LA PERDUTA SPADA DELLA VITTORIA

Frey-Gerd-Gymir

di Donald A. Mackenzie
Tratto da Teutonic Myth and Legend [1912]

Quando Skadi, l’orgogliosa e potente figlia di Thjazzi, venne a sapere che suo padre era stato ucciso dagli Dei, indossò la sua cotta di maglia e il suo splendente elmo, e afferrò la sua grande lancia e le frecce avvelenate per vendicare la sua morte. Poi, affrettandosi verso Asgard, aspettò fuori, sfidando un dio a combattere. Audace era, e bella, e serenamente senza paura nella sua ira.

Gli Dei presero consiglio insieme e giudicarono che la sua causa era giusta. Così arrivarono a dirle parole di pace e, anzi, desideravano non uccidere una così giusta. Ma lei disprezzò le loro suppliche e, alzando la lancia, chiese la vita di colui che aveva ucciso suo padre.

Allora uscì l’astuto Loki e cominciò a danzare dinanzi a lei, mentre una capra ballava con lui, a cui ella fu divertita. Ballò a lungo e, quando ebbe cessato, si inchinò davanti a lei e la pregò di sposarla, mentre la capra belava desolatamente. Skadi fu spinta alla risata e la sua ira cessò.

Nat cavalcò, e le ombre caddero sul cielo e spuntarono le stelle. Poi Skadi chiese di entrare in Asgard. A lei venne Odino che, indicando il cielo, disse:

“Osserva! gli occhi di tuo padre sono ora stelle luminose, che sempre guarderanno su di te… Tra gli Dei ora potresti abitare, e potrai scegliere tuo marito. Ma quando farai questo, i tuoi occhi saranno bendati, in modo che solo i suoi piedi potranno vedersi.”

Agli Dei riuniti guardava con meraviglia e gioia. I suoi occhi caddero su Balder il Bello, e lui amava. Nel suo cuore promise che avrebbe scelto lui.

Quando i suoi occhi furono velati, vide un piede che era bello, e ritenne che fosse di Balder. Le sue braccia si allargarono e gridò: “Sposerò te”, strappò il velo, e sopresa! Era Njord che stava davanti a lei.

Bello e maestoso era Njord, il dio del mare estivo, che placava le tempeste di Aegir e la bufera di Gymir, il gigante delle tempeste dell’amaro Oriente. Ma il cuore di Skadi non batteva per Njord.

Eppure era stato il dio dei Vanir la sua scelta, e con lui si sposò in grande sfarzo ad Asgard. Insieme partirono per Noatun, dove Skadi non apprezzò il mare e il verso degli uccelli sulle scogliere, che la privavano del sonno. Profondo era il suo dolore per non abitare più nella foresta di Thrymheim, e anelava per la cascata tonante, le alte montagne e le ampie pianure in cui era abituata a seguire le prede. E l’amore che aveva per Balder tormentava sempre il suo cuore.

Poi fu Frey in cerca di una sposa, e dall’amore per lei fu posseduto alla follia.

Un giorno salì al trono d’oro di Odino e guardò i mondi, vedendo tutte le cose, e quello fu il giorno del suo dolore. Curioso, guardò est e ovest, e a sud guardò. Poi verso nord, verso la Terra dei Giganti voltò lo sguardo, e lì brillò dinanzi a lui una luce di grande splendore che riempiva di bellezza i cieli e l’aria e il mare. Una fanciulla, la più bella che mai avesse visto, aveva aperto la porta della sua casa. Divinamente alta era lei, e le sue braccia splendevano come argento. Per un attimo la vide, col cuore che palpitava d’amore, e poi scomparve, al che la sua anima fu colpita da profonda tristezza. Così fu punito per essersi seduto nel trono di Odino.

Verso casa andò Frey, e non avrebbe parlato, né avrebbe mangiato o bevuto, tanto era grande il suo amore per la gigantessa, il cui nome era Gerd, figlia di Gymir. Molto gli Dei si meravigliavano a causa del suo silenzio e dei suoi profondi sospiri. Ma nessuno poteva trovare ragione per la follia di Frey. A lui venne anche suo padre Njord, con Skadi, e come lo trovarono lo lasciarono, in malinconia e posseduto da segreto dolore. Poi parlò Njord a Svipdag, che ad Asgard era chiamato Skirnir, “il brillante”, e lo supplicò di scoprire cosa facesse soffrire suo figlio, e di trovare un rimedio con cui riportarlo alla felicità.

Skirnir era riluttante ad andare da Frey come lo era quando Sith lo supplicò di salvare Freyja dal gigante Beli. Eppure, quando trovò Frey seduto da solo, in silenzio, e colpito dal profondo desiderio per colei che amava, gli parlò con coraggio e fiducia.

“Insieme”, disse, “abbiamo vissuto tante avventure in altri giorni, e fedeli dovremmo ora essere uno all’altro. Né dovrebbe esserci alcun segreto tra di noi. Parla, o Frey, e dimmi perché ti struggi da solo e ti rifiuti di mangiare e bere”.

Frey gli rispose: “Come posso rivelare, caro amico, il segreto del mio dolore. Luminosa brilla la Dea del sole nel cielo, ma di alcun conforto sono per me i suoi raggi”.

Ma Skirnir lo spinse a confidare il suo dolore, e Frey raccontò del suo amore per la bella Gerd la gigantessa. Ma il suo amore, diceva, era destinato al dolore, perché né dio né elfo avrebbero permesso che abitassero insieme.

Allora andò Skirnir dagli Dei e rivelò il segreto del silenzio e della disperazione di Frey. Ben sapevano che se Gerd non fosse stata portata a lui, il Dio del sole si sarebbe consumato e sarebbe morto, e così dissero a Skirnir la loro volontà, che avrebbe dovuto affrettarsi alla dimora di Gymir per avere la sua bella figlia per Frey.

Quindi Frey fu meno triste, e diede a Skirnir la Spada della Vittoria come sua difesa, e da Odino ricevette Sleipnir per cavalcare attraverso il fuoco e sopra il cielo. I doni da sposa che portava quando partì erano l’anello magico Draupnir e undici mele del prezioso scrigno di Idun. Portò con sé anche una bacchetta magica col potere di sottomettere.

Per il mare impetuoso e sulle montagne desolate cavalcò Skirnir, sopra abissi e grotte di montagna di giganti feroci, fino a quando arrivò al Castello di Gymir, che era protetto da un fossato di fuoco. Segugi feroci sorvegliavano il cancello d’ingresso.

Su un tumulo sedeva un pastore da solo, e a lui Skirnir si rivolse, chiedendo come potesse calmare i temibili cani a guardia costante, in modo che potesse raggiungere la gigantessa.

“Da dove vieni?” chiese il pastore; “perché sicuramente sei destinato a morire. Puoi cavalcare di notte o di giorno, ma mai potrai avvicinarti a Gerd”.

Skirnir non aveva paura. “I nostri destini”, disse, “vengono filati quando nasciamo. Mai potremo sfuggire al nostro destino”.

Ora la voce di Skirnir era udita da Gerd, che era dentro, e chiese alla sua serva di scoprire chi fosse a parlare così coraggiosamente davanti al castello.

Poi Skirnir spronò il suo cavallo, che oltrepassò i cani e il fossato ardente, e il castello fu scosso alle fondamenta quando raggiunse la porta.

La serva disse a Gerd che un guerriero si ergeva fuori e chiedeva di essere ammesso da lei.

“Presto allora”, gridava Gerd, “portalo dentro, e mesci per lui il dolce e antico idromele, perché temo che colui che ha ucciso Beli, mio fratello, sia venuto qui”.

Skirnir entrò e si fermò davanti alla gigantessa che Frey amava così tanto, e lei parlò con lui e disse: “Chi sei un elfo, o il figlio di un dio degli Aesir, o uno dei saggi Vanir? Temerario, infatti, sei tu a venire da solo in questa nostra fortezza”.

“Né elfo, né dio, né Vanir sono io”, Skirnir rispose. “Io sono un messaggero del dio Frey, che ti ama. Da lui porto l’anello Draupnir in regalo, perché lui vuole te come sua sposa”.

Allora fu il cuore di Gerd pieno di disprezzo, e si rifiutò di prendere il dono nuziale. “Finché vita rimane in me”, disse, “Frey non sposerò”.

Skirnir offrì ancora l’anello d’oro Draupnir, ma lei rifiutò di nuovo.

“Del tuo anello non ho bisogno”, disse lei, “perché il mio sire ha grandi tesori di gioielli e d’oro”.

Quando lei parlò così il cuore di Skirnir fu colmo d’ira, e tirò fuori la splendente Spada della Vittoria.

“Mira questa lama!” gridò; “con essa posso ucciderti se Frey è respinto”.

Orgogliosamente Gerd si alzò. “Non con la forza né con la minaccia”, disse, “sarò mai spinta. Il mio forte signore Gymir è armato e pronto a punirti per la tua audacia”.

Allora Skirnir disse rabbioso: “Con questa lama io ucciderò il tuo sire, il vecchio gigante Gymir, se dovesse osare di opporsi a me. E posso conquistarti con questa bacchetta magica, che sottometterà il tuo cuore. Se sarò costretto a farlo, nessuna felicità verrà mai più a te. Poiché ti relegherà alle regioni di Nifelheim, dove né dio né uomo potrà mai più vederti bella”.

Silenziosa e pallida sedette Gerd quando Skirnir le disse del destino che sarebbe stato il suo se avesse continuato a rifiutarsi di diventare la sposa di Frey.

Il luogo in Nifelheim presso cui avrebbe dovuto andare, diceva, era una regione di tortura dove abitano gli spiriti dei giganti triturati nel Mulino del Mondo. Occasione di amare non avrebbe avuto, né tenerezza o simpatia. Da sola avrebbe vissuto, o altrimenti come sposa infruttuosa di un mostruoso gigante a tre teste. La gioia e il godimento sarebbero state bandite dal suo cuore. Occhi l’avrebbero sempre fissata, freddi e con più odio di come i Giganti del Gelo guardano a Heimdal, la sentinella di Bifrost, o i troll i cani-lupo di Odino. Né i demoni l’avrebbero lasciata mai in pace. Streghe malvagie l’avrebbero schiacciata sulle rocce. Morn, che dà “agonia all’anima”, avrebbe riempito il suo essere. Lì, al luogo del tormento preparato come sua dimora, i demoni della malattia  avrebbero aumentato il suo dolore. Non sarebbe mai stata libera dalla tortura di Tope (follia) e Ope (isteria), e nessun riposo avrebbe conosciuto di notte o di giorno. Per cibo avrebbe avuto carne rancida, e veleno per bevande. Ogni mattina avrebbe strisciato dolorosamente verso la cima della montagna per ammirare Hel in gloria e beltà, e avrebbe sempre cercato invano di raggiungere le sue scintillanti pianure di beatitudine e gioia.

“Questo, o Gerd, sarà il tuo destino”, gridò Skirnir, “se Frey da te è disdegnato”.

Poi si preparò a colpirla con l’asta magica che sottomette, ma Gerd lo supplicò di ascoltarla.

“Non portare a termine la tua minaccia”, supplicò, “e bevi questo dolce e antico idromele. Non ho mai sognato di dover amare un dio dei Vanir”.

Ma Skirnir non si sarebbe placato fino a quando non gli avesse dato un messaggio per Frey. In quello prometteva che dopo nove notti sarebbe stata la sposa del dio Vanir se la Spada della Vittoria fosse stata data al suo signore.

Piacevoli furono le sue parole per Skirnir, che senza aspettare saltò sul suo cavallo e tornò a tutta velocità ad Asgard. V’era Frey che lo aspettava con impazienza, ma l’amato Vanir fu colmo di tristezza quando venne a sapere che avrebbe dovuto aspettare il tempo di nove notti prima di essere ricevuto da Gerd.

“Lunga è una notte senza di lei”, piangeva; “più lunghe sono due notti – come posso sopportare di aspettare per nove? Più lunga questa mezza notte di attesa mi è sembrata di un mese della più grande beatitudine”.

Lentamente per Frey trascorsero i giorni e le notti che seguirono. Poi all’ora stabilita andò da Gerd, che divenne la sua sposa.

A Gymir diede per sua figlia la Spada della Vittoria, che era stata forgiata per portare disastro agli Dei. E in questo modo Asgard fu privata del frutto del trionfo che Freyja aveva portato quando l’ira di Svipdag fu messa da parte e il suo amore per lei fece sì che la pace fosse fatta tra gli Dei e gli Elfi.

A lungo i Giganti avevano cercato di possedere la Spada della Vittoria, e soprattutto la moglie di Gymir, Gulveig-Hoder, la temuta Megera di Jarnvid, che aveva ancora la sua dimora in Asgard, dove sempre cercava di operare il male.

Poiché della Spada della Vittoria Surtur sarà armato quando deciderà di vendicare il male fatto a Gunlaud da Odino.

Così Loki scherniva Frey. “Un tesoro hai dato a Gymir per comprare sua figlia, e la Spada della Vittoria nientemeno! Quando i figli di Muspell verranno a Jarnvid sarai davvero in difficoltà, poiché allora non saprai, o infelice, con quale arma combattere”.

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PER UN IDEALE SUPERIORE (Famiglia, Fede, Popolo e il Futuro)

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Del Dr. Casper Odinson Cröwell

Quando considero da dove cominciare, la mia mente raffigura quei capisaldi assai antichi; Blótar, Rune, Sumbel, ecc., ecc. Pur essendo queste componenti davvero essenziali per le pratiche tradizionali della nostra antica fede Asatrú/Odinismo/Wotanismo, che siamo arrivati a conoscere attraverso il risveglio spirituale ai nostri dèi e alla nostra fede, è già stato scritto e pubblicato molto da tante personalità autorevoli. E così io non intendo rimaneggiare nulla di tutto ciò. Almeno, non in questo momento. Mi azzardo a presumere che coloro che esaminano questo contenuto avranno già familiarità, a un livello o a un altro, con gli elementi essenziali della nostra fede. Quindi da dove cominciare? Che ne dite della famiglia! In questa stagione di júl/Yule certamente il concetto di famiglia ha grande rilevanza.

Dovrebbe essere dolorosamente ovvio, persino alla mente più semplice, quanto significhi l’unità della famiglia per la sopravvivenza, la crescita e l’avanzamento della nostra fede e della nostra gente. Per la maggior parte, il tempo di Yule è l’occasione per stare in famiglia. La stagione è rimasta praticamente invariata in questo senso, nel corso degli ultimi millenni, anche se ciò che le famiglie fanno nel tempo che trascorrono insieme è cambiato in una molteplicità di modi. Così molte famiglie si riuniscono in questo júl e discutono di questioni banali e poco importanti. Proprio come hanno fatto negli anni precedenti in cui si sono riunite. Questo è contrario a far buon uso dell’opportunità che gli è stata concessa. Non solo ciò è egoista, ma è irrispettoso sia per la famiglia vivente che per gli antenati della famiglia!

Troppo spesso diamo per scontato che ci sarà garantita un’altra opportunità più tardi per correggere i torti che si verificano con i nostri cari. Troppo spesso non riusciamo a renderci conto che la vita non si svolge secondo il nostro programma, o secondo le regole e i dettami dei nostri desideri personali. La morte non arriva perché invitata, e rivendica la vita dei nostri cari senza il nostro consenso né considerazione delle circostanze della nostra vita o le molte cose che abbiamo ancora da risolvere nella nostra vita per quanto riguarda i nostri rapporti familiari. E se gli Dèi vi avessero riunito con loro proprio questo caso? Avete la pace interiore di sapere che avete fatto tutto il possibile per avere il vostro Wyrd e ørlog in ordine e perfettamente adempiuto? Non rispondete subito.

I nostri antenati ci hanno lasciato molti doni, non ultimo tra questi la capacità di imparare dai loro errori e applicare tale conoscenza nel tentativo di evitare di ripetere gli stessi errori di giudizio. Le nostre Saghe sono pregne di esempi di ciò che accade quando l’unità familiare si spezza. Il clan/kindred soffre la stessa tragedia. Ma la più grande tragedia è il fatto che in passato questo ha portato alla completa dissoluzione della (o delle) Tribù e che quasi ci è costato oggi la sacra fede dei nostri padri! Per la grazia degli Dèi stessi, alcuni di noi sono stati benedetti con la forza d’animo e la perseveranza di mantenere vivi i nostri sacri costumi quando questa grande rottura della famiglia si è verificata, un millennio fa. E potrebbe succedere di nuovo!

Oggi tante famiglie soffrono gli effetti di un’unità familiare disfunzionale a un maggiore o minore grado. Triste ma vero. E tanti cercano di evitare questa scomoda verità anziché accettare la realtà e lavorare insieme per risolvere ciò che li affligge.

Ci si dicono cose sgradevoli, o si lascia marcire il tutto fino a quando non ci si parla più per molti anni, se non mai. Gli antenati non avrebbero sorriso su tale comportamento! Nei loro giorni di un tempo, se l’unità familiare versava in uno stato di disarmonia, significava che i campi non funzionavano come avrebbero dovuto e il raccolto di conseguenza pativa e non riusciva a raggiungere il suo pieno potenziale. Ma questo non era affatto l’effetto ultimo della disarmonia di una famiglia, né il rifiutare di parlarsi l’un l’altro oggi è l’effetto ultimo dei comportamenti sbagliati tra le persone.

E quindi eccoci qui – un’altra stagione di júl/Yule. È un’altra opportunità per mettere a posto le cose con l’unità familiare, per un tentativo di ripristinare l’armonia, la forza e l’unità per la famiglia e il clan/kindred e, di conseguenza, la Tribù. In ultimo, l’unione e la nostra amata fede non possono che prosperare come risultato diretto.

Se si è là fuori nel mondo libero, si prenda questa stagione per l’opportunità che è. Si stia insieme con la famiglia e si goda della altrui compagnia invece di discutere di questioni banali quando il liquore inizia a fluire. Si cerchi di incoraggiarsi a vicenda anziché sminuirsi a vicenda.

E non importa dove vi troviate quando i vostri occhi posano il loro sguardo su queste parole, se esiste agitazione e discordia nella propria famiglia, si colga l’occasione per ricomporre le spaccature tra voi e i vostri cari. Raggiungete loro in uno sforzo onesto per garantire un ricongiungimento nel baratro che vi separa. E non ci si arrabbi se non si riesce a capitalizzare l’opportunità o il vostro sforzo di andare avanti. Non è possibile controllare l’animosità di un altro o la loro mancanza di desiderio di ripristinare Frith (armonia e pace) tra voi. Ma si può trarre conforto dalla consapevolezza di aver fatto la propria parte per ripristinare l’equilibrio.

Ci sono così tanti tra la nostra gente che soffriranno l’assenza di un caro membro della famiglia in questo júl/Yule: prigione, guerra, forse il recente passaggio di una persona cara. Qualunque sia il caso, non si lasci che la rabbia e le parole dure siano il motivo per non vedere o parlare con i vostri cari per questo júl/Yule, perché è innaturale! Nessun altro animale in natura agisce in modo così vile! La pietra miliare della nostra fede è la famiglia.

Rimando la vostra attenzione al codice Aesiriano dei nove: 1) il codice è onore: onorare la vostra famiglia e gli amici con riverenza e rispetto. L’onore è il segno della forza e della nobiltà. 2) il codice è quello di proteggere: proteggere con ferocia il vostro sangue e i parenti. La protezione è il segno di uno spirito guerriero. E dalle Nove Nobili, l’unione è meglio della solitudine. Dai Nove Doveri: 5) non soffrire nessun male che sia non sanato e lotta contro i nemici di fede, popolo e famiglia. E dalle Nove Nobili Virtù del Tempio di Wotan: Lealtà – senza fedeltà alla famiglia, alla fede e al Popolo non siamo nulla e non possiamo ottenere nulla. Coraggio – sii coraggioso in difesa della tua famiglia, fede e Popolo! Generosità – sii generoso con tolleranza, assistenza e condivisione della conoscenza e della saggezza all’interno della tua famiglia, fede e Popolo.

Si guardino queste virtù più da vicino:

Onora la tua famiglia con riverenza e rispetto! Questo significa, per i genitori, siate genitori per i vostri figli. Dare i natali, o partorire un bambino, non basta a renderti un genitore. Certo, fa di te un genitore biologico, ma in una buona genitorialità c’è molto di più di qualsiasi cosa il titolo biologico possa conferire. Richiede un impegno ad allevare quel bambino e provvedere senza mancanze per quel bambino. Significa essere responsabili per i bambini che si mettono in questo mondo e restare responsabili per il loro benessere e crescita sana. Non passarli a qualcun altro dopo, o mollare quando le cose si fanno difficili! Bambini, onorate e rispettate i vostri genitori. Rispettate i vostri parenti più anziani e i sacrifici che i vostri antenati hanno fatto perché riceveste il dono della vita di cui ora godete. Essi non sono solo membri della famiglia senza volto che non avete mai conosciuto. Hanno fatto la loro parte per proteggere la linea familiare in modo che possiate un giorno fare lo stesso. La prossima volta che pensate che la vita è vostra per fare come vi pare, considerate questo; “Voi” non sareste qui oggi senza che loro non siano stati e non abbiano lottato prima per garantire il vostro diritto di essere qui oggi!

Mariti, onorate le vostre mogli. Mostrate il rispetto che meritano. Adoratela come la dea che è! Non la tradite! Poiché la Dea madre, “Frigga”, risiede all’interno di tutte le nostre donne, se si abusa e si manca loro di rispetto, si sta abusando e mancando di rispetto alla nostra Madre di Tutto Frigga!

Mogli, onorate i vostri mariti. Non sminuite o umiliate la loro virilità quando sono abbattuti. Non sputate su di loro quando sono abbattuti. Non li tradite con un altro. Fatelo rialzare con il vostro amore. Assicurate loro che nella loro moglie (e figli) hanno qualcosa per cui vale la pena lottare. Entrambi dovete sforzarvi di onorare e proteggere il dono stesso dell’amore che Freya vi ha dato e il dono del matrimonio e della famiglia con cui Frigga vi ha benedetti. Sforzatevi di non disperderlo. Simili, siate fedeli ai nostri simili! Cercate sempre di onorarli ed esitate a sminuirli. Cercate di non rompere o distruggere i legami che vi tengono stretti come simili, ma piuttosto cercate con vigore di rafforzare sempre la parentela tra voi.

Queste sono solo le misure ovvie e immediatamente evidenti di virtù che possiamo esercitare, non solo in questa stagione di júl/Yule, ma ogni giorno che ci svegliamo per viaggiare avanti su Midgard. Che questa sia la nostra volontà e il nostro scopo per creare, proteggere e mantenere la sana unità familiare. Perché quando raggiungiamo questo non abbiamo solo la possibilità di raggiungere un ritorno a una sana comunità di Popolo, completata da Tribù sane ancora una volta. Ma potremo anche raggiungere la volontà di Wotan/Odino e la volontà dei nostri Dèi e antenati. E questo non potrà che servire ai nostri discendenti ancora non nati per rafforzare la sicurezza nel futuro.

Che tutti i vostri Martelli colpiscano fedeli, e possano i nostri santi Dèi benedire i vostri nobili sforzi! (Eseguire blót tradizionali alla patrona della famiglia, Frigga)

Fara meth Gothanum, ok Góthan Júl!

 “Una Comunità d’onore attirerà sempre gli onorevoli. Ma un circo, beh, un circo attrae solo clown e bambini.” – Casper Odinson Crowell