L’ARMANISMO E IL PENSIERO LISTIANO

di J.H.M. Walvater

Nessun altro movimento occulto tedesco tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo è stato più falsificato di quello di Guido Von List e la sua ideologia dell’Armanismo. Questo articolo, si spera, contribuirà a conoscere l’esatta natura e la portata delle idee Listiane.

Chi era? Questo uomo misterioso ha fornito la miscela di idee che confluirono attraverso “La Società di Thule” in Nazismo, vegetarianismo, ecologia, apprezzamento anti-industrialista dei monumenti preistorici e dei cicli naturali. Sebbene List avesse un interesse nel controllo e nella manipolazione delle informazioni riguardanti la sua persona in pubblico, esistono ancora alcuni rari documenti e biografie in cui l’intero movimento armanista viene introdotto e svelato. Alcuni più dubbiosi di altri.

Guido Karl Anton List nacque a Vienna il 5 ottobre 1848. La famiglia List era cattolica e si può anche presumere che Guido sia cresciuto nel sacramento cattolico. Ci sono alcune prove dal tempo dell’adolescenza che dimostrano come fosse affascinato dalla sua nativa Austria e la sua città di Vienna. Questo suo interesse principale lo condusse più tardi a lavorare al suo primo libro, Carnuntum, un romanzo storico basato sulla sua visione di Kulturkampf tra il mondo germanico e quello romano nella città romana di Carnuntum, anno 375 d.C. Le influenze più importanti sullo sviluppo di List in questo momento erano fornite dai gruppi culturali e politici nazionalisti e pan-germanisti la cui attenzione era stata attirata su di lui dalla pubblicazione di Carnuntum.

Queste associazioni di discendenza e lingua tedesca nell’impero multirazziale austriaco, avevano obiettivi che comprendevano la promozione della cultura e della lingua germanica e l’eventuale unione politica dei Tedeschi austriaci al grande Impero tedesco. La combinazione di dottrine razziali e nazionalismo occulto ha chiaramente anticipato l’Ariosofia, poiché in effetti List credeva che in una futura Germania tutte le posizioni di status e professioni avrebbero potuto essere praticate solo dai Tedeschi del più puro sangue ariano; ogni famiglia avrebbe dovuto mantenere un registro genealogico ad attestare la sua purezza; il patriarcalismo e l’eredità in linea maschile erano rigorosamente perseguiti; gli Ario-germani dovevano essere esentati da tutti i lavori a guadagno salariale; severe leggi razziali e marziali dovevano essere osservate; dovevano essere sviluppati un nuovo feudalesimo e la religione pagana.

Le teorie razziali di List furono per lo più adottate da Helena P. Blavatsky e dalla Teosofia. Si aggiungevano altri nazionalisti pan-germanisti intorno a lui e al più giovane collega Lanz von Liebenfels. List divenne un autore e artista noto e rispettato tra i nazionalisti tedeschi austriaci, e rimase parte dell’establishment culturale e razzialista tradizionale per tutta la sua vita.

Nell’ultima parte della sua vita, List dovette subire un’operazione estrema per la cataratta. Per undici mesi i suoi occhi furono fasciati, e in questo stato di virtuale cecità e oscurità totale List disse di essere stato illuminato per quanto riguarda le sue stesse parole. In quel momento, la visione occulta di List sembra essere soggetta a una sintesi importante. Poco dopo aver riacquistato la vista, le sue idee ebbero la loro sintesi finale. A questo punto Das Gehimnis der Runen (Il segreto delle Rune) fu pubblicato e fu fondata la Guido-von-List-Gesellschaft (Società-Gudio-von-List). Le sue idee furono seminali anche sotto un altro aspetto: egli considerava che la forzata conversione dei Germani al Cristianesimo aveva portato alla creazione da parte dei re-sacerdoti di società segrete per mantenere il loro patrimonio arcano. Quanti si dedicavano all’occulto consideravano che questa restaurazione armanista avrebbe avuto luogo alla fine dell’epoca cristiana, in cui il Papato sarebbe stato estinto e l’Impero germanico si sarebbe esteso sulla Terra. Il Millennio Armanista era alle porte. Fu questa eredità mistica che la Società di Thule e più tardi la comunità d’elite delle SS di Wewelsburg rivendicarono e promulgarono. Durante gli anni della Prima Guerra Mondiale, la sua fama divenne più forte. Ma la guerra fece una sua vittima dell’anziano Guido. Pochi mesi dopo la fine della guerra, List morì a Berlino, il 17 maggio 1919. Il suo corpo fu cremato e posto in un’urna nella sua nativa Vienna, nella Bassa Austria.

Armanismo

L’ideologia armanista deriva da tre principi cosmici. List considerava questi processi cosmici eterni e incuranti dell’esistenza dell’umanità. Tutti i suoi altri principi, conclusioni e interpretazioni mistiche, potrebbero anche essere dedotti da questi tre:

I. zweieinig-zweispältige Zweiheit (la Diade bifidica-bina)

II. dreieinig-dreispältige Dreiheit (la Triade trifidica-trina)

III. vieleinig-vielsipältige Vielheit (la Molteplicità multifidica-multiuna)

L’Armanismo si basa su paradossi, apparenti contraddizioni. Soprattutto nella formula che sembra ricordare la teologia dei primi cristiani sulla natura della Trinità. Ma List va in altre direzioni con quei paradossi. Un principio derivato di zweieinig-zweispältige è l’idea che la “materia” sia in realtà “spirito” condensato. Ne consegue che non vi è alcuna differenza essenziale tra “spirito” e “materia”; l’unica differenza sta nelle circostanze o nelle condizioni in cui si trova questa singolare essenza. Tuttavia List fa i conti con questo paradosso sostenendo che questa condizione comprende anche la realtà e non può essere ignorata. Quindi l’Armanista deve fare i conti con entrambi gli estremi, cercando un equilibrio tra di loro.

Il paradigma armanico è altrettanto insistente sulla necessità di ancore materiali – il corpo, la razza, la natura e così via – al fine di mantenere questa spiritualità nella realtà. Il fattore di bilanciamento si trova anche nel processo stesso della dreieinig-dreispältige Dreiheit. Mentre il principio precedente era piuttosto statico nella struttura, il triplice processo è ciclico e dinamico. Per questo i tre bilanciano i due. Il corollario più importante della Triade trifidica-trina si trova nella formula distintiva di List: Enstehen-Sein-Verghen zum neun Entstehen (Manifestazione-Essere-Passaggio a una nuova Manifestazione). Indicava l’evoluzione eterna e il ritorno in un modello ciclico, con ogni ciclo costruito organicamente sul precedente. In altre parole, si vede la nascita-vita-morte-rinascita ripetuta in un modello organico del cosmos nell’eternità.

Vieleinig-vielsipältige Vielheit, è un concetto per sintetizzare le valenze virtuali della manifestazione nel mondo naturale/organico in un insieme coerente. Nell’attuale pensiero olistico, la molteplicità è riconciliata in modo simile, non con “unità”, ma piuttosto in un modello di “interezza”. Questo permette una genuina multivalenza in manifestazione senza necessariamente dover giudicare una forma come superiore o al di sopra di un’altra.

L’Armanismo si occupa anche dei cosiddetti “misteri sociologici” – ovvero gli aspetti occulti delle origini dell’ordine sociale e razziale – e dei modi magici in cui rinnovare la “conoscenza perduta”.

Questo vale anche per la rinascita di religioni arcaiche come la Wicca, il Druidismo o l’Odinismo. Era opinione generale di List che le pratiche e le credenze degli Armanen non fossero state spazzate via dal sudiciume cristiano, ma piuttosto incorporate nella tradizione cristiana – così da sopravvivere. Il risultato è un ambiente tradizionale in cui tutti i segreti profondi degli antichi Armanen possono essere riscontrati in diverse cerimonie cristiane e nell’architettura. A mio parere, c’è un piccolo dubbio che tutte queste aree contengano una tradizione pre-cristiana indigena. Tuttavia, le nostre tradizioni natalizie e pasquali sulla base di usanze e costumi pagani sono state adottate come metodo per scoprire questi aspetti occulti.

Una teologia all’interno delle dottrine degli Armanen era anche la tripartizione con varie triadi, come Wuotan-Wili-We: Wuotan-Donar-Loki: o Freya-Frouwa-Helia, effettivamente interpretate come figure che rappresentano il processo di nascita-vita-morte. Il desiderio di Guido era quello di stabilire una società basata su principi agrari governati da una gerarchia e un ordine illuminato di Armanen. Il suo concetto di religione del Wuotanismo includeva una stretta identità con la propria gente e la propria razza come conseguenza logica della vicinanza alla natura e nel tentativo di vivere in accordo con essa.

L’importanza delle rune era essenziale per List. Per mezzo della sua conoscenza runica poteva leggere virtualmente tutti i simboli “soppressi” e segni del passato. Il suo particolare sistema runico, che sembra avere almeno in parte innovato egli stesso, gli ha permesso di interpretare in senso runico ogni glifo, grafico, nome, simbolo, icona o immagine gli fosse posta davanti. Questo equivaleva a un sistema mistico in cui i simboli sonori erano correlati a forme geometriche. Al di là del corrispondenze di base tra suoni e forme runiche, List ha aggiunto la raffinatezza di un sistema che indicava come kala. La poesia in cui uno e lo stesso testo potrebbe nascondere due messaggi completamente diversi, il cui senso di obbedienza (compreso da tutti) sarebbe stato in realtà secondario, mentre il senso nascosto (kala) avrebbe contenuto l’unico vero messaggio segreto per gli uomini di conoscenza. Utilizzava un metodo di calcolo, le sedici permutazioni della luna, e il determinare il valore esoterico delle unità sillabiche del suono come passano attraverso simili permutazioni cicliche. In questo sistema, ogni suono runico è posto attraverso una triplice permutazione al fine di produrre il suo significato nascosto su tre livelli distinti – i livelli di manifestazione, essere e fine in un nuovo inizio. Questi sono stati interpretati anche da List come l’essoterico, l’esoterico, e i livelli di comprensione armanici. Queste cose non solo avevano un “significato nascosto”, ma era uno degli elementi principali del misticismo Listiano che il significato nascosto fosse ovunque triplicato.

Secondo List, l’Ego (das Ich) è un principio cosmico (l’Ego nel Tutto come il Tutto Stesso). Questo ego ha una certa qualità divina, come una “parte di Dio”. Pertanto, l’ego individuale è immortale.

Tuttavia poiché, come per tutto il resto, è “vincolata” dai tre principi cosmici principali, la nozione di reincarnazione o rinascita è resa una necessità teorica. L’ego, o l’individualità separata, è immortale e non cerca di fondersi con il “cosmo indifferenziato” (dato che quest’ultimo in realtà non “esiste”). L’uomo è visto come un essere separato, necessario per completare o perfezionare “opera di Dio”.

Un certo paradosso si verifica nelle idee di List. Per esempio, che l’individualità sia un’entità libera e l’idea al contempo mantenuta secondo cui la “volontà” di questa individualità o ego debba essere la stessa volontà della “volontà di Dio” – vale a dire che il riconoscimento della volontà di Dio è dovere dell’individuo pagano! Io ne dubito…

Le opere di List indicano che non era così solidamente coinvolto nella “Arianizzazione” dei miti cristiani come Lanz von Liebenfels. Anche se occasionalmente usava citazioni bibliche per illustrare un punto, non fa mai molto per dimostrare un’unità originale tra l’Armanismo e il dogma del Cristianesimo.

Perché questo collegamento sarebbe avvenuto in epoche storiche in cui ciascuno era impegnato nella terribile “corruzione” dell’altro.

Nelle dottrine armaniche si rivelano i segreti esoterici di Walhalla. List sosteneva che tutti coloro che erano stati uccisi in battaglia – o che morivano “per i loro ideali” – sarebbero tornati alla vita terrena per continuare la lotta fino alla vittoria finale e splendente. Fu questa nuova élite guerriera che incoraggiò il popolo ario-germanico, fondata sulla credenza germanica della Sala d’Oro di Walhalla. Un paradiso eroico con gioia eterna per coloro che sono caduti in battaglia. Essi diventavano Einherjar – che escludeva la rinnovata esistenza come esseri umani – e questo avrebbe unito il guerriero in modo permanente con la divinità (Wuotan). Il nuovo interesse evocato per l’Armanismo di List mostra ancora una volta la sua gloriosa importanza negli aspetti della magia runica essoterica ed esoterica, del Wuotanismo/Odinismo, del Pan-germanismo e dell’Ariosofia.

LO STRANO INCONTRO DI RE OLAF

di Will Vesper

UN GIORNO Re Olaf Tryggvasson e i suoi uomini navigavano a sud lungo la costa della Norvegia sulla nave Serpente Lungo. Quando arrivarono al fiordo di Nidaros, gli uomini dovettero prendere i remi, perché il vento era troppo debole per riempire le vele. Ma il re non aveva fretta. Era di buon umore e si diede a tutti i tipi di lazzi per i suoi uomini. Combatté un finto duello con il portabandiera, Ulf il Rosso. In un primo momento combatterono al solito modo, con la spada nella mano destra; poi con la spada nella mano sinistra; e infine con spade in entrambe le mani. Ogni volta, il re avanzava fino a babordo. Quelli erano giochi degni di nota. Dopo di che, Re Olaf salì sulla ringhiera della nave, camminando e al contempo giocando con tre pugnali sfoderati. Nessuno vide mai il re perdere o un pugnale cadere in mare. Gli uomini remavano con più entusiasmo e ridevano.

Re Olaf si sedette tra i suoi uomini sul ponte di poppa e parlò di questo e quello. Lì sedeva Kolbjorn il Maresciallo e Thorstein Piede di bue; An il Tiratore di Jàmtland e Bersi il Forte; Einar e Finn da Hardanger; Ketil l’Alto e i suoi fratelli; uomini provenienti da tutta la Norvegia; dall’Islanda e dalle isole a ovest; una squadra d’elite, bei compagni pieni di forza e audacia. Lo si poteva vedere. Nessuno aveva più di 60 anni, tranne il vescovo Sigurd, e nessuno aveva meno di 20 anni, tranne Einar Tambaskelfer, che aveva solo 18 anni ma era il miglior tiratore in tutto il paese.

“Ora tengo la Norvegia in mano”, disse il re, e arrivò con la mano destra verso il cielo, come se afferrasse qualcosa che gli altri non potevano vedere.

“Perché l’avete ricevuto dalla mano di Dio”, commentò solenne il vescovo Sigurd.

“Sì”, acconsentì il re, “dalla mano di Dio e non dalla tua, Vescovo. Costringo tutti a inchinarsi a Cristo, popoli di tutte le province: Stavanger e Hardanger, Vik e Sogne, More e Ramsdalen, le province sul mare e in montagna, e ora anche Halogaland e le Oppland. Quelli sono stati i più difficili da piegare”.

“Ma tu hai i denti più affilati per questo”, intervenne Hallfred lo Scaldo, l’Islandese. “In molti li hanno sentiti”.

“Può essere vero”, rispose Olaf, “ma ora la Norvegia è un Regno, e le campane della chiesa risuonano su tutto il nostro regno”.

“Lo ammetto”, concordò Hallfred. Egli rise leggermente e aggiunse: “Ma aggiungo che è difficile per me abituarmi a quelle campane. E molti altri si sentono allo stesso modo, anche se non lo dicono”.

“Hai orecchie sensibili, giacché sei uno scaldo”, rispose Re Olaf.

Ma Hallfred indicò il suo cuore e disse: “Qui, Re Olaf, siede uno che non vuole sentirlo. Cristo si è preso troppo tempo per venire da noi. Tutti noi abbiamo appreso in modo diverso dalle nostre madri”.

Re Olaf lo guardò a lungo. Poi disse: “Dove suonano le campane… là è il Regno e il dominio del Re”.

“Che hai ricevuto da Dio”, intervenne di nuovo il vescovo. “Solo Uno è padrone. Quello in cielo”.

“E uno è il re in Norvegia, Vescovo”, rispose Olaf.

“Uno deve essere padrone e uno deve essere re, a meno che la terra non diventi il bottino dei re stranieri. Ricordate sempre questo”.

“Ci dovrebbe essere solo un re in Norvegia e nelle isole”, disse Hallfred. “E solo uno dovrebbe essere padrone in cielo. Ma mi dispiace ancora per coloro che hanno dovuto lasciare tutto”, e lentamente fece un gesto con la mano verso le montagne, poi attraverso il cielo e infine verso il mare. Tutti sapevano cosa voleva dire.

Il vescovo Sigurd lo guardò con rabbia: “Quei denti devono ancora mordere spesso e mordere molti”, commentò, “prima che questi idoli e maghi siano costretti a lasciare tutta la Norvegia”.

Tutti guardarono verso Olaf per vedere la sua reazione alle audaci parole di Hallfred. Ma il suo cuore era leggero e bonario oggi, il tipo di umore che affascina tutti. Ridendo, mostrò i denti e gridò: “Norvegia, patria! Ave a Lui, che l’ha data a noi da governare. La teniamo stretta con i denti. Nessuno la strapperà via da noi per tutto il tempo che viviamo!”

“Ave Re Olaf!” E Hallfred iniziò una poesia su quell’ora:

“L’aria che profuma di battaglia,
verso sud viaggiava il re…”

La nave scivolò vicino alla costa nel fiordo e si imbatté in una scogliera rocciosa, che sporgeva lontano dall’acqua. Gli uccelli sulla riva presero il volo. Una nuvola d’argento di ali battenti si alzò come polvere nel cielo. Un migliaio di uccelli gridarono.

I pini, che si ergevano uno dopo l’altro lungo sul fianco della montagna, riflettevano la luce del sole mentre ondeggiavano. La luce rimbalzava su tutti i rami. Si udivano le insenature balbettare rumorosamente lungo le gole, e il respiro leggero del mare.

Improvvisamente, tutti sentirono il grido di una voce chiara e acuta. Un uomo era in piedi sulla sporgenza rocciosa vicino alla nave. Gli uomini alzarono i remi e li diressero verso terra. Ma prima che la nave fosse arrivata in fondo, videro lo straniero in piedi a prua, vicino alla testa del drago d’oro. Lui annuì verso il re, che sedeva in alto sul ponte di poppa. Sembrava che stesse solo ondeggiando un po’ per il suo salto, e stava ancora cercando di riprendere equilibrio. Poi si avvicinò tra gli uomini della parte anteriore: sembrava un contadino della zona, che probabilmente voleva solo viaggiare con loro per un po’, fino a quando avrebbero tollerato la sua compagnia sulla nave. Non era un mercante come avevano pensato prima.

Era un uomo molto robusto, vestito all’antica, con panno di lana verde grossolana. Probabilmente un uomo dalle profondità delle montagne. Intorno all’anca aveva un’ampia cintura di pelle con una bella fibbia di rame. In uno degli anelli della cintura indossava un martello a due lati, la vecchia arma contadina: un pezzo di utensileria ben fatto. Ma la cosa più evidente dell’uomo era la sua barba rossa, che era così spessa e lunga che la divideva in due e la infilava nella cintura, a sinistra e a destra.

Si sedette su una bobina di corda e guardò gli uomini che erano seduti o in piedi intorno a lui, uno dopo l’altro, senza alcuna timidezza. Ognuno di loro era un po’ innervosito dal fuoco blu del suo sguardo. Era come se li stesse guardando – e avesse trovato qualche piccolo difetto in ciascuno.

“Non è stato un salto da poco, quello che hai fatto sulla nave”, riconosceva Vakr Ramnisson di Gàtàlf.

“Non è stato più lungo”, rispose lo straniero, “di quello che hai fatto tu, Vakr, nel trasformare un amico di Thor in un cristiano. Tutti voi siete buoni saltatori in questo senso”.

Quello che l’uomo aveva detto non era confortante.

“Non sai con chi stai viaggiando, contadino? Stai attento! E dove abbiamo fatto conoscenza, visto che pensi di sapere qualcosa su di noi?”

“Un vecchio amico mi ha riferito”, rispose, “dai tempi dei tuoi padri. Ma non ci pensare. Ora vorrei viaggiare con voi per un tratto”.

“Dove vuoi andare?”

“All’estero”, rispose tristemente l’uomo.

“Sembri capace di una spedizione militare.”

“Ho molti di loro dietro di me, ma ora voglio riposare.”

“Non sembra così”, osservò Bersi il Forte. Secondo la sua consuetudine – come se non valesse la pena parlare con un uomo prima di aver provato la sua forza – raggiunse la mano dello straniero e cercò di strapparlo dal suo posto. Fu una lotta breve e fugace, ma infine Bersi era sdraiato a terra. Era perfettamente chiaro chi fosse più forte. Bersi non lo aveva sperimentato sin dalla sua giovinezza. Ciò aveva colpito tutti come il fuoco e l’ubriachezza: ognuno volle testare lo straniero in una gara. Ma nessuno poteva eguagliarlo. L’intera nave fissava il diabolico compagno di viaggio. Anche le sue parole volarono, taglienti e impavide, e andarono a segno fulgide come i suoi movimenti. Ognuno ebbe il suo! Infine, camminava lungo la ringhiera sopra i remi, che non smise mai di remare, e si destreggiava non solo con tre pugnali (come aveva fatto Re Olaf), ma quattro, con due in aria e uno per mano in ogni momento. Era  un gioco veloce, con i pugnali che danzavano sopra la sua testa come fiamme. L’equipaggio fissò questo contadino, che giocava così. Certamente sapeva il fatto suo in molte altre cose che semplici buoi.

Infine Re Olaf lo chiamò, e salì sul ponte della nave, si tolse il berretto e si fermò di fronte al re. Si notò che anche i capelli sulla sua testa erano rossi, e gli fluttuavano in testa come fiamme.

“Se uno sconosciuto e contadino come te viene davanti al re norvegese, si inchina”, disse Thorgrim Thorsteinsson ad alta voce.

Il contadino si rivolse a lui e disse: “Anche tu discendi da uomini, Thorgrim, che non erano abituati a piegare la schiena davanti ad altri uomini – a parte forse dinanzi a colui dal quale – come te – traevano il nome”.

“Sei un uomo che parla bene e talentuoso”, disse Re Olaf mentre fece un gesto agli altri di tacere. “Sei di questa zona?”

Il Barba Rossa guardò Re Olaf per molto tempo. Rideva leggermente, come uno che ha preoccupazione nel suo cuore. “Sì”, rispose, “si potrebbe dire che sono della zona”.

“Da quale provincia?” chiese il re.

Poi fece lo stesso gesto che aveva fatto Hallfred lo Scaldo, quando parlò dei vecchi dèi. Indicò con la mano verso la montagna, poi attraverso il cielo e infine verso il mare. In un istante, tutti seppero chi era. Un vento cominciò a scendere dalla montagna e attraverso il sole come un velo, e l’acqua cominciò a salire. Ma nessuno era in grado di pensare alla nave, che improvvisamente cominciò a ballare vicino alle scogliere rocciose. Tutti fissarono il Barba Rossa, che ora si trovava davanti al loro re grande e potente, e videro il martello sacro in mano. Un rombo sordo di tuono venne dal cielo, e tutti stavano come ombre sull’orlo della luce. E poi udirono la voce pesante dell’uomo.

“Sì, Re Olaf”, parlò, “io sono di questa provincia, da Halogaland e da Trondheim, da Havanger e Stavanger, da tutta la Norvegia e dalle isole, dalle montagne e dalle valli, dalle nuvole e dal mare. Ed è opera mia se c’è una terra che ti dà gioia e di cui puoi essere re. Quando sono venuto qui per la prima volta, era una terra di ghiaccio sotto i piedi dei giganti. Ma ho sconfitto i giganti, che sedevano sulle montagne. Gli alberi crescevano e le insenature scorrevano lì. Ho strangolato i troll, che sono nemici sia degli dèi che degli uomini. Fiori sono cresciuti nei prati e capre scalavano i sentieri di montagna. E la gente veniva e costruiva capanne e arava i campi. Ho benedetto i loro raccolti. Avevano il pane. Ho benedetto il mare per loro. Avevano pesce. Ho benedetto il loro tavolo. I loro figli sono cresciuti. Io e la mia specie, Re Olaf, abbiamo reso questa terra abitabile per i figli degli uomini. Ecco perché hanno onorato me, uomini e donne. E questa è stata la mia gente, per molto tempo”.

Allora il vescovo Sigurd si prese d’animo e mostrò coraggio. Alzò la croce dal petto e la tenne verso Barba Rossa. “Cedi il passo, idolo!”, chiese.

L’uomo rise, piano e amaramente. Era come un pianto nel vento.

“Sì”, disse, “e ora ne arriva un altro. La mia ora è passata, secondo la volontà di Colui che Governa Tutti. È difficile per coloro che mi sono amici. E tu, Olaf, li persegui e li uccidi, e compi il destino. Alla fine accade a tutti noi. Ma mi aspettavo che fosse diverso: il Lupo che ci divora, il Serpente che ci strangola. Invece arriva il Gentile e supera il Potente. Ma nessuno sfugge al destino, e nessuno lo conosce in anticipo. Verrà l’ora anche per l’uomo sulla croce”.

“Cedi il passo, idolo!” comandava di nuovo il vescovo mentre teneva la sua croce vicino agli occhi del Barba Rossa.

Poi alzò il martello, e un fulmine colpì lungo l’albero come un serpente d’oro. Ma fu come se lo avesse afferrato con la mano prima che potesse fare del male. Per la terza volta, si udirono le amare risate. Non lo dimenticarono mai fino alla morte.

E videro come l’uomo si gettò in mare con un possente salto e, tenendo il martello sopra la testa, affondò in mare e scomparve.

In quel momento tutto cambiò. Un vento leggero soffiò da sud, riempì le vele e spinse la nave sotto il sole lungo le onde che spingevano dolcemente più in profondità nella baia. Sembrava che si fossero svegliati da un sogno o da un torpore. Re Olaf si strofinò entrambe le mani sul viso. Mentre il vescovo Sigurd si schiariva la gola come per parlare, il re fece cenno al suo silenzio.

Di fronte a loro si vedevano le case di Nidaros, le navi a riva, il possente tetto della casa del re e la nuova cattedrale con la sua sommità appuntita e la sua ampia torre. La sera era arrivata. Il sole affondò in mare. Le campane risuonavano dolcemente attraverso l’acqua. Tutti stavano come il re e si grattavano le teste.

“Preghiamo per tutti coloro che sanno morire come uomini”, disse il re.

ASATRU E CULTURA

di Geza von Nemenyi

Molte persone della nostra epoca sono spiritualmente/culturalmente prive di radici. Non sanno più da dove vengono o dove stanno andando. Non sanno quale posto dovrebbero prendere nella vita e neanche perché vivono. Questa mancanza di radici porta all’incertezza e alla paura di membri di altre culture che invece non hanno ancora perso il contatto con le loro radici. Alla fine arriva l’intolleranza e l’aggressione contro tutti gli stranieri e tutti coloro che sono diversi.

Questa crisi di valori è colpa delle religioni monoteistiche, che promuovono la loro falsa dottrina come unica verità religiosa e, essendo ognuna di esse religione universale del mondo, non possono dare all’individuo alcuna sicurezza della propria cultura. Attraverso le loro pratiche missionarie le religioni universali agiscono come distruttori delle singole culture.

Tra i popoli germanici e celtici si era sempre consapevoli di appartenere ad un’antica cultura e tradizione che riconduce agli Dèi del periodo più antico. Questa tradizione dava agli individui il sostegno e la fiducia in se stessi. La tradizione era anche qualcosa che si sarebbe sviluppata con attenzione, da trasmettere alla propria prole. Per questo motivo un gran numero di antiche usanze popolari sono sopravvissute fino a oggi, anche se la maggior parte delle persone non conosce più le origini dei costumi.

Non ha senso rimuovere una religione dal contesto culturale della sua origine e considerarla isolatamente.

Nella comunità di Popolo germanica, le tradizioni culturali che sono minacciate di estinzione sono coltivate e insegnate. Apprendere le antiche tradizioni culturali e creare manufatti culturali è un’attività che porta gioia e arricchimento. Così, per esempio, cuciamo per i nostri festival abbigliamento di materiali naturali, simile a quello indossato dai pagani nel periodo pre-cristiano, cantiamo canzoni del periodo medievale, suoniamo ricostruzioni di strumenti musicali storici, antiche danze rituali, o usiamo la scrittura gotica. La persona che coltiva la propria cultura avrà la necessaria fiducia in se stessa che gli permetterà di comprendere e accettare la cultura di altri gruppi etnici. Solo in questo modo si può promuovere la tolleranza etena, e le persone saranno motivate all’azione creativa. La cultura non è stata data dal Cristianesimo ai “barbari” eteni. Al contrario, il Cristianesimo ha distrutto preziosi manufatti culturali degli Eteni. Luigi il Pio, per esempio, distrusse vagonate di manoscritti con contenuti eteni che il suo predecessore aveva accuratamente raccolto. Altri elementi culturali furono cambiati nel significato e usurpati dal Cristianesimo.