PIETAS ETENA EUROPEA

Pietas etena

di Walter Baetke

Nella loro religione i nostri antenati onoravano poteri soprannaturali, la cui opera e influenza credevano di sentire – oltre che nel campo e nella foresta, nel cielo e nella terra – soprattutto nella loro vita. E questo è sempre stato l’elemento primario e più importante. L’uomo è infatti anche un figlio della Natura, ma è – in quanto essere dotato di parola e di intelletto – legato alla comunità in modo completamente diverso rispetto all’animale. I legami originali con la famiglia, il clan e il proprio popolo, in cui è nato, determinano la sua vita in un grado molto più alto rispetto ai suoi legami con la “Natura”, che è il campo della sua attività. Dalla comunità di popolo riceve la sua religione – come anche la sua lingua! Essa trasmette, nella cultura e nel mito – che egli apprende da essa – la sua relazione con la divinità. Ma più di questo: nel lavoro e nella lotta di questa comunità, nelle leggi che la regolano, nell’ordine che la lega, nei valori morali che detiene, è la volontà della divinità stessa a contemplare l’uomo. Qui, nella comunità, lo incontra per la prima volta; l’ordine e i giuramenti hanno la loro forza sacra e vincolante perché sono regolati secondo la vecchia fede degli dèi e si ergono sotto il loro controllo e la loro protezione.

Particolarmente suggestivi a questo proposito sono i messaggi delle saghe islandesi sulle feste sacrificali dei Norvegesi. Ai grandi festival annuali, apprendiamo, si sacrificava da un lato “per il raccolto” (o per un “buon anno”) e “la pace”, dall’altro lato per “la vittoria” e il governo del re. Questo dimostra che il sacrificio fatto dalla comunità di culto che rappresenta la comunità popolare era anche diretto alla vita e al destino di questa comunità. Il buon raccolto e la pace da un lato, la vittoria e il governo dall’altro: questo denota entrambi i pali attorno ai quali si muoveva la vita del popolo: il biologico-naturale e lo storico-politico. Qui la pace che abbraccia l’opera del contadino e culmina nella vendemmia, lì guerra, che, coronata dalla vittoria, genera onore e potere. Quando ci si avvicina agli dèi riguardo la festa sacrificale, si nota che si vedevano in loro datori e custodi di questi beni, di quei mezzi di tutto ciò che costituiva il fondamento, il contenuto e lo scopo della comunità di popolo. L’uomo europeo eteno credeva che la prosperità del suo lavoro pacifico – la coltivazione – così come il successo della vittoria in guerra, da cui dipendevano le circostanze di esistenza o di non-esistenza del popolo, erano nelle mani degli dèi.

Nella formula “til ars ok fridar” si trova, tuttavia, molto di più ci quanto ci dica la traduzione “per (buon) anno e pace”; perché la parola “pace” indica non solo lo stato di pace in contrapposizione alla guerra, ma anche l’ordine morale e giusto su cui riposa la normale vita pacifica della comunità umana. Difficilmente si può esprimere il significato religioso di quella vecchia formula meglio che con le parole di Schiller: “Sacro ordine, figlia benedetta del cielo, che lega il tutto libera e leggiadra e gioiosa”. Come gli dèi sono i donatori dei beni, i beni materiali, come sono i direttori della guerra, gli amministratori della vittoria e quindi i padroni del destino del popolo, così sono anche i guardiani della pace sacra che è ancorata nel diritto e nella legge.

È più difficile ottenere un’immagine dell’atteggiamento religioso interiore dell’uomo europeo eteno, di quella pietas unica al suo genere, di quanto si faccia rispetto alle forme di servizio religioso e all’effetto della religione sulla vita pubblica. La sacralità e la forza della divinità producono tra i credenti la sensazione di dipendenza. Ma questo sentimento di dipendenza dal suo dio era, per l’uomo europeo eteno, privo del servilismo dello schiavo. Piuttosto al contrario, era portato da una fiducia forte e coraggiosa. Nel norreno “Trua” (“fiducia”) si trova il termine per il credo religioso, e il dio che l’Islandese invocava maggiormente nelle tribolazioni e nelle difficoltà della vita, era chiamato il suo “fulltrui“. Significa colui che merita la piena fiducia. Come il norvegese Thorolf Mosterbart, molti uomini eteni di fronte a decisioni difficili cercavano il loro bene dal loro dio e ottenevano il suo consiglio. Se ci si riconosceva sotto la protezione del dio potente, era soltanto naturale che si vedesse in lui “l’amico” fidato. E abbiamo molte prove che soprattutto Thor godesse di questo apprezzamento. Astvinr (“caro amico”) è chiamato in una saga. Un rapporto così bello e degno non sminuisce la distanza tra l’uomo e dio, su cui riposa tutta la pietas; ma una pietas che veniva da colui che dava all’uomo la sicurezza e la forza; questa è la caratteristica più nobile nel quadro della religione europea etena.

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I TUOI ANTENATI CONTANO!

metagenetica

di Stephen MacNallen

C’è una diffusa convinzione nel mondo occidentale moderno secondo cui gli antenati non avrebbero molta importanza. Questo è particolarmente vero per gli antenati degli Europeo-Americani; tra alcuni scrittori e accademici, “maschio bianco morto” è sinonimo di irrilevanza.

Fortunatamente per noi (e per le generazioni a venire), un sano interesse per la genealogia e la storia familiare sfida questa visione del mondo sradicata, alienata. Perché ci interessano i nostri antenati in un mondo che mette la soddisfazione individuale prima di ogni altra cosa? Che cosa dice in merito la profonda saggezza della nostra anima? E qual è il nostro rapporto con coloro che sono passati davanti a noi? Perché è importante?

Le culture native in ogni parte del mondo rispettano i loro antenati. Gli Indiani americani, gli Aborigeni australiani, le tribù africane, i popoli asiatici – tutti danno un posto speciale ai loro parenti che li hanno preceduti. Solo nelle cosiddette società moderne, quelle più chiuse nel perseguimento delle cose materiali e più distanti dal mondo naturale, abbiamo dimenticato l’importanza della connessione ancestrale.

In Europa, prima della venuta del Cristianesimo, era diverso. Vedevamo gli antenati e noi stessi come parte di una continuità e questa unità era impossibile da spezzare in parti in base al tempo o allo spazio. I legami di parentela si estendono nei secoli e attraverso gli oceani. Gli antenati erano ancora parte di quella comunità ed era possibile invocarli per ispirazione, guida e forza.

Infatti, spesso si credeva che l’individuo infine rinascesse nella famiglia o nel clan. In un certo senso, seguendo questa logica, siamo i nostri antenati rinati nel presente. (Significa anche che è nel nostro interesse rendere il mondo un posto migliore – dal momento che saremo di nuovo qui!) Questa idea di reincarnazione all’interno della linea ancestrale si trova quasi universalmente tra le culture native; l’idea che si possa tornare in un popolo estraneo (come un Norvegese che ritorna come principessa polinesiana) è un concetto molto recente.

Possiamo recuperare lo stato di comunione con gli antenati. La genealogia è un buon punto di partenza. Tracciare il proprio albero genealogico, apprendere dei propri predecessori e capire in cosa hanno contribuito al nostro aspetto e alla nostra personalità, non fa altro che avvicinarci a loro. Contemplare le prove che hanno superato potrebbe ispirarci a superare le sfide della nostra vita.

Secondo l’antica tradizione, la barriera tra i morti e i vivi è più debole in certi periodi dell’anno: Yule è una di queste occasioni e l’antico festival celtico del Samhain (popolarmente conosciuto come Halloween) è un’altra. In questi tempi, guardate i vostri sogni e ascoltate con il vostro orecchio interiore i sussurri di quelli della vostra linea che sono passati prima.

C’è molto da guadagnare dagli antenati e abbiamo appena accennato le possibilità in questo breve saggio. Naturalmente, ci hanno dato il dono più grande di tutti, la vita stessa –  perché se quella catena d’oro delle generazioni fosse stata spezzata in qualsiasi momento, noi non saremmo qui! Ma abbiamo anche le nostre responsabilità. Soprattutto, l’onore familiare deve essere mantenuto intatto e gli stessi antenati devono avere il posto importante che meritano. Ovviamente dobbiamo fare tutto il possibile per assicurarci di avere bambini sani per continuare la linea in futuro.

Una volta compreso il legame che si estende per le generazioni, sappiamo che non possiamo veramente essere senza famiglia. Ci sono sempre gli invisibili, che influenzano gli eventi e ci ricordano che siamo parte di un grande flusso di vite, cercando sempre di esprimere chi e cosa siamo.

Onorare gli antenati (che sono, in fondo, noi come eravamo prima) è uno dei tre principi fondamentali dell’anima europea. Gli altri sono, rispettivamente, vivere una vita di coraggio e verità, e il giusto rapporto con gli Alti Poteri stessi.

La saggezza spirituale delle coraggiose e libere tribù europee non è morta. È stata soppressa – ma non può essere nascosta per sempre, perché esiste in noi, le persone che condividono questo nobile patrimonio!

SUL “MATRIMONIO OMOSESSUALE”

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del Dr. Casper Odinson Cröwell

– in risposta alle “notizie” di matrimoni omosessuali celebrati da alcuni Asatruar in Islanda.

Il concetto di “matrimonio tra persone dello stesso sesso” è in verità costituito da due questioni separate e teologicamente opposte. Mentre l’omosessualità è innaturale e amorale, l’introduzione del matrimonio nell’arena morale ci dà in realtà la possibilità di definire positivamente il matrimonio nell’Odinismo Fondamentale. La considerazione di chi siamo, e di che cos’è il matrimonio, delucida meglio dove dovremmo porci in questa questione misantropica, essendo antitetica a entrambe le cose.

Potrebbe anche essere che i nostri antenati tenessero una linea molto alla “vivi e lascia vivere” tra i loro prossimi, nella loro comunità. Questa era raramente estesa al di fuori della loro comunità e non era mai permesso militare contro il benessere della comunità. Il matrimonio è diventato oggigiorno semplicemente la relazione tra due persone, ma non è questo il fine del matrimonio. Il matrimonio è il contratto sociale tra un uomo e una donna (De Germania, cap. 18, nonostante il permesso della poligamia, 98 d.C. circa), con due obbiettivi primari. Il primo è l’unione di due famiglie, e il rafforzamento dei legami sociali. La pace tra due principi in lotta era spesso basata su matrimoni strategici, e si ottenevano vantaggi sociali qualora ci si fosse sposati con un ceto più alto. Il secondo è altrettanto importante, se non di più, ed è provvedere alla nostra progenie; “un futuro per i bambini Bianchi”. Questo obbiettivo implica il costituire un ambiente adatto alla crescita dei bambini. Tra i nostri antenati, la sterilità era considerata un valido motivo per l’annullamento del matrimonio, e persino per il divorzio. Tacito annota anche che “limitare il numero di figli era considerato perverso” (De Germania, cap. 19, p. 118). Ci sono sicuramente anche casi in cui ci si risposa una seconda volta durante la vita, ma gli aspetti del contratto sociale e dell’ambiente generale (per nipoti, o anche i figli adottivi) permangono.

In circostanze asociali, in cui le famiglie disapprovano l’unione, sebbene tali unioni siano altamente sconsigliabili, resta l’obbiettivo della posterità, così come la possibilità futura di una riconciliazione tra le famiglie. Esempi di puro contratto sociale, e “matrimoni per amore”, non possono comunque evitare di provvedere a un contesto integrale che dia la possibilità almeno di adottare un figlio, poiché un matrimonio che non abbia l’obbiettivo di provvedere alla posterità non è che un affare egoistico, con poco, se non del tutto privo, del valore per la comunità di Popolo. Il rigido codice matrimoniale di cui ci informa Tacito, “e nessun’altra forma della loro moralità merita una più alta lode” (De Germania, cap. 18, p. 116), è chiaramente confermata nelle nostre scritture. L’Havamal (Parola dell’Altissimo) dice:

Stanza 79

L’uomo insavio
se riesce ad avere
la ricchezza o l’amor di donna,
l’orgoglio in lui cresce
ma il buon senso mai:
avanza solo in arroganza.

Stanza 81

A sera si deve il giorno lodare,
la moglie, quando è cremata,
la spada, quando è provata,
la fanciulla, quando è sposata,
il ghiaccio, quando è attraversato,
la birra, quando è bevuta.

Stanza 82

Nel vento si deve il legno spaccare,
col buon tempo in mare remare,
nel buio con una fanciulla parlare:
molti sono gli occhi del giorno.
Una nave serve per viaggiare,
uno scudo per proteggere,
una spada per colpire,
una fanciulla per baciarla.

Stanza 90

Così è l’amore delle donne
che sono false di pensiero:
come condurre un cavallo non ferrato
sul ghiaccio scivoloso,
irruento [puledro] di due anni
e non del tutto domato;
o nel vento turbinante
una nave senza timone;
o uno zoppo che cerchi di catturare
una renna su un monte in disgelo.

Stanze 96-102

La figlia di Billing
trovai nel letto,
bianca come il sole e addormentata.
I privilegi di un nobile
non erano nulla per me,
se non vivevo con quel bel sembiante.

«Verso sera
dovrai, Odino, venire,
se vuoi persuadere la fanciulla.
Sarebbe assai sconveniente,
a meno che noi due soli si sappia
di certi segreti convegni.»

Tornai indietro
e di godere credevo,
mosso da passione.
Questo io pensavo:
che avrei avuto
il suo cuore tutto e il piacere.

Quando la volta dopo arrivai,
c’era all’erta
l’intera schiera e vegliava,
con torce avvampanti
e bastoni impugnati:
così mi fu indicata la via dello scorno!

Sul far del mattino,
quando venni di nuovo,
la schiera dei servi dormiva.
Soltanto trovai la cagna
di quella brava donna
legata nel letto.

Più di una buona fanciulla,
quando la si conosce meglio,
è d’animo volubile con gli uomini.
Questo ho appurato
quando quella donna saggia
provai a condurre alla lussuria
.
Ad ogni scherno
mi espose l’accorta fanciulla,
e da quella donna non ebbi un bel niente.

Stanza 130

Ti consiglio, Lodfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Se vuoi per te una brava donna
parlale con dolci sussurri
e prendi piacere con lei;
devi fare belle promesse
e subito mantenerle:
nessuno soffre il bene, a riceverlo.

Stanza 161

Questo conosco per sedicesimo:
se io voglia d’una accorta fanciulla
avere tutto il sentimento e il piacere
,
l’animo io piego
della donna dalle candide braccia,
e distorco ogni suo pensiero.

Il concetto di omosessualità è raramente trattato nella letteratura storica, tanto è ridicolo il concetto di una sua accettazione. Dobbiamo essere grati del fatto che lo storico e accademico romano pre-cristiano, Cornelio Tacito, abbia discusso davvero l’argomento nel suo De Germania, sebbene nei termini più sommari. Quando parla di pena capitale (cap. 12, p. 111), egli scrive:

“Nell’assemblea è consentito presentare anche accuse e intentare un processo capitale. Le pene variano secondo le colpe: i traditori e i disertori sono impiccati agli alberi; i vili e i codardi e quelli che macchiano il proprio corpo con pratiche infamanti vengono sommersi nel fango di una palude, poi coperta con un graticcio. La diversità del supplizio ha un suo significato: la punizione dei primi crimini deve essere veduta da tutti, quella degli atti vergognosi, nascosta.”

La sodomia (l’omosessualità) è qui trattata in base al suo stato naturale, cioè come “pratica infamante”. Odino Padre di Tutto ci dice che è meglio “vivere senza vergogna” nella stanza 68 dell’Havamal. La nostra Forn Siđr (‘Religione Antica’ in Antico Norreno) dell’Odinismo Fondamentale non è fondata sull’edonismo individualistico tipico della “New Age”, ma piuttosto sulla Volontà del Padre di Tutto, che è espressa al massimo nell’ordine naturale; la Sua Legge. Tale ordine naturale, che è la Legge del nostro Dio più Antico e più Alto, esprime l’istinto dell’autoconservazione nella sessualità, con l’ovvio obbiettivo della procreazione. Il piacere che deriva dalla copulazione è l’incentivo biologico dell’immediata gratificazione. È intrinsecamente un mezzo per un fine, non un fine in sé. L’edonismo, come perseguimento del piacere senza riguardo per l’obbiettivo, devia dall’ordine naturale. Dove l’ordine naturale ovviamente facilita la procreazione tramite l’eterosessualità, dobbiamo quindi concludere che l’omosessualità devia dall’ordine naturale.

Nella mitologia della nostra Forn Siđr (‘Religione Antica’ in Antico Norreno), prevalentemente esposta nelle nostre Edda, i nostri Gođanum (Antico Norreno per Dèi e Dèe) sono descritti in termini archetipici, cosa che ci dà esempi macrocosmicamente esoterici. Nelle Edda il “matrimonio omosessuale” non si presenta assolutamente da nessuna parte; esse sono completamente prive di questa perniciosa devianza. In effetti, la diade maschio-femmina è radicata come sacra. La natura altera ed estremamente esoterica degli Dèi Celesti æsir, rappresenta in ogni caso solo maschi che sposano femmine per generare progenie. In primo luogo l’incarnazione diadica dell’eterosessualità nei gemelli Frey e Freyja; il Signore virile e la Signora fertile rappresentano la natura mondana ed essenzialmente esoterica degli “Dèi Terreni” Vanir. Quindi le Edda ci mostrano l’unità del mondo temporale e spirituale nella mitologia, così come la proprietà invariabile dell’eterosessualità per l’Arianità.

Le Edda non sono neanche accondiscendenti o “inclusive” nei confronti della devianza dell’omosessualità. Nel Harbarđsliođ (Antico Norreno: La Canzone di Harbard) la semplice suggestione di “comportamento non virile” è espressamente vergognosa e offensiva. Odino, assunte le sembianze di un traghettatore di nome Harbard, assicurandosi così l’anonimità per mascherare la Sua identità paterna, prova Suo figlio Thor in una sfida di arguzie. Lo scopo di questa ljođ (canzone in Antico Norreno) è mostrare come il più forte degli Dèi (e quindi degli uomini) debba imparare a controllare la Sua ira per raggiungere il Suo obbiettivo. Sicuramente si confà alla definizione di “amore severo”, ma espone anche la necessità dell’esperienza per formare un bilanciamento tra forza e saggezza. Così il Padre distrugge Suo figlio con la calunnia: “Ti compenserò con un bracciale, usato dagli arbitranti, quelli che vogliono trovare un accordo fra noi” (Stanza 42). Allora Thor, il Difensore di Asgard e Midgard, risponde: “Dove hai trovato parole così spregevoli? Mai ho udito parole più spregevoli” (Stanza 43). Possiamo supporre che in tempi antichi un “bracciale” fosse probabilmente un ornamento femminile, se non l’origine stessa dell’anello di fidanzamento/matrimonio che oggi riconosciamo così prontamente. Uno studioso ha accostato questa stanza a un’allusione “all’ano”, e quindi all’attività omosessuale. In entrambe le teorie, è chiaramente concepita come offensiva ed è trattata allo stesso modo. Il tumulto continua quando Harbard risponde: “Le ho prese da quegli uomini antichi, che vivono a casa nei boschi” (Stanza 44) Thor dice: “Questo è dare un bel nome ai tumuli funerari, quando li chiami casa nei boschi” (Stanza 45) “Così la penso su queste cose” risponde Harbard (Stanza 46), e possiamo quasi vederlo scrollare le spalle. La maggior parte degli accademici accostano gli “uomini antichi” ai morti, e ciò sembra trovare conferma nella stanza 45, quando Thor paragona “la casa nei boschi” ai “tumuli funerari”. Possiamo ricordare come i sodomiti venissero sepolti sotto graticci di vimini (De Germania, cap. 12, p. 111), in un’età in cui i morti venivano cremati. Vi è anche una palese associazione ai rinnegati, che spesso sono detti “avere casa tra i boschi”. Quindi possiamo tranquillamente dedurre una messa fuori legge per qualcosa di tanto “spregevole” da persistere dopo la morte.

Riguardo l’idea secondo cui alcuni sfortunati sarebbero semplicemente “nati nel corpo sbagliato”, o “transgender”, la nostra tradizione chiama questa falsità per ciò che è: perversa. A parte la relazione tra Loki, nelle sembianze di una cavalla, e lo stallone Svadilfari, che avvenne “nei boschi” e generò il famoso cavallo di Odino, Sleipnir, nessuno dei Gođanum si impegna mai in trasformazioni di genere. In effetti, quando consideriamo i miti di Loki, dobbiamo sempre tenere a mente che egli è la vera e propria incarnazione di scelleratezza e disgrazia anti-Odinica, con la sua sola utilità che è quella di rimediare ai disastri da lui creati. In ultimo, egli è considerato come il nemico dei Gođanum e dell’Arianità. I miti lokiani possono essere ottime descrizioni di cosa non fare.

Nel Þrymskviđa (Antico Norreno: “Il Poema di Thrym”) il magnifico Martello di Thor, Mjöllnir, è sottratto dallo jotun Thrym, e il più “mascolino” degli Dèi è convinto a mostrarsi sotto le sembianze di Freyja per riappropriarsene; una strategia da cavallo di Troia. La sola suggestione di uno spettacolo così deviante suscita la risposta nella stanza 17: Disse allora Thor, il Dio Vigoroso: “Gli æsir diranno che sono un pervertito, se mi faccio mettere un velo da sposa”. Sembra abbastanza esplicito. Mettere degli abiti da donna, senza considerare il vero e proprio desiderio di essere una donna, è una perversione dell’ordine naturale, cioè della Legge di Odino Padre di Tutto.

Mentre non si può trovare assolutamente alcun supporto per i matrimoni tra individui dello stesso sesso nella Tradizione del nostro Popolo, né nell’ordine naturale della Legge Odinica, vi è ampia evidenza della naturale unione tra uomo e donna per generare progenie. Alcuni diranno sempre che ciò è talmente ovvio da non meritare lunghe risposte da parte dei Gođar della nostra Forn Siđr (Antico Norreno per “Antica Religione”). A questa brava gente, le cui inclinazioni naturali sono profondamente radicate nell’Odinismo Fondamentale, posso solo dire che argomentazioni ragionate non sono per noi dannose. Il risultato finale resta lo stesso: l’omosessualità è immorale e innaturale, e qualsiasi “matrimonio” di tale natura ne è sinonimo.

ESSENZA DEL WOTANISMO

Wotan's Eye

di Else Christensen

Gli scopi e i principi fondamentali della nostra formulazione del Wotanismo si possono ben dividere in quattro aspetti: Biologico, Storico, Spirituale e un commento sul Comunitario.

Biologico: Una religione, una cultura, non nasce dall’aria leggiadra. Non si può creare una religione. Essa è la fioritura di una razza di persone. È scritta nei nostri geni. Ciò di cui abbiamo bisogno è un nuovo senso di apertura verso il nostro passato: in questo caso, non il nostro passato storico, ma il mondo degli archetipi che vivono dormienti nel nostro inconscio. Questi possono essere raggiunti solo attraverso un contatto intimo con il nucleo razziale del nostro organismo. La pietra angolare della nostra fede deve essere la razza.

Storico: Nel millennio passato, con rare eccezioni, la storia del nostro popolo come entità distinta è stata soppressa, trascurata e riscritta. Il nostro compito su questo fronte deve essere duplice: (1) portare alla luce i contributi dell’elemento razziale indoeuropeo (ariano) nella storia dell’Occidente fino al presente. (2) Un approfondito revisionismo storico che mostri come la nostra storia è stata ed è ancora distorta.

Spirituale: purtroppo rimangono poche fonti scritte (la trasmissione orale tra le popolazioni contadine dell’Europa è scomparsa nei secoli scorsi), poiché la nostra tradizione come l’Edda e le Saghe sono solo frammenti trasmessi da censori cristiani e sono di una data molto tardiva. È qui che dobbiamo adottare un atteggiamento ampio rispetto alla tradizione pan-indoeuropea se vogliamo tentare una ricostruzione. Studi comparativi ci hanno già rivelato i legami stretti tra, ad esempio, il concetto germanico di Destino (wyrd) e il karma sanscrito, o tra dèi come Thor e Indra. Il Rig-Veda (la più antica Scrittura Ariana riportata) potrebbe essere una miniera d’oro se intelligentemente esaminata. Come Janus con un volto girato verso il nostro passato, c’è molta speranza di riappropriarci, per la nostra epoca, del nostro patrimonio perduto.

Comunitaria: Un solo uomo che invoca gli dei che da tempo hanno svolto un ruolo attivo nella storia è un buon candidato per uno dei nostri istituti mentali. Deve esserci una comunità, una tribù. Solo allora gli dèi si manifesteranno come la Volontà collettiva. La parola scritta può essere solo un passo in questa direzione. Alla fine ci deve essere un contatto diretto tra individui, celebrazioni comunitarie di riti, festività, ecc. Forse anche una comune sperimentale potrebbe essere istituita per un certo tempo, che segua la nostra visione, naturalmente.

Quando guardiamo al Wotanismo come la nostra filosofia religiosa riconosciamo nell’idea di parentela uno dei componenti fondamentali. Questa nostra sensazione ha due temi principali, una è la somiglianza biologica degli individui che provengono dallo stesso ceppo razziale; l’altra è l’affinità spirituale sentita da ogni persona che riconosce un intimo contatto personale con il passato tribale. La pietra angolare della nostra fede deve essere la consanguineità.

Quando consideriamo il tema biologico, abbiamo molte fonti moderne da cui attingere, come le opere di Sir Arthur Keith, Robert Ardrey, Konrad Lorenz, Charlton Coon, Edward O. Wilson e altri.

In questi libri sono descritte sia le scoperte degli autori stessi che quelle di molti altri scienziati, tutti concordanti sul primato delle peculiarità ereditate di tutti gli organismi viventi, dalle creature più basse ai mammiferi superiori, finendo con l’uomo più avanzato. E anche nella sua posizione elevata l’uomo deve seguire il suo destino biologico; egli non può porre se stesso al di fuori dei principi della vita, ma deve camminare nel percorso che gli è stato dato dalla nascita.

Tuttavia, quando guardiamo al contatto con il nostro passato tribale, la questione diventa più complicata. Una ragione è che qui ci occupiamo di emozioni e, a causa delle qualità soggettive di questi sentimenti, non si possono descrivere completamente ma devono essere vissute, devono essere vissute come parte integrante di tutto il nostro essere.

La nostra storia tribale non ha avuto l’attenzione che avrebbe dovuto meritare; la maggior parte dei membri del nostro popolo non sa chi siamo, da dove siamo venuti o su quali qualità è stata costruita la nostra cultura, in modo più che generale. Spesso credono, erroneamente, in quella del popolo ebraico e nel credo cristiano.

Le cose non stanno così e la comprensione di tali questioni si basa su una forte consapevolezza etnica che va fino alla nostra anima di popolo; i fatti storici che dimostrano questa coscienza profonda devono essere strappati da molte fonti diverse e non sono tutte in un libro facile da comprendere. Ma questo è il modo in cui Wotan si manifesta; la nostra filosofia religiosa si basa sia sui fatti che sui sentimenti, sulla testa e sul cuore – su Wotan e Balder.

Quale deve essere, dunque, il nostro “programma”? Abbiamo già dimostrato che la nostra filosofia religiosa assume aspetti biologici e spirituali, ma il Wotanismo non è una religione da un giorno alla settimana; è un modo di vivere e quindi riguarda tutte gli aspetti dell’esistenza. Uno di questi è l’istruzione e il modo in cui la nostra storia tribale è trasmessa sia nelle scuole che attraverso i vari segmenti dei media, del mondo dell’intrattenimento e altre fonti di natura simile.

Da un punto di vista pagano la storia passata del nostro popolo è stata vista attraverso le lenti color giudeo-cristiane e per questo ha avuto una falsa rappresentazione. I nostri storici e gli altri scienziati devono scavare in profondità e trovare un quadro giusto e ragionevole del nostro passato. Non vogliamo una versione romantica, non stiamo cercando una dissimulazione; al contrario, vogliamo una vera rappresentazione del bene e del male, del modo in cui i nostri popoli si sono sviluppati e quello che abbiamo fatto di buono (e perché), e dove abbiamo sbagliato.

Solo in questo modo possiamo imparare dalla storia in modo da non continuare a fare gli stessi errori più e più volte. Solo in questo modo possiamo seguire il principio di Nietzsche per cui questo arguto pensatore intendeva che ogni generazione deve superare quella precedente, deve superare i suoi predecessori sulla scala delle realizzazioni umane; solo in questo modo possiamo diventare ‘uomini migliori’.

Questo non è così difficile come può suonare, perché in realtà è solo quello che abbiamo appena suggerito – apprendere dall’esperienza e aprire così le nostre menti a nuove comprensioni e approfondimenti, basati su informazioni effettive e valutazione razionale.

Ancora un altro aspetto del Wotanismo, e molto importante, è lo spirito comunitario. Qui abbiamo, come punto primario nella nostra etica, un consiglio dall’Havamal, il vecchio codice di condotta, che dice:

“Al proprio amico deve l’uomo essere amico a lui e al suo amico. Ma all’amico del proprio nemico non deve nessun uomo essere amico.”

“Una strada assai tortuosa porta a un cattivo amico anche se abita lungo la via. Ma a un buon amico conducono strade diritte anche se si è stabilito più lontano.”

Noi poniamo una priorità su questo legame di amicizia e sentimento di appartenenza allo stesso gruppo e suggeriamo fortemente che i Wotanisti formino gruppi locali laddove possibile sotto la Fratellanza Wotanista, esattamente per le finalità dichiarate: rafforzare deliberatamente e consapevolmente il legame di comunione tra tutti i membri del popolo e legare insieme in un blocco solido coloro che hanno riconosciuto e accettato la loro identità etnica. In questo modo ci sentiremo più forti e saremo in grado di rendere gli altri nostri simili consapevoli della nostra origine comune e del nostro unico patrimonio culturale e biologico.

IL CUORE DEL WOTANISMO

Wotansvolk

di Ron McVan

È stato detto che l’uomo perde il senso di orientamento quando la bussola della sua anima non è magnetizzata da una grande stella umana nell’orbita della sua esperienza. Questa verità è stata intuitivamente intesa negli ambiti della letteratura e della religione. Quando cerca la guida spirituale, l’uomo può seguire il suo percorso personale attraverso la Natura, la scienza o la filosofia o gravitare attorno a un determinato ideale religioso che si adatta meglio alle sue esigenze. Sappiamo che l’uomo come essere umano, inevitabilmente, ama. Mettendo via tutti gli ostacoli e le distrazioni quotidiane della vita, cos’è che l’uomo cerca veramente? Per prima cosa l’amore, perché senza di esso, come umani, ci sentiamo vuoti e incompleti. La seconda sarebbe certamente la necessità di conoscenza e di illuminazione spirituale come mezzo per sollevarsi da un mondo fisico di sopravvivenza apparentemente inutile, al fine di acquisire una maggiore coscienza e quindi una migliore comprensione del cammino delle nostre anime e dell’universo di cui siamo parte.

Negli ultimi anni del XIX secolo molti europei si ritrovarono risvegliati alle loro religioni pagane etniche ancestrali. Questo passaggio dal pensiero religioso tradizionale si è tradotto in parte con l’interesse di approfondire i misteri e con la necessità di legarsi ancora una volta alle proprie radici ancestrali, cosa alla quale il Cristianesimo e le altre religioni orientali straniere non potevano provvedere. Le due religioni europee pagane che sono tornate in rilievo con l’impatto più profondo e duraturo sono il Wotanismo teutonico e il Druidismo celtico, che insieme soddisfano i bisogni spirituali di tutti gli Europei del mondo occidentale. La religione del Wotanismo è stata a lungo conosciuta come religione guerriera, e sebbene quella descrizione sia abbastanza calzante, è equilibrata anche con una profonda spiritualità che rispetta e pratica i principi dell’amore, della compassione, della generosità, dell’etica alta e delle nobili virtù, e il massimo rispetto per la Natura. Nel Wotanismo si riconosce che qualsiasi religione che non provenga dal proprio popolo, dai propri costumi e dalla propria cultura, o che non contenga la forza sufficiente per difendersi e sostenersi, è una religione suicida!

Con la sua riverenza verso l’alta etica del guerriero, il Wotanismo è spesso frainteso come una religione maschile dominante, tutta orientata alla battaglia e al macho-guerriero e priva di qualsiasi sensibilità, amore o sentimento. In superficie, con tutta la sua esteriorità vichinga, è comprensibile che il Wotanismo possa essere percepito in questo modo. Tuttavia occorre solo sondare un po’ più in profondità per scoprire che non è così, e che il Wotanismo come percorso spirituale è in perfetto equilibrio. I Cinesi hanno definito l’equilibrio degli estremi opposti come “Yin e Yang” e hanno creato un simbolo per rappresentare l’essenza visibile di quell’equilibrio, che rimane forse il simbolo più perfetto per esprimere quella armoniosa unione di estremi opposti.

Troviamo simili interpretazioni forvianti sulle molte e antiche tribù europee, che sono state ritratte come dominanti maschili, quando in realtà la donna era il centro stesso della famiglia e della vita tribale. Gli uomini combattevano fino a una sanguinosa morte per la sicurezza e la protezione della moglie e della famiglia, allevavano e cacciavano per sostenere la famiglia e costruivano case per la loro preziosa famiglia, spesso dietro indicazioni delle mogli. L’universo della donna era la casa e la crescita della famiglia. La donna era, ed è, il nucleo stesso dell’unità familiare!

In realtà la donna aveva il compito più importante di tutti. Preparare i suoi figli ad affrontare le molte sfide e le dure realtà della vita era certamente un lavoro a tempo pieno e impegnativo! Le donne dei tempi antichi erano evidentemente molto più forti rispetto alle donne di oggi. Erano in gran parte responsabili della preparazione dei loro ragazzi nel diventare guerrieri competenti tanto quanto il padre. Per esempio, le donne troiane avrebbero spedito i loro ragazzi alla guerra e alla partenza dicevano loro: “Torna vittorioso con il tuo scudo o sopra di esso!” In quei giorni di sanguinosi combattimenti corpo a corpo, solo un genitore strano e delirante, con un desiderio di morte per suo figlio, gli avrebbe detto, mentre lasciava la casa per andare in guerra: “Ah, comunque, figliolo, non dimenticare di porgere l’altra guancia, e ama il tuo nemico!” Quando una religione sconvolge o in ultimo nega ai suoi seguaci la libertà di seguire i propri istinti naturali di autoconservazione, preferendo che siano pecore e agnelli, allora quella religione sta sicuramente preparando la strada per la loro inevitabile fine ed estinzione!

Ci sono momenti di guerra. Ci sono momenti di pace. Ci sono momenti per l’amore. E sì, ci sono tempi anche per un giusto odio. Il pericolo dell’odio è che può fare agire con l’emozione e l’irrazionalità del pensiero. In tempi di odio bisogna rimanere razionali e agire con fermezza. L’intelligenza e la pazienza sono forse il mezzo migliore per bilanciare la giustizia. Più comprendiamo le nostre emozioni, meno eccessivi saranno i nostri appetiti e desideri. L’uomo deve trovare l’equilibrio in se stesso, tanto quanto la religione deve trovare il suo centro perfetto di equilibrio.

Il Wotanismo è fondato sulla forza del carattere, la conoscenza, i poteri della volontà e dell’illuminazione spirituale, ma allo stesso tempo comprende la vitale e necessaria validità dell’amore e della compassione. Più importante per qualsiasi Wotanista è l’amore per la famiglia, il proprio popolo e la Natura. I Wotanisti sono liberi pensatori e non ottusi. Come molti dei loro simili pagani, sono amanti della conoscenza, della poesia, della danza, della musica, dell’arte, della bellezza e della spiritualità. Il Wotanismo ha un equilibrio nel rispetto e nel culto degli dei e delle dee. Quando le donne moderne familiarizzano di più con il percorso spirituale del Wotanismo, potranno trovare molte cose che si confanno ai loro interessi femminili e un’abbondanza di divinità femminili. Nel Wotanismo il femminismo e lo sciovinismo non sono incoraggiati. Sia l’uomo che la donna dovrebbero sempre essere ugualmente rispettosi l’uno dell’altra perché, diciamolo, in molte cose sono uguali, e divinamente progettati l’uno per i bisogni dell’altra e viceversa! Senza l’altro non siamo mai veramente interi. Tutto ciò che può portare un uomo e una donna a odiare il loro sesso opposto è semplicemente una malattia della mente! Il fatto che il femminismo e lo sciovinismo prosperino oggi nel mondo moderno è il risultato della società discordante, malata e squilibrata a cui ci siamo abbandonati. Gli uomini e le donne sono stati progettati per amarsi e confortarsi a vicenda e produrre bambini attraverso la perfetta unione divina dell’amore fisico e mentale. Senza “Amore” non c’è vita che valga la pena vivere! L’amore è praticamente l’armonia, ma occorre un momento per considerare cosa produce l’amore in sé: bontà, pace, prosperità, tranquillità, felicità, successo, sicurezza, gioia, bellezza, felicità, pazienza, perseveranza, saggezza, conoscenza, verità, luce, comprensione, compassione, giustizia, generosità, carità, altruismo, onestà, fermezza, salute, purezza, giovinezza, vita e perfezione – tutte condizioni sempre meno osservate dalla maggior parte delle persone nella nostra moderna società di oggi.

Tante chiese si riempiono ogni domenica e parlano sempre di come siano gentili e amorevoli, poi trascorrono il resto della settimana agendo come diavoli! Con l’aiuto delle sue chiese, l’uomo ha sviluppato un’immagine molto distorta di se stesso. Se gli esseri umani sono stati progettati per essere creature amorevoli, avremmo eliminato la guerra e il tradimento migliaia di anni fa! Le persone sono inclini a pensare ai Vichinghi come barbari violenti, ma in realtà il mondo in cui viviamo oggi è dieci volte più violento e spietato dell’epoca Vichinga o di qualsiasi altra epoca precedente. Il Wotanismo, deve essere chiarito, non nasce nei 300 anni di epoca vichinga, ma ha migliaia di anni. Lo scrittore spirituale mistico Vernon Howard fa un punto interessante su questo argomento quando afferma: “La maggior parte delle discussioni sull’amore sono proprio questo: discussioni. Un uomo si deve comportare secondo il suo livello di sviluppo psichico. Nessuno può comportarsi secondo un livello di amore più alto del livello che possiede. Ma ci si ricordi che gli esseri umani sono molto astuti con le apparenze esteriori dell’amore, quindi non fatevi ingannare: lavorando su se stesso, un uomo può elevare il suo livello di amore. Poi si comporterà diversamente, con più compassione genuina. Quello è un obiettivo del percorso mistico. Vogliamo elevare la nostra compassione aumentando il nostro livello spirituale”.

L’aldilà nel Wotanismo come tradizionalmente descritto nella mitologia, si sviluppa intorno alla Grande Sala vichinga del Valhalla, coperta di scudi di battaglia e adornata da molte lance. Sarebbe facile per le donne di oggi avere la sensazione che il Valhalla sia completamente orientato verso l’uomo come descritto nei film di Hollywood che distorcono grossolanamente la realtà del Valhalla in un gruppo di guerrieri selvaggi che girano attorno a un tavolo a bere corni di idromele con il potente Wotan. Il Valhalla, scevro delle interpretazioni hollywoodiane e mitologiche, è semplicemente un piano spirituale più alto dell’esistenza vissuta qui a Midgard (terra), che è il regno inferiore della carne corporale e della materia. Quando nei libri si legge di guerrieri che sono tenuti a provare se stessi in battaglia prima di poter sperare di entrare nel Valhalla, anche questo può diventare abbastanza fuorviante. Non tutti devono combattere un’epica battaglia eroica su un sanguinoso campo di battaglia per dimostrare il loro valore nel Valhalla. Le battaglie possono essere di natura molto diversa. Può essere una cosa molto comune, come combattere una malattia o lavorare duramente per provvedere alla propria famiglia, o un atto di beneficenza per coloro che hanno bisogno, una vita vissuta in onore e integrità o un qualsiasi numero di azioni giuste. Il fine è semplicemente essere coraggiosi, impavidi, onorevoli e intelligenti in tutte le proprie azioni, prove e tribolazioni qui a Midgard. Come dice il principio wotanista di base: “Opera nel giusto e non temere nessuno!”

Proprio come nella famiglia e nella tribù, il femminile e il maschile devono sempre trovare un perfetto equilibrio, e quando si tratta della religione non è diverso. Nel Cristianesimo, i Cattolici hanno mantenuto gran parte delle loro tradizioni pagane perché hanno capito che era necessario. Sapendo che in una religione si deve avere un equilibrio di polarità maschile e femminile, hanno reso la loro Vergine Maria essenzialmente una dea femminile appropriata per bilanciare la figura maschile di Gesù. Dall’altra parte i Protestanti adorano solo il maschile e si attengono alla linea biblica semitica secondo cui le donne sono inferiori agli uomini e devono vivere solo come servitori del maschio. Così, la religione protestante rimane pesantemente asimmetrica. Kahlil Gibran ha fatto questa attenta osservazione sulla sacra figura della madre: “La parola più bella sulle labbra dell’umanità è la parola ‘Madre’, e l’invocazione più bella è ‘Mia madre’. È una parola piena di speranza e amore, una dolce e gentile parola proveniente dalla profondità del cuore. La madre è tutto – è la nostra consolazione nel dolore, la nostra speranza nella miseria e la nostra forza nella debolezza, è la fonte dell’amore, di misericordia, simpatia e perdono. Chi perde la madre perde un’anima pura che lo benedice e la protegge costantemente”. Lo stesso vale per la dea madre. Il mondo che conosciamo è un miscuglio di energie maschili e femminili che scorrono e negarne uno vuol dire negare la legge universale inequivocabile della polarità.

Il Wotanismo non spinge la sua gente a conformarsi a qualche dogma a priori o a coltivare paure innaturali se essi andassero troppo lontano dalla legge divina, per cui certamente bruceranno in un terribile inferno per sempre! Né grava nessuno dell’idea crudele e altamente innaturale per cui tutti gli esseri umani nascono peccatori! Come se un bambino appena nato conoscesse la differenza tra il bene e il male! Nel Wotanismo sono presenti codici di etica buoni e pratici che servono come suggerimenti, verso valori e virtù che possono generare sani e coraggiosi tratti di carattere secondo cui vivere. Questi codici etici vengono tramandati dai nostri saggi antenati e conosciuti e correlati alla legge divina dei nostri dèi etnici tribali. Forzare qualcuno a conformarsi ad un insegnamento tramite la paura è estremamente innaturale e produce risultati innaturali.

Si troverà infinito spazio per l’espressione nell’arte e nella bellezza sia nel Wotanismo teutonico che nel Druidismo celtico. Le arti svolgono un ruolo estremamente importante in qualsiasi religione o comunità di popolo. Le arti servono a ispirare e stimolare gli alti ideali di amore per la bellezza e l’armonia, fornendo infinito piacere al pubblico. L’artista F.W. Ruckstull (1925) ha fatto questo commento saliente sul tema dell’arte: “L’arte come nessun’altra cosa, crea ricchi ideali di scelta del compagno tra uomo e donna, insegna agli uomini e alle donne ciò che è bello e ciò che non lo è, cosa scegliere e cosa rifiutare l’uno dell’altro, e la selezione di un compagno tra l’uomo e la donna è la causa suprema dell’ascesa o del declino razziale. L’Arte crea i nostri ideali assoluti di bellezza umana e di eccellenza interiore. E i nostri ideali di bellezza e di eccellenza interiore determinano la base di tutta l’evoluzione e la selezione dei partner. La bellezza è quindi la bandiera fiammeggiante della Natura per la sua evoluzione. E se, come abbiamo visto, gli ideali della bellezza fisica possono, attraverso la scelta del matrimonio, cambiare i volti degli uomini, così anche la bellezza morale, con lo stesso processo, cambia la mente e il cuore degli uomini. L’arte è quindi il più alto contributo dell’uomo al processo evolutivo”.

I Wotanisti non vivono in un vuoto come tribù e ciechi verso il mondo in generale. Il futuro di tutta l’umanità, del pianeta e di tutte le creature viventi sono una responsabilità vitale che non può essere ignorata. Forse abbiamo ereditato un mondo di discordia, ma non dobbiamo rimanere così, perché non è possibile! L’intero pianeta non sopravvivrà molto a lungo, a meno che le nazioni del mondo non lavorino insieme per fare passi significativi per la pace e l’armonia mondiali tra noi e con il pianeta in cui abitiamo. Se il pianeta muore, tutta l’umanità muore con esso! L’armonia è l’assenza di discordie e la discordia è ciò che conduce tutta l’umanità e il pianeta a una morte certa se continuiamo a ignorare l’ovvio!

QUANDO ODINO PENSÒ PER LA PRIMA VOLTA

Yggdrasil

del Dr. Casper Odinson Cröwell, Holy Nation of Odin

Spesso mi viene chiesto dai ricercatori della Via del Nord, “Come fai a sapere che Sál (l’anima) sopravvive alla morte? E come fai a sapere che tutti i popoli non vanno nello stesso paradiso?”

Ma qualsiasi risposta che io possa dare non sarebbe soltanto la mia opinione personale? C’è qualcuno, tra noi qui su Midgard (Terra), che possa davvero affermare di avere tali certezze riguardo a una così antica questione metafisica? Vi ho dato solo domande in sostituzione alle domande di partenza finora, lo so. Eppure, una questione così complessa non richiede forse una indagine carica del peso di molte altre domande destinate a portarci dinanzi alle radici stesse dell’albero della vita? Perché da è lì che si sprigiona l’alba della nostra umanità ancestrale. Dunque, un tale enigma si basa interamente sulla propria fede? La risposta è ovviamente sì, e sorprendentemente, no.

Naturalmente, non v’è alcuna prova scientifica di una vita ultraterrena. O invece sì? La scienza ha infatti dimostrato che l’elettricità non può essere distrutta, ma semplicemente dislocata e trasferita da un corpo all’altro; vale a dire che possiamo postulare che questa scienza sia certamente in grado di dedurre una certa evidenza, seppur anche solo indiziaria, della vita dopo la morte; per cui l’anima sopravvive alla morte del corpo fisico (Lyke).

Il nostro cuore e cervello posseggono energia elettrica, che è il motivo per cui il settore sanitario impiega macchine biomedicali, EEG e ECG/EKG per misurare onde cerebrali e attività cardiaca. La “E” nelle sigle citate rappresenta la qualità energetica dell’elettricità. Per tutti i progressi scientifici e medici che la tecnologia moderna ha prodotto, il cervello rimane ancora un mistero elusivo. Altresì, Sál (anima) è un ancora maggiore Rúna (mistero). È questa elettricità a dare alla Sál umana la sua stessa natura e la qualità di anima/spirito che fa in modo che i mortali siano animati. Così ipotizzo che, mentre noi stessi siamo umani/mortali, la nostra Sál è veramente divina. Ergo, non può essere distrutta dalla morte fisica, non più di quanto si possa dissipare lo stesso impulso elettrico che alimenta tutta la nostra vita.

Quindi dove va l’energia elettrica che è all’interno di ognuno di noi al momento delle nostre morti fisiche? Nello stesso luogo in cui va la nostra Sál, concludo. Torna da dove siamo venuti. Alla più grande presenza divina che ci aveva prestato una parte di sé al momento del passaggio del seme di nostro padre a nostra madre e al miracolo veramente divino della vita che inizia con quella nascita. Ritorna all’Anima di Popolo (Volksál) stessa… ODINO! Pura coscienza ed essere divino.

Diamo uno sguardo alla natura e alla legge di ordine naturale per comprendere meglio questa realtà. Dove il Buddhista potrebbe adoperare “Aria”, nel tentativo di illustrare il mio paradigma, io impiego “Acqua”, il sangue stesso di Nerthus (Madre Terra). Tuttavia, di notevole considerazione è il fatto che sia l’aria che l’acqua possono condurre una carica elettrica da un punto all’altro. E come tutti noi abbiamo bisogno di entrambi gli elementi, di aria e acqua, per vivere una vita mortale, l’elemento dell’elettricità, paragonabile al fuoco, è anch’esso sempre presente, dal nostro cervello al nostro cuore. Come a dire, il fuoco (Kenaz) di creatività e ispirazione è sempre nella nostra mente e nel fuoco della passione nei nostri cuori.

Tornando all’esempio della legge di natura, per cui tutti devono tornare da dove sono venuti, chiedo di prendere in considerazione un piccolo lago e un barattolo di vetro. Il vasetto è vuoto. O non lo è? Anche nell’apparenza del vuoto, il barattolo di vetro chiuso non contiene forse aria all’interno delle sue pareti?

Ci torneremo dopo.

Si consideri di aprire il vaso e immergerlo sotto la superficie del lago fino a riempirlo d’acqua. Rimettendo il coperchio nel vaso, il vaso è ormai ben protetto con il suo carico liquido preso dal lago. Quest’ultimo rimarrà quindi così fino a quando non verrà rilasciato dai limiti del vasetto. Il vaso di acqua è analogo ad un mortale/umano con la sua Sál. Il vasetto rappresenta il corpus umano mentre l’acqua all’interno è indicativa di Sál. Ora, quindi, ritorniamo all’esempio buddhista del barattolo contenente aria. Se si dovesse lanciare il vaso riempito d’aria a terra e romperlo, cosa ne sarà dell’aria/anima/spirito che c’era dentro? La risposta ovvia è, naturalmente, che l’aria in precedenza confinata è ora libera di tornare da dove è venuta, nell’aria che è tutta intorno a noi! Naturalmente, c’è una sola aria e, come proporrebbe l’esempio buddhista, solo “una” anima dell’umanità/divinità, condivisa da tutti in una utopica e universale fratellanza. Io, in ogni caso, non voglio sminuire né mancare di rispetto alla filosofia buddista in alcuna misura. In realtà, tutto sommato, il Buddhismo Zen e l’Odinismo condividono diverse analogie, se non fosse per la scarsa concentrazione folkish all’interno della comunità buddista.

Ho impiegato l’acqua, il sangue stesso di Nerthus (Madre Terra/Jörd) per il mio esempio odinista, per dimostrare ulteriormente la complessità delle assai evidenti verità della natura, in quanto applicabile ad entrambi, all’acqua e al nostro Sál/spirito.

Potete vedere che quello stesso vasetto di vetro, anche se riempito d’acqua del lago, è anche analogo a Sál/spirito. Tuttavia, quando il vaso è rotto, dove vada l’acqua non è cosa semplice da dire come con il paradigma dell’aria. Perché l’aria può solo tornare all’aria. Ma l’acqua … Beh, l’acqua è un organismo completamente diverso. Non c’è un solo tipo di acqua. Così come non c’è solo una razza di persone a condividere una singola Sál/spirito/divinità. L’acqua del lago nel barattolo è acqua fresca. Quindi, non importa dove il vaso sia rotto, l’acqua fresca all’interno, in un modo o nell’altro, troverà la sua strada verso la fonte di acqua fresca. Se rotto vicino al lago da cui l’acqua è stata estratta, l’acqua sarà riassorbita nel terreno, quindi nella falda acquifera e infine il lago da dove proveniva. Tuttavia, se rotto presso il mare, o persino svuotato nell’acqua salata del mare, si separerebbe ed evaporerebbe di nuovo in aria, nelle nuvole, nella foschia, nella nebbia, ecc … Ancora una volta, nella fonte di acqua fresca! Lo stesso si può postulare con la nostra Sál/spirito e l’Anima di Popolo da cui proviene.

Carl Gustav Jung aveva postulato che ogni Popolo/Gente/Razza ha la sua unica Anima di Popolo. Questa Anima di Popolo junghiana che riguarda il Popolo Ariano, è un tutt’uno con il Dio/Archetipo “ODINO”. E questa Anima di Popolo, la “Nostra” Anima di Popolo, è esistita in forma di pura coscienza, molto tempo prima che l’umanità fosse nata! Come nel concetto di ‘Metagenetica’. Al momento delle nostre morti fisiche, torneremo ancora una volta alla nostra Anima di Popolo. Cosa ciò implichi è aperto a una prospettiva basata su un certo numero di elementi. Per quanto mi riguarda, la mia prima relazione è con Odino Padre di Tutto. Per me, l’Anima di Popolo è il Valhalla, anche se non la versione mitica letterale. Piuttosto, considero l’idea/credenza che il Valhalla sia una grande e antica Anima di Popolo ariana… Un archivio di tutta la saggezza di Popolo/razziale che il Popolo ha portato con sé dalle esperienze di tutta una vita, verso questa grande coscienza odinica.

Immaginate questo: se chiudeste gli occhi e sentiste la voce dei vostri familiari e amici, sareste ancora in grado di discernere chi era chi da una mera voce, cadenza, tono, ritmo, ecc … E la vostra mente cosciente avrebbe cominciato a formare un’immagine di loro dall’archivio di ricordi che di loro avete. Sarebbero diventati visibili per il vostro Hugauga (occhio della mente), come se lo sguardo degli occhi aperti si fosse posato su di loro in questa realtà. Una cosa identica accadrebbe con l’Anima di Popolo. Potreste rendervi conto della presenza di questi cari e conoscerli, e loro conoscere voi, allo stesso modo. Solo che lì ci sarebbero tutti gli altri antenati dall’inizio dei tempi e vi sarebbero altrettanto familiari. Questa grande Anima di Popolo vale anche per l’intuito, i sentimenti viscerali e il sapere qualcosa che non si può capire come si faccia a sapere. Questa è la ricchezza della sapienza ancestrale e conoscenza dall’Anima di Popolo che attualmente vive in voi, nel vostro sangue e nella vostra memoria ancestrale, dove ogni vostro antenato, che abbia mai vissuto dai tempi di Ask e Embla, esiste ancora! E una volta che ci uniamo alla grande Anima di Popolo dei “Nostri” antenati, allora anche noi contribuiremo al flusso costante di quella saggezza accumulata e quella conoscenza per i nostri discendenti non ancora nati.

Inutile dirlo, potrei andare avanti in questo senza limitazioni, allo stesso modo in cui ho offerto molte ore e anni di dedizione a meditazioni su questo argomento e credo così profondamente che sia questa la realtà che si manifesterà alla mia morte. Ed è anche per questo che posso comprendere pienamente il mio giusto senso del dovere, mentre vivo su Midgard, per servire i miei Dèi e il mio Popolo.

Ogni Razza/Popolo/Gente ha la propria Anima di Popolo indigena, e ognuno conoscerà un giorno la realtà di questa verità, a mio parere. Non c’è nessun Universalismo all’interno del regno dell’Ordine Naturale, o Leggi di Natura. Né vi è, a mio avviso, fine alla vita, parlando spiritualmente, né qualsiasi spirito/divinità, o vita dopo la morte, a taglia unica.

Si arriva a familiarizzare con l’Anima di Popolo e gli Antenati tramite la comunione con Odino Padre di Tutto e gli Dèi degli Aesir e Vanir, mentre uno è vivo e vegeto in questa vita. Perché tale sacra e Santa Comunione conduce a una saggezza che si trova solo ai Pozzi di Mimir e di Urd, radicata nell’antichità, e in un tempo in cui Odino ha pensato per la prima volta! Essa attende ancora lì, per quelli abbastanza coraggiosi da intraprendere la Via del Nord.

Il corpus di miti, saghe, tradizioni, leggende, gesta eroiche, arte, musica, poesia, architettura e virtù è una manifestazione della “Nostra” Anima di Popolo. Esempi reali di come i nostri Dei e Antenati molto concreti continuino a entrare in contatto con noi e parlarci attraverso il mezzo di ciò che condividono con noi, che siamo la loro gente vivente… La nostra Anima di Popolo, che è nata con lo stesso primo pensiero del Padre di Tutto.

Il come ognuno di noi possa prendere in considerazione ciò che ho postulato qui e ancora capire come attualizzare la sopravvivenza dell’anima/Sál alla morte del corpo ospite, non deve consumare i pensieri di nessuno. Perché sarebbe uno spreco del proprio tempo. Ciò che è sensibile, in quello che ho presentato qui, e ancora di più, come esso possa servire ad arricchire la propria ricerca spirituale, deve essere l’unico punto di qualsiasi genuino interesse. E in ultima analisi, come ognuno di noi può essere utile ai nostri Dei e al nostro Popolo.

Fara meth Odin, ok megi Odin blessi thig alle!

LA NATURA DI UNA RELIGIONE DI POPOLO

metagenetica

di Stephen MacNallen

Nei paesi occidentali moderni, la religione è in gran parte una questione individuale. La gente medita o prega, cerca il miglioramento di sé, l’illuminazione spirituale personale, o trova la salvezza individuale. La religione è solo un insieme di credenze e pratiche, può essere scelta dal ricercatore con la stessa facilità con cui si compra una macchina nuova – e si cambia ancora più facilmente per una nuova.

Questa è una nuova nozione, che è aumentata in modo direttamente proporzionale alla nostra separazione dalla natura e dai nostri antenati. Per le persone che sono ancora nelle culture tradizionali, questa interpretazione egocentrica della religione è quantomeno strana.

Certamente tutti i sentieri spirituali o religiosi hanno una componente individuale che è valida e degna di essere perseguita. In America e nel resto dell’Occidente, tuttavia, spesso ci si concentra sull’individuo ad esclusione dell’aspetto collettivo. Questo non significa che noi non desideriamo le comunità; molte chiese di quartiere provvedono per questo aspetto ai propri membri, e questo ruolo di comunità è diventato ancora più vitale dal momento che le nostre famiglie si disintegrano sotto le pressioni della vita moderna.

Quello che gli Occidentali non capiscono è che le religioni di popolo – religioni native, religioni indigene, qualsiasi nome gli si voglia dare – sono legate a un particolare gruppo culturale e biologico… un popolo. La religione non è qualcosa di separato dalla vita del gruppo; anzi, è un’ulteriore manifestazione dell’esistenza del gruppo. La religione scaturisce dalla natura stessa del popolo ed è espressione della totalità della sua esperienza dall’alba dei tempi.

Le religioni di popolo sono profondamente ancestrali. Coloro che ci hanno preceduto, questi antenati e antenate del passato, sono ancora collegati alla tribù, o nazione. I legami di parentela trascendono spazio e tempo. Infatti, molti di noi che seguono la Asatru credono che gli antenati rinascono continuamente nella famiglia o nel clan. Vi è un intreccio di discendenza nel corso di tutte le vite e attraverso le generazioni. Siamo stati qui prima, insieme, in questo mondo. Non solo il sangue non è acqua, ma è più forte della morte e della distanza!

Da questo punto di vista, non è pensabile che la religione sia vista solo come un accessorio, qualcosa che deve essere messo via come un cappotto o un cappello. Piuttosto, la religione diventa una manifestazione della nostra vera essenza, una parte di noi come le nostre gambe o la nostra testa. Asatru non è ciò in cui crediamo, è ciò che siamo.

È naturale che noi cerchiamo il percorso spirituale che percorrevano i nostri antenati. Sul piano più terreno, siamo più simili a quegli antenati di quanto non lo siamo a chiunque altri. Noi portiamo la loro essenza. Qualcuno potrà tentare di razionalizzare questo osservando che ci sono tante cose negli esseri umani ad essere influenzate dall’eredità, e forse ciò è parte di questo, ma in ultima analisi la connessione è spirituale. Siamo legati a quegli antenati e ai nostri discendenti da legami speciali che non condividiamo con gli altri. Quando troviamo le vie del nostro popolo, scopriamo cose che non possiamo trovare da nessun’altra parte. Sono questi due fattori – l’attenzione sulla natura collettiva della religione come un contrappeso all’aspetto individuale, e l’importanza degli antenati – che distinguono le religioni di popolo dai costrutti moderni senza radici, artificiali.

L’Asatru non è solo una credenza o un insieme di pratiche, è l’espressione di chi siamo come uomini e donne di eredità europea.