UN’ANTICA NUOVA RELIGIONE

Wotan

di Lawrence

Oggi si considera politicamente corretto o almeno politicamente accettabile lamentare la distruzione delle culture aborigene da parte degli evangelizzatori cristiani. Le culture tribali di vari etnie amerindie e africane sono state, come complemento alla loro colonizzazione, “cristianizzate”, più frequentemente con l’uso della forza. In questo processo è stato convenientemente trascurato che i “revisionisti” che hanno portato alla luce questi fatti in genere avevano un proprio obiettivo preciso. Nascosto dietro la facciata delle varie ideologie New Age, Un-Mondo, vi è un sistema di credenze politiche che per natura è universalmente anti-occidentale.

Un aspetto che non fa parte della loro agenda revisionista unilaterale è che, così come il Cristianesimo è stato usato come mezzo per pacificare molte popolazioni del Terzo Mondo con la scusa di portare la civiltà ai selvaggi, allo stesso modo è stato usato come avanguardia per l’occupazione ideologica dell’Europa. Il Cristianesimo dopo tutto è una religione mediorientale le cui radici in Europa si estendono in un tempo relativamente breve in termini storici. Proprio come le culture tribali dei “nativi” americani e africani furono distrutte e soppiantate da un sistema di credenze aliene, così anche le ricche culture indigene del Nord Europa sono state demonizzate, soppresse e quasi perdute.

Questa cultura nordico-europea, questo sistema di fede con una continuità che risale ai recessi fiochi della preistoria, si chiama Asatru. Si tratta di una corruzione linguistica di Aesir, uno dei due gruppi primari da cui prende il suo pantheon di Dei e Dee. L’altro gruppo è quello dei Vanir.

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che questi due gruppi fossero la cultura matriarcale originale, agricoltura/raccolta di Scandinavia meridionale ed Europa occidentale (i Vanir) e la cultura di cacciatori/guerrieri del tecnologicamente più avanzato e patriarcale popolo “dell’ascia da battaglia” (gli Aesir). I due gruppi che entrarono in conflitto all’inizio dell’Età del Bronzo si fecero guerra a vicenda, prima di fare la pace. Questi eventi e processi storici sono diventati parte della mitologia del nostro popolo. Nel corso del tempo i suoi vari protagonisti hanno raggiunto la divinizzazione. Altri elementi della religione, tuttavia, vanno ancora più indietro e sembrano essersi evoluti da quelle che potrebbero essere state le credenze animiste originali dei nostri più antichi antenati.

Nonostante i molti secoli di persecuzioni, rituali sconosciuti ed eventi che oggi riteniamo comuni hanno avuto origine nella vecchia religione. Un esempio: sputare in mano prima di stringere la mano, un modo per sigillare un patto che rimanda alla pace tra Aesir e Vanir. I giorni della settimana – martedì, mercoledì, giovedì e venerdì – derivano tutti dai nomi dei vecchi Dei. La maggior parte delle festività cristiane sono in realtà di origine pagana. Pasqua (Easter) è una festa pagana per Ostara, la Dea anglosassone della primavera. Il coniglio (in realtà una lepre) e l’uovo di Pasqua sono simboli tradizionali pre-cristiani della rinascita, da sempre associati alla primavera. I divieti contro la cremazione, il mangiare carne di cavallo e l’uso di farmaci a base di erbe sono tutte reazioni cristiane a pratiche pagane millenarie.

Oggi la moderna Asatru e i suoi seguaci cercano senza vergogna di ristabilire una continuità con il nostro antico passato, il cui ricordo consideriamo prezioso sia per noi stessi che per la nostra progenie. Non siamo anti-occidentali, ma crediamo che i veri sistemi e le libertà occidentali siano le antitesi della rigidità dogmatica, antiscientifica e del cieco autoritarismo dell’ideologia cristiana egualitaria imposta. Una delle voci principali della moderna Asatru, Stephen McNallen, ha dichiarato:

L’Asatru nasce dalla nostra natura di popolo di origine europea. Non è solo ciò in cui crediamo, è ciò che siamo. Migliaia di generazioni di evoluzione condivisa in un ambiente simile hanno prodotto un unico modello fisico, mentale e spirituale, e Asatru è la sua manifestazione religiosa. Così, Asatru è intimamente connesso con gli interessi e il destino del nostro popolo. Come logica conseguenza del punto di vista folkish di cui sopra, riconosciamo la validità di altre religioni indigene e rispettiamo il diritto di altri popoli di promuovere i propri interessi. Vogliamo un mondo di vera diversità, con un mosaico di popoli e culture, ognuno dei quali elabora il proprio destino. Non siamo “anti” nessuno, ma guai a coloro che ci aggrediscono.

Inseparabilmente legate alla vecchia religione sono le rune. L’esame dei simboli e del simbolismo runici è necessariamente complesso e irto di supposizione non provata e frode. Uno “studioso” della fine del XIX secolo, Guido von List, compose le sue rune OWJl e il simbolismo runico. Un sistema runico è oggi utilizzato da vari praticanti ingenui di rituali new-age e magia sciamanica. In realtà questo sistema, presumibilmente basato sul sistema runico norreno a 16 caratteri, è in realtà derivato in gran parte dall’immaginazione attiva dello stesso autore occultista.

Sappiamo con ragionevole certezza che gli scritti runici risalgono almeno al periodo degli Etruschi. Alcuni ricercatori li tracciano più lontano, ai simboli molto più antichi degli hällristningar, i simboli dei culti preistorici dei popoli del Nord trovati sulle incisioni rupestri.

Le rune sono lettere e sono state utilizzate nella registrazione delle informazioni. Ancora oggi il runico “XXX” su un fusto di legno denota che contiene birra o bevande. Tuttavia le rune non sono solo lettere in senso contemporaneo. Ogni runa aveva un nome particolare e rappresentava il concetto indicato da quel nome. Un esempio è la runa Elhazz, spesso incorporata nell’architettura degli edifici. Elhaz è la quindicesima lettera del Futhark Antico, uno dei più antichi sistemi runici che consiste di 24 caratteri. Di solito soppianta il suono rappresentato dalla moderna lettera “Z”, ma ha un significato ben più profondo del suo uso come semplice lettera alfabetica.

Le braccia ramificate verso l’alto della runa Elhaz rappresentano e simboleggiano lo stupendo potere resistente dell’alce. Nella magia runica questo è il segno difensivo più potente di “guardia”. È interessante notare che, con l’evoluzione del sistema runico ridotto nel Futhark dell’Età Vichinga (16 caratteri), si è sviluppata una dicotomia formale. La runa con le braccia verso l’alto venne conosciuta come la runa dell’uomo e aveva un suono “M”. La runa a braccio in basso aveva il suono di una runa fortemente palatalizzata, “R” ed è stata chiamata la runa di Tasso, un simbolo di morte.

La chiesa cristiana medievale ha utilizzato la forma runica dell’uomo come variazione della croce. Essi piegarono semplicemente le braccia della croce latina verso l’alto in un angolo di 45 gradi per formare un crocifisso stilizzato noto come croce a forchetta. Papa Gregorio il Grande (590-604 d.C.) indossava una croce a forchetta sui suoi paramenti. Lo stesso tipo di crocifisso è ancora in uso comune in Westfalia e in alcune parti dell’Austria e dell’Italia.

Al contrario, i nemici della civiltà occidentale – Saraceni, satanisti e altri – piegavano le braccia della croce latina verso il basso a significare il crocifisso rotto. Questa dicotomia si è evoluta fino a tempi abbastanza moderni, quando in gran parte dell’Europa centrale le rune verso l’alto, della Vita, erano utilizzate negli avvisi di nascita dei giornali, mentre le rune verso il basso, della morte, apparivano nei necrologi e sulle lapidi. Non a caso il “simbolo della pace” degli anni ’60 si basa sulla runa della morte. Un uso appropriato di questo simbolo mostra la filosofia anti-occidentale intrinseca a questi movimenti di massa di ispirazione marxista.

La runa Elhaz ha ulteriori correlazioni con la medicina a base di erbe. L’elemento di questa runa è l’aria, il suo legno il tasso, il suo colore l’oro, la sua divinità associata Heimdall, uno degli Aesir, il cui compito è quello di guardiano degli Dei. Tutto questo e molto altro da una sola lettera di un alfabeto quasi dimenticato!

Stiamo parlando di un argomento molto complesso. Che si sia cristiani, pagani o atei, comunque bisogna riconoscere che l’uomo occidentale possiede una storia mai narrata, la cui ricchezza culturale e ideologica è di maggiore importanza in questi giorni in cui i governi cercano di distruggerne l’unicità culturale. Per capire dove è diretto, un popolo deve prima capire pienamente da dove è venuto.

da Instauration Marzo 1998 vol. 23 n. 6 – Editore Wilmot Robertson

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ADDIO CARO KINSMAN

davidlane

Rari sono gli uomini che oggi mostrano un impegno così profondo per il loro Popolo e la loro eredità. Rari sono gli uomini che, attraverso un impegno incessante, vivono le loro convinzioni e sono disposti a sacrificare tutto per il bene più grande del loro Popolo. David Lane è stato un uomo del genere e il suo passaggio all’età di 69 anni è stata una perdita enorme nella lotta in corso per la sopravvivenza Ariana.

Per oltre quattro decenni, David Lane ha dato il suo cuore, la sua anima, la sua mente e la sua conoscenza con tanta passione incrollante da permettere al nostro popolo di risvegliarsi, unirsi e lottare contro le incombenti realtà che minacciano il nostro Popolo di una possibile estinzione.

Una pena detentiva di 190 anni non è bastata a fermare il suo impegno ferreo per la nostra situazione, né gli ha impedito di far sentire la sua voce attraverso il suo pensiero stimolante e i suoi scritti diffusi in tutto il mondo.

Per molti, David è stato un migliore amico, un simile, un maestro, un filosofo e a volte anche un profeta, e il suo trapasso lascia un vuoto che potrà essere riempito solo da un gigante tra gli uomini.

Noi che abbiamo avuto l’onore di averti conosciuto, David, nel corso di molti anni in tutto il movimento Ariano, ti salutiamo caro kinsman, e attendiamo con ansia il giorno in cui ci incontreremo di nuovo nel Valhalla con tanti altri nobili combattenti per la nostra causa che hanno portato la torcia della speranza attraverso l’oscurità e il tumulto qui a Midgard.

Gli dèi ti benedicano nel tuo viaggio e nei nuovi orizzonti che incontrerai attraverso il ponte Bifrost, il tuo lavoro fisico è fatto e non ti dimenticheremo, né dimenticheremo mai le tue cruciali 14 Parole che risuoneranno per sempre nei nostri cuori!

Addio caro Kinsman, saggio e camerata!…………Addio!

Ron McVan, 28 maggio 2007

COME

Fine di una Fede

di T.A. Odinson Walsh

È solo la mia particolare (e impenitente) visione del mondo, spesso colorita dal mio cinismo sulla moderna sconfessione dell’uomo della sua un tempo innata attenzione al destino e ai doveri cui dovrebbe attenersi, o viviamo in un’epoca in cui un’eccessiva quantità di persone di discendenza indoeuropea sembrano straordinariamente… come dire, vuote? Concesso, nonostante le attuali crisi economiche derivanti dalle inevitabili conseguenze del tentativo di contrastare le leggi della logica e della ragione con l’esercizio dell’altruismo universalistico, che questa resta un’epoca di progresso tecnologico e ricchezza materiale senza precedenti, cose ampiamente disponibili per gli uomini e le donne più comuni, l’accesso a tali ricchezze sembra non fare nulla per il quasi totale senso di insoddisfazione, disillusione e decisamente determinata apatia che permea le persone di oggi.

Capire come queste condizioni siano state trasmesse al mondo occidentale, in precedenza paradigma del progresso spirituale e secolare, e aiutare il mio popolo a comprendere come può superare il vuoto che è venuto a turbare il Vero progresso, è mio dovere… e destino.

Come mi è ferito il cuore per quelli
ingannati in sentieri di pace
che li lasciarono soli in spasmi
di un dolore che mai tace
Su altari di uva e grano
nel loro spirito confidavano
solo per trovare la loro fede vana
e la forza che volevano, in rovina

Nel corso della storia la forza collettiva di un popolo collettivo è sempre stata fondata sulla sua dedizione collettiva a un ideale collettivo. Pur essendo vero che molte culture dell’antichità (Egitto, Grecia, Roma) erano abbastanza liberali (e io uso il termine liberale nel suo vero senso, quello dell’onesta apertura mentale, non in quello moderno e imbastardito che è arrivato a denotare la pura idiozia) da tollerare una miriade di pratiche spirituali e idee intellettuali, il fatto è che quelle pratiche spirituali apparentemente diverse (ci sono sempre state anomalie) avevano radici comuni nel proprio rispettivo pantheon culturale e quelle idee ritenute dannose per la causa comune del benessere delle rispettive culture erano, opportunamente, soppresse. La fondamentale unanimità era all’ordine dei loro giorni, e allo stesso modo quello era il loro ordine ai loro giorni.

Anche se la cultura occidentale oggi, in apparenza, sembra possedere una dedizione collettiva a un comune ethos giudaico-cristiano, anche l’osservatore “casualmente onesto” dovrebbe ammettere che l’unanimità è tutt’altro che l’ordine di questo giorno. Dalla loro incapacità di stabilire l’unità etica su un tema che dovrebbe essere una questione di istinto spirituale, come la protezione degli innocenti, dei nascituri (il nostro vero futuro!), al loro fermo rifiuto di supporto reciproco in un approccio più sistematico alla supremazia occidentale (senza la quale sono destinati a morte certa), i giudeo-cristiani sono del tutto mal preparati per salvare alcuno o alcunché.

Quando consideriamo che la fede giudeo-cristiana si fonda sul requisito che un individuo aderente denunci se stesso e tutti gli istinti di cui il corpo è impregnato alla nascita, agendo indubbiamente per immergere l’individuo in un maelstrom di odio di sé, dubbio, senso di colpa e paura, non dovrebbe sorprendere (per una mentalità razionale) che i collettivi di persone così predisposte trovino la serenità, la razionalità o l’unanimità così al di là della loro portata.

Per la cronaca, credo che la maggior parte delle persone giudeo-cristiane siano fondamentalmente in buona fede e buoni individui, e credano anche che nel loro evangelismo la maggior parte di loro siano onestamente convinti di “fare del bene al prossimo” introducendolo a un’ideologia che pretende di concedergli “vita eterna” (e a chi non suonerebbe bene l’idea di vivere per sempre?!). Tuttavia, credo anche che il giudeo-cristiano medio sia una vittima, un individuo che è arrivato alla sua “fede” come risultato di indottrinamento incessante per tutta la sua infanzia (che persino il più ribelle degli spiriti supererebbe difficilmente) o dopo una traumatica esperienza di vita (come scampata morte, reclusione, ecc.) che lo ha lasciato vulnerabile al messaggio giudeo-cristiano di “amore incondizionato” (anche se in realtà ci sono molte condizioni nel giudeo-cristianesimo… ma di quelle parliamo un’altra volta). Naturalmente ci sono quei giudeo-cristiani che si aggrappano alla loro “fede” come una questione di “tradizione” (“è quello che credevano i miei genitori e i loro genitori, così…”) o semplicemente per lo scopo di affermazione sociale, anche se quando messi alle corde molti ammetteranno prontamente con candore che “in realtà non credono a tutto ciò che dice la Chiesa o il predicatore”. Che tutti questi gruppi siano, in un grado o in un altro, vittime, è però un dato di fatto, e non vi è prova più indicativa che la storia stessa, ampiamente verificabile, della loro “fede”.

Come arse la mia ira su coloro
che perpetrarono bugie
che colpirono la mia gente con tale danno
e mandarono la loro anima in lacrime
per visioni che mai apparvero
non importa quanto pregassero
e in “cambio”, anno dopo anno,
gli rimase solo quello

Mentre mi sono preso cura di sottolineare la condizione di vittima del giudeo-cristiano “medio”, si spera ponendo le fondamenta nel loro spirito per una Vera resurrezione (del loro istinto, della loro felicità e forza auto-orientata!), ci sono anche quelli – e a questo proposito non possiamo più sminuzzare le parole se il dovere e il destino sono la nostra Vera causa come revivalisti odinisti – che sono responsabili della costituzione e continuazione di un’ideologia che, contrariamente al suo presunto scopo di “amore e pace”, ha lasciato una traccia di prove che sicuramente la mostreranno come il più grande crimine mai conosciuto dall’uomo occidentale. Anche se lo spazio non consente una discussione esaustiva di queste prove (per le quali suggerisco vivamente l’intera opera di Revilo P. Oliver, William G. Simpson e la sezione “storia” della vostra biblioteca pubblica) evidenzierò qui alcuni dei più convincente dati di fatto.

Il Concilio di Nicea, un’assemblea dei primi padri ecclesiastici giudeo-cristiani, venne convocato nell’anno 325 d.C. Anche se già inoltrata nel quarto secolo della sua esistenza, la comunità giudeo-cristiana, per com’era, era ancora molto divisa su ciò che avrebbe dovuto essere la più basilare delle sue credenze fondanti, come l’esatta natura degli insegnamenti di Gesù o, più precisamente, quali racconti dei suoi insegnamenti fossero anche accurati. La verità della questione (anche i teologi tradizionali concederanno) è che oltre 300 anni dopo il processo, morte e resurrezione del loro presunto salvatore, esistevano oltre 400 “resoconti”, molti dei quali palesemente contraddittori tra loro e la cui maggior parte si è scoperta essere stata scritta dopo che i presunti “testimoni oculari” (cioè “gli Apostoli”) erano morti, e la triste (o crudele) realtà è che queste “autorità” della Chiesa del IV secolo non sapevano se i “resoconti” fossero esatti o erronei. Ciò che il Concilio di Nicea invece sapeva, era di avere un interesse acquisito (cioè il potere personale) nello stabilire un “canone scritturale”, un atto che garantisse loro un’aura di autorità che a sua volta gli avrebbe permesso di rivendicare (anche senza dimostrarlo) che i molti altri resoconti della vita e degli insegnamenti di Gesù (come quelli della scuola gnostica) erano “eretici”, giustificando così le brutali persecuzioni di soppressione e di terrore che furono il vero fondamento (al contrario dell'”amore intrinseco e la pace che le origini divine ispirarono nelle  Scritture) della “Fede”.

È indicativo che, mentre i primi fondatori della Chiesa reclamavano (o stavano creando?) i “Vangeli” e cacciavano e uccidevano chiunque contestasse l’autenticità di quei versetti che avevano incoronati come canonici, le parole stesse che dovevano essere la salvezza dell’uomo comune fossero, pena il dolore della morte, vietate all’uomo comune. Infatti, per quasi 1500 anni è stato un crimine per chiunque, tranne il clero, trovarsi in possesso di una Bibbia o una parte di essa. Di cosa, ci si chiede, avevano paura i padri della Chiesa? Che le contraddizioni così facilmente riconoscibili dall’uomo o dalla donna razionale di oggi potessero essere esposte, intaccando la capacità della Chiesa di ingannare così facilmente le masse? Turbare il loro monopolio della spiritualità stessa?

A una “fede” così, diciamo, fedele alla sua convinzione di non essere “un”, ma “il” dono divino di tutti i doni, dobbiamo porre la seguente domanda: erano i meriti dei messaggi di Gesù così convincenti, così evidenti a chiunque potesse studiare le sue parole (lasciando da parte per ora se fossero veramente le sue parole), da far in modo che le autorità ecclesiastiche ritenessero necessario invadere le terre dei miei/nostri antenati europei e passare sistematicamente a spada o fiamma chiunque scegliesse invece di aderire ai percorsi spirituali indigeni dei propri riveriti antenati? Molte volte, in tutta la mia vita, sono stato testimone delle lacrime di persone di eredità indoeuropea per i loro crimini (e sono d’accordo, anche quelli erano crimini) commessi contro i nativi americani da parte di invasori cristiani evangelizzanti che videro bene non solo di rubare le loro terre e risorse (che è in sé la natura dell’espansione e della conquista) ma anche le loro anime culturali imponendo loro un percorso spirituale in alcun modo in sintonia con il loro istinto. Raramente, però, ho assistito alle lacrime, o anche alla tacita comprensione, che anche noi, come Indoeuropei con una ricca tradizione spirituale autoctona più in sintonia con le nostre anime di popolo, siamo stati, letteralmente, derubati delle nostre terre, delle nostre risorse e dello spirito che ci garantiva una vita di sicurezza e di affidamento in noi stessi, piuttosto che una di dubbio e di dipendenza. Perché non possiamo piangere per noi stessi? Perché non possiamo gridare contro la tirannia a cui anche noi siamo stati esposti? Mentre ci raduniamo per esigere giustizia per coloro che hanno subito torti in generazioni passate, a quale porta bussiamo per chiedere giustizia per la nostra? Per quanto mi riguarda non ho alcun dubbio, e quanto a me non ci sarà timore, perché quella che la consapevolezza di questo crimine possa continuare indiscussa, senza essere vendicata, è per me una prospettiva molto più orribile di qualunque conseguenza possa mai avere l’azione.

Come prospera la passione del mio spirito
Per riportare ciò che è Vero
Per salvare le anime e la vita
Di tutti quelli che
non sanno di come furono
privati di ciò che è reale
Per un mondo in cui l’orgoglio non è peccato
Ma ciò che tutti noi dovremmo sentire

Anche se non ho alcun dubbio che il mio impegno per creare una nuova consapevolezza (o rinnovata, suppongo che questo è più appropriato), laddove è in gioco la forza spirituale e l’integrità del mio popolo, non mi farà mancare detrattori e diffamatori tra coloro che si crogiolano nell’ignoranza o nell’ostinazione giudeo-cristiana, sento molto fortemente, si potrebbe dire anche “con fede” (sorriso), che nel popolo indoeuropeo collettivo di questo pianeta ci sia un desiderio travolgente di quella direzione e determinazione spirituale che non sta ricevendo, anzi che non può ottenere, da una fede (giudeo-cristianesimo) che lo mette in tali contrasti con la propria anima e intelligenza istintiva. Io sono, naturalmente, dell’idea che l’Odinismo fondamentalista sia la risposta naturale a tutte le domande che il percorso innaturale del giudeo-cristianesimo ha instillato nel mio popolo, domande che non sarebbero mai stati costretti a fare se non fossero così maliziosamente separati dalle proprie tradizioni spirituali.

Anche se il “come” realizzare l’impresa, un esercizio che sono sicuro molti chiamerebbero una “perdita di tempo” (anche se vorrei ricordare a quegli stolti che molti imperi sono caduti in passato), è un compito a più livelli che non ho dubbi sia a molti anni dalla realizzazione, credo che le pietre fondanti (o dovremmo dire… i sigilli?) possano essere posate semplicemente informando tutti coloro che leggono queste parole che i consigli di questa causa non sono legati ad alcuna autorità salvo quella che assicura la salvezza della vostra vita. Con ciò non parliamo di “altre” vite, deliberatamente oscure o inconoscibili, ma piuttosto dell’assoluto e compreso di cui si gode ora che, se condotto onorevolmente, dovrebbe portare alla ricompensa dell’onesto orgoglio. L’essere stati privati di questa più elementare ricompensa umana è la cosa vergognosa, anche se è fermamente sulle spalle di coloro che hanno manipolato consapevolmente i vostri cuori e le vostre menti per rubare il vostro oro e le vostre anime.

Creare un ambiente/comunità in cui non siate più privi della fiducia che deve venire con la Vera forza spirituale è il nostro obiettivo fondamentale, e personalmente sarà la base per la mia massima gioia. Ecco come cominciare.

In conclusione (per ora) imploro tutti, Odinisti e aspiranti, di abbracciare la verità suprema per cui il Padre di Tutto Odino e tutti gli antichi hanno permeato ognuno di noi con punti di forza e istinti intrinseci progettati per responsabilizzare ogni individuo, per cui potremmo perseguire l’evoluzione, e quindi il progresso, che è il privilegio di tutti coloro che sono abbastanza coraggiosi da rifiutare la redenzione non nata da dentro. Il fatto che nel mondo occidentale siamo caduti così lontano da questa verità, deve essere riconosciuto come la causa principale della suddetta insoddisfazione e disillusione collettiva. Poter superare le manipolazioni di due millenni e reclamare il nostro spirito affine, è qualcosa che tutti dovremmo osare di sognare. È così che vinceremo.

ETENISMO

Etenismo

di Else Christensen

È stato detto che la religione in un uomo è la sua caratteristica fondamentale; essa determina i suoi pensieri e quindi le sue azioni. Per religione qui non si intende il credo della Chiesa che egli sostiene, ma ciò che egli realmente crede – la sua visione generale della vita, come vede il suo ruolo nel mondo, il suo dovere e destino, e la sua relazione con l’universo. In breve, il modo in cui si sente spiritualmente legato al mondo ‘invisibile’. Se conosciamo la filosofia religiosa di un uomo, sappiamo molto su che tipo di persona è, su ciò che vuole o non vuole.

Esattamente lo stesso vale per una nazione di uomini, pertanto diventa importante osservare i concetti religiosi che essa ha, per ottenere una visione della vera anima della nazione, poiché dalla sua spiritualità collettiva derivano gli atteggiamenti e la condotta della gente. La visione religiosa di una persona, una tribù o una nazione, determina così le azioni, o non azioni, che queste possono prendere.

Tenendo ciò a mente, guardiamo al Wotanismo, le credenze religiose dei nostri antenati, per vedere quali erano le loro nozioni sulla vita e la parte che ha giocato nello schema generale delle cose. Il fatto che fossero credenze etene ha giocato, almeno durante i secoli cristiani, a loro discapito fin dall’inizio. Tutto l’Etenismo, non solo le credenze dei nostri padri, è stato bollato dai Cristiani zelanti come ciarlatano, stregoneria maligna, o opera del diavolo. Alcuni culti religiosi indubbiamente sono per lo più ciarlatani, ma questo non giustifica il mettere tutti i rami dell’Etenismo sotto l’idiozia e la ciarlataneria. Questa appare nelle fasi decadenti di una civiltà piuttosto che nelle fasi creative e, purtroppo, dobbiamo ammettere che nel nostro tempo tali culti stnano spuntando ovunque. Il ciarlatano non ha qualità positive, è una malattia culturale. Ma le idee eteniste non possono banalizzate come ciarlataneria, o opera del diavolo (qualora accettassimo la nozione cristiana secondo cui esiste un simile personaggio!)

E neanche possiamo relegare l’Etenismo interamente al regno dei miti e delle allegorie. Anche se questo può essere più vicino alla verità rispetto alla teoria del culto, è difficile credere che i nostri antenati, che in tutte le altre questioni erano molto realistici e pragmatici, abbiano lasciato che allegorie o misticismo poetico rappresentassero i loro concetti spirituali per quanto riguarda la vita e morte, o il loro codice di condotta generale.

Questo in effetti non suona per niente fedele a quel carattere. L’uomo europeo di un tempo non viveva o moriva credendo alle allegorie; la vita era una faccenda seria in quei giorni, e un serio, realistico orientamento spirituale era ciò di cui avrebbe avuto bisogno. Così, per quanto strano possa sembrare ai nostri contemporanei che si aggrappano alla fede giudaico-cristiana, cerchiamo qui di affermare che i nostri antenati, essendo sani di mente e con gli occhi aperti, credevano nel Wotanismo, e partiamo da lì.

Naturalmente il Wotanismo, come l’Etenismo in generale, simboleggia ciò che pensavano di conoscere dell’universo. Tutte le religioni lo fanno, è un dato di fatto, compreso il Cristianesimo. Ma i simboli, o allegorie se si desidera, non possono essere considerati l’origine o la causa in movimento di quei pensieri, sono piuttosto il risultato di tali agitazione della mente. I nostri antenati volevano chiarire ed esprimere le loro idee sul loro ambiente naturale; avevano bisogno di sapere cosa fare, che corso prendere. I miti simbolici, dunque, esprimono piuttosto le cose di cui si sono sentiti certi in base al loro livello di conoscenza e di intuizione, e queste sono le nozioni di particolare interesse per noi.

Il primo pensatore pagano era di mentalità aperta; il mondo intorno a lui, di cui si sentiva parte integrante, era tutto ciò che conosceva, ma l’enorme varietà di luoghi, suoni e forme che chiamiamo collettivamente Natura, non era ancora classificato ed etichettato; tutte queste impressioni meravigliose o terrificanti lo affollavano – bellissime, impressionanti, indicibili. Anche se oggi spieghiamo l’universo da eruditi, come se sapessimo tutto su di esso, dobbiamo ammettere che, nonostante tutti i nostri studi scientifici (e abbiamo percorso una lunga strada dal primo pensatore pagano), ancora non sappiamo esattamente di cosa stiamo parlando. Siamo in grado di descrivere molti fenomeni universali, siamo in grado di manipolare un pari numero di essi, ma non possiamo ancora dire esattamente da dove vengono o dove vanno le energie cosmiche – l’universo rimane un miracolo – meraviglioso, imperscrutabile, magico.

Il primo pensatore pagano non sapeva molto rispetto a noi, e nonostante ciò dobbiamo ancora chiederci quanto siamo lontani e quanto ancora possiamo imparare? Che ci sia una forza, una complessità millenaria di forze, un’energia eterna, cosmica, una forza vitale che governa l’organismo più minuto e le galassie del blu laggiù. Anche gli atei accettano questo, mentre i cristiani postulano che è opera del loro Dio Geova. Ma il senso naturale dell’uomo, se questi sarà onesto, lo sperimenta come una cosa vivente, una forza santificata verso la quale l’atteggiamento naturale è di timore e culto, se non con riti e rituali, quindi con rispetto e riverenza. Il mondo era, ed è tuttora, per il pensatore pagano, misterioso e sacro, perché è la forza sacra che dà vita a tutta la Natura. Questo è il tema centrale di tutto il paganesimo, riverenza e amore per la forza divina – questo magico, meraviglioso potere, perché, come dice Carlyle, il culto è meraviglia trascendente, meraviglia per la quale non vi è alcun limite o misura.

Il nostro attuale approccio materialistico e scientifico alla Natura ha offuscato, se non completamente cancellato, questo sentimento di stupore e di ammirazione; un albero per il business moderno significa determinati piedi di tavolo o libbre di carta, un acro di terra un determinato bene immobile. Ma l’uomo primitivo, vedendo se stesso come parte del tutto, era più prontamente in grado di sentire la divinità nella Natura. E il primo pensatore pagano naturalmente trasmetteva le sue idee ai suoi simili; egli fu il veggente il cui pensiero risvegliò negli altri uomini la capacità di pensare e comprendere. Era l’eroe spirituale che disse ad alta voce ciò che gli altri avevano solo debolmente sentito nei loro cuori, ma mai articolato. E, come commenta Carlyle, pensieri una volta risvegliati, non cadono di nuovo in sonno, ma crescono e generano nozione su nozione, sviluppandosi infine in sistemi di pensiero, nella filosofia.

Wotan è la figura centrale del paganesimo scandinavo, il dio eroe come divinità, la più antica forma di culto degli eroi. Tuttavia, Jacob Grimm, l’esperto tedesco della mitologia teutonica, sostiene che Wotan, il nome tedesco di Odino, non indica un uomo o un eroe; il nome, dice, è etimologicamente collegato con il Latino vadere (inglese wade) e significa movimento, o fonte di movimento, il potere, una manifestazione del più alto Dio come ‘motore delle cose’. Se accettiamo questa spiegazione, e sembra ragionevole accettare la parola di un simile esperto altamente competente, Wotan diviene così il nome Ariano per la forza vitale cosmica, l’energia eterna che è l’unica e originale fonte di movimento.

L’originale ‘Wotan’, è quindi da considerare la forza di vita impersonale, e non un dio-eroe. Ma questo non significa che nessun eroe con il nome di Wotan sia mai vissuto; al contrario, sembrerebbe abbastanza naturale che in qualsiasi periodo di tempo un particolare individuo, un eroe spirituale eccezionale, sia stato ‘motore delle cose’, e quindi, come espressione di onore e di rispetto, potesse essere chiamato Wotan. È ben noto che se una persona è stata straordinariamente dotata o abile in vita, non vi è quasi alcun limite alle sue abilità e imprese dopo la sua morte; la gente accorderà a lui tutti i tipi di poteri e saggezza e, infine, costruirà i propri miti intorno a un eroe-motore di tutte le cose; si evolverebbe naturalmente in Wotan Padre di Tutto.

Questo sarebbe ben in linea con un esempio dalla Heimskringla, una saga scritta da Snorri Sturluson in cui Wotan è raffigurato come un eroe-re dalla regione del Mar Nero che con i suoi dodici guerrieri viaggiò verso l’Europa del Nord; questo Wotan si dice abbia fondato la città danese Odense dove visse per molti anni; in seguito si trasferì in Svezia e alla fine morì vicino a Uppsala verso l’inizio della nostra era comune. Storie simili sono raccontate da altri storici come Saxo.

Il concetto di Wotan come espressione della forza vitale e anche come eroe e padre degli dèi e dell’uomo ha causato una certa confusione e ha reso le Edda difficili da capire, cosa che è stata in parte la ragione per cui il Wotanismo sia stato declassato a sciocchezze altrettanto incomprensibili. Ma, come nota Carlyle, le Edda non sono un sistema coerente di pensieri, devono essere considerate come la sommatoria di diversi sistemi che si susseguirono, costruiti uno sull’altro, nel corso di molti secoli, con ogni generazione che aggiungeva all’ordine organico esistente. Anche le relative aree di terre coinvolte devono essere prese in considerazione. Il Wotanismo era il principale credo religioso di tutto il Nord Europa e parte delle regioni centrali, nonché delle Isole Britanniche.

Inoltre non dobbiamo dimenticare che non era solo l’eroe-dio un ‘motore’, ma l’atteggiamento di tutto il popolo era di muovere le cose, così come se stessi; e si diffusero in tutto il mondo conosciuto, cosa abbondantemente provata attraverso reperti archeologici in molti luoghi lontani.

Questi primi Europei, che per lo più sono stati stereotipati come guerrieri rozzi e feroci, sono stati infatti, oltre che ottimi spadaccini, anche organizzatori, costruttori domestici e coloni. Carlyle cita che possiamo trovare titoli come ‘Il Taglialegna’ o ‘L’Abbatti-Foreste’, a indicare che questi eroi erano interessati ad altre cose più che allo stuprare le donne e uccidere i bambini. E dovunque andarono, portarono con sé i loro precetti religiosi; senza contatto con la patria, ed esposti a nuove influenze, ci si dovrebbe aspettare che alcuni cambiamenti abbiano avuto luogo nel corso degli anni. Questo sarebbe un motivo molto naturale per qualsiasi mancanza di coesione o storie e nozioni trovate contraddittorie quando, per esempio, si confrontano i miti del Baltico con quelli della Scandinavia o della Germania. L’Irlanda è stata cristiana molto presto, se non nel primo secolo d.C. allora almeno nel secondo; molti monaci irlandesi percorsero in lungo e in largo le isole, così come il continente, e i miti britannici, quindi, in una fase precoce divennero fortemente influenzati dal Cristianesimo, una cosa che ha ulteriormente aggiunto difficoltà alla comprensione di alcuni di essi.

L’essenza del Wotanismo, come di tutto l’Etenismo, è l’accettazione della Natura come divina e dell’uomo come appartenente alla Natura e quindi partecipe in questa divinità. Esisteva una comunione naturale tra l’uomo e le misteriose, invisibili potenze della Natura; ora, questi sentimenti sono stati espressi in base al livello di intelligenza e di comprensione della gente interessata, i nostri antichi antenati guardavano la natura con gli occhi aperti ma non sono stati intimoriti da queste forze potenti; essi non temevano gli dei, ma li guardavano come poteri da amare e rispettare – dèi che potevano essere aspri ma imparziali – e se seguissimo le regole, per così dire, trarremmo beneficio da queste forze; tuttavia, se avessimo oltrepassato la linea, le conseguenze seguirebbero rapidamente, e talvolta sarebbero state letali.

Ma esattamente questo concetto è una delle caratteristiche più notevoli dei nostri antenati, una che è dolorosamente scomparsa oggi: questa indiscussa volontà di assumersi la piena responsabilità delle proprie azioni, una responsabilità volontaria, totalmente assente nei nostri odierni leader religiosi e politici. In realtà nulla potrebbe essere più lontano dalle loro menti che accettare la responsabilità per le loro azioni. Dopo che i politici hanno gestito l’economia della città fino ad affossarla, chi osano suggerire debba pagare per la loro incompetenza e cattiva gestione? – I cittadini – o perdendo il loro lavoro come dipendenti pubblici, o con tasse più elevate, o entrambe le cose – i cittadini il cui unico ‘crimine’ è stato fidarsi dei loro rappresentanti eletti perché si prendessero cura della città; questo, naturalmente, può essere giudicato piuttosto ingenuo, ma anche allora ci si potrà chiedere che tipo di ‘uomini’ siano questi politici.

Tale atteggiamento non può essere più in contrasto con il modo di pensare etenista; ogni persona adulta, uomo o donna, deve accettare la responsabilità per le sue azioni, e anche i bambini devono imparare a farlo, secondo il loro livello di comprensione.

Siamo ben consapevoli del fatto che ‘responsabilità’ sia una parolaccia nel mondo di oggi. Tuttavia, suggeriamo che prima ritorniamo ai precetti eteni e accettiamo la responsabilità delle nostre azioni e chiediamo lo stesso dagli altri, specialmente i leader delle nostre comunità, meglio staremmo. Non spetta a terze parti, divine o umane, essere responsabili di ciò che si fa o non si riesce a fare, ma strettamente a noi e nessun altro essere responsabili per le nostre azioni; questa era la via dei nostri padri, e dovrebbe diventare di nuovo il nostro codice di condotta.