non perdiamo mai la capacità di esercitare tali qualità naturali. Ahimè, nell’avanzare dell’età ed essendo esposti al continuum di entità/circostanze esterne, mondane e innaturali della vita, diveniamo più sensibili alle leggi artificiali dell’uomo e della tecnologia, ma allo stesso tempo ci allontaniamo dalla legge/ordine naturale e divino. Quindi, i nostri sensi naturali più innati subiscono un ritardo su base costante fino a che non soffriamo un arresto completo nei nostri sensi naturali e allo stesso tempo nella prospettiva del loro sviluppo! Oppure, ci risvegliamo alla realtà innaturale in cui esistiamo e decidiamo di prendere in carico e fare qualcosa al riguardo cercando di stimolare il nostro desiderio di ascendere ancora una volta alla nostra maestà naturale, di essere una parte di ciò che è divino anziché esserne a parte. Lo realizziamo recuperando l’Odhróerir con cui siamo nati. Perché proprio come Kvasir è nato sia Æsir che Vanir, così siamo noi del Popolo del Nord.

Gli agenti del caos ammassati contro di noi non sono solo esterni. I nostri stati emotivi collettivi, l’orgoglio, e quelli temporali, per quanto desideri mondani, sono tanto più colpevoli quanto più spesso vanno avanti incontrollati. Per questo deve necessariamente seguire che le interazioni delle nostre debolezze interiori e il caos degli eventi/circostanze non diretti e non orientati della vita all’interno della portata della nostra vita, si traducano inevitabilmente in una mancanza di comando di sé che in tal modo obnubila la consapevolezza in una presenza naturale e divina e proibisce l’ascensione verso la propria divinità!

Se vogliamo cercare di consumare l’Odhróerir, allora prima dobbiamo imparare ad utilizzare i doni originali di Odino Padre di Tutto con cui siamo nati; la nostra coscienza, il nostro pensiero cosciente (Odino), la nostra volontà di agire su tali pensieri (Vili) e la capacità di sostanziare quella volontà mirata e diretta (Ve). Con queste facoltà adeguatamente e volutamente impiegate ai fini della padronanza di sé, si possono sradicare tutte le debolezze accettate e, infine, tutto il bagaglio esterno oggettivo che così spesso inonda la realtà soggettiva con il suo diluvio e quindi ci confina alla vera prigione della limitazione di sé. Questa ricerca, questo desiderio di autentica illuminazione spirituale, non sarà ottenuta a buon mercato, né esistono scorciatoie in vista.

Il rúna (il segreto) è questo; il primo cono/corno dell’idromele prezioso e ambito che è “Odhróerir” è il nostro Odino applicato – il nostro pensiero cosciente concentrato. Il secondo, “Són”, è il nostro Vili – la nostra volontà diretta e focalizzata, un re-investimento in quello che Odino ci ha dato in origine. E infine, il terzo cono/corno, “Bodn” – è il nostro Vé, il nostro contenitore, la nostra capacità di interagire con ciò che è allo stesso tempo numinoso e naturale dentro di noi.

Ecco il rúna Odhróerir; non lo si cerchi fuori, ma dentro, se si vuole sollevare il corno più sacro e gustare la birra contenuta al suo interno!

A metà dell’anno è il tempo di Mezza Estate, il solstizio e la stagione il cui patrono è Balder il Bellissimo. La sua chioma splendente sono i raggi che sostengono la stessa vita di Sunna. Balder è il Dio della promessa di speranza sia per gli dèi che per l’uomo. Al di là del fatto ovvio che questo è il giorno più lungo e la notte più breve dell’anno, è anche un tempo per l’illuminazione divina e la speranza così riflessa nella essenza archetipica di Balder, oltre al precedentemente presentato paradigma contemporaneo del rúna di Odhróerir. I doni e le benedizioni scritte qui sono divini, ne siamo certi! Tuttavia, la capacità di operare in tal modo si trova solo all’interno della nostra volontà personale di connetterci con e utilizzare la scintilla stessa della divinità dentro di noi. In ciò si trova l’anima stessa del galdr/Mantra;  “Reyn til rúna!” (Cerca i misteri).

SOLE DI DIO

The Ancient of Days

di Ron McVan

Il Sole come simbolo del Dio creatore e del suo figlio rappresentativo, per gli Egizi, era un simbolo di immortalità, poiché, nonostante il sole morisse ogni notte si alzava di nuovo ad ogni alba successiva. Dal sole deriva il grande concetto della Trinità che si trova in tutte le grandi religioni. Le trinità in ogni raffigurazione rappresentano la forma triplice dell’unica Intelligenza Suprema. Quando i Cristiani proclamano che non si può trovare il Padre se non attraverso il figlio, Gesù Cristo, quello stesso Gesù, come divinità solare, non diverso da Balder del Wotanismo Europeo, o Lugh e Bel del pantheon Celtico, o Apollo di quello Olimpico, o Ra, Horus, o Thoth-Hermes dell’Antico Egitto Ariano, tutti servono egualmente le loro rispettive religioni come figli di Dio, maestri della verità spirituale e portatori della luce.

Senza sole non c’è luce né vita, solo oscurità e morte. Oggi sappiamo che Dio non è il Sole vero e proprio, ma è tramite la luce del Sole che Dio si rende manifesto e esercita la sua influenza, e tramite il Sole che la vita cresce e fiorisce. Ogni cosa è parte di uno stupendo Tutto, il cui corpo è la Natura, Dio la sua anima. Non importa quale religione si sceglie di praticare, occorre sempre tendere a una coscienza solare completa, vera e propria porta per la perfezione dell’anima umana: solo grazie alla forza divina di luce e vita, l’umanità può sperare di progredire nel sul lungo e travagliato percorso verso la fonte.

Il Sole genera in tutte le forme di vita la vitalità necessaria e l’istinto per andare avanti. In noi possediamo il nostro fuoco solare e attraverso la disciplina della nostra volontà quel fuoco solare può essere utilizzato per ottenere il suo scopo. A differenza di altre forme di vita, l’uomo avrebbe la capacità di plasmare il proprio destino. Il Sole ci ispira a cercare Dio, la luce dal buio, il reale dall’irreale, l’immortalità dalla morte. Ma il dovere dell’uomo in questo grande Tutto razionale, è di subordinare se stesso all’armonia universale, sottomettere la sua volontà alla legge naturale e alla ragione, per contribuire così a realizzare la volontà di Dio.

Un ateo proclamerà che Dio non esiste dalla premessa che non lo può vedere. Dio non è di questa dimensione inferiore, ma il suo essere o presenza permea tutte le dimensioni dell’universo esteso. Quando un medico analizza un corpo umano non può vedervi l’anima di un uomo, né un neurochirurgo trovare un solo pensiero in un cervello aperto davanti a lui. E tuttavia, l’anima e lo spirito ed i pensieri operano attraverso questi organi della carne proprio come Dio opera attraverso la nostra anima e pensieri. Tutto intorno a noi vi sono entità invisibili, così come le molte forze impressionanti come l’elettricità, le onde radio, il magnetismo, l’energia atomica e così via. Allo stesso modo, né il pensiero, né l’essenza, né la vita in sé possono essere visti ad occhio nudo.

Tutta la vita vivente non è che un pensiero nella mente di Dio, proprio come noi stessi viviamo all’interno del ‘mondo pensiero’ fisico del genere umano. Se qualcuno dice la parola ‘David’, si potrebbe forse pensare subito alla grande opera scultoria di Donatello. Il David non è altro che una forma di pensiero proiettata dalla mente del suo progettista. Se dovessimo martellare noi stessi il David ciò che rimarrebbe sarebbe un brutto mucchio di pietra senza alcun significato. Solo il pensiero può creare qualcosa dal nulla della materia. Analogamente, quando l’anima è assente dalla nostra carne, questa è inutile come quella di un lombrico in giardino. Senza Dio nella nostra realtà e il suo pensiero creativo a fornirci forma e scopo saremmo insignificanti come quel mucchio di pietra. La forza divina tiene la bilancia della vita, ma l’uomo ha la libertà di scelta di fare come vuole con il suo corpo, mente, azioni e relazioni con gli altri. E l’uomo spesso non prende in considerazione l’idea di come ogni suo pensiero, ogni sua parola, metta in moto il pendolo Karmico.

Molti Cristiani si riferiscono erroneamente a Gesù come “Dio” e sarebbe altrettanto sbagliato per i Wotanisti visualizzare il loro Figlio della Luce, Balder, come il Supremo Dio della creazione. Nel migliore dei casi certamente possono servire come rappresentanti di Dio e divinità minori sull’uomo, con la reale capacità di guidare l’uomo a Dio, ma essi non sono la fonte della luce, solo il Dio assoluto può esserlo. I Cristiani troppo spesso si fanno prendere dalla personalità di Gesù e costruiscono anche chiese intorno alla sua personalità. Che questo accada nel Cristianesimo come nella maggior parte di tutte le religioni è dovuto fondamentalmente dalla necessità dell’uomo di avere una personalità dal carattere umano da adorare.

La Bibbia stessa inizia con una propria storia della creazione personale secondo cui in principio, Dio creò il cielo e la terra dal nulla. Dio creò il cielo e la terra, non Gesù! Tutti i pantheon etnici degli dei rendono molto chiaro il fatto che gli dei sono fallibili. Possiamo relazionarci con queste divinità personali, perché sono come noi per molti aspetti e, quindi imparare le loro lezioni di vita diventa un compito più facile per la varia umanità. I nostri dèi etnici servono come archetipi che aiutano l’uomo a comprendere Dio e dirigerci alla maestà della sua essenza e, quindi, liberarci dal basso stato cosciente della materia grossolana attraverso il quale noi oggi esistiamo. Non perde la sua forza la legge che dice che la coscienza religiosa dell’uomo viene trasferita dalla Terra alla Luna, dalla Luna al Sole, e poi ulteriormente estesa e distribuita tra un certo numero di divinità più o meno strettamente associate ai vari corpi celesti che, in ultima analisi, riportano a Dio, la fonte di tutto ciò che è.

La Luna (come il suo “elemento” corrispondente, l’acqua) simboleggia l’emozione; il Sole (come il fuoco) simboleggia l’intelletto. Cervello e cuore dell’uomo sono gli analoghi microcosmici della Luna e del Sole. Alla fine, l’anima umana raggiungerà il controllo completo dei belligeranti elementi inferiori della sua natura conflittuale, simboleggiata come il serpente di fuoco bloccato all’interno della terra. Il Sole, che splende nel centro del cuore dell’uomo, sorge in forza e gloria a illuminare la mente terrena e tutto il nostro essere, consentendo all’anima di funzionare d’ora in poi nel corpo solare. Gli antichi insegnavano che il maggior ciclo di vita dell’uomo è costituito da circa 800 vite fisiche.

L’oscurità non può mai elevare l’anima dell’uomo, o portarlo alla comodità a lunga durata della vera felicità; solo la luce di Dio può farlo attraverso il suo raggio divino di potere che dà vita. Dio è la luce che irradia il buio (il caos). L’uomo è una composizione di spirito e materia e attraverso questa unione si genera il principio intellettuale. Il pericolo nasce quando la conoscenza mentale e lo sviluppo intellettuale di una persona supera il suo sviluppo spirituale, e questo porta all’arroganza mentale e spirituale, che può invertire l’intero processo di crescita spirituale. Questo è il motivo per cui la grande conoscenza dei misteri è tenuta nascosta alla maggioranza indegna del genere umano, perché l’ignoranza, l’arroganza e la natura inferiore inaffidabile dell’uomo potrebbero grossolanamente violare e abusare tali opere sacre di istruzione superiore. Pitagora era della convinzione che fosse l’ignoranza e la dissipazione, e non l’età, a distruggere il corpo. Qualunque sia il caso, è stato dimostrato più e più volte che l’audacia dell’uomo è di gran lunga superiore alle sue capacità e che il suo processo di pensiero è in realtà … degenerato dai secoli d’oro dell’antichità. Siamo passati da uno stato di fertilità alla sterilità. La verità rimane il fatto supremo, il più pratico e ragionevole di tutti gli esseri ed essenze.

C’è un bisogno essenziale per i nostri pantheon etnici di archetipi divini, che è il motivo per cui sono sempre esistiti fin dall’inizio dello sviluppo spirituale dell’uomo. Queste immagini primordiali rimangono nel nostro D.N.A. e operano attraverso di noi come singoli esseri umani e come razza. Un uomo che Johann Wolfgang von Goethe ammirava molto, Carl Gustav Carus (1789-1869), ebbe a dire:

“Nella misura in cui l’idea della vita non è altro che l’idea di una manifestazione eterna dell’essenza divina attraverso la natura, essa appartiene a quelle intuizioni originali della ragione che non vengono all’uomo dall’esterno… Queste intuizioni si aprono nella interiorità dell’uomo e devono rivelarsi e, una volta che un uomo ha raggiunto un certo livello di sviluppo, si riveleranno sempre”.

Ogni Dio e Dea rappresenta un aspetto particolare della natura e della divinità esemplificata nel nostro essere e le avventure di dei, dee, miti e leggende sono spesso parabole dei fenomeni della nostra esperienza interiore ed esteriore. Gli archetipi sono in grado di manifestarsi come forze psicoidi autonome in quel regno di mezzo in cui ciò che noi chiamiamo spirito e materia interagiscono e non dovrebbero mai essere presi alla leggera. I nostri antenati avevano una ben maggiore comprensione intima dei loro dei e dee etnici e davano loro il più alto onore e rispetto e nel loro degno nome costruirono i più bei templi e monumenti dell’umanità.

I nostri dèi etnici servono e ci guidano come ideali eroici da apprezzare ed emulare e possono intervenire nella nostra vita e coscienza quotidiana, mentre ci forniscono la saggezza e la forza nei momenti di bisogno. L’uomo però ha ancora bisogno di capire come il sole microcosmico all’interno riflette il sole macrocosmico di Dio e di come l’essere di Dio permea tutte le creature viventi, la natura e l’universo. Fino a quando l’uomo non ha trovato la continuità delle funzioni divine che operano nel suo inconscio sempre attivo, non potrà afferrare il concetto del reale potenziale che può elevare il suo essere e la sua anima al suo più alto grado di sviluppo spirituale. Molti cadono nell’equivoco su cosa ci si dovrebbe aspettare dall’uomo all’interno del ristretto lasso di tempo della sua breve vita fugace. Dovrebbe andare in questo o in quel modo, sacrificare questo, o pagare penitenza per quello? Dovrebbe stare con questa o quella religione? Smettiamo una volta per tutte di parlare di ciò che un buon uomo dovrebbe fare o dovrebbe essere… E CERCHIAMO DI ESSERLO!!!

Là tra le sfere luminose, erranti

Che ad altri mondi infondono la vita

Là nello spazio immenso la Cometa

In suo cammin veloce fa ritorno

Sol disiòsa di poggiare al Sole,

E quando sembra di cadere a terra

Stende sull’alto rilucente coda;

Oggetto di timore al folle e al reo:

Ma quel, cui sapienza informa e guida,

E che conosce in ciel l’ordine usato,

L’ospite nuovo con piacere ammira.

Ei gode intanto, e in suo pensiero esulta,

Se misurando il ciel conoscer puote

Quando le vaghe rilucenti moli

Del lungo viaggiar per l’eter vuoto

Ritorneranno a rallegrare il mondo.

James Thomson – Estate, 1746

Il ritorno di Balder

Balder ritorna

 

Salutiamo Balder, manifestazione solare del potere del Padre Tutto, Wotan. Egli ritorna ogni anno per il Solstizio d’Estate, ascendendo dal mondo infero al quale è relegato dalla cieca ignoranza sfruttata da Loki a suo vantaggio. Ogni anno, per sei mesi, l’amato Balder dona sapienza e bellezza al Popolo Ariano, per poi lasciare Midgard di nuovo alle tenebre del Verno.