titoloJost

Questo breve scritto rappresenta una peculiare e altrettanto interessante visione del Wotanismo secondo un grande attivista e pensatore purtroppo scomparso nel 1996. L’autore è Jost Turner, ex veterano della guerra in Vietnam e attivista per il nostro Popolo oltreoceano. Nonostante le molte interpretazioni differenti rispetto a quella che è la nostra eredità del Mito (comunque sempre in evoluzone), la filosofia di Jost, che insieme al Wotanismo abbraccia anche la Tradizione indo-Ariana nel campo delle discipline Yoga, rappresenta un validissimo lascito per chi ha sentito la chiamata degli Dei e per chi, magari anche grazie al suo prezioso contributo, la sentirà in futuro.

La nostra intenzione è tramandare questo tipo di filosofia tenendo bene a mente il 58° Precetto:

Le tirannie insegnano cosa pensare; gli uomini liberi apprendono come pensare.

Il Sentiero di Wotan

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RECLAMARE IL NOSTRO ODHRÓERIR

Triskelion

del Dr. Casper Odinson Crowell

Questa cosa, quest’organismo vivente, respirante e in continua evoluzione, che oggi chiamiamo Odinismo: Fede, religione, spiritualità, è tutto questo e ciò nonostante, ciascuno e tutti i concetti di prima non riescono a incapsulare l’essenza della cosa in sé. Perché l’Odinismo è di più! Si tratta di un modo di vita e di come si sceglie di avvicinarsi alla miriade di gioie della vita e dolori del cuore. In più, è “il nostro” modo di vita. Un Martello e una Spada ci sono stati passati da mani divine e ancestrali che hanno viaggiato a lungo e lontano, avendo attraversato la profondità di circa quaranta millenni. E abbiamo accettato volontariamente e con entusiasmo il dono che ci hanno consegnato… Questo nobile modo di vivere, se utilizzato correttamente e senza vergogna, o senso di colpa, potrà sempre superare e trascendere i parametri mondani e i confini autoimposti delle leggi inferiori dell’uomo.

Le prigioni sono un dispositivo della costruzione dell’uomo e di un disegno socialmente malato. Eppure, esse tengono dentro solo quelli che capitolano a uno stato d’animo così dannoso. Quelli incatenati dalla natura perversa di una bestia chiamata “correzioni” e la sua parente socialmente malata “istituzionalizzazione”. E non tutti coloro che soffrono di questa afflizione sono incarcerati. Si metabolizzi questo per un momento o due.

Una breve descrizione dei componenti principali che circondano “Odhróerir” e le sue corrispondenti qualità metafisiche diventa essenziale per illustrare ulteriormente un tale reclamo, e sarà quindi esposta di seguito. Si dovrebbe affermare in principio che le seguenti descrizioni in nessun modo esauriscono la conoscenza globale cui esse sono associate. Anzi, il caso è l’opposto. Perché tali descrizioni servono solo come un mezzo per comprendere ulteriormente l’esercizio qui esposto, e le effettive qualità metafisiche allegate ai concetti mitologici sono seriamente complesse e abbastanza esaustive nelle loro rispettive nature, mentre qui tutt’al più appaiono vaghe!

KVASIR: un Dio di antico lignaggio sia celeste (Æsir) che ctonio (Vanir).

ODHRÖRIR: (la bevanda di ispirazione divina), il sangue di Kvasir. La proprietà innata di coloro che possiedono la coscienza (dèi e uomini). L’idromele divino. Iniziazione e conoscenza sintetizzate che equivalgono alla saggezza numinosa. La progressione di questa scoperta su un percorso costante di trascendenza verso i fini del raggiungimento della legittima illuminazione spirituale in ultimo porterà il neofita al gradino dell’ascensione. Questa consapevolezza suprema del divino interiore si realizza all’interno delle acque primordiali del pozzo di Mimir. Vale a dire la propria memoria ancestrale che risiede all’interno di sangue/anima/DNA!

SUTTUNG: Un ettin/jötun (caos privo della proprietà della coscienza). Le circostanze esterne e sfocate e le forze della vita per come esistono e si manifestano in un continuum.

TRISKELION: (tre corni intrecciati). I tre coni/corni che detengono/contengono l’idromele divino; 1) Odhröerir -l’agitatore del wód, o eccitatore di ispirazione. 2) Són – retribuzione, o re-investimento. E 3) Bodn – il contenitore.

GUNLOD: un ettin/jötun (figlia di Suttung). Lei custodisce l’idromele divino che suo padre accumula in un tentativo di sottrarlo agli dèi e agli uomini. Lei è il simbolo della vita vissuta a caso, priva di qualsiasi volontà mirata.

ODINO PADRE DI TUTTO TRIPARTITO: 1) Odino – coscienza. 2) Vili – volontà. 3) Ve – recinto/contenitore sacro. Costituisce così il dono Odinico originale che riceviamo alla nascita, anche se alla fine si perde attraverso una vita di esposizione costante alle componenti artificiali della tecnologia da cui siamo tutti sommersi nel progredire dell’età. La vincita concettuale dell’Odhróerir può essere vista come un ri-collegamento con questi doni divini originali e un re-investimento in quella direzione da allora in poi (cioè ignorare ogni dipendenza dall’innaturale e coltivare e nutrire ciò che è naturale come l’intuizione, ecc.)

Siamo tutti nati con esso e iniziamo il viaggio della nostra vita con questo dono Odinico intatto, questo tipo di innocenza e di connessione completa al nostro ambiente naturale, e la consapevolezza del multiverso divino e il suo corpus ospite nella sua totalità. Proprio come qualsiasi altro animale! E proprio come qualsiasi altro animale, non perdiamo mai la capacità di esercitare tali qualità naturali. Ahimè, nell’avanzare dell’età ed essendo esposti al continuum di entità/circostanze esterne, mondane e innaturali della vita, diveniamo più sensibili alle leggi artificiali dell’uomo e della tecnologia, ma allo stesso tempo ci allontaniamo dalla legge/ordine naturale e divino. Quindi, i nostri sensi naturali più innati subiscono un ritardo su base costante fino a che non soffriamo un arresto completo nei nostri sensi naturali e allo stesso tempo nella prospettiva del loro sviluppo! Oppure, ci risvegliamo alla realtà innaturale in cui esistiamo e decidiamo di prendere in carico e fare qualcosa al riguardo cercando di stimolare il nostro desiderio di ascendere ancora una volta alla nostra maestà naturale, di essere una parte di ciò che è divino anziché esserne a parte. Lo realizziamo recuperando l’Odhróerir con cui siamo nati. Perché proprio come Kvasir è nato sia Æsir che Vanir, così siamo noi del Popolo del Nord.

Gli agenti del caos ammassati contro di noi non sono solo esterni. I nostri stati emotivi collettivi, l’orgoglio, e quelli temporali, per quanto desideri mondani, sono tanto più colpevoli quanto più spesso vanno avanti incontrollati. Per questo deve necessariamente seguire che le interazioni delle nostre debolezze interiori e il caos degli eventi/circostanze non diretti e non orientati della vita all’interno della portata della nostra vita, si traducano inevitabilmente in una mancanza di comando di sé che in tal modo obnubila la consapevolezza in una presenza naturale e divina e proibisce l’ascensione verso la propria divinità!

Se vogliamo cercare di consumare l’Odhróerir, allora prima dobbiamo imparare ad utilizzare i doni originali di Odino Padre di Tutto con cui siamo nati; la nostra coscienza, il nostro pensiero cosciente (Odino), la nostra volontà di agire su tali pensieri (Vili) e la capacità di sostanziare quella volontà mirata e diretta (Ve). Con queste facoltà adeguatamente e volutamente impiegate ai fini della padronanza di sé, si possono sradicare tutte le debolezze accettate e, infine, tutto il bagaglio esterno oggettivo che così spesso inonda la realtà soggettiva con il suo diluvio e quindi ci confina alla vera prigione della limitazione di sé. Questa ricerca, questo desiderio di autentica illuminazione spirituale, non sarà ottenuta a buon mercato, né esistono scorciatoie in vista.

Il rúna (il segreto) è questo; il primo cono/corno dell’idromele prezioso e ambito che è “Odhróerir” è il nostro Odino applicato – il nostro pensiero cosciente concentrato. Il secondo, “Són”, è il nostro Vili – la nostra volontà diretta e focalizzata, un re-investimento in quello che Odino ci ha dato in origine. E infine, il terzo cono/corno, “Bodn” – è il nostro Vé, il nostro contenitore, la nostra capacità di interagire con ciò che è allo stesso tempo numinoso e naturale dentro di noi.

Ecco il rúna Odhróerir; non lo si cerchi fuori, ma dentro, se si vuole sollevare il corno più sacro e gustare la birra contenuta al suo interno!

A metà dell’anno è il tempo di Mezza Estate, il solstizio e la stagione il cui patrono è Balder il Bellissimo. La sua chioma splendente sono i raggi che sostengono la stessa vita di Sunna. Balder è il Dio della promessa di speranza sia per gli dèi che per l’uomo. Al di là del fatto ovvio che questo è il giorno più lungo e la notte più breve dell’anno, è anche un tempo per l’illuminazione divina e la speranza così riflessa nella essenza archetipica di Balder, oltre al precedentemente presentato paradigma contemporaneo del rúna di Odhróerir. I doni e le benedizioni scritte qui sono divini, ne siamo certi! Tuttavia, la capacità di operare in tal modo si trova solo all’interno della nostra volontà personale di connetterci con e utilizzare la scintilla stessa della divinità dentro di noi. In ciò si trova l’anima stessa del galdr/Mantra;  “Reyn til rúna!” (Cerca i misteri).

OCCHIO DI WOTAN

Wotan's Eye

di Ron McVan

“Una psicologia umana completa ed equilibrata è di natura quadruplice, come è rappresentato dall’occhio universale di Wotan. Quando la mente esplora questo simbolo, è portata verso idee che vanno oltre la comprensione della ragione”……………C.G.Jung

Attraverso la funzione dell’occhio, diveniamo consapevoli della fantasmagoria del mondo fenomenico, che Shakespeare chiamava, “lo spettacolo incorporeo”. L’occhio è il primo cerchio, l’orizzonte che forma è il secondo cerchio e in tutta la natura questa figura primaria è ripetuta senza fine, è l’emblema più profondo di tutti i cifrari noti all’uomo: oltre la barriera della conoscenza umana pende l’Occhio di Wotan, la croce all’interno di un cerchio. Nella misura in cui la comprensione dei misteri arcani e della scienza avanza, questa barriera si allontana.

La nostra vita è un apprendistato alla verità secondo cui intorno a ogni cerchio se ne può disegnare un altro, e non c’è fine nella natura, ma ogni fine è un nuovo inizio. La vita dell’uomo è un circolo in evoluzione che, da un anello impercettibilmente piccolo, corre da tutte le parti verso cerchi nuovi e più grandi. Il cerchio o anello è anche un simbolo che significa unità, universo e divinità unica. Un cerchio esprime allo stesso tempo sia la completezza che la separatezza. Un gruppo di persone legate da un obiettivo o da un interesse comune, che per il momento le distingue dagli altri, può riferirsi a se stesso come una cerchia. Spesso i nostri amici e conoscenti costituiscono ciò che chiameremmo un circolo sociale. A volte simboleggia il sole o il corso del sole durante l’anno, o il tempo e l’eternità in generale. Dai riti antichi all’astrologia, all’alchimia e ai poteri gnostici, il cerchio è uno dei simboli più dinamici e ampiamente utilizzati.

“In ogni uomo… c’è una parte che riguarda solo se stesso e la sua esistenza contingente, che è propriamente sconosciuta a chiunque altro, e muore con lui. E c’è un’altra parte attraverso la quale egli si attiene a un’idea che viene espressa attraverso di lui con chiarezza eminente, e di cui è il simbolo”. ………. William Von Humboldt

Per i nostri lontani antenati pagani, un cerchio spesso segnava il confine di un’area sacra e lo proteggeva dalle influenze maligne. Il cerchio è un simbolo di “tutte le cose”, perché può essere immaginato come una linea tracciata attorno a qualsiasi cosa, ma allo stesso tempo può servire come simbolo di “una cosa” perché è una singola figura. In simbologia Dio è talvolta rappresentato da un punto all’interno di un cerchio.

Wotan era noto per aver sacrificato il suo occhio sinistro nel Pozzo di Mimir, per raggiungere la suprema conoscenza e saggezza. Per raggiungere questo compito, egli deve dividere il velo di luce in una conoscenza ugualmente equilibrata del buio infinito. Tutto diventa altamente arcano e simbolico. L’occhio sinistro rappresenta la luna circolare, l’occhio destro, il sole circolare. Troviamo la stessa simbologia dell’occhio solare negli dei egizi Ra e Horus.

“Per tutta la nostra vita ci sforziamo verso il sole; quella fronte ardente è l’occhio di Wotan. Il suo secondo occhio, la luna, non emana la stessa luce; deve essere messo in pegno nella Fontana di Mimir, così che possa andare a prendere le acque curative da lì, ogni mattina, per il rafforzamento del suo occhio”. ………… Oehlenschlager

Il cerchio è un intero, ma anche, in senso figurato, un buco o, in questo caso, un pozzo. È un simbolo del nullo “0”, e quindi serve come rappresentazione del vuoto, della non esistenza, del nulla. Ma è il nulla che contiene l’esistenza potenziale di ogni cosa, il caos primitivo da cui il Dio Assoluto dell’Universo aveva creato il mondo, l’abisso o grembo di tutto l’essere. Il pozzo, non dissimile dalla grotta, è stato conosciuto come simbolo del grembo di madre terra.

Dio è la fonte di tutta la luce, l’ordine e l’intelligenza nell’universo esteso; senza luce e coscienza c’è solo oscurità, caos e nulla. La cruda realtà del nulla è molto peggiore di qualsiasi Inferno che l’uomo possa mai immaginare. Il più convinto degli atei ha la libertà di scegliere di negare l’esistenza dell’intelligenza divina nell’universo perché quell’intelligenza gli dà quel diritto. Nella realtà virtuale del nulla l’uomo sarebbe totalmente insignificante e sarebbe morto nel dimenticatoio molti eoni fa. L’umanità semplicemente non poteva sopportare la realtà del nulla ed è l’ordine e l’intelligenza di Dio nel vasto vuoto dello spazio che rende il nulla abbastanza sopportabile da permettere all’umanità di sopravvivere. Attraverso la natura il miracoloso si rivela per coloro che hanno occhi per vedere.

“Dio non pensa, crea; non esiste, è eterno”
………………….Kierkegaard

Poiché l’immersione nel mondo della materia fornisce l’esperienza che porta alla saggezza, Wotan (la coscienza) sacrifica parte della sua visione per ottenere un sorso quotidiano dal pozzo di Mimir, mentre Mimir (materia), ottiene una parte dell’intuizione divina. La coscienza e la materia sono quindi relative l’una all’altra a tutti i livelli, così che ciò che è coscienza su uno strato della vita cosmica è materia per lo stadio sopra di esso. Le due parti dell’esistenza sono inseparabili. Questa formula è stata a lungo esposta nel simbolo alchemico noto come “Ourobouros”, che consiste in un cerchio formato da un serpente o da un drago che inghiotte la propria coda. Spesso questo porterà la frase greca “ἒν τὸ Πᾶν” (tutto è uno). Questa frase è composta da tre parole, con sette lettere e numeri, 3 + 7 = 10. Di nuovo, dieci significa “tutte le cose”, perché completa la serie dei numeri primari dalle cui combinazioni sono formati tutti gli altri numeri. Inoltre, 10 significa “l’uno”, perché è composto da 1 e zero e 1 + 0 = 1.

Il simbolo del cerchio con una croce al centro, conosciuta come la Ruota Solare o l’Occhio di Wotan, è forse il più antico simbolo del Nord Europa. Questo segno dimostra la potenza del sole che agisce sulla terra, un simbolo di unità ed equilibrio in tutte le cose: saggezza, intelletto, potere spirituale, legge, ordine, contenuta forza religiosa, santità, ed è il simbolo principale che rappresenta l’Ariano Padre di Tutto, Wotan. La croce all’interno di un cerchio simboleggia il puro panteismo e l’origine dell’uomo. La linea verticale esprime anche l’ascensione spirituale della divinità, mentre l’orizzontale indica il piano inferiore della terra cosciente della materia.

Le immagini mentali sono la porta verso una conoscenza superiore. È a questi fini che il simbolismo espresso nell’essenza di DIO e gli archetipi di divinità minori sono vividamente esemplificati nel nostro mito, molto, molto significativo, nell’esperienza di vita personale e nello sviluppo del nostro popolo e della nostra cultura. Fino a quando l’uomo non percepirà e applicherà queste verità eterne dentro di sé, egli rimarrà schiavo del mondo fisico e delle forze di base che riflettono e fluiscono dai mondi inferiori della materia.

I nostri simboli sacri e miti popolari ci rivelano il precario e pericoloso viaggio dell’anima con i molti ostacoli da superare. L’uomo si erge tra il microcosmo e il macrocosmo. La chiave del significato della vita è racchiusa nell’uomo, poiché egli è nell’occhio del ciclone. In nessun modo si dovrebbe assumere l’idea che l’universo sia stato creato solo per l’uomo. Dalle antiche dottrine impariamo che l’uomo è nato per il completamento della grande opera in cui sono impegnate le nostre vite e la nostra gente. Ignorare o iniziare un’azione contro la logica ferrea della Natura può solo portare alla nostra autodistruzione. Il filosofo tedesco, Friedrich Nietzsche, avrebbe affermato nei suoi scritti: “Perché i pochi uomini e donne di proposito, sono benedetti dalla certezza che, a differenza dei miliardi che vivono e muoiono con non più senso di identità o di scopo di quanto ne abbiano pecore o bovini, le loro vite hanno un senso, che non vivono e sognano, lottano e soffrono invano, che la loro esistenza conta qualcosa, perché è la loro coscienza e il loro scopo che determinerà la forma e lo spirito del nuovo ordine che un giorno ascenderà su questa terra, e saranno i loro discendenti che faranno il prossimo passo all’interno del nuovo ordine verso il superuomo”.

La forma antropomorfa di ogni dio è un simbolo. Questo è il modo più semplice per i ricercatori della coscienza di Dio per comprendere entità che hanno determinati ruoli e complesse interrelazioni. La ruota solare dell’occhio di Wotan rimane ancora il simbolo divino per antonomasia della forma non antropomorfica. L’immagine attuale del “Occhio di Wotan” oggi è come è sempre stata nel passato, rappresentando quella stessa profonda essenza metafisica che continua ininterrotta per tutta la storia del mondo occidentale. Le tribù d’Europa e il loro dio archetipico etnico-ancestrale Wotan e in effetti, tutti gli Dei di Asgard, si connettono come cercatore e trovato e sono così intesi come l’esterno e l’interno di un unico mistero auto-riflesso, che è identico al mistero del nostro mondo manifesto. La configurazione del cerchio e della croce è l’eterno paradigma di Wotan, che riflette le molte vite, leggende e lasciti della nostra nobile razza e del nostro patrimonio. Serve come una verità essenziale all’interno di una ricerca di vita in corso, di cui tutti siamo una parte significativa.

“La coscienza è l’Occhio di Wotan nel Cuore dell’Uomo”

(Mimir, che si è evoluto dall’antica razza dei giganti, possedeva la conoscenza suprema ed è un guardiano dei sacri tesori mistici, un essere dai poteri fantastici. Può essere classificato con le Norne, come in origine anche qualcuno su cui non dominava neanche Wotan Padre di Tutto, che doveva apparire come un richiedente. La sorella gemella di Mimir è la madre di Wotan: da Mimir arriva la prima cultura e l’origine delle razze, perché nel suo pozzo, l’ispirazione, il potere spirituale, l’intelligenza e la saggezza dell’uomo hanno la loro fonte e intorno a lui, come capo, stanno riuniti gli artisti dell’antichità, dalle cui mani tutte le cose possono essere fabbricate in creazioni viventi e meravigliose.)

SUL “MATRIMONIO OMOSESSUALE”

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del Dr. Casper Odinson Cröwell

– in risposta alle “notizie” di matrimoni omosessuali celebrati da alcuni Asatruar in Islanda.

Il concetto di “matrimonio tra persone dello stesso sesso” è in verità costituito da due questioni separate e teologicamente opposte. Mentre l’omosessualità è innaturale e amorale, l’introduzione del matrimonio nell’arena morale ci dà in realtà la possibilità di definire positivamente il matrimonio nell’Odinismo Fondamentale. La considerazione di chi siamo, e di che cos’è il matrimonio, delucida meglio dove dovremmo porci in questa questione misantropica, essendo antitetica a entrambe le cose.

Potrebbe anche essere che i nostri antenati tenessero una linea molto alla “vivi e lascia vivere” tra i loro prossimi, nella loro comunità. Questa era raramente estesa al di fuori della loro comunità e non era mai permesso militare contro il benessere della comunità. Il matrimonio è diventato oggigiorno semplicemente la relazione tra due persone, ma non è questo il fine del matrimonio. Il matrimonio è il contratto sociale tra un uomo e una donna (De Germania, cap. 18, nonostante il permesso della poligamia, 98 d.C. circa), con due obbiettivi primari. Il primo è l’unione di due famiglie, e il rafforzamento dei legami sociali. La pace tra due principi in lotta era spesso basata su matrimoni strategici, e si ottenevano vantaggi sociali qualora ci si fosse sposati con un ceto più alto. Il secondo è altrettanto importante, se non di più, ed è provvedere alla nostra progenie; “un futuro per i bambini Bianchi”. Questo obbiettivo implica il costituire un ambiente adatto alla crescita dei bambini. Tra i nostri antenati, la sterilità era considerata un valido motivo per l’annullamento del matrimonio, e persino per il divorzio. Tacito annota anche che “limitare il numero di figli era considerato perverso” (De Germania, cap. 19, p. 118). Ci sono sicuramente anche casi in cui ci si risposa una seconda volta durante la vita, ma gli aspetti del contratto sociale e dell’ambiente generale (per nipoti, o anche i figli adottivi) permangono.

In circostanze asociali, in cui le famiglie disapprovano l’unione, sebbene tali unioni siano altamente sconsigliabili, resta l’obbiettivo della posterità, così come la possibilità futura di una riconciliazione tra le famiglie. Esempi di puro contratto sociale, e “matrimoni per amore”, non possono comunque evitare di provvedere a un contesto integrale che dia la possibilità almeno di adottare un figlio, poiché un matrimonio che non abbia l’obbiettivo di provvedere alla posterità non è che un affare egoistico, con poco, se non del tutto privo, del valore per la comunità di Popolo. Il rigido codice matrimoniale di cui ci informa Tacito, “e nessun’altra forma della loro moralità merita una più alta lode” (De Germania, cap. 18, p. 116), è chiaramente confermata nelle nostre scritture. L’Havamal (Parola dell’Altissimo) dice:

Stanza 79

L’uomo insavio
se riesce ad avere
la ricchezza o l’amor di donna,
l’orgoglio in lui cresce
ma il buon senso mai:
avanza solo in arroganza.

Stanza 81

A sera si deve il giorno lodare,
la moglie, quando è cremata,
la spada, quando è provata,
la fanciulla, quando è sposata,
il ghiaccio, quando è attraversato,
la birra, quando è bevuta.

Stanza 82

Nel vento si deve il legno spaccare,
col buon tempo in mare remare,
nel buio con una fanciulla parlare:
molti sono gli occhi del giorno.
Una nave serve per viaggiare,
uno scudo per proteggere,
una spada per colpire,
una fanciulla per baciarla.

Stanza 90

Così è l’amore delle donne
che sono false di pensiero:
come condurre un cavallo non ferrato
sul ghiaccio scivoloso,
irruento [puledro] di due anni
e non del tutto domato;
o nel vento turbinante
una nave senza timone;
o uno zoppo che cerchi di catturare
una renna su un monte in disgelo.

Stanze 96-102

La figlia di Billing
trovai nel letto,
bianca come il sole e addormentata.
I privilegi di un nobile
non erano nulla per me,
se non vivevo con quel bel sembiante.

«Verso sera
dovrai, Odino, venire,
se vuoi persuadere la fanciulla.
Sarebbe assai sconveniente,
a meno che noi due soli si sappia
di certi segreti convegni.»

Tornai indietro
e di godere credevo,
mosso da passione.
Questo io pensavo:
che avrei avuto
il suo cuore tutto e il piacere.

Quando la volta dopo arrivai,
c’era all’erta
l’intera schiera e vegliava,
con torce avvampanti
e bastoni impugnati:
così mi fu indicata la via dello scorno!

Sul far del mattino,
quando venni di nuovo,
la schiera dei servi dormiva.
Soltanto trovai la cagna
di quella brava donna
legata nel letto.

Più di una buona fanciulla,
quando la si conosce meglio,
è d’animo volubile con gli uomini.
Questo ho appurato
quando quella donna saggia
provai a condurre alla lussuria
.
Ad ogni scherno
mi espose l’accorta fanciulla,
e da quella donna non ebbi un bel niente.

Stanza 130

Ti consiglio, Lodfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Se vuoi per te una brava donna
parlale con dolci sussurri
e prendi piacere con lei;
devi fare belle promesse
e subito mantenerle:
nessuno soffre il bene, a riceverlo.

Stanza 161

Questo conosco per sedicesimo:
se io voglia d’una accorta fanciulla
avere tutto il sentimento e il piacere
,
l’animo io piego
della donna dalle candide braccia,
e distorco ogni suo pensiero.

Il concetto di omosessualità è raramente trattato nella letteratura storica, tanto è ridicolo il concetto di una sua accettazione. Dobbiamo essere grati del fatto che lo storico e accademico romano pre-cristiano, Cornelio Tacito, abbia discusso davvero l’argomento nel suo De Germania, sebbene nei termini più sommari. Quando parla di pena capitale (cap. 12, p. 111), egli scrive:

“Nell’assemblea è consentito presentare anche accuse e intentare un processo capitale. Le pene variano secondo le colpe: i traditori e i disertori sono impiccati agli alberi; i vili e i codardi e quelli che macchiano il proprio corpo con pratiche infamanti vengono sommersi nel fango di una palude, poi coperta con un graticcio. La diversità del supplizio ha un suo significato: la punizione dei primi crimini deve essere veduta da tutti, quella degli atti vergognosi, nascosta.”

La sodomia (l’omosessualità) è qui trattata in base al suo stato naturale, cioè come “pratica infamante”. Odino Padre di Tutto ci dice che è meglio “vivere senza vergogna” nella stanza 68 dell’Havamal. La nostra Forn Siđr (‘Religione Antica’ in Antico Norreno) dell’Odinismo Fondamentale non è fondata sull’edonismo individualistico tipico della “New Age”, ma piuttosto sulla Volontà del Padre di Tutto, che è espressa al massimo nell’ordine naturale; la Sua Legge. Tale ordine naturale, che è la Legge del nostro Dio più Antico e più Alto, esprime l’istinto dell’autoconservazione nella sessualità, con l’ovvio obbiettivo della procreazione. Il piacere che deriva dalla copulazione è l’incentivo biologico dell’immediata gratificazione. È intrinsecamente un mezzo per un fine, non un fine in sé. L’edonismo, come perseguimento del piacere senza riguardo per l’obbiettivo, devia dall’ordine naturale. Dove l’ordine naturale ovviamente facilita la procreazione tramite l’eterosessualità, dobbiamo quindi concludere che l’omosessualità devia dall’ordine naturale.

Nella mitologia della nostra Forn Siđr (‘Religione Antica’ in Antico Norreno), prevalentemente esposta nelle nostre Edda, i nostri Gođanum (Antico Norreno per Dèi e Dèe) sono descritti in termini archetipici, cosa che ci dà esempi macrocosmicamente esoterici. Nelle Edda il “matrimonio omosessuale” non si presenta assolutamente da nessuna parte; esse sono completamente prive di questa perniciosa devianza. In effetti, la diade maschio-femmina è radicata come sacra. La natura altera ed estremamente esoterica degli Dèi Celesti æsir, rappresenta in ogni caso solo maschi che sposano femmine per generare progenie. In primo luogo l’incarnazione diadica dell’eterosessualità nei gemelli Frey e Freyja; il Signore virile e la Signora fertile rappresentano la natura mondana ed essenzialmente esoterica degli “Dèi Terreni” Vanir. Quindi le Edda ci mostrano l’unità del mondo temporale e spirituale nella mitologia, così come la proprietà invariabile dell’eterosessualità per l’Arianità.

Le Edda non sono neanche accondiscendenti o “inclusive” nei confronti della devianza dell’omosessualità. Nel Harbarđsliođ (Antico Norreno: La Canzone di Harbard) la semplice suggestione di “comportamento non virile” è espressamente vergognosa e offensiva. Odino, assunte le sembianze di un traghettatore di nome Harbard, assicurandosi così l’anonimità per mascherare la Sua identità paterna, prova Suo figlio Thor in una sfida di arguzie. Lo scopo di questa ljođ (canzone in Antico Norreno) è mostrare come il più forte degli Dèi (e quindi degli uomini) debba imparare a controllare la Sua ira per raggiungere il Suo obbiettivo. Sicuramente si confà alla definizione di “amore severo”, ma espone anche la necessità dell’esperienza per formare un bilanciamento tra forza e saggezza. Così il Padre distrugge Suo figlio con la calunnia: “Ti compenserò con un bracciale, usato dagli arbitranti, quelli che vogliono trovare un accordo fra noi” (Stanza 42). Allora Thor, il Difensore di Asgard e Midgard, risponde: “Dove hai trovato parole così spregevoli? Mai ho udito parole più spregevoli” (Stanza 43). Possiamo supporre che in tempi antichi un “bracciale” fosse probabilmente un ornamento femminile, se non l’origine stessa dell’anello di fidanzamento/matrimonio che oggi riconosciamo così prontamente. Uno studioso ha accostato questa stanza a un’allusione “all’ano”, e quindi all’attività omosessuale. In entrambe le teorie, è chiaramente concepita come offensiva ed è trattata allo stesso modo. Il tumulto continua quando Harbard risponde: “Le ho prese da quegli uomini antichi, che vivono a casa nei boschi” (Stanza 44) Thor dice: “Questo è dare un bel nome ai tumuli funerari, quando li chiami casa nei boschi” (Stanza 45) “Così la penso su queste cose” risponde Harbard (Stanza 46), e possiamo quasi vederlo scrollare le spalle. La maggior parte degli accademici accostano gli “uomini antichi” ai morti, e ciò sembra trovare conferma nella stanza 45, quando Thor paragona “la casa nei boschi” ai “tumuli funerari”. Possiamo ricordare come i sodomiti venissero sepolti sotto graticci di vimini (De Germania, cap. 12, p. 111), in un’età in cui i morti venivano cremati. Vi è anche una palese associazione ai rinnegati, che spesso sono detti “avere casa tra i boschi”. Quindi possiamo tranquillamente dedurre una messa fuori legge per qualcosa di tanto “spregevole” da persistere dopo la morte.

Riguardo l’idea secondo cui alcuni sfortunati sarebbero semplicemente “nati nel corpo sbagliato”, o “transgender”, la nostra tradizione chiama questa falsità per ciò che è: perversa. A parte la relazione tra Loki, nelle sembianze di una cavalla, e lo stallone Svadilfari, che avvenne “nei boschi” e generò il famoso cavallo di Odino, Sleipnir, nessuno dei Gođanum si impegna mai in trasformazioni di genere. In effetti, quando consideriamo i miti di Loki, dobbiamo sempre tenere a mente che egli è la vera e propria incarnazione di scelleratezza e disgrazia anti-Odinica, con la sua sola utilità che è quella di rimediare ai disastri da lui creati. In ultimo, egli è considerato come il nemico dei Gođanum e dell’Arianità. I miti lokiani possono essere ottime descrizioni di cosa non fare.

Nel Þrymskviđa (Antico Norreno: “Il Poema di Thrym”) il magnifico Martello di Thor, Mjöllnir, è sottratto dallo jotun Thrym, e il più “mascolino” degli Dèi è convinto a mostrarsi sotto le sembianze di Freyja per riappropriarsene; una strategia da cavallo di Troia. La sola suggestione di uno spettacolo così deviante suscita la risposta nella stanza 17: Disse allora Thor, il Dio Vigoroso: “Gli æsir diranno che sono un pervertito, se mi faccio mettere un velo da sposa”. Sembra abbastanza esplicito. Mettere degli abiti da donna, senza considerare il vero e proprio desiderio di essere una donna, è una perversione dell’ordine naturale, cioè della Legge di Odino Padre di Tutto.

Mentre non si può trovare assolutamente alcun supporto per i matrimoni tra individui dello stesso sesso nella Tradizione del nostro Popolo, né nell’ordine naturale della Legge Odinica, vi è ampia evidenza della naturale unione tra uomo e donna per generare progenie. Alcuni diranno sempre che ciò è talmente ovvio da non meritare lunghe risposte da parte dei Gođar della nostra Forn Siđr (Antico Norreno per “Antica Religione”). A questa brava gente, le cui inclinazioni naturali sono profondamente radicate nell’Odinismo Fondamentale, posso solo dire che argomentazioni ragionate non sono per noi dannose. Il risultato finale resta lo stesso: l’omosessualità è immorale e innaturale, e qualsiasi “matrimonio” di tale natura ne è sinonimo.

ESSENZA DEL WOTANISMO

Wotan's Eye

di Else Christensen

Gli scopi e i principi fondamentali della nostra formulazione del Wotanismo si possono ben dividere in quattro aspetti: Biologico, Storico, Spirituale e un commento sul Comunitario.

Biologico: Una religione, una cultura, non nasce dall’aria leggiadra. Non si può creare una religione. Essa è la fioritura di una razza di persone. È scritta nei nostri geni. Ciò di cui abbiamo bisogno è un nuovo senso di apertura verso il nostro passato: in questo caso, non il nostro passato storico, ma il mondo degli archetipi che vivono dormienti nel nostro inconscio. Questi possono essere raggiunti solo attraverso un contatto intimo con il nucleo razziale del nostro organismo. La pietra angolare della nostra fede deve essere la razza.

Storico: Nel millennio passato, con rare eccezioni, la storia del nostro popolo come entità distinta è stata soppressa, trascurata e riscritta. Il nostro compito su questo fronte deve essere duplice: (1) portare alla luce i contributi dell’elemento razziale indoeuropeo (ariano) nella storia dell’Occidente fino al presente. (2) Un approfondito revisionismo storico che mostri come la nostra storia è stata ed è ancora distorta.

Spirituale: purtroppo rimangono poche fonti scritte (la trasmissione orale tra le popolazioni contadine dell’Europa è scomparsa nei secoli scorsi), poiché la nostra tradizione come l’Edda e le Saghe sono solo frammenti trasmessi da censori cristiani e sono di una data molto tardiva. È qui che dobbiamo adottare un atteggiamento ampio rispetto alla tradizione pan-indoeuropea se vogliamo tentare una ricostruzione. Studi comparativi ci hanno già rivelato i legami stretti tra, ad esempio, il concetto germanico di Destino (wyrd) e il karma sanscrito, o tra dèi come Thor e Indra. Il Rig-Veda (la più antica Scrittura Ariana riportata) potrebbe essere una miniera d’oro se intelligentemente esaminata. Come Janus con un volto girato verso il nostro passato, c’è molta speranza di riappropriarci, per la nostra epoca, del nostro patrimonio perduto.

Comunitaria: Un solo uomo che invoca gli dei che da tempo hanno svolto un ruolo attivo nella storia è un buon candidato per uno dei nostri istituti mentali. Deve esserci una comunità, una tribù. Solo allora gli dèi si manifesteranno come la Volontà collettiva. La parola scritta può essere solo un passo in questa direzione. Alla fine ci deve essere un contatto diretto tra individui, celebrazioni comunitarie di riti, festività, ecc. Forse anche una comune sperimentale potrebbe essere istituita per un certo tempo, che segua la nostra visione, naturalmente.

Quando guardiamo al Wotanismo come la nostra filosofia religiosa riconosciamo nell’idea di parentela uno dei componenti fondamentali. Questa nostra sensazione ha due temi principali, una è la somiglianza biologica degli individui che provengono dallo stesso ceppo razziale; l’altra è l’affinità spirituale sentita da ogni persona che riconosce un intimo contatto personale con il passato tribale. La pietra angolare della nostra fede deve essere la consanguineità.

Quando consideriamo il tema biologico, abbiamo molte fonti moderne da cui attingere, come le opere di Sir Arthur Keith, Robert Ardrey, Konrad Lorenz, Charlton Coon, Edward O. Wilson e altri.

In questi libri sono descritte sia le scoperte degli autori stessi che quelle di molti altri scienziati, tutti concordanti sul primato delle peculiarità ereditate di tutti gli organismi viventi, dalle creature più basse ai mammiferi superiori, finendo con l’uomo più avanzato. E anche nella sua posizione elevata l’uomo deve seguire il suo destino biologico; egli non può porre se stesso al di fuori dei principi della vita, ma deve camminare nel percorso che gli è stato dato dalla nascita.

Tuttavia, quando guardiamo al contatto con il nostro passato tribale, la questione diventa più complicata. Una ragione è che qui ci occupiamo di emozioni e, a causa delle qualità soggettive di questi sentimenti, non si possono descrivere completamente ma devono essere vissute, devono essere vissute come parte integrante di tutto il nostro essere.

La nostra storia tribale non ha avuto l’attenzione che avrebbe dovuto meritare; la maggior parte dei membri del nostro popolo non sa chi siamo, da dove siamo venuti o su quali qualità è stata costruita la nostra cultura, in modo più che generale. Spesso credono, erroneamente, in quella del popolo ebraico e nel credo cristiano.

Le cose non stanno così e la comprensione di tali questioni si basa su una forte consapevolezza etnica che va fino alla nostra anima di popolo; i fatti storici che dimostrano questa coscienza profonda devono essere strappati da molte fonti diverse e non sono tutte in un libro facile da comprendere. Ma questo è il modo in cui Wotan si manifesta; la nostra filosofia religiosa si basa sia sui fatti che sui sentimenti, sulla testa e sul cuore – su Wotan e Balder.

Quale deve essere, dunque, il nostro “programma”? Abbiamo già dimostrato che la nostra filosofia religiosa assume aspetti biologici e spirituali, ma il Wotanismo non è una religione da un giorno alla settimana; è un modo di vivere e quindi riguarda tutte gli aspetti dell’esistenza. Uno di questi è l’istruzione e il modo in cui la nostra storia tribale è trasmessa sia nelle scuole che attraverso i vari segmenti dei media, del mondo dell’intrattenimento e altre fonti di natura simile.

Da un punto di vista pagano la storia passata del nostro popolo è stata vista attraverso le lenti color giudeo-cristiane e per questo ha avuto una falsa rappresentazione. I nostri storici e gli altri scienziati devono scavare in profondità e trovare un quadro giusto e ragionevole del nostro passato. Non vogliamo una versione romantica, non stiamo cercando una dissimulazione; al contrario, vogliamo una vera rappresentazione del bene e del male, del modo in cui i nostri popoli si sono sviluppati e quello che abbiamo fatto di buono (e perché), e dove abbiamo sbagliato.

Solo in questo modo possiamo imparare dalla storia in modo da non continuare a fare gli stessi errori più e più volte. Solo in questo modo possiamo seguire il principio di Nietzsche per cui questo arguto pensatore intendeva che ogni generazione deve superare quella precedente, deve superare i suoi predecessori sulla scala delle realizzazioni umane; solo in questo modo possiamo diventare ‘uomini migliori’.

Questo non è così difficile come può suonare, perché in realtà è solo quello che abbiamo appena suggerito – apprendere dall’esperienza e aprire così le nostre menti a nuove comprensioni e approfondimenti, basati su informazioni effettive e valutazione razionale.

Ancora un altro aspetto del Wotanismo, e molto importante, è lo spirito comunitario. Qui abbiamo, come punto primario nella nostra etica, un consiglio dall’Havamal, il vecchio codice di condotta, che dice:

“Al proprio amico deve l’uomo essere amico a lui e al suo amico. Ma all’amico del proprio nemico non deve nessun uomo essere amico.”

“Una strada assai tortuosa porta a un cattivo amico anche se abita lungo la via. Ma a un buon amico conducono strade diritte anche se si è stabilito più lontano.”

Noi poniamo una priorità su questo legame di amicizia e sentimento di appartenenza allo stesso gruppo e suggeriamo fortemente che i Wotanisti formino gruppi locali laddove possibile sotto la Fratellanza Wotanista, esattamente per le finalità dichiarate: rafforzare deliberatamente e consapevolmente il legame di comunione tra tutti i membri del popolo e legare insieme in un blocco solido coloro che hanno riconosciuto e accettato la loro identità etnica. In questo modo ci sentiremo più forti e saremo in grado di rendere gli altri nostri simili consapevoli della nostra origine comune e del nostro unico patrimonio culturale e biologico.

METAGENETICA

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di Stephen MacNallen

Uno dei principi più controversi della Asatru è la nostra insistenza sul fatto che gli antenati sono importanti – che vi siano implicazioni spirituali e metafisiche per quanto concerne l’eredità, e che quindi non siamo una religione per tutta l’umanità, ma una che richiama solo al proprio popolo. Questa nostra convinzione ha portato a molti malintesi, e di conseguenza alcuni hanno tentato di etichettarci come “razzisti”, o ci hanno accusato di parteggiare per forme politiche totalitarie.

In questo articolo andremo a discutere, pienamente e ampiamente, di una scienza per il secolo venturo, che abbiamo chiamato “metagenetica”. Perché mentre questa scienza si occupa di genetica, trascende anche gli attuali confini di quella disciplina e va a toccare la religione, la metafisica, e (tra le altre cose) la natura ereditaria degli archetipi junghiani. Le fondamenta della metagenetica non si trovano in dogmi totalitari del 19° e 20° secolo, ma piuttosto in intuizioni antiche quanto la nostra gente. È solo negli ultimi decenni che evidenze sperimentali hanno iniziato a verificare queste credenze secolari.

Chiunque abbia familiarità con la Asatru, sa che la linea di clan o famiglia occupa un posto speciale nella nostra religione. La parentela è molto apprezzata per ragioni pratiche e spirituali, e la catena delle generazioni è vista come una unità che trascende il tempo, qualcosa di non limitato dalle nostre ristrette percezioni di passato, presente e futuro. Quali scoperte della scienza moderna fanno di ciò qualcosa di più che una pia convinzione? C’è qualcosa di speciale nel legame genetico da un punto di vista psichico o spirituale?

Consideriamo per un momento il curioso legame tra i gemelli. I gemelli identici, ovviamente, hanno un identico corredo genetico. Quindi non è una sorpresa scoprire che i modelli di attività cerebrale sono molto simili nei gemelli, né è inaspettato il fatto che lo scienziato danese Dr. N. Jule-Nielson, abbia scoperto che i gemelli cresciuti separatamente hanno attitudini e personalità simili. Un passo al di là di questi risultati possiamo vedere che in molte culture si pensa che i gemelli abbiano percezioni extra-sensoriali gli uni con gli altri. In effetti, è agli atti che il dottor J. B. Reno, famoso ricercatore ESP presso la Duke University, afferma, “Ci sono stati segnalati di tanto in tanto casi che sembrerebbero essere eccezionali rapporti telepatici tra gemelli identici”.

Uno studio di casi ESP dimostrerà che anche altri membri della famiglia possono avere questo rapporto. Quante madri in tempo di guerra hanno saputo con precisione inquietante l’esatto istante in cui i loro figli sono stati feriti o uccisi? Possono essere raccolti innumerevoli altri aneddoti che potrebbero essere interpretati come aventi una base genetica. Tale risonanza psichica potrebbe essere spiegata da altre ipotesi, certo – ma quando inserite nel contesto di altre informazioni che abbiamo, tendono a rafforzare la connessione con l’ereditarietà. E una motivazione biologica (o parzialmente biologica) per fenomeni psichici, dovrebbe rendere la materia più appetibile per “i razionalisti ostinati”.

Facendo un ulteriore passo avanti, diamo un’occhiata alle memorie da reincarnazione. Non occorre “credere” nella reincarnazione come viene comunemente presentata, per accettare la realtà del fenomeno; sembra che ci sia la prova che le persone a volte abbiano ricordi che non appartengono a loro – o almeno non a “loro” come si considerano normalmente. Si è liberi di accettare o rifiutare le spiegazioni letterali della reincarnazione come viene volgarmente espressa, ma ci sono altre spiegazioni per questi ricordi. C’è la possibilità che questi ricordi, o molti di essi, siano memorie genetiche. Timothy Leary – che, si sia d’accordo o meno con la sua filosofia della droga, non è un intelletto da poco – è solo uno dei tanti a sospettare che questo sia il caso. Leary ha scritto che anche se lo si chiamasse ricordo akashico, inconscio collettivo, o “inconscio filogenetico”, tutto potrebbe essere ascrivibile al “circuito neurogenetico”, o ciò che egli chiama segnali dal dialogo DNA-RNA. In altre parole, queste memorie sono trasportate nel DNA stesso.

È interessante notare che in molte culture – nella nostra tradizione norrena e nella tradizione indiana dei Tlingit, tra le tante – la rinascita è vista verificarsi in particolare nella linea familiare. Una persona non tornava indietro come una cimice o un coniglio, o come una persona di un altro popolo o tribù, ma come un membro del proprio clan. Olaf il Santo, il re norvegese in gran parte responsabile per la cristianizzazione di quel paese, prende il nome dal suo antenato Olaf l’Elfo di Geirstad, ed era ritenuto essere l’antico re rinato. Naturalmente il cristiano Olaf non poteva tollerare un tale suggerimento, e le saghe raccontano come scoraggiasse fortemente questa convinzione.

I Tlingit, tuttavia, hanno conservato le loro credenze religiose indigene fino ai giorni nostri, e sono quindi oggetto di studio accademico in misura molto maggiore rispetto ai nostri antenati. Il dottor Ian Stevenson è docente di psichiatria presso il Dipartimento Medico dell’Università della Virginia, e ha anche un interesse per i fenomeni di reincarnazione. In realtà, egli ha scritto un volume dal titolo Venti Casi Indicativi di Reincarnazione, il cui titolo in sé indica il suo approccio scientifico alla materia. Uno dei casi studiati, trattava di una recente occorrenza di apparente rinascita nella linea del clan di una moderna famiglia Tlingit. Anche se la storia è troppo lunga per essere inclusa qui, basterà dire che le prove, seppur circostanziali, sono comunque impressionanti. Potrebbe non essere possibile dimostrare, in maniera rigorosamente scientifica, che un Tlingit sia letteralmente rinato in suo nipote – ma in realtà non importa. Il punto è semplicemente che ci sono implicazioni metafisiche nel legame di parentela genetica.

Ci si potrebbe chiedere, per inciso, se la rinascita (che sia la rinascita letterale della personalità individuale, o la rinascita di qualche essenza spirituale al di là del “meramente” biologico) non sia una sorta di bonus evolutivo per il clan e la tribù, per cui le caratteristiche migliori, le più sagge, più spiritualmente “in armonia”, sono conservate nella linea familiare.

Finora ci siamo occupati dell’idea di un legame tra l’ereditarietà e il concetto di clan, da una parte, e lo psichismo e la rinascita dall’altra. Proviamo una strada diversa ora, e guardiamo agli archetipi del Dr. Carl Jung.

Jung ha parlato dell’inconscio collettivo – un livello della psiche non dipendente dall’esperienza personale. L’inconscio collettivo è un contenitore di immagini primordiali chiamate archetipi. Essi non sono esattamente i ricordi, ma sono piuttosto predisposizioni e potenzialità. Come ha detto Jung, “Ci sono tanti archetipi quante sono le situazioni tipiche della vita. La ripetizione infinita ha inciso queste esperienze nella nostra costituzione psichica, non in forma di immagini piene di contenuto, ma in un primo momento solo come forme senza contenuto (enfasi nell’originale), che rappresentano solo la possibilità di un certo tipo di percezione e azione”.

La maggior parte dei moderni studenti di Jung tralascia un fatto fondamentale. Jung affermava esplicitamente che gli archetipi non sono stati trasmessi culturalmente, ma sono in realtà ereditati – vale a dire, genetici. Egli li collegava agli stimoli fisiologici dell’istinto e si spinse fino a dire che, “Poiché il cervello è l’organo principale della mente, l’inconscio collettivo dipende direttamente dall’evoluzione del cervello”. Una dichiarazione più precisa sul collegamento mente/corpo/spirito, e delle implicazioni religiose della parentela biologica, sarebbe difficile da trovare.

Ma Jung non era soddisfatto nell’effettuare questo collegamento. Continuò col dire che a causa di questo fattore biologico vi fossero differenze nell’inconscio collettivo delle razze del genere umano. Coraggiosamente affermava che: “Quindi è un errore abbastanza imperdonabile accettare le conclusioni di una psicologia ebraica come generalmente valide. (Questa dichiarazione deve essere contestualizzata. Non è una qualche irrilevante osservazione antiebraica, ma nasce invece dalla crescente rottura tra Jung e il suo maestro ebreo, Freud.) Nessuno si sognerebbe di considerare la psicologia cinese o indiana come vincolante per noi stessi. L’accusa a buon mercato di antisemitismo che mi è stata rivolta in base a questa critica è intelligente circa come accusarmi di un pregiudizio anti-cinese. Non c’è dubbio che, a un livello primario e più profondo dello sviluppo psichico, in cui è ancora impossibile distinguere tra mentalità ariana, semita, camita, o mongola, tutte le razze umane abbiano una psiche collettiva comune. Ma con l’inizio della differenziazione razziale, differenze essenziali si sviluppano nella psiche collettiva. Per questo motivo non possiamo trapiantare lo spirito di una razza straniera in globo nella nostra mentalità, senza ledere la sensibilità di questa.”

Così il legame tra la religione, che si esprime in termini di archetipi nell’inconscio collettivo, e biologia – e quindi razza – è stata completata.

Jung è giustificato anche da ricerche più recenti. Forse il più importante di questi studi è stato condotto dal Dr. Daniel G. Freedman, professore di scienze comportamentali presso l’Università di Chicago. I suoi risultati sono stati pubblicati in un articolo sul numero di gennaio 1979 di Human Nature dal titolo, “Differenze etniche nei neonati”. Freedman e i suoi associati hanno sottoposto neonati caucasici, asiatici, neri, e nativi americani a stimoli identici, e coerentemente hanno ricevuto risposte diverse dai bambini di ogni razza. Inoltre, queste differenze corrispondono alle caratteristiche tradizionalmente attribuite ad ogni razza – i bambini asiatici erano in realtà meno eccitabili e più passivi, ecc. i bambini nativi americani e asiatici si comportavano in modo simile, a quanto pare a causa della loro parentela biologica relativamente stretta. Solo un piccolo passo separa il temperamento innato dagli atteggiamenti innati fino alle predisposizioni religiose innate, che è solo una riaffermazione con parole diverse della teoria del Dr. Jung.

Guardiamo di nuovo a come la mistica del clan, la cui espressione nel mondo fisico è di tipo genetico, si collega in generale alle antiche credenze Asatru, e in particolare ai Vanir.

La dea Freya è fortemente legata al concetto di clan poiché lei è il capo degli spiriti protettori femminili chiamati “Disir”. Delle Disir si legge, in The Viking Achievement (P.G. Foote e D.M. Wilson), che:

A volte è difficile mantenere le Disir distinte dalle Valchirie o dalle severe Norne, da una parte, e dagli spiriti chiamati ‘fylgjur’, ‘accompagnatori’, dall’altra; ed è probabile che i Norreni stessi avessero nozioni su questi esseri che variavano di volta in volta e da un luogo all’altro. I Fylgjur erano attaccati a famiglie o singoli individui, ma non avevano dimore locali o nomi individuali. Essi sembrano aver rappresentato la facoltà intrinseca di realizzazione che esisteva nella prole di una famiglia. L’osservazione quotidiana dei fatti accordanti o discrepanti sull’ereditarietà confermerebbe che fosse possibile per un Fylgja lasciare un individuo o essere respinto da lui.

L’antica saggezza incontra la scienza moderna.

Il concetto di metagenetica può essere minaccioso per molti a cui è stato insegnato che non ci sono differenze tra i rami dell’umanità. Ma, riflettendo, è chiaro che la metagenetica è in linea con i modi più moderni di vedere il mondo. Una visione olistica dell’entità umana richiede che mente, materia e spirito non siano cose separate, ma rappresentino un ampio spettro o continuum. Non dovrebbe sorprendere, quindi, che la genetica venga considerata un fattore anche in questioni spirituali o psichiche. E pure le idee portate avanti da coloro che vedono la coscienza come un semplice prodotto della chimica si adattano alla metagenetica – perché la biochimica è una funzione della struttura organica che a sua volta dipende dalla nostra eredità biologica.

Noi Asatru ci concentriamo sul nostro patrimonio ancestrale, e consideriamo la nostra religione come una espressione di tutto ciò che siamo, non qualcosa che noi assumiamo arbitrariamente dall’esterno. Ciò spiega anche perché coloro che non ci comprendono ci accusano di estremo etnocentrismo o addirittura di razzismo – perché tramite la metagenetica è chiaro che se noi, come popolo, cessiamo di esistere, allora anche l’Asatru muore per sempre. Siamo intimamente legati al destino di tutta la nostra gente, perché l’Asatru è espressione dell’anima della nostra stirpe.

Questo non significa che ci dobbiamo comportare negativamente nei confronti di altri popoli che non ci hanno fatto del male. Al contrario, solo comprendendo chi siamo, solo venendo dal nostro “centro” come popolo, possiamo interagire con giustizia e con saggezza con gli altri popoli di questo pianeta. Dobbiamo conoscere noi stessi prima di poter conoscere gli altri. Le nostre differenze sono grandi, ma noi che amiamo la diversità e la variazione umana dobbiamo imparare a vedere queste differenze come una benedizione di cui fare tesoro, non come barriere da dissolvere.

WOTAN COME ARCHETIPO: Il saggio di Carl Jung

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di Kerry Bolton

Nell’atmosfera di denazificazione che seguì la Seconda Guerra Mondiale, Carl Jung, fondatore della psicologia analitica, si ritrovò accusato di avere simpatie ‘naziste’. Essendo Jung un uomo di ‘Destra’[1], il suo saggio che spiegava l’hitlerismo come un’evocazione di Wotan quale archetipo represso dell’inconscio collettivo tedesco lo mise nella lunga lista di intellettuali sospetti accusati di essere apologeti del Nazionalsocialismo[2]. Egli ebbe la fortuna di trovarsi in una nazione neutrale in seguito alla Seconda Guerra Mondiale.

Di certo, la scuola di psicologia di Jung non è cara alla sinistra in generale e al gran numero di Ebrei nel campo della psicologia. Un recente biografo racconta di Jung che ha la peggio con il suo mentore Sigmund Freud:

Freud stesso era incline a credere che i suoi problemi con Jung esemplificassero un’incompatibilità generale tra Ebreo e Gentile, che Jung odiasse ‘l’ebraicità’ della psicoanalisi e volesse sostituirla con una versione cristianizzata. Qui vi era davvero dell’ironia. Freud aveva voluto Jung come apostolo dei Gentili, per evitare che la psicoanalisi diventasse una setta ebraica. Ma Jung svolse il ruolo di San Paolo in un senso del tutto diverso. Proprio come Paolo aveva sostituito una ‘cristologia’ neoplatonica agli insegnamenti originali di Gesù, così Jung propose una psicoanalisi purgata degli elementi che avevano mantenuto il freudismo ghettizzato come un costrutto di Ebrei viennesi[3].

Quindi, quando Jung diede la sua lezione su Wotan, che fu pubblicata nel 1936[4], e ripubblicata dopo la guerra come parte di una raccolta di osservazioni analitiche sul mondo moderno[5], lo fece come un medico che diagnostica un fenomeno, non come un crociato politico. Egli stava offrendo osservazioni e spiegazioni in maniera distaccata, scientifica, cosa sempre difficile da capire per molti nel mondo accademico.

Archetipi

La concezione di Jung della psiche come comprendente tre “livelli”, tra cui l’inconscio collettivo, è brevemente illustrata nel mio saggio ‘Odino e l’imperativo faustiano’, in cui viene citato anche il saggio di Jung, ‘Wotan’. Gli archetipi, nella psicologia junghiana, sono prototipi di simboli che vengono ereditati e si trovano all’interno dell’inconscio. Questi simboli trascendono la psiche individuale e sono ereditati dalla collettività dei nostri antenati. Sono entrambi, quindi, universali al livello più primordiale, nel senso che c’è una ‘umanità’, e sono anche razzialmente specifici, nel senso che la ‘razza umana’ si è differenziata (supponendo che non sia sempre stata così) e differenziata ulteriormente in termini di cultura.

Wotan è un archetipo germanico dell’inconscio collettivo. Nello spiegare l’influenza delle forme psichiche sull’umanità, Jung tornò all’archetipo di Wotan in una lettera al suo amico, il diplomatico e scrittore cileno Miguel Serrano. Jung, mentre scriveva questo, nel 1960, stava tentando di suggerire rimedi per la difficile situazione moderna dell’uomo civilizzato. Rifuggendo la società di massa accelerata dalla tecnologia, Jung affermava che l’uomo moderno, o almeno l’Occidentale, deve cercare di trovare la sua identità individuale senza ritirarsi in un iper-individualismo: ‘Può solo scoprire se stesso quando è profondamente e incondizionatamente legato ad alcuni, e in genere legato a un gran numero di individui, con i quali ha la possibilità di confrontarsi e dai quali è in grado di discriminare se stesso‘[6].

All’interno di questa ampia associazione dell’individuo ci sono strati di esperienza ancestrale ereditaria trasmessa attraverso i millenni; depositati nell’inconscio personale dell’individuo, come parte stessa dell’inconscio collettivo, vi sono i motivi ricorrenti che diventano protosimboli o archetipi. La psiche è come un magazzino di ricordi non solo relativi alle proprie esperienze, ma anche alle esperienze collettive dei propri antenati, abbracciando il più ampio senso di razza e cultura, e in ultima analisi, la storia di una memoria più universale al suo livello più elementare, universale. Gli strati della psiche potrebbero essere considerati analoghi agli strati del cervello umano, che è la registrazione fisiologica dell’evoluzione cerebrale che include il più primordiale, il sistema limbico e il nucleo centrale, e il più recente, la corteccia cerebrale.

Secondo Jung, ‘Dei, demoni e illusioni’ sono nomi per gli abitanti ereditari della psiche, individualmente e collettivamente:

Esistono e operano e nascono di nuovo ad ogni generazione. Essi hanno un’enorme influenza sulla vita individuale e collettiva e, nonostante la loro familiarità, sono curiosamente non umani. Quest’ultima caratteristica è il motivo per cui essi erano chiamati Dei e Demoni in passato e perché sono compresi nella nostra epoca ‘scientifica’ come manifestazioni psichiche degli istinti, in quanto essi rappresentano atteggiamenti abituali e forme di pensiero che si verificano universalmente. Sono le forme basilari, ma non le immagini manifeste, personificate o comunque concretizzate. Essi hanno un alto grado di autonomia, che non scompare quando le immagini manifeste cambiano[7].

I complessi psichici repressi continuano ad influenzare non solo l’individuo, ma anche la collettività. È comunemente abbastanza noto che la repressione provoca la malattia mentale in un individuo. Tuttavia, lo stesso principio vale per la repressione in intere nazioni e culture. Se questi complessi repressi non vengono identificati e integrati, si manifestano in altri modi, piuttosto malsani. Una spiegazione junghiana della repressione è che:

C’è consenso sul fatto che molte delle cose nell’inconscio siano divenute inconscio a seguito della repressione […]. Questo significa che ci sono alcune cose che sono inconscio che, in un momento o in un altro, sono state consapevoli, e ‘la repressione’ è una parola usata per indicare che questo è successo. La repressione è strettamente connessa con il dimenticare.

[…]anche se forse abbiamo dimenticato qualcosa, vi è un senso importante in cui esso è ancora ‘lì’, nella nostra psiche, e questo è ciò che intendiamo dicendo che è inconscio[8].

Le cose che vengono represse sono quelle che minano la nostra immagine di noi stessi se le abbiamo ricordate[9]. Quindi, i Germanici, essendo stati un popolo cristiano per secoli, sono stati tenuti a reprimere il loro paganesimo ancestrale, e Wotan è diventato così un archetipo relegato ‘all’ombra’ di quell’inconscio collettivo popolare, ma continua comunque ad esistere. La repressione può svolgere un ruolo nel sano sviluppo individuale, ma è di solito indesiderabile. Il junghiano David Cox, continua:

Il primo motivo per cui la repressione porta più danni che vantaggi è che significa perdere una parte di se stessi. Quando abbiamo totalmente dimenticato qualcosa che abbiamo pensato o fatto, o qualcosa che ci è accaduto, non è semplicemente una questione di dimenticare quella cosa, ma anche il nostro rifiuto di vedere che siamo il tipo di persona capace di comportarsi nel modo in cui abbiamo fatto […]. Può essere che ci siano cose che sarebbero così distruttive per il carattere di un uomo se non fossero represse che è molto meglio che lo rimangano, ed è certo che ci sono momenti giusti per tutto, al punto che può essere meglio non recuperare una memoria repressa in un momento particolare.[10]

La seconda ragione per cui la depressione rischia di avere conseguenze negative è che,

[…]anche se il risultato della repressione può essere che noi non conosciamo una particolare tendenza dentro di noi, quella tendenza è ancora lì ed è responsabile nell’interferire con i nostri obiettivi coscienti. […] Le tendenze represse sono in grado di causare tutti i tipi di distorsioni particolari nel nostro comportamento, proprio perché non sappiamo di loro. Quando ci rendiamo conto che abbiamo tendenze di un particolare tipo possiamo fare qualcosa per cercare di controllarle, ma fintanto che restano inconsce non possiamo esercitare alcun controllo su di esse[11].

Nella comprensione dei concetti di repressione, ombra e inconscio collettivo, si comincia a capire perché Jung si avvicinò all’hitlerismo con un atteggiamento di speranza, in quanto questa era una manifestazione su scala di massa che individuava potenzialmente un’intera nazione tramite la scoperta dell’archetipo, e lo canalizzava nel bene conscio, piuttosto che lasciarlo incancrenire in maniera sotterranea e, in ultima analisi, distruttiva. Tale innalzamento di coscienza era, a prescindere dal risultato finale, una necessità, perché i Germanici avevano ancora questi complessi irrisolti che stavano entrando nell’era tecnologica. E sembra essere stato svegliato qualcosa dalla ferocia combinata alla tecnologia della Prima Guerra Mondiale, e come la poesia (citata in basso) del soldato Hitler indica, lui era già co-conscio di questo nel 1914.

Quando un paziente cerca l’assistenza di un analista, quest’ultimo mira a portare alla coscienza i complessi repressi che influenzano inconsciamente l’individuo. Lo stesso modello di ricordi e di complessi repressi risiedono nell’inconscio collettivo di un popolo. Jung, nel testimoniare la rinascita di massa delle passioni primordiali germaniche, chiamava l’archetipo ‘ombra’, o aspetto represso dei Germanici, col nome di ‘Wotan’. Per Jung questo era di maggior rilevanza rispetto a uno studio dei fenomeni sociali, politici ed economici per comprendere la mobilitazione di massa improvvisa e spesso frenetica dei Tedeschi sotto Hitler. Di Wotan, Jung dichiarava a Serrano che:

Quando, per esempio, la fede nel Dio Wotan svanì e nessuno pensava più a lui, il fenomeno originariamente chiamato Wotan rimase; non è cambiato nulla tranne il suo nome, come il Nazionalsocialismo ha dimostrato su vasta scala. Un movimento collettivo è costituito da milioni di individui, ognuno dei quali mostra i sintomi del Wotanismo e dimostra in tal modo che Wotan in realtà non è mai morto, ma ha mantenuto la sua vitalità ed autonomia originale.

La nostra coscienza immagina solo che ha perso i suoi dèi; in realtà sono ancora lì e hanno solo bisogno di una certa condizione generale che li riporti in pieno vigore. Questa condizione è una situazione in cui sia necessario un nuovo orientamento e adattamento. Se questa domanda non è chiaramente compresa e non viene data nessuna risposta corretta, l’archetipo, che esprime questa situazione, entra in gioco e riporta la reazione, che da sempre caratterizza questi tempi, in questo caso Wotan[12].

Mentre molto di sensazionalistico è stato scritto su Hitler posseduto dai demoni, o controllato da forze occulte, ecc. [13], dal punto di vista junghiano è rilevante chiedersi se Hitler fosse l’individuo attraverso il quale l’archetipo Wotan veniva ‘portato di nuovo in tutta la sua forza’, che si manifesta in ‘un nuovo orientamento e adattamento’. Hitler sembra essere stato consapevole della forza Wotanistica che prendeva coscienza nelle trincee della Prima Guerra Mondiale, quando scrisse una ‘strana poesia’ [14] durante l’autunno del primo anno di questa guerra:

All’improvviso nella note d’amarezza
Vedo la quercia di Wotan,
Avvolta nel suo silenzioso splendore.
Forgiante un’alleanza coi poteri misteriosi
La luna nel suo magico incanto,
Traccia le Rune.
Tutto ciò che di giorno è stato
Pieno d’impurità
Diventa percettibile dinanzi
Alla formula magica.
In questo modo, i falsi,
Sono separati dai leali.
Ed io mi ritrovo
Davanti ad un Padiglione di spade.[15]

La poesia sembra una scelta e iniziazione di Einherjar di Wotan nelle trincee della guerra in preparazione per i battaglioni dalle camice nere e brune che dovevano essere formati in gran parte da veterani. Toland osserva che un paio di settimane più tardi Hitler ‘fece una profezia portentosa ai suoi compagni: “Udirete molto su di me. Aspettate solo fino a quando arriva il mio tempo”‘[16].

Degli attuali problemi del moderno uomo occidentale che era entrato nell’era tecnologica senza aver integrato gli strati psichici delle epoche precedenti, e che quindi restavano repressi, i Tedeschi erano i più problematici. L’impiallacciatura cristiana imposta era più sottile tra loro rispetto che tra altri, secondo Jung, e gli dei pagani più vicini alla superficie. L’archetipo represso di Wotan aveva reso i Tedeschi  una collettività incline all’isteria di massa, cosa che non impediva, tuttavia, una vita generalmente normale, proprio come l’individuo isterico potrebbe generalmente essere normalmente funzionale. È stata riconosciuta nella storia come furor Germanicus, e questo era quello che Hitler stava incanalando[17]. Quando Jung scrisse il suo saggio su Wotan lo fece allo scopo di mostrare come le sue teorie sull’inconscio collettivo si fossero verificate. Era un avvertimento per l’uomo moderno per riconoscere e integrare ciò che era stato represso prima che gli archetipi ‘ombra’ prorompessero in maniera schiacciante e distruttiva.

Il concetto di ‘ombra’ è importante nella psicologia analitica. Pur connotando ‘l’ombra’ tutto ciò che di oscuro e diabolico è stato represso dall’uomo civilizzato, essa svolge anche impulsi creativi e istinti sani. Secondo Jung, tutti gli archetipi sviluppano effetti favorevoli e sfavorevoli. Essi riflettono una polarità o quello che Jung chiama complexio oppositorum. [18] L’analista junghiano cerca di unire questi opposti contrastanti all’interno dei singoli per creare una persona integrata o totale, o ciò che in psicologia junghiana si chiama ‘individuazione’; ciò che Jung ha chiamato persona ‘intera’[19]. Questo potrebbe anche essere visto come la controparte psicologica della dialettica hegeliana della storia: quella di tesi, antitesi e sintesi. L’analogia viene ripresa da McLynn, che scrive che ‘individuazione’ è: ‘come nel sistema di Hegel, l’auto-realizzazione del principio finale del mondo, che in termini di Jung è la psiche oggettiva. Il sistema di Jung è quindi una versione psicologica dell’oggettivazione della storia di Hegel‘[20]. Questo è il motivo per cui Jung sosteneva un approccio ‘aspettare e vedere’ riguardo l’ascesa dell’Hitlerismo, invece che denunce immediate e isteriche, essendo un potenziale dispiegarsi di una dialettica psicologica ed esistendo la possibilità di una individuazione collettiva per un intero popolo. Si potrebbe anche fornire un esempio di come l’uomo possa entrare nell’era tecnologica, in cui, come affermano gli junghiani, la sua psiche è ancora influenzata da strati precedenti di esperienza psichica inconscia risalente a millenni.

Il saggio di Jung: ‘Wotan’

Il saggio ‘Wotan’ fu scritto nel 1936, tre anni dopo l’elezione di Hitler. Jung aveva contatti con il Movimento della Fede Tedesca, alleato dell’hitlerismo, e conosceva il suo leader Jacob Hauer, che aveva frequentato le Conferenze Eranos ad Ascona, in Svizzera, dove aveva impressionato Jung con i suoi discorsi sull’inconscio razziale utilizzando come predicato il concetto di Jung dell’inconscio collettivo[21]. Jung insistette anche dopo la guerra sul fatto che dal momento che ogni archetipo contiene sia il bene che il male, era impossibile sapere immediatamente quale corso avrebbe preso il Nazionalsocialismo[22]. Per quanto riguarda il saggio in sè, Jung aveva osservato che in Germania ‘è un antico dio della tempesta e dalla frenesia, quel Wotan da lungo tempo quiescente, [che] deve svegliarsi, come un vulcano spento‘[23], mentre nella Russia Sovietica un culto della scienza che si manifesta anche in una eruzione violenta contro la metafisica.

La manifestazione embrionale era stata osservata all’indomani della Prima Guerra Mondiale tra i giovani tedeschi, che vagavano nella campagna per raggiungere la comunione con la natura, tornando alla filosofia pagana in un mondo di tecnologia che era diventato nichilista. Jung osservò che anche i riti Wotanisti avevano partecipato alla manifestazione:

Lo abbiamo visto prendere vita nel Movimento Giovanile Tedesco, e proprio all’inizio il sangue di diverse pecore è stato versato in onore della sua risurrezione. Armati di zaino e liuto, giovani biondi, e, talvolta, anche ragazze, potevano essere visti come viandanti inquieti su ogni strada da Capo Nord alla Sicilia, fedeli seguaci del dio itinerante[24].

Jung si qui riferiva al genericamente chiamato Wandervogel e altri gruppi simili che si ribellarono contro il materialismo borghese, che inizia nel tardo 19° secolo. Fu l’inizio di un movimento di reazione contro il mondo moderno, che finì per contribuire alla nascita del movimento hippy nel corso del 1960 e 1970[25], fortemente influenzato da immigrati tedeschi[26]. Gordon Kennedy si riferisce direttamente a questo ritorno alla natura che si manifesta in Germania tra i giovani per la rinascita del paganesimo germanico e di Wotan e altri Dei antichi[27]. Kennedy e Ryan descrivono questo come ‘un enorme movimento giovanile che era sia antiborghese che Pagano teutonico nel carattere, composto in maggioranza dai figli della classe media tedesca, organizzati in bande autonome'[28].

La rinascita atavica avrebbe potuto prendere forme diverse da quella dell’hitlerismo, ma come osservarono Jung e altri, Hitler era un mago, uno ‘sciamano’, e un ‘avatar'[29], in grado di dare forma ed espressione alla ‘ombra’ germanica. Nel 1937 Jung descrisse Hitler come ‘un medium… il portavoce degli Dei dell’ antichità…[30]’

Dal Wandervogel e simili movimenti di giovani insoddisfatti, la rivolta atavica fu rilevata dalle masse di disoccupati, tra i quali vi erano molti veterani di guerra, il cui vagare non era tra le colline e le campagne, ma per le strade depresse della Germania di Weimar.

Più tardi, verso la fine della Repubblica di Weimar, il ruolo dell’errante fu preso dalle migliaia di disoccupati, che potevano essere incontrati in tutto il mondo nei loro viaggi senza meta. Nel 1933 non vagavano più, ma marciavano a centinaia di migliaia. Il movimento di Hitler portò letteralmente tutta la Germania ai suoi piedi, dai bambini di cinque anni ai veterani, e produsse uno spettacolo di una nazione che migrava da un luogo all’altro. Wotan il viandante era in movimento. Poteva essere visto, piuttosto imbarazzato, nella riunione casalinga di una setta di gente semplice nella Germania settentrionale, travestito da Cristo su un cavallo bianco. Non so se queste persone fossero a conoscenza della connessione antica di Wotan con le figure di Cristo e Dioniso, ma non è molto probabile[31].

Wotan, il viandante, aveva ispirato i Wandervogel e altri giovani, come Kenndey e Ryan hanno dichiarato nel loro studio del movimento di contro-cultura. Egli ora aveva assunto il suo ruolo di leader della Caccia Selvaggia, come il suo ‘Avatar’ cominciava a raccogliere le masse vagabonde, senza meta:

Wotan è un vagabondo senza riposo che crea inquietudine e provoca liti, ora qui ora là, e opera la magia. Fu presto trasformato dal Cristianesimo nel diavolo, e continuò a vivere solo in evanescenti tradizioni locali come un cacciatore spettrale che era visto con il suo seguito, tremolante come un fuoco fatuo nella notte tempestosa.[32] […].

Con l’imposizione del rivestimento cristiano in un popolo il cui Dio era stato cacciato nelle ‘ombre’, in attesa di essere evocato, Wotan aveva continuato a far sentire la sua presenza nelle periferie della coscienza dei Germanici come una figura sfuggente, il capo della Caccia Selvaggia, che era ora richiamato a espressione cosciente nel suo ruolo di Dio preminente. Jung afferma che Wotan era stato tenuto in sospinto da figure letterarie della Germania, e in particolare da Nietzsche, che era un’influenza fondamentale sul pensiero di Jung[33]. La forza Wotanica era stata troppo spesso identificata con la sua forma classica Dionisiaca dal mondo accademico, ma ci sembra poco puntuale riferirsi a un archetipo classico per descriverne uno germanico, se non come mezzo di analogia. Jung affermò in merito a questa tradizione letteraria come essa abbia mantenuto viva la forza Wotanica, anche se in modalità classica:

I giovani tedeschi che celebravano il solstizio con sacrifici di pecore non furono i primi a sentire il fruscio della foresta primordiale dell’inconscio. Essi sono stati anticipati da Nietzsche, Schuler, Stefan George, e Ludwig Klages. La tradizione letteraria della Renania e il paese a sud del Meno ha un timbro classico di cui non è facile sbarazzarsi; ogni interpretazione di ebbrezza ed esuberanza è suscettibile ad essere ricondotta a modelli classici, a Dioniso, al peur aeternus e all’Eros cosmogonico. Non c’è dubbio che interpretare queste cose come Dioniso suoni meglio alle orecchie accademiche, ma Wotan potrebbe essere una interpretazione più corretta. Egli è il dio della tempesta e della frenesia, il fomentatore delle passioni e del desiderio della battaglia; egli è inoltre mago superlativo e artista nell’illusione, e esperto in tutti i segreti di natura occulta[34].

Jung vede Wotan nello Zarathustra di Nietzsche[35], anche se Nietzsche sembra aver scritto inconsciamente sotto l’influenza del dio nascosto:

Il caso di Nietzsche è certamente particolare. Non aveva alcuna conoscenza della letteratura germanica; scoprì il ‘filisteo culturale’; e l’annuncio che ‘Dio è morto’ ha portato alla riunione di Zarathustra con un dio sconosciuto in forma inaspettata, che gli si avvicinò a volte come un nemico e, a volte, mascherato da Zarathustra stesso. Zarathustra, anche lui, era un indovino, un mago, e il vento di tempesta.

Jung cita lo Zarathustra di Nietzsche per mostrare la natura analoga dei due, disegnando in particolare queste figure come prestigiatori di tempeste:

E come il vento voglio un dì soffiare su loro e col mio spirito spegnere il loro: ciò richiede il mio avvenire.

In verità, un vento impetuoso è Zarathustra per tutto ciò che si trova nella bassura: e il suo consiglio ai nemici è questo: Guardati dallo sputar contro il vento!

E quando Zarathustra sognò di essere il guardiano delle tombe nella ‘nella solitaria rocca della morte, in mezzo ai  monti’, e stava facendo uno sforzo enorme per aprire le porte, all’improvviso:

un vento impetuoso la spalancò del tutto: fischiando, stridendo e urlando, esso mi gettò incontro a una nera bara.

E tra il fischiare e lo stridìo e l’urlo del vento la bara si aperse e una centuplice risata ne irruppe.

Il discepolo che interpretò il sogno disse a Zarathustra:

Non sei forse tu il vento dal fischio acuto, che spalanca le porte nelle rocche della morte?

Non sei forse tu il feretro popolato di maligne forme variopinte e di alate caricature della vita?

Lo Zarathustra di Nietzsche sembra essere una perfetta espressione poetica di Wotan, oltre ad essere una visione profetica nel ‘vento con fischio stridulo, che spalanca le porte della fortezza della morte’ in Germania, meno di quaranta anni dopo? Per sostenere il suo caso come quello che potrebbe essere considerato il vero e proprio possesso inconscio di Nietzsche da parte del Dio, Jung fornisce tre poesie di Nietzsche che erano state scritte nel corso di diversi decenni. Le poesie mostrano che, sebbene Nietzsche fosse inconsapevole della identità di questo ‘Dio ignoto’, continua Jung, era certamente a conoscenza dell’esistenza e dell’influenza del dio su di lui. Indica anche qualcosa della vita di Wotan ancora molto sotterranea nell’inconscio collettivo dei Tedeschi il fatto che Nietzsche non fosse in grado di dare un nome al Dio, nonostante il suo evidente carattere Wotanico:

Nel 1863 e il 1864, nel suo poema Al Dio Ignoto, Nietzsche aveva scritto:

Conoscerti voglio, o Ignoto,
Tu, che mi penetri nell’anima
E mi percorri come un nembo,
Inafferrabile congiunto!
Conoscerti voglio e servirti!

Venti anni dopo, nella sua Al Vento Maestrale, scriveva:

Vento maestrale, cacciatore di nubi
che uccidi la tristezza e spazzi i cieli,
Rabbioso vento di tempesta, come ti amo!
Non siamo noi due forse
di un unico grembo, sempiterni predestinati
A un’unica sorte?

Nel ditirambo noto come Il Lamento di Arianna, Nietzsche è completamente vittima del dio-cacciatore:

Chi mi riscalda, chi mi ama ancora?
Date mani ardenti,
date bracieri per il cuore!
Giù prostrata, inorridita,
quasi una moribonda cui si scaldano i piedi,
sconvolta da febbri ignote,
tremante per gelidi dardi pungenti, glaciali,
incalzata da te, pensiero!
Innominabile! Velato! Orrendo!
Tu cacciatore dietro le nubi!
Fulminata a terra da te,
occhio beffardo che dall’oscuro mi guardi!
Eccomi distesa,
mi piego, mi dibatto tormentata
da tutte le torture,
colpita da te crudelissimo cacciatore,
sconosciuto – dio…

Quando Nietzsche ha notoriamente dichiarato ‘Dio è morto’, chiaramente c’era la necessità di associare un chiarimento. Questo ‘Dio sconosciuto’ era tutt’altro che morto e aveva Nietzsche in pugno. Se Hitler era ‘l’avatar’ di Wotan, Nietzsche ne era lo scriba e profeta. Jung si riferisce a un’esperienza mistica che ebbe Nietzsche, che indica uno stato di possessione da parte di Wotan come archetipo:

Questa notevole immagine di Dio-cacciatore non è una semplice figura ditirambica di parole, ma si basa su un’esperienza che Nietzsche ebbe a quindici anni, a Pforta. È descritta in un libro dalla sorella di Nietzsche, Elizabeth Foerster-Nietzsche. Mentre stava vagando in un bosco cupo di notte, era terrorizzato da un ‘urlo agghiacciante da un vicino manicomio’, e subito dopo si trovò faccia a faccia con un cacciatore le cui ‘caratteristiche erano selvagge e inquietanti’. Mettendosi il fischietto alle labbra ‘in una valle circondata da macchia selvaggia’, il cacciatore ‘soffiò, un colpo così acuto’ che Nietzsche perse conoscenza – e si svegliò di nuovo in Pforta. Era un incubo. È significativo che nel suo sogno, Nietzsche, che in realtà intendeva andare a Eisleben, città di Lutero, discuteva con il cacciatore sulla questione di andare invece a ‘Teutschenthal’ (Valle dei tedeschi). Nessuno che sia dotato di orecchie può fraintendere il fischio stridulo del dio della tempesta nel bosco notturno.

Era davvero solo il filologo classico in Nietzsche che portò al dio chiamato Dioniso, invece che a Wotan – o era forse dovuto al suo incontro fatale con Wagner?

L’immaginario ha le caratteristiche di Wotan, come capo della Caccia Selvaggia. È in questo ruolo che Wotan era sopravvissuto alla sua relegazione nella ‘ombra dell’inconscio collettivo tedesco’, cosa che gli ha permesso nel corso dei secoli di riemergere nella coscienza. È in questo ruolo che Wotan si è manifestato dalla Scandinavia alla Svizzera. Il sogno di Nietzsche contiene tutti gli elementi primari del mito. È nelle foreste di notte che un viaggiatore sprovveduto poteva incontrare un volto spaventoso di Wotan, al grido di ‘Midden in dem Weg!’, mentre i suoi compagni gridano ‘Wod! Wod!'[36] e così Nietzsche ragazzo di 15 anni aveva incontrato il ‘Dio sconosciuto’ come Wotan in forma di Cacciatore Selvaggio, ma non lo aveva mai riconosciuto. Nonostante le sue successive descrizioni poetiche del ‘Dio ignoto, che è inconfondibilmente Wotan, la sua identità è rimasta oscurata dalle preoccupazioni classiche di Nietzsche. Jung continua con un’altra visione profetica del ritorno di Wotan tra i Tedeschi:

Nel suo Reich ohne Raum, che fu pubblicato nel 1919, Bruno Goetz vide il segreto degli eventi futuri in Germania, sotto forma di una visione molto strana. Non ho mai dimenticato questo piccolo libro, perché mi aveva colpito al tempo come una previsione del clima tedesco. Anticipa il conflitto tra il regno delle idee e la vita, tra la duplice natura di Wotan come dio della tempesta e delle riflessioni segrete. Wotan scomparve quando le sue querce caddero ed apparve di nuovo quando il Dio cristiano si dimostrò troppo debole per salvare la cristianità dalla strage fratricida. Quando il Santo Padre a Roma non poteva che lamentarsi impotente davanti a Dio sulle sorti del Grex segregatus, il vecchio cacciatore con un occhio solo, ai margini della foresta tedesca, rise e montò in sella a Sleipnir.

Quindi, quando Hitler trionfò sulla Germania, Jung considerò il ruolo degli archetipi come più utile, nello spiegare il fenomeno, rispetto a mere interpretazioni politiche o sociologiche:

Siamo sempre convinti che il mondo moderno sia un mondo razionale, basando il nostro parere su fattori economici, politici e psicologici. Ma se riusciamo a dimenticare per un momento che stiamo vivendo nell’anno del Signore 1936, e a mettere da parte il nostro ben-pensare, ragionevolezza fin troppo umana, e a gravare Dio o gli dei della responsabilità degli eventi contemporanei, anziché l’uomo, troveremmo Wotan molto adatto come ipotesi causale. In effetti, azzardo il suggerimento eretico che le insondabili profondità del personaggio di Wotan riescano a spiegare del Nazionalsocialismo più di tutti e tre i fattori ragionevoli messi insieme. Non vi è dubbio che ognuno di questi fattori spieghi un aspetto importante di ciò che sta accadendo in Germania, ma Wotan spiega ancora di più. Egli è particolarmente illuminante nei confronti di un fenomeno generale, che è così strano per chiunque non sia Tedesco da restare incomprensibile, persino dopo la riflessione più profonda.

Forse potremmo riassumere questo fenomeno generale come Ergriffenheit – uno stato di rapimento o possessione. Il termine postula non solo un Ergriffener (uno che è rapito), ma anche un Ergreifer (colui che rapisce). Wotan è un Ergreifer di uomini, e, a meno che non si voglia divinizzare Hitler – cosa effettivamente accaduta in realtà – è veramente l’unica spiegazione. È vero che Wotan condivide questa qualità con suo cugino Dioniso, ma Dioniso sembra aver esercitato la sua influenza soprattutto sulle donne. Le menadi erano una sorta di truppe d’assalto femminili, e, secondo i rapporti mitici, erano piuttosto pericolose. Wotan si limita ai berserker, che hanno trovato la loro vocazione come le camicie nere dei re mitici.

Una mente ancora infantile pensa agli dei come entità metafisiche esistenti nel loro mondo, oppure li considera come invenzioni giocose o superstiziose. Da entrambi i punti di vista il parallelo tra Wotan redivivo e la tempesta sociale, politica e psichica che sta scuotendo la Germania potrebbe avere almeno il valore della parabola. Ma dal momento che gli dei sono senza dubbio personificazioni di forze psichiche, affermare la loro esistenza metafisica è tanto una presunzione intellettuale quanto lo è l’opinione secondo cui potrebbero sempre essere inventati. Non che le “forze psichiche” abbiano qualcosa a che fare con la mente cosciente, affezionati come siamo al giocare con l’idea per cui la coscienza e la psiche sono identiche. Questo è solo un altro pezzo di presunzione intellettuale. Le ‘forze psichiche’ hanno molto più a che fare con il regno dell’inconscio. La nostra mania di spiegazioni razionali ha ovviamente le sue radici nella nostra paura della metafisica, poiché i due sono sempre stati fratelli nemici. Quindi, qualsiasi cosa di inaspettato che ci si avvicini dal regno oscuro è considerato o come proveniente dall’esterno e quindi come reale, oppure come un’allucinazione e, di conseguenza, non vero. L’idea che tutto può essere reale o vero anche non proveniendo dall’esterno ha appena cominciato a farsi strada nell’uomo contemporaneo.

Per il bene di una migliore comprensione e per evitare pregiudizi, potremmo naturalmente fare a meno del nome ‘Wotan’ e parlare invece di furor Teutonicus. Ma dovremmo dire comunque la stessa cosa e non altrettanto bene, poiché il furor in questo caso è una mera psicologizzazione di Wotan e non ci dice niente se non che i Tedeschi sono in uno stato di ‘furia’. Perdiamo così di vista la caratteristica più peculiare di tutto questo fenomeno, vale a dire, l’aspetto drammatico di Ergreifer e Ergriffener. La cosa impressionante del fenomeno tedesco è che un uomo, che è, ovviamente, ‘posseduto’, ha contagiato tutta una nazione a tal punto che tutto si mette in moto e inizia a rotolare sul suo corso verso la perdizione[37].

È evidente dai passaggi di cui sopra che Jung stesse osservando un fenomeno e spiegando le sue origini in maniera scientifica e distaccata. Tuttavia, per molti nel mondo accademico, l’obiettività scientifica e distaccata in materia di tali questioni equivale ad essere un ‘simpatizzante nazista’, e a quanto pare si può sfuggire a tale onta solo con dichiarazioni isteriche di opposizione che sembrano più simili a tratti politici piuttosto che cercare di esaminare un fenomeno in maniera clinica, e quindi magari rendere un qualche autentico servizio all’umanità. Jung stava osservando ciò che stava avvenendo in Germania su base collettiva, come avrebbe osservato e analizzato un paziente come individuo. Stava anche offrendo un primo avviso su dove il fenomeno avrebbe potuto portare, una volta che la ‘forza psichica’ di Wotan si era scatenata, potendo assumere il ruolo di capo della Caccia Selvaggia, che prende tutto davanti a sé senza pietà, piuttosto che il suo ruolo di musa che aveva poco prima ispirato i vagabondaggi felici di migliaia di giovani tedeschi, che camminavano nelle campagne, in lungo e in largo, cantando sulle note di mandolino e chitarra nel rifiuto gioioso dell’epoca materialistica e tecnologica[38], e che ora si manifestava nella Gioventù hitleriana e nella Lega delle Fanciulle Tedesche. Jung contiua:

Mi sembra che Wotan centri il bersaglio come ipotesi. A quanto pare era in realtà solo addormentato nel monte Kyffhauser fino a quando i corvi lo hanno chiamato e gli hanno annunciato l’alba del nuovo giorno. È caratteristica fondamentale della psiche tedesca, un fattore psichico irrazionale che agisce sulla pressione della civilizzazione come un ciclone e la spazza via. Nonostante il loro nervosismo, gli adoratori di Wotan sembrano aver giudicato le cose più correttamente rispetto agli adoratori della ragione. A quanto pare tutti avevano dimenticato che Wotan è un dato germanico di primaria importanza, l’espressione fedele e la personificazione insuperabile di una qualità fondamentale che è particolarmente caratteristica dei Tedeschi. Houston Stewart Chamberlain[39] è un sintomo che suscita il sospetto che altri dei velati possano dormire altrove. L’enfasi sulla razza tedesca – comunemente chiamata ‘Ariana’ – l’eredità germanica, il sangue e suolo, le canzoni Wagalaweia, la Cavalcata delle Valchirie, Gesù come un eroe biondo e dagli occhi azzurri, la madre greca di San Paolo, il diavolo come Alberich internazionale in veste ebraica o massonica, l’aurora boreale nordica come luce della civiltà, le razze inferiori del Mediterraneo – tutto questo è lo scenario indispensabile per il dramma che si sta svolgendo e in fondo vogliono dire la stessa cosa: un dio ha preso possesso dei Tedeschi e la loro casa è piena di un ‘vento impetuoso’. Fu subito dopo che Hitler prese il potere, se non sbaglio, che apparve un cartone animato della Punch di un berserker delirante che si libera dai suoi legami strappandoli. Un uragano si è scatenato in Germania, mentre noi ancora crediamo che sia bel tempo[40].

La rinascita atavica aveva conquistato la ‘ragione’, che a sua volta aveva spesso – e continua a farlo – assunto forme che sono irrazionali e assumono una manifestazione religiosa, dando testimonianza delle forze irrazionali che continuano a guidare l’uomo, qualunque sia l’impiallacciatura razionalista. Quindi, ‘l’Illuminismo’ dava origine ai culti antagonistici di ‘Ragione’ e di ‘Natura’ tra i rivoluzionari francesi, i cui ideologi sventolavano la bandiera della ‘scienza’, per divenire manifesta solo nello spettacolo di un’attrice adornata, in stile classico, come la ‘Dea della Ragione’ sull’altare della cattedrale di Notre Dame nel 1793, mentre il materialismo scientifico in URSS divinizzava il cadavere di Lenin mummificandolo e seppellendolo in una piramide a gradoni[41].

Mentre gli eserciti germanici ribadivano la furia dei Teutoni con Wotan liberato, è forse stata la reazione degli Alleati meno feroce? Non si possono porre queste domande in maniera scientifica oggi, non più di quanto non si potesse al tempo di Jung, senza aspettarsi di essere diffamati come ‘simpatizzanti del nazismo’. Siamo costretti da una dicotomia morale che deve le sue origini ad un Dio di una cultura diversa. Tuttavia, non si potrebbe dire, dati fenomeni insoliti come le impiccagioni a Norimberga[42] o il Piano Morgenthau per lo sterminio nel dopoguerra dei Tedeschi e la scomparsa delle loro statualità[43], che la reazione contro la tempesta Wotanica fuori dalla Germania, fosse una tempesta di altro tipo proveniente dal Levante? Qui ad affrontare Wotan era Yahweh, il Dio tribale della Vendetta, che si era trasformato nel corso dei secoli sotto l’impronta dell’Occidentale e aveva assunto la forma del ‘Cristo Ariano'[44], ma che ora si riaffermava in tutta la sua antica furia tribale come geloso Dio levantino della Guerra[45] alla testa degli eserciti alleati. D’altronde era un Dio le cui tempeste di fuoco incenerirono letteralmente centinaia di migliaia di persone in città come Dresda, Amburgo, e altre. Altrove nel saggio ‘Wotan’, Jung allude a questo fenomeno storico di confronto con un Dio straniero, riferendosi a Yahweh:

Da sempre è terribile cadere nelle mani di un dio vivente. Yahweh non era un’eccezione a questa regola, e i vari Filistei, Edomiti, Amorrei, e il resto, che erano al di fuori della esperienza di Yahweh, di certo devono averlo trovato estremamente sgradevole[46].

Ciò che rendeva Jung speranzoso sull’hitlerismo era che l’evocazione al riconoscimento cosciente del Dio Ignoto offriva la potenziale opportunità di riconoscere gli impulsi atavici e trattare con loro in modo positivo, come l’analista si pone con i complessi repressi del singolo, che possono poi essere integrati in modo positivo e creativo. Era un esperimento di massa in psicologia analitica che avrebbe potuto fornire lezioni agli altri popoli e culture per risolvere i loro conflitti interiori.

Sono soprattutto i Tedeschi ad avere un’occasione, forse unica nella storia, di esaminare il proprio cuore e imparare che cosa fossero quei pericoli dell’anima da cui il Cristianesimo aveva cercato di salvare il genere umano. La Germania è una terra di catastrofi spirituali, dove la natura non fa mai più che una finzione di pace con la ragione dominante in tutto il mondo. Il disturbatore della pace è un vento che soffia in Europa dalla vastità dell’Asia, spazzando su un ampio fronte dalla Tracia al Baltico, distruggendo le nazioni davanti a sè  come foglie secche, o ispirando pensieri che scuotono il mondo dalle fondamenta. Si tratta di un Dioniso elementale che irrompe nell’ordine apollineo. Il fomentatore di questa tempesta si chiama Wotan, e possiamo imparare molto su di lui dalla confusione politica e sconvolgimento spirituale che ha causato nel corso della storia. Per una ricerca più precisa del suo personaggio, però, dobbiamo tornare all’età dei miti, che non spiegava tutto in termini di uomo e le sue capacità limitate, ma ricercava la causa più profonda nella psiche e nei suoi poteri autonomi. Le prime intuizioni dell’uomo personificavano questi poteri come dei, e li descrivevano nei miti con grande attenzione e circostanzialità secondo i loro diversi caratteri. Ciò poteva essere fatto più rapidamente in considerazione delle tipologie primordiali o immagini fermamente stabilite che sono innate nell’inconscio di molte razze ed esercitano un’influenza diretta su di loro.

Jung ora arriva ad un’altra delle sue teorie controverse; che gli archetipi divennero razzialmente differenziati con la differenziazione del genere umano in razze. Jung aveva detto altrove di queste differenze razziali, presenti nell’inconscio collettivo e individuale:

Quindi è un errore abbastanza imperdonabile accettare le conclusioni di una psicologia ebraica come generalmente valide[47]. Nessuno si sognerebbe di considerare la psicologia cinese o indiana come vincolante per noi stessi. L’accusa a buon mercato di antisemitismo che mi è stata rivolta in base a questa critica è intelligente circa come accusarmi di un pregiudizio anti-cinese. Non c’è dubbio che, a un livello primario e più profondo dello sviluppo psichico, in cui è ancora impossibile distinguere tra mentalità ariana, semita, camita, o mongola, tutte le razze umane abbiano una psiche collettiva comune. Ma con l’inizio della differenziazione razziale, differenze essenziali si sviluppano nella psiche collettiva. Per questo motivo non possiamo trapiantare lo spirito di una razza straniera in globo nella nostra mentalità, senza ledere la sensibilità di questa, un fatto che, tuttavia, non scoraggia varie nature di istinto debole dall’influenzare la filosofia indiana e simili[48].

Dato il riconoscimento della differenziazione razziale nella psicologia analitica, Jung è stato quindi in grado di interpretare le azioni delle nazioni in base ai loro archetipi, come loro Dei, parlando di questo nel suo saggio ‘Wotan’:

Poiché il comportamento di una razza assume il suo carattere specifico dalle sue immagini interiori, si può parlare di un archetipo ‘Wotan’. Come fattore psichico autonomo, Wotan produce effetti nella vita collettiva di un popolo e rivela così la sua natura. Poiché Wotan ha una sua biologia peculiare, a prescindere dalla natura dell’uomo. È solo di tanto in tanto che gli individui cadono sotto l’influenza irresistibile di questo fattore inconscio. Quando è quiescente, non si è consapevoli dell’archetipo Wotan, non più di quanto lo si possa essere di una epilessia latente. Potevano i Tedeschi che erano adulti nel 1914 prevedere quello che sarebbe successo oggi? Tali trasformazioni sorprendenti sono l’effetto del dio del vento, che ‘soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai da dove viene né dove va’. Esso prende tutto sul suo cammino e rovescia tutto ciò che non è saldamente radicato. Quando il vento soffia scuote tutto ciò che è insicuro, sia fuori che dentro. […] [49]

Tuttavia, la differenziazione razziale non vale per il carattere degli archetipi. Dato che, secondo Jung, la mente è composta di strati ereditari, le caratteristiche della mente sono ereditate non solo su base razziale ma anche su base culturale. Mentre, come accennato in precedenza, il nostro cervello è composto di organi che riflettono diversi livelli di evoluzione, dal sistema limbico alla corteccia cerebrale, analogamente, l’inconscio riflette un patrimonio culturale ereditato. Questo significa che ‘l’uomo moderno’ è stato spinto nella civiltà tecnologica, e il cambiamento è stato sempre esponenziale. La psiche dell’uomo moderno non è del tutto – non ancora prevalentemente – ‘moderna’. Esistono strati della mente ereditati da precedenti epoche culturali, tra cui la più primordiale. Jung spiegava questo in modo convincente nella sua autobiografia:

Se l’inconscio è un qualcosa di qualche rilievo, esso deve essere costituito da fasi precedenti della nostra psiche cosciente… Proprio come il corpo ha una preistoria anatomica di milioni di anni, così anche il sistema psichico. E proprio come il corpo umano rappresenta oggi in ciascuna delle sue parti il risultato di questa evoluzione, e mostra ancora ovunque tracce delle sue fasi precedenti – così lo stesso si può dire della psiche[50].

Inoltre, Jung afferma questo:

Le nostre anime e i nostri corpi sono composti da singoli elementi che erano già tutti presenti nelle fila dei nostri antenati. La ‘novità’ della psiche individuale è una ricombinazione infinitamente variegata di componenti secolari. Corpo e anima di conseguenza hanno un carattere intensamente storico e non trovano posto in ciò che è nuovo. Vale a dire, i nostri componenti ancestrali sono solo in parte a casa nelle cose che sono appena state poste in essere. Siamo certamente lontani dall’aver finito con il Medioevo, l’antichità classica, e la primitività, come finge la nostra psiche moderna. Ciononostante ci siamo immersi in una cataratta di progresso che ci spazza verso il futuro con una violenza tanto più selvaggia quanto più lontano ci porta dalle nostre fila. Meno capiamo ciò che i nostri antenati cercavano, meno capiamo noi stessi, e quindi contribuiamo con tutte le nostre forze a derubare l’individuo delle sue radici e del suo istinto di guida […]. [51]

L’uomo moderno esiste in un mondo tecnologico, il cui progresso è esponenziale, ma la sua psiche non è in grado di tenere il passo con il cambiamento. La sua mente non ‘progredisce’ in maniera analogamente esponenziale. Si tratta di un problema considerato anche dal grande fisiologo Alexis Carrel, un altro uomo della ‘Destra’[52]:

L’ambiente che ha plasmato il corpo e l’anima dei nostri antenati per molti millenni è stato ora sostituito da un altro. Questa rivoluzione silenziosa ha avuto luogo quasi senza che ce ne accorgessimo. Non abbiamo capito la sua importanza. Tuttavia, è uno degli eventi più drammatici della storia dell’umanità. Poiché qualsiasi modifica nel loro ambiente disturba inevitabilmente e profondamente tutti gli esseri viventi. Dobbiamo, quindi, accertare l’entità delle trasformazioni imposte dalla scienza sui modi di vita ancestrali, e di conseguenza su di noi[53].

[….] Gli esseri umani non sono cresciuti così rapidamente come le istituzioni scaturite dal loro cervello […]. La civiltà moderna si trova in una posizione difficile, perché non è adatta a noi. È stata costruita senza alcuna conoscenza della nostra vera natura […]. [54]

Nonostante questa parvenza di civiltà tecnologica e il culto del razionalismo e della scienza, così come il rivestimento del Cristianesimo, gli antichi archetipi non scompaiono; essi sono repressi e si nascondono nelle ‘ombre’ dell’inconscio collettivo. Tornando al saggio ‘Wotan’ di Jung:

Non era nella natura di Wotan indugiare e mostrare segni di vecchiaia. Egli è semplicemente scomparso quando i tempi si sono rivoltati contro di lui, e rimase invisibile per più di mille anni, lavorando in forma anonima e indirettamente. Gli archetipi sono come letti dei fiumi che seccano quando l’acqua li abbandona, ma che può ritrovare in qualsiasi momento. Un archetipo è come un vecchio corso d’acqua lungo il quale l’acqua della vita è passata per secoli, scavando un profondo canale per il suo passaggio. Quanto più a lungo essa è fluita in questo canale più è probabile che prima o poi l’acqua tornerà al suo vecchio letto. La vita dell’individuo in quanto membro della società e in particolare come parte dello Stato può essere regolata come un canale, ma la vita delle nazioni è un grande fiume impetuoso, totalmente al di fuori del controllo umano, nelle mani di Chi è sempre stato più forte degli uomini. […]Gli eventi politici si muovono da una situazione di stallo a un’altra, come un torrente catturato in gole, insenature e paludi. Tutto il controllo umano finisce quando l’individuo è colto da un movimento di massa. Allora, gli archetipi cominciano a operare, come avviene, anche, nella vita delle persone quando esse si trovano di fronte a situazioni che non possono essere affrontate in un modo normalmente familiare. Ma ciò che un cosiddetto Führer fa con un movimento di massa, può chiaramente essere visto se volgiamo lo sguardo verso il nord o sud del nostro paese. […] [55]

Jung vide questo ritorno di Wotan, come la rinascita del vero carattere germanico che era stato represso per secoli, che non poteva essere trattenuto per sempre e sarebbe esploso in qualche modo, nel bene o nel male. Egli considerava ‘il Cristianesimo tedesco’ come un’aberrazione che non era fedele al carattere tedesco. Jung riteneva che questa forza doveva essere riconosciuta apertamente e integrata nel moderno popolo tedesco, piuttosto che essere sublimata in qualsiasi forma di ‘Cristianesimo’. Egli scrisse della forma desiderabile che la religiosità tedesca avrebbe dovuto prendere per il ritorno all’Etenismo:

[…]‘I cristiani tedeschi’ sono una contraddizione in molti termini e farebbero meglio a unirsi al ‘Movimento per la Fede Tedesca’ di Hauer. Queste sono persone oneste e ben intenzionate che ammettono onestamente la loro Ergriffenheit e cercano di venire a patti con questa realtà nuova e innegabile. Vanno di fronte a una quantità enorme di problemi nel farla sembrare meno allarmante vestendola di un abito storico conciliante e dandoci consolanti scorci di grandi figure come Meister Eckhart, che era, anch’egli, un tedesco e, inoltre, ergriffen. In questo modo la domanda scomoda su chi sia un Ergreifer è aggirata. Era sempre ‘Dio’. Ma più Hauer limita la sfera mondiale della cultura indo-europea alla ‘Nordica’ in generale ed all’Edda in particolare, e più ‘tedesca’ diventa questa fede come manifestazione di Ergriffenheit, e più è dolorosamente evidente che il dio ‘tedesco’ è il dio dei Tedeschi.

Non si può leggere il libro di Hauer senza emozione, se lo si considera come lo sforzo tragico e veramente eroico di uno studioso coscienzioso che, senza sapere come gli fosse accaduto, fu violentemente convocato dalla voce impercettibile del Ergreifer e stava ora cercando con tutte le sue forze, e con tutte le sue conoscenze e competenze, di costruire un ponte tra le forze oscure della vita e il mondo splendente delle idee storiche. Ma cosa significano per l’uomo di oggi tutte le bellezze del passato da livelli di cultura totalmente diversi, quando si confronta con un dio tribale vivente e insondabile che non ha mai sperimentato prima? Egli viene aspirato come una foglia secca nel vortice ruggente, e le allitterazioni ritmiche dell’Edda divennero inestricabilmente mescolate con testi mistici cristiani, poesia tedesca e saggezza delle Upanishad. Hauer stesso è ergriffen dalle profondità di significato delle parole primordiali che sono alla radice delle lingue germaniche, in una misura che certamente non ha mai conosciuto prima. Hauer l’Indologista non è da biasimare per questo, né per l’Edda; è piuttosto colpa del kairos – il momento presente nel tempo – il cui nome a un esame più approfondito si rivela essere Wotan. Vorrei, pertanto, consigliare al Movimento per la Fede Tedesca di mettere da parte i loro scrupoli. Le persone intelligenti non li confonderà con i rozzi adoratori di Wotan la cui fede è una mera pretesa. Ci sono persone nel Movimento per la Fede Tedesca che sono abbastanza intelligenti non solo per credere, ma per sapere, che il dio dei tedeschi è Wotan e non il Dio cristiano. Questa è una tragica esperienza e non un disonore. Da sempre è terribile cadere nelle mani di un dio vivente. Yahweh non era un’eccezione a questa regola, e i Filistei, Edomiti, Amorrei, e il resto, che erano al di fuori della esperienza di Yahweh, di certo devono averlo trovato estremamente sgradevole. L’esperienza semitica di Allah è stata per molto tempo un affare estremamente doloroso per tutta la Cristianità. Noi che ne stiamo fuori giudichiamo troppo i Tedeschi, come se fossero agenti responsabili, ma forse sarebbe più vicino alla verità considerare anche loro come vittime[56].

Qui Jung sta consigliando che il miglior corso da adottare per la religiosità tedesca è un riconoscimento palese del primato di Wotan, senza essere mescolato con un ‘Cristo Ariano’ o scritture indo-ariane d’Oriente, che erano tutte popolari tra gli etno-nazionalisti tedeschi, che cercavano una più ampia eredità ‘indo-europea’ per i Germanici, che si estendesse fino all’India e l’Iran. Quindi Jung consigliava di tornare ai fondamenti che avevano plasmato il popolo tedesco, senza tentare di sintetizzare Cristo, Edda e le Upanishad in una ‘fede tedesca’ che non avrebbe comunque dato a Wotan la sua piena realizzazione. La ‘Indologia’ era emersa soprattutto in Germania durante la seconda metà del 19° secolo, quando studiosi e filologi in particolare richiamavano alle connessioni tra la più ampia famiglia dei popoli indoeuropei, e trovarono la relazione tra il Sanscrito e il Tedesco, Inglese, Latino, ecc e analogie tra Induismo e Etenismo Germanico. Come per il Cristianesimo, questa era ora considerata una religione ‘ariana’, se non in origine, almeno nel modo con cui era stata rimodellata per adattarsi al carattere preesistente dei Germanici. Uno dei più influenti studiosi tedeschi del 19° secolo, Ernst Renan, scrisse che, ‘In origine ebraico fino al midollo, il Cristianesimo nel corso del tempo si è sbarazzato di quasi tutto quello che aveva preso dalla razza, così che quelli che considerano il Cristianesimo come la religione ariana hanno per molti aspetti ragione'[57]. Tali idee influenzarono l’ideologo nazista di spicco Alfred Rosenberg[58]. Tuttavia, Jung a quanto pare non ha mai abbracciato nessuna nozione pan-Ariana, e ha insistito su una divisione tra Oriente e Occidente a prescindere dalle componenti razziali nel primo. Qualunque sia la comunanza primordiale tra Indo-Ariani e Germanici, questa era stata da tempo subordinata alle distanze emerse nel corso dei millenni che si erano manifestate in una differenziazione degli archetipi. Dal punto di vista di Jung, era altrettanto insoddisfacente per un Germanico abbracciare la spiritualità Indica come lo era abbracciare l’ebraicità del Cristianesimo, poiché entrambi estranei alla psiche germanica. Come precedentemente accennato, Jung avrebbe in seguito scritto delle “varie nature di deboli istinti… che interessano la filosofia indiana e simili'[59], quando metteva in guardia sul carattere negativo dell’essere influenzati da archetipi stranieri. Questo è il motivo per cui Jung espresse la speranza nel lavoro del Movimento per la Fede Tedesca, ed evidentemente cercava un Wotanismo purificato.

Tuttavia il Movimento per la Fede Tedesca non arrivò mai vicino ai circoli di governo del Reich, e cercò senza successo di ottenere un certo tipo di riconoscimento come ‘vera espressione religiosa del Nazismo’[60]. Ciò che Hauer desiderava era la creazione di un ‘Gruppo di Lavoro Religioso della Nazione Tedesca’ che avrebbe compreso le chiese cristiane insieme al suo movimento, anziché essere in rivalità tra loro[61]. Nonostante la letteratura popolare che tentava di collegare il Nazismo al paganesimo, c’era ben poco sostegno da parte della leadership del Reich a favore dell’integrazione del Wotanismo nonostante i riti pagani e le allusioni al Wotanismo tra la Gioventù hitleriana, alcune influenze delle SS, e altrove. Anche se sprezzante della rinascita di una religione Wotanista, Hitler tuttavia vedeva il beneficio degli elementi wotanisti nel mostrare ai giovani ‘il potente opera della creazione divina’[62]. Ciò che Hitler desiderava da un punto di vista pragmatico era l’unione delle confessioni cristiane all’interno di una singola Chiesa del Reich con se stesso a capo di quella Chiesa[63], nello stesso modo in cui il monarca britannico è riconosciuto come capo della Chiesa anglicana[64]. Hauer del Movimento per la Fede Tedesca cercava il dialogo con il Cristianesimo Tedesco, come sopra indicato, e considerava un cristiano tedesco come più vicino al suo movimento di un pagano non tedesco[65]. Jung auspicava un approccio più netto da parte del Movimento per la Fede Tedesca, come corpo principale del Wotanismo in Germania. Non avrebbe visto niente di buono dalla suggestione di sfocare il contrasto tra Wotanismo e ‘Cristianesimo Ariano’, ma lo avrebbe visto come un ostacolo per l’evocazione della piena consapevolezza dell’archetipo Wotan.

Se applichiamo il nostro punto certamente di vista peculiare in modo coerente, siamo spinti a concludere che Wotan deve, nel tempo, rivelare non solo il lato irrequieto, violento, burrascoso del suo carattere, ma anche le sue qualità estatiche e mantiche – aspetto molto diverso della sua natura. Se questa conclusione è corretta, il Nazionalsocialismo non sarebbe l’ultima parola. Devono esserci, nascoste sullo sfondo, cose che non possiamo immaginare al momento, ma possiamo aspettarci che vengano visualizzate nel corso dei prossimi anni o decenni. Il risveglio di Wotan è un tuffo nel passato; il torrente è stato arginato ed è tornato nel suo vecchio canale. Ma l’ostacolo non durerà per sempre; è piuttosto un reculer pour mieux sauter, e l’acqua salterà l’ostacolo. Poi, finalmente, sapremo cosa dice Wotan quando ‘mormora con la testa di Mimir’[66].

Liberare una forza come quella rappresentata da Wotan rappresenta pericoli che Jung ha chiaramente riconosciuto. Come un fiume arginato, il suo scatenamento aveva il potenziale per seguire un corso di estatica energia creativa o la distruzione fino al punto di auto-distruzione. Ha il potenziale di nutrire o di annegare. Il pessimismo di Jung per quanto riguarda la situazione mondiale aumentò, e non vedeva nulla di buono nel mondo del dopoguerra, ossessionato dalla tecnologia, iper-razionalista. Egli era sconvolto dalla crescita del Comunismo, ma vedeva l’opposizione dell’Occidente ad esso come ‘totalmente fallita nella compensazione di idee’. Jung pensava che l’Occidente stava affrontando quattro problemi principali nella sua struttura profonda: la tecnologia, il materialismo, la mancanza di individualità e la mancanza di integrazione[67]. Wotan era stato invocato maldestramente da accoliti semi-coscienti e dunque respinto da Yahweh, e nulla si era risolto a favore dell’Occidente.

[1] Jung non ha mai ripudiato la sua lode per Franco e Mussolini. F McLynn, Jung: Una Biografia (Londra: Black Swan, 1997), pp 351-352..

[2] Martin Heidegger è un altro esempio primario. Vedere: Hugo Ott, Martin Heidegger: Una Vita Politica (Londra: Fontana Press, 1993).

[3] F McLynn, op. cit., pp. 228-229.

[4] C G Jung, ‘Wotan’, Neue Schweizer Rundschau, Zurigo, Marzo, 1936, No. 3.

[5] C G Jung, ‘Wotan’, Saggi su Eventi Contemporanei (Londra: Kegan Paul, 1947), Capitolo 1.

[6] C G Jung a Miguel Serrano, Zurigo, 14 Settembre 1960; in M Serrano, Jung & Hesse: Memoria di due amicizie (New York: Schocken Books, 1968), p. 84.

[7] C G Jung a M Serrano, ibid., pp. 84-85.

[8] D Cox, Psicologia Analitica: Introduzione al lavoro di C G Jung (Suffolk: Hodder and Stoughton, 1973), pp. 59-60.

[9] D Cox, ibid., p. 61.

[10] D Cox, ibid., p. 62.

[11] D Cox, ibid., pp. 63-64.

[12] C G Jung a M Serrano, op. cit., p. 85.

[13]T Ravenscroft, La Lancia del Destino (Maine: Samuel Weiser, 1973), J H Brennan, Il Reich Occulto (New York: Signet, 1974), F King, Satana e la Swastika (St Albans, Herts.: Granada, 1976), etc.

[14] J Toland, Adolf Hitler (New York: Doubleday & Co, 1976), p. 64.

[15] Ibid.

[16] Ibid.

[17] C G Jung, Opere (Princeton University Press, 1970), Volume 10, p. 185.

[18] C G Jung, Tipi Psicologici (Londra: Kegan Paul, 1933), p. 55.

[19] C G Jung, Opere, ‘Gli Archetipi e l’Inconscio Collettivo’, (1959) Vol. 9, Parte 1, p. 275.

[20] F McLynn, op. cit., p. 300.

[21] R Cavendish (ed.) Enciclopedia dell’Inspiegabile (Londra: Arkana, 1989), J Webb, ‘Carl Gustav Jung’, p. 129.

[22] C G Jung, Opere, Volume 10, op. cit., p. 237.

[23] C G Jung, ‘Wotan’, Saggi su Eventi Contemporanei, op. cit., Capitolo 1.

[24] Ibid.

[25] Prima della sua sovversione e deragliamento con droga e dottrine di sinistra, l’hippy-ismo era fiducia in se stessi, un movimento di ritorno alla terra, che fuggiva il modernismo e la tecnologia. In un recente documentario televisivo sugli hippy in Nuova Zelanda, dal titolo ‘Sporchi hippy sanguinosi’, uno dei pionieri di questo movimento in Nuova Zelanda parlava del fatto che il movimento fu distrutto dall’introduzione della droga, con ‘Americani che venivano a dare LSD gratis’. È interessante notare che l’uso di LSD da parte della CIA e il reclutamento del psichedelico guru Timothy Leary da parte dell’agente CIA Cord Meyer, è ormai ben noto.

[26] G Kennedy e K Ryan, Radici Hippy e sottocultura perenne (Ojai, California: Nivaria Press, 2004), p. 6.

[27] G Kennedy (editore) Figli del Sole: Antologia pittorica: dalla Germania alla California 1883-1949 (Ojai, California: Nivaria Press, 1998), p. 7.

[28] G Kennedy e K Ryan, Radici Hippy, op. cit., p. 15.

[29] C G Jung Speaking: Interviste e Incontri, (ed.) W McGuire & R F C Hull (Princeton, New Jersey: Princeton University Press, 1977), pp. 126-128.

[30] P Bishop (ed.) Jung In Contesto (Londra: Routledge, 1999). Vedasi: http://www.scribd.com/doc/6919618/JUNG-IN-CONTEXT1

[31] C G Jung, ‘Wotan’, op. cit.

[32] C G Jung, ‘Wotan’, Ibid.

[33] F McLynn, op. cit., pp. 46, 241.

[34] C G Jung, ‘Wotan’, op. cit.

[35] F Nietzsche (1885) Così parlò Zarathustra (Harmondsworth: Penguin Books, 1975).

[36] K H Gundarsson, ‘Il Folklore della Caccia Selvaggia e l’Ospite Furioso’, da una conferenza tenuta per la Cambridge Folklore Society presso la casa del dottor H R Ellis Davidson. Stampato in Mountain Thunder, numero 7, Inverno 1992.

[37] C J Jung, ‘Wotan’, op. cit.

[38] G Kennedy (ed.) Figli del Sole, op. cit., pp. 69-70.

[39] Houston Stewart Chamberlain, un Germanofilo inglese, il cui opus magnum, Fondamenti del XIX Secolo, fu un’influenza fondamentale sia sulla guglielmina Germania che per l’ideologia nazionalsocialista. Vedere: H S Chamberlain, Fondamenti del XIX secolo (Londra: John Lane, Co., 1911).

[40] C G Jung, ‘Wotan’, op. cit.

[41] Un’illustrazione della piramide di Lenin può essere vista: http://rst.gsfc.nasa.gov/Sect6/Sect6_12a.html.

[42] Si noti l’analogia con la celebrazione del Purim che commemora l’impiccagione di Haman come nemico di Israele, insieme ai suoi figli. Esther 7:9-10, 9:25.

[43] J Bacque, Crimini e Pietà: il destino dei civili tedeschi sotto l’Occupazione Alleata 1944-1950 (Londra: Little Brown & Co, 1997), passim.

[44] Vedi: K R Bolton, ‘Odino e l’imperativo faustiano’, qui. Wotan aveva anche assunto la forma del ‘Cristo Ariano’ e c’era una dicotomia irrisolta tra Wotan e questo cristianesimo gotico nella Germania di Hitler che non era risolto, ed è stato anche accennato nel saggio ‘Wotan’ nei confronti del Movimento per la Fede Tedesca. Si noti inoltre che Jung cita anche Wotan come ‘visto, piuttosto imbarazzato, nella riunione casalinga di una setta di gente semplice nella Germania settentrionale, travestito da Cristo seduto su un cavallo bianco’. Per quanto riguarda il conflitto tra Wotan e ‘Cristo Ariano’ nella Germania nazionalsocialista si veda: R Steigmann Gall, il Santo Reich: Concezioni naziste del Cristianesimo 1919-1945 (New York: Cambridge University Press, 2004), passim.

[45] Deuteronomio 2: 34, etc.

[46] C G Jung, ‘Wotan’, op. cit.

[47] Uno dei motivi principali per cui Jung aveva rotto con Freud era il fatto che riteneva che Freud stesse proiettando tratti ebraici in tutta l’umanità senza tenere conto di queste differenze. Questo, naturalmente, ha portato accuse di ‘antisemitismo’ contro Jung.

[48] C G Jung, Opere (New York: Pantheon Books, 1953), Vol. 7, p. 149, nota 8.

[49] C G Jung, ‘Wotan,’, op. cit.

[50] C G Jung, Memorie, Sogni, Riflessioni (New York: Pantheon books, 1961), p. 348.

[51] C G Jung, ibid., pp. 235-236.

[52] K R Bolton, ‘Alexis Carrel: Un Ricordo’, Counter-Currents, http://www.counter-currents.com/2010/11/alexis-carrel-a-commemoration-part-1/#more-6258

[53] A Carrel, L’uomo ignoto (Sydney: Angus e Robertson Ltd., 1937), Capitolo 1: 3.

[54] A Carrel, ibid., Chapter 1: 4.

[55] C G Jung, ‘Wotan’, op. cit.

[56] C G Jung, ibid.

[57] R Steigmann-Gall, op. cit., p. 108

[58] Alfred Rosenberg cercava di mostrare all’inizio del suo opus magnum (1930) che Gesù veniva da una regione che era stata insediata da ‘Nordici’ Amorrei, la Galilea (p. 6). Il problema con il Cristianesimo era l’influenza di Paolo che intraprendeva una missione consapevolmente ebraica, mentre Giovanni rappresentava lo ‘spirito aristocratico’. (Pp. 35-37). Il Mito del XX secolo (Torrance, California: La Noontide Press, 1982).

[59] C G Jung, Opere, 1953, op. cit.

[60] R Steigmann-Gall, op. cit., p. 110.

[61] R Steigmann-Gall, ibid.

[62] R Steigmann-Gall, ibid., p. 143.

[63] R Steigmann-Gall, ibid., pp. 188-189.

[64] R Steigmann-Gall, ibid., pp. 257-258.

[65] R Steigmann-Gall, ibid., p. 149.

[66] C G Jung, ‘Wotan’, op. cit.

[67] F McLynn, op. cit., p. 513.

Fonte: Woden: Riflessioni e prospettive, vol. 4, ed. Troy Southgate (Londra: Black Front Press, 2011).