LA PERDUTA SPADA DELLA VITTORIA

Frey-Gerd-Gymir

di Donald A. Mackenzie
Tratto da Teutonic Myth and Legend [1912]

Quando Skadi, l’orgogliosa e potente figlia di Thjazzi, venne a sapere che suo padre era stato ucciso dagli Dei, indossò la sua cotta di maglia e il suo splendente elmo, e afferrò la sua grande lancia e le frecce avvelenate per vendicare la sua morte. Poi, affrettandosi verso Asgard, aspettò fuori, sfidando un dio a combattere. Audace era, e bella, e serenamente senza paura nella sua ira.

Gli Dei presero consiglio insieme e giudicarono che la sua causa era giusta. Così arrivarono a dirle parole di pace e, anzi, desideravano non uccidere una così giusta. Ma lei disprezzò le loro suppliche e, alzando la lancia, chiese la vita di colui che aveva ucciso suo padre.

Allora uscì l’astuto Loki e cominciò a danzare dinanzi a lei, mentre una capra ballava con lui, a cui ella fu divertita. Ballò a lungo e, quando ebbe cessato, si inchinò davanti a lei e la pregò di sposarla, mentre la capra belava desolatamente. Skadi fu spinta alla risata e la sua ira cessò.

Nat cavalcò, e le ombre caddero sul cielo e spuntarono le stelle. Poi Skadi chiese di entrare in Asgard. A lei venne Odino che, indicando il cielo, disse:

“Osserva! gli occhi di tuo padre sono ora stelle luminose, che sempre guarderanno su di te… Tra gli Dei ora potresti abitare, e potrai scegliere tuo marito. Ma quando farai questo, i tuoi occhi saranno bendati, in modo che solo i suoi piedi potranno vedersi.”

Agli Dei riuniti guardava con meraviglia e gioia. I suoi occhi caddero su Balder il Bello, e lui amava. Nel suo cuore promise che avrebbe scelto lui.

Quando i suoi occhi furono velati, vide un piede che era bello, e ritenne che fosse di Balder. Le sue braccia si allargarono e gridò: “Sposerò te”, strappò il velo, e sopresa! Era Njord che stava davanti a lei.

Bello e maestoso era Njord, il dio del mare estivo, che placava le tempeste di Aegir e la bufera di Gymir, il gigante delle tempeste dell’amaro Oriente. Ma il cuore di Skadi non batteva per Njord.

Eppure era stato il dio dei Vanir la sua scelta, e con lui si sposò in grande sfarzo ad Asgard. Insieme partirono per Noatun, dove Skadi non apprezzò il mare e il verso degli uccelli sulle scogliere, che la privavano del sonno. Profondo era il suo dolore per non abitare più nella foresta di Thrymheim, e anelava per la cascata tonante, le alte montagne e le ampie pianure in cui era abituata a seguire le prede. E l’amore che aveva per Balder tormentava sempre il suo cuore.

Poi fu Frey in cerca di una sposa, e dall’amore per lei fu posseduto alla follia.

Un giorno salì al trono d’oro di Odino e guardò i mondi, vedendo tutte le cose, e quello fu il giorno del suo dolore. Curioso, guardò est e ovest, e a sud guardò. Poi verso nord, verso la Terra dei Giganti voltò lo sguardo, e lì brillò dinanzi a lui una luce di grande splendore che riempiva di bellezza i cieli e l’aria e il mare. Una fanciulla, la più bella che mai avesse visto, aveva aperto la porta della sua casa. Divinamente alta era lei, e le sue braccia splendevano come argento. Per un attimo la vide, col cuore che palpitava d’amore, e poi scomparve, al che la sua anima fu colpita da profonda tristezza. Così fu punito per essersi seduto nel trono di Odino.

Verso casa andò Frey, e non avrebbe parlato, né avrebbe mangiato o bevuto, tanto era grande il suo amore per la gigantessa, il cui nome era Gerd, figlia di Gymir. Molto gli Dei si meravigliavano a causa del suo silenzio e dei suoi profondi sospiri. Ma nessuno poteva trovare ragione per la follia di Frey. A lui venne anche suo padre Njord, con Skadi, e come lo trovarono lo lasciarono, in malinconia e posseduto da segreto dolore. Poi parlò Njord a Svipdag, che ad Asgard era chiamato Skirnir, “il brillante”, e lo supplicò di scoprire cosa facesse soffrire suo figlio, e di trovare un rimedio con cui riportarlo alla felicità.

Skirnir era riluttante ad andare da Frey come lo era quando Sith lo supplicò di salvare Freyja dal gigante Beli. Eppure, quando trovò Frey seduto da solo, in silenzio, e colpito dal profondo desiderio per colei che amava, gli parlò con coraggio e fiducia.

“Insieme”, disse, “abbiamo vissuto tante avventure in altri giorni, e fedeli dovremmo ora essere uno all’altro. Né dovrebbe esserci alcun segreto tra di noi. Parla, o Frey, e dimmi perché ti struggi da solo e ti rifiuti di mangiare e bere”.

Frey gli rispose: “Come posso rivelare, caro amico, il segreto del mio dolore. Luminosa brilla la Dea del sole nel cielo, ma di alcun conforto sono per me i suoi raggi”.

Ma Skirnir lo spinse a confidare il suo dolore, e Frey raccontò del suo amore per la bella Gerd la gigantessa. Ma il suo amore, diceva, era destinato al dolore, perché né dio né elfo avrebbero permesso che abitassero insieme.

Allora andò Skirnir dagli Dei e rivelò il segreto del silenzio e della disperazione di Frey. Ben sapevano che se Gerd non fosse stata portata a lui, il Dio del sole si sarebbe consumato e sarebbe morto, e così dissero a Skirnir la loro volontà, che avrebbe dovuto affrettarsi alla dimora di Gymir per avere la sua bella figlia per Frey.

Quindi Frey fu meno triste, e diede a Skirnir la Spada della Vittoria come sua difesa, e da Odino ricevette Sleipnir per cavalcare attraverso il fuoco e sopra il cielo. I doni da sposa che portava quando partì erano l’anello magico Draupnir e undici mele del prezioso scrigno di Idun. Portò con sé anche una bacchetta magica col potere di sottomettere.

Per il mare impetuoso e sulle montagne desolate cavalcò Skirnir, sopra abissi e grotte di montagna di giganti feroci, fino a quando arrivò al Castello di Gymir, che era protetto da un fossato di fuoco. Segugi feroci sorvegliavano il cancello d’ingresso.

Su un tumulo sedeva un pastore da solo, e a lui Skirnir si rivolse, chiedendo come potesse calmare i temibili cani a guardia costante, in modo che potesse raggiungere la gigantessa.

“Da dove vieni?” chiese il pastore; “perché sicuramente sei destinato a morire. Puoi cavalcare di notte o di giorno, ma mai potrai avvicinarti a Gerd”.

Skirnir non aveva paura. “I nostri destini”, disse, “vengono filati quando nasciamo. Mai potremo sfuggire al nostro destino”.

Ora la voce di Skirnir era udita da Gerd, che era dentro, e chiese alla sua serva di scoprire chi fosse a parlare così coraggiosamente davanti al castello.

Poi Skirnir spronò il suo cavallo, che oltrepassò i cani e il fossato ardente, e il castello fu scosso alle fondamenta quando raggiunse la porta.

La serva disse a Gerd che un guerriero si ergeva fuori e chiedeva di essere ammesso da lei.

“Presto allora”, gridava Gerd, “portalo dentro, e mesci per lui il dolce e antico idromele, perché temo che colui che ha ucciso Beli, mio fratello, sia venuto qui”.

Skirnir entrò e si fermò davanti alla gigantessa che Frey amava così tanto, e lei parlò con lui e disse: “Chi sei un elfo, o il figlio di un dio degli Aesir, o uno dei saggi Vanir? Temerario, infatti, sei tu a venire da solo in questa nostra fortezza”.

“Né elfo, né dio, né Vanir sono io”, Skirnir rispose. “Io sono un messaggero del dio Frey, che ti ama. Da lui porto l’anello Draupnir in regalo, perché lui vuole te come sua sposa”.

Allora fu il cuore di Gerd pieno di disprezzo, e si rifiutò di prendere il dono nuziale. “Finché vita rimane in me”, disse, “Frey non sposerò”.

Skirnir offrì ancora l’anello d’oro Draupnir, ma lei rifiutò di nuovo.

“Del tuo anello non ho bisogno”, disse lei, “perché il mio sire ha grandi tesori di gioielli e d’oro”.

Quando lei parlò così il cuore di Skirnir fu colmo d’ira, e tirò fuori la splendente Spada della Vittoria.

“Mira questa lama!” gridò; “con essa posso ucciderti se Frey è respinto”.

Orgogliosamente Gerd si alzò. “Non con la forza né con la minaccia”, disse, “sarò mai spinta. Il mio forte signore Gymir è armato e pronto a punirti per la tua audacia”.

Allora Skirnir disse rabbioso: “Con questa lama io ucciderò il tuo sire, il vecchio gigante Gymir, se dovesse osare di opporsi a me. E posso conquistarti con questa bacchetta magica, che sottometterà il tuo cuore. Se sarò costretto a farlo, nessuna felicità verrà mai più a te. Poiché ti relegherà alle regioni di Nifelheim, dove né dio né uomo potrà mai più vederti bella”.

Silenziosa e pallida sedette Gerd quando Skirnir le disse del destino che sarebbe stato il suo se avesse continuato a rifiutarsi di diventare la sposa di Frey.

Il luogo in Nifelheim presso cui avrebbe dovuto andare, diceva, era una regione di tortura dove abitano gli spiriti dei giganti triturati nel Mulino del Mondo. Occasione di amare non avrebbe avuto, né tenerezza o simpatia. Da sola avrebbe vissuto, o altrimenti come sposa infruttuosa di un mostruoso gigante a tre teste. La gioia e il godimento sarebbero state bandite dal suo cuore. Occhi l’avrebbero sempre fissata, freddi e con più odio di come i Giganti del Gelo guardano a Heimdal, la sentinella di Bifrost, o i troll i cani-lupo di Odino. Né i demoni l’avrebbero lasciata mai in pace. Streghe malvagie l’avrebbero schiacciata sulle rocce. Morn, che dà “agonia all’anima”, avrebbe riempito il suo essere. Lì, al luogo del tormento preparato come sua dimora, i demoni della malattia  avrebbero aumentato il suo dolore. Non sarebbe mai stata libera dalla tortura di Tope (follia) e Ope (isteria), e nessun riposo avrebbe conosciuto di notte o di giorno. Per cibo avrebbe avuto carne rancida, e veleno per bevande. Ogni mattina avrebbe strisciato dolorosamente verso la cima della montagna per ammirare Hel in gloria e beltà, e avrebbe sempre cercato invano di raggiungere le sue scintillanti pianure di beatitudine e gioia.

“Questo, o Gerd, sarà il tuo destino”, gridò Skirnir, “se Frey da te è disdegnato”.

Poi si preparò a colpirla con l’asta magica che sottomette, ma Gerd lo supplicò di ascoltarla.

“Non portare a termine la tua minaccia”, supplicò, “e bevi questo dolce e antico idromele. Non ho mai sognato di dover amare un dio dei Vanir”.

Ma Skirnir non si sarebbe placato fino a quando non gli avesse dato un messaggio per Frey. In quello prometteva che dopo nove notti sarebbe stata la sposa del dio Vanir se la Spada della Vittoria fosse stata data al suo signore.

Piacevoli furono le sue parole per Skirnir, che senza aspettare saltò sul suo cavallo e tornò a tutta velocità ad Asgard. V’era Frey che lo aspettava con impazienza, ma l’amato Vanir fu colmo di tristezza quando venne a sapere che avrebbe dovuto aspettare il tempo di nove notti prima di essere ricevuto da Gerd.

“Lunga è una notte senza di lei”, piangeva; “più lunghe sono due notti – come posso sopportare di aspettare per nove? Più lunga questa mezza notte di attesa mi è sembrata di un mese della più grande beatitudine”.

Lentamente per Frey trascorsero i giorni e le notti che seguirono. Poi all’ora stabilita andò da Gerd, che divenne la sua sposa.

A Gymir diede per sua figlia la Spada della Vittoria, che era stata forgiata per portare disastro agli Dei. E in questo modo Asgard fu privata del frutto del trionfo che Freyja aveva portato quando l’ira di Svipdag fu messa da parte e il suo amore per lei fece sì che la pace fosse fatta tra gli Dei e gli Elfi.

A lungo i Giganti avevano cercato di possedere la Spada della Vittoria, e soprattutto la moglie di Gymir, Gulveig-Hoder, la temuta Megera di Jarnvid, che aveva ancora la sua dimora in Asgard, dove sempre cercava di operare il male.

Poiché della Spada della Vittoria Surtur sarà armato quando deciderà di vendicare il male fatto a Gunlaud da Odino.

Così Loki scherniva Frey. “Un tesoro hai dato a Gymir per comprare sua figlia, e la Spada della Vittoria nientemeno! Quando i figli di Muspell verranno a Jarnvid sarai davvero in difficoltà, poiché allora non saprai, o infelice, con quale arma combattere”.

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Mezza Estate

Solstice

Affiorare lei vede
ancora una volta
la terra dal mare
di nuovo verde.
Cadono le cascate,
vola alta l’aquila,
lei che dai monti
cattura i pesci.

Si ritrovano gli Æsir
a Idavoll,
e del serpente intorno al mondo
possente, ragionano,
[e rammentano là
le grandi imprese,]
e di Fimbultýr
le antiche rune.

Lì di nuovo
meravigliose
le scacchiere d’oro
si ritroveranno nell’erba.
Eran quelle che anticamente
avevano posseduto.

Cresceranno non seminati
i campi;
ogni male guarirà,
farà ritorno Balder.
Abiteranno Hoder e Balder
le vittoriose rovine di Hropt,
felici dèi guerrieri.
Volete saperne ancora?

Allora Hœnir
l’aspersorio sceglierà,
e i figli abiteranno
dei due fratelli
l’ampio mondo del vento.
Volete saperne ancora?

Vede lei ergersi una corte
più bella del sole,
d’oro ricoperta,
in Gimli.
Là abiteranno
schiere di giusti.

LA SPIRITUALITÀ E LA NOSTRA ANIMA DI POPOLO

swastika

di Richard Scutari

tratto da Unbroken Warrior, corrispondenza con Magnus Soederman

La vera spiritualità non è altro che il collegamento con l’anima di Popolo della nostra Gente. Questa anima di Popolo è il nostro inconscio collettivo. Per capire l’inconscio collettivo, dobbiamo approfondire le opere di Jung. Carl G. Jung, è il fondatore della psicologia analitica. Ha postulato che non c’è solo un inconscio individuale, ma anche un inconscio collettivo. Secondo Jung, l’inconscio individuale contiene i ricordi rimossi delle nostre esperienze, mentre l’inconscio collettivo contiene la memoria razziale dei nostri antenati che incide in modo significativo sulla Razza nel determinare il suo stesso essere e la sua cultura. Per Jung, l’inconscio collettivo è costituito dall’esperienza cumulativa di tutte le generazioni dei nostri antenati memorizzata sotto forma di archetipi. Un archetipo è un’idea inconscia, un modello di pensiero, immagine, ecc, ereditata dagli antenati della razza e di solito presente nelle singole psiche. L’inconscio collettivo è un regno psichico che condividiamo con gli altri nostri simili, e si è sviluppato strato su strato per eoni in modo che gli strati più accessibili fossero comuni al clan di ognuno, quindi alla tribù (svedese, tedesca, francese, inglese, italiana, euro-americana, ecc), e quindi alla Razza. Di conseguenza, l’inconscio collettivo è la nostra anima di Popolo.

La grande scrittrice nazionalsocialista, Savitri Devi, disse bene con queste parole: “La verità è che non c’è nessun altro ‘Dio’, se non la immanente divinità impersonale della Natura della Vita; il Sé universale. Nessun dio tribale è ‘Dio’, gli dèi tribali sono più o meno divini, nella misura in cui rappresentano ed esprimono un’anima collettiva più o meno divina“. Devi inoltre dichiarava – “Il Nazionalsocialismo non è altro che l’espressione della volontà collettiva della razza di sopravvivere e di governare; della sua prontezza a combattere e sradicare tutto ciò che, dall’interno o dall’esterno, si trova sulla strada della sua sopravvivenza e dell’espansione della sua sana coscienza di sé – della sua forza; della sua gioventù; e della Divinità ‘dentro di sé’; una realtà biologica sottolineata nella politica e nella vita sociale, piuttosto che una mera idea ‘politica’.” Diamo un’occhiata alle nostre origini e vediamo da dove derivano la volontà collettiva di Devi e gli archetipi dell’inconscio collettivo di Jung (che si sono sviluppati per eoni). Nietzsche, nel prologo del suo “Anticristo”, dichiarava – “Questo libro appartiene a pochi eletti … solo loro capiranno il mio Zarathustra“. Dopo la premessa, “l’Anticristo” inizia con queste parole – “Guardiamoci in faccia: siamo Iperborei.” Una ulteriore lettura di Nietzsche ci mostra che il suo obiettivo era quello di farci tornare a ciò che eravamo una volta, “Iperborei”. Questo è l’Ubermensch di Nietzsche che era stato tradotto come “Superuomo”. Questo è anche l’obiettivo del Nazionalsocialismo esoterico e molta della ricerca compiuta dalla Ahnenerbe è stata fatta in questo campo.

Le nostre leggende sono all’ordine del giorno con il mito iperboreo, chiamato anche Ultima Thule. Lasciami andare brevemente a questo mito dal momento che è la chiave per comprendere il Nazionalsocialismo esoterico. Gli antichi Greci e Romani conoscevano Hyperborea e la sua capitale Thule. Ciò è attestato dalle opere di Erodoto, Plinio il Vecchio, Diodoro Siculo  e Virgilio, tra gli altri. Seneca, nella tragedia di Medea, fa anche menzione di Thule. I Celti, i Vichinghi e tutti i popoli germanici pensavano a Thule come qualcosa di simile al Giardino dell’Eden, analogo alla Terra dell’Altro Mondo nella Ricerca del Graal. Gli Iperborei erano noti per conservare il potere di tutti i segreti del mondo. I popoli germanici si sono attaccati alla leggenda di Hyperborea/Thule più di tutti gli altri. Questa è la Leggenda su cui i nostri antenati hanno basato la loro religione pagana nonché le aspirazioni politiche occulte del XX secolo. Secondo le leggende, i nostri antenati vissero in Hyperborea oltre 80.000 anni fa. I nostri miti ci dicono che questa fu l’Età dell’Oro in cui i nostri antenati vivevano come uomini-divinità in una società super-avanzata in corrispondenza o vicino al Polo Nord. I miti indicano che i nostri antenati provenivano da un’altra dimensione o erano extraterrestri. Nessuna delle due ipotesi può essere provata o confutata e quindi può anche essere una possibilità. In ogni caso, quando i nostri antenati vivevano a Hyperborea, il Polo Nord indicava la stella polare Thuban che oggi si chiama Alpha Draconis. Osservando l’Orsa Minore, (il Merlo Acquaiolo), quando oscillava in senso antiorario attorno alla stella polare Thuban durante le quattro stagioni (i nostri giorni santi maggiori, celebrati anche dalle SS), si poteva notare la svastica Thulian, il simbolo della Società esoterica di Thule. Questo simbolo è per noi antichissimo e sacro ed è l’origine di tutte le svastiche.

Thule è il nome germanico, greco e romano per la capitale di Hyperborea. In Sanscrito si scrive Tula. Quando i nostri antenati fuggirono alla distruzione di Hyperborea, essi portarono con sé non solo la svastica Thulian, ma portarono anche lastre sulle quali la conoscenza sacra ariana venne incisa in antica scrittura runica. Dal momento della distruzione di Hyperborea, i nostri antenati fuggirono ad Atlantide. L’esistenza di Atlantide era nota agli antichi Egizi. Di Atlantide scrissero anche Solone, Erodoto, Platone, Strabone e Diodoro. Numerosi racconti delle origini degli dèi di diverse religioni raccontano di una primordiale razza superiore, pari agli dèi o nata degli dèi (vedasi il Rigsthula per le nostre origini). Fondamentalmente le loro e le nostre leggende ci dicono che, circa dodicimila anni fa, ci fu un diluvio universale (sì questa è la stessa alluvione che si trova nella storia di Gilgamesh che è stata poi copiata come diluvio di Noè nella Bibbia. L’alluvione è riportata anche negli scritti Tibetani e dei Veda). Quando l’alluvione causò l’affondamento di Atlantide, i nostri antenati si diressero verso le alture. Alcuni si stabilirono in Europa nord-occidentale, dove si mescolano e assimilarono al Cro-Magnon. Altri antenati sopravvissuti andarono in Himalaya (la ragione per le spedizioni della SS Ahnenerbe), mentre altri andarono agli altipiani dell’Iran, e altri ancora verso le steppe russe dove anch’essi si mescolarono e assimilarono al Cro-Magnon. Questi ultimi divennero i popoli indoeuropei e indo-ariani. I nostri antenati che trovarono rifugio nelle montagne dell’Iran e dell’Asia centrale possedevano i segreti lasciati loro dai loro antenati, i giganti di Hyperborea. (Fu Mimir, un gigante di Hyperborea, a insegnare a Wotan/Odino come leggere le rune). Circa 9.000 anni prima del nostro tempo attuale, i nostri antenati cominciarono le loro grandi migrazioni. Un ramo migrò verso l’Europa e l’Occidente. Questo ramo dimenticò la propria conoscenza antica, ma essa è rimasta nel profondo del loro inconscio collettivo. E anche se non lo hanno capito, parti della conoscenza antica fu intessuta all’interno delle pratiche religiose. Un secondo ramo si diresse ad est e fondò la civiltà dell’India. Il terzo ramo si spostò verso il bacino Mediterraneo, mescolandosi e assimilandosi ad altre razze sulla sua strada. Questo ultimo ramo diede la nascita alle civiltà di Assiria ed Egitto.

Abbi pazienza con me qui, perché ho intenzione di collegare brevemente alcuni degli elementi chiave del Nazionalsocialismo esoterico. Tieni a mente i già citati scritti runici di antica conoscenza ariana, ebbene da qui deriva il nostro antico mito del Graal. La nostra leggenda del Graal precede di gran lunga la bastardizzazione cristiana del mito. I nostri miti ci dicono che il Graal (scrittura runica di legge/conoscenza ariana) fu portato via da Hyperborea e attraverso le migrazioni dei popoli ariani, i discendenti degli Iperborei, finì nelle mani dei Persiani ariani che lo conservarono nella biblioteca Babilonese. A lavorare in questa libreria babilonese vi era un Ebreo di nome Ezra. Quando Ciro, re dei Persiani, permise agli Ebrei di ritornare a Gerusalemme, Ezra trafugò molta conoscenza dalla biblioteca, da cui creò una storia per il suo popolo che in seguito divennero i primi cinque libri della Bibbia e vennero accreditati a Mosè. Ma questo non era tutto ciò che Ezra prese dalla libreria. Aveva preso anche il Graal. A questo punto il popolo ariano aveva perso la capacità di leggere le rune e così i Persiani ariani non conoscevano più il valore delle liste. Il Graal finì nel tempio di Salomone, dove alcuni credono sia stato collocato nell’Arca dell’Alleanza. Quando i Romani distrussero il tempio nel 70 a.C., portarono tutti i tesori dal tempio (tra cui il Graal) a Roma, dove rimasero fino a quando Alarico e i suoi Visigoti saccheggiarono Roma nel 410 d.C. I Visigoti poi portarono il Graal con loro nel sud della Francia. I discendenti dei Visigoti sarebbero divenuti i Catari (alcuni ritengono che Hitler stesso fosse un Cataro). I Catari erano una setta che aveva iniziato a rivaleggiare con la Chiesa cattolica e si era diffusa in tutta la Germania, nel Nord Italia così come nel sud della Francia. I Catari furono per la maggior parte spazzati via dal sud della Francia durante la crociata Albigese nel XIII secolo. La battaglia finale contro di loro si tenne a Montsegur (Montsalvat). I Catari resistettero per giorni e, quando tutto fu perduto, fecero uscire di nascosto oltre le mura quattro persone che avevano preso il tesoro dei Catari. I Catari sapevano di possedere nel Graal un oggetto sacro, ma non sapevano decifrare la sua scrittura runica. Quando il Graal e gli altri tesori furono nascosti al sicuro, un fuoco di segnalazione fu acceso per informare quelli rimasti nel castello, i quali, dopo aver visto il segnale, si arresero subito e furono bruciati sul rogo.

Se mi hai seguito fino ad ora, cercherò di portarti in tempi più moderni. Un colonnello della SS Ahnenerbe, Otto Rahn, era un’autorità in materia di Catari. I suoi libri “Crociata contro il Graal” e “La Corte di Lucifero in Europa” erano letture richieste dall’elite SS. Himmler inviò Rahn nel sud della Francia per esplorare la zona intorno a Montsegur e cercare gli oggetti sacri catari nascosti. Avrebbe quindi trovato il tesoro nascosto, compreso il Graal. Nel 1944, Otto Skorzeny e il suo Commando SS recuperarono il Graal e lo portarono in Germania. Il 2 maggio 1945, una compagnia di SS in missione speciale e composta di soli ufficiali, rimosse il Graal e altri oggetti dal Nido dell’Aquila di Hitler. Questo fu fatto con il fiato sul collo dell’avanzata alleata. Ci sono due teorie, la prima è che gli ufficiali delle SS seppellirono questo tesoro da qualche parte in Germania. La seconda teoria è che il Graal e altri oggetti arrivarono in Norvegia e quindi vennero imbarcati su un U-boat che partì dalla Norvegia a circa metà maggio e si arrese in Argentina alcuni mesi più tardi. La convinzione è che questo tesoro sia finito in mani sicure in Argentina o nella base nascosta in Antartide.

Ora voglio soffermarmi su qualcos’altro dei miti che sicuramente ci influenza oggi. In quasi tutti i miti antichi si parla di una guerra nei cieli tra le Forze della Luce e le Forze delle Tenebre. Se con “cieli” ci si riferisce a battaglie nello spazio o semplicemente ai nostri firmamenti è materia di riflessione, ma le battaglie hanno effettivamente avuto luogo. Ci sono tracce di una sorta di antica guerra nucleare sulla terra. Si troverà menzione di questa antica battaglia nei Veda così come nella Bibbia e in altre mitologie. Non è solo una battaglia fisica a cui mi riferisco, ma anche una battaglia spirituale che continua fino ad oggi. Le antiche leggende germaniche, nonché le saghe Nordiche e i Veda induisti, tutti parlano di una battaglia finale, il conflitto finale tra le Forze della Luce e le Forze delle Tenebre. Le nostre leggende la chiamano il Crepuscolo degli Dei o Ragnarok. Fin dai primi tempi, anche i Persiani ariani riconoscevano il dualismo cosmico tramite la loro religione zoroastriana. I primi Persiani derivano dallo stesso ramo indo-europeo dei popoli germanici quindi non c’è da meravigliarsi se le due credenze convergono su questo punto. È il motivo per cui Alfred Rosenberg nel suo “Mito del XX Secolo” scrive molto sullo Zoroastrismo e la nostra battaglia contro le Forze delle Tenebre. Il punto è che il dualismo della Luce contro le tenebre e la religione della stella solare, posta al centro della struttura religiosa, sono comuni ai popoli germanici di cui parlavano già Tacito e Zoroastro.

Wotan, che è stato demonizzato dai suoi nemici, è il leader spirituale/dio delle Forze della Luce. Wotan è l’illuminazione e la conoscenza esoterica. È interessante notare che i giudeo-cristiani, seguaci di Jahvè, il dio delle Forze delle Tenebre, parlano di una battaglia nei cieli e chiamano il capo delle forze opposte Lucifero, colui che illumina. In ogni caso, le Forze delle Tenebre e il loro dio malvagio Jahvè, inflissero una sconfitta impressionante a noi, le Forze della Luce, nella Seconda Guerra Mondiale. Le Forze delle Tenebre sono i figli di Abramo. Attraverso le loro tre religioni (Ebraismo, Islam e Cristianesimo), hanno demonizzato i nostri dèi e portato la nostra Gente alla sottomissione quasi totale. Tanti dal nostro Popolo, per via della loro educazione cristiana, avrebbero problemi nell’equiparare il nostro dio con Lucifero. Io non ho questo problema, né lo avevano Himmler e l’Ordine Nero delle SS. Lucifero come Dio della luce non ha nulla a che fare con il culto di Satana.

Tutto quanto sopra è solo un fondamento generale per presentarti la ricerca spirituale/religiosa e le credenze di Himmler e dell’Ordine Nero delle SS. Queste antiche credenze erano resuscitate dalla SS Ahnenerbe e praticate dall’élite SS. Esse si basano sull’antico Wotanismo germanico. Carl G. Jung, nel suo trattato intitolato “Wotan” che si trova tra le sue opere, ha spiegato che gli eventi che si svolgono nel 1936 in Germania non erano altro che il risveglio consapevole di Wotan nel popolo tedesco.

Non mi viene in mente nessuna spiegazione migliore sulla nascita del Nazionalsocialismo di allora, né sulla sua rinascita oggi. Tu sei un Nazionalsocialista. Questa tradizione molto antica che era seguita dall’élite della SS si starà risvegliando anche nel tuo sangue. Se consideri tutto quello che ho detto sopra, aggiungi gli scritti di Savitri Devi, come il “Fulmine e il Sole”, alcuni scritti di Miguel Serrano (sia lui che Devi si riferiscono a Hitler come l’ultimo Avatar), e aggiungi Jung quando dice che Hitler è per l’Uomo Bianco ciò che Maometto è per il Musulmano, ecc, e disponi di una ottima base per un cammino spirituale per te e i tuoi seguaci.

Per quanto riguarda i rituali, sono importanti in quanto onorano i nostri antenati e fortificano i legami di sangue e di cultura che ci legano gli uni agli altri e allo stesso modo ai nostri antenati. Abbiamo quattro Giorni Sacri Maggiori che i nostri antenati, nonché le SS, celebravano: i due solstizi ed i due equinozi che sono rappresentati dalla nostra svastica Thule e sono un ricordo della nostra patria Hyperborea. Anche altri riti dovrebbero essere tenuti, ad esempio il compleanno di Hitler e il giorno dei martiri per coloro che hanno dato la loro vita per il Popolo, ecc.

Il nostro cammino spirituale ci è stato tolto ed è stato denigrato dalle Forze delle Tenebre. L’Ordine Nero delle SS, in particolare il lavoro della Ahnenerbe, ce lo ha ridato tramite il Nazionalsocialismo esoterico. Attraverso il Wotanismo, abbiamo una strada per attingere da questa spiritualità. Come detto sopra, le nostre antiche credenze si sono sviluppate dentro di noi, strato dopo strato, per eoni. Il più accessibile sarebbe quello comune al tuo clan, che è la tua famiglia; quindi dalla tua tribù, che per te sarebbe il popolo svedese, mentre per me è il popolo euro-americano; quindi la nostra Razza. Questa è la strada per il nostro inconscio collettivo e, pertanto, la nostra Anima di Popolo. A causa dello sviluppo tribale, ognuno di noi può esprimere le cose in maniera leggermente diversa per via delle esperienze delle nostre rispettive tribù, ma siamo sulla stessa strada e siamo i figli della Luce coinvolti in un’antica lotta che culminerà presto nel Ragnarok di questo ciclo.

Il Wotanismo è una combinazione di mitologia norreno/teutonica, scritti indù/nazionalsocialisti di Savitri Devi, e Tradizione Hyperborea/Thuliana e del Graal del Nazionalsocialismo esoterico. Tutti i Wotanisti sono naturalmente Nazionalsocialisti. Come tali, abbiamo un dovere verso il Popolo, oltre a quello di condurre le Forze della Luce alla vittoria. Come élite del nostro Popolo, è nostra responsabilità lavorare per la sopravvivenza e la vittoria del nostro Popolo dopo il Ragnarok e per la sua rigenerazione. I Wotanisti non sono solo i guerrieri che devono combattere questa battaglia contro il nostro antico nemico, siamo anche responsabili per fornire la rugiada (semi di Sangue e Cultura) che nutre il nostro Popolo durante il Ragnarok.

SOLE DI DIO

The Ancient of Days

di Ron McVan

Il Sole come simbolo del Dio creatore e del suo figlio rappresentativo, per gli Egizi, era un simbolo di immortalità, poiché, nonostante il sole morisse ogni notte si alzava di nuovo ad ogni alba successiva. Dal sole deriva il grande concetto della Trinità che si trova in tutte le grandi religioni. Le trinità in ogni raffigurazione rappresentano la forma triplice dell’unica Intelligenza Suprema. Quando i Cristiani proclamano che non si può trovare il Padre se non attraverso il figlio, Gesù Cristo, quello stesso Gesù, come divinità solare, non diverso da Balder del Wotanismo Europeo, o Lugh e Bel del pantheon Celtico, o Apollo di quello Olimpico, o Ra, Horus, o Thoth-Hermes dell’Antico Egitto Ariano, tutti servono egualmente le loro rispettive religioni come figli di Dio, maestri della verità spirituale e portatori della luce.

Senza sole non c’è luce né vita, solo oscurità e morte. Oggi sappiamo che Dio non è il Sole vero e proprio, ma è tramite la luce del Sole che Dio si rende manifesto e esercita la sua influenza, e tramite il Sole che la vita cresce e fiorisce. Ogni cosa è parte di uno stupendo Tutto, il cui corpo è la Natura, Dio la sua anima. Non importa quale religione si sceglie di praticare, occorre sempre tendere a una coscienza solare completa, vera e propria porta per la perfezione dell’anima umana: solo grazie alla forza divina di luce e vita, l’umanità può sperare di progredire nel sul lungo e travagliato percorso verso la fonte.

Il Sole genera in tutte le forme di vita la vitalità necessaria e l’istinto per andare avanti. In noi possediamo il nostro fuoco solare e attraverso la disciplina della nostra volontà quel fuoco solare può essere utilizzato per ottenere il suo scopo. A differenza di altre forme di vita, l’uomo avrebbe la capacità di plasmare il proprio destino. Il Sole ci ispira a cercare Dio, la luce dal buio, il reale dall’irreale, l’immortalità dalla morte. Ma il dovere dell’uomo in questo grande Tutto razionale, è di subordinare se stesso all’armonia universale, sottomettere la sua volontà alla legge naturale e alla ragione, per contribuire così a realizzare la volontà di Dio.

Un ateo proclamerà che Dio non esiste dalla premessa che non lo può vedere. Dio non è di questa dimensione inferiore, ma il suo essere o presenza permea tutte le dimensioni dell’universo esteso. Quando un medico analizza un corpo umano non può vedervi l’anima di un uomo, né un neurochirurgo trovare un solo pensiero in un cervello aperto davanti a lui. E tuttavia, l’anima e lo spirito ed i pensieri operano attraverso questi organi della carne proprio come Dio opera attraverso la nostra anima e pensieri. Tutto intorno a noi vi sono entità invisibili, così come le molte forze impressionanti come l’elettricità, le onde radio, il magnetismo, l’energia atomica e così via. Allo stesso modo, né il pensiero, né l’essenza, né la vita in sé possono essere visti ad occhio nudo.

Tutta la vita vivente non è che un pensiero nella mente di Dio, proprio come noi stessi viviamo all’interno del ‘mondo pensiero’ fisico del genere umano. Se qualcuno dice la parola ‘David’, si potrebbe forse pensare subito alla grande opera scultoria di Donatello. Il David non è altro che una forma di pensiero proiettata dalla mente del suo progettista. Se dovessimo martellare noi stessi il David ciò che rimarrebbe sarebbe un brutto mucchio di pietra senza alcun significato. Solo il pensiero può creare qualcosa dal nulla della materia. Analogamente, quando l’anima è assente dalla nostra carne, questa è inutile come quella di un lombrico in giardino. Senza Dio nella nostra realtà e il suo pensiero creativo a fornirci forma e scopo saremmo insignificanti come quel mucchio di pietra. La forza divina tiene la bilancia della vita, ma l’uomo ha la libertà di scelta di fare come vuole con il suo corpo, mente, azioni e relazioni con gli altri. E l’uomo spesso non prende in considerazione l’idea di come ogni suo pensiero, ogni sua parola, metta in moto il pendolo Karmico.

Molti Cristiani si riferiscono erroneamente a Gesù come “Dio” e sarebbe altrettanto sbagliato per i Wotanisti visualizzare il loro Figlio della Luce, Balder, come il Supremo Dio della creazione. Nel migliore dei casi certamente possono servire come rappresentanti di Dio e divinità minori sull’uomo, con la reale capacità di guidare l’uomo a Dio, ma essi non sono la fonte della luce, solo il Dio assoluto può esserlo. I Cristiani troppo spesso si fanno prendere dalla personalità di Gesù e costruiscono anche chiese intorno alla sua personalità. Che questo accada nel Cristianesimo come nella maggior parte di tutte le religioni è dovuto fondamentalmente dalla necessità dell’uomo di avere una personalità dal carattere umano da adorare.

La Bibbia stessa inizia con una propria storia della creazione personale secondo cui in principio, Dio creò il cielo e la terra dal nulla. Dio creò il cielo e la terra, non Gesù! Tutti i pantheon etnici degli dei rendono molto chiaro il fatto che gli dei sono fallibili. Possiamo relazionarci con queste divinità personali, perché sono come noi per molti aspetti e, quindi imparare le loro lezioni di vita diventa un compito più facile per la varia umanità. I nostri dèi etnici servono come archetipi che aiutano l’uomo a comprendere Dio e dirigerci alla maestà della sua essenza e, quindi, liberarci dal basso stato cosciente della materia grossolana attraverso il quale noi oggi esistiamo. Non perde la sua forza la legge che dice che la coscienza religiosa dell’uomo viene trasferita dalla Terra alla Luna, dalla Luna al Sole, e poi ulteriormente estesa e distribuita tra un certo numero di divinità più o meno strettamente associate ai vari corpi celesti che, in ultima analisi, riportano a Dio, la fonte di tutto ciò che è.

La Luna (come il suo “elemento” corrispondente, l’acqua) simboleggia l’emozione; il Sole (come il fuoco) simboleggia l’intelletto. Cervello e cuore dell’uomo sono gli analoghi microcosmici della Luna e del Sole. Alla fine, l’anima umana raggiungerà il controllo completo dei belligeranti elementi inferiori della sua natura conflittuale, simboleggiata come il serpente di fuoco bloccato all’interno della terra. Il Sole, che splende nel centro del cuore dell’uomo, sorge in forza e gloria a illuminare la mente terrena e tutto il nostro essere, consentendo all’anima di funzionare d’ora in poi nel corpo solare. Gli antichi insegnavano che il maggior ciclo di vita dell’uomo è costituito da circa 800 vite fisiche.

L’oscurità non può mai elevare l’anima dell’uomo, o portarlo alla comodità a lunga durata della vera felicità; solo la luce di Dio può farlo attraverso il suo raggio divino di potere che dà vita. Dio è la luce che irradia il buio (il caos). L’uomo è una composizione di spirito e materia e attraverso questa unione si genera il principio intellettuale. Il pericolo nasce quando la conoscenza mentale e lo sviluppo intellettuale di una persona supera il suo sviluppo spirituale, e questo porta all’arroganza mentale e spirituale, che può invertire l’intero processo di crescita spirituale. Questo è il motivo per cui la grande conoscenza dei misteri è tenuta nascosta alla maggioranza indegna del genere umano, perché l’ignoranza, l’arroganza e la natura inferiore inaffidabile dell’uomo potrebbero grossolanamente violare e abusare tali opere sacre di istruzione superiore. Pitagora era della convinzione che fosse l’ignoranza e la dissipazione, e non l’età, a distruggere il corpo. Qualunque sia il caso, è stato dimostrato più e più volte che l’audacia dell’uomo è di gran lunga superiore alle sue capacità e che il suo processo di pensiero è in realtà … degenerato dai secoli d’oro dell’antichità. Siamo passati da uno stato di fertilità alla sterilità. La verità rimane il fatto supremo, il più pratico e ragionevole di tutti gli esseri ed essenze.

C’è un bisogno essenziale per i nostri pantheon etnici di archetipi divini, che è il motivo per cui sono sempre esistiti fin dall’inizio dello sviluppo spirituale dell’uomo. Queste immagini primordiali rimangono nel nostro D.N.A. e operano attraverso di noi come singoli esseri umani e come razza. Un uomo che Johann Wolfgang von Goethe ammirava molto, Carl Gustav Carus (1789-1869), ebbe a dire:

“Nella misura in cui l’idea della vita non è altro che l’idea di una manifestazione eterna dell’essenza divina attraverso la natura, essa appartiene a quelle intuizioni originali della ragione che non vengono all’uomo dall’esterno… Queste intuizioni si aprono nella interiorità dell’uomo e devono rivelarsi e, una volta che un uomo ha raggiunto un certo livello di sviluppo, si riveleranno sempre”.

Ogni Dio e Dea rappresenta un aspetto particolare della natura e della divinità esemplificata nel nostro essere e le avventure di dei, dee, miti e leggende sono spesso parabole dei fenomeni della nostra esperienza interiore ed esteriore. Gli archetipi sono in grado di manifestarsi come forze psicoidi autonome in quel regno di mezzo in cui ciò che noi chiamiamo spirito e materia interagiscono e non dovrebbero mai essere presi alla leggera. I nostri antenati avevano una ben maggiore comprensione intima dei loro dei e dee etnici e davano loro il più alto onore e rispetto e nel loro degno nome costruirono i più bei templi e monumenti dell’umanità.

I nostri dèi etnici servono e ci guidano come ideali eroici da apprezzare ed emulare e possono intervenire nella nostra vita e coscienza quotidiana, mentre ci forniscono la saggezza e la forza nei momenti di bisogno. L’uomo però ha ancora bisogno di capire come il sole microcosmico all’interno riflette il sole macrocosmico di Dio e di come l’essere di Dio permea tutte le creature viventi, la natura e l’universo. Fino a quando l’uomo non ha trovato la continuità delle funzioni divine che operano nel suo inconscio sempre attivo, non potrà afferrare il concetto del reale potenziale che può elevare il suo essere e la sua anima al suo più alto grado di sviluppo spirituale. Molti cadono nell’equivoco su cosa ci si dovrebbe aspettare dall’uomo all’interno del ristretto lasso di tempo della sua breve vita fugace. Dovrebbe andare in questo o in quel modo, sacrificare questo, o pagare penitenza per quello? Dovrebbe stare con questa o quella religione? Smettiamo una volta per tutte di parlare di ciò che un buon uomo dovrebbe fare o dovrebbe essere… E CERCHIAMO DI ESSERLO!!!

Là tra le sfere luminose, erranti

Che ad altri mondi infondono la vita

Là nello spazio immenso la Cometa

In suo cammin veloce fa ritorno

Sol disiòsa di poggiare al Sole,

E quando sembra di cadere a terra

Stende sull’alto rilucente coda;

Oggetto di timore al folle e al reo:

Ma quel, cui sapienza informa e guida,

E che conosce in ciel l’ordine usato,

L’ospite nuovo con piacere ammira.

Ei gode intanto, e in suo pensiero esulta,

Se misurando il ciel conoscer puote

Quando le vaghe rilucenti moli

Del lungo viaggiar per l’eter vuoto

Ritorneranno a rallegrare il mondo.

James Thomson – Estate, 1746