WYRD E CAUSALITÀ CONTRO PROVVIDENZA

di Roger Pearson

L’arrivo del monoteismo mediorientale in Europa sostituì una precedente credenza proto-scientifica nella causalità con il concetto teleologico della Divina Provvidenza, o Volontà di Dio. L’antica filosofia greca fu soppiantata dalla richiesta che gli uomini smettessero di cercare di comprendere la natura delle forze causali all’opera intorno a loro, e accettassero questa semplicemente come l’opera di un dio monoteistico onnipotente. Una nuova classe sacerdotale organizzata chiedeva che gli uomini accettassero senza dubbio la parola “rivelata” del loro dio. L’accademia fondata da Platone fu ordinata chiusa e, come Bertha Phillpotts ci mostrò per la prima volta, anche tra le nazioni germaniche il concetto di Wyrd, che postulava una forza causale onnipervasiva, fu sostituito dal concetto di intervento divino o Provvidenza. L’Europa entrò nel Medioevo, e vi rimase fino a quando la riscoperta degli scritti degli studiosi pagani classici rese possibile il Rinascimento e l’ascesa della scienza moderna.

Michael Horowitz, il monoteismo orientale e i sacerdoti organizzati

Michael Horowitz[1] ha posto in contrasto il successo dei Greci nel gettare le basi di una comprensione scientifica del mondo con il fallimento dei Mesopotamici, che avevano effettivamente creato una civiltà avanzata ma non avevano mai sviluppato una scienza oggettiva. Egli attribuì questo alla loro fede nella forza dominante dei loro dèi e dei sacerdoti che servivano questi dèi. Horowitz sosteneva che le prime culture mesopotamiche e successive semitiche tendevano a credere che l’umanità fosse stata creata per “alleviare agli dèi la fatica” e che le persone rette dovevano servirli e obbedire a loro. Questa credenza era rigidamente sostenuta da una grande e ben organizzata classe sacerdotale che esercitava il potere supremo sul popolo, ma anche questi sacerdoti erano troppo timorosi dei loro dèi per osare mettere in discussione il funzionamento del mondo, che attribuivano del tutto alla volontà degli esseri divini: un inno al dio della tempesta Enlil annichilisce davanti agli “occhi selvaggi e abbaglianti” della divinità. “Che cosa ha pianificato? Che cosa è nella mente santa di Enlil?” “Che cosa ha pianificato contro di me nella sua mente santa?” Apparentemente, Enlil può colpire senza motivo –  semplicemente essere umano è una provocazione sufficiente (Jacobsen 1976).

La natura era considerata sacra e potenzialmente ostile. I Sumeri avevano avvertito che le leggi della natura sono come le “leggi dell’abisso – nessuno può guardarle” (Kramer 1981). Dal secondo millennio a.C., gli scribi babilonesi sono sicuramente più avventurosi. Ma anche loro credono che lo studio della natura sia un’impresa sacra, e che la verità non deve essere strappata agli dèi: i fatti sarebbero gradualmente “rivelati” secondo il piacere divino (Contenau 1966). Tentando di razionalizzare l’universo, [un uomo] starebbe corteggiando l’eresia; avrebbe quindi minacciato il dominio delle divinità. Questa trasgressione sarebbe stata quasi certamente rimproverata dai superiori sacerdotali.

Horowitz vedeva la società greca, al contrario, come illuminata da un’aristocrazia che era essenzialmente libera dal dominio dei sacerdoti. Infatti, i sacerdoti greci servivano solo dèi individuali, i cui poteri soprannaturali erano limitati a funzioni specifiche e non erano considerati esseri onnipotenti. Di conseguenza, l’apprendimento non era limitato al sacerdozio, che non era organizzato in nessuna gerarchia dominante. Di conseguenza, gli aristocratici greci sono stati in grado di consentire alla loro curiosità di indagare sui segreti del mondo che li circondava. Horowitz scrive: “Un’aristocrazia energica e creativa ha fornito un talento diffuso e la ricchezza e il tempo libero per dispiegarlo. Una teologia anarchica ha liberato l’immaginazione teorica greca sul mondo naturale.”

Infatti, anche se Horowitz non ne parla, il capo di ogni unità di parentela greca conduceva i rituali socio-religiosi del gruppo affine. Tutti gli importanti compiti rituali e sacerdotali relativi all’organizzazione della società erano condotti dai capifamiglia e dai fratries, e da re che generalmente derivavano la loro autorità in virtù della loro discendenza, reale o immaginaria, dal fondatore della nazione. Liberi dalla subordinazione a uno o più dèi onnipotenti, e superiori ai sacerdoti che servivano i singoli dèi della natura, gli aristocratici della società greca erano liberi di speculare sulla natura dell’universo e cercare spiegazioni di ciò che accade in essa. Come dice Horowitz:

La cultura greca offre ai suoi filosofi pionieri un ambiente sociale, politico, teologico e linguistico incoraggiante per lo sviluppo della dialettica scientifica. Socialmente: vanta una classe attiva, sicura di sé ed egemonica di aristocratici, con una tradizione di pensiero unica e un comportamento individuale. Questa aristocrazia non era mai stata intimidita nella sua memoria culturale dal dogma religioso. Infatti, è da questa classe di aristocratici che scaturiscono i primi filosofi della Grecia.

Fustel de Coulanges, Paganesimo Europeo, e Causalità

In assenza della tendenza orientale a ritrarre gli Esseri Divini come tutti i potenti despoti, gli Europei pagani in generale sembrano presto aver concluso che l’universo era governato da una rete di causalità. Essi riconobbero gli dèi che erano dotati di poteri soprannaturali, e avevano sacerdoti che servivano questi dèi – ma questi dèi non crearono l’universo, e non ne erano che una parte essi stessi. Lo studioso francese del XIX secolo Numa Denis Fustel de Coulanges ha dimostrato presto che la vera religiosità dell’antica Grecia, Roma e delle nazioni celtiche e germaniche era incentrata sulla religione della famiglia, del clan, dei phratri, della gens e della tribù[2]. I legami morali e i rituali che legavano veramente insieme le comunità europee pre-cristiane erano basati sulla parentela. Un uomo deteneva il suo dovere principale nei confronti della sua gente affine, e non solo ai suoi parenti viventi, ma anche a coloro che lo avevano preceduto e avevano dato vita a lui e ai suoi discendenti che sarebbero venuti dopo di lui. Gli uomini erano impotenti davanti alle forze causali che determinavano gli eventi che si svolgevano intorno a loro e quindi plasmavano il loro destino, ma un uomo orgoglioso e coraggioso avrebbe potuto guadagnare fama per se stesso e onorare i suoi discendenti sforzandosi coraggiosamente contro le stringhe e le frecce della sfortuna. Un uomo non poteva evitare il suo destino, perché era intrappolato nel vasto nesso di causalità che permeava l’Universo, una forza che si muoveva irresistibilmente dal passato, attraverso il presente e in avanti nel futuro.

Causalità sotto forma dei Tre Destini

Il concetto fondamentale di causalità, come forza onnipotente che modella il funzionamento dell’Universo, era profondamente radicato nella cultura dell’antica Grecia e di Roma. Si credeva che fossero i tre Destini o Moirae dei Greci a tessere la rete di causalità: Clotho, con il fuso, filava dei fili causali che davano vitalità al mondo e tutto ciò che era in esso: Lachesi, che puntava con il suo bastone verso un globo; e Atropos, con la sua meridiana, e le forbici, pronta a tagliare il filo causale della vita di ogni uomo. I Romani conoscevano questi stessi destini nelle Parcae. E allo stesso modo, il popolo germanico riconobbe queste tre sorelle che controllavano la causalità come le Norne, chiamandole Urthr, Verdandi e Skuld, che tra di loro erano responsabili di ciò che era, cosa è e cosa sarà.

Fino ai tempi di Shakespeare, gli Inglesi ricordavano ancora tre strane sorelle, anche se in una foschia un po’ cristiana, come anziane streghe immortali, che conoscevano i segreti del destino e potevano predire il futuro.

In breve, il paganesimo europeo in una misura maggiore o minore intuì la causalità come forza motrice dietro tutti i fenomeni naturali. I loro dèi erano immortali e possedevano poteri sovrumani, ma non crearono l’Universo e ne rappresentavano solo un aspetto. Al di là dei legami che univano la società vi era un aspetto metafisico alla religiosità dell’Europa pre-cristiana che rifletteva un apprezzamento della Natura e del ritmo dell’Universo, senza paura di un dio monoteistico onnipotente. I meno sofisticati hanno fatto tentativi prescientifici di manipolare la causalità con i mezzi pre-scientifici che chiamiamo magia, ma i più sofisticati applicarono la logica aristotelica al compito di scoprire le forze causali che animavano la natura, e così facendo hanno gettato le basi per la scienza moderna. Mentre il sacerdozio babilonese, assiro ed egizio serviva pedissequamente i loro dèi, temendo di mettere in discussione le loro motivazioni e desiderando solo placare la loro rabbia e realizzare i loro desideri, i miti dell’antico paganesimo europeo raccontano di eroi che sfidano gli dèi a rivelare qualsiasi informazione avessero sui segreti dell’universo, di cercare la mela d’oro della saggezza, e anche i più primitivi miti germanici raccontano di Odin che diede un occhio nella sua ricerca della conoscenza.

Martha Phillpotts e il Wyrd

Una lettura delle opere di Dame Martha Phillpotts, un’autorità pioniera sulla cultura anglosassone e antica germanica, fornisce una visione del concetto pagano europeo di causalità impersonale, e sostiene la spiegazione di Horowitz del perché la vera scienza è emersa in Europa piuttosto che nelle precedenti civiltà del Medio Oriente. Anche i popoli di lingua germanica che popolavano fino al picco del Nord Europa, al pari dei Greci e dei Romani, vivevano liberi da ogni paura di un singolo dio onnipotente, e Phillpotts ci mostra come i popoli germanici condividessero intuitivamente lo stesso apprezzamento protoscientifico della causalità che troviamo in forma più sviluppata tra l’intellighenzia greca e romana. Nell’Europa settentrionale questa forza causale è stata identificata come Wyrd, e come tale ha svolto un ruolo importante nella cultura germanica. Wyrd come parola è la forma astratta del verbo germanico weorthan, “per arrivare ad essere” quindi significa “ciò che accade”.[3]

Nel dichiarare che nel paganesimo anglosassone c’è[4] più che il culto di Woden e Thunor, e i giuramenti di lealtà a un capo: il riconoscimento del Wyrd come una forza impersonale e inavvicinabile… se riusciamo a descrivere il profilo oscuro di questa filosofia precedente, non formulata, deve essere attraverso il mezzo delle storie e dei ricordi dell’Età Eroica. Gli Anglosassoni avevano parte in quel periodo epico liberamente come qualsiasi altro popolo nordico, e sembra sicuro supporre che le idee che si celano dietro di esso fossero anche proprietà comuni.

Il Trionfo del Monoteismo Cristiano

Phillpotts conferma anche la teoria di Horrowitz su come i sacerdoti orientali attribuissero gli eventi alla volontà di una o più potenti divinità notando come il Cristianesimo, radicato nel monoteismo orientale, sopprimesse le radici del pensiero scientifico in Europa attribuendo gli eventi alla “volontà di Dio” piuttosto che al più logico concetto pagano europeo di causalità impersonale.

La credenza orientale che tutti gli eventi potessero essere spiegati come la volontà di una o più divinità doveva alla fine evolversi nelle dottrine monoteistiche dell’Ebraismo, del Cristianesimo e dell’Islam. Queste tre religioni non accettarono nessun’altra spiegazione per gli eventi naturali oltre la volontà di un Creatore divino – tranne che in occasioni in cui ritrovarono conveniente ipoteticare un anti-Dio o un Diavolo per spiegare eventi spiacevoli che i sacerdoti scelsero di non attribuire al loro dio.

Come religione missionaria che cercava di convertire tutti i popoli a riconoscere l’unico vero Dio, il Cristianesimo sviluppò tecniche subdole per promuovere la conversione, e i concetti cristiani, generalmente antitetici al paganesimo europeo, alla fine sostituirono anche i concetti pagani più profondamente radicati. Le chiese cristiane erano comunemente erette sul sito di luoghi sacri dal mito e dalla tradizione pagani. Il matrimonio, che nell’Europa pagana era una funzione della parentela, agli occhi del Cristianesimo non era solo un patto tra due persone e i loro parenti, ma coinvolgeva un terzo, il Dio cristiano, permettendo così al Cristianesimo di sfondare le mura dei parenti, che si trovavano al centro del paganesimo. I convertiti cristiani non dovevano mettere in discussione la parola di Dio rivelata dai Suoi profeti, perché cercare qualsiasi spiegazione del funzionamento dell’universo diverso da quello contenuto nella Sua Parola rivelata voleva dire fare l’opera del diavolo. Il Dio cristiano era un Dio geloso, le cui vie erano a volte inspiegabili e “meravigliose”. Il Cristianesimo non aveva spazio per coloro che facevano domande quando gli eventi naturali li disorientavano, poiché Dio era onnipotente, che poteva tutto e tutto ciò che avveniva era per Divina Provvidenza.

Il Cristianesimo, alcune delle cui radici attraverso Giovanni Battista forse affioravano nel comunismo egualitario degli Esseni, sorse come un’eresia tra gli Ebrei in un momento in cui vivevano sotto il dominio di Roma, le cui legioni avevano preso d’assalto Masada e distrutto il Tempio di Gerusalemme. Offriva conforto a coloro che soffrivano sostenendo che la loro sofferenza e l’umiltà forzata avrebbero portato loro benefici nell’aldilà, mentre l’orgoglio dei clan dirigenti romani conosciuti come gens (da cui deriva il termine “Gentili”) avrebbe portato con sé solo dolore dopo la morte.

La Provvidenza Sostituisce il Wyrd

Il Cristianesimo, con la sua enfasi sulla fede e l’accettazione incondizionata dei miracoli come atti di Dio, alla fine soppresse lo spirito proto-scientifico dell’indagine tra i filosofi greci pagani e ha gravemente arretrato l’ascesa della scienza fino all’avvento del Rinascimento. Così ha anche soppresso ogni ulteriore apprezzamento proto-scientifico della causalità tra i popoli germanici che alla fine sarebbero emersi come i primi pionieri della scienza moderna.

Come gli Stoici pagani romani, i pagani germanici cercarono di affrontare la sfortuna con coraggio, sapendo che le forze causali che determinavano il loro destino si muovevano con grandezza irresistibile. Il Cristianesimo, al contrario, rappresentava il destino non come causalità meccanica, ma come Provvidenza, come volontà di un Dio Creatore monoteista. Il Cristianesimo non aveva spazio per il Wyrd, poiché Dio preferiva fare miracoli, ma il Wyrd mantenne tale potere nella mente germanica per generazioni dopo l’avvento del Cristianesimo, che i sacerdoti e i monaci cristiani inizialmente cercarono di equiparare il Wyrd al concetto cristiano di Divina Volontà o Provvidenza. Alla fine si assicurarono che si tramutasse in “strano” (Inlg. weird ndt), con tutte le connotazioni paurose ed empie che sono associate a “strano” ancora oggi.

Per rendersi conto al meglio, mentre alcuni pagani europei avevano visto la morte come la fine della vita, rappresentando Hel, il regno dei morti, come un vuoto nulla, il Cristianesimo offriva la Giustizia di Dio. Il Paradiso era la ricompensa di coloro che si sottomettevano ai desideri della Chiesa, ma per coloro che rifiutavano il governo della Chiesa era ordinato un destino alternativo, l’ammissione a un Hel[l] (inferno ndt). Questo era ora descritto come un luogo di tormento eterno.

Poiché le ricompense e le punizioni dovevano essere realizzate solo dopo la morte, nessuno poteva scoprire fino a dopo la morte se le ricompense e le punizioni promesse fossero reali, e un uomo sul suo letto di morte era facilmente tentato di offrire parte o tutta la sua ricchezza, (che altrimenti sarebbe andata ai suoi discendenti) al clero cristiano come incentivo per loro di pregare che egli andasse in paradiso piuttosto che torturato eternamente nella versione cristiana di Hel[l].

Scrive Phillpotts:

Queste idee del Paradiso, dell’Inferno e della giustizia di Dio, sono le tre idee connesse alla nuova fede che troviamo chiaramente indicate nel Beowulf, ed erano senza dubbio particolarmente caratteristiche delle prime generazioni dopo la conversione. Chiaramente la semplice disgrazia, la semplice sconfitta, era più facile da sopportare alla luce della nuova conoscenza. La vittima avrebbe potuto essere risarcita nella prossima vita per le sue sofferenze in questa, anche se quella resistenza oltre i limiti, quella sfida del destino, tanto ammirata ai tempi pagani, era ormai molto suscettibile di diventare semplice empietà.

Il Cristianesimo ha fatto arretrare la scienza in Europa sopprimendo la nozione iniziale di causalità impersonale e sopprimendo la libertà degli uomini di speculare sulla natura dell’Universo. Esso distolse l’attenzione da qualsiasi idea di indagine scientifica sostituendo il concetto di Wyrd come forza causale meccanica con le idee del Destino come Divina Provvidenza – come l’inspiegabile Volontà di Dio, che non dovrebbe mai essere messa in discussione, ma solo umilmente accettata con piena fede nella Sua bontà.

L’accademia di Platone, che era sopravvissuta per secoli dopo la sua morte, fu infine chiusa per ordine dell’imperatore cristiano di Bisanzio perché nel tentativo di comprendere gli eventi causali sfidava la dottrina della divina Provvidenza. Allo stesso modo, nel mondo germanico, il Wyrd venne ritratto come “strano”, e coloro che cercavano di esplorare i segreti della causalità furono ritratti come allineati con le forze del male.

Si può quindi sostenere che non sia stato il paganesimo europeo a portare il vero Medioevo in Europa: fu il Cristianesimo, con la sua origine nel monoteismo orientale, a sopprimere le radici del pensiero scientifico in tutta Europa; al contrario, fu il Cristianesimo, con le sue radici nel monoteismo orientale, a sopprimere l’evoluzione della scienza moderna dalla precedente credenza europea pagana protoscientifica in una sorta di forze causali inanimate. Questa fede nelle forze naturali, anche se inizialmente solo mal percepita, fu il terreno da cui l’indagine scientifica sui misteri della Vita e dell’Universo alla fine si evolse, non la Provvidenza e la “Parola rivelata di Dio”.

Appendice: Wyrd, il Destino e il Valore della Fama

Quella che conosciamo come l’Età Eroica nell’antica cultura greca, germanica, celtica, slava e persino iraniana e indo-ariana era un’espressione della dignità degli uomini che incontravano il loro destino – come determinato dal Wyrd, le irresistibili forze causali che plasmavano tutti gli eventi – coraggiosamente e senza esitazione. Essi percepivano di non poter resistere alle forze causali che determinavano tutti i movimenti nell’universo, ma si resero anche intuitivamente conto che il prestigio e lo status sociale dei loro parenti e discendenti sarebbero stati rafforzati dalla fama che avrebbero guadagnato con la loro condotta. Come Bertha Phillpotts esprime:

A proposito dei riferimenti alla Fama nella poesia anglosassone e scandinava c’è un calore e una passione che dovrebbe metterci in guardia rispetto al considerarla come il compenso della semplice abilità fisica. È un’affermazione che c’è qualcosa di più grande del destino: la forza di volontà e il coraggio degli esseri umani, la memoria che potrebbe preservare le loro azioni. Fama e carattere umano: queste erano le due cose contro le quali il destino non poteva prevalere. “La ricchezza perisce, i parenti periscono, loro stessi periscano”, dice l’Havamal dal Nord, “ma la fama non muore mai per colui che la ottiene degnamente”.

Solo i discendenti dell’eroe germanico beneficiano del coraggio con cui incontra la sua fatidica fine. Come Byrthwold dichiara nella battaglia di Maldon:

L’Anima sarà più coraggiosa, più alto il cuore, più grande il coraggio, quanto più la nostra potenza diminuisce.

Nessun pensiero di ritirata o vergognosa fuga qui, solo l’orgoglio, la dignità e il coraggio con cui gli uomini di ferro vanno alla loro morte, e quindi aumentano il prestigio dei loro discendenti e dei loro simili. Mentre la fede cristiana nella Provvidenza, nella Volontà di Dio, incoraggiava l’umiltà, la passività e la sottomissione, il pagano doveva affrontare il Wyrd con una dignità inflessibile.

Per l’europeo pagano, la vita era breve. Bertha Phillpotts indica la leggendaria similitudine del passero, per cui la vita dell’uomo è paragonata a quella di un uccello che vola nella sala del sire dove gli uomini stanno banchettando, ma rapidamente vola di nuovo fuori attraverso un’altra apertura nel tetto. In contrasto con la filosofia pagana che vedeva la vita dell’uomo come breve e volatile, il Cristianesimo prometteva qualcosa di molto innaturale: niente di più né meno di quella che in gergo popolare è stata chiamato “la torta nel cielo”, una vita eterna dopo l’altra in un cielo perfetto. È vero che, nella tradizione odinica, ai guerrieri germanici è stata offerta anche una forma più militante di “torta nel cielo” – combattimento eterno e festa come membri degli Einherjar di Odino o della banda da guerra in Valhalla – ma questo era aperto solo alla classe guerriera, e non è tipico. Ancora una volta, Bertha Phillpotts scrive:

Per i popoli del Nord non c’era ricompensa in una vita futura, poiché la dottrina del Valhalla non sembra mai aver fatto molti progressi contro le credenze molto più antiche secondo cui l’uomo morto viveva nel suo tumulo o conduceva un’esistenza oscura all’inferno. Così, come dice il versetto gnomico anglosassone: Dom bio selast “La fama è la cosa migliore”. Questo atteggiamento verso la vita merita, credo, il nome di una filosofia ed è una filosofia coerente anche se non formulata. Dipende ugualmente dalla concezione del destino e dalla concezione della fama. Nessuna delle due può essere portata via senza distruggere la rete di pensiero. Per il pagano nordico, la Fama, ottenuta affrontando il Destino con orgoglio e coraggio, aveva valore in quanto arricchiva lo status dei suoi discendenti; ma il Cristianesimo non amava l’orgoglio e indirettamente anche la fama, vedendovi qualità che sminuivano l’umiltà che gli uomini dovevano mostrare verso il loro “amorevole”, ma anche “geloso”, Dio, e forse non meno alla Sua chiesa.


[1] Questo saggio è stato in gran parte ispirato da riflessioni su uno studio di Michael Horowitz (vedi nota 2) e la ricerca più ampia della compianta Bertha Phillpotts (vedi nota a piè di pagina 4). Tuttavia, nessuno dei due ha integrato le due nozioni, che è quello che ho fatto qui. Non sono pertanto responsabili di eventuali difetti che possono essersi insinuati in questo documento.

[2] Vedasi Numa Denis Fustel de Coulanges e J. Jamieson, Famiglia, Gens e Città-Stato, Scott-Townsend Publishers, Washington D.C. per una piena esposizione della natura familiare della religione greca e romana, che era incentrata sul concetto di parentela, con gli dèi quasi incidentali al legame religioso che teneva insieme la famiglia, la tribù e lo Stato.

[3] Si può anche poter suggerire che nel mito germanico anche gli dèi fossero soggetti alla forza opprimente del Wyrd.

[4] Questo e le successive citazioni di Bertha Phillpotts sono prese dal suo saggio “Wyrd and Providence in Anglo-Saxon Thought,” in Essays and Studies by Members of the English Association, XII, (1928 per il 1927).

ASATRU E CULTURA

di Geza von Nemenyi

Molte persone della nostra epoca sono spiritualmente/culturalmente prive di radici. Non sanno più da dove vengono o dove stanno andando. Non sanno quale posto dovrebbero prendere nella vita e neanche perché vivono. Questa mancanza di radici porta all’incertezza e alla paura di membri di altre culture che invece non hanno ancora perso il contatto con le loro radici. Alla fine arriva l’intolleranza e l’aggressione contro tutti gli stranieri e tutti coloro che sono diversi.

Questa crisi di valori è colpa delle religioni monoteistiche, che promuovono la loro falsa dottrina come unica verità religiosa e, essendo ognuna di esse religione universale del mondo, non possono dare all’individuo alcuna sicurezza della propria cultura. Attraverso le loro pratiche missionarie le religioni universali agiscono come distruttori delle singole culture.

Tra i popoli germanici e celtici si era sempre consapevoli di appartenere ad un’antica cultura e tradizione che riconduce agli Dèi del periodo più antico. Questa tradizione dava agli individui il sostegno e la fiducia in se stessi. La tradizione era anche qualcosa che si sarebbe sviluppata con attenzione, da trasmettere alla propria prole. Per questo motivo un gran numero di antiche usanze popolari sono sopravvissute fino a oggi, anche se la maggior parte delle persone non conosce più le origini dei costumi.

Non ha senso rimuovere una religione dal contesto culturale della sua origine e considerarla isolatamente.

Nella comunità di Popolo germanica, le tradizioni culturali che sono minacciate di estinzione sono coltivate e insegnate. Apprendere le antiche tradizioni culturali e creare manufatti culturali è un’attività che porta gioia e arricchimento. Così, per esempio, cuciamo per i nostri festival abbigliamento di materiali naturali, simile a quello indossato dai pagani nel periodo pre-cristiano, cantiamo canzoni del periodo medievale, suoniamo ricostruzioni di strumenti musicali storici, antiche danze rituali, o usiamo la scrittura gotica. La persona che coltiva la propria cultura avrà la necessaria fiducia in se stessa che gli permetterà di comprendere e accettare la cultura di altri gruppi etnici. Solo in questo modo si può promuovere la tolleranza etena, e le persone saranno motivate all’azione creativa. La cultura non è stata data dal Cristianesimo ai “barbari” eteni. Al contrario, il Cristianesimo ha distrutto preziosi manufatti culturali degli Eteni. Luigi il Pio, per esempio, distrusse vagonate di manoscritti con contenuti eteni che il suo predecessore aveva accuratamente raccolto. Altri elementi culturali furono cambiati nel significato e usurpati dal Cristianesimo.

DIO E RIVOLUZIONE NELL’ERA DELLA BIOLOGIA

di Helgar – The Odinist

QUESTA È l’era della biologia. È piombata su di noi quasi inconsapevoli, e certamente indesiderata dalle strutture di potere esistenti. Tutte le burocrazie, ovunque siano istituite, nel governo, nell’istruzione e nell’economia, stanno facendo del loro meglio per evitare che si realizzi. Ma crescerà, inevitabile come cresce una pianta; arriverà come arriva la primavera ad alleviare l’inverno, e gli uomini si rivolgeranno alla biologia come scienza della vita nella ricerca di risposte a problemi di natura puramente umana che non avevano trovato dove hanno cercato, nei campi della scienza economica e politica. Entrambe hanno dominato il pensiero dell’uomo occidentale per secoli. Le rivoluzioni che sono state combattute: francese, americana, russa, erano tutte dello stesso ordine. L’etichetta umanizzante della “fraternità” era falsa pubblicità, non tanto per le false intenzioni, almeno per quanto riguardava le masse infuocate, ma perché i contenuti così etichettati mancavano di tutti gli ingredienti del soggetto della vita e delle leggi che reggono la vita.

Dicono Uguaglianza e avevano in mente solo cose materiali, non avendo ancora imparato che la natura non conosce uguaglianza. Ma la distribuzione “equa” della ricchezza si è conclusa solo con lo spostamento della proprietà da un tipo di mani all’altro. Così oggi, invece di principi feudali abbiamo principi del denaro in controllo delle nostre vite. Invece di bellissimi castelli che abbelliscono la campagna, sempre più torri di acciaio e vetro stanno distruggendo la vita umana concentrata nelle città, bloccando la luce del sole e trasformando le persone in una mandria da asfalto. Tassazione e inflazione facilitano costantemente l’espropriazione di beni immobili, altrove già realizzata attraverso il Comunismo.

Dicono Fraternità e, ignorando completamente o escludendo i principi ereditari nella costruzione delle nazioni, hanno creato più tensioni, attriti e ostilità di quanto non ne fossero mai esistite all’interno delle nazioni distruggendo l’io privato della nazione, mescolando gruppi incompatibili per natura e tradizione e quindi naturalmente mal disposti o intolleranti l’uno verso l’altro. Inoltre, le loro dottrine fallaci della primazia dell’ambiente sull’eredità avevano il solo riferimento in ambienti creati dall’uomo e trattavano gli ambienti della natura come inesistenti o antiquati in termini di bisogni umani. La natura invece è stata pervertita a un fattore di crescita economica, solo nel calcolo della ricchezza materiale. Così oggi abbiamo maggiori e migliori cause di rivoluzioni e guerre, anche nella misura in cui la natura stessa è in guerra contro l’uomo.

Dicono Libertà, credendo – almeno per quanto riguarda Rousseau – che l’uomo sia innatamente buono e che sarebbe stato di nuovo tale se solo fosse tornato al suo stato naturale primitivo. Hanno tralasciato due cose nelle loro scommesse sul futuro: 1. Dovuta considerazione per la differenza tra schiavitù e disciplina. 2. Il fatto fondamentale che l’uomo, per essere libero e morale, dovesse avere la capacità di commettere il male per poter scegliere il bene o il male. Così l’uomo vive non solo per la legge naturale, come fa l’animale, ma per la legge morale, quest’ultima come sua creazione facendo ricorso a quella parte della sua coscienza che lega la natura umana alla natura di ciò che è Dio. Egli deve quindi indagare la natura e lo status della legge naturale e morale per poter creare un ordine che si sforzi di raggiungere l’armonia con entrambe come mezzo migliore per servire l’uomo. Ma l’ignoranza della propria natura e dei disegni costruiti su una falsa premessa di libertà hanno portato gli uomini all’anarchia, permettendo ai vizi di fiorire a discapito della virtù.

Tornando alla nostra affermazione che questa è l’Era della Biologia, su cosa basiamo questa affermazione e cosa possiamo prevedere dal suo sviluppo?

Non c’è dubbio che l’uomo abbia conquistato l’aspetto materiale del mondo. È stato proiettato verso l’esterno; assorbito nello studio delle manifestazioni: i fenomeni, la loro forma e il loro aspetto e le loro molteplici funzioni meccaniche. Fuori, anche se i filosofi per centinaia di anni hanno insistito sul fatto che tutta la conoscenza della validità esteriore del mondo non riveli un quadro completo e reale del mondo come esistenza, solo l’esperienza potrebbe insegnare agli uomini di minore comprensione. A poco a poco e per mezzo di un processo di maturazione, stiamo diventando sempre più proiettati verso l’interno. Improvvisamente ci rendiamo conto che le forme di vita esteriore – sociali, culturali, politiche, economiche – scaturiscono da una fonte interiore e che mentre l’apprendimento (da un deposito accumulato di esperienza) è necessario e utile nella questione della vita, la vita in sé non può essere insegnata.

La vita è come Dio. Essere o non essere è solo in parte da potersi decidere per noi. Non abbiamo scelto di essere. Possiamo solo scegliere di non esserlo. Possiamo anche scegliere come essere. Per essere in grado di farlo dobbiamo sapere della vita,dobbiamo intenderci come parte del flusso della vita. Ma mentre la decisione di essere è stata presa per noi, essa non è stata fatta a casaccio, ma ha proceduto da una base di leggi che avevano legato l’intero universo in un ordine generale attraverso un sistema di leggi gradualmente dispiegatesi cui nessun essere, compreso l’uomo, può sfuggire. Non c’è via di scampo dalla vita se non attraverso la morte. E tutte le forme di malattia, personali o sociali, se non seguite correttamente e in conformità con le leggi della vita, devono culminare nella morte. Per vivere, dobbiamo rispettare le leggi della vita, dobbiamo conoscerle, per noi stessi, per la nostra nazione, la nostra razza e per la nostra cultura.

Poiché la nostra vita nell’anima è indissolubilmente legata al nostro essere fisico, è inevitabile che gli studi di biologia, soprattutto quelli nel campo della genetica, conducano da intuizioni filosofiche a lungo chiarite da coloro che sono avanzati nella conoscenza della scienza della vita, verso una nuova comprensione della vita e di noi stessi come parte di essa.

Noi di Fede Odinista, sostenendo fermamente le nuove scoperte e consapevoli che rivelino solo i nostri istinti più profondi, siamo orgogliosi della consapevolezza del fatto che portiamo dentro di noi la germinazione della nuova era – l’Era della Biologia.

UNA CHIAMATA ALLA GUERRA SANTA

del Dr. Casper Odinson Cröwell

Le molte forme di Guerra Santa possono essere testimoniate su diversi fronti e in diverse località di Midgard. Che costituiscano un corpus di atrocità o di legittime rese dei conti è questione di acceso dibattito, in quanto tutte le parti coinvolte in una qualsiasi campagna indosseranno il mantello del ‘Patriota’ o del ‘Terrorista’. Quale dei due è solo una questione di prospettiva, poiché non potranno mai essere valutati dalla quantità di dolore e sofferenza. Certo, nessuna delle parti in conflitto potrà assediare un monopolio così discutibile.

Ma tutte le Guerre Sante devono per forza essere attuate sul Teatro d’Operazione fisico? Consideriamo questa domanda a un livello più profondo e, allo stesso modo, permettiamoci un esame onesto.

L’obiettivo del primato per qualsiasi campagna militare è quello di contenere, neutralizzare ed eliminare la minaccia percepita per il benessere della gente coinvolta. Quindi, cerchiamo di esaminare e considerare alcuni degli avversari molto legittimi cui siamo esposti come fede, popolo e tribù. Per cominciare, dobbiamo stabilire ciò che costituisce una vera minaccia per la nostra sopravvivenza, benessere e progresso come Fede e come Popolo. Vorrei sostenere che tutti noi possiamo concordare che qualsiasi agente di questo tipo, controproducente per il nostro benessere e il nostro progresso, possa costituire una minaccia legittima e quindi giustificare il manto di “Empio Nemico!” Così stipulo dalle presunzioni prima citate.

Così, in concordanza a quanto prima dichiarato, esaminiamo il catalogo degli agenti accorsi contro di noi come membri della nostra sacra e amata Fede/comunità di Popolo…

VIZI: I vizi sono un numero qualsiasi di comportamenti indesiderati, spesso abituali e moralmente deteriori in concerto con stati depravati di debolezze auto-assecondate. Questi variano da persona a persona, anche se alcuni condivideranno gli stessi, e il principale tra loro è ‘mancanza di responsabilità’. Questa naturalmente è seguita immediatamente da abuso di sostanze, gioco d’azzardo, dipendenza dal sesso che porta ad allontanarsi dalla propria compagna, o qualsiasi attività che si sa essere egoista, dannosa e che pone i propri desideri al di là dei bisogni e della sicurezza della propria famiglia e della propria gente, sono tutti classificati come vizi.

DEBOLEZZE AUTO-ASSECONDATE: Le debolezze auto-assecondate sono qualsiasi debolezza morale, spirituale, psicologica o fisica che si cerca di giustificare anziché sforzarsi di correggere. Qualsiasi stato d’animo che assecondi il flusso di ciò che sembra essere innocuo, anche se è dannoso. Vale a dire, quando si sono identificati elementi meno che desiderabili che risiedono nella propria vita, ma ci si limita ad accettarli come un non-fattore, come una semplice questione di semantica o una non-minaccia al proprio progresso. L’istituzionalizzazione è una debolezza auto-assecondata!

ISTITUZIONALIZZAZIONE: L’istituzionalizzazione è l’emergere di un’ideologia totalmente perniciosa su ogni fronte della sconfitta di sé stessi. Ciò comprende componenti dal vizio alla distruzione della fede e del popolo non solo per aver accettato, ma abbracciato volontariamente la sottocultura distruttiva e moralmente ritardata. Droga, gioco d’azzardo, omosessualità, estorsione, racket e bande fratricide contribuiscono molto al decadimento dell’ideale tribale ariano e successivamente alla distruzione stessa della nostra fede e della comunità di popolo. Nessuno trova ironico e assurdo che così tanti uomini e donne bianchi entrino in questi sotterranei, apprendano l’orgoglio bianco, segnino i loro corpi con tatuaggi di distinzione razziale e onore, eppure per tutto il tempo così tanti agiscono in modo controproducente e non favorevole verso la costruzione e il rafforzamento della nostra gente! Cosa c’è di così orribilmente sbagliato in questa immagine?

Le persone orgogliosamente creano e indossando i segni di ciò che ritengono essere rappresentativo dell’onore ariano, mentre si comportano in modi molto disonorevoli che inevitabilmente distruggeranno la stessa cosa che pretendiamo di amare così tanto … La nostra razza! Questo non è, tuttavia, un atto d’accusa contro nessuno. Piuttosto, è una chiamata a tutti voi a prendere una posizione positiva nel nome dei nostri Dei/Dee, Antenati e orgoglio tribale ariano, oggi stesso. È nei nostri mezzi e nelle nostre possibilità porre rimedio alle malattie di vasta portata citate qui, che affrontiamo come fede e come Popolo. Il modo più concreto per assicurare la resistenza e la longevità di una cosa è costruirla col materiale più durevole e indistruttibile disponibile. Perché quando questa misura viene impiegata, essa, la cosa stessa, diventa impermeabile agli assalti di ogni altra. Se questo materiale desiderabile non esiste, allora si deve cercare di ideare e creare tale materiale. Cercando di porre la totale responsabilità in noi stessi, come Fede e Popolo, piuttosto che scaricare la colpa dei nostri insuccessi sugli altri, possiamo affrontare questi insuccessi e quindi creare quel materiale desiderabile e impermeabile. In effetti diventeremo quel materiale e, diventando tali, potremo veramente controllare il nostro destino come Fede e come Popolo!

UN’ANTICA NUOVA RELIGIONE

Wotan

di Lawrence

Oggi si considera politicamente corretto o almeno politicamente accettabile lamentare la distruzione delle culture aborigene da parte degli evangelizzatori cristiani. Le culture tribali di vari etnie amerindie e africane sono state, come complemento alla loro colonizzazione, “cristianizzate”, più frequentemente con l’uso della forza. In questo processo è stato convenientemente trascurato che i “revisionisti” che hanno portato alla luce questi fatti in genere avevano un proprio obiettivo preciso. Nascosto dietro la facciata delle varie ideologie New Age, Un-Mondo, vi è un sistema di credenze politiche che per natura è universalmente anti-occidentale.

Un aspetto che non fa parte della loro agenda revisionista unilaterale è che, così come il Cristianesimo è stato usato come mezzo per pacificare molte popolazioni del Terzo Mondo con la scusa di portare la civiltà ai selvaggi, allo stesso modo è stato usato come avanguardia per l’occupazione ideologica dell’Europa. Il Cristianesimo dopo tutto è una religione mediorientale le cui radici in Europa si estendono in un tempo relativamente breve in termini storici. Proprio come le culture tribali dei “nativi” americani e africani furono distrutte e soppiantate da un sistema di credenze aliene, così anche le ricche culture indigene del Nord Europa sono state demonizzate, soppresse e quasi perdute.

Questa cultura nordico-europea, questo sistema di fede con una continuità che risale ai recessi fiochi della preistoria, si chiama Asatru. Si tratta di una corruzione linguistica di Aesir, uno dei due gruppi primari da cui prende il suo pantheon di Dei e Dee. L’altro gruppo è quello dei Vanir.

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che questi due gruppi fossero la cultura matriarcale originale, agricoltura/raccolta di Scandinavia meridionale ed Europa occidentale (i Vanir) e la cultura di cacciatori/guerrieri del tecnologicamente più avanzato e patriarcale popolo “dell’ascia da battaglia” (gli Aesir). I due gruppi che entrarono in conflitto all’inizio dell’Età del Bronzo si fecero guerra a vicenda, prima di fare la pace. Questi eventi e processi storici sono diventati parte della mitologia del nostro popolo. Nel corso del tempo i suoi vari protagonisti hanno raggiunto la divinizzazione. Altri elementi della religione, tuttavia, vanno ancora più indietro e sembrano essersi evoluti da quelle che potrebbero essere state le credenze animiste originali dei nostri più antichi antenati.

Nonostante i molti secoli di persecuzioni, rituali sconosciuti ed eventi che oggi riteniamo comuni hanno avuto origine nella vecchia religione. Un esempio: sputare in mano prima di stringere la mano, un modo per sigillare un patto che rimanda alla pace tra Aesir e Vanir. I giorni della settimana – martedì, mercoledì, giovedì e venerdì – derivano tutti dai nomi dei vecchi Dei. La maggior parte delle festività cristiane sono in realtà di origine pagana. Pasqua (Easter) è una festa pagana per Ostara, la Dea anglosassone della primavera. Il coniglio (in realtà una lepre) e l’uovo di Pasqua sono simboli tradizionali pre-cristiani della rinascita, da sempre associati alla primavera. I divieti contro la cremazione, il mangiare carne di cavallo e l’uso di farmaci a base di erbe sono tutte reazioni cristiane a pratiche pagane millenarie.

Oggi la moderna Asatru e i suoi seguaci cercano senza vergogna di ristabilire una continuità con il nostro antico passato, il cui ricordo consideriamo prezioso sia per noi stessi che per la nostra progenie. Non siamo anti-occidentali, ma crediamo che i veri sistemi e le libertà occidentali siano le antitesi della rigidità dogmatica, antiscientifica e del cieco autoritarismo dell’ideologia cristiana egualitaria imposta. Una delle voci principali della moderna Asatru, Stephen McNallen, ha dichiarato:

L’Asatru nasce dalla nostra natura di popolo di origine europea. Non è solo ciò in cui crediamo, è ciò che siamo. Migliaia di generazioni di evoluzione condivisa in un ambiente simile hanno prodotto un unico modello fisico, mentale e spirituale, e Asatru è la sua manifestazione religiosa. Così, Asatru è intimamente connesso con gli interessi e il destino del nostro popolo. Come logica conseguenza del punto di vista folkish di cui sopra, riconosciamo la validità di altre religioni indigene e rispettiamo il diritto di altri popoli di promuovere i propri interessi. Vogliamo un mondo di vera diversità, con un mosaico di popoli e culture, ognuno dei quali elabora il proprio destino. Non siamo “anti” nessuno, ma guai a coloro che ci aggrediscono.

Inseparabilmente legate alla vecchia religione sono le rune. L’esame dei simboli e del simbolismo runici è necessariamente complesso e irto di supposizione non provata e frode. Uno “studioso” della fine del XIX secolo, Guido von List, compose le sue rune OWJl e il simbolismo runico. Un sistema runico è oggi utilizzato da vari praticanti ingenui di rituali new-age e magia sciamanica. In realtà questo sistema, presumibilmente basato sul sistema runico norreno a 16 caratteri, è in realtà derivato in gran parte dall’immaginazione attiva dello stesso autore occultista.

Sappiamo con ragionevole certezza che gli scritti runici risalgono almeno al periodo degli Etruschi. Alcuni ricercatori li tracciano più lontano, ai simboli molto più antichi degli hällristningar, i simboli dei culti preistorici dei popoli del Nord trovati sulle incisioni rupestri.

Le rune sono lettere e sono state utilizzate nella registrazione delle informazioni. Ancora oggi il runico “XXX” su un fusto di legno denota che contiene birra o bevande. Tuttavia le rune non sono solo lettere in senso contemporaneo. Ogni runa aveva un nome particolare e rappresentava il concetto indicato da quel nome. Un esempio è la runa Elhazz, spesso incorporata nell’architettura degli edifici. Elhaz è la quindicesima lettera del Futhark Antico, uno dei più antichi sistemi runici che consiste di 24 caratteri. Di solito soppianta il suono rappresentato dalla moderna lettera “Z”, ma ha un significato ben più profondo del suo uso come semplice lettera alfabetica.

Le braccia ramificate verso l’alto della runa Elhaz rappresentano e simboleggiano lo stupendo potere resistente dell’alce. Nella magia runica questo è il segno difensivo più potente di “guardia”. È interessante notare che, con l’evoluzione del sistema runico ridotto nel Futhark dell’Età Vichinga (16 caratteri), si è sviluppata una dicotomia formale. La runa con le braccia verso l’alto venne conosciuta come la runa dell’uomo e aveva un suono “M”. La runa a braccio in basso aveva il suono di una runa fortemente palatalizzata, “R” ed è stata chiamata la runa di Tasso, un simbolo di morte.

La chiesa cristiana medievale ha utilizzato la forma runica dell’uomo come variazione della croce. Essi piegarono semplicemente le braccia della croce latina verso l’alto in un angolo di 45 gradi per formare un crocifisso stilizzato noto come croce a forchetta. Papa Gregorio il Grande (590-604 d.C.) indossava una croce a forchetta sui suoi paramenti. Lo stesso tipo di crocifisso è ancora in uso comune in Westfalia e in alcune parti dell’Austria e dell’Italia.

Al contrario, i nemici della civiltà occidentale – Saraceni, satanisti e altri – piegavano le braccia della croce latina verso il basso a significare il crocifisso rotto. Questa dicotomia si è evoluta fino a tempi abbastanza moderni, quando in gran parte dell’Europa centrale le rune verso l’alto, della Vita, erano utilizzate negli avvisi di nascita dei giornali, mentre le rune verso il basso, della morte, apparivano nei necrologi e sulle lapidi. Non a caso il “simbolo della pace” degli anni ’60 si basa sulla runa della morte. Un uso appropriato di questo simbolo mostra la filosofia anti-occidentale intrinseca a questi movimenti di massa di ispirazione marxista.

La runa Elhaz ha ulteriori correlazioni con la medicina a base di erbe. L’elemento di questa runa è l’aria, il suo legno il tasso, il suo colore l’oro, la sua divinità associata Heimdall, uno degli Aesir, il cui compito è quello di guardiano degli Dei. Tutto questo e molto altro da una sola lettera di un alfabeto quasi dimenticato!

Stiamo parlando di un argomento molto complesso. Che si sia cristiani, pagani o atei, comunque bisogna riconoscere che l’uomo occidentale possiede una storia mai narrata, la cui ricchezza culturale e ideologica è di maggiore importanza in questi giorni in cui i governi cercano di distruggerne l’unicità culturale. Per capire dove è diretto, un popolo deve prima capire pienamente da dove è venuto.

da Instauration Marzo 1998 vol. 23 n. 6 – Editore Wilmot Robertson

COME

Fine di una Fede

di T.A. Odinson Walsh

È solo la mia particolare (e impenitente) visione del mondo, spesso colorita dal mio cinismo sulla moderna sconfessione dell’uomo della sua un tempo innata attenzione al destino e ai doveri cui dovrebbe attenersi, o viviamo in un’epoca in cui un’eccessiva quantità di persone di discendenza indoeuropea sembrano straordinariamente… come dire, vuote? Concesso, nonostante le attuali crisi economiche derivanti dalle inevitabili conseguenze del tentativo di contrastare le leggi della logica e della ragione con l’esercizio dell’altruismo universalistico, che questa resta un’epoca di progresso tecnologico e ricchezza materiale senza precedenti, cose ampiamente disponibili per gli uomini e le donne più comuni, l’accesso a tali ricchezze sembra non fare nulla per il quasi totale senso di insoddisfazione, disillusione e decisamente determinata apatia che permea le persone di oggi.

Capire come queste condizioni siano state trasmesse al mondo occidentale, in precedenza paradigma del progresso spirituale e secolare, e aiutare il mio popolo a comprendere come può superare il vuoto che è venuto a turbare il Vero progresso, è mio dovere… e destino.

Come mi è ferito il cuore per quelli
ingannati in sentieri di pace
che li lasciarono soli in spasmi
di un dolore che mai tace
Su altari di uva e grano
nel loro spirito confidavano
solo per trovare la loro fede vana
e la forza che volevano, in rovina

Nel corso della storia la forza collettiva di un popolo collettivo è sempre stata fondata sulla sua dedizione collettiva a un ideale collettivo. Pur essendo vero che molte culture dell’antichità (Egitto, Grecia, Roma) erano abbastanza liberali (e io uso il termine liberale nel suo vero senso, quello dell’onesta apertura mentale, non in quello moderno e imbastardito che è arrivato a denotare la pura idiozia) da tollerare una miriade di pratiche spirituali e idee intellettuali, il fatto è che quelle pratiche spirituali apparentemente diverse (ci sono sempre state anomalie) avevano radici comuni nel proprio rispettivo pantheon culturale e quelle idee ritenute dannose per la causa comune del benessere delle rispettive culture erano, opportunamente, soppresse. La fondamentale unanimità era all’ordine dei loro giorni, e allo stesso modo quello era il loro ordine ai loro giorni.

Anche se la cultura occidentale oggi, in apparenza, sembra possedere una dedizione collettiva a un comune ethos giudaico-cristiano, anche l’osservatore “casualmente onesto” dovrebbe ammettere che l’unanimità è tutt’altro che l’ordine di questo giorno. Dalla loro incapacità di stabilire l’unità etica su un tema che dovrebbe essere una questione di istinto spirituale, come la protezione degli innocenti, dei nascituri (il nostro vero futuro!), al loro fermo rifiuto di supporto reciproco in un approccio più sistematico alla supremazia occidentale (senza la quale sono destinati a morte certa), i giudeo-cristiani sono del tutto mal preparati per salvare alcuno o alcunché.

Quando consideriamo che la fede giudeo-cristiana si fonda sul requisito che un individuo aderente denunci se stesso e tutti gli istinti di cui il corpo è impregnato alla nascita, agendo indubbiamente per immergere l’individuo in un maelstrom di odio di sé, dubbio, senso di colpa e paura, non dovrebbe sorprendere (per una mentalità razionale) che i collettivi di persone così predisposte trovino la serenità, la razionalità o l’unanimità così al di là della loro portata.

Per la cronaca, credo che la maggior parte delle persone giudeo-cristiane siano fondamentalmente in buona fede e buoni individui, e credano anche che nel loro evangelismo la maggior parte di loro siano onestamente convinti di “fare del bene al prossimo” introducendolo a un’ideologia che pretende di concedergli “vita eterna” (e a chi non suonerebbe bene l’idea di vivere per sempre?!). Tuttavia, credo anche che il giudeo-cristiano medio sia una vittima, un individuo che è arrivato alla sua “fede” come risultato di indottrinamento incessante per tutta la sua infanzia (che persino il più ribelle degli spiriti supererebbe difficilmente) o dopo una traumatica esperienza di vita (come scampata morte, reclusione, ecc.) che lo ha lasciato vulnerabile al messaggio giudeo-cristiano di “amore incondizionato” (anche se in realtà ci sono molte condizioni nel giudeo-cristianesimo… ma di quelle parliamo un’altra volta). Naturalmente ci sono quei giudeo-cristiani che si aggrappano alla loro “fede” come una questione di “tradizione” (“è quello che credevano i miei genitori e i loro genitori, così…”) o semplicemente per lo scopo di affermazione sociale, anche se quando messi alle corde molti ammetteranno prontamente con candore che “in realtà non credono a tutto ciò che dice la Chiesa o il predicatore”. Che tutti questi gruppi siano, in un grado o in un altro, vittime, è però un dato di fatto, e non vi è prova più indicativa che la storia stessa, ampiamente verificabile, della loro “fede”.

Come arse la mia ira su coloro
che perpetrarono bugie
che colpirono la mia gente con tale danno
e mandarono la loro anima in lacrime
per visioni che mai apparvero
non importa quanto pregassero
e in “cambio”, anno dopo anno,
gli rimase solo quello

Mentre mi sono preso cura di sottolineare la condizione di vittima del giudeo-cristiano “medio”, si spera ponendo le fondamenta nel loro spirito per una Vera resurrezione (del loro istinto, della loro felicità e forza auto-orientata!), ci sono anche quelli – e a questo proposito non possiamo più sminuzzare le parole se il dovere e il destino sono la nostra Vera causa come revivalisti odinisti – che sono responsabili della costituzione e continuazione di un’ideologia che, contrariamente al suo presunto scopo di “amore e pace”, ha lasciato una traccia di prove che sicuramente la mostreranno come il più grande crimine mai conosciuto dall’uomo occidentale. Anche se lo spazio non consente una discussione esaustiva di queste prove (per le quali suggerisco vivamente l’intera opera di Revilo P. Oliver, William G. Simpson e la sezione “storia” della vostra biblioteca pubblica) evidenzierò qui alcuni dei più convincente dati di fatto.

Il Concilio di Nicea, un’assemblea dei primi padri ecclesiastici giudeo-cristiani, venne convocato nell’anno 325 d.C. Anche se già inoltrata nel quarto secolo della sua esistenza, la comunità giudeo-cristiana, per com’era, era ancora molto divisa su ciò che avrebbe dovuto essere la più basilare delle sue credenze fondanti, come l’esatta natura degli insegnamenti di Gesù o, più precisamente, quali racconti dei suoi insegnamenti fossero anche accurati. La verità della questione (anche i teologi tradizionali concederanno) è che oltre 300 anni dopo il processo, morte e resurrezione del loro presunto salvatore, esistevano oltre 400 “resoconti”, molti dei quali palesemente contraddittori tra loro e la cui maggior parte si è scoperta essere stata scritta dopo che i presunti “testimoni oculari” (cioè “gli Apostoli”) erano morti, e la triste (o crudele) realtà è che queste “autorità” della Chiesa del IV secolo non sapevano se i “resoconti” fossero esatti o erronei. Ciò che il Concilio di Nicea invece sapeva, era di avere un interesse acquisito (cioè il potere personale) nello stabilire un “canone scritturale”, un atto che garantisse loro un’aura di autorità che a sua volta gli avrebbe permesso di rivendicare (anche senza dimostrarlo) che i molti altri resoconti della vita e degli insegnamenti di Gesù (come quelli della scuola gnostica) erano “eretici”, giustificando così le brutali persecuzioni di soppressione e di terrore che furono il vero fondamento (al contrario dell'”amore intrinseco e la pace che le origini divine ispirarono nelle  Scritture) della “Fede”.

È indicativo che, mentre i primi fondatori della Chiesa reclamavano (o stavano creando?) i “Vangeli” e cacciavano e uccidevano chiunque contestasse l’autenticità di quei versetti che avevano incoronati come canonici, le parole stesse che dovevano essere la salvezza dell’uomo comune fossero, pena il dolore della morte, vietate all’uomo comune. Infatti, per quasi 1500 anni è stato un crimine per chiunque, tranne il clero, trovarsi in possesso di una Bibbia o una parte di essa. Di cosa, ci si chiede, avevano paura i padri della Chiesa? Che le contraddizioni così facilmente riconoscibili dall’uomo o dalla donna razionale di oggi potessero essere esposte, intaccando la capacità della Chiesa di ingannare così facilmente le masse? Turbare il loro monopolio della spiritualità stessa?

A una “fede” così, diciamo, fedele alla sua convinzione di non essere “un”, ma “il” dono divino di tutti i doni, dobbiamo porre la seguente domanda: erano i meriti dei messaggi di Gesù così convincenti, così evidenti a chiunque potesse studiare le sue parole (lasciando da parte per ora se fossero veramente le sue parole), da far in modo che le autorità ecclesiastiche ritenessero necessario invadere le terre dei miei/nostri antenati europei e passare sistematicamente a spada o fiamma chiunque scegliesse invece di aderire ai percorsi spirituali indigeni dei propri riveriti antenati? Molte volte, in tutta la mia vita, sono stato testimone delle lacrime di persone di eredità indoeuropea per i loro crimini (e sono d’accordo, anche quelli erano crimini) commessi contro i nativi americani da parte di invasori cristiani evangelizzanti che videro bene non solo di rubare le loro terre e risorse (che è in sé la natura dell’espansione e della conquista) ma anche le loro anime culturali imponendo loro un percorso spirituale in alcun modo in sintonia con il loro istinto. Raramente, però, ho assistito alle lacrime, o anche alla tacita comprensione, che anche noi, come Indoeuropei con una ricca tradizione spirituale autoctona più in sintonia con le nostre anime di popolo, siamo stati, letteralmente, derubati delle nostre terre, delle nostre risorse e dello spirito che ci garantiva una vita di sicurezza e di affidamento in noi stessi, piuttosto che una di dubbio e di dipendenza. Perché non possiamo piangere per noi stessi? Perché non possiamo gridare contro la tirannia a cui anche noi siamo stati esposti? Mentre ci raduniamo per esigere giustizia per coloro che hanno subito torti in generazioni passate, a quale porta bussiamo per chiedere giustizia per la nostra? Per quanto mi riguarda non ho alcun dubbio, e quanto a me non ci sarà timore, perché quella che la consapevolezza di questo crimine possa continuare indiscussa, senza essere vendicata, è per me una prospettiva molto più orribile di qualunque conseguenza possa mai avere l’azione.

Come prospera la passione del mio spirito
Per riportare ciò che è Vero
Per salvare le anime e la vita
Di tutti quelli che
non sanno di come furono
privati di ciò che è reale
Per un mondo in cui l’orgoglio non è peccato
Ma ciò che tutti noi dovremmo sentire

Anche se non ho alcun dubbio che il mio impegno per creare una nuova consapevolezza (o rinnovata, suppongo che questo è più appropriato), laddove è in gioco la forza spirituale e l’integrità del mio popolo, non mi farà mancare detrattori e diffamatori tra coloro che si crogiolano nell’ignoranza o nell’ostinazione giudeo-cristiana, sento molto fortemente, si potrebbe dire anche “con fede” (sorriso), che nel popolo indoeuropeo collettivo di questo pianeta ci sia un desiderio travolgente di quella direzione e determinazione spirituale che non sta ricevendo, anzi che non può ottenere, da una fede (giudeo-cristianesimo) che lo mette in tali contrasti con la propria anima e intelligenza istintiva. Io sono, naturalmente, dell’idea che l’Odinismo fondamentalista sia la risposta naturale a tutte le domande che il percorso innaturale del giudeo-cristianesimo ha instillato nel mio popolo, domande che non sarebbero mai stati costretti a fare se non fossero così maliziosamente separati dalle proprie tradizioni spirituali.

Anche se il “come” realizzare l’impresa, un esercizio che sono sicuro molti chiamerebbero una “perdita di tempo” (anche se vorrei ricordare a quegli stolti che molti imperi sono caduti in passato), è un compito a più livelli che non ho dubbi sia a molti anni dalla realizzazione, credo che le pietre fondanti (o dovremmo dire… i sigilli?) possano essere posate semplicemente informando tutti coloro che leggono queste parole che i consigli di questa causa non sono legati ad alcuna autorità salvo quella che assicura la salvezza della vostra vita. Con ciò non parliamo di “altre” vite, deliberatamente oscure o inconoscibili, ma piuttosto dell’assoluto e compreso di cui si gode ora che, se condotto onorevolmente, dovrebbe portare alla ricompensa dell’onesto orgoglio. L’essere stati privati di questa più elementare ricompensa umana è la cosa vergognosa, anche se è fermamente sulle spalle di coloro che hanno manipolato consapevolmente i vostri cuori e le vostre menti per rubare il vostro oro e le vostre anime.

Creare un ambiente/comunità in cui non siate più privi della fiducia che deve venire con la Vera forza spirituale è il nostro obiettivo fondamentale, e personalmente sarà la base per la mia massima gioia. Ecco come cominciare.

In conclusione (per ora) imploro tutti, Odinisti e aspiranti, di abbracciare la verità suprema per cui il Padre di Tutto Odino e tutti gli antichi hanno permeato ognuno di noi con punti di forza e istinti intrinseci progettati per responsabilizzare ogni individuo, per cui potremmo perseguire l’evoluzione, e quindi il progresso, che è il privilegio di tutti coloro che sono abbastanza coraggiosi da rifiutare la redenzione non nata da dentro. Il fatto che nel mondo occidentale siamo caduti così lontano da questa verità, deve essere riconosciuto come la causa principale della suddetta insoddisfazione e disillusione collettiva. Poter superare le manipolazioni di due millenni e reclamare il nostro spirito affine, è qualcosa che tutti dovremmo osare di sognare. È così che vinceremo.