PIETAS ETENA EUROPEA

Pietas etena

di Walter Baetke

Nella loro religione i nostri antenati onoravano poteri soprannaturali, la cui opera e influenza credevano di sentire – oltre che nel campo e nella foresta, nel cielo e nella terra – soprattutto nella loro vita. E questo è sempre stato l’elemento primario e più importante. L’uomo è infatti anche un figlio della Natura, ma è – in quanto essere dotato di parola e di intelletto – legato alla comunità in modo completamente diverso rispetto all’animale. I legami originali con la famiglia, il clan e il proprio popolo, in cui è nato, determinano la sua vita in un grado molto più alto rispetto ai suoi legami con la “Natura”, che è il campo della sua attività. Dalla comunità di popolo riceve la sua religione – come anche la sua lingua! Essa trasmette, nella cultura e nel mito – che egli apprende da essa – la sua relazione con la divinità. Ma più di questo: nel lavoro e nella lotta di questa comunità, nelle leggi che la regolano, nell’ordine che la lega, nei valori morali che detiene, è la volontà della divinità stessa a contemplare l’uomo. Qui, nella comunità, lo incontra per la prima volta; l’ordine e i giuramenti hanno la loro forza sacra e vincolante perché sono regolati secondo la vecchia fede degli dèi e si ergono sotto il loro controllo e la loro protezione.

Particolarmente suggestivi a questo proposito sono i messaggi delle saghe islandesi sulle feste sacrificali dei Norvegesi. Ai grandi festival annuali, apprendiamo, si sacrificava da un lato “per il raccolto” (o per un “buon anno”) e “la pace”, dall’altro lato per “la vittoria” e il governo del re. Questo dimostra che il sacrificio fatto dalla comunità di culto che rappresenta la comunità popolare era anche diretto alla vita e al destino di questa comunità. Il buon raccolto e la pace da un lato, la vittoria e il governo dall’altro: questo denota entrambi i pali attorno ai quali si muoveva la vita del popolo: il biologico-naturale e lo storico-politico. Qui la pace che abbraccia l’opera del contadino e culmina nella vendemmia, lì guerra, che, coronata dalla vittoria, genera onore e potere. Quando ci si avvicina agli dèi riguardo la festa sacrificale, si nota che si vedevano in loro datori e custodi di questi beni, di quei mezzi di tutto ciò che costituiva il fondamento, il contenuto e lo scopo della comunità di popolo. L’uomo europeo eteno credeva che la prosperità del suo lavoro pacifico – la coltivazione – così come il successo della vittoria in guerra, da cui dipendevano le circostanze di esistenza o di non-esistenza del popolo, erano nelle mani degli dèi.

Nella formula “til ars ok fridar” si trova, tuttavia, molto di più ci quanto ci dica la traduzione “per (buon) anno e pace”; perché la parola “pace” indica non solo lo stato di pace in contrapposizione alla guerra, ma anche l’ordine morale e giusto su cui riposa la normale vita pacifica della comunità umana. Difficilmente si può esprimere il significato religioso di quella vecchia formula meglio che con le parole di Schiller: “Sacro ordine, figlia benedetta del cielo, che lega il tutto libera e leggiadra e gioiosa”. Come gli dèi sono i donatori dei beni, i beni materiali, come sono i direttori della guerra, gli amministratori della vittoria e quindi i padroni del destino del popolo, così sono anche i guardiani della pace sacra che è ancorata nel diritto e nella legge.

È più difficile ottenere un’immagine dell’atteggiamento religioso interiore dell’uomo europeo eteno, di quella pietas unica al suo genere, di quanto si faccia rispetto alle forme di servizio religioso e all’effetto della religione sulla vita pubblica. La sacralità e la forza della divinità producono tra i credenti la sensazione di dipendenza. Ma questo sentimento di dipendenza dal suo dio era, per l’uomo europeo eteno, privo del servilismo dello schiavo. Piuttosto al contrario, era portato da una fiducia forte e coraggiosa. Nel norreno “Trua” (“fiducia”) si trova il termine per il credo religioso, e il dio che l’Islandese invocava maggiormente nelle tribolazioni e nelle difficoltà della vita, era chiamato il suo “fulltrui“. Significa colui che merita la piena fiducia. Come il norvegese Thorolf Mosterbart, molti uomini eteni di fronte a decisioni difficili cercavano il loro bene dal loro dio e ottenevano il suo consiglio. Se ci si riconosceva sotto la protezione del dio potente, era soltanto naturale che si vedesse in lui “l’amico” fidato. E abbiamo molte prove che soprattutto Thor godesse di questo apprezzamento. Astvinr (“caro amico”) è chiamato in una saga. Un rapporto così bello e degno non sminuisce la distanza tra l’uomo e dio, su cui riposa tutta la pietas; ma una pietas che veniva da colui che dava all’uomo la sicurezza e la forza; questa è la caratteristica più nobile nel quadro della religione europea etena.

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ETENISMO

Etenismo

di Else Christensen

È stato detto che la religione in un uomo è la sua caratteristica fondamentale; essa determina i suoi pensieri e quindi le sue azioni. Per religione qui non si intende il credo della Chiesa che egli sostiene, ma ciò che egli realmente crede – la sua visione generale della vita, come vede il suo ruolo nel mondo, il suo dovere e destino, e la sua relazione con l’universo. In breve, il modo in cui si sente spiritualmente legato al mondo ‘invisibile’. Se conosciamo la filosofia religiosa di un uomo, sappiamo molto su che tipo di persona è, su ciò che vuole o non vuole.

Esattamente lo stesso vale per una nazione di uomini, pertanto diventa importante osservare i concetti religiosi che essa ha, per ottenere una visione della vera anima della nazione, poiché dalla sua spiritualità collettiva derivano gli atteggiamenti e la condotta della gente. La visione religiosa di una persona, una tribù o una nazione, determina così le azioni, o non azioni, che queste possono prendere.

Tenendo ciò a mente, guardiamo al Wotanismo, le credenze religiose dei nostri antenati, per vedere quali erano le loro nozioni sulla vita e la parte che ha giocato nello schema generale delle cose. Il fatto che fossero credenze etene ha giocato, almeno durante i secoli cristiani, a loro discapito fin dall’inizio. Tutto l’Etenismo, non solo le credenze dei nostri padri, è stato bollato dai Cristiani zelanti come ciarlatano, stregoneria maligna, o opera del diavolo. Alcuni culti religiosi indubbiamente sono per lo più ciarlatani, ma questo non giustifica il mettere tutti i rami dell’Etenismo sotto l’idiozia e la ciarlataneria. Questa appare nelle fasi decadenti di una civiltà piuttosto che nelle fasi creative e, purtroppo, dobbiamo ammettere che nel nostro tempo tali culti stnano spuntando ovunque. Il ciarlatano non ha qualità positive, è una malattia culturale. Ma le idee eteniste non possono banalizzate come ciarlataneria, o opera del diavolo (qualora accettassimo la nozione cristiana secondo cui esiste un simile personaggio!)

E neanche possiamo relegare l’Etenismo interamente al regno dei miti e delle allegorie. Anche se questo può essere più vicino alla verità rispetto alla teoria del culto, è difficile credere che i nostri antenati, che in tutte le altre questioni erano molto realistici e pragmatici, abbiano lasciato che allegorie o misticismo poetico rappresentassero i loro concetti spirituali per quanto riguarda la vita e morte, o il loro codice di condotta generale.

Questo in effetti non suona per niente fedele a quel carattere. L’uomo europeo di un tempo non viveva o moriva credendo alle allegorie; la vita era una faccenda seria in quei giorni, e un serio, realistico orientamento spirituale era ciò di cui avrebbe avuto bisogno. Così, per quanto strano possa sembrare ai nostri contemporanei che si aggrappano alla fede giudaico-cristiana, cerchiamo qui di affermare che i nostri antenati, essendo sani di mente e con gli occhi aperti, credevano nel Wotanismo, e partiamo da lì.

Naturalmente il Wotanismo, come l’Etenismo in generale, simboleggia ciò che pensavano di conoscere dell’universo. Tutte le religioni lo fanno, è un dato di fatto, compreso il Cristianesimo. Ma i simboli, o allegorie se si desidera, non possono essere considerati l’origine o la causa in movimento di quei pensieri, sono piuttosto il risultato di tali agitazione della mente. I nostri antenati volevano chiarire ed esprimere le loro idee sul loro ambiente naturale; avevano bisogno di sapere cosa fare, che corso prendere. I miti simbolici, dunque, esprimono piuttosto le cose di cui si sono sentiti certi in base al loro livello di conoscenza e di intuizione, e queste sono le nozioni di particolare interesse per noi.

Il primo pensatore pagano era di mentalità aperta; il mondo intorno a lui, di cui si sentiva parte integrante, era tutto ciò che conosceva, ma l’enorme varietà di luoghi, suoni e forme che chiamiamo collettivamente Natura, non era ancora classificato ed etichettato; tutte queste impressioni meravigliose o terrificanti lo affollavano – bellissime, impressionanti, indicibili. Anche se oggi spieghiamo l’universo da eruditi, come se sapessimo tutto su di esso, dobbiamo ammettere che, nonostante tutti i nostri studi scientifici (e abbiamo percorso una lunga strada dal primo pensatore pagano), ancora non sappiamo esattamente di cosa stiamo parlando. Siamo in grado di descrivere molti fenomeni universali, siamo in grado di manipolare un pari numero di essi, ma non possiamo ancora dire esattamente da dove vengono o dove vanno le energie cosmiche – l’universo rimane un miracolo – meraviglioso, imperscrutabile, magico.

Il primo pensatore pagano non sapeva molto rispetto a noi, e nonostante ciò dobbiamo ancora chiederci quanto siamo lontani e quanto ancora possiamo imparare? Che ci sia una forza, una complessità millenaria di forze, un’energia eterna, cosmica, una forza vitale che governa l’organismo più minuto e le galassie del blu laggiù. Anche gli atei accettano questo, mentre i cristiani postulano che è opera del loro Dio Geova. Ma il senso naturale dell’uomo, se questi sarà onesto, lo sperimenta come una cosa vivente, una forza santificata verso la quale l’atteggiamento naturale è di timore e culto, se non con riti e rituali, quindi con rispetto e riverenza. Il mondo era, ed è tuttora, per il pensatore pagano, misterioso e sacro, perché è la forza sacra che dà vita a tutta la Natura. Questo è il tema centrale di tutto il paganesimo, riverenza e amore per la forza divina – questo magico, meraviglioso potere, perché, come dice Carlyle, il culto è meraviglia trascendente, meraviglia per la quale non vi è alcun limite o misura.

Il nostro attuale approccio materialistico e scientifico alla Natura ha offuscato, se non completamente cancellato, questo sentimento di stupore e di ammirazione; un albero per il business moderno significa determinati piedi di tavolo o libbre di carta, un acro di terra un determinato bene immobile. Ma l’uomo primitivo, vedendo se stesso come parte del tutto, era più prontamente in grado di sentire la divinità nella Natura. E il primo pensatore pagano naturalmente trasmetteva le sue idee ai suoi simili; egli fu il veggente il cui pensiero risvegliò negli altri uomini la capacità di pensare e comprendere. Era l’eroe spirituale che disse ad alta voce ciò che gli altri avevano solo debolmente sentito nei loro cuori, ma mai articolato. E, come commenta Carlyle, pensieri una volta risvegliati, non cadono di nuovo in sonno, ma crescono e generano nozione su nozione, sviluppandosi infine in sistemi di pensiero, nella filosofia.

Wotan è la figura centrale del paganesimo scandinavo, il dio eroe come divinità, la più antica forma di culto degli eroi. Tuttavia, Jacob Grimm, l’esperto tedesco della mitologia teutonica, sostiene che Wotan, il nome tedesco di Odino, non indica un uomo o un eroe; il nome, dice, è etimologicamente collegato con il Latino vadere (inglese wade) e significa movimento, o fonte di movimento, il potere, una manifestazione del più alto Dio come ‘motore delle cose’. Se accettiamo questa spiegazione, e sembra ragionevole accettare la parola di un simile esperto altamente competente, Wotan diviene così il nome Ariano per la forza vitale cosmica, l’energia eterna che è l’unica e originale fonte di movimento.

L’originale ‘Wotan’, è quindi da considerare la forza di vita impersonale, e non un dio-eroe. Ma questo non significa che nessun eroe con il nome di Wotan sia mai vissuto; al contrario, sembrerebbe abbastanza naturale che in qualsiasi periodo di tempo un particolare individuo, un eroe spirituale eccezionale, sia stato ‘motore delle cose’, e quindi, come espressione di onore e di rispetto, potesse essere chiamato Wotan. È ben noto che se una persona è stata straordinariamente dotata o abile in vita, non vi è quasi alcun limite alle sue abilità e imprese dopo la sua morte; la gente accorderà a lui tutti i tipi di poteri e saggezza e, infine, costruirà i propri miti intorno a un eroe-motore di tutte le cose; si evolverebbe naturalmente in Wotan Padre di Tutto.

Questo sarebbe ben in linea con un esempio dalla Heimskringla, una saga scritta da Snorri Sturluson in cui Wotan è raffigurato come un eroe-re dalla regione del Mar Nero che con i suoi dodici guerrieri viaggiò verso l’Europa del Nord; questo Wotan si dice abbia fondato la città danese Odense dove visse per molti anni; in seguito si trasferì in Svezia e alla fine morì vicino a Uppsala verso l’inizio della nostra era comune. Storie simili sono raccontate da altri storici come Saxo.

Il concetto di Wotan come espressione della forza vitale e anche come eroe e padre degli dèi e dell’uomo ha causato una certa confusione e ha reso le Edda difficili da capire, cosa che è stata in parte la ragione per cui il Wotanismo sia stato declassato a sciocchezze altrettanto incomprensibili. Ma, come nota Carlyle, le Edda non sono un sistema coerente di pensieri, devono essere considerate come la sommatoria di diversi sistemi che si susseguirono, costruiti uno sull’altro, nel corso di molti secoli, con ogni generazione che aggiungeva all’ordine organico esistente. Anche le relative aree di terre coinvolte devono essere prese in considerazione. Il Wotanismo era il principale credo religioso di tutto il Nord Europa e parte delle regioni centrali, nonché delle Isole Britanniche.

Inoltre non dobbiamo dimenticare che non era solo l’eroe-dio un ‘motore’, ma l’atteggiamento di tutto il popolo era di muovere le cose, così come se stessi; e si diffusero in tutto il mondo conosciuto, cosa abbondantemente provata attraverso reperti archeologici in molti luoghi lontani.

Questi primi Europei, che per lo più sono stati stereotipati come guerrieri rozzi e feroci, sono stati infatti, oltre che ottimi spadaccini, anche organizzatori, costruttori domestici e coloni. Carlyle cita che possiamo trovare titoli come ‘Il Taglialegna’ o ‘L’Abbatti-Foreste’, a indicare che questi eroi erano interessati ad altre cose più che allo stuprare le donne e uccidere i bambini. E dovunque andarono, portarono con sé i loro precetti religiosi; senza contatto con la patria, ed esposti a nuove influenze, ci si dovrebbe aspettare che alcuni cambiamenti abbiano avuto luogo nel corso degli anni. Questo sarebbe un motivo molto naturale per qualsiasi mancanza di coesione o storie e nozioni trovate contraddittorie quando, per esempio, si confrontano i miti del Baltico con quelli della Scandinavia o della Germania. L’Irlanda è stata cristiana molto presto, se non nel primo secolo d.C. allora almeno nel secondo; molti monaci irlandesi percorsero in lungo e in largo le isole, così come il continente, e i miti britannici, quindi, in una fase precoce divennero fortemente influenzati dal Cristianesimo, una cosa che ha ulteriormente aggiunto difficoltà alla comprensione di alcuni di essi.

L’essenza del Wotanismo, come di tutto l’Etenismo, è l’accettazione della Natura come divina e dell’uomo come appartenente alla Natura e quindi partecipe in questa divinità. Esisteva una comunione naturale tra l’uomo e le misteriose, invisibili potenze della Natura; ora, questi sentimenti sono stati espressi in base al livello di intelligenza e di comprensione della gente interessata, i nostri antichi antenati guardavano la natura con gli occhi aperti ma non sono stati intimoriti da queste forze potenti; essi non temevano gli dei, ma li guardavano come poteri da amare e rispettare – dèi che potevano essere aspri ma imparziali – e se seguissimo le regole, per così dire, trarremmo beneficio da queste forze; tuttavia, se avessimo oltrepassato la linea, le conseguenze seguirebbero rapidamente, e talvolta sarebbero state letali.

Ma esattamente questo concetto è una delle caratteristiche più notevoli dei nostri antenati, una che è dolorosamente scomparsa oggi: questa indiscussa volontà di assumersi la piena responsabilità delle proprie azioni, una responsabilità volontaria, totalmente assente nei nostri odierni leader religiosi e politici. In realtà nulla potrebbe essere più lontano dalle loro menti che accettare la responsabilità per le loro azioni. Dopo che i politici hanno gestito l’economia della città fino ad affossarla, chi osano suggerire debba pagare per la loro incompetenza e cattiva gestione? – I cittadini – o perdendo il loro lavoro come dipendenti pubblici, o con tasse più elevate, o entrambe le cose – i cittadini il cui unico ‘crimine’ è stato fidarsi dei loro rappresentanti eletti perché si prendessero cura della città; questo, naturalmente, può essere giudicato piuttosto ingenuo, ma anche allora ci si potrà chiedere che tipo di ‘uomini’ siano questi politici.

Tale atteggiamento non può essere più in contrasto con il modo di pensare etenista; ogni persona adulta, uomo o donna, deve accettare la responsabilità per le sue azioni, e anche i bambini devono imparare a farlo, secondo il loro livello di comprensione.

Siamo ben consapevoli del fatto che ‘responsabilità’ sia una parolaccia nel mondo di oggi. Tuttavia, suggeriamo che prima ritorniamo ai precetti eteni e accettiamo la responsabilità delle nostre azioni e chiediamo lo stesso dagli altri, specialmente i leader delle nostre comunità, meglio staremmo. Non spetta a terze parti, divine o umane, essere responsabili di ciò che si fa o non si riesce a fare, ma strettamente a noi e nessun altro essere responsabili per le nostre azioni; questa era la via dei nostri padri, e dovrebbe diventare di nuovo il nostro codice di condotta.

OSTARA

Ostara_by_Johannes_Gehrts

Ostara la Fruttifera, ti diamo il benvenuto, confortaci con il tuo spirito eterno e appari in beltà all’alba di ogni giorno. Ostara vivente, principio di vita, sorgendo all’orizzonte del levante riempie Midgard con luce foriera di vita, bellissima e radiosa, alta e scintillante su ogni landa, i suoi raggi circondano Midgard, ai confini di tutto ciò che gli Déi ci hanno dato.

WOTAN COME ARCHETIPO: Il saggio di Carl Jung

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di Kerry Bolton

Nell’atmosfera di denazificazione che seguì la Seconda Guerra Mondiale, Carl Jung, fondatore della psicologia analitica, si ritrovò accusato di avere simpatie ‘naziste’. Essendo Jung un uomo di ‘Destra’[1], il suo saggio che spiegava l’hitlerismo come un’evocazione di Wotan quale archetipo represso dell’inconscio collettivo tedesco lo mise nella lunga lista di intellettuali sospetti accusati di essere apologeti del Nazionalsocialismo[2]. Egli ebbe la fortuna di trovarsi in una nazione neutrale in seguito alla Seconda Guerra Mondiale.

Di certo, la scuola di psicologia di Jung non è cara alla sinistra in generale e al gran numero di Ebrei nel campo della psicologia. Un recente biografo racconta di Jung che ha la peggio con il suo mentore Sigmund Freud:

Freud stesso era incline a credere che i suoi problemi con Jung esemplificassero un’incompatibilità generale tra Ebreo e Gentile, che Jung odiasse ‘l’ebraicità’ della psicoanalisi e volesse sostituirla con una versione cristianizzata. Qui vi era davvero dell’ironia. Freud aveva voluto Jung come apostolo dei Gentili, per evitare che la psicoanalisi diventasse una setta ebraica. Ma Jung svolse il ruolo di San Paolo in un senso del tutto diverso. Proprio come Paolo aveva sostituito una ‘cristologia’ neoplatonica agli insegnamenti originali di Gesù, così Jung propose una psicoanalisi purgata degli elementi che avevano mantenuto il freudismo ghettizzato come un costrutto di Ebrei viennesi[3].

Quindi, quando Jung diede la sua lezione su Wotan, che fu pubblicata nel 1936[4], e ripubblicata dopo la guerra come parte di una raccolta di osservazioni analitiche sul mondo moderno[5], lo fece come un medico che diagnostica un fenomeno, non come un crociato politico. Egli stava offrendo osservazioni e spiegazioni in maniera distaccata, scientifica, cosa sempre difficile da capire per molti nel mondo accademico.

Archetipi

La concezione di Jung della psiche come comprendente tre “livelli”, tra cui l’inconscio collettivo, è brevemente illustrata nel mio saggio ‘Odino e l’imperativo faustiano’, in cui viene citato anche il saggio di Jung, ‘Wotan’. Gli archetipi, nella psicologia junghiana, sono prototipi di simboli che vengono ereditati e si trovano all’interno dell’inconscio. Questi simboli trascendono la psiche individuale e sono ereditati dalla collettività dei nostri antenati. Sono entrambi, quindi, universali al livello più primordiale, nel senso che c’è una ‘umanità’, e sono anche razzialmente specifici, nel senso che la ‘razza umana’ si è differenziata (supponendo che non sia sempre stata così) e differenziata ulteriormente in termini di cultura.

Wotan è un archetipo germanico dell’inconscio collettivo. Nello spiegare l’influenza delle forme psichiche sull’umanità, Jung tornò all’archetipo di Wotan in una lettera al suo amico, il diplomatico e scrittore cileno Miguel Serrano. Jung, mentre scriveva questo, nel 1960, stava tentando di suggerire rimedi per la difficile situazione moderna dell’uomo civilizzato. Rifuggendo la società di massa accelerata dalla tecnologia, Jung affermava che l’uomo moderno, o almeno l’Occidentale, deve cercare di trovare la sua identità individuale senza ritirarsi in un iper-individualismo: ‘Può solo scoprire se stesso quando è profondamente e incondizionatamente legato ad alcuni, e in genere legato a un gran numero di individui, con i quali ha la possibilità di confrontarsi e dai quali è in grado di discriminare se stesso‘[6].

All’interno di questa ampia associazione dell’individuo ci sono strati di esperienza ancestrale ereditaria trasmessa attraverso i millenni; depositati nell’inconscio personale dell’individuo, come parte stessa dell’inconscio collettivo, vi sono i motivi ricorrenti che diventano protosimboli o archetipi. La psiche è come un magazzino di ricordi non solo relativi alle proprie esperienze, ma anche alle esperienze collettive dei propri antenati, abbracciando il più ampio senso di razza e cultura, e in ultima analisi, la storia di una memoria più universale al suo livello più elementare, universale. Gli strati della psiche potrebbero essere considerati analoghi agli strati del cervello umano, che è la registrazione fisiologica dell’evoluzione cerebrale che include il più primordiale, il sistema limbico e il nucleo centrale, e il più recente, la corteccia cerebrale.

Secondo Jung, ‘Dei, demoni e illusioni’ sono nomi per gli abitanti ereditari della psiche, individualmente e collettivamente:

Esistono e operano e nascono di nuovo ad ogni generazione. Essi hanno un’enorme influenza sulla vita individuale e collettiva e, nonostante la loro familiarità, sono curiosamente non umani. Quest’ultima caratteristica è il motivo per cui essi erano chiamati Dei e Demoni in passato e perché sono compresi nella nostra epoca ‘scientifica’ come manifestazioni psichiche degli istinti, in quanto essi rappresentano atteggiamenti abituali e forme di pensiero che si verificano universalmente. Sono le forme basilari, ma non le immagini manifeste, personificate o comunque concretizzate. Essi hanno un alto grado di autonomia, che non scompare quando le immagini manifeste cambiano[7].

I complessi psichici repressi continuano ad influenzare non solo l’individuo, ma anche la collettività. È comunemente abbastanza noto che la repressione provoca la malattia mentale in un individuo. Tuttavia, lo stesso principio vale per la repressione in intere nazioni e culture. Se questi complessi repressi non vengono identificati e integrati, si manifestano in altri modi, piuttosto malsani. Una spiegazione junghiana della repressione è che:

C’è consenso sul fatto che molte delle cose nell’inconscio siano divenute inconscio a seguito della repressione […]. Questo significa che ci sono alcune cose che sono inconscio che, in un momento o in un altro, sono state consapevoli, e ‘la repressione’ è una parola usata per indicare che questo è successo. La repressione è strettamente connessa con il dimenticare.

[…]anche se forse abbiamo dimenticato qualcosa, vi è un senso importante in cui esso è ancora ‘lì’, nella nostra psiche, e questo è ciò che intendiamo dicendo che è inconscio[8].

Le cose che vengono represse sono quelle che minano la nostra immagine di noi stessi se le abbiamo ricordate[9]. Quindi, i Germanici, essendo stati un popolo cristiano per secoli, sono stati tenuti a reprimere il loro paganesimo ancestrale, e Wotan è diventato così un archetipo relegato ‘all’ombra’ di quell’inconscio collettivo popolare, ma continua comunque ad esistere. La repressione può svolgere un ruolo nel sano sviluppo individuale, ma è di solito indesiderabile. Il junghiano David Cox, continua:

Il primo motivo per cui la repressione porta più danni che vantaggi è che significa perdere una parte di se stessi. Quando abbiamo totalmente dimenticato qualcosa che abbiamo pensato o fatto, o qualcosa che ci è accaduto, non è semplicemente una questione di dimenticare quella cosa, ma anche il nostro rifiuto di vedere che siamo il tipo di persona capace di comportarsi nel modo in cui abbiamo fatto […]. Può essere che ci siano cose che sarebbero così distruttive per il carattere di un uomo se non fossero represse che è molto meglio che lo rimangano, ed è certo che ci sono momenti giusti per tutto, al punto che può essere meglio non recuperare una memoria repressa in un momento particolare.[10]

La seconda ragione per cui la depressione rischia di avere conseguenze negative è che,

[…]anche se il risultato della repressione può essere che noi non conosciamo una particolare tendenza dentro di noi, quella tendenza è ancora lì ed è responsabile nell’interferire con i nostri obiettivi coscienti. […] Le tendenze represse sono in grado di causare tutti i tipi di distorsioni particolari nel nostro comportamento, proprio perché non sappiamo di loro. Quando ci rendiamo conto che abbiamo tendenze di un particolare tipo possiamo fare qualcosa per cercare di controllarle, ma fintanto che restano inconsce non possiamo esercitare alcun controllo su di esse[11].

Nella comprensione dei concetti di repressione, ombra e inconscio collettivo, si comincia a capire perché Jung si avvicinò all’hitlerismo con un atteggiamento di speranza, in quanto questa era una manifestazione su scala di massa che individuava potenzialmente un’intera nazione tramite la scoperta dell’archetipo, e lo canalizzava nel bene conscio, piuttosto che lasciarlo incancrenire in maniera sotterranea e, in ultima analisi, distruttiva. Tale innalzamento di coscienza era, a prescindere dal risultato finale, una necessità, perché i Germanici avevano ancora questi complessi irrisolti che stavano entrando nell’era tecnologica. E sembra essere stato svegliato qualcosa dalla ferocia combinata alla tecnologia della Prima Guerra Mondiale, e come la poesia (citata in basso) del soldato Hitler indica, lui era già co-conscio di questo nel 1914.

Quando un paziente cerca l’assistenza di un analista, quest’ultimo mira a portare alla coscienza i complessi repressi che influenzano inconsciamente l’individuo. Lo stesso modello di ricordi e di complessi repressi risiedono nell’inconscio collettivo di un popolo. Jung, nel testimoniare la rinascita di massa delle passioni primordiali germaniche, chiamava l’archetipo ‘ombra’, o aspetto represso dei Germanici, col nome di ‘Wotan’. Per Jung questo era di maggior rilevanza rispetto a uno studio dei fenomeni sociali, politici ed economici per comprendere la mobilitazione di massa improvvisa e spesso frenetica dei Tedeschi sotto Hitler. Di Wotan, Jung dichiarava a Serrano che:

Quando, per esempio, la fede nel Dio Wotan svanì e nessuno pensava più a lui, il fenomeno originariamente chiamato Wotan rimase; non è cambiato nulla tranne il suo nome, come il Nazionalsocialismo ha dimostrato su vasta scala. Un movimento collettivo è costituito da milioni di individui, ognuno dei quali mostra i sintomi del Wotanismo e dimostra in tal modo che Wotan in realtà non è mai morto, ma ha mantenuto la sua vitalità ed autonomia originale.

La nostra coscienza immagina solo che ha perso i suoi dèi; in realtà sono ancora lì e hanno solo bisogno di una certa condizione generale che li riporti in pieno vigore. Questa condizione è una situazione in cui sia necessario un nuovo orientamento e adattamento. Se questa domanda non è chiaramente compresa e non viene data nessuna risposta corretta, l’archetipo, che esprime questa situazione, entra in gioco e riporta la reazione, che da sempre caratterizza questi tempi, in questo caso Wotan[12].

Mentre molto di sensazionalistico è stato scritto su Hitler posseduto dai demoni, o controllato da forze occulte, ecc. [13], dal punto di vista junghiano è rilevante chiedersi se Hitler fosse l’individuo attraverso il quale l’archetipo Wotan veniva ‘portato di nuovo in tutta la sua forza’, che si manifesta in ‘un nuovo orientamento e adattamento’. Hitler sembra essere stato consapevole della forza Wotanistica che prendeva coscienza nelle trincee della Prima Guerra Mondiale, quando scrisse una ‘strana poesia’ [14] durante l’autunno del primo anno di questa guerra:

All’improvviso nella note d’amarezza
Vedo la quercia di Wotan,
Avvolta nel suo silenzioso splendore.
Forgiante un’alleanza coi poteri misteriosi
La luna nel suo magico incanto,
Traccia le Rune.
Tutto ciò che di giorno è stato
Pieno d’impurità
Diventa percettibile dinanzi
Alla formula magica.
In questo modo, i falsi,
Sono separati dai leali.
Ed io mi ritrovo
Davanti ad un Padiglione di spade.[15]

La poesia sembra una scelta e iniziazione di Einherjar di Wotan nelle trincee della guerra in preparazione per i battaglioni dalle camice nere e brune che dovevano essere formati in gran parte da veterani. Toland osserva che un paio di settimane più tardi Hitler ‘fece una profezia portentosa ai suoi compagni: “Udirete molto su di me. Aspettate solo fino a quando arriva il mio tempo”‘[16].

Degli attuali problemi del moderno uomo occidentale che era entrato nell’era tecnologica senza aver integrato gli strati psichici delle epoche precedenti, e che quindi restavano repressi, i Tedeschi erano i più problematici. L’impiallacciatura cristiana imposta era più sottile tra loro rispetto che tra altri, secondo Jung, e gli dei pagani più vicini alla superficie. L’archetipo represso di Wotan aveva reso i Tedeschi  una collettività incline all’isteria di massa, cosa che non impediva, tuttavia, una vita generalmente normale, proprio come l’individuo isterico potrebbe generalmente essere normalmente funzionale. È stata riconosciuta nella storia come furor Germanicus, e questo era quello che Hitler stava incanalando[17]. Quando Jung scrisse il suo saggio su Wotan lo fece allo scopo di mostrare come le sue teorie sull’inconscio collettivo si fossero verificate. Era un avvertimento per l’uomo moderno per riconoscere e integrare ciò che era stato represso prima che gli archetipi ‘ombra’ prorompessero in maniera schiacciante e distruttiva.

Il concetto di ‘ombra’ è importante nella psicologia analitica. Pur connotando ‘l’ombra’ tutto ciò che di oscuro e diabolico è stato represso dall’uomo civilizzato, essa svolge anche impulsi creativi e istinti sani. Secondo Jung, tutti gli archetipi sviluppano effetti favorevoli e sfavorevoli. Essi riflettono una polarità o quello che Jung chiama complexio oppositorum. [18] L’analista junghiano cerca di unire questi opposti contrastanti all’interno dei singoli per creare una persona integrata o totale, o ciò che in psicologia junghiana si chiama ‘individuazione’; ciò che Jung ha chiamato persona ‘intera’[19]. Questo potrebbe anche essere visto come la controparte psicologica della dialettica hegeliana della storia: quella di tesi, antitesi e sintesi. L’analogia viene ripresa da McLynn, che scrive che ‘individuazione’ è: ‘come nel sistema di Hegel, l’auto-realizzazione del principio finale del mondo, che in termini di Jung è la psiche oggettiva. Il sistema di Jung è quindi una versione psicologica dell’oggettivazione della storia di Hegel‘[20]. Questo è il motivo per cui Jung sosteneva un approccio ‘aspettare e vedere’ riguardo l’ascesa dell’Hitlerismo, invece che denunce immediate e isteriche, essendo un potenziale dispiegarsi di una dialettica psicologica ed esistendo la possibilità di una individuazione collettiva per un intero popolo. Si potrebbe anche fornire un esempio di come l’uomo possa entrare nell’era tecnologica, in cui, come affermano gli junghiani, la sua psiche è ancora influenzata da strati precedenti di esperienza psichica inconscia risalente a millenni.

Il saggio di Jung: ‘Wotan’

Il saggio ‘Wotan’ fu scritto nel 1936, tre anni dopo l’elezione di Hitler. Jung aveva contatti con il Movimento della Fede Tedesca, alleato dell’hitlerismo, e conosceva il suo leader Jacob Hauer, che aveva frequentato le Conferenze Eranos ad Ascona, in Svizzera, dove aveva impressionato Jung con i suoi discorsi sull’inconscio razziale utilizzando come predicato il concetto di Jung dell’inconscio collettivo[21]. Jung insistette anche dopo la guerra sul fatto che dal momento che ogni archetipo contiene sia il bene che il male, era impossibile sapere immediatamente quale corso avrebbe preso il Nazionalsocialismo[22]. Per quanto riguarda il saggio in sè, Jung aveva osservato che in Germania ‘è un antico dio della tempesta e dalla frenesia, quel Wotan da lungo tempo quiescente, [che] deve svegliarsi, come un vulcano spento‘[23], mentre nella Russia Sovietica un culto della scienza che si manifesta anche in una eruzione violenta contro la metafisica.

La manifestazione embrionale era stata osservata all’indomani della Prima Guerra Mondiale tra i giovani tedeschi, che vagavano nella campagna per raggiungere la comunione con la natura, tornando alla filosofia pagana in un mondo di tecnologia che era diventato nichilista. Jung osservò che anche i riti Wotanisti avevano partecipato alla manifestazione:

Lo abbiamo visto prendere vita nel Movimento Giovanile Tedesco, e proprio all’inizio il sangue di diverse pecore è stato versato in onore della sua risurrezione. Armati di zaino e liuto, giovani biondi, e, talvolta, anche ragazze, potevano essere visti come viandanti inquieti su ogni strada da Capo Nord alla Sicilia, fedeli seguaci del dio itinerante[24].

Jung si qui riferiva al genericamente chiamato Wandervogel e altri gruppi simili che si ribellarono contro il materialismo borghese, che inizia nel tardo 19° secolo. Fu l’inizio di un movimento di reazione contro il mondo moderno, che finì per contribuire alla nascita del movimento hippy nel corso del 1960 e 1970[25], fortemente influenzato da immigrati tedeschi[26]. Gordon Kennedy si riferisce direttamente a questo ritorno alla natura che si manifesta in Germania tra i giovani per la rinascita del paganesimo germanico e di Wotan e altri Dei antichi[27]. Kennedy e Ryan descrivono questo come ‘un enorme movimento giovanile che era sia antiborghese che Pagano teutonico nel carattere, composto in maggioranza dai figli della classe media tedesca, organizzati in bande autonome'[28].

La rinascita atavica avrebbe potuto prendere forme diverse da quella dell’hitlerismo, ma come osservarono Jung e altri, Hitler era un mago, uno ‘sciamano’, e un ‘avatar'[29], in grado di dare forma ed espressione alla ‘ombra’ germanica. Nel 1937 Jung descrisse Hitler come ‘un medium… il portavoce degli Dei dell’ antichità…[30]’

Dal Wandervogel e simili movimenti di giovani insoddisfatti, la rivolta atavica fu rilevata dalle masse di disoccupati, tra i quali vi erano molti veterani di guerra, il cui vagare non era tra le colline e le campagne, ma per le strade depresse della Germania di Weimar.

Più tardi, verso la fine della Repubblica di Weimar, il ruolo dell’errante fu preso dalle migliaia di disoccupati, che potevano essere incontrati in tutto il mondo nei loro viaggi senza meta. Nel 1933 non vagavano più, ma marciavano a centinaia di migliaia. Il movimento di Hitler portò letteralmente tutta la Germania ai suoi piedi, dai bambini di cinque anni ai veterani, e produsse uno spettacolo di una nazione che migrava da un luogo all’altro. Wotan il viandante era in movimento. Poteva essere visto, piuttosto imbarazzato, nella riunione casalinga di una setta di gente semplice nella Germania settentrionale, travestito da Cristo su un cavallo bianco. Non so se queste persone fossero a conoscenza della connessione antica di Wotan con le figure di Cristo e Dioniso, ma non è molto probabile[31].

Wotan, il viandante, aveva ispirato i Wandervogel e altri giovani, come Kenndey e Ryan hanno dichiarato nel loro studio del movimento di contro-cultura. Egli ora aveva assunto il suo ruolo di leader della Caccia Selvaggia, come il suo ‘Avatar’ cominciava a raccogliere le masse vagabonde, senza meta:

Wotan è un vagabondo senza riposo che crea inquietudine e provoca liti, ora qui ora là, e opera la magia. Fu presto trasformato dal Cristianesimo nel diavolo, e continuò a vivere solo in evanescenti tradizioni locali come un cacciatore spettrale che era visto con il suo seguito, tremolante come un fuoco fatuo nella notte tempestosa.[32] […].

Con l’imposizione del rivestimento cristiano in un popolo il cui Dio era stato cacciato nelle ‘ombre’, in attesa di essere evocato, Wotan aveva continuato a far sentire la sua presenza nelle periferie della coscienza dei Germanici come una figura sfuggente, il capo della Caccia Selvaggia, che era ora richiamato a espressione cosciente nel suo ruolo di Dio preminente. Jung afferma che Wotan era stato tenuto in sospinto da figure letterarie della Germania, e in particolare da Nietzsche, che era un’influenza fondamentale sul pensiero di Jung[33]. La forza Wotanica era stata troppo spesso identificata con la sua forma classica Dionisiaca dal mondo accademico, ma ci sembra poco puntuale riferirsi a un archetipo classico per descriverne uno germanico, se non come mezzo di analogia. Jung affermò in merito a questa tradizione letteraria come essa abbia mantenuto viva la forza Wotanica, anche se in modalità classica:

I giovani tedeschi che celebravano il solstizio con sacrifici di pecore non furono i primi a sentire il fruscio della foresta primordiale dell’inconscio. Essi sono stati anticipati da Nietzsche, Schuler, Stefan George, e Ludwig Klages. La tradizione letteraria della Renania e il paese a sud del Meno ha un timbro classico di cui non è facile sbarazzarsi; ogni interpretazione di ebbrezza ed esuberanza è suscettibile ad essere ricondotta a modelli classici, a Dioniso, al peur aeternus e all’Eros cosmogonico. Non c’è dubbio che interpretare queste cose come Dioniso suoni meglio alle orecchie accademiche, ma Wotan potrebbe essere una interpretazione più corretta. Egli è il dio della tempesta e della frenesia, il fomentatore delle passioni e del desiderio della battaglia; egli è inoltre mago superlativo e artista nell’illusione, e esperto in tutti i segreti di natura occulta[34].

Jung vede Wotan nello Zarathustra di Nietzsche[35], anche se Nietzsche sembra aver scritto inconsciamente sotto l’influenza del dio nascosto:

Il caso di Nietzsche è certamente particolare. Non aveva alcuna conoscenza della letteratura germanica; scoprì il ‘filisteo culturale’; e l’annuncio che ‘Dio è morto’ ha portato alla riunione di Zarathustra con un dio sconosciuto in forma inaspettata, che gli si avvicinò a volte come un nemico e, a volte, mascherato da Zarathustra stesso. Zarathustra, anche lui, era un indovino, un mago, e il vento di tempesta.

Jung cita lo Zarathustra di Nietzsche per mostrare la natura analoga dei due, disegnando in particolare queste figure come prestigiatori di tempeste:

E come il vento voglio un dì soffiare su loro e col mio spirito spegnere il loro: ciò richiede il mio avvenire.

In verità, un vento impetuoso è Zarathustra per tutto ciò che si trova nella bassura: e il suo consiglio ai nemici è questo: Guardati dallo sputar contro il vento!

E quando Zarathustra sognò di essere il guardiano delle tombe nella ‘nella solitaria rocca della morte, in mezzo ai  monti’, e stava facendo uno sforzo enorme per aprire le porte, all’improvviso:

un vento impetuoso la spalancò del tutto: fischiando, stridendo e urlando, esso mi gettò incontro a una nera bara.

E tra il fischiare e lo stridìo e l’urlo del vento la bara si aperse e una centuplice risata ne irruppe.

Il discepolo che interpretò il sogno disse a Zarathustra:

Non sei forse tu il vento dal fischio acuto, che spalanca le porte nelle rocche della morte?

Non sei forse tu il feretro popolato di maligne forme variopinte e di alate caricature della vita?

Lo Zarathustra di Nietzsche sembra essere una perfetta espressione poetica di Wotan, oltre ad essere una visione profetica nel ‘vento con fischio stridulo, che spalanca le porte della fortezza della morte’ in Germania, meno di quaranta anni dopo? Per sostenere il suo caso come quello che potrebbe essere considerato il vero e proprio possesso inconscio di Nietzsche da parte del Dio, Jung fornisce tre poesie di Nietzsche che erano state scritte nel corso di diversi decenni. Le poesie mostrano che, sebbene Nietzsche fosse inconsapevole della identità di questo ‘Dio ignoto’, continua Jung, era certamente a conoscenza dell’esistenza e dell’influenza del dio su di lui. Indica anche qualcosa della vita di Wotan ancora molto sotterranea nell’inconscio collettivo dei Tedeschi il fatto che Nietzsche non fosse in grado di dare un nome al Dio, nonostante il suo evidente carattere Wotanico:

Nel 1863 e il 1864, nel suo poema Al Dio Ignoto, Nietzsche aveva scritto:

Conoscerti voglio, o Ignoto,
Tu, che mi penetri nell’anima
E mi percorri come un nembo,
Inafferrabile congiunto!
Conoscerti voglio e servirti!

Venti anni dopo, nella sua Al Vento Maestrale, scriveva:

Vento maestrale, cacciatore di nubi
che uccidi la tristezza e spazzi i cieli,
Rabbioso vento di tempesta, come ti amo!
Non siamo noi due forse
di un unico grembo, sempiterni predestinati
A un’unica sorte?

Nel ditirambo noto come Il Lamento di Arianna, Nietzsche è completamente vittima del dio-cacciatore:

Chi mi riscalda, chi mi ama ancora?
Date mani ardenti,
date bracieri per il cuore!
Giù prostrata, inorridita,
quasi una moribonda cui si scaldano i piedi,
sconvolta da febbri ignote,
tremante per gelidi dardi pungenti, glaciali,
incalzata da te, pensiero!
Innominabile! Velato! Orrendo!
Tu cacciatore dietro le nubi!
Fulminata a terra da te,
occhio beffardo che dall’oscuro mi guardi!
Eccomi distesa,
mi piego, mi dibatto tormentata
da tutte le torture,
colpita da te crudelissimo cacciatore,
sconosciuto – dio…

Quando Nietzsche ha notoriamente dichiarato ‘Dio è morto’, chiaramente c’era la necessità di associare un chiarimento. Questo ‘Dio sconosciuto’ era tutt’altro che morto e aveva Nietzsche in pugno. Se Hitler era ‘l’avatar’ di Wotan, Nietzsche ne era lo scriba e profeta. Jung si riferisce a un’esperienza mistica che ebbe Nietzsche, che indica uno stato di possessione da parte di Wotan come archetipo:

Questa notevole immagine di Dio-cacciatore non è una semplice figura ditirambica di parole, ma si basa su un’esperienza che Nietzsche ebbe a quindici anni, a Pforta. È descritta in un libro dalla sorella di Nietzsche, Elizabeth Foerster-Nietzsche. Mentre stava vagando in un bosco cupo di notte, era terrorizzato da un ‘urlo agghiacciante da un vicino manicomio’, e subito dopo si trovò faccia a faccia con un cacciatore le cui ‘caratteristiche erano selvagge e inquietanti’. Mettendosi il fischietto alle labbra ‘in una valle circondata da macchia selvaggia’, il cacciatore ‘soffiò, un colpo così acuto’ che Nietzsche perse conoscenza – e si svegliò di nuovo in Pforta. Era un incubo. È significativo che nel suo sogno, Nietzsche, che in realtà intendeva andare a Eisleben, città di Lutero, discuteva con il cacciatore sulla questione di andare invece a ‘Teutschenthal’ (Valle dei tedeschi). Nessuno che sia dotato di orecchie può fraintendere il fischio stridulo del dio della tempesta nel bosco notturno.

Era davvero solo il filologo classico in Nietzsche che portò al dio chiamato Dioniso, invece che a Wotan – o era forse dovuto al suo incontro fatale con Wagner?

L’immaginario ha le caratteristiche di Wotan, come capo della Caccia Selvaggia. È in questo ruolo che Wotan era sopravvissuto alla sua relegazione nella ‘ombra dell’inconscio collettivo tedesco’, cosa che gli ha permesso nel corso dei secoli di riemergere nella coscienza. È in questo ruolo che Wotan si è manifestato dalla Scandinavia alla Svizzera. Il sogno di Nietzsche contiene tutti gli elementi primari del mito. È nelle foreste di notte che un viaggiatore sprovveduto poteva incontrare un volto spaventoso di Wotan, al grido di ‘Midden in dem Weg!’, mentre i suoi compagni gridano ‘Wod! Wod!'[36] e così Nietzsche ragazzo di 15 anni aveva incontrato il ‘Dio sconosciuto’ come Wotan in forma di Cacciatore Selvaggio, ma non lo aveva mai riconosciuto. Nonostante le sue successive descrizioni poetiche del ‘Dio ignoto, che è inconfondibilmente Wotan, la sua identità è rimasta oscurata dalle preoccupazioni classiche di Nietzsche. Jung continua con un’altra visione profetica del ritorno di Wotan tra i Tedeschi:

Nel suo Reich ohne Raum, che fu pubblicato nel 1919, Bruno Goetz vide il segreto degli eventi futuri in Germania, sotto forma di una visione molto strana. Non ho mai dimenticato questo piccolo libro, perché mi aveva colpito al tempo come una previsione del clima tedesco. Anticipa il conflitto tra il regno delle idee e la vita, tra la duplice natura di Wotan come dio della tempesta e delle riflessioni segrete. Wotan scomparve quando le sue querce caddero ed apparve di nuovo quando il Dio cristiano si dimostrò troppo debole per salvare la cristianità dalla strage fratricida. Quando il Santo Padre a Roma non poteva che lamentarsi impotente davanti a Dio sulle sorti del Grex segregatus, il vecchio cacciatore con un occhio solo, ai margini della foresta tedesca, rise e montò in sella a Sleipnir.

Quindi, quando Hitler trionfò sulla Germania, Jung considerò il ruolo degli archetipi come più utile, nello spiegare il fenomeno, rispetto a mere interpretazioni politiche o sociologiche:

Siamo sempre convinti che il mondo moderno sia un mondo razionale, basando il nostro parere su fattori economici, politici e psicologici. Ma se riusciamo a dimenticare per un momento che stiamo vivendo nell’anno del Signore 1936, e a mettere da parte il nostro ben-pensare, ragionevolezza fin troppo umana, e a gravare Dio o gli dei della responsabilità degli eventi contemporanei, anziché l’uomo, troveremmo Wotan molto adatto come ipotesi causale. In effetti, azzardo il suggerimento eretico che le insondabili profondità del personaggio di Wotan riescano a spiegare del Nazionalsocialismo più di tutti e tre i fattori ragionevoli messi insieme. Non vi è dubbio che ognuno di questi fattori spieghi un aspetto importante di ciò che sta accadendo in Germania, ma Wotan spiega ancora di più. Egli è particolarmente illuminante nei confronti di un fenomeno generale, che è così strano per chiunque non sia Tedesco da restare incomprensibile, persino dopo la riflessione più profonda.

Forse potremmo riassumere questo fenomeno generale come Ergriffenheit – uno stato di rapimento o possessione. Il termine postula non solo un Ergriffener (uno che è rapito), ma anche un Ergreifer (colui che rapisce). Wotan è un Ergreifer di uomini, e, a meno che non si voglia divinizzare Hitler – cosa effettivamente accaduta in realtà – è veramente l’unica spiegazione. È vero che Wotan condivide questa qualità con suo cugino Dioniso, ma Dioniso sembra aver esercitato la sua influenza soprattutto sulle donne. Le menadi erano una sorta di truppe d’assalto femminili, e, secondo i rapporti mitici, erano piuttosto pericolose. Wotan si limita ai berserker, che hanno trovato la loro vocazione come le camicie nere dei re mitici.

Una mente ancora infantile pensa agli dei come entità metafisiche esistenti nel loro mondo, oppure li considera come invenzioni giocose o superstiziose. Da entrambi i punti di vista il parallelo tra Wotan redivivo e la tempesta sociale, politica e psichica che sta scuotendo la Germania potrebbe avere almeno il valore della parabola. Ma dal momento che gli dei sono senza dubbio personificazioni di forze psichiche, affermare la loro esistenza metafisica è tanto una presunzione intellettuale quanto lo è l’opinione secondo cui potrebbero sempre essere inventati. Non che le “forze psichiche” abbiano qualcosa a che fare con la mente cosciente, affezionati come siamo al giocare con l’idea per cui la coscienza e la psiche sono identiche. Questo è solo un altro pezzo di presunzione intellettuale. Le ‘forze psichiche’ hanno molto più a che fare con il regno dell’inconscio. La nostra mania di spiegazioni razionali ha ovviamente le sue radici nella nostra paura della metafisica, poiché i due sono sempre stati fratelli nemici. Quindi, qualsiasi cosa di inaspettato che ci si avvicini dal regno oscuro è considerato o come proveniente dall’esterno e quindi come reale, oppure come un’allucinazione e, di conseguenza, non vero. L’idea che tutto può essere reale o vero anche non proveniendo dall’esterno ha appena cominciato a farsi strada nell’uomo contemporaneo.

Per il bene di una migliore comprensione e per evitare pregiudizi, potremmo naturalmente fare a meno del nome ‘Wotan’ e parlare invece di furor Teutonicus. Ma dovremmo dire comunque la stessa cosa e non altrettanto bene, poiché il furor in questo caso è una mera psicologizzazione di Wotan e non ci dice niente se non che i Tedeschi sono in uno stato di ‘furia’. Perdiamo così di vista la caratteristica più peculiare di tutto questo fenomeno, vale a dire, l’aspetto drammatico di Ergreifer e Ergriffener. La cosa impressionante del fenomeno tedesco è che un uomo, che è, ovviamente, ‘posseduto’, ha contagiato tutta una nazione a tal punto che tutto si mette in moto e inizia a rotolare sul suo corso verso la perdizione[37].

È evidente dai passaggi di cui sopra che Jung stesse osservando un fenomeno e spiegando le sue origini in maniera scientifica e distaccata. Tuttavia, per molti nel mondo accademico, l’obiettività scientifica e distaccata in materia di tali questioni equivale ad essere un ‘simpatizzante nazista’, e a quanto pare si può sfuggire a tale onta solo con dichiarazioni isteriche di opposizione che sembrano più simili a tratti politici piuttosto che cercare di esaminare un fenomeno in maniera clinica, e quindi magari rendere un qualche autentico servizio all’umanità. Jung stava osservando ciò che stava avvenendo in Germania su base collettiva, come avrebbe osservato e analizzato un paziente come individuo. Stava anche offrendo un primo avviso su dove il fenomeno avrebbe potuto portare, una volta che la ‘forza psichica’ di Wotan si era scatenata, potendo assumere il ruolo di capo della Caccia Selvaggia, che prende tutto davanti a sé senza pietà, piuttosto che il suo ruolo di musa che aveva poco prima ispirato i vagabondaggi felici di migliaia di giovani tedeschi, che camminavano nelle campagne, in lungo e in largo, cantando sulle note di mandolino e chitarra nel rifiuto gioioso dell’epoca materialistica e tecnologica[38], e che ora si manifestava nella Gioventù hitleriana e nella Lega delle Fanciulle Tedesche. Jung contiua:

Mi sembra che Wotan centri il bersaglio come ipotesi. A quanto pare era in realtà solo addormentato nel monte Kyffhauser fino a quando i corvi lo hanno chiamato e gli hanno annunciato l’alba del nuovo giorno. È caratteristica fondamentale della psiche tedesca, un fattore psichico irrazionale che agisce sulla pressione della civilizzazione come un ciclone e la spazza via. Nonostante il loro nervosismo, gli adoratori di Wotan sembrano aver giudicato le cose più correttamente rispetto agli adoratori della ragione. A quanto pare tutti avevano dimenticato che Wotan è un dato germanico di primaria importanza, l’espressione fedele e la personificazione insuperabile di una qualità fondamentale che è particolarmente caratteristica dei Tedeschi. Houston Stewart Chamberlain[39] è un sintomo che suscita il sospetto che altri dei velati possano dormire altrove. L’enfasi sulla razza tedesca – comunemente chiamata ‘Ariana’ – l’eredità germanica, il sangue e suolo, le canzoni Wagalaweia, la Cavalcata delle Valchirie, Gesù come un eroe biondo e dagli occhi azzurri, la madre greca di San Paolo, il diavolo come Alberich internazionale in veste ebraica o massonica, l’aurora boreale nordica come luce della civiltà, le razze inferiori del Mediterraneo – tutto questo è lo scenario indispensabile per il dramma che si sta svolgendo e in fondo vogliono dire la stessa cosa: un dio ha preso possesso dei Tedeschi e la loro casa è piena di un ‘vento impetuoso’. Fu subito dopo che Hitler prese il potere, se non sbaglio, che apparve un cartone animato della Punch di un berserker delirante che si libera dai suoi legami strappandoli. Un uragano si è scatenato in Germania, mentre noi ancora crediamo che sia bel tempo[40].

La rinascita atavica aveva conquistato la ‘ragione’, che a sua volta aveva spesso – e continua a farlo – assunto forme che sono irrazionali e assumono una manifestazione religiosa, dando testimonianza delle forze irrazionali che continuano a guidare l’uomo, qualunque sia l’impiallacciatura razionalista. Quindi, ‘l’Illuminismo’ dava origine ai culti antagonistici di ‘Ragione’ e di ‘Natura’ tra i rivoluzionari francesi, i cui ideologi sventolavano la bandiera della ‘scienza’, per divenire manifesta solo nello spettacolo di un’attrice adornata, in stile classico, come la ‘Dea della Ragione’ sull’altare della cattedrale di Notre Dame nel 1793, mentre il materialismo scientifico in URSS divinizzava il cadavere di Lenin mummificandolo e seppellendolo in una piramide a gradoni[41].

Mentre gli eserciti germanici ribadivano la furia dei Teutoni con Wotan liberato, è forse stata la reazione degli Alleati meno feroce? Non si possono porre queste domande in maniera scientifica oggi, non più di quanto non si potesse al tempo di Jung, senza aspettarsi di essere diffamati come ‘simpatizzanti del nazismo’. Siamo costretti da una dicotomia morale che deve le sue origini ad un Dio di una cultura diversa. Tuttavia, non si potrebbe dire, dati fenomeni insoliti come le impiccagioni a Norimberga[42] o il Piano Morgenthau per lo sterminio nel dopoguerra dei Tedeschi e la scomparsa delle loro statualità[43], che la reazione contro la tempesta Wotanica fuori dalla Germania, fosse una tempesta di altro tipo proveniente dal Levante? Qui ad affrontare Wotan era Yahweh, il Dio tribale della Vendetta, che si era trasformato nel corso dei secoli sotto l’impronta dell’Occidentale e aveva assunto la forma del ‘Cristo Ariano'[44], ma che ora si riaffermava in tutta la sua antica furia tribale come geloso Dio levantino della Guerra[45] alla testa degli eserciti alleati. D’altronde era un Dio le cui tempeste di fuoco incenerirono letteralmente centinaia di migliaia di persone in città come Dresda, Amburgo, e altre. Altrove nel saggio ‘Wotan’, Jung allude a questo fenomeno storico di confronto con un Dio straniero, riferendosi a Yahweh:

Da sempre è terribile cadere nelle mani di un dio vivente. Yahweh non era un’eccezione a questa regola, e i vari Filistei, Edomiti, Amorrei, e il resto, che erano al di fuori della esperienza di Yahweh, di certo devono averlo trovato estremamente sgradevole[46].

Ciò che rendeva Jung speranzoso sull’hitlerismo era che l’evocazione al riconoscimento cosciente del Dio Ignoto offriva la potenziale opportunità di riconoscere gli impulsi atavici e trattare con loro in modo positivo, come l’analista si pone con i complessi repressi del singolo, che possono poi essere integrati in modo positivo e creativo. Era un esperimento di massa in psicologia analitica che avrebbe potuto fornire lezioni agli altri popoli e culture per risolvere i loro conflitti interiori.

Sono soprattutto i Tedeschi ad avere un’occasione, forse unica nella storia, di esaminare il proprio cuore e imparare che cosa fossero quei pericoli dell’anima da cui il Cristianesimo aveva cercato di salvare il genere umano. La Germania è una terra di catastrofi spirituali, dove la natura non fa mai più che una finzione di pace con la ragione dominante in tutto il mondo. Il disturbatore della pace è un vento che soffia in Europa dalla vastità dell’Asia, spazzando su un ampio fronte dalla Tracia al Baltico, distruggendo le nazioni davanti a sè  come foglie secche, o ispirando pensieri che scuotono il mondo dalle fondamenta. Si tratta di un Dioniso elementale che irrompe nell’ordine apollineo. Il fomentatore di questa tempesta si chiama Wotan, e possiamo imparare molto su di lui dalla confusione politica e sconvolgimento spirituale che ha causato nel corso della storia. Per una ricerca più precisa del suo personaggio, però, dobbiamo tornare all’età dei miti, che non spiegava tutto in termini di uomo e le sue capacità limitate, ma ricercava la causa più profonda nella psiche e nei suoi poteri autonomi. Le prime intuizioni dell’uomo personificavano questi poteri come dei, e li descrivevano nei miti con grande attenzione e circostanzialità secondo i loro diversi caratteri. Ciò poteva essere fatto più rapidamente in considerazione delle tipologie primordiali o immagini fermamente stabilite che sono innate nell’inconscio di molte razze ed esercitano un’influenza diretta su di loro.

Jung ora arriva ad un’altra delle sue teorie controverse; che gli archetipi divennero razzialmente differenziati con la differenziazione del genere umano in razze. Jung aveva detto altrove di queste differenze razziali, presenti nell’inconscio collettivo e individuale:

Quindi è un errore abbastanza imperdonabile accettare le conclusioni di una psicologia ebraica come generalmente valide[47]. Nessuno si sognerebbe di considerare la psicologia cinese o indiana come vincolante per noi stessi. L’accusa a buon mercato di antisemitismo che mi è stata rivolta in base a questa critica è intelligente circa come accusarmi di un pregiudizio anti-cinese. Non c’è dubbio che, a un livello primario e più profondo dello sviluppo psichico, in cui è ancora impossibile distinguere tra mentalità ariana, semita, camita, o mongola, tutte le razze umane abbiano una psiche collettiva comune. Ma con l’inizio della differenziazione razziale, differenze essenziali si sviluppano nella psiche collettiva. Per questo motivo non possiamo trapiantare lo spirito di una razza straniera in globo nella nostra mentalità, senza ledere la sensibilità di questa, un fatto che, tuttavia, non scoraggia varie nature di istinto debole dall’influenzare la filosofia indiana e simili[48].

Dato il riconoscimento della differenziazione razziale nella psicologia analitica, Jung è stato quindi in grado di interpretare le azioni delle nazioni in base ai loro archetipi, come loro Dei, parlando di questo nel suo saggio ‘Wotan’:

Poiché il comportamento di una razza assume il suo carattere specifico dalle sue immagini interiori, si può parlare di un archetipo ‘Wotan’. Come fattore psichico autonomo, Wotan produce effetti nella vita collettiva di un popolo e rivela così la sua natura. Poiché Wotan ha una sua biologia peculiare, a prescindere dalla natura dell’uomo. È solo di tanto in tanto che gli individui cadono sotto l’influenza irresistibile di questo fattore inconscio. Quando è quiescente, non si è consapevoli dell’archetipo Wotan, non più di quanto lo si possa essere di una epilessia latente. Potevano i Tedeschi che erano adulti nel 1914 prevedere quello che sarebbe successo oggi? Tali trasformazioni sorprendenti sono l’effetto del dio del vento, che ‘soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai da dove viene né dove va’. Esso prende tutto sul suo cammino e rovescia tutto ciò che non è saldamente radicato. Quando il vento soffia scuote tutto ciò che è insicuro, sia fuori che dentro. […] [49]

Tuttavia, la differenziazione razziale non vale per il carattere degli archetipi. Dato che, secondo Jung, la mente è composta di strati ereditari, le caratteristiche della mente sono ereditate non solo su base razziale ma anche su base culturale. Mentre, come accennato in precedenza, il nostro cervello è composto di organi che riflettono diversi livelli di evoluzione, dal sistema limbico alla corteccia cerebrale, analogamente, l’inconscio riflette un patrimonio culturale ereditato. Questo significa che ‘l’uomo moderno’ è stato spinto nella civiltà tecnologica, e il cambiamento è stato sempre esponenziale. La psiche dell’uomo moderno non è del tutto – non ancora prevalentemente – ‘moderna’. Esistono strati della mente ereditati da precedenti epoche culturali, tra cui la più primordiale. Jung spiegava questo in modo convincente nella sua autobiografia:

Se l’inconscio è un qualcosa di qualche rilievo, esso deve essere costituito da fasi precedenti della nostra psiche cosciente… Proprio come il corpo ha una preistoria anatomica di milioni di anni, così anche il sistema psichico. E proprio come il corpo umano rappresenta oggi in ciascuna delle sue parti il risultato di questa evoluzione, e mostra ancora ovunque tracce delle sue fasi precedenti – così lo stesso si può dire della psiche[50].

Inoltre, Jung afferma questo:

Le nostre anime e i nostri corpi sono composti da singoli elementi che erano già tutti presenti nelle fila dei nostri antenati. La ‘novità’ della psiche individuale è una ricombinazione infinitamente variegata di componenti secolari. Corpo e anima di conseguenza hanno un carattere intensamente storico e non trovano posto in ciò che è nuovo. Vale a dire, i nostri componenti ancestrali sono solo in parte a casa nelle cose che sono appena state poste in essere. Siamo certamente lontani dall’aver finito con il Medioevo, l’antichità classica, e la primitività, come finge la nostra psiche moderna. Ciononostante ci siamo immersi in una cataratta di progresso che ci spazza verso il futuro con una violenza tanto più selvaggia quanto più lontano ci porta dalle nostre fila. Meno capiamo ciò che i nostri antenati cercavano, meno capiamo noi stessi, e quindi contribuiamo con tutte le nostre forze a derubare l’individuo delle sue radici e del suo istinto di guida […]. [51]

L’uomo moderno esiste in un mondo tecnologico, il cui progresso è esponenziale, ma la sua psiche non è in grado di tenere il passo con il cambiamento. La sua mente non ‘progredisce’ in maniera analogamente esponenziale. Si tratta di un problema considerato anche dal grande fisiologo Alexis Carrel, un altro uomo della ‘Destra’[52]:

L’ambiente che ha plasmato il corpo e l’anima dei nostri antenati per molti millenni è stato ora sostituito da un altro. Questa rivoluzione silenziosa ha avuto luogo quasi senza che ce ne accorgessimo. Non abbiamo capito la sua importanza. Tuttavia, è uno degli eventi più drammatici della storia dell’umanità. Poiché qualsiasi modifica nel loro ambiente disturba inevitabilmente e profondamente tutti gli esseri viventi. Dobbiamo, quindi, accertare l’entità delle trasformazioni imposte dalla scienza sui modi di vita ancestrali, e di conseguenza su di noi[53].

[….] Gli esseri umani non sono cresciuti così rapidamente come le istituzioni scaturite dal loro cervello […]. La civiltà moderna si trova in una posizione difficile, perché non è adatta a noi. È stata costruita senza alcuna conoscenza della nostra vera natura […]. [54]

Nonostante questa parvenza di civiltà tecnologica e il culto del razionalismo e della scienza, così come il rivestimento del Cristianesimo, gli antichi archetipi non scompaiono; essi sono repressi e si nascondono nelle ‘ombre’ dell’inconscio collettivo. Tornando al saggio ‘Wotan’ di Jung:

Non era nella natura di Wotan indugiare e mostrare segni di vecchiaia. Egli è semplicemente scomparso quando i tempi si sono rivoltati contro di lui, e rimase invisibile per più di mille anni, lavorando in forma anonima e indirettamente. Gli archetipi sono come letti dei fiumi che seccano quando l’acqua li abbandona, ma che può ritrovare in qualsiasi momento. Un archetipo è come un vecchio corso d’acqua lungo il quale l’acqua della vita è passata per secoli, scavando un profondo canale per il suo passaggio. Quanto più a lungo essa è fluita in questo canale più è probabile che prima o poi l’acqua tornerà al suo vecchio letto. La vita dell’individuo in quanto membro della società e in particolare come parte dello Stato può essere regolata come un canale, ma la vita delle nazioni è un grande fiume impetuoso, totalmente al di fuori del controllo umano, nelle mani di Chi è sempre stato più forte degli uomini. […]Gli eventi politici si muovono da una situazione di stallo a un’altra, come un torrente catturato in gole, insenature e paludi. Tutto il controllo umano finisce quando l’individuo è colto da un movimento di massa. Allora, gli archetipi cominciano a operare, come avviene, anche, nella vita delle persone quando esse si trovano di fronte a situazioni che non possono essere affrontate in un modo normalmente familiare. Ma ciò che un cosiddetto Führer fa con un movimento di massa, può chiaramente essere visto se volgiamo lo sguardo verso il nord o sud del nostro paese. […] [55]

Jung vide questo ritorno di Wotan, come la rinascita del vero carattere germanico che era stato represso per secoli, che non poteva essere trattenuto per sempre e sarebbe esploso in qualche modo, nel bene o nel male. Egli considerava ‘il Cristianesimo tedesco’ come un’aberrazione che non era fedele al carattere tedesco. Jung riteneva che questa forza doveva essere riconosciuta apertamente e integrata nel moderno popolo tedesco, piuttosto che essere sublimata in qualsiasi forma di ‘Cristianesimo’. Egli scrisse della forma desiderabile che la religiosità tedesca avrebbe dovuto prendere per il ritorno all’Etenismo:

[…]‘I cristiani tedeschi’ sono una contraddizione in molti termini e farebbero meglio a unirsi al ‘Movimento per la Fede Tedesca’ di Hauer. Queste sono persone oneste e ben intenzionate che ammettono onestamente la loro Ergriffenheit e cercano di venire a patti con questa realtà nuova e innegabile. Vanno di fronte a una quantità enorme di problemi nel farla sembrare meno allarmante vestendola di un abito storico conciliante e dandoci consolanti scorci di grandi figure come Meister Eckhart, che era, anch’egli, un tedesco e, inoltre, ergriffen. In questo modo la domanda scomoda su chi sia un Ergreifer è aggirata. Era sempre ‘Dio’. Ma più Hauer limita la sfera mondiale della cultura indo-europea alla ‘Nordica’ in generale ed all’Edda in particolare, e più ‘tedesca’ diventa questa fede come manifestazione di Ergriffenheit, e più è dolorosamente evidente che il dio ‘tedesco’ è il dio dei Tedeschi.

Non si può leggere il libro di Hauer senza emozione, se lo si considera come lo sforzo tragico e veramente eroico di uno studioso coscienzioso che, senza sapere come gli fosse accaduto, fu violentemente convocato dalla voce impercettibile del Ergreifer e stava ora cercando con tutte le sue forze, e con tutte le sue conoscenze e competenze, di costruire un ponte tra le forze oscure della vita e il mondo splendente delle idee storiche. Ma cosa significano per l’uomo di oggi tutte le bellezze del passato da livelli di cultura totalmente diversi, quando si confronta con un dio tribale vivente e insondabile che non ha mai sperimentato prima? Egli viene aspirato come una foglia secca nel vortice ruggente, e le allitterazioni ritmiche dell’Edda divennero inestricabilmente mescolate con testi mistici cristiani, poesia tedesca e saggezza delle Upanishad. Hauer stesso è ergriffen dalle profondità di significato delle parole primordiali che sono alla radice delle lingue germaniche, in una misura che certamente non ha mai conosciuto prima. Hauer l’Indologista non è da biasimare per questo, né per l’Edda; è piuttosto colpa del kairos – il momento presente nel tempo – il cui nome a un esame più approfondito si rivela essere Wotan. Vorrei, pertanto, consigliare al Movimento per la Fede Tedesca di mettere da parte i loro scrupoli. Le persone intelligenti non li confonderà con i rozzi adoratori di Wotan la cui fede è una mera pretesa. Ci sono persone nel Movimento per la Fede Tedesca che sono abbastanza intelligenti non solo per credere, ma per sapere, che il dio dei tedeschi è Wotan e non il Dio cristiano. Questa è una tragica esperienza e non un disonore. Da sempre è terribile cadere nelle mani di un dio vivente. Yahweh non era un’eccezione a questa regola, e i Filistei, Edomiti, Amorrei, e il resto, che erano al di fuori della esperienza di Yahweh, di certo devono averlo trovato estremamente sgradevole. L’esperienza semitica di Allah è stata per molto tempo un affare estremamente doloroso per tutta la Cristianità. Noi che ne stiamo fuori giudichiamo troppo i Tedeschi, come se fossero agenti responsabili, ma forse sarebbe più vicino alla verità considerare anche loro come vittime[56].

Qui Jung sta consigliando che il miglior corso da adottare per la religiosità tedesca è un riconoscimento palese del primato di Wotan, senza essere mescolato con un ‘Cristo Ariano’ o scritture indo-ariane d’Oriente, che erano tutte popolari tra gli etno-nazionalisti tedeschi, che cercavano una più ampia eredità ‘indo-europea’ per i Germanici, che si estendesse fino all’India e l’Iran. Quindi Jung consigliava di tornare ai fondamenti che avevano plasmato il popolo tedesco, senza tentare di sintetizzare Cristo, Edda e le Upanishad in una ‘fede tedesca’ che non avrebbe comunque dato a Wotan la sua piena realizzazione. La ‘Indologia’ era emersa soprattutto in Germania durante la seconda metà del 19° secolo, quando studiosi e filologi in particolare richiamavano alle connessioni tra la più ampia famiglia dei popoli indoeuropei, e trovarono la relazione tra il Sanscrito e il Tedesco, Inglese, Latino, ecc e analogie tra Induismo e Etenismo Germanico. Come per il Cristianesimo, questa era ora considerata una religione ‘ariana’, se non in origine, almeno nel modo con cui era stata rimodellata per adattarsi al carattere preesistente dei Germanici. Uno dei più influenti studiosi tedeschi del 19° secolo, Ernst Renan, scrisse che, ‘In origine ebraico fino al midollo, il Cristianesimo nel corso del tempo si è sbarazzato di quasi tutto quello che aveva preso dalla razza, così che quelli che considerano il Cristianesimo come la religione ariana hanno per molti aspetti ragione'[57]. Tali idee influenzarono l’ideologo nazista di spicco Alfred Rosenberg[58]. Tuttavia, Jung a quanto pare non ha mai abbracciato nessuna nozione pan-Ariana, e ha insistito su una divisione tra Oriente e Occidente a prescindere dalle componenti razziali nel primo. Qualunque sia la comunanza primordiale tra Indo-Ariani e Germanici, questa era stata da tempo subordinata alle distanze emerse nel corso dei millenni che si erano manifestate in una differenziazione degli archetipi. Dal punto di vista di Jung, era altrettanto insoddisfacente per un Germanico abbracciare la spiritualità Indica come lo era abbracciare l’ebraicità del Cristianesimo, poiché entrambi estranei alla psiche germanica. Come precedentemente accennato, Jung avrebbe in seguito scritto delle “varie nature di deboli istinti… che interessano la filosofia indiana e simili'[59], quando metteva in guardia sul carattere negativo dell’essere influenzati da archetipi stranieri. Questo è il motivo per cui Jung espresse la speranza nel lavoro del Movimento per la Fede Tedesca, ed evidentemente cercava un Wotanismo purificato.

Tuttavia il Movimento per la Fede Tedesca non arrivò mai vicino ai circoli di governo del Reich, e cercò senza successo di ottenere un certo tipo di riconoscimento come ‘vera espressione religiosa del Nazismo’[60]. Ciò che Hauer desiderava era la creazione di un ‘Gruppo di Lavoro Religioso della Nazione Tedesca’ che avrebbe compreso le chiese cristiane insieme al suo movimento, anziché essere in rivalità tra loro[61]. Nonostante la letteratura popolare che tentava di collegare il Nazismo al paganesimo, c’era ben poco sostegno da parte della leadership del Reich a favore dell’integrazione del Wotanismo nonostante i riti pagani e le allusioni al Wotanismo tra la Gioventù hitleriana, alcune influenze delle SS, e altrove. Anche se sprezzante della rinascita di una religione Wotanista, Hitler tuttavia vedeva il beneficio degli elementi wotanisti nel mostrare ai giovani ‘il potente opera della creazione divina’[62]. Ciò che Hitler desiderava da un punto di vista pragmatico era l’unione delle confessioni cristiane all’interno di una singola Chiesa del Reich con se stesso a capo di quella Chiesa[63], nello stesso modo in cui il monarca britannico è riconosciuto come capo della Chiesa anglicana[64]. Hauer del Movimento per la Fede Tedesca cercava il dialogo con il Cristianesimo Tedesco, come sopra indicato, e considerava un cristiano tedesco come più vicino al suo movimento di un pagano non tedesco[65]. Jung auspicava un approccio più netto da parte del Movimento per la Fede Tedesca, come corpo principale del Wotanismo in Germania. Non avrebbe visto niente di buono dalla suggestione di sfocare il contrasto tra Wotanismo e ‘Cristianesimo Ariano’, ma lo avrebbe visto come un ostacolo per l’evocazione della piena consapevolezza dell’archetipo Wotan.

Se applichiamo il nostro punto certamente di vista peculiare in modo coerente, siamo spinti a concludere che Wotan deve, nel tempo, rivelare non solo il lato irrequieto, violento, burrascoso del suo carattere, ma anche le sue qualità estatiche e mantiche – aspetto molto diverso della sua natura. Se questa conclusione è corretta, il Nazionalsocialismo non sarebbe l’ultima parola. Devono esserci, nascoste sullo sfondo, cose che non possiamo immaginare al momento, ma possiamo aspettarci che vengano visualizzate nel corso dei prossimi anni o decenni. Il risveglio di Wotan è un tuffo nel passato; il torrente è stato arginato ed è tornato nel suo vecchio canale. Ma l’ostacolo non durerà per sempre; è piuttosto un reculer pour mieux sauter, e l’acqua salterà l’ostacolo. Poi, finalmente, sapremo cosa dice Wotan quando ‘mormora con la testa di Mimir’[66].

Liberare una forza come quella rappresentata da Wotan rappresenta pericoli che Jung ha chiaramente riconosciuto. Come un fiume arginato, il suo scatenamento aveva il potenziale per seguire un corso di estatica energia creativa o la distruzione fino al punto di auto-distruzione. Ha il potenziale di nutrire o di annegare. Il pessimismo di Jung per quanto riguarda la situazione mondiale aumentò, e non vedeva nulla di buono nel mondo del dopoguerra, ossessionato dalla tecnologia, iper-razionalista. Egli era sconvolto dalla crescita del Comunismo, ma vedeva l’opposizione dell’Occidente ad esso come ‘totalmente fallita nella compensazione di idee’. Jung pensava che l’Occidente stava affrontando quattro problemi principali nella sua struttura profonda: la tecnologia, il materialismo, la mancanza di individualità e la mancanza di integrazione[67]. Wotan era stato invocato maldestramente da accoliti semi-coscienti e dunque respinto da Yahweh, e nulla si era risolto a favore dell’Occidente.

[1] Jung non ha mai ripudiato la sua lode per Franco e Mussolini. F McLynn, Jung: Una Biografia (Londra: Black Swan, 1997), pp 351-352..

[2] Martin Heidegger è un altro esempio primario. Vedere: Hugo Ott, Martin Heidegger: Una Vita Politica (Londra: Fontana Press, 1993).

[3] F McLynn, op. cit., pp. 228-229.

[4] C G Jung, ‘Wotan’, Neue Schweizer Rundschau, Zurigo, Marzo, 1936, No. 3.

[5] C G Jung, ‘Wotan’, Saggi su Eventi Contemporanei (Londra: Kegan Paul, 1947), Capitolo 1.

[6] C G Jung a Miguel Serrano, Zurigo, 14 Settembre 1960; in M Serrano, Jung & Hesse: Memoria di due amicizie (New York: Schocken Books, 1968), p. 84.

[7] C G Jung a M Serrano, ibid., pp. 84-85.

[8] D Cox, Psicologia Analitica: Introduzione al lavoro di C G Jung (Suffolk: Hodder and Stoughton, 1973), pp. 59-60.

[9] D Cox, ibid., p. 61.

[10] D Cox, ibid., p. 62.

[11] D Cox, ibid., pp. 63-64.

[12] C G Jung a M Serrano, op. cit., p. 85.

[13]T Ravenscroft, La Lancia del Destino (Maine: Samuel Weiser, 1973), J H Brennan, Il Reich Occulto (New York: Signet, 1974), F King, Satana e la Swastika (St Albans, Herts.: Granada, 1976), etc.

[14] J Toland, Adolf Hitler (New York: Doubleday & Co, 1976), p. 64.

[15] Ibid.

[16] Ibid.

[17] C G Jung, Opere (Princeton University Press, 1970), Volume 10, p. 185.

[18] C G Jung, Tipi Psicologici (Londra: Kegan Paul, 1933), p. 55.

[19] C G Jung, Opere, ‘Gli Archetipi e l’Inconscio Collettivo’, (1959) Vol. 9, Parte 1, p. 275.

[20] F McLynn, op. cit., p. 300.

[21] R Cavendish (ed.) Enciclopedia dell’Inspiegabile (Londra: Arkana, 1989), J Webb, ‘Carl Gustav Jung’, p. 129.

[22] C G Jung, Opere, Volume 10, op. cit., p. 237.

[23] C G Jung, ‘Wotan’, Saggi su Eventi Contemporanei, op. cit., Capitolo 1.

[24] Ibid.

[25] Prima della sua sovversione e deragliamento con droga e dottrine di sinistra, l’hippy-ismo era fiducia in se stessi, un movimento di ritorno alla terra, che fuggiva il modernismo e la tecnologia. In un recente documentario televisivo sugli hippy in Nuova Zelanda, dal titolo ‘Sporchi hippy sanguinosi’, uno dei pionieri di questo movimento in Nuova Zelanda parlava del fatto che il movimento fu distrutto dall’introduzione della droga, con ‘Americani che venivano a dare LSD gratis’. È interessante notare che l’uso di LSD da parte della CIA e il reclutamento del psichedelico guru Timothy Leary da parte dell’agente CIA Cord Meyer, è ormai ben noto.

[26] G Kennedy e K Ryan, Radici Hippy e sottocultura perenne (Ojai, California: Nivaria Press, 2004), p. 6.

[27] G Kennedy (editore) Figli del Sole: Antologia pittorica: dalla Germania alla California 1883-1949 (Ojai, California: Nivaria Press, 1998), p. 7.

[28] G Kennedy e K Ryan, Radici Hippy, op. cit., p. 15.

[29] C G Jung Speaking: Interviste e Incontri, (ed.) W McGuire & R F C Hull (Princeton, New Jersey: Princeton University Press, 1977), pp. 126-128.

[30] P Bishop (ed.) Jung In Contesto (Londra: Routledge, 1999). Vedasi: http://www.scribd.com/doc/6919618/JUNG-IN-CONTEXT1

[31] C G Jung, ‘Wotan’, op. cit.

[32] C G Jung, ‘Wotan’, Ibid.

[33] F McLynn, op. cit., pp. 46, 241.

[34] C G Jung, ‘Wotan’, op. cit.

[35] F Nietzsche (1885) Così parlò Zarathustra (Harmondsworth: Penguin Books, 1975).

[36] K H Gundarsson, ‘Il Folklore della Caccia Selvaggia e l’Ospite Furioso’, da una conferenza tenuta per la Cambridge Folklore Society presso la casa del dottor H R Ellis Davidson. Stampato in Mountain Thunder, numero 7, Inverno 1992.

[37] C J Jung, ‘Wotan’, op. cit.

[38] G Kennedy (ed.) Figli del Sole, op. cit., pp. 69-70.

[39] Houston Stewart Chamberlain, un Germanofilo inglese, il cui opus magnum, Fondamenti del XIX Secolo, fu un’influenza fondamentale sia sulla guglielmina Germania che per l’ideologia nazionalsocialista. Vedere: H S Chamberlain, Fondamenti del XIX secolo (Londra: John Lane, Co., 1911).

[40] C G Jung, ‘Wotan’, op. cit.

[41] Un’illustrazione della piramide di Lenin può essere vista: http://rst.gsfc.nasa.gov/Sect6/Sect6_12a.html.

[42] Si noti l’analogia con la celebrazione del Purim che commemora l’impiccagione di Haman come nemico di Israele, insieme ai suoi figli. Esther 7:9-10, 9:25.

[43] J Bacque, Crimini e Pietà: il destino dei civili tedeschi sotto l’Occupazione Alleata 1944-1950 (Londra: Little Brown & Co, 1997), passim.

[44] Vedi: K R Bolton, ‘Odino e l’imperativo faustiano’, qui. Wotan aveva anche assunto la forma del ‘Cristo Ariano’ e c’era una dicotomia irrisolta tra Wotan e questo cristianesimo gotico nella Germania di Hitler che non era risolto, ed è stato anche accennato nel saggio ‘Wotan’ nei confronti del Movimento per la Fede Tedesca. Si noti inoltre che Jung cita anche Wotan come ‘visto, piuttosto imbarazzato, nella riunione casalinga di una setta di gente semplice nella Germania settentrionale, travestito da Cristo seduto su un cavallo bianco’. Per quanto riguarda il conflitto tra Wotan e ‘Cristo Ariano’ nella Germania nazionalsocialista si veda: R Steigmann Gall, il Santo Reich: Concezioni naziste del Cristianesimo 1919-1945 (New York: Cambridge University Press, 2004), passim.

[45] Deuteronomio 2: 34, etc.

[46] C G Jung, ‘Wotan’, op. cit.

[47] Uno dei motivi principali per cui Jung aveva rotto con Freud era il fatto che riteneva che Freud stesse proiettando tratti ebraici in tutta l’umanità senza tenere conto di queste differenze. Questo, naturalmente, ha portato accuse di ‘antisemitismo’ contro Jung.

[48] C G Jung, Opere (New York: Pantheon Books, 1953), Vol. 7, p. 149, nota 8.

[49] C G Jung, ‘Wotan,’, op. cit.

[50] C G Jung, Memorie, Sogni, Riflessioni (New York: Pantheon books, 1961), p. 348.

[51] C G Jung, ibid., pp. 235-236.

[52] K R Bolton, ‘Alexis Carrel: Un Ricordo’, Counter-Currents, http://www.counter-currents.com/2010/11/alexis-carrel-a-commemoration-part-1/#more-6258

[53] A Carrel, L’uomo ignoto (Sydney: Angus e Robertson Ltd., 1937), Capitolo 1: 3.

[54] A Carrel, ibid., Chapter 1: 4.

[55] C G Jung, ‘Wotan’, op. cit.

[56] C G Jung, ibid.

[57] R Steigmann-Gall, op. cit., p. 108

[58] Alfred Rosenberg cercava di mostrare all’inizio del suo opus magnum (1930) che Gesù veniva da una regione che era stata insediata da ‘Nordici’ Amorrei, la Galilea (p. 6). Il problema con il Cristianesimo era l’influenza di Paolo che intraprendeva una missione consapevolmente ebraica, mentre Giovanni rappresentava lo ‘spirito aristocratico’. (Pp. 35-37). Il Mito del XX secolo (Torrance, California: La Noontide Press, 1982).

[59] C G Jung, Opere, 1953, op. cit.

[60] R Steigmann-Gall, op. cit., p. 110.

[61] R Steigmann-Gall, ibid.

[62] R Steigmann-Gall, ibid., p. 143.

[63] R Steigmann-Gall, ibid., pp. 188-189.

[64] R Steigmann-Gall, ibid., pp. 257-258.

[65] R Steigmann-Gall, ibid., p. 149.

[66] C G Jung, ‘Wotan’, op. cit.

[67] F McLynn, op. cit., p. 513.

Fonte: Woden: Riflessioni e prospettive, vol. 4, ed. Troy Southgate (Londra: Black Front Press, 2011).

LA SPIRITUALITÀ E LA NOSTRA ANIMA DI POPOLO

swastika

di Richard Scutari

tratto da Unbroken Warrior, corrispondenza con Magnus Soederman

La vera spiritualità non è altro che il collegamento con l’anima di Popolo della nostra Gente. Questa anima di Popolo è il nostro inconscio collettivo. Per capire l’inconscio collettivo, dobbiamo approfondire le opere di Jung. Carl G. Jung, è il fondatore della psicologia analitica. Ha postulato che non c’è solo un inconscio individuale, ma anche un inconscio collettivo. Secondo Jung, l’inconscio individuale contiene i ricordi rimossi delle nostre esperienze, mentre l’inconscio collettivo contiene la memoria razziale dei nostri antenati che incide in modo significativo sulla Razza nel determinare il suo stesso essere e la sua cultura. Per Jung, l’inconscio collettivo è costituito dall’esperienza cumulativa di tutte le generazioni dei nostri antenati memorizzata sotto forma di archetipi. Un archetipo è un’idea inconscia, un modello di pensiero, immagine, ecc, ereditata dagli antenati della razza e di solito presente nelle singole psiche. L’inconscio collettivo è un regno psichico che condividiamo con gli altri nostri simili, e si è sviluppato strato su strato per eoni in modo che gli strati più accessibili fossero comuni al clan di ognuno, quindi alla tribù (svedese, tedesca, francese, inglese, italiana, euro-americana, ecc), e quindi alla Razza. Di conseguenza, l’inconscio collettivo è la nostra anima di Popolo.

La grande scrittrice nazionalsocialista, Savitri Devi, disse bene con queste parole: “La verità è che non c’è nessun altro ‘Dio’, se non la immanente divinità impersonale della Natura della Vita; il Sé universale. Nessun dio tribale è ‘Dio’, gli dèi tribali sono più o meno divini, nella misura in cui rappresentano ed esprimono un’anima collettiva più o meno divina“. Devi inoltre dichiarava – “Il Nazionalsocialismo non è altro che l’espressione della volontà collettiva della razza di sopravvivere e di governare; della sua prontezza a combattere e sradicare tutto ciò che, dall’interno o dall’esterno, si trova sulla strada della sua sopravvivenza e dell’espansione della sua sana coscienza di sé – della sua forza; della sua gioventù; e della Divinità ‘dentro di sé’; una realtà biologica sottolineata nella politica e nella vita sociale, piuttosto che una mera idea ‘politica’.” Diamo un’occhiata alle nostre origini e vediamo da dove derivano la volontà collettiva di Devi e gli archetipi dell’inconscio collettivo di Jung (che si sono sviluppati per eoni). Nietzsche, nel prologo del suo “Anticristo”, dichiarava – “Questo libro appartiene a pochi eletti … solo loro capiranno il mio Zarathustra“. Dopo la premessa, “l’Anticristo” inizia con queste parole – “Guardiamoci in faccia: siamo Iperborei.” Una ulteriore lettura di Nietzsche ci mostra che il suo obiettivo era quello di farci tornare a ciò che eravamo una volta, “Iperborei”. Questo è l’Ubermensch di Nietzsche che era stato tradotto come “Superuomo”. Questo è anche l’obiettivo del Nazionalsocialismo esoterico e molta della ricerca compiuta dalla Ahnenerbe è stata fatta in questo campo.

Le nostre leggende sono all’ordine del giorno con il mito iperboreo, chiamato anche Ultima Thule. Lasciami andare brevemente a questo mito dal momento che è la chiave per comprendere il Nazionalsocialismo esoterico. Gli antichi Greci e Romani conoscevano Hyperborea e la sua capitale Thule. Ciò è attestato dalle opere di Erodoto, Plinio il Vecchio, Diodoro Siculo  e Virgilio, tra gli altri. Seneca, nella tragedia di Medea, fa anche menzione di Thule. I Celti, i Vichinghi e tutti i popoli germanici pensavano a Thule come qualcosa di simile al Giardino dell’Eden, analogo alla Terra dell’Altro Mondo nella Ricerca del Graal. Gli Iperborei erano noti per conservare il potere di tutti i segreti del mondo. I popoli germanici si sono attaccati alla leggenda di Hyperborea/Thule più di tutti gli altri. Questa è la Leggenda su cui i nostri antenati hanno basato la loro religione pagana nonché le aspirazioni politiche occulte del XX secolo. Secondo le leggende, i nostri antenati vissero in Hyperborea oltre 80.000 anni fa. I nostri miti ci dicono che questa fu l’Età dell’Oro in cui i nostri antenati vivevano come uomini-divinità in una società super-avanzata in corrispondenza o vicino al Polo Nord. I miti indicano che i nostri antenati provenivano da un’altra dimensione o erano extraterrestri. Nessuna delle due ipotesi può essere provata o confutata e quindi può anche essere una possibilità. In ogni caso, quando i nostri antenati vivevano a Hyperborea, il Polo Nord indicava la stella polare Thuban che oggi si chiama Alpha Draconis. Osservando l’Orsa Minore, (il Merlo Acquaiolo), quando oscillava in senso antiorario attorno alla stella polare Thuban durante le quattro stagioni (i nostri giorni santi maggiori, celebrati anche dalle SS), si poteva notare la svastica Thulian, il simbolo della Società esoterica di Thule. Questo simbolo è per noi antichissimo e sacro ed è l’origine di tutte le svastiche.

Thule è il nome germanico, greco e romano per la capitale di Hyperborea. In Sanscrito si scrive Tula. Quando i nostri antenati fuggirono alla distruzione di Hyperborea, essi portarono con sé non solo la svastica Thulian, ma portarono anche lastre sulle quali la conoscenza sacra ariana venne incisa in antica scrittura runica. Dal momento della distruzione di Hyperborea, i nostri antenati fuggirono ad Atlantide. L’esistenza di Atlantide era nota agli antichi Egizi. Di Atlantide scrissero anche Solone, Erodoto, Platone, Strabone e Diodoro. Numerosi racconti delle origini degli dèi di diverse religioni raccontano di una primordiale razza superiore, pari agli dèi o nata degli dèi (vedasi il Rigsthula per le nostre origini). Fondamentalmente le loro e le nostre leggende ci dicono che, circa dodicimila anni fa, ci fu un diluvio universale (sì questa è la stessa alluvione che si trova nella storia di Gilgamesh che è stata poi copiata come diluvio di Noè nella Bibbia. L’alluvione è riportata anche negli scritti Tibetani e dei Veda). Quando l’alluvione causò l’affondamento di Atlantide, i nostri antenati si diressero verso le alture. Alcuni si stabilirono in Europa nord-occidentale, dove si mescolano e assimilarono al Cro-Magnon. Altri antenati sopravvissuti andarono in Himalaya (la ragione per le spedizioni della SS Ahnenerbe), mentre altri andarono agli altipiani dell’Iran, e altri ancora verso le steppe russe dove anch’essi si mescolarono e assimilarono al Cro-Magnon. Questi ultimi divennero i popoli indoeuropei e indo-ariani. I nostri antenati che trovarono rifugio nelle montagne dell’Iran e dell’Asia centrale possedevano i segreti lasciati loro dai loro antenati, i giganti di Hyperborea. (Fu Mimir, un gigante di Hyperborea, a insegnare a Wotan/Odino come leggere le rune). Circa 9.000 anni prima del nostro tempo attuale, i nostri antenati cominciarono le loro grandi migrazioni. Un ramo migrò verso l’Europa e l’Occidente. Questo ramo dimenticò la propria conoscenza antica, ma essa è rimasta nel profondo del loro inconscio collettivo. E anche se non lo hanno capito, parti della conoscenza antica fu intessuta all’interno delle pratiche religiose. Un secondo ramo si diresse ad est e fondò la civiltà dell’India. Il terzo ramo si spostò verso il bacino Mediterraneo, mescolandosi e assimilandosi ad altre razze sulla sua strada. Questo ultimo ramo diede la nascita alle civiltà di Assiria ed Egitto.

Abbi pazienza con me qui, perché ho intenzione di collegare brevemente alcuni degli elementi chiave del Nazionalsocialismo esoterico. Tieni a mente i già citati scritti runici di antica conoscenza ariana, ebbene da qui deriva il nostro antico mito del Graal. La nostra leggenda del Graal precede di gran lunga la bastardizzazione cristiana del mito. I nostri miti ci dicono che il Graal (scrittura runica di legge/conoscenza ariana) fu portato via da Hyperborea e attraverso le migrazioni dei popoli ariani, i discendenti degli Iperborei, finì nelle mani dei Persiani ariani che lo conservarono nella biblioteca Babilonese. A lavorare in questa libreria babilonese vi era un Ebreo di nome Ezra. Quando Ciro, re dei Persiani, permise agli Ebrei di ritornare a Gerusalemme, Ezra trafugò molta conoscenza dalla biblioteca, da cui creò una storia per il suo popolo che in seguito divennero i primi cinque libri della Bibbia e vennero accreditati a Mosè. Ma questo non era tutto ciò che Ezra prese dalla libreria. Aveva preso anche il Graal. A questo punto il popolo ariano aveva perso la capacità di leggere le rune e così i Persiani ariani non conoscevano più il valore delle liste. Il Graal finì nel tempio di Salomone, dove alcuni credono sia stato collocato nell’Arca dell’Alleanza. Quando i Romani distrussero il tempio nel 70 a.C., portarono tutti i tesori dal tempio (tra cui il Graal) a Roma, dove rimasero fino a quando Alarico e i suoi Visigoti saccheggiarono Roma nel 410 d.C. I Visigoti poi portarono il Graal con loro nel sud della Francia. I discendenti dei Visigoti sarebbero divenuti i Catari (alcuni ritengono che Hitler stesso fosse un Cataro). I Catari erano una setta che aveva iniziato a rivaleggiare con la Chiesa cattolica e si era diffusa in tutta la Germania, nel Nord Italia così come nel sud della Francia. I Catari furono per la maggior parte spazzati via dal sud della Francia durante la crociata Albigese nel XIII secolo. La battaglia finale contro di loro si tenne a Montsegur (Montsalvat). I Catari resistettero per giorni e, quando tutto fu perduto, fecero uscire di nascosto oltre le mura quattro persone che avevano preso il tesoro dei Catari. I Catari sapevano di possedere nel Graal un oggetto sacro, ma non sapevano decifrare la sua scrittura runica. Quando il Graal e gli altri tesori furono nascosti al sicuro, un fuoco di segnalazione fu acceso per informare quelli rimasti nel castello, i quali, dopo aver visto il segnale, si arresero subito e furono bruciati sul rogo.

Se mi hai seguito fino ad ora, cercherò di portarti in tempi più moderni. Un colonnello della SS Ahnenerbe, Otto Rahn, era un’autorità in materia di Catari. I suoi libri “Crociata contro il Graal” e “La Corte di Lucifero in Europa” erano letture richieste dall’elite SS. Himmler inviò Rahn nel sud della Francia per esplorare la zona intorno a Montsegur e cercare gli oggetti sacri catari nascosti. Avrebbe quindi trovato il tesoro nascosto, compreso il Graal. Nel 1944, Otto Skorzeny e il suo Commando SS recuperarono il Graal e lo portarono in Germania. Il 2 maggio 1945, una compagnia di SS in missione speciale e composta di soli ufficiali, rimosse il Graal e altri oggetti dal Nido dell’Aquila di Hitler. Questo fu fatto con il fiato sul collo dell’avanzata alleata. Ci sono due teorie, la prima è che gli ufficiali delle SS seppellirono questo tesoro da qualche parte in Germania. La seconda teoria è che il Graal e altri oggetti arrivarono in Norvegia e quindi vennero imbarcati su un U-boat che partì dalla Norvegia a circa metà maggio e si arrese in Argentina alcuni mesi più tardi. La convinzione è che questo tesoro sia finito in mani sicure in Argentina o nella base nascosta in Antartide.

Ora voglio soffermarmi su qualcos’altro dei miti che sicuramente ci influenza oggi. In quasi tutti i miti antichi si parla di una guerra nei cieli tra le Forze della Luce e le Forze delle Tenebre. Se con “cieli” ci si riferisce a battaglie nello spazio o semplicemente ai nostri firmamenti è materia di riflessione, ma le battaglie hanno effettivamente avuto luogo. Ci sono tracce di una sorta di antica guerra nucleare sulla terra. Si troverà menzione di questa antica battaglia nei Veda così come nella Bibbia e in altre mitologie. Non è solo una battaglia fisica a cui mi riferisco, ma anche una battaglia spirituale che continua fino ad oggi. Le antiche leggende germaniche, nonché le saghe Nordiche e i Veda induisti, tutti parlano di una battaglia finale, il conflitto finale tra le Forze della Luce e le Forze delle Tenebre. Le nostre leggende la chiamano il Crepuscolo degli Dei o Ragnarok. Fin dai primi tempi, anche i Persiani ariani riconoscevano il dualismo cosmico tramite la loro religione zoroastriana. I primi Persiani derivano dallo stesso ramo indo-europeo dei popoli germanici quindi non c’è da meravigliarsi se le due credenze convergono su questo punto. È il motivo per cui Alfred Rosenberg nel suo “Mito del XX Secolo” scrive molto sullo Zoroastrismo e la nostra battaglia contro le Forze delle Tenebre. Il punto è che il dualismo della Luce contro le tenebre e la religione della stella solare, posta al centro della struttura religiosa, sono comuni ai popoli germanici di cui parlavano già Tacito e Zoroastro.

Wotan, che è stato demonizzato dai suoi nemici, è il leader spirituale/dio delle Forze della Luce. Wotan è l’illuminazione e la conoscenza esoterica. È interessante notare che i giudeo-cristiani, seguaci di Jahvè, il dio delle Forze delle Tenebre, parlano di una battaglia nei cieli e chiamano il capo delle forze opposte Lucifero, colui che illumina. In ogni caso, le Forze delle Tenebre e il loro dio malvagio Jahvè, inflissero una sconfitta impressionante a noi, le Forze della Luce, nella Seconda Guerra Mondiale. Le Forze delle Tenebre sono i figli di Abramo. Attraverso le loro tre religioni (Ebraismo, Islam e Cristianesimo), hanno demonizzato i nostri dèi e portato la nostra Gente alla sottomissione quasi totale. Tanti dal nostro Popolo, per via della loro educazione cristiana, avrebbero problemi nell’equiparare il nostro dio con Lucifero. Io non ho questo problema, né lo avevano Himmler e l’Ordine Nero delle SS. Lucifero come Dio della luce non ha nulla a che fare con il culto di Satana.

Tutto quanto sopra è solo un fondamento generale per presentarti la ricerca spirituale/religiosa e le credenze di Himmler e dell’Ordine Nero delle SS. Queste antiche credenze erano resuscitate dalla SS Ahnenerbe e praticate dall’élite SS. Esse si basano sull’antico Wotanismo germanico. Carl G. Jung, nel suo trattato intitolato “Wotan” che si trova tra le sue opere, ha spiegato che gli eventi che si svolgono nel 1936 in Germania non erano altro che il risveglio consapevole di Wotan nel popolo tedesco.

Non mi viene in mente nessuna spiegazione migliore sulla nascita del Nazionalsocialismo di allora, né sulla sua rinascita oggi. Tu sei un Nazionalsocialista. Questa tradizione molto antica che era seguita dall’élite della SS si starà risvegliando anche nel tuo sangue. Se consideri tutto quello che ho detto sopra, aggiungi gli scritti di Savitri Devi, come il “Fulmine e il Sole”, alcuni scritti di Miguel Serrano (sia lui che Devi si riferiscono a Hitler come l’ultimo Avatar), e aggiungi Jung quando dice che Hitler è per l’Uomo Bianco ciò che Maometto è per il Musulmano, ecc, e disponi di una ottima base per un cammino spirituale per te e i tuoi seguaci.

Per quanto riguarda i rituali, sono importanti in quanto onorano i nostri antenati e fortificano i legami di sangue e di cultura che ci legano gli uni agli altri e allo stesso modo ai nostri antenati. Abbiamo quattro Giorni Sacri Maggiori che i nostri antenati, nonché le SS, celebravano: i due solstizi ed i due equinozi che sono rappresentati dalla nostra svastica Thule e sono un ricordo della nostra patria Hyperborea. Anche altri riti dovrebbero essere tenuti, ad esempio il compleanno di Hitler e il giorno dei martiri per coloro che hanno dato la loro vita per il Popolo, ecc.

Il nostro cammino spirituale ci è stato tolto ed è stato denigrato dalle Forze delle Tenebre. L’Ordine Nero delle SS, in particolare il lavoro della Ahnenerbe, ce lo ha ridato tramite il Nazionalsocialismo esoterico. Attraverso il Wotanismo, abbiamo una strada per attingere da questa spiritualità. Come detto sopra, le nostre antiche credenze si sono sviluppate dentro di noi, strato dopo strato, per eoni. Il più accessibile sarebbe quello comune al tuo clan, che è la tua famiglia; quindi dalla tua tribù, che per te sarebbe il popolo svedese, mentre per me è il popolo euro-americano; quindi la nostra Razza. Questa è la strada per il nostro inconscio collettivo e, pertanto, la nostra Anima di Popolo. A causa dello sviluppo tribale, ognuno di noi può esprimere le cose in maniera leggermente diversa per via delle esperienze delle nostre rispettive tribù, ma siamo sulla stessa strada e siamo i figli della Luce coinvolti in un’antica lotta che culminerà presto nel Ragnarok di questo ciclo.

Il Wotanismo è una combinazione di mitologia norreno/teutonica, scritti indù/nazionalsocialisti di Savitri Devi, e Tradizione Hyperborea/Thuliana e del Graal del Nazionalsocialismo esoterico. Tutti i Wotanisti sono naturalmente Nazionalsocialisti. Come tali, abbiamo un dovere verso il Popolo, oltre a quello di condurre le Forze della Luce alla vittoria. Come élite del nostro Popolo, è nostra responsabilità lavorare per la sopravvivenza e la vittoria del nostro Popolo dopo il Ragnarok e per la sua rigenerazione. I Wotanisti non sono solo i guerrieri che devono combattere questa battaglia contro il nostro antico nemico, siamo anche responsabili per fornire la rugiada (semi di Sangue e Cultura) che nutre il nostro Popolo durante il Ragnarok.

SOLE DI DIO

The Ancient of Days

di Ron McVan

Il Sole come simbolo del Dio creatore e del suo figlio rappresentativo, per gli Egizi, era un simbolo di immortalità, poiché, nonostante il sole morisse ogni notte si alzava di nuovo ad ogni alba successiva. Dal sole deriva il grande concetto della Trinità che si trova in tutte le grandi religioni. Le trinità in ogni raffigurazione rappresentano la forma triplice dell’unica Intelligenza Suprema. Quando i Cristiani proclamano che non si può trovare il Padre se non attraverso il figlio, Gesù Cristo, quello stesso Gesù, come divinità solare, non diverso da Balder del Wotanismo Europeo, o Lugh e Bel del pantheon Celtico, o Apollo di quello Olimpico, o Ra, Horus, o Thoth-Hermes dell’Antico Egitto Ariano, tutti servono egualmente le loro rispettive religioni come figli di Dio, maestri della verità spirituale e portatori della luce.

Senza sole non c’è luce né vita, solo oscurità e morte. Oggi sappiamo che Dio non è il Sole vero e proprio, ma è tramite la luce del Sole che Dio si rende manifesto e esercita la sua influenza, e tramite il Sole che la vita cresce e fiorisce. Ogni cosa è parte di uno stupendo Tutto, il cui corpo è la Natura, Dio la sua anima. Non importa quale religione si sceglie di praticare, occorre sempre tendere a una coscienza solare completa, vera e propria porta per la perfezione dell’anima umana: solo grazie alla forza divina di luce e vita, l’umanità può sperare di progredire nel sul lungo e travagliato percorso verso la fonte.

Il Sole genera in tutte le forme di vita la vitalità necessaria e l’istinto per andare avanti. In noi possediamo il nostro fuoco solare e attraverso la disciplina della nostra volontà quel fuoco solare può essere utilizzato per ottenere il suo scopo. A differenza di altre forme di vita, l’uomo avrebbe la capacità di plasmare il proprio destino. Il Sole ci ispira a cercare Dio, la luce dal buio, il reale dall’irreale, l’immortalità dalla morte. Ma il dovere dell’uomo in questo grande Tutto razionale, è di subordinare se stesso all’armonia universale, sottomettere la sua volontà alla legge naturale e alla ragione, per contribuire così a realizzare la volontà di Dio.

Un ateo proclamerà che Dio non esiste dalla premessa che non lo può vedere. Dio non è di questa dimensione inferiore, ma il suo essere o presenza permea tutte le dimensioni dell’universo esteso. Quando un medico analizza un corpo umano non può vedervi l’anima di un uomo, né un neurochirurgo trovare un solo pensiero in un cervello aperto davanti a lui. E tuttavia, l’anima e lo spirito ed i pensieri operano attraverso questi organi della carne proprio come Dio opera attraverso la nostra anima e pensieri. Tutto intorno a noi vi sono entità invisibili, così come le molte forze impressionanti come l’elettricità, le onde radio, il magnetismo, l’energia atomica e così via. Allo stesso modo, né il pensiero, né l’essenza, né la vita in sé possono essere visti ad occhio nudo.

Tutta la vita vivente non è che un pensiero nella mente di Dio, proprio come noi stessi viviamo all’interno del ‘mondo pensiero’ fisico del genere umano. Se qualcuno dice la parola ‘David’, si potrebbe forse pensare subito alla grande opera scultoria di Donatello. Il David non è altro che una forma di pensiero proiettata dalla mente del suo progettista. Se dovessimo martellare noi stessi il David ciò che rimarrebbe sarebbe un brutto mucchio di pietra senza alcun significato. Solo il pensiero può creare qualcosa dal nulla della materia. Analogamente, quando l’anima è assente dalla nostra carne, questa è inutile come quella di un lombrico in giardino. Senza Dio nella nostra realtà e il suo pensiero creativo a fornirci forma e scopo saremmo insignificanti come quel mucchio di pietra. La forza divina tiene la bilancia della vita, ma l’uomo ha la libertà di scelta di fare come vuole con il suo corpo, mente, azioni e relazioni con gli altri. E l’uomo spesso non prende in considerazione l’idea di come ogni suo pensiero, ogni sua parola, metta in moto il pendolo Karmico.

Molti Cristiani si riferiscono erroneamente a Gesù come “Dio” e sarebbe altrettanto sbagliato per i Wotanisti visualizzare il loro Figlio della Luce, Balder, come il Supremo Dio della creazione. Nel migliore dei casi certamente possono servire come rappresentanti di Dio e divinità minori sull’uomo, con la reale capacità di guidare l’uomo a Dio, ma essi non sono la fonte della luce, solo il Dio assoluto può esserlo. I Cristiani troppo spesso si fanno prendere dalla personalità di Gesù e costruiscono anche chiese intorno alla sua personalità. Che questo accada nel Cristianesimo come nella maggior parte di tutte le religioni è dovuto fondamentalmente dalla necessità dell’uomo di avere una personalità dal carattere umano da adorare.

La Bibbia stessa inizia con una propria storia della creazione personale secondo cui in principio, Dio creò il cielo e la terra dal nulla. Dio creò il cielo e la terra, non Gesù! Tutti i pantheon etnici degli dei rendono molto chiaro il fatto che gli dei sono fallibili. Possiamo relazionarci con queste divinità personali, perché sono come noi per molti aspetti e, quindi imparare le loro lezioni di vita diventa un compito più facile per la varia umanità. I nostri dèi etnici servono come archetipi che aiutano l’uomo a comprendere Dio e dirigerci alla maestà della sua essenza e, quindi, liberarci dal basso stato cosciente della materia grossolana attraverso il quale noi oggi esistiamo. Non perde la sua forza la legge che dice che la coscienza religiosa dell’uomo viene trasferita dalla Terra alla Luna, dalla Luna al Sole, e poi ulteriormente estesa e distribuita tra un certo numero di divinità più o meno strettamente associate ai vari corpi celesti che, in ultima analisi, riportano a Dio, la fonte di tutto ciò che è.

La Luna (come il suo “elemento” corrispondente, l’acqua) simboleggia l’emozione; il Sole (come il fuoco) simboleggia l’intelletto. Cervello e cuore dell’uomo sono gli analoghi microcosmici della Luna e del Sole. Alla fine, l’anima umana raggiungerà il controllo completo dei belligeranti elementi inferiori della sua natura conflittuale, simboleggiata come il serpente di fuoco bloccato all’interno della terra. Il Sole, che splende nel centro del cuore dell’uomo, sorge in forza e gloria a illuminare la mente terrena e tutto il nostro essere, consentendo all’anima di funzionare d’ora in poi nel corpo solare. Gli antichi insegnavano che il maggior ciclo di vita dell’uomo è costituito da circa 800 vite fisiche.

L’oscurità non può mai elevare l’anima dell’uomo, o portarlo alla comodità a lunga durata della vera felicità; solo la luce di Dio può farlo attraverso il suo raggio divino di potere che dà vita. Dio è la luce che irradia il buio (il caos). L’uomo è una composizione di spirito e materia e attraverso questa unione si genera il principio intellettuale. Il pericolo nasce quando la conoscenza mentale e lo sviluppo intellettuale di una persona supera il suo sviluppo spirituale, e questo porta all’arroganza mentale e spirituale, che può invertire l’intero processo di crescita spirituale. Questo è il motivo per cui la grande conoscenza dei misteri è tenuta nascosta alla maggioranza indegna del genere umano, perché l’ignoranza, l’arroganza e la natura inferiore inaffidabile dell’uomo potrebbero grossolanamente violare e abusare tali opere sacre di istruzione superiore. Pitagora era della convinzione che fosse l’ignoranza e la dissipazione, e non l’età, a distruggere il corpo. Qualunque sia il caso, è stato dimostrato più e più volte che l’audacia dell’uomo è di gran lunga superiore alle sue capacità e che il suo processo di pensiero è in realtà … degenerato dai secoli d’oro dell’antichità. Siamo passati da uno stato di fertilità alla sterilità. La verità rimane il fatto supremo, il più pratico e ragionevole di tutti gli esseri ed essenze.

C’è un bisogno essenziale per i nostri pantheon etnici di archetipi divini, che è il motivo per cui sono sempre esistiti fin dall’inizio dello sviluppo spirituale dell’uomo. Queste immagini primordiali rimangono nel nostro D.N.A. e operano attraverso di noi come singoli esseri umani e come razza. Un uomo che Johann Wolfgang von Goethe ammirava molto, Carl Gustav Carus (1789-1869), ebbe a dire:

“Nella misura in cui l’idea della vita non è altro che l’idea di una manifestazione eterna dell’essenza divina attraverso la natura, essa appartiene a quelle intuizioni originali della ragione che non vengono all’uomo dall’esterno… Queste intuizioni si aprono nella interiorità dell’uomo e devono rivelarsi e, una volta che un uomo ha raggiunto un certo livello di sviluppo, si riveleranno sempre”.

Ogni Dio e Dea rappresenta un aspetto particolare della natura e della divinità esemplificata nel nostro essere e le avventure di dei, dee, miti e leggende sono spesso parabole dei fenomeni della nostra esperienza interiore ed esteriore. Gli archetipi sono in grado di manifestarsi come forze psicoidi autonome in quel regno di mezzo in cui ciò che noi chiamiamo spirito e materia interagiscono e non dovrebbero mai essere presi alla leggera. I nostri antenati avevano una ben maggiore comprensione intima dei loro dei e dee etnici e davano loro il più alto onore e rispetto e nel loro degno nome costruirono i più bei templi e monumenti dell’umanità.

I nostri dèi etnici servono e ci guidano come ideali eroici da apprezzare ed emulare e possono intervenire nella nostra vita e coscienza quotidiana, mentre ci forniscono la saggezza e la forza nei momenti di bisogno. L’uomo però ha ancora bisogno di capire come il sole microcosmico all’interno riflette il sole macrocosmico di Dio e di come l’essere di Dio permea tutte le creature viventi, la natura e l’universo. Fino a quando l’uomo non ha trovato la continuità delle funzioni divine che operano nel suo inconscio sempre attivo, non potrà afferrare il concetto del reale potenziale che può elevare il suo essere e la sua anima al suo più alto grado di sviluppo spirituale. Molti cadono nell’equivoco su cosa ci si dovrebbe aspettare dall’uomo all’interno del ristretto lasso di tempo della sua breve vita fugace. Dovrebbe andare in questo o in quel modo, sacrificare questo, o pagare penitenza per quello? Dovrebbe stare con questa o quella religione? Smettiamo una volta per tutte di parlare di ciò che un buon uomo dovrebbe fare o dovrebbe essere… E CERCHIAMO DI ESSERLO!!!

Là tra le sfere luminose, erranti

Che ad altri mondi infondono la vita

Là nello spazio immenso la Cometa

In suo cammin veloce fa ritorno

Sol disiòsa di poggiare al Sole,

E quando sembra di cadere a terra

Stende sull’alto rilucente coda;

Oggetto di timore al folle e al reo:

Ma quel, cui sapienza informa e guida,

E che conosce in ciel l’ordine usato,

L’ospite nuovo con piacere ammira.

Ei gode intanto, e in suo pensiero esulta,

Se misurando il ciel conoscer puote

Quando le vaghe rilucenti moli

Del lungo viaggiar per l’eter vuoto

Ritorneranno a rallegrare il mondo.

James Thomson – Estate, 1746