METAGENETICA – UN AGGIORNAMENTO

metagenetica

di Stephen McNallen

Negli anni ’80 scrissi un breve articolo per The Runestone intitolato “Metagenetica”. L’onda d’urto di quelle tre pagine causò più polemiche di qualsiasi altra cosa abbia mai scritto. La sola menzione della metagenetica fa sì che alcune persone cadano in preda all’ira e all’astio – quindi, sia per informare i miei amici che per far infuriare i miei nemici, ho deciso che era il momento di un aggiornamento sul tema!

Nel testo originale, la metagenetica era presentata come l’idea per cui “gli antenati contano, che ci sono implicazioni spirituali e metafisiche per l’eredità”. Ho abbinato diversi argomenti come le teorie di Jung sugli archetipi, la rinascita nella linea familiare, i legami psichici tra i gemelli e il concetto nordico dell’anima a sostegno di tale affermazione.

I contenuti di base restano gli stessi. Tuttavia, ho apportato dei perfezionamenti, aggiunto informazioni tratte dal biologo britannico Rupert Sheldrake, così come altri scrittori di psicologia e scienze della vita, e in generale ha pensato molto proprio a ciò che significa metagenetica nel lungo periodo.

Se dovessi modificare la definizione di metagenetica dopo tutti questi anni, direi che è “l’ipotesi per la quale vi sono implicazioni spirituali o metafisiche nella relazionalità fisica tra gli esseri umani, che sono legate, ma vanno oltre, ai limiti conosciuti della genetica”. Questo è più complicato della semplice frase degli anni ’80, ma è un po’ più preciso – e si apre alla possibilità che il meccanismo coinvolto potrebbe non essere così semplice come le informazioni memorizzate nella molecola del DNA.

Caratteristiche dell’ipotesi metagenetica

La metagenetica è caratterizzata da:

Relazionalità – descrive una connessione, indipendente dal tempo e dallo spazio, che collega gli esseri umani. (I principi generali che regolano la metagenetica valgono anche per gli animali, le piante, altri regni organici, e in effetti tutti i sistemi auto-organizzanti fino a includere cristalli e molecole. La metagenetica, tuttavia, è un sottoinsieme di questo schema di Grander e si applica specificamente agli esseri umani e alla loro spiritualità.)

Somiglianza – Siamo abituati a cose legate nel tempo e nello spazio, ma questo non è essenziale per il funzionamento della metagenetica. Invece, la metagenetica dice che le persone geneticamente legate tra loro condividono un legame non fisico che non dipende dalla posizione o dal tempo, e la vicinanza di tale legame è determinata dal grado di somiglianza. Il nostro linguaggio inconsciamente esprime questa idea quando parliamo di parenti “stretti” o “lontani”.

Gerarchia – Ciò è implicito nell’idea di somiglianza, descritta sopra. Tutti gli esseri umani sono legati e per questo è vero che siamo “parenti di ogni cosa vivente”, come alcune persone tengono a dire. Tuttavia, non siamo legati a tutti in modo eguale. All’interno dell’ampio cerchio che è la famiglia umana vi è una serie di cerchi concentrici che rappresentano le molte anime di Popolo – e anche questo non è un arrangiamento ordinato e rigido. Le singole famiglie, i clan e le tribù hanno le proprie suddivisioni o “mini-anime di Popolo”, e il tutto è dinamico e mutevole.

Olismo – I componenti che compongono l’individuo umano sono meglio visti come comprendenti un intero. Questo è tipicamente rappresentato come corpo, mente e spirito, anche se il complesso psicosomatico (mente-corpo) nella tradizione germanica è considerevolmente più complicato di questo. Le persone comunemente riconoscono che il corpo e la mente si influenzano a vicenda, ma in molti meno capiscono che anche il corpo (a includere il cervello, il sistema nervoso e l’apparato dell’eredità) è collegato allo spirituale o religioso.

Spiritualità – La relazionalità e la somiglianza influenzano il temperamento, i valori, la connessione psichica, la probabile reincarnazione e il tono generale della spiritualità o della religione. Alcune di queste cose – in particolare temperamento e valori – possono avere la loro origine nella codifica reale del DNA, ma il meccanismo per le altre connessioni potrebbe non trovarsi nel Regno delle scienze fisiche come sono attualmente intese. Sembra esservi un continuum al lavoro, e può essere rappresentato in questo modo:

Implicazioni della metagenetica

Molte cose diventano subito evidenti.

La stirpe conta. La maggior parte degli Asatruar sarà d’accordo con questa affermazione, ma in meno capiranno che gli antenati sono con noi, ora e sempre, a causa della natura del legame metagenetico che trascende il tempo. Nella misura in cui la rinascita si verifica all’interno della linea familiare, noi siamo quegli antenati manifestati di nuovo su Midgard! Inoltre questo legame è speciale – è più intenso del nostro legame con i non-antenati.

Non siamo “una umanità”. Anche se c’è un livello a cui ogni persona è connessa attraverso l’inconscio collettivo dell’umanità nel suo insieme, la vicinanza dei collegamenti varia immensamente. Infatti in una certa misura siamo legati a tutta la vita – ma ciò difficilmente ci induce a valorizzare i protozoi, i pesci rossi e i cammelli tanto quanto nostro fratello o nostro padre! Il grado di connessione è determinato dalla somiglianza.

Non ci sono rituali solitari. Tutte le nostre azioni si rialimentano nell’inconscio collettivo (C.G. Jung) o nel campo morfico (Rupert Sheldrake) – o in termini tradizionali asatru, il Pozzo di Urd. Sembra che più è intensa l’emozione che accompagna l’atto, o più simbolicamente viva un’azione, più interesserà tutti coloro che sono membri del gruppo in questione. Ci si può aspettare pertanto che i nostri blótar, i nostri giuramenti e gli altri scambi con i nostri dèi e dèe, influenzino tutti gli asatruar e tutti i nostri fratelli e sorelle di discendenza europea, in modo abbastanza immediato. Un intero nido di gerarchie è stato riempito da tutti i nostri atti significativi.

La nostra religione è una funzione di chi siamo, non solo di ciò che crediamo. Poiché l’essere umano è un’entità olistica, la nostra spiritualità non può essere considerata una cosa a parte rispetto alla nostra discendenza fisica. In termini sia di genetica che di metagenetica, i nostri antenati sono codificati nel nostro stesso essere. Dai valori e dal temperamento – che hanno dimostrato di correlare statisticamente con l’eredità – alle questioni più profonde dello spirito, i nostri antenati e le nostre antenate continuano a influenzarci. Sembra ragionevole, quindi, prevedere che le persone tenderanno a essere più soddisfatte dai percorsi religiosi e spirituali dei loro antenati. Opportunamente presentate, le antiche vie del proprio popolo dovrebbero esercitare una potente attrattiva sull’individuo.

Le credenze dei nostri antenati sono in gran parte confermate dalla psicologia moderna e dalle scienze biologiche. Soprattutto, l’inconscio collettivo junghiano e le ipotesi di Sheldrake riguardanti i “campi morfici” e la “risonanza morfica” sono molto vicine alle idee germaniche sul Pozzo di Urd, dove riposa l’orlog o “destino”.

Metagenetica – un concetto in evoluzione

La metagenetica, quindi, continua a maturare come nuove informazioni diventano disponibili. Lungi dall’essere rimasta statica nell’ultimo decennio e mezzo, ha incorporato nuove prove e ha trovato conferma negli scritti di altri scienziati col passare del tempo.

L’importanza trascendente del legame ancestrale è sempre stata avvertita dall’Asatru e da altre religioni native in tutto il mondo. Noi che riconoscevamo quel legame, ora abbiamo una conferma sorprendente di ciò che la nostra voce interiore ci ha sempre detto!

Annunci

METAGENETICA

metagenetica.png

di Stephen MacNallen

Uno dei principi più controversi della Asatru è la nostra insistenza sul fatto che gli antenati sono importanti – che vi siano implicazioni spirituali e metafisiche per quanto concerne l’eredità, e che quindi non siamo una religione per tutta l’umanità, ma una che richiama solo al proprio popolo. Questa nostra convinzione ha portato a molti malintesi, e di conseguenza alcuni hanno tentato di etichettarci come “razzisti”, o ci hanno accusato di parteggiare per forme politiche totalitarie.

In questo articolo andremo a discutere, pienamente e ampiamente, di una scienza per il secolo venturo, che abbiamo chiamato “metagenetica”. Perché mentre questa scienza si occupa di genetica, trascende anche gli attuali confini di quella disciplina e va a toccare la religione, la metafisica, e (tra le altre cose) la natura ereditaria degli archetipi junghiani. Le fondamenta della metagenetica non si trovano in dogmi totalitari del 19° e 20° secolo, ma piuttosto in intuizioni antiche quanto la nostra gente. È solo negli ultimi decenni che evidenze sperimentali hanno iniziato a verificare queste credenze secolari.

Chiunque abbia familiarità con la Asatru, sa che la linea di clan o famiglia occupa un posto speciale nella nostra religione. La parentela è molto apprezzata per ragioni pratiche e spirituali, e la catena delle generazioni è vista come una unità che trascende il tempo, qualcosa di non limitato dalle nostre ristrette percezioni di passato, presente e futuro. Quali scoperte della scienza moderna fanno di ciò qualcosa di più che una pia convinzione? C’è qualcosa di speciale nel legame genetico da un punto di vista psichico o spirituale?

Consideriamo per un momento il curioso legame tra i gemelli. I gemelli identici, ovviamente, hanno un identico corredo genetico. Quindi non è una sorpresa scoprire che i modelli di attività cerebrale sono molto simili nei gemelli, né è inaspettato il fatto che lo scienziato danese Dr. N. Jule-Nielson, abbia scoperto che i gemelli cresciuti separatamente hanno attitudini e personalità simili. Un passo al di là di questi risultati possiamo vedere che in molte culture si pensa che i gemelli abbiano percezioni extra-sensoriali gli uni con gli altri. In effetti, è agli atti che il dottor J. B. Reno, famoso ricercatore ESP presso la Duke University, afferma, “Ci sono stati segnalati di tanto in tanto casi che sembrerebbero essere eccezionali rapporti telepatici tra gemelli identici”.

Uno studio di casi ESP dimostrerà che anche altri membri della famiglia possono avere questo rapporto. Quante madri in tempo di guerra hanno saputo con precisione inquietante l’esatto istante in cui i loro figli sono stati feriti o uccisi? Possono essere raccolti innumerevoli altri aneddoti che potrebbero essere interpretati come aventi una base genetica. Tale risonanza psichica potrebbe essere spiegata da altre ipotesi, certo – ma quando inserite nel contesto di altre informazioni che abbiamo, tendono a rafforzare la connessione con l’ereditarietà. E una motivazione biologica (o parzialmente biologica) per fenomeni psichici, dovrebbe rendere la materia più appetibile per “i razionalisti ostinati”.

Facendo un ulteriore passo avanti, diamo un’occhiata alle memorie da reincarnazione. Non occorre “credere” nella reincarnazione come viene comunemente presentata, per accettare la realtà del fenomeno; sembra che ci sia la prova che le persone a volte abbiano ricordi che non appartengono a loro – o almeno non a “loro” come si considerano normalmente. Si è liberi di accettare o rifiutare le spiegazioni letterali della reincarnazione come viene volgarmente espressa, ma ci sono altre spiegazioni per questi ricordi. C’è la possibilità che questi ricordi, o molti di essi, siano memorie genetiche. Timothy Leary – che, si sia d’accordo o meno con la sua filosofia della droga, non è un intelletto da poco – è solo uno dei tanti a sospettare che questo sia il caso. Leary ha scritto che anche se lo si chiamasse ricordo akashico, inconscio collettivo, o “inconscio filogenetico”, tutto potrebbe essere ascrivibile al “circuito neurogenetico”, o ciò che egli chiama segnali dal dialogo DNA-RNA. In altre parole, queste memorie sono trasportate nel DNA stesso.

È interessante notare che in molte culture – nella nostra tradizione norrena e nella tradizione indiana dei Tlingit, tra le tante – la rinascita è vista verificarsi in particolare nella linea familiare. Una persona non tornava indietro come una cimice o un coniglio, o come una persona di un altro popolo o tribù, ma come un membro del proprio clan. Olaf il Santo, il re norvegese in gran parte responsabile per la cristianizzazione di quel paese, prende il nome dal suo antenato Olaf l’Elfo di Geirstad, ed era ritenuto essere l’antico re rinato. Naturalmente il cristiano Olaf non poteva tollerare un tale suggerimento, e le saghe raccontano come scoraggiasse fortemente questa convinzione.

I Tlingit, tuttavia, hanno conservato le loro credenze religiose indigene fino ai giorni nostri, e sono quindi oggetto di studio accademico in misura molto maggiore rispetto ai nostri antenati. Il dottor Ian Stevenson è docente di psichiatria presso il Dipartimento Medico dell’Università della Virginia, e ha anche un interesse per i fenomeni di reincarnazione. In realtà, egli ha scritto un volume dal titolo Venti Casi Indicativi di Reincarnazione, il cui titolo in sé indica il suo approccio scientifico alla materia. Uno dei casi studiati, trattava di una recente occorrenza di apparente rinascita nella linea del clan di una moderna famiglia Tlingit. Anche se la storia è troppo lunga per essere inclusa qui, basterà dire che le prove, seppur circostanziali, sono comunque impressionanti. Potrebbe non essere possibile dimostrare, in maniera rigorosamente scientifica, che un Tlingit sia letteralmente rinato in suo nipote – ma in realtà non importa. Il punto è semplicemente che ci sono implicazioni metafisiche nel legame di parentela genetica.

Ci si potrebbe chiedere, per inciso, se la rinascita (che sia la rinascita letterale della personalità individuale, o la rinascita di qualche essenza spirituale al di là del “meramente” biologico) non sia una sorta di bonus evolutivo per il clan e la tribù, per cui le caratteristiche migliori, le più sagge, più spiritualmente “in armonia”, sono conservate nella linea familiare.

Finora ci siamo occupati dell’idea di un legame tra l’ereditarietà e il concetto di clan, da una parte, e lo psichismo e la rinascita dall’altra. Proviamo una strada diversa ora, e guardiamo agli archetipi del Dr. Carl Jung.

Jung ha parlato dell’inconscio collettivo – un livello della psiche non dipendente dall’esperienza personale. L’inconscio collettivo è un contenitore di immagini primordiali chiamate archetipi. Essi non sono esattamente i ricordi, ma sono piuttosto predisposizioni e potenzialità. Come ha detto Jung, “Ci sono tanti archetipi quante sono le situazioni tipiche della vita. La ripetizione infinita ha inciso queste esperienze nella nostra costituzione psichica, non in forma di immagini piene di contenuto, ma in un primo momento solo come forme senza contenuto (enfasi nell’originale), che rappresentano solo la possibilità di un certo tipo di percezione e azione”.

La maggior parte dei moderni studenti di Jung tralascia un fatto fondamentale. Jung affermava esplicitamente che gli archetipi non sono stati trasmessi culturalmente, ma sono in realtà ereditati – vale a dire, genetici. Egli li collegava agli stimoli fisiologici dell’istinto e si spinse fino a dire che, “Poiché il cervello è l’organo principale della mente, l’inconscio collettivo dipende direttamente dall’evoluzione del cervello”. Una dichiarazione più precisa sul collegamento mente/corpo/spirito, e delle implicazioni religiose della parentela biologica, sarebbe difficile da trovare.

Ma Jung non era soddisfatto nell’effettuare questo collegamento. Continuò col dire che a causa di questo fattore biologico vi fossero differenze nell’inconscio collettivo delle razze del genere umano. Coraggiosamente affermava che: “Quindi è un errore abbastanza imperdonabile accettare le conclusioni di una psicologia ebraica come generalmente valide. (Questa dichiarazione deve essere contestualizzata. Non è una qualche irrilevante osservazione antiebraica, ma nasce invece dalla crescente rottura tra Jung e il suo maestro ebreo, Freud.) Nessuno si sognerebbe di considerare la psicologia cinese o indiana come vincolante per noi stessi. L’accusa a buon mercato di antisemitismo che mi è stata rivolta in base a questa critica è intelligente circa come accusarmi di un pregiudizio anti-cinese. Non c’è dubbio che, a un livello primario e più profondo dello sviluppo psichico, in cui è ancora impossibile distinguere tra mentalità ariana, semita, camita, o mongola, tutte le razze umane abbiano una psiche collettiva comune. Ma con l’inizio della differenziazione razziale, differenze essenziali si sviluppano nella psiche collettiva. Per questo motivo non possiamo trapiantare lo spirito di una razza straniera in globo nella nostra mentalità, senza ledere la sensibilità di questa.”

Così il legame tra la religione, che si esprime in termini di archetipi nell’inconscio collettivo, e biologia – e quindi razza – è stata completata.

Jung è giustificato anche da ricerche più recenti. Forse il più importante di questi studi è stato condotto dal Dr. Daniel G. Freedman, professore di scienze comportamentali presso l’Università di Chicago. I suoi risultati sono stati pubblicati in un articolo sul numero di gennaio 1979 di Human Nature dal titolo, “Differenze etniche nei neonati”. Freedman e i suoi associati hanno sottoposto neonati caucasici, asiatici, neri, e nativi americani a stimoli identici, e coerentemente hanno ricevuto risposte diverse dai bambini di ogni razza. Inoltre, queste differenze corrispondono alle caratteristiche tradizionalmente attribuite ad ogni razza – i bambini asiatici erano in realtà meno eccitabili e più passivi, ecc. i bambini nativi americani e asiatici si comportavano in modo simile, a quanto pare a causa della loro parentela biologica relativamente stretta. Solo un piccolo passo separa il temperamento innato dagli atteggiamenti innati fino alle predisposizioni religiose innate, che è solo una riaffermazione con parole diverse della teoria del Dr. Jung.

Guardiamo di nuovo a come la mistica del clan, la cui espressione nel mondo fisico è di tipo genetico, si collega in generale alle antiche credenze Asatru, e in particolare ai Vanir.

La dea Freya è fortemente legata al concetto di clan poiché lei è il capo degli spiriti protettori femminili chiamati “Disir”. Delle Disir si legge, in The Viking Achievement (P.G. Foote e D.M. Wilson), che:

A volte è difficile mantenere le Disir distinte dalle Valchirie o dalle severe Norne, da una parte, e dagli spiriti chiamati ‘fylgjur’, ‘accompagnatori’, dall’altra; ed è probabile che i Norreni stessi avessero nozioni su questi esseri che variavano di volta in volta e da un luogo all’altro. I Fylgjur erano attaccati a famiglie o singoli individui, ma non avevano dimore locali o nomi individuali. Essi sembrano aver rappresentato la facoltà intrinseca di realizzazione che esisteva nella prole di una famiglia. L’osservazione quotidiana dei fatti accordanti o discrepanti sull’ereditarietà confermerebbe che fosse possibile per un Fylgja lasciare un individuo o essere respinto da lui.

L’antica saggezza incontra la scienza moderna.

Il concetto di metagenetica può essere minaccioso per molti a cui è stato insegnato che non ci sono differenze tra i rami dell’umanità. Ma, riflettendo, è chiaro che la metagenetica è in linea con i modi più moderni di vedere il mondo. Una visione olistica dell’entità umana richiede che mente, materia e spirito non siano cose separate, ma rappresentino un ampio spettro o continuum. Non dovrebbe sorprendere, quindi, che la genetica venga considerata un fattore anche in questioni spirituali o psichiche. E pure le idee portate avanti da coloro che vedono la coscienza come un semplice prodotto della chimica si adattano alla metagenetica – perché la biochimica è una funzione della struttura organica che a sua volta dipende dalla nostra eredità biologica.

Noi Asatru ci concentriamo sul nostro patrimonio ancestrale, e consideriamo la nostra religione come una espressione di tutto ciò che siamo, non qualcosa che noi assumiamo arbitrariamente dall’esterno. Ciò spiega anche perché coloro che non ci comprendono ci accusano di estremo etnocentrismo o addirittura di razzismo – perché tramite la metagenetica è chiaro che se noi, come popolo, cessiamo di esistere, allora anche l’Asatru muore per sempre. Siamo intimamente legati al destino di tutta la nostra gente, perché l’Asatru è espressione dell’anima della nostra stirpe.

Questo non significa che ci dobbiamo comportare negativamente nei confronti di altri popoli che non ci hanno fatto del male. Al contrario, solo comprendendo chi siamo, solo venendo dal nostro “centro” come popolo, possiamo interagire con giustizia e con saggezza con gli altri popoli di questo pianeta. Dobbiamo conoscere noi stessi prima di poter conoscere gli altri. Le nostre differenze sono grandi, ma noi che amiamo la diversità e la variazione umana dobbiamo imparare a vedere queste differenze come una benedizione di cui fare tesoro, non come barriere da dissolvere.