PIETAS ETENA EUROPEA

Pietas etena

di Walter Baetke

Nella loro religione i nostri antenati onoravano poteri soprannaturali, la cui opera e influenza credevano di sentire – oltre che nel campo e nella foresta, nel cielo e nella terra – soprattutto nella loro vita. E questo è sempre stato l’elemento primario e più importante. L’uomo è infatti anche un figlio della Natura, ma è – in quanto essere dotato di parola e di intelletto – legato alla comunità in modo completamente diverso rispetto all’animale. I legami originali con la famiglia, il clan e il proprio popolo, in cui è nato, determinano la sua vita in un grado molto più alto rispetto ai suoi legami con la “Natura”, che è il campo della sua attività. Dalla comunità di popolo riceve la sua religione – come anche la sua lingua! Essa trasmette, nella cultura e nel mito – che egli apprende da essa – la sua relazione con la divinità. Ma più di questo: nel lavoro e nella lotta di questa comunità, nelle leggi che la regolano, nell’ordine che la lega, nei valori morali che detiene, è la volontà della divinità stessa a contemplare l’uomo. Qui, nella comunità, lo incontra per la prima volta; l’ordine e i giuramenti hanno la loro forza sacra e vincolante perché sono regolati secondo la vecchia fede degli dèi e si ergono sotto il loro controllo e la loro protezione.

Particolarmente suggestivi a questo proposito sono i messaggi delle saghe islandesi sulle feste sacrificali dei Norvegesi. Ai grandi festival annuali, apprendiamo, si sacrificava da un lato “per il raccolto” (o per un “buon anno”) e “la pace”, dall’altro lato per “la vittoria” e il governo del re. Questo dimostra che il sacrificio fatto dalla comunità di culto che rappresenta la comunità popolare era anche diretto alla vita e al destino di questa comunità. Il buon raccolto e la pace da un lato, la vittoria e il governo dall’altro: questo denota entrambi i pali attorno ai quali si muoveva la vita del popolo: il biologico-naturale e lo storico-politico. Qui la pace che abbraccia l’opera del contadino e culmina nella vendemmia, lì guerra, che, coronata dalla vittoria, genera onore e potere. Quando ci si avvicina agli dèi riguardo la festa sacrificale, si nota che si vedevano in loro datori e custodi di questi beni, di quei mezzi di tutto ciò che costituiva il fondamento, il contenuto e lo scopo della comunità di popolo. L’uomo europeo eteno credeva che la prosperità del suo lavoro pacifico – la coltivazione – così come il successo della vittoria in guerra, da cui dipendevano le circostanze di esistenza o di non-esistenza del popolo, erano nelle mani degli dèi.

Nella formula “til ars ok fridar” si trova, tuttavia, molto di più ci quanto ci dica la traduzione “per (buon) anno e pace”; perché la parola “pace” indica non solo lo stato di pace in contrapposizione alla guerra, ma anche l’ordine morale e giusto su cui riposa la normale vita pacifica della comunità umana. Difficilmente si può esprimere il significato religioso di quella vecchia formula meglio che con le parole di Schiller: “Sacro ordine, figlia benedetta del cielo, che lega il tutto libera e leggiadra e gioiosa”. Come gli dèi sono i donatori dei beni, i beni materiali, come sono i direttori della guerra, gli amministratori della vittoria e quindi i padroni del destino del popolo, così sono anche i guardiani della pace sacra che è ancorata nel diritto e nella legge.

È più difficile ottenere un’immagine dell’atteggiamento religioso interiore dell’uomo europeo eteno, di quella pietas unica al suo genere, di quanto si faccia rispetto alle forme di servizio religioso e all’effetto della religione sulla vita pubblica. La sacralità e la forza della divinità producono tra i credenti la sensazione di dipendenza. Ma questo sentimento di dipendenza dal suo dio era, per l’uomo europeo eteno, privo del servilismo dello schiavo. Piuttosto al contrario, era portato da una fiducia forte e coraggiosa. Nel norreno “Trua” (“fiducia”) si trova il termine per il credo religioso, e il dio che l’Islandese invocava maggiormente nelle tribolazioni e nelle difficoltà della vita, era chiamato il suo “fulltrui“. Significa colui che merita la piena fiducia. Come il norvegese Thorolf Mosterbart, molti uomini eteni di fronte a decisioni difficili cercavano il loro bene dal loro dio e ottenevano il suo consiglio. Se ci si riconosceva sotto la protezione del dio potente, era soltanto naturale che si vedesse in lui “l’amico” fidato. E abbiamo molte prove che soprattutto Thor godesse di questo apprezzamento. Astvinr (“caro amico”) è chiamato in una saga. Un rapporto così bello e degno non sminuisce la distanza tra l’uomo e dio, su cui riposa tutta la pietas; ma una pietas che veniva da colui che dava all’uomo la sicurezza e la forza; questa è la caratteristica più nobile nel quadro della religione europea etena.

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LO SPIRITO GUERRIERO WOTANICO

fuoco-sacro

di Vjohrrnt V. Wodansson

Tra le tante parodie riguardanti questa presunta rinascita della tradizione primordiale del Wotanismo, sicuramente uno degli aspetti più contorti è la totale mancanza di spirito wotanico nell’uomo. Nel cammino guerriero degli Einherjar, i guerrieri senza paura scelti da Wotan hanno perso la pelliccia di lupo e la pelle d’orso lasciando il posto a un ben preciso e innaturale pensiero cristiano umanitario. Ogni traccia del dono del Padre di Tutto all’Uomo: l’Oend (soffio vitale) e l’Odhr (Furia) di suo fratello Hœnir, sono stati portati via da coloro che non vorrebbero mai vedere un vero uomo e la sua gente levarsi in piedi fieri sfidando i falsi valori decadenti e i dogmi imperfetti del Giudeo-cristianesimo. Il ponte per le sale dorate del Valhalla è stato chiuso e le Valkyrie non cavalcano più in cerca di caduti sul campo di battaglia, perché non c’è più nessuno che faccia la guerra al modo in cui un tempo facevano gloriosamente i nostri antenati e i loro padri prima di loro. In alto sul suo trono, il Dio da un occhio solo deve sicuramente essere ansioso di qualche notizia da Hugin e Mugin… la notizia di un risveglio eteno.

In sostanza, le tradizioni integrali dell’Etenismo Nordico, sia esso slavo, celtico, teutonico, ecc, hanno tutte in sé il percorso guerriero su tutti gli altri. Le antiche tribù barbariche conoscevano questo come un processo naturale nella vita di un uomo: la ricerca del risveglio del fuoco interiore immemore, il soffio vitale di Wotan. Si tratta di un innegabile istinto primordiale nell’uomo, quello di cercare di dimostrare il proprio valore non solo agli altri, ma prima di tutti a se stesso. Già fin da giovanissimo, al ragazzo era data la sua prima spada e venivano insegnate le arti del combattimento dal padre. Non appena un ragazzo si rende conto di poter morire e di avere anche il potere di dare la morte ad un altro, diventa un uomo. Nei nostri tempi moderni, ai ragazzi viene fatto il lavaggio del cervello in età molto giovane per perdonare, accettare, tollerare e amare senza restrizioni o discriminazioni. Questa NON è la via del guerriero. Perché non è nella natura dell’uomo “amare” e “tollerare” nella misura in cui ciò diventi una sua debolezza, che quindi riflette sulla sua gente. L’amore, la tolleranza, l’accettazione e il perdono non sono necessariamente sbagliati, ma bisogna essere selettivi su chi è il destinatario di questi valori. La natura profonda dell’uomo è combattiva e bellicosa. Wotan spesso ha cercato di creare conflitti tra clan solo per divertirsi nelle guerre degli uomini e ciò gli permise anche di vedere chi era fedele ai suoi insegnamenti e chi non aveva capito la via della spada.

Nel contemporaneo movimento “Asatru”, ci sono molti nostri simili che trascurano questo percorso d’onore. Si concentrano unicamente sull’aspetto essoterico del culto Asatru e trascurano l’essenza esoterica. Il vero “blot” è un elemento tradizionale della cultura pagana della nostra gente e un modo per comunicare con gli Dei e le Dee, ma il vero potere di qualsiasi rito di venerazione sta nel suo simbolismo primordiale. Anche senza riti, costumi, persino parole, la potenza del rito è ancora schiacciante e il suo significato iniziale ancora compreso da Dei e Dee. E una parte importante di questa tradizione esoterica è il percorso del guerriero. Per il vero guerriero, le battaglie non si vincono solo sul campo di battaglia, ma nell’anima, nel cuore e nello spirito. La più grande battaglia che si potrà mai combattere non sarà mai contro un nemico umano, che dopo tutto è semplicemente “umano”, ma contro la propria capitolazione dinanzi al percorso scelto. L’Einherjar segue una strada molto solitaria e difficile, piena di imboscate continue e tradimenti. Si tratta di un percorso volontariamente scelto e, una volta intrapresa questa strada pericolosa, non si può tornare indietro, poiché ne va del proprio orgoglio e onore.

Per l’uomo moderno non ci sono sfide, non ci sono grandi guerre, e nessuna missione onorevole che possa risvegliare l’antico fuoco. L’uomo di oggi è troppo impegnato a guardare il calcio, guidare auto sportive, vantarsi delle sue conquiste sessuali ed essere solo pigro, puro e semplice. Ogni virilità e traccia di virilità è sparita. Sostituita da attributi femminili come la morbidezza e la sensibilità. E qui NON sto svalutando le nostre sorelle etene, ma affermo semplicemente un dato di fatto. Questi attributi, come la sensualità, la maternità, riguardano il lato femminile e tutto l’aspetto lunare della natura femminile. L’uomo è una rappresentazione solare di quella natura primordiale.

Il mondo pacifista in cui viviamo cerca con tutti i mezzi possibili di rovesciare, e anche peggio, incrociare queste nature, cercando di fonderle insieme in modo da eliminare ogni traccia di ciascuna. Il fine è riconquistare l’essere androgino originale. Questo è assolutamente intollerabile per ogni vero uomo e donna del nostro Popolo. Non possiamo negare la nostra natura. Possiamo solo trascenderla. Ci sono molti esempi di nostri simili auto proclamati Asatru che hanno condannato ogni approccio violento o combattivo delle tradizioni etene. Alcuni arrivano persino al punto di accettare Cristiani e non-Ariani nei loro kindred. Alcuni gruppi sostengono la tolleranza in rete e cercano di ritrarre il Paganesimo Integrale come una religione hippy di amore che adora la natura. Questo è il moderno approccio di molte “tradizioni” neo-pagane, molti movimenti pseudo-pagani che promuovono apertamente l’omosessualità e il consumo di droga e credono che camminare a piedi nudi nel bosco li renda “un tutt’uno con la natura” e le loro droghe allucinogene li aiutino a comunicare con Diana, Pan o chiunque altro. Questi gruppi che dichiarano di essere veri seguaci delle antiche vie, attaccano i Wotanisti tradizionali con false accuse di pervertire l’essenza della Fede, quando in realtà sono loro che la stanno sovvertendo in una religione umanitaria/universalista. Gli antichi vichinghi erano conquistatori e guerrieri senza paura che non mostravano alcuna pietà verso i loro nemici e non facevano assolutamente proselitismo per la fede dei loro padri tra le altre razze. Persino in Europa gli antichi Vichinghi non hanno imposto le loro credenze ad altri europei, perché le vie del Nord non erano e continuano non essere destinate a tutti. Quando si guarda al pantheon norreno, molte delle divinità principali, come Wotan, Thorr, Tyr, Heimdall, e anche la bella e sempre temibile Freiya e le sue Valkyrie, tutti loro, maschi e femmine, hanno un punto centrale che li unisce: LA GUERRA! Il combattimento, la difesa, tutti aspetti di natura bellicosa. Quindi, come può questa più essenziale tradizione pagana diventare così temuta e vergognosa oggi giorno?

Lasciare che l’antico fuoco interiore vada spegnendosi, comporterà solo l’indebolimento del vostro spirito e di quello della vostra gente intorno a voi. Quella fiamma che brucia alta nei cuori del vero popolo è l’essenza stessa dello spirito del nostro popolo. Il fuoco primordiale è combinato al ghiaccio primordiale rappresentato dalla nostra freddezza: la nostra dissociazione dalla decadente e malconcia fede giudaico-cristiana. Loro cercano di diffondere la loro fede come una piaga in tutto il mondo e schiavizzare il maggior numero possibile di poveri esseri umani dormienti e ignari, mentre noi dovremmo sforzarci di tenere i nostri modi per noi stessi e aprire i nostri cuori soltanto, e molto selettivamente, a certi individui orgogliosi che hanno sentito la chiamata del corvo. È inutile cercare di risvegliare tutte le menti insonnolite dal loro lungo torpore, i venti del Nord canteranno a loro solo quando saranno pronti e degni di decifrare il loro nome nella loro musica. Per la maggior parte di loro, una morte senza onore li prenderà molto prima. Diversamente dal dio dei deboli, Wotan non si cura della quantità; un milione di deboli vigliacchi non potrà mai corrispondere a un centinaio di Einherjar orgogliosi e forti. Perché attraversare Bifrost e vivere per sempre nelle Sale di lance e scudi d’oro dove verità, valore e coraggio sono considerati come segno distintivo dell’anima nobile, è un onore che sarà concesso solo ai guerrieri.

È imperativo rimettere in prospettiva i veri principi del culto wotanico. Le vie della pace sono per coloro che abbandonano la lotta, che voltano le spalle al loro popolo e alle memorie dei loro antenati. Quei “neo-pagani” fai da te stanno offuscando la purezza della Fede. Il “neo” va contro la tradizione ed è quindi un insulto alle credenze della nostra gente. Quello che fanno è diluire l’essenza e piegarla in qualcosa di accettabile e interessante per le masse. La nostra strada è quella della guerra, a livello fisico e spirituale. Noi muoviamo guerra contro coloro che vorrebbero negarci la libertà di vivere la nostra vita come i nostri padri. Di essere orgogliosi della nostra eredità, della nostra cultura e del nostro sangue. Di difendere le nostre tradizioni, la nostra gente e la nostra Fede. Di onorare le 14 parole, e di essere uomini e donne di integrità e onore in un mondo privo di entrambi. Di essere guerrieri.