RECLAMARE IL NOSTRO ODHRÓERIR

Triskelion

del Dr. Casper Odinson Crowell

Questa cosa, quest’organismo vivente, respirante e in continua evoluzione, che oggi chiamiamo Odinismo: Fede, religione, spiritualità, è tutto questo e ciò nonostante, ciascuno e tutti i concetti di prima non riescono a incapsulare l’essenza della cosa in sé. Perché l’Odinismo è di più! Si tratta di un modo di vita e di come si sceglie di avvicinarsi alla miriade di gioie della vita e dolori del cuore. In più, è “il nostro” modo di vita. Un Martello e una Spada ci sono stati passati da mani divine e ancestrali che hanno viaggiato a lungo e lontano, avendo attraversato la profondità di circa quaranta millenni. E abbiamo accettato volontariamente e con entusiasmo il dono che ci hanno consegnato… Questo nobile modo di vivere, se utilizzato correttamente e senza vergogna, o senso di colpa, potrà sempre superare e trascendere i parametri mondani e i confini autoimposti delle leggi inferiori dell’uomo.

Le prigioni sono un dispositivo della costruzione dell’uomo e di un disegno socialmente malato. Eppure, esse tengono dentro solo quelli che capitolano a uno stato d’animo così dannoso. Quelli incatenati dalla natura perversa di una bestia chiamata “correzioni” e la sua parente socialmente malata “istituzionalizzazione”. E non tutti coloro che soffrono di questa afflizione sono incarcerati. Si metabolizzi questo per un momento o due.

Una breve descrizione dei componenti principali che circondano “Odhróerir” e le sue corrispondenti qualità metafisiche diventa essenziale per illustrare ulteriormente un tale reclamo, e sarà quindi esposta di seguito. Si dovrebbe affermare in principio che le seguenti descrizioni in nessun modo esauriscono la conoscenza globale cui esse sono associate. Anzi, il caso è l’opposto. Perché tali descrizioni servono solo come un mezzo per comprendere ulteriormente l’esercizio qui esposto, e le effettive qualità metafisiche allegate ai concetti mitologici sono seriamente complesse e abbastanza esaustive nelle loro rispettive nature, mentre qui tutt’al più appaiono vaghe!

KVASIR: un Dio di antico lignaggio sia celeste (Æsir) che ctonio (Vanir).

ODHRÖRIR: (la bevanda di ispirazione divina), il sangue di Kvasir. La proprietà innata di coloro che possiedono la coscienza (dèi e uomini). L’idromele divino. Iniziazione e conoscenza sintetizzate che equivalgono alla saggezza numinosa. La progressione di questa scoperta su un percorso costante di trascendenza verso i fini del raggiungimento della legittima illuminazione spirituale in ultimo porterà il neofita al gradino dell’ascensione. Questa consapevolezza suprema del divino interiore si realizza all’interno delle acque primordiali del pozzo di Mimir. Vale a dire la propria memoria ancestrale che risiede all’interno di sangue/anima/DNA!

SUTTUNG: Un ettin/jötun (caos privo della proprietà della coscienza). Le circostanze esterne e sfocate e le forze della vita per come esistono e si manifestano in un continuum.

TRISKELION: (tre corni intrecciati). I tre coni/corni che detengono/contengono l’idromele divino; 1) Odhröerir -l’agitatore del wód, o eccitatore di ispirazione. 2) Són – retribuzione, o re-investimento. E 3) Bodn – il contenitore.

GUNLOD: un ettin/jötun (figlia di Suttung). Lei custodisce l’idromele divino che suo padre accumula in un tentativo di sottrarlo agli dèi e agli uomini. Lei è il simbolo della vita vissuta a caso, priva di qualsiasi volontà mirata.

ODINO PADRE DI TUTTO TRIPARTITO: 1) Odino – coscienza. 2) Vili – volontà. 3) Ve – recinto/contenitore sacro. Costituisce così il dono Odinico originale che riceviamo alla nascita, anche se alla fine si perde attraverso una vita di esposizione costante alle componenti artificiali della tecnologia da cui siamo tutti sommersi nel progredire dell’età. La vincita concettuale dell’Odhróerir può essere vista come un ri-collegamento con questi doni divini originali e un re-investimento in quella direzione da allora in poi (cioè ignorare ogni dipendenza dall’innaturale e coltivare e nutrire ciò che è naturale come l’intuizione, ecc.)

Siamo tutti nati con esso e iniziamo il viaggio della nostra vita con questo dono Odinico intatto, questo tipo di innocenza e di connessione completa al nostro ambiente naturale, e la consapevolezza del multiverso divino e il suo corpus ospite nella sua totalità. Proprio come qualsiasi altro animale! E proprio come qualsiasi altro animale, non perdiamo mai la capacità di esercitare tali qualità naturali. Ahimè, nell’avanzare dell’età ed essendo esposti al continuum di entità/circostanze esterne, mondane e innaturali della vita, diveniamo più sensibili alle leggi artificiali dell’uomo e della tecnologia, ma allo stesso tempo ci allontaniamo dalla legge/ordine naturale e divino. Quindi, i nostri sensi naturali più innati subiscono un ritardo su base costante fino a che non soffriamo un arresto completo nei nostri sensi naturali e allo stesso tempo nella prospettiva del loro sviluppo! Oppure, ci risvegliamo alla realtà innaturale in cui esistiamo e decidiamo di prendere in carico e fare qualcosa al riguardo cercando di stimolare il nostro desiderio di ascendere ancora una volta alla nostra maestà naturale, di essere una parte di ciò che è divino anziché esserne a parte. Lo realizziamo recuperando l’Odhróerir con cui siamo nati. Perché proprio come Kvasir è nato sia Æsir che Vanir, così siamo noi del Popolo del Nord.

Gli agenti del caos ammassati contro di noi non sono solo esterni. I nostri stati emotivi collettivi, l’orgoglio, e quelli temporali, per quanto desideri mondani, sono tanto più colpevoli quanto più spesso vanno avanti incontrollati. Per questo deve necessariamente seguire che le interazioni delle nostre debolezze interiori e il caos degli eventi/circostanze non diretti e non orientati della vita all’interno della portata della nostra vita, si traducano inevitabilmente in una mancanza di comando di sé che in tal modo obnubila la consapevolezza in una presenza naturale e divina e proibisce l’ascensione verso la propria divinità!

Se vogliamo cercare di consumare l’Odhróerir, allora prima dobbiamo imparare ad utilizzare i doni originali di Odino Padre di Tutto con cui siamo nati; la nostra coscienza, il nostro pensiero cosciente (Odino), la nostra volontà di agire su tali pensieri (Vili) e la capacità di sostanziare quella volontà mirata e diretta (Ve). Con queste facoltà adeguatamente e volutamente impiegate ai fini della padronanza di sé, si possono sradicare tutte le debolezze accettate e, infine, tutto il bagaglio esterno oggettivo che così spesso inonda la realtà soggettiva con il suo diluvio e quindi ci confina alla vera prigione della limitazione di sé. Questa ricerca, questo desiderio di autentica illuminazione spirituale, non sarà ottenuta a buon mercato, né esistono scorciatoie in vista.

Il rúna (il segreto) è questo; il primo cono/corno dell’idromele prezioso e ambito che è “Odhróerir” è il nostro Odino applicato – il nostro pensiero cosciente concentrato. Il secondo, “Són”, è il nostro Vili – la nostra volontà diretta e focalizzata, un re-investimento in quello che Odino ci ha dato in origine. E infine, il terzo cono/corno, “Bodn” – è il nostro Vé, il nostro contenitore, la nostra capacità di interagire con ciò che è allo stesso tempo numinoso e naturale dentro di noi.

Ecco il rúna Odhróerir; non lo si cerchi fuori, ma dentro, se si vuole sollevare il corno più sacro e gustare la birra contenuta al suo interno!

A metà dell’anno è il tempo di Mezza Estate, il solstizio e la stagione il cui patrono è Balder il Bellissimo. La sua chioma splendente sono i raggi che sostengono la stessa vita di Sunna. Balder è il Dio della promessa di speranza sia per gli dèi che per l’uomo. Al di là del fatto ovvio che questo è il giorno più lungo e la notte più breve dell’anno, è anche un tempo per l’illuminazione divina e la speranza così riflessa nella essenza archetipica di Balder, oltre al precedentemente presentato paradigma contemporaneo del rúna di Odhróerir. I doni e le benedizioni scritte qui sono divini, ne siamo certi! Tuttavia, la capacità di operare in tal modo si trova solo all’interno della nostra volontà personale di connetterci con e utilizzare la scintilla stessa della divinità dentro di noi. In ciò si trova l’anima stessa del galdr/Mantra;  “Reyn til rúna!” (Cerca i misteri).

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L’ERRORE UMANISTA

Gylfi e Wotan

di T.A. Odinson Walsh

Il Dizionario Universitario Merriam-Webster definisce in questo modo il termine UMANESIMO:

“Devozione alle discipline umanistiche; cultura letteraria; la rinascita delle lettere classiche, spirito individualista e critico e accento sulle preoccupazioni secolari caratteristiche del Rinascimento.”

Lo stesso testo definisce UMANESIMO SECOLARE come:

“Filosofia umanistica vista come religione non teistica antagonista alle religioni tradizionali.”

Al comune idealista, l’Umanesimo, come perseguimento personale e di comunità, sembrerebbe una causa nobile. Costretto per sua stessa definizione alla conservazione del successo (cultura letteraria) e del potenziale umano (spirito individualista e critico), l’Umanesimo sembrerebbe, in superficie, essere il nostro bisogno più imperativo; del resto quale specie può sopravvivere che non abbia fatto un imperativo della conservazione delle sue qualità più convincenti?

Purtroppo, l’umanesimo come ideale ha tradito se stesso, in primo luogo dimenticando le caratteristiche specifiche (non “universali”) da cui sono nate le culture classiche, e in secondo luogo rifiutandosi di impegnarsi in una linea adamantina che permettesse di rifiutare qualsiasi argomento che potesse suggerire che la purezza non sia importante quanto lo scopo. In breve, quando gli umanisti hanno scelto di allinearsi con gli universalisti, hanno tradito lo spirito più profondo del potenziale umano.

Quando esaminiamo la questione dell’antagonismo nei confronti della religione tradizionale, troviamo anche l’uomo moderno a equipaggiarsi male sul campo dell’idealismo, poiché l’uomo comune non ha il concetto delle sue vere religioni tradizionali in questi giorni, né la consapevolezza che quella concezione fornirà lui (al suo spirito critico!) un antagonismo più onesto agli elementi che più impediscono il suo potenziale.

Come Tradizionalisti Pagani Indo-europei (Odinisti, Ásatrúar, Druidisti, Mithraisti, ecc.) possediamo spiriti individualistici istintivi in sintonia con il mondo naturale in modi che nessun “idealista” dell’Età Egualitaria può comprendere. Dopo essere usciti dalle tradizioni più vere, gli “umanisti secolari” si perdono in banalità senza speranza in contrasto con la divinità naturale.

Non si può ascoltare la voce che non si sente, e non si sente la voce che non si chiama. Gli Antichi Dèi e Dee invocati dai loro veri figli, tuttavia, comunicano chiaramente la comprensione necessaria al riconoscimento (e all’apprezzamento) delle loro creazioni uniche (e così sacre). L’universalismo non rispetta la sacralità di quelle creazioni distinte (cioè razze diverse) che rendono l’umanesimo, come praticato dagli idealisti moderni, irrilevante (anzi irrispettoso) nei confronti dello spirito individuale di cui pretendono di promuovere la rinascita.

Come è stato il caso con gran parte della caduta della filosofia occidentale, il vero umanesimo (che sarebbe: il vero perseguimento della preservazione delle migliori qualità dell’umanità, le quali sono tutte note all’uomo onesto come appartenenti al popolo Ariano), è stato qualche tempo fa preso in ostaggio da indottrinatori universalisti mascherati da educatori. Questi individui in malafede, abusando del privilegio della speculazione, e sotto la pretesa della continuità morale, hanno deliberatamente ignorato le verità intrinseche e indelebili della forza, della bellezza e dell’esperienza indo-europea. Migliaia di anni di sensibilità comune, per non parlare della pletora di pratiche oggetivamente evidenti, sono stati messi da parte per “teorizzare” una ‘probabilità’ che le nostre esperienze hanno da tempo definito come impossibilità.

Mentre gli uomini di filosofia possono effettivamente avere un qualche obbligo intellettuale di considerare tutti gli ideali, gli uomini ERRANTI hanno l’obbligo istintivo di capire che la filosofia è un “mezzo” con cui trarre conclusioni significative, non un “fine” (o dovrei dire “senza fine”?), un esercizio sulla futilità di mettere pioli quadrati in fori rotondi. “Se solo potessimo discuterne un po’ di più, forse accetteremo tutti che questa vita è solo un’illusione”; “se solo lo denunciamo abbastanza a lungo, la prova della sincronicità celeste sarà del tutto ‘provata’ falsa”; “se solo discutiamo abbastanza rumorosamente, gli ‘ideali’ che di norma, ovviamente, degradano la nostra integrità e la continuità culturale, alla fine saranno abbracciati dalla gente, accettati senza riguardo alla loro assurdità, dal momento che tutti sappiamo che comunque non ‘esistiamo’ davvero!” Se questi individui in malafede sono contenti di accettare che sono solo invenzioni della loro immaginazione allora così sia, ma non può più essere accettabile, se vogliamo che la sensibilità – anzi l’umanità stessa – debba sopravvivere, l’idea che possiamo in qualche modo salvare il nostro futuro distruggendo il nostro passato; deve essere relegata alla fornace orwelliana a cui tale assurdità appartiene.

L’errore umanista, quindi, è un errore di definizione e di equivoco. Vedete, coloro che professano di essere umanisti, in virtù delle loro filosofie universali e assurde, pensano e agiscono in modi che minano l’obbiettivo stesso del loro preteso ideale, ripeto, preservare il meglio che l’umanità ha da offrire.

‘L’umanista’ che suggerisce che la definizione di umanità stessa sia discutibile, nel senso che le distinzioni siano in qualche modo “irrilevanti”, o non hanno un vero interesse per la conservazione di tale qualità collettiva della “umanità”, o mancano di vera comprensione delle qualità storicamente registrate che hanno reso “l’umanità” degna di essere salvata, per cominciare.

Appartengo a una foresta primordiale

Dove la flora conosce il proprio nome

Dove il suolo non deve implorarci

Perché  le nostre radici sono tutte uguali

Appartengo a un oceano profondo ed ampio

Acque brulicanti, sì, è vero

Ma non ho mai assunto l’idea

Di essere null’altro che blu

Appartengo a un Popolo, unico,

Contento, questo anche, di restare vivo

Che possa essere questo ciò che io abbia mai cercato

Nel nome di Odino, per questo prego.