UNA FIAMMA ETERNA

fuoco-sacro

di Vjohrrnt V. Odinson

Permettetemi di condividere con voi qualcosa di personale. Per tutto il tempo che posso ricordare, essendo consapevole della mia Fedeltà agli Dèi dei miei antenati e risvegliato alla mia eredità del Nord, ho sempre posto la spiritualità sopra ogni altra cosa. Perché per me le questioni spirituali sono parte di ciò che è eterno in essenza, ciò che non è legato dalle catene del tempo e dello spazio.

Ciò che accade su Midgard ai nostri corpi fisici è limitato dalla presa che il tempo esercita su di noi. Non c’è nulla che noi come esseri umani possiamo fare per questo fatto. Le Norne hanno intrecciato i nostri destini e dobbiamo vivere con onore e con coraggio le nostre vite. Non possiamo scegliere quando o come moriamo, ma possiamo scegliere come viviamo.

Le discussioni che ho avuto in passato con altri pagani, Odinisti e non, hanno spesso riguardato questa predominanza spirituale sulle questioni più terrene da parte mia. L’esoterico sopra l’essoterico. Non sminuivo e continuo a non sminuire in alcun modo l’importanza vitale dell’essere in sintonia con la terra e i suoi cicli, ma quello che cercavo di spiegare loro era che, nella mia comprensione della Völuspa, anche se madre terra ci ha dato la nascita dal suo grembo (Ask e Embla) è stato padre cielo (Odino) a dare al loro corpo il soffio della vita. Per me, questo significa la predominanza dello spirituale sul fisico come vero completamento di ciò che ci rende interi: fylgia, hamr, hugr.

Un corpo (hugr) senza lo spirito (fylgia) non sarà benedetto con la coscienza (hamr). Ma lo spirito esisterà anche senza la sua gabbia terrestre. Quando saliamo alle sale d’oro del Valhalla, non è hugr a cavalcare attraverso il Ponte Arcobaleno, ma una manifestazione di esso a un livello superiore di esistenza, uno che non è vincolato da tempo e spazio come prima menzionato. Valhalla rappresenta il più alto livello di consapevolezza spirituale.

È naturalmente romantico, con grandi sale dove gli eroi caduti festeggiano e bevono e lottano fino al Ragnarök, ma è molto più che un semplice banchetto di Einherjar.

Asgard, dove risiedono i corridoi del Valhalla, è il Regno degli Dèi del cielo, Æsir: Dèi della guerra. Il cielo e il sole sono sempre stati associati alla saggezza e alla conoscenza rivelata (aspetto maschile). Proprio come la terra e la luna rappresentano i misteri occulti ancora da scoprire (aspetto femminile). Nessuna insinuazione sessista qui. Questo è vero in molte altre culture non europee. Questa associazione di cielo-Spirito e terra-corpo è antica quanto le credenze religiose su Midgard. Da ovunque venga la nostra energia vitale, lì potrebbe tornare dopo la morte corporea e perseguire la sua esistenza eterna. Ma il nostro corpo semplicemente ritorna alla terra e si dissolve, come tutti gli organismi “viventi”. Questo approccio piuttosto metafisico all’Odinismo è stato accolto con una certa disapprovazione e persino con rabbia contro la mia mancata glorificazione di madre terra e dei suoi doni. Ma questo non è vero, come è spesso il caso di tali discussioni, e sono stato frainteso. Non avrei mai insultato e sminuito l’importanza della terra e delle sue benedizioni per la nostra gente, ma c’è una linea da segnare tra la glorificazione dei vasi terrestri e quella del simbolismo spirituale.

Un semplice esempio: cosa è più importante in sostanza, la saggezza delle Edda, o il libro stesso? Lo stesso si può dire di un uomo e le sue parole. Che cosa è più importante, colui che parla o il suo messaggio?

È lo stesso con le questioni spirituali/terrene. Senza togliere il valore del veicolo che trasmette il messaggio, ciò che è veramente importante è il messaggio in sé. Un albero, una pietra, un ruscello, dei fiori, tutti possono essere rispettati, amati e protetti, ma mai “venerati”. Neanche gli Dèi devono essere venerati in realtà. L’adorazione implica abbassare se stessi dinanzi agli Dèi. Noi Odinisti non pieghiamo il collo sul ginocchio davanti agli Dèi dei nostri padri. Siamo orgogliosi e li guardiamo negli occhi. Li onoriamo e mostriamo rispetto con i Blotar.

Attraverso la storia, l’uomo ha malriposto la sua fede nelle questioni terrene, idolatrando gli uomini a statura divina quando era la saggezza che portarono al mondo ad aver bisogno di attenzione. Il contenitore è diventato più importante del simbolo che ha rappresentato. Questo è stato il caso con Hitler. Gli individui venerano l’uomo quando in realtà l’uomo sta solo trasmettendo qualcosa che non gli appartiene. Gli è stato semplicemente dato il compito di trasmettere un messaggio alla gente.

Questo è ciò che intendo quando indico che le cose materiali, legate alla terra, a mio parere non hanno lo stesso valore di quelle spirituali eterne.

Abbiamo bisogno della terra, abbiamo bisogno di acqua e cibo per i nostri corpi, per sopravvivere e portare avanti nuova vita in modo che la nostra gente possa crescere e prosperare, ma tutto questo è inutile; bambini, gente, Popolo, la vita stessa, se non c’è uno scopo superiore cui la nostra immortale fylgia ascenda anche dopo la morte fisica. Un Popolo senza spiritualità, semplicemente “esistente”, non vivente, non ha fiamma divina nella sua Anima di Popolo. Senza quella fiamma, l’occhio di Odino che brucia, cosa siamo? Meri bipedi umanoidi che camminano sulla terra? Mangiare, riprodursi e morire? La nostra gente ha uno scopo più elevato che semplicemente respirare come zombie senz’anima, come ci vorrebbero gli agenti moderni della dissoluzione (ZOG).

È tempo di capire. Tempo di riscoprire una spiritualità perduta che è stata smarrita e mal interpretata. La fiamma non è mai morta, è semplicemente offuscata dietro la nebbia dell’ignoranza. Quelli della nostra gente che hanno camminato e sono ancora in piedi sul sentiero del Nord possono vedere attraverso quella nebbia con la luce del Padre di Tutto. È necessario solo chiudere gli occhi e ascoltare… la chiamata del corno di bronzo farà eco nel silenzio. Seguite quell’eco alla sorgente, nel profondo. Per questo l’eco viene da dentro di voi come ha sempre fatto. Eravate solo sordi al suo suono. Lasciate che i vostri antenati da tempo scomparsi vi guidino, perché anche se non possono essere con voi in carne e ossa, il loro spirito non è mai scomparso.

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CULTO DI FREYJA

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di Ron McVan

Tra tutte le divinità femminili, la più rinomata, la più attiva, la più mistica del Pantheon del Nord è la dea Freyja. Il solo nome ‘Freyja’ esce dalle labbra con tale antica familiarità che si può quasi vederla fluttuare con grazia seducente attraverso la nebbia del tempo tra le felci e i rovi della nostra memoria genetica. Infatti è questa antica, voluttuosa seduttrice, Freyja dei Vanir, ad aver insegnato al patriarcale Wotan Padre di Tutto l’arte sciamanica del sejdr. È lei che conduce le Valchirie da e per i campi di battaglia e divide quelle anime di valorosi guerrieri con Wotan. È lei la sorella gemella dell’alto dio Frey, figlia di Njord e Nerthus e alter ego della matriarca materna Frigga. La dea Freyja è più comunemente immaginata a cavalcare attraverso il cielo sopra le battaglie di Midgard (terra) con le sue Valchirie. Altre volte può semplicemente cavalcare la notte attraverso le foreste boreali nel suo cocchio trainato da due enormi felini. All’alba, si potrebbe probabilmente intravedere il suo cinghiale d’oro attraverso gli alberi ombrosi, e spesso in quei momenti potrebbe spiegare le sue ali e scomparire, come un uccello predatore, nella canopea.

Freyja, dea dell’amore, della fertilità, della magia e della conoscenza mistica. C’è poco da meravigliarsi allora del fatto che lei sia rimasta la più importante icona della donna praticante di sejdr. Il “sejdr” (pronuncia sei-ther) è una forma di sciamanesimo ariano, che implica gli stati alterati e la divinazione che ha avuto origine con Freyja. Il suo particolare tipo di sejdr, dal suo concepimento, era un’arte femminile e mistica. Questo a volte si poteva manifestare nel mutare forma, nel corpo astrale in viaggio attraverso i Nove Mondi, nella profezia psichica, nella magia sessuale e nell’erbalismo, nonché nella conoscenza delle rune. L’arte stessa del sejdr, conosciuta come ‘la tecnica dell’estasi’ precede tutte le religioni conosciute.

Freyja era nota come la grande Dís. Le Dísir (Dee) sono state a lungo conosciute come nove donne vestite di nero e portanti spade. Il nove (un numero lunare) era considerato il più sacro e misterioso dei numeri. All’inizio dell’inverno, in particolare in Svezia, questi spiriti e Freyja erano venerati in una cerimonia chiamata Disablot. Le Dísir portavano buona fortuna, ma erano anche spietate nell’esigere giustizia. Le Dísir erano misteriosi esseri femminili, molto probabilmente legati al Fylgja e alle Valchirie, e connesse a Freyja nella sua qualità di dea dei morti. Era saggio tenersi in buoni rapporti con le Dísir e ricordarle con doni sacrificali, perché potevano predire la morte e avevano alcuni poteri protettivi su case e colture. In epoca vichinga le Dísir erano celebrate a Uppsala durante una grande festa invernale che si teneva alla luna piena di febbraio.

L’antica arte del sejdr è compiuta solitamente da una donna nota come völva o veggente che, una volta convocata dalla gente per i suoi servizi, si sedeva su un alto seggio e cadeva in trance, indotta dal canto degli incantesimi, per poi rispondere alle domande su certi aspetti del futuro. In questa condizione le veggenti avrebbero cercato informazioni dal mondo degli spiriti che gli avrebbero consentito di rispondere alle domande poste dagli altri adoratori.

Vi erano occasioni in cui il sejdr poteva essere un’attività pericolosa, usata per portare danni e persino morte agli altri. Spesso l’estasi ottenuta nei sejdr femminili rivaleggiava con quello delle onorevoli pratiche sejdr maschili attribuite a Wotan, Thor e Frey. Tradizionalmente, una veggente del culto di Freyja nota anche come ‘sejdkuna’, durante un rituale, si vestiva con stivali di vitello e guanti cuciti dalla pelle di un gatto. Alcune potevano preferire di vestirsi con un mantello nero o piumato.

Vi è un resoconto registrato in Groenlandia durante una cattiva stagione in cui una sejdkuna fu invitata per i suoi servizi ed è descritto così:

“… indossava un manto blu con un nastro tutto orlato di pietre preziose: aveva al collo perle di vetro, sul capo una cappa nera di pelle di capretto, guarnita con una pelle bianca di gatto. In mano teneva un bastone fornito di manico: il bastone era rivestito di bronzo e il manico era adornato di pietre preziose. Una cintura la cingeva, cui stava appeso un grande sacco di pelle, dove ella custodiva i talismani che le erano necessari per acquistare le sue conoscenze. Calzava delle rozze scarpe di pelle di vitello con lunghe fibbie con grossi bottoni di ottone all’estremità. Nelle mani aveva dei guanti di pelle di gatto, che al suo interno erano bianchi e villosi.”

Le tribù teutoniche e celtiche fin dai primi tempi hanno sempre tenuto le loro veggenti in grande considerazione. Per loro la sejdkuna possedeva una conoscenza dei misteri arcani del mondo e della vita che andava ben oltre la comprensione dei guerrieri. Essi arrivano a credere, scrisse lo storico romano Tacito, che “vi è qualcosa di divino in questo sesso. Ascoltano il consiglio delle donne docilmente, e le considerano oracoli”. Tacito, inoltre, menzionò la sua personale osservazione di una sejdkuna, che egli descrisse come la nebulosa e poetica Vedda, una profetessa solitaria che viveva in una torre da dove esercitava il suo potere su un vasto territorio.

Il praticante del sejdr, che fosse maschio o femmina, era considerato l’unica persona all’interno della tribù pagana ariana ad avere l’abilità e il potere di intraprendere missioni nel mondo degli spiriti in cerca di una speciale conoscenza del futuro o della guarigione dei malati. Il sejdmadr e la sejdkuna erano a volte visti ascendere al mondo degli spiriti arrampicandosi fisicamente su un albero o su una scaletta, che rappresentava simbolicamente l’albero del mondo Yggdrasil o l’asse cosmico. È interessante notare che la parola “sciamanesimo” deriva dalla parola vedica “sram” che significa “riscaldarsi o praticare digiuno”. Anche la parola norrena “sejdr” significa “riscaldamento o ebollizione”. La storia ci dice che lo sciamanesimo come pratica tradizionale è nato nella Russia Bianca. I nomi Freyja e Frey significano “Signora” e “Signore”. Tra i molti titoli di Freyja vi è quello di Regina delle Valchirie. “Valchirie” si traduce in “coloro che scelgono i caduti”.

La credenza in una donna magica a cavallo, inviata dai regni astrali, era molto diffusa nel Nord Europa. Sembra anche essere stata praticata in Normandia, poiché fu condannata da un’Assemblea di Vescovi a Rouen, da cui si può dedurre, stando a uno dei primi storici della mitologia del Nord, che questi viaggi avvenissero frequentemente in Normandia e che quando i Norvegesi si stabilirono in questa provincia non potettero rinunciare a questa credenza, anche dopo essere stati costretti ad accettare le estranee credenze cristiane.

Gli Scandinavi si riferivano al sé-ombra  o al sé non-fisico dell’uomo col termine “fylgia“, che tradotto approssimativamente significa “il secondo” o “quello che segue”. Il momento in cui questo doppio era più probabile scomparire dal corpo dell’uomo o della donna in cui abitava era durante il sonno. Nella leggenda il fylgia ha acquisito un’esistenza sempre più indipendente. Se vi fosse stata la necessità, si credeva che gli spiriti degli antenati si sarebbero manifestati in varie forme fisiche. Un fylgia era considerato l’alleato di un guerriero e un aiuto in battaglia contro gli spiriti ostili. Come le Dísir, avevano il dono profetico di prevedere il futuro e mettere in guardia dal pericolo.

Ci sono stati grandi rivelatori nei circoli mistici in tutte le società e in tutte le epoche, persone che hanno scoperto che il bene più grande che può essere conferito ai loro simili è quello di insegnare, soprattutto per trasmettere ciò che le loro vite incarnano. Queste sono persone che agiscono della loro saggezza. È sempre stato un percorso di vita difficile e arduo, a volte minaccioso, per coloro che insegnano e praticano la scienza arcana contenuta nei misteri pagani. Le nostre mitologie indigene, le leggende, le divinità e i racconti eroici, sono serviti come un territorio etnico sicuro per garantire la sopravvivenza stessa di questa antica conoscenza, che lega il nostro Popolo e rivela il nostro sé più profondo. Il Culto di Freyja non è altro che un percorso di impegno attraverso il vasto tesoro della saggezza, l’eredità e l’evoluzione spirituale che compongono il corpo del Wotanismo. Finché vivrà l’uomo ariano, Freyja, non diversamente dalle sue contemporanee, Frigga, Afrodite e Iside, rimarrà quella sublime eterna dea matriarcale che ci guida attraverso la matrice fisica e astrale del cosmo e del caos, per garantire sempre il nostro sviluppo personale al pari di quello del nostro Popolo.

L’ERRORE UMANISTA

Gylfi e Wotan

di T.A. Odinson Walsh

Il Dizionario Universitario Merriam-Webster definisce in questo modo il termine UMANESIMO:

“Devozione alle discipline umanistiche; cultura letteraria; la rinascita delle lettere classiche, spirito individualista e critico e accento sulle preoccupazioni secolari caratteristiche del Rinascimento.”

Lo stesso testo definisce UMANESIMO SECOLARE come:

“Filosofia umanistica vista come religione non teistica antagonista alle religioni tradizionali.”

Al comune idealista, l’Umanesimo, come perseguimento personale e di comunità, sembrerebbe una causa nobile. Costretto per sua stessa definizione alla conservazione del successo (cultura letteraria) e del potenziale umano (spirito individualista e critico), l’Umanesimo sembrerebbe, in superficie, essere il nostro bisogno più imperativo; del resto quale specie può sopravvivere che non abbia fatto un imperativo della conservazione delle sue qualità più convincenti?

Purtroppo, l’umanesimo come ideale ha tradito se stesso, in primo luogo dimenticando le caratteristiche specifiche (non “universali”) da cui sono nate le culture classiche, e in secondo luogo rifiutandosi di impegnarsi in una linea adamantina che permettesse di rifiutare qualsiasi argomento che potesse suggerire che la purezza non sia importante quanto lo scopo. In breve, quando gli umanisti hanno scelto di allinearsi con gli universalisti, hanno tradito lo spirito più profondo del potenziale umano.

Quando esaminiamo la questione dell’antagonismo nei confronti della religione tradizionale, troviamo anche l’uomo moderno a equipaggiarsi male sul campo dell’idealismo, poiché l’uomo comune non ha il concetto delle sue vere religioni tradizionali in questi giorni, né la consapevolezza che quella concezione fornirà lui (al suo spirito critico!) un antagonismo più onesto agli elementi che più impediscono il suo potenziale.

Come Tradizionalisti Pagani Indo-europei (Odinisti, Ásatrúar, Druidisti, Mithraisti, ecc.) possediamo spiriti individualistici istintivi in sintonia con il mondo naturale in modi che nessun “idealista” dell’Età Egualitaria può comprendere. Dopo essere usciti dalle tradizioni più vere, gli “umanisti secolari” si perdono in banalità senza speranza in contrasto con la divinità naturale.

Non si può ascoltare la voce che non si sente, e non si sente la voce che non si chiama. Gli Antichi Dèi e Dee invocati dai loro veri figli, tuttavia, comunicano chiaramente la comprensione necessaria al riconoscimento (e all’apprezzamento) delle loro creazioni uniche (e così sacre). L’universalismo non rispetta la sacralità di quelle creazioni distinte (cioè razze diverse) che rendono l’umanesimo, come praticato dagli idealisti moderni, irrilevante (anzi irrispettoso) nei confronti dello spirito individuale di cui pretendono di promuovere la rinascita.

Come è stato il caso con gran parte della caduta della filosofia occidentale, il vero umanesimo (che sarebbe: il vero perseguimento della preservazione delle migliori qualità dell’umanità, le quali sono tutte note all’uomo onesto come appartenenti al popolo Ariano), è stato qualche tempo fa preso in ostaggio da indottrinatori universalisti mascherati da educatori. Questi individui in malafede, abusando del privilegio della speculazione, e sotto la pretesa della continuità morale, hanno deliberatamente ignorato le verità intrinseche e indelebili della forza, della bellezza e dell’esperienza indo-europea. Migliaia di anni di sensibilità comune, per non parlare della pletora di pratiche oggetivamente evidenti, sono stati messi da parte per “teorizzare” una ‘probabilità’ che le nostre esperienze hanno da tempo definito come impossibilità.

Mentre gli uomini di filosofia possono effettivamente avere un qualche obbligo intellettuale di considerare tutti gli ideali, gli uomini ERRANTI hanno l’obbligo istintivo di capire che la filosofia è un “mezzo” con cui trarre conclusioni significative, non un “fine” (o dovrei dire “senza fine”?), un esercizio sulla futilità di mettere pioli quadrati in fori rotondi. “Se solo potessimo discuterne un po’ di più, forse accetteremo tutti che questa vita è solo un’illusione”; “se solo lo denunciamo abbastanza a lungo, la prova della sincronicità celeste sarà del tutto ‘provata’ falsa”; “se solo discutiamo abbastanza rumorosamente, gli ‘ideali’ che di norma, ovviamente, degradano la nostra integrità e la continuità culturale, alla fine saranno abbracciati dalla gente, accettati senza riguardo alla loro assurdità, dal momento che tutti sappiamo che comunque non ‘esistiamo’ davvero!” Se questi individui in malafede sono contenti di accettare che sono solo invenzioni della loro immaginazione allora così sia, ma non può più essere accettabile, se vogliamo che la sensibilità – anzi l’umanità stessa – debba sopravvivere, l’idea che possiamo in qualche modo salvare il nostro futuro distruggendo il nostro passato; deve essere relegata alla fornace orwelliana a cui tale assurdità appartiene.

L’errore umanista, quindi, è un errore di definizione e di equivoco. Vedete, coloro che professano di essere umanisti, in virtù delle loro filosofie universali e assurde, pensano e agiscono in modi che minano l’obbiettivo stesso del loro preteso ideale, ripeto, preservare il meglio che l’umanità ha da offrire.

‘L’umanista’ che suggerisce che la definizione di umanità stessa sia discutibile, nel senso che le distinzioni siano in qualche modo “irrilevanti”, o non hanno un vero interesse per la conservazione di tale qualità collettiva della “umanità”, o mancano di vera comprensione delle qualità storicamente registrate che hanno reso “l’umanità” degna di essere salvata, per cominciare.

Appartengo a una foresta primordiale

Dove la flora conosce il proprio nome

Dove il suolo non deve implorarci

Perché  le nostre radici sono tutte uguali

Appartengo a un oceano profondo ed ampio

Acque brulicanti, sì, è vero

Ma non ho mai assunto l’idea

Di essere null’altro che blu

Appartengo a un Popolo, unico,

Contento, questo anche, di restare vivo

Che possa essere questo ciò che io abbia mai cercato

Nel nome di Odino, per questo prego.

 

STORIA DI DUE MARTELLI

hammersite

di T.A. Odinson Walsh

Come è avvenuto per molti altri simboli di orgoglio, passione e spiritualità eurocentrica negli ultimi decenni, abbiamo visto in tempi recenti l’uso del Martello di Thor – o, come è più propriamente conosciuto, il Mjolnir – da parte di una vasta gamma di gente di origine indoeuropea. Come nell’aver visto altre espressioni simboliche, ho provato un certo orgoglio nel sapere che la consapevolezza della nostra eredità rimane viva a un certo livello, eppure, allo stesso tempo, ho provato una buona dose di delusione, forse anche ira, nel sapere che, mentre così tanti possono fare manifestazioni pubbliche di orgoglio e consapevolezza culturale, il fatto triste è che ben pochi apprezzano o sono dediti a quelle discipline private che sono fondamentali per rendere rilevante il loro orgoglio o consapevolezza. Anche se non sarebbe mai nostro intento offendere qualcuno per questo, dobbiamo essere fiduciosi nella nostra convinzione che nessun’anima Fedele si offenderà quando, vedendogli un Mjolnir al collo, chiederemo: quale Martello indossi?

Un martello, in mano all’orgoglio
Può fare una grande costruzione
Ma in chi fugge l’onore
Mieterà solo distruzione

Poiché il Mjolnir per me non è solo un simbolo di orgoglio culturale (anche se lo è certamente) ma anche, soprattutto, quello che simboleggia in modo sacro i doni che Odino Padre di Tutto ha dato ai suoi figli – dei quali, ovviamente, Thor è il primo – doni che ci “armano” spiritualmente e ci danno gli “strumenti” necessari per preservare l’orgoglio che costruiamo, sono particolarmente offeso quando incontro individui che indossano un Martello che, per loro ignoranza (a cui si può rimediare) o per loro indifferenza (che non ha scuse) vivono stili di vita che non rispettano né la sacralità di questo simbolo né l’orgoglio che pretendevano li avesse motivati a indossarlo.

Forse è la lezione più pertinente da imparare quando si tratta della sacralità con cui dovremmo guardare all’uso dei nostri Martelli (o qualsiasi simbologia sacra indoeuropea, se è per questo): se mettiamo in mostra il nostro orgoglio indossando Martelli, o con tatuaggi culturalmente consapevoli, ecc., non dovremmo vivere vite di cui essere orgogliosi? Avendo io stesso vissuto una vita in cui ho tentato di razionalizzare la mia viltà convincendomi che stavo “portando avanti la tradizione di saccheggio dei miei antenati Nordo-Celtici”, ed ero legittimato a portarlo (o solo sedicente tale se si vuole… così sia) non solo ho scoperto, ma ho dimostrato il coraggio necessario per chiedermi: come sto infondendo orgoglio nella mia gente con i miei comportamenti? Cosa ho veramente di cui posso essere orgoglioso? E perché qualcun altro dovrebbe esserlo di me? Queste sono domande difficili da porsi, ma sono domande che devono essere poste – e a cui si deve rispondere onestamente – se un individuo si evolverà mai oltre la vita del vuoto spirituale (cioè una vita priva di orgoglio Fedele) che sembra essere la situazione di troppi della nostra gente in questi giorni.

Un martello, in un cuore che è Fedele
Definisce un grande destino
Ma tenuto dalla falsità può cancellare
Tutto ciò che potresti essere

Quando ho scoperto la determinazione e l’autodisciplina che mi avrebbe condotto all’albero del mio sacrificio individuale, mi sono allontanato dall’esperienza capendo che tutta la conoscenza a cui ero giunto prima, per quanto concreta o favorevole alla mia “sopravvivenza” di base, era stata niente. Solo quando sono stato in grado di vedere tutte le cose attraverso la prospettiva dell’Occhio di Odino, una prospettiva acquisita solo attraverso un sacrificio totale di se stessi a se stessi (una rinascita che i monoteisti non possono comprendere perché non rinunciano mai a se stessi per se stessi, ma invece “danno a Dio”), ho pienamente compreso che la vita non è semplicemente “sopravvivenza”, ma piuttosto stabilire un lascito, evocare lealtà e sradicare debolezze. Tali sono gli obiettivi di un cuore Fedele, e questa è l’essenza del mio Martello al collo.

In questo modo il Martello diventa, per me, per te, per ogni fratello o sorella che lo indossa così, molto più di un “simbolo” del nostro orgoglio. Diventa un ricordo sempre presente dell’ethos a cui dovremmo essere legati, l’importanza del nostro servizio a qualcosa di diverso da noi stessi e il privilegio che possediamo nell’aver ereditato una fondazione spirituale che costringerebbe ciascuno di noi a creare una cultura in cui l’evoluzione era un obbligo e quindi nessun obiettivo irraggiungibile.

Naturalmente, come sempre, ci saranno quelli che affermano che il loro Martello lo brandiscono come ritengono opportuno e determinare il loro destino è affar loro. Tuttavia, ricorderei loro che il Martello non è davvero loro, ma di Thor tramite suo (e nostro) padre Odino, e sebbene lo stesso Loki sia noto per averlo rubato di tanto in tanto, è stato anche, in ogni occasione, costretto a restituirlo a chi lo maneggerà in modo Fedele. Inoltre, nessuno tranne le Norne stesse determinano fato o destino, quindi state certi che laddove ci si creda astuti e liberi dalle leggi dell’albero del mondo, quelle signore tesseranno per loro un finale che si adatta alla loro stoltezza.

Inoltre, vorrei sfidare tutto e tutti a offrire una confutazione razionale di questo dialogo; spiegare che se i nostri Martelli non sono intesi a garantire la costruzione di una vita onorevole, produttiva e quindi Fedelmente orgogliosa, allora ditemi, per favore, a che servono?

Un Martello, canta una canzone da soldato
Del lottare per essere liberi
Da un altro, che è tenuto in errore
Da chi è troppo cieco per vedere

Come per ogni altro aspetto del nostro dovere spirituale e culturale, il mantenimento della dignità e della sacralità del nostro simbolismo è un esercizio che richiede un coraggio costante e diligente. Come accennato in precedenza, ci sono molti che sono semplicemente ignoranti del carattere e dell’impegno che dovrebbero accompagnare il simbolismo del nostro patrimonio ancestrale, poiché sono stati falsamente portati a credere che questi siano poco più che simboli di affermazione sociale, emblemi da indossare in uno sforzo per “adattarsi”. Queste sono persone, naturalmente, a cui la nostra Esclusività Odinista dovrebbe essere estesa, poiché nell’illuminazione viene l’ispirazione, e dall’ispirazione arriva lo zelo. Tuttavia, per gli altri precedentemente menzionati, coloro che sono semplicemente indifferenti al modo in cui disonorano e sviliscono ciò che sanno richiedere più impegno di carattere, che adottano i nostri sacri emblemi solo perché credono che essi rafforzino i loro ideali idioti di “ribellione”, lascerò che sia lo stesso Odino Padre di Tutto a dirlo, come fa lui, al meglio:

I buoi muoiono e i parenti muoiono
Presto anche tu morirai
Una cosa, conosco, che non appassirà mai
Il giudizio su ognuno che è morto

Havamal, Stanza 77

Molti, persino tra coloro che non praticano l’Odinismo, hanno familiarità con la Stanza 76 dell’Havamal, che parla della “fama di un uomo morto”, ma pochi sanno che Har ha preparato il destino anche per gli infami! Che tutti raccoglieranno ciò che hanno seminato non è una moderna visione monoteista, ma una legge naturale antica quanto il cielo stesso, ne sono sicuro. Quindi, per coloro che non maneggiano il Martello Fedele, le cui vite disonorevoli hanno reso il simbolismo “irrilevante”, verrà anche il vostro “raccolto”.

Per il resto di noi, ricordiamoci sempre che nulla del nostro orgoglio e consapevolezza spirituale o culturale è “irrilevante”. Rinnoviamo i nostri impegni verso l’attenzione e la fedeltà necessari a rafforzare la rilevanza che deve accompagnare il nostro orgoglio e consapevolezza, e raggiungere coloro che inconsapevolmente o inconsciamente si vergognano di ciò che è loro diritto di nascita: il senso del loro passato, per concentrarsi sul loro futuro! Quale martello indosserete?

OCCHIO DI WOTAN

Wotan's Eye

di Ron McVan

“Una psicologia umana completa ed equilibrata è di natura quadruplice, come è rappresentato dall’occhio universale di Wotan. Quando la mente esplora questo simbolo, è portata verso idee che vanno oltre la comprensione della ragione”……………C.G.Jung

Attraverso la funzione dell’occhio, diveniamo consapevoli della fantasmagoria del mondo fenomenico, che Shakespeare chiamava, “lo spettacolo incorporeo”. L’occhio è il primo cerchio, l’orizzonte che forma è il secondo cerchio e in tutta la natura questa figura primaria è ripetuta senza fine, è l’emblema più profondo di tutti i cifrari noti all’uomo: oltre la barriera della conoscenza umana pende l’Occhio di Wotan, la croce all’interno di un cerchio. Nella misura in cui la comprensione dei misteri arcani e della scienza avanza, questa barriera si allontana.

La nostra vita è un apprendistato alla verità secondo cui intorno a ogni cerchio se ne può disegnare un altro, e non c’è fine nella natura, ma ogni fine è un nuovo inizio. La vita dell’uomo è un circolo in evoluzione che, da un anello impercettibilmente piccolo, corre da tutte le parti verso cerchi nuovi e più grandi. Il cerchio o anello è anche un simbolo che significa unità, universo e divinità unica. Un cerchio esprime allo stesso tempo sia la completezza che la separatezza. Un gruppo di persone legate da un obiettivo o da un interesse comune, che per il momento le distingue dagli altri, può riferirsi a se stesso come una cerchia. Spesso i nostri amici e conoscenti costituiscono ciò che chiameremmo un circolo sociale. A volte simboleggia il sole o il corso del sole durante l’anno, o il tempo e l’eternità in generale. Dai riti antichi all’astrologia, all’alchimia e ai poteri gnostici, il cerchio è uno dei simboli più dinamici e ampiamente utilizzati.

“In ogni uomo… c’è una parte che riguarda solo se stesso e la sua esistenza contingente, che è propriamente sconosciuta a chiunque altro, e muore con lui. E c’è un’altra parte attraverso la quale egli si attiene a un’idea che viene espressa attraverso di lui con chiarezza eminente, e di cui è il simbolo”. ………. William Von Humboldt

Per i nostri lontani antenati pagani, un cerchio spesso segnava il confine di un’area sacra e lo proteggeva dalle influenze maligne. Il cerchio è un simbolo di “tutte le cose”, perché può essere immaginato come una linea tracciata attorno a qualsiasi cosa, ma allo stesso tempo può servire come simbolo di “una cosa” perché è una singola figura. In simbologia Dio è talvolta rappresentato da un punto all’interno di un cerchio.

Wotan era noto per aver sacrificato il suo occhio sinistro nel Pozzo di Mimir, per raggiungere la suprema conoscenza e saggezza. Per raggiungere questo compito, egli deve dividere il velo di luce in una conoscenza ugualmente equilibrata del buio infinito. Tutto diventa altamente arcano e simbolico. L’occhio sinistro rappresenta la luna circolare, l’occhio destro, il sole circolare. Troviamo la stessa simbologia dell’occhio solare negli dei egizi Ra e Horus.

“Per tutta la nostra vita ci sforziamo verso il sole; quella fronte ardente è l’occhio di Wotan. Il suo secondo occhio, la luna, non emana la stessa luce; deve essere messo in pegno nella Fontana di Mimir, così che possa andare a prendere le acque curative da lì, ogni mattina, per il rafforzamento del suo occhio”. ………… Oehlenschlager

Il cerchio è un intero, ma anche, in senso figurato, un buco o, in questo caso, un pozzo. È un simbolo del nullo “0”, e quindi serve come rappresentazione del vuoto, della non esistenza, del nulla. Ma è il nulla che contiene l’esistenza potenziale di ogni cosa, il caos primitivo da cui il Dio Assoluto dell’Universo aveva creato il mondo, l’abisso o grembo di tutto l’essere. Il pozzo, non dissimile dalla grotta, è stato conosciuto come simbolo del grembo di madre terra.

Dio è la fonte di tutta la luce, l’ordine e l’intelligenza nell’universo esteso; senza luce e coscienza c’è solo oscurità, caos e nulla. La cruda realtà del nulla è molto peggiore di qualsiasi Inferno che l’uomo possa mai immaginare. Il più convinto degli atei ha la libertà di scegliere di negare l’esistenza dell’intelligenza divina nell’universo perché quell’intelligenza gli dà quel diritto. Nella realtà virtuale del nulla l’uomo sarebbe totalmente insignificante e sarebbe morto nel dimenticatoio molti eoni fa. L’umanità semplicemente non poteva sopportare la realtà del nulla ed è l’ordine e l’intelligenza di Dio nel vasto vuoto dello spazio che rende il nulla abbastanza sopportabile da permettere all’umanità di sopravvivere. Attraverso la natura il miracoloso si rivela per coloro che hanno occhi per vedere.

“Dio non pensa, crea; non esiste, è eterno”
………………….Kierkegaard

Poiché l’immersione nel mondo della materia fornisce l’esperienza che porta alla saggezza, Wotan (la coscienza) sacrifica parte della sua visione per ottenere un sorso quotidiano dal pozzo di Mimir, mentre Mimir (materia), ottiene una parte dell’intuizione divina. La coscienza e la materia sono quindi relative l’una all’altra a tutti i livelli, così che ciò che è coscienza su uno strato della vita cosmica è materia per lo stadio sopra di esso. Le due parti dell’esistenza sono inseparabili. Questa formula è stata a lungo esposta nel simbolo alchemico noto come “Ourobouros”, che consiste in un cerchio formato da un serpente o da un drago che inghiotte la propria coda. Spesso questo porterà la frase greca “ἒν τὸ Πᾶν” (tutto è uno). Questa frase è composta da tre parole, con sette lettere e numeri, 3 + 7 = 10. Di nuovo, dieci significa “tutte le cose”, perché completa la serie dei numeri primari dalle cui combinazioni sono formati tutti gli altri numeri. Inoltre, 10 significa “l’uno”, perché è composto da 1 e zero e 1 + 0 = 1.

Il simbolo del cerchio con una croce al centro, conosciuta come la Ruota Solare o l’Occhio di Wotan, è forse il più antico simbolo del Nord Europa. Questo segno dimostra la potenza del sole che agisce sulla terra, un simbolo di unità ed equilibrio in tutte le cose: saggezza, intelletto, potere spirituale, legge, ordine, contenuta forza religiosa, santità, ed è il simbolo principale che rappresenta l’Ariano Padre di Tutto, Wotan. La croce all’interno di un cerchio simboleggia il puro panteismo e l’origine dell’uomo. La linea verticale esprime anche l’ascensione spirituale della divinità, mentre l’orizzontale indica il piano inferiore della terra cosciente della materia.

Le immagini mentali sono la porta verso una conoscenza superiore. È a questi fini che il simbolismo espresso nell’essenza di DIO e gli archetipi di divinità minori sono vividamente esemplificati nel nostro mito, molto, molto significativo, nell’esperienza di vita personale e nello sviluppo del nostro popolo e della nostra cultura. Fino a quando l’uomo non percepirà e applicherà queste verità eterne dentro di sé, egli rimarrà schiavo del mondo fisico e delle forze di base che riflettono e fluiscono dai mondi inferiori della materia.

I nostri simboli sacri e miti popolari ci rivelano il precario e pericoloso viaggio dell’anima con i molti ostacoli da superare. L’uomo si erge tra il microcosmo e il macrocosmo. La chiave del significato della vita è racchiusa nell’uomo, poiché egli è nell’occhio del ciclone. In nessun modo si dovrebbe assumere l’idea che l’universo sia stato creato solo per l’uomo. Dalle antiche dottrine impariamo che l’uomo è nato per il completamento della grande opera in cui sono impegnate le nostre vite e la nostra gente. Ignorare o iniziare un’azione contro la logica ferrea della Natura può solo portare alla nostra autodistruzione. Il filosofo tedesco, Friedrich Nietzsche, avrebbe affermato nei suoi scritti: “Perché i pochi uomini e donne di proposito, sono benedetti dalla certezza che, a differenza dei miliardi che vivono e muoiono con non più senso di identità o di scopo di quanto ne abbiano pecore o bovini, le loro vite hanno un senso, che non vivono e sognano, lottano e soffrono invano, che la loro esistenza conta qualcosa, perché è la loro coscienza e il loro scopo che determinerà la forma e lo spirito del nuovo ordine che un giorno ascenderà su questa terra, e saranno i loro discendenti che faranno il prossimo passo all’interno del nuovo ordine verso il superuomo”.

La forma antropomorfa di ogni dio è un simbolo. Questo è il modo più semplice per i ricercatori della coscienza di Dio per comprendere entità che hanno determinati ruoli e complesse interrelazioni. La ruota solare dell’occhio di Wotan rimane ancora il simbolo divino per antonomasia della forma non antropomorfica. L’immagine attuale del “Occhio di Wotan” oggi è come è sempre stata nel passato, rappresentando quella stessa profonda essenza metafisica che continua ininterrotta per tutta la storia del mondo occidentale. Le tribù d’Europa e il loro dio archetipico etnico-ancestrale Wotan e in effetti, tutti gli Dei di Asgard, si connettono come cercatore e trovato e sono così intesi come l’esterno e l’interno di un unico mistero auto-riflesso, che è identico al mistero del nostro mondo manifesto. La configurazione del cerchio e della croce è l’eterno paradigma di Wotan, che riflette le molte vite, leggende e lasciti della nostra nobile razza e del nostro patrimonio. Serve come una verità essenziale all’interno di una ricerca di vita in corso, di cui tutti siamo una parte significativa.

“La coscienza è l’Occhio di Wotan nel Cuore dell’Uomo”

(Mimir, che si è evoluto dall’antica razza dei giganti, possedeva la conoscenza suprema ed è un guardiano dei sacri tesori mistici, un essere dai poteri fantastici. Può essere classificato con le Norne, come in origine anche qualcuno su cui non dominava neanche Wotan Padre di Tutto, che doveva apparire come un richiedente. La sorella gemella di Mimir è la madre di Wotan: da Mimir arriva la prima cultura e l’origine delle razze, perché nel suo pozzo, l’ispirazione, il potere spirituale, l’intelligenza e la saggezza dell’uomo hanno la loro fonte e intorno a lui, come capo, stanno riuniti gli artisti dell’antichità, dalle cui mani tutte le cose possono essere fabbricate in creazioni viventi e meravigliose.)

I TUOI ANTENATI CONTANO!

metagenetica

di Stephen MacNallen

C’è una diffusa convinzione nel mondo occidentale moderno secondo cui gli antenati non avrebbero molta importanza. Questo è particolarmente vero per gli antenati degli Europeo-Americani; tra alcuni scrittori e accademici, “maschio bianco morto” è sinonimo di irrilevanza.

Fortunatamente per noi (e per le generazioni a venire), un sano interesse per la genealogia e la storia familiare sfida questa visione del mondo sradicata, alienata. Perché ci interessano i nostri antenati in un mondo che mette la soddisfazione individuale prima di ogni altra cosa? Che cosa dice in merito la profonda saggezza della nostra anima? E qual è il nostro rapporto con coloro che sono passati davanti a noi? Perché è importante?

Le culture native in ogni parte del mondo rispettano i loro antenati. Gli Indiani americani, gli Aborigeni australiani, le tribù africane, i popoli asiatici – tutti danno un posto speciale ai loro parenti che li hanno preceduti. Solo nelle cosiddette società moderne, quelle più chiuse nel perseguimento delle cose materiali e più distanti dal mondo naturale, abbiamo dimenticato l’importanza della connessione ancestrale.

In Europa, prima della venuta del Cristianesimo, era diverso. Vedevamo gli antenati e noi stessi come parte di una continuità e questa unità era impossibile da spezzare in parti in base al tempo o allo spazio. I legami di parentela si estendono nei secoli e attraverso gli oceani. Gli antenati erano ancora parte di quella comunità ed era possibile invocarli per ispirazione, guida e forza.

Infatti, spesso si credeva che l’individuo infine rinascesse nella famiglia o nel clan. In un certo senso, seguendo questa logica, siamo i nostri antenati rinati nel presente. (Significa anche che è nel nostro interesse rendere il mondo un posto migliore – dal momento che saremo di nuovo qui!) Questa idea di reincarnazione all’interno della linea ancestrale si trova quasi universalmente tra le culture native; l’idea che si possa tornare in un popolo estraneo (come un Norvegese che ritorna come principessa polinesiana) è un concetto molto recente.

Possiamo recuperare lo stato di comunione con gli antenati. La genealogia è un buon punto di partenza. Tracciare il proprio albero genealogico, apprendere dei propri predecessori e capire in cosa hanno contribuito al nostro aspetto e alla nostra personalità, non fa altro che avvicinarci a loro. Contemplare le prove che hanno superato potrebbe ispirarci a superare le sfide della nostra vita.

Secondo l’antica tradizione, la barriera tra i morti e i vivi è più debole in certi periodi dell’anno: Yule è una di queste occasioni e l’antico festival celtico del Samhain (popolarmente conosciuto come Halloween) è un’altra. In questi tempi, guardate i vostri sogni e ascoltate con il vostro orecchio interiore i sussurri di quelli della vostra linea che sono passati prima.

C’è molto da guadagnare dagli antenati e abbiamo appena accennato le possibilità in questo breve saggio. Naturalmente, ci hanno dato il dono più grande di tutti, la vita stessa –  perché se quella catena d’oro delle generazioni fosse stata spezzata in qualsiasi momento, noi non saremmo qui! Ma abbiamo anche le nostre responsabilità. Soprattutto, l’onore familiare deve essere mantenuto intatto e gli stessi antenati devono avere il posto importante che meritano. Ovviamente dobbiamo fare tutto il possibile per assicurarci di avere bambini sani per continuare la linea in futuro.

Una volta compreso il legame che si estende per le generazioni, sappiamo che non possiamo veramente essere senza famiglia. Ci sono sempre gli invisibili, che influenzano gli eventi e ci ricordano che siamo parte di un grande flusso di vite, cercando sempre di esprimere chi e cosa siamo.

Onorare gli antenati (che sono, in fondo, noi come eravamo prima) è uno dei tre principi fondamentali dell’anima europea. Gli altri sono, rispettivamente, vivere una vita di coraggio e verità, e il giusto rapporto con gli Alti Poteri stessi.

La saggezza spirituale delle coraggiose e libere tribù europee non è morta. È stata soppressa – ma non può essere nascosta per sempre, perché esiste in noi, le persone che condividono questo nobile patrimonio!

WOTAN PADRE DI TUTTO

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di Donald V. Clerkin

Figli miei, chiara e bellissima progenie di luce, mi conoscete. Mi conoscete come il Vagabondo, il Lupo, il Signore dei Corvi. La mia casa è la foresta primordiale, il luogo del potente frassino e della quercia. Mi conoscete da quando voi, figli miei, siete venuti al mondo. Lì mi avete aiutato nelle mie guerre contro gli estranei, i signori del mondo sotterraneo e delle tenebre, che hanno usato il loro oro e le loro lussurie per corrompervi nelle loro trappole. Quando vivevate con me nelle antiche foreste, siamo sempre stati vittoriosi contro i nostri nemici.

Ma voi avete dimenticato il mio consiglio e la vostra stirpe di luce e bellezza si è macchiata, imbrattata dalla nascita di Alberich. Oggi fate causa comune con gli estranei anche contro voi stessi. Il vostro sangue si è diluito, le vostre menti e i vostri istinti si sono sbiaditi; e gli estranei fanno ciò che vogliono con voi… lanciano i loro eserciti distruttivi contro di voi, le vostre donne e la vostra gente.

Avete posto sopra di voi un governo basato su una dottrina che io non vi ho insegnato. Figli miei, non vi ho insegnato a dare la vostra vita per la propagazione degli estranei, i cui antenati non hanno mai vissuto con me nelle foreste. Vi ho insegnato ad amare e curare il vostro tipo, a proteggere ciò che è vostro. Vi ho dato bellezza e spirito, forza e volontà; questi erano testimonianza della grandezza singolare che possedevate. Una volta, tutti vi conoscevano come i miei figli.

Cosa siete diventati? Dove andate? Vi umilierete fino all’estinzione? Perché? Cosa vi ha potuto portare a questo triste stato? Perché voi siete miei, possedete la forza e la volontà per sconfiggere qualsiasi nemico… a meno che il nemico non siate voi stessi.

Cos’è queta falsa carità di cui vi vedo schiavi? Lasciate che i vostri anziani vivano male negli ultimi anni, mentre date aiuto agli estranei, a quelli che avete invitato in mezzo a voi e a quelli che scioccamente aiutate da lontano. Non sapete che questi estranei odiano la vostra ricchezza? Anche i figli di Alberich aspettano alle vostre porte, pronti a entrare e prendere quel poco onore che ancora vi resta. È forse questo che vi ho insegnato, sono queste le mie lezioni inserite nelle vostre anime? No figli miei, io vi ho insegnato ad essere orgogliosi e sani, non servi e vili. Vi ho detto molto tempo fa che, per quanti pochi di voi ci saranno nel mondo degli uomini, fintanto che voi aveste creduto in voi stessi, quelli che avrebbero preso le vostre anime ariane, non avrebbe preso da voi quello che ho dato solo a voi. Vi è stato detto di non condividere il vostro sangue, la vostra forza d’animo e le mie memorie con gli stranieri. Loro avevano i loro dèi; i figli di Alberich avevano il loro oro e voi cospirate con loro contro i doni che vi avevo dato?

Io, il Vagabondo, vengo a voi dai tempi antichi per dire basta a questo tradimento e a questa follia. Voi siete miei, e la mia Lancia una volta vi ha protetto. La legge della stirpe e del sangue che vi ho dato non doveva essere violata… mai! Ho inviato un messaggero per guidarvi, un secondo Siegfried, un eroe mondiale… ma voi lo avete abbandonato dai vostri cuori e dato ai carcerieri di Alberich. È morto per sua mano, mentre voi con invidia celebravate la sua caduta.

Miei figli ariani, non vi ho forse portato alla vittoria in passato; non eravate un tempo i padroni del mondo? E non sareste ancora padroni, se non aveste dimenticato la saggezza che vi ho insegnato? Il Valhalla è dove siedo da solo, privo dei miei eroi ariani; i Corvi non mi portano altro che racconti di tradimento e viltà nei volti dei vostri nemici. Io ero il vostro dio guerriero; voi eravate i miei eroi ariani. La mia vita nel Valhalla era piena del vostro valore, da cui attingevo la mia forza. Ma adesso mi riempite di paura. Avete paura degli gnomi. Vi ritirate da bestie a due zampe che si limitano a ringhiarvi. Oh miei figli ariani, quanto anelo a quei giorni in cui avevate vinto il mondo e non temevate niente e nessuno.

Il potere di Wotan è stato a lungo spezzato. Ora vivo solo nei cuori e nella memoria di quelli di voi che sentono la forza vitale che una volta vivevate con gioia. Avete condiviso la mia forza vitale e, in morte, vi onoravo come eroi per stare con me nel Valhalla. Ora c’è poco da onorare. I Corvi volano quotidianamente per portarmi parola delle vostre azioni, solo per tornare nel Valhalla e dirmi quello che odio sentire. State morendo, miei figli ariani, di una malattia dell’anima. Le grazie divine che vi ho dato, che tutti riconoscevano tranne voi, le avete gettate nella polvere.

I Corvi portano parola di alcuni che continuano a lottare, a sostenere la grandezza che è ancora in voi. I pochi riscattano i molti? Troppi hanno rifiutato di riscattare se stessi. La stirpe di Alberich li tiene fermamente nelle sue grinfie, le loro anime ariane tanto contorte e distorte che non li riconosco più come miei. Uomini effeminati che fanno argomenti inutili contro il coraggio. Donne in difficoltà che diffamano i ruoli di madre e compagna. Se avessi la mia antica autorità, la mia Lancia li avrebbe già colpiti!

Ma io sono ancora uno dei vostri ricordi; il più antico, anche se non il più bello, credo. Nessun Ariano conosce il nome di Wotan e dimentica la sua nascita nelle antiche foreste, le grandi battaglie e le vittorie, la tragedia della vita. Non posso più entrare nel vostro mondo con la mia Lancia. Non sono accolto nei vostri cuori. Voi, miei figli, che ricordate me e cosa eravate, risvegliate i vostri fratelli per combattere; consigliate le vostre sorelle nel loro disagio.

Non perdete più il vostro futuro!

Sogno di un ordine mondiale eroico, un mondo che è cominciato nelle foreste, condotto attraverso sangue e onore nel Valhalla, e che finisce con la vostra grandezza scritta nel Tempo stesso. Può essere ancora così, miei figli ariani. Wotan invita i suoi figli ad essere grandi ancora una volta. Lo avete in ognuno di voi. Per ognuno di voi c’è un posto nel Valhalla. Le azioni coraggiose sono la chiave della gloria. Che vediate voi stessi come io vi ho visto tanto tempo fa.