UN’ANTICA NUOVA RELIGIONE

Wotan

di Lawrence

Oggi si considera politicamente corretto o almeno politicamente accettabile lamentare la distruzione delle culture aborigene da parte degli evangelizzatori cristiani. Le culture tribali di vari etnie amerindie e africane sono state, come complemento alla loro colonizzazione, “cristianizzate”, più frequentemente con l’uso della forza. In questo processo è stato convenientemente trascurato che i “revisionisti” che hanno portato alla luce questi fatti in genere avevano un proprio obiettivo preciso. Nascosto dietro la facciata delle varie ideologie New Age, Un-Mondo, vi è un sistema di credenze politiche che per natura è universalmente anti-occidentale.

Un aspetto che non fa parte della loro agenda revisionista unilaterale è che, così come il Cristianesimo è stato usato come mezzo per pacificare molte popolazioni del Terzo Mondo con la scusa di portare la civiltà ai selvaggi, allo stesso modo è stato usato come avanguardia per l’occupazione ideologica dell’Europa. Il Cristianesimo dopo tutto è una religione mediorientale le cui radici in Europa si estendono in un tempo relativamente breve in termini storici. Proprio come le culture tribali dei “nativi” americani e africani furono distrutte e soppiantate da un sistema di credenze aliene, così anche le ricche culture indigene del Nord Europa sono state demonizzate, soppresse e quasi perdute.

Questa cultura nordico-europea, questo sistema di fede con una continuità che risale ai recessi fiochi della preistoria, si chiama Asatru. Si tratta di una corruzione linguistica di Aesir, uno dei due gruppi primari da cui prende il suo pantheon di Dei e Dee. L’altro gruppo è quello dei Vanir.

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che questi due gruppi fossero la cultura matriarcale originale, agricoltura/raccolta di Scandinavia meridionale ed Europa occidentale (i Vanir) e la cultura di cacciatori/guerrieri del tecnologicamente più avanzato e patriarcale popolo “dell’ascia da battaglia” (gli Aesir). I due gruppi che entrarono in conflitto all’inizio dell’Età del Bronzo si fecero guerra a vicenda, prima di fare la pace. Questi eventi e processi storici sono diventati parte della mitologia del nostro popolo. Nel corso del tempo i suoi vari protagonisti hanno raggiunto la divinizzazione. Altri elementi della religione, tuttavia, vanno ancora più indietro e sembrano essersi evoluti da quelle che potrebbero essere state le credenze animiste originali dei nostri più antichi antenati.

Nonostante i molti secoli di persecuzioni, rituali sconosciuti ed eventi che oggi riteniamo comuni hanno avuto origine nella vecchia religione. Un esempio: sputare in mano prima di stringere la mano, un modo per sigillare un patto che rimanda alla pace tra Aesir e Vanir. I giorni della settimana – martedì, mercoledì, giovedì e venerdì – derivano tutti dai nomi dei vecchi Dei. La maggior parte delle festività cristiane sono in realtà di origine pagana. Pasqua (Easter) è una festa pagana per Ostara, la Dea anglosassone della primavera. Il coniglio (in realtà una lepre) e l’uovo di Pasqua sono simboli tradizionali pre-cristiani della rinascita, da sempre associati alla primavera. I divieti contro la cremazione, il mangiare carne di cavallo e l’uso di farmaci a base di erbe sono tutte reazioni cristiane a pratiche pagane millenarie.

Oggi la moderna Asatru e i suoi seguaci cercano senza vergogna di ristabilire una continuità con il nostro antico passato, il cui ricordo consideriamo prezioso sia per noi stessi che per la nostra progenie. Non siamo anti-occidentali, ma crediamo che i veri sistemi e le libertà occidentali siano le antitesi della rigidità dogmatica, antiscientifica e del cieco autoritarismo dell’ideologia cristiana egualitaria imposta. Una delle voci principali della moderna Asatru, Stephen McNallen, ha dichiarato:

L’Asatru nasce dalla nostra natura di popolo di origine europea. Non è solo ciò in cui crediamo, è ciò che siamo. Migliaia di generazioni di evoluzione condivisa in un ambiente simile hanno prodotto un unico modello fisico, mentale e spirituale, e Asatru è la sua manifestazione religiosa. Così, Asatru è intimamente connesso con gli interessi e il destino del nostro popolo. Come logica conseguenza del punto di vista folkish di cui sopra, riconosciamo la validità di altre religioni indigene e rispettiamo il diritto di altri popoli di promuovere i propri interessi. Vogliamo un mondo di vera diversità, con un mosaico di popoli e culture, ognuno dei quali elabora il proprio destino. Non siamo “anti” nessuno, ma guai a coloro che ci aggrediscono.

Inseparabilmente legate alla vecchia religione sono le rune. L’esame dei simboli e del simbolismo runici è necessariamente complesso e irto di supposizione non provata e frode. Uno “studioso” della fine del XIX secolo, Guido von List, compose le sue rune OWJl e il simbolismo runico. Un sistema runico è oggi utilizzato da vari praticanti ingenui di rituali new-age e magia sciamanica. In realtà questo sistema, presumibilmente basato sul sistema runico norreno a 16 caratteri, è in realtà derivato in gran parte dall’immaginazione attiva dello stesso autore occultista.

Sappiamo con ragionevole certezza che gli scritti runici risalgono almeno al periodo degli Etruschi. Alcuni ricercatori li tracciano più lontano, ai simboli molto più antichi degli hällristningar, i simboli dei culti preistorici dei popoli del Nord trovati sulle incisioni rupestri.

Le rune sono lettere e sono state utilizzate nella registrazione delle informazioni. Ancora oggi il runico “XXX” su un fusto di legno denota che contiene birra o bevande. Tuttavia le rune non sono solo lettere in senso contemporaneo. Ogni runa aveva un nome particolare e rappresentava il concetto indicato da quel nome. Un esempio è la runa Elhazz, spesso incorporata nell’architettura degli edifici. Elhaz è la quindicesima lettera del Futhark Antico, uno dei più antichi sistemi runici che consiste di 24 caratteri. Di solito soppianta il suono rappresentato dalla moderna lettera “Z”, ma ha un significato ben più profondo del suo uso come semplice lettera alfabetica.

Le braccia ramificate verso l’alto della runa Elhaz rappresentano e simboleggiano lo stupendo potere resistente dell’alce. Nella magia runica questo è il segno difensivo più potente di “guardia”. È interessante notare che, con l’evoluzione del sistema runico ridotto nel Futhark dell’Età Vichinga (16 caratteri), si è sviluppata una dicotomia formale. La runa con le braccia verso l’alto venne conosciuta come la runa dell’uomo e aveva un suono “M”. La runa a braccio in basso aveva il suono di una runa fortemente palatalizzata, “R” ed è stata chiamata la runa di Tasso, un simbolo di morte.

La chiesa cristiana medievale ha utilizzato la forma runica dell’uomo come variazione della croce. Essi piegarono semplicemente le braccia della croce latina verso l’alto in un angolo di 45 gradi per formare un crocifisso stilizzato noto come croce a forchetta. Papa Gregorio il Grande (590-604 d.C.) indossava una croce a forchetta sui suoi paramenti. Lo stesso tipo di crocifisso è ancora in uso comune in Westfalia e in alcune parti dell’Austria e dell’Italia.

Al contrario, i nemici della civiltà occidentale – Saraceni, satanisti e altri – piegavano le braccia della croce latina verso il basso a significare il crocifisso rotto. Questa dicotomia si è evoluta fino a tempi abbastanza moderni, quando in gran parte dell’Europa centrale le rune verso l’alto, della Vita, erano utilizzate negli avvisi di nascita dei giornali, mentre le rune verso il basso, della morte, apparivano nei necrologi e sulle lapidi. Non a caso il “simbolo della pace” degli anni ’60 si basa sulla runa della morte. Un uso appropriato di questo simbolo mostra la filosofia anti-occidentale intrinseca a questi movimenti di massa di ispirazione marxista.

La runa Elhaz ha ulteriori correlazioni con la medicina a base di erbe. L’elemento di questa runa è l’aria, il suo legno il tasso, il suo colore l’oro, la sua divinità associata Heimdall, uno degli Aesir, il cui compito è quello di guardiano degli Dei. Tutto questo e molto altro da una sola lettera di un alfabeto quasi dimenticato!

Stiamo parlando di un argomento molto complesso. Che si sia cristiani, pagani o atei, comunque bisogna riconoscere che l’uomo occidentale possiede una storia mai narrata, la cui ricchezza culturale e ideologica è di maggiore importanza in questi giorni in cui i governi cercano di distruggerne l’unicità culturale. Per capire dove è diretto, un popolo deve prima capire pienamente da dove è venuto.

da Instauration Marzo 1998 vol. 23 n. 6 – Editore Wilmot Robertson

IL PAGANESIMO DEL SANGUE

wotanismo volkisch

di Kevin Alfred Strom­­

Il passato dell’esistenza umana nel suo insieme non è altro che ciò a cui torniamo sempre quando abbiamo messo radici profonde. Ma questo ritorno non è un’accettazione passiva di ciò che è stato, ma la sua trasmutazione. (Martin Heidegger)

I PAGANI RAZZIALISTI giustamente caratterizzano l’essere razziale dei loro antenati nel contesto del carattere metafisico/psico-spirituale della vita religiosa interiore di questi antenati, non come credenti dogmatici di una religione-nel-tempo. I pagani razzialisti autonomi hanno legittimi diritti di eredità del sangue per rivendicare il paganesimo come loro eredità razziale: nessun antenato = nessun paganesimo. L’esistenza spirituale dei nostri antenati pagani europei era naturalmente e intrinsecamente legata al loro essere razziale come organismi biologici.

I pagani razzialisti non giustificano la loro estetica spirituale sostenendo la conoscenza dogmatica di fedi morte, ma con la conoscenza dell’importanza della razza. La natura e il carattere delle nostre credenze pre-cristiane e le loro esperienze spirituali sono state necessariamente plasmate dal nostro stato biologico collettivo di quel tempo; questo è ciò che ne determina il valore e il significato – e il loro essere degne di studio e di ammirazione. Possiamo cercare di conoscere alcuni aspetti della nostra psiche collettiva.

Per poter procedere a un più attento esame del carattere [di Wotan] dobbiamo non soltanto riconoscere le sue azioni storiche in mezzo agli scompigli e ai rivolgimenti politici, ma abbiamo anche bisogno delle interpretazioni mitologiche, che non spiegavano ancora le cose in termini umani e secondo le limitate possibilità umane, ma ne trovavano i motivi più profondi nella psiche e nella sua autonoma potenza. La più antica intuizione umana ha sempre deificato simili potenze, caratterizzandole ampiamente e con gran cura per mezzo dei miti, a seconda della loro peculiarità. Ciò era tanto più possibile in quanto si trattava delle immagini o dei tipi originali innati nell’inconscio di molte razze, e che esercitavano su di queste un’influenza diretta. Si può perciò parlare di un archetipo “Wotan” che, in qualità di fattore psichico autonomo, produce effetti collettivi, delineando così un’immagine della sua propria natura. Wotan ha una sua particolare biologia, separata dalla natura del singolo, che solo di quando in quando è afferrato dall’irresistibile influsso di quel fattore inconscio; nei periodi di calma, invece, l’archetipo Wotan è inconscio come un’epilessia latente. (Carl Jung, Wotan)

Davidson scrive:

La mitologia di un popolo è molto più che una collezione di favole piacevoli o terrificanti da insegnare in forma accuratamente espurgata ai nostri alunni. È il commento degli uomini di una particolare età o civiltà sui misteri dell’esistenza umana e della mente umana, il loro modello di comportamento sociale, e il loro tentativo di definire nelle storie di dèi e demoni la loro percezione delle qualità interiori.

Lo studio della mitologia non deve più essere visto come una fuga dalla realtà nelle fantasie dei popoli primitivi, ma come una ricerca per la comprensione più profonda della mente umana. Nello spingerci a esplorare le lontane colline dove abitano gli dèi e le profondità dove i mostri sono in agguato, stiamo forse scoprendo la strada di casa. (H.R. Ellis Davidson, Gods and Myths of Northern Europe)

A volte mi identifico come Pagano non perché io sottoscriva dogmaticamente la visione del mondo dei miei antenati, ma perché mi identifico spiritualmente, e traggo ispirazione, dal pensiero romanticizzato delle molte tribù di Europei di razza bianca che vivevano in un stato quasi sfrenato della natura — sia internamente (mentale) che esternamente (ecologico) — creando i propri valori.

Al posto dei papponi e delle storie dei commercianti di bestiame dell’Antico Testamento, le saghe e le leggende nordiche appariranno, in un primo momento semplicemente narrate, per poi essere rappresentate attraverso i simboli. Non è il sogno dell’odio e del messianismo omicida, ma il sogno dell’onore e della libertà che deve essere acceso attraverso le saghe nordiche, germaniche… Il desiderio di dare all’anima di popolo nordica la sua forma di Chiesa germanica sotto il segno del mito völkisch – quello è per me il più grande compito del nostro secolo…

L’antica idea teutonica di Dio è… inconcepibile senza libertà spirituale… La forza della ricerca spirituale… si mostra nel Viandante del Mondo, Odino.

Insoddisfatto, eternamente alla ricerca, il dio vagò per l’universo per cercare di capire il suo destino e la natura del suo essere. Sacrificò un occhio in modo che potesse prendere parte alla saggezza più profonda. Come eterno vagabondo è un simbolo dell’eterno cercare e diventa l’anima nordica che non può abdicare alla fede in se stessa per Jahvè e i suoi rappresentanti. L’attività testarda della volontà, che, in un primo momento, avanza così duramente attraverso le terre nordiche nelle canzoni di battaglia su Thor, mostra direttamente alla prima apparizione il lato innato, struggente, alla ricerca della saggezza, metafisico, nel Viandante Odino.

Una forma di Odino è morta, cioè l’Odino che era il più alto dei molti dèi che apparivano come l’incarnazione di una generazione che ancora si prestava ai simbolismi naturali. Ma Odino come eterna immagine speculare dei poteri spirituali primordiali dell’uomo nordico vive oggi esattamente come più di 5.000 anni fa…

RIVISITARE IL RAGNAROK

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di Richard Scutari e Richard Miller

Circa 6000 anni fa, i nostri antenati indo-europei iniziarono a migrare dalle steppe russe in Europa. I Traci in Grecia, gli Italici e i Celti in Italia, i Celti in Gallia, Spagna, Isole Britanniche e Islanda e le tribù Germaniche in ogni parte d’Europa. I nostri antenati viaggiavano nella direzione di questa grande migrazione e conquistarono e assimilarono gli abitanti locali. Le guerre tra Asi e Vani dei miti nordici sono un perfetto esempio di questo fatto. Le loro lingue mantennero le stesse radici iniziali, ma ognuna si evolse separatamente, per via delle successive migrazioni di tribù e della separazione geografica tra di loro. Allo stesso modo, i loro dèi avevano tutti la stessa radice, ma si adattarono ai gusti locali come i loro nomi che riflettevano i vari linguaggi.

All’alba del nuovo millennio c’è un vibrare della terra, e gli antichi dèi si stanno risvegliando nell’inconscio collettivo del nostro Popolo. Non importa da che parte d’Europa vengano i propri antenati, i loro dèi erano gli stessi e tali rimangono nel nostro subconscio collettivo[1]. Questo risveglio, oggi, è espresso meglio dal Wotanismo/Odinismo, aggiornato per adattarsi ai tempi odierni. Molti nel nostro movimento preferiscono vestirsi di pelliccia ed elmi con le corna per ricreare l’Età Vichinga. Anche se gli abiti tradizionali possono essere appropriati per cerimonie e rituali, l’Età Vichinga e le relative credenze sono tutte cose superate da molto tempo e oggi viviamo nel mondo reale. Ma il Wotanismo non ha tempo; è ancora vivo e vegeto e si è evoluto per adattarsi al mondo odierno.

La nota filosofa ariana e nazionalsocialista, Savitri Devi, affermava nel suo Il Fulmine e il Sole che “La verità è che non c’è nessun altro ‘Dio’, se non la immanente divinità impersonale della Natura della Vita; il Sé universale. Nessun dio tribale è ‘Dio’, gli dèi tribali sono più o meno divini, nella misura in cui rappresentano ed esprimono un’anima collettiva più o meno divina”.

I nostri dèi tribali non rappresentano solo elementi della Natura, che i nostri antenati non avevano altro modo di descrivere, ma anche la nostra anima collettiva. Wotan/Odino rappresenta la saggezza collettiva del nostro Popolo; Thor la nostra forza; Tyr il nostro coraggio collettivo e lo spirito di sacrificio per il bene comune. Heimdall rappresenterà la nostra vigilanza, etc… Gli dèi dei nostri antenati non sono mai morti, ma hanno sempre continuato a vivere nella nostra anima di popolo come un tutt’uno, aspettando il tempo in cui avremmo avuto bisogno di loro per riapparire. I nostri dèi etnici tradizionali sono reali, così come lo è la profezia della sibilla nella Voluspa, riguardante il Ragnarök.

Il Ragnarök non è un evento che avrà luogo in qualche futuro remoto. Noi viviamo entro i freddi confini del Fimbulwinter e all’ombra del Ragnarök proprio ora! Tutte le tribù Ariane si sono riunite da ogni parte d’Europa per la battaglia finale nei campi di Vigrid. Vigrid non è un posto immaginario; è un luogo in cui i poteri contro di noi hanno la loro massima forza. Il campo di Vigrid è proprio qui a Vinland.

I nostri antenati iniziarono a vivere all’ombra del Ragnarök quando il Cristianesimo iniziò a farsi strada tra le varie nazioni ariane. Questo era il tempo in cui le filosofie estranee, di rifiuto del mondo[2], venivano introdotte nelle tribù ariane, che invece accettavano il mondo[3].

Guardando indietro alla storia, si possono vedere chiaramente eventi che sono il risultato diretto del Fimbulwinter e un presagio del Ragnarök che verrà. Loki ha ingannato il dio cieco Hodur affinché uccidesse suo fratello Balder. Hodur rappresenta l’ignoranza e cecità oscura che ha allontanato il nostro Popolo dai nostri modi ariani. Balder esemplifica la consapevolezza intrinseca e le virtù della nostra anima di Popolo; ergo, l’ignoranza cieca ha ucciso la nostra anima di Popolo. In termini chiari e specifici che dimostrano come stiamo vivendo all’ombra del Ragnarök – Loki simboleggia il massimo traditore del popolo, il nemico dentro. Egli è un membro del Popolo il cui cuore è avvelenato da gelosia e rancore, qualità molto rappresentative dell’influenza estranea. Hodur personifica gli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale, mentre Balder incarna i luminosi ideali völkisch della Germania Nazionalsocialista.

Il Fimbulwinter porta al Ragnarök, quando il sole e la luna sono portati via, cosa che simboleggia il nostro Popolo che si allontana dalla propria natura istintiva. Le tribù divennero instabili e la nostra natura perse la sua armonia, portando il freddo nei nostri cuori e nelle nostre menti. I nostri hanno perso i loro istinti naturali per diventare universalisti, egualitaristi e materialisti. Il Fimbulwinter non è altro che il freddo nei cuori e nelle menti del nostro Popolo.

I lupi che vengono liberati rappresentano le filosofie, le credenze straniere e le forze rilasciate contro di noi, mentre le Valkirie simboleggiano l’anima e la coscienza di popolo che si risvegliano negli Einherjar. Questo risveglio (le Valkirie) porta gli Einherjar alla loro dimora, il Valhalla[4]. Einherjar sono coloro del nostro Popolo che hanno risvegliato la loro anima di popolo. La loro vita passata è morta e sono rinati come guerrieri del nostro Popolo. Gli dèi simboleggiano i sacrifici necessari per radunare le forze del nostro Popolo, che devono portare alla rigenerazione. I morti “malvagi” non sono altro che i nostri traditori del Popolo.

L’uccisione di Wotan da parte del lupo Fenris rappresenta la distruzione del vecchio ordine, che è necessaria per portare alla rigenerazione. Vidar il Vendicatore uccide Fenris, portando alla conflagrazione, al fuoco purificatore della battaglia che si sprigiona in tutto il mondo Bianco, una purificazione che riporta il nostro Popolo alla nostra antica sapienza. Dopo la battaglia finale che si svolge sul campo di Vigrid, la rigenerazione riecheggerà nella coscienza collettiva del nostro Popolo in tutto il mondo.

I miti ci insegnano che l’uomo mortale Lif (Vita) e la donna mortale Lifthrasir (portatrice di vita) sopravviveranno al Ragnarök. Lif e Lifthrasir rappresentano quelli del nostro Popolo che sopravvivono alla battaglia finale. Essi sono protetti dalla rugiada del Bosco di Hodmimir (Yggdrasill), noto anche come l’Albero di Vita del Mondo. La rugiada è simbolica per indicare i semi del sangue e della cultura.

Gimli, la nuova Asgard, simboleggia le menti del nostro Popolo che si risvegliano all’antica conoscenza e fede indigena dei nostri antenati. Gimli sopravvive alla conflagrazione senza ferite, portando a una nuova coscienza di Popolo che attinge dal vecchio – il Quarto Reich. Un altro a sopravvivere alla distruzione del Ragnarök è Nidhogg, il drago, per ricordarci che potrà accadere di nuovo se perdiamo il nostro essere vigili e lasciamo che un’influenza e una fede straniera contaminino di nuovo il nostro Popolo e la nostra cultura.

Nel mito, Vidar e Vali ritornano al campo di Idavoll dopo la battaglia del Ragnarök. Vidar, che ha vendicato la nostra saggezza e conoscenza uccidendo Fenris, e Vali, che ha vendicato la morte di Balder uccidendo Hodur, la cieca ignoranza che ha portato alla scomparsa di Balder, rappresentano un tipo di forze immortali della Natura. Sul campo di Idavoll si incontrano con Magni e Modi, i figli di Thor, che sono le personificazioni di forza e coraggio, o, in altre parole, la forza di volontà e lo spirito del nostro Popolo. Idavoll è raffigurato come il campo in cui gli dèi dell’antichità solevano competere, che descrive l’Europa prima dell’inondazione del Cristianesimo straniero. Idavoll era il posto dove gli dèi giocavano ai loro giochi di guerra, giochi che testavano il coraggio del nostro Popolo, rendendolo forte e ardito. Dopo l’imposizione del Cristianesimo, le guerre furono combattute per il volere della Chiesa per onorare il nome del dio giudaico, per la rovina delle nostre culture indigene europee.

L’inizio della rigenerazione che riverbera nella nostra anima di Popolo, riporta le luminose virtù ariane, volontà collettiva e spirito, e porterà a una nuova coscienza di Popolo. Un’altra prova che la rigenerazione arriverà all’Europa (Idavoll) è nei miti, dove troviamo Vidar, Vali, Modi e Magni che si incontrano con Hoenir, che non è più in esilio e rappresenta le forze in sviluppo. Si incontrano sul campo di Idavoll ed è lì che Balder rinasce a nuova vita, insieme a suo fratello Hodur, con il quale si riconcilia. Ciò simboleggia le splendide virtù ariane, così evidenti nel Nazionalsocialismo, che vengono riportate in vita dal Popolo e riconciliate con i loro pari.

Per ripetere: gli antichi dèi sono ancora vivi! Tuttavia la loro morte è inevitabile, perché è così che chiudono il vecchio ciclo e portano avanti la rigenerazione. Questa è la morte simbolica nella nostra anima di Popolo che ci permette di fare il passo successivo nel nostro cammino evolutivo verso l’übermensch e l’Homo Galacticus.

 

Il Valhalla è la nostra dimora!

Il Ragnarök è la nostra missione!

Le 14 Parole il nostro grido di battaglia!

La rigenerazione la nostra ricompensa!

Muoiono le mandrie,
muoiono i parenti,
io e te moriremo allo stesso modo.
Una cosa conosco
che mai muore:
la reputazione di chi è morto.

– Havamal

Andate e vivete per sempre, miei simili!

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[1]Carl Gustav Jung, il fondatore della psicologia analitica, postulò con la sua teoria secondo cui non c’è solo un inconscio individuale, ma anche uno collettivo, che ne comprende uno razziale o etnico che influenza significativamente la razza e ne determina il più profondo essere e la cultura.

[2]L’obbiettivo del Cristianesimo, che rifiuta il mondo, non è concepito per questo mondo in cui dobbiamo vivere. I suoi principi sono in opposizione alla Natura e i suoi fedeli si adoperano per “un’altra vita”. Tutte le fedi cristiane sono di preparazione per l’aldilà e maledicono quelli che invece si preoccupano di sopravvivere e preparare i loro figli per questo mondo.

[3]La religione dei nostri antenati si adoperava per essere in comunione con la Natura e sopravvivere in questa vita con le realtà del mondo che conosciamo. Il suo massimo fine era la rigenerazione dopo il Ragnarök, a cui il nostro Popolo sopravvivrà per continuare la sua evoluzione in questo mondo.

[4]L’importanza del Valhalla (Sala degli Uccisi) è continuare a ricordare i nostri Eroi guerrieri (gli Einherjar) che continuano a vivere nei cuori e nelle menti del nostro Popolo. Ogni volta che le loro gesta coraggiose sono ricordate, gli Einherjar oltrpassano la porta del Valhalla per combattere. Per esempio, quando le gesta eroiche di Bob Mathews sono contemplate e celebrate, lui ci visita dal Valhalla per combattere, per  poi ritornare di nuovo a festeggiare e bere con gli altri eroi del nostro Popolo.

Ci sono solo due modi per raggiungere l’immortalità nel mondo reale:

  • Tramite la discendenza biologica in cui i geni continuano a vivere.

Atti di coraggio rimembrati nei cuori e nelle menti del Popolo.