L’ERRORE UMANISTA

Gylfi e Wotan

di T.A. Odinson Walsh

Il Dizionario Universitario Merriam-Webster definisce in questo modo il termine UMANESIMO:

“Devozione alle discipline umanistiche; cultura letteraria; la rinascita delle lettere classiche, spirito individualista e critico e accento sulle preoccupazioni secolari caratteristiche del Rinascimento.”

Lo stesso testo definisce UMANESIMO SECOLARE come:

“Filosofia umanistica vista come religione non teistica antagonista alle religioni tradizionali.”

Al comune idealista, l’Umanesimo, come perseguimento personale e di comunità, sembrerebbe una causa nobile. Costretto per sua stessa definizione alla conservazione del successo (cultura letteraria) e del potenziale umano (spirito individualista e critico), l’Umanesimo sembrerebbe, in superficie, essere il nostro bisogno più imperativo; del resto quale specie può sopravvivere che non abbia fatto un imperativo della conservazione delle sue qualità più convincenti?

Purtroppo, l’umanesimo come ideale ha tradito se stesso, in primo luogo dimenticando le caratteristiche specifiche (non “universali”) da cui sono nate le culture classiche, e in secondo luogo rifiutandosi di impegnarsi in una linea adamantina che permettesse di rifiutare qualsiasi argomento che potesse suggerire che la purezza non sia importante quanto lo scopo. In breve, quando gli umanisti hanno scelto di allinearsi con gli universalisti, hanno tradito lo spirito più profondo del potenziale umano.

Quando esaminiamo la questione dell’antagonismo nei confronti della religione tradizionale, troviamo anche l’uomo moderno a equipaggiarsi male sul campo dell’idealismo, poiché l’uomo comune non ha il concetto delle sue vere religioni tradizionali in questi giorni, né la consapevolezza che quella concezione fornirà lui (al suo spirito critico!) un antagonismo più onesto agli elementi che più impediscono il suo potenziale.

Come Tradizionalisti Pagani Indo-europei (Odinisti, Ásatrúar, Druidisti, Mithraisti, ecc.) possediamo spiriti individualistici istintivi in sintonia con il mondo naturale in modi che nessun “idealista” dell’Età Egualitaria può comprendere. Dopo essere usciti dalle tradizioni più vere, gli “umanisti secolari” si perdono in banalità senza speranza in contrasto con la divinità naturale.

Non si può ascoltare la voce che non si sente, e non si sente la voce che non si chiama. Gli Antichi Dèi e Dee invocati dai loro veri figli, tuttavia, comunicano chiaramente la comprensione necessaria al riconoscimento (e all’apprezzamento) delle loro creazioni uniche (e così sacre). L’universalismo non rispetta la sacralità di quelle creazioni distinte (cioè razze diverse) che rendono l’umanesimo, come praticato dagli idealisti moderni, irrilevante (anzi irrispettoso) nei confronti dello spirito individuale di cui pretendono di promuovere la rinascita.

Come è stato il caso con gran parte della caduta della filosofia occidentale, il vero umanesimo (che sarebbe: il vero perseguimento della preservazione delle migliori qualità dell’umanità, le quali sono tutte note all’uomo onesto come appartenenti al popolo Ariano), è stato qualche tempo fa preso in ostaggio da indottrinatori universalisti mascherati da educatori. Questi individui in malafede, abusando del privilegio della speculazione, e sotto la pretesa della continuità morale, hanno deliberatamente ignorato le verità intrinseche e indelebili della forza, della bellezza e dell’esperienza indo-europea. Migliaia di anni di sensibilità comune, per non parlare della pletora di pratiche oggetivamente evidenti, sono stati messi da parte per “teorizzare” una ‘probabilità’ che le nostre esperienze hanno da tempo definito come impossibilità.

Mentre gli uomini di filosofia possono effettivamente avere un qualche obbligo intellettuale di considerare tutti gli ideali, gli uomini ERRANTI hanno l’obbligo istintivo di capire che la filosofia è un “mezzo” con cui trarre conclusioni significative, non un “fine” (o dovrei dire “senza fine”?), un esercizio sulla futilità di mettere pioli quadrati in fori rotondi. “Se solo potessimo discuterne un po’ di più, forse accetteremo tutti che questa vita è solo un’illusione”; “se solo lo denunciamo abbastanza a lungo, la prova della sincronicità celeste sarà del tutto ‘provata’ falsa”; “se solo discutiamo abbastanza rumorosamente, gli ‘ideali’ che di norma, ovviamente, degradano la nostra integrità e la continuità culturale, alla fine saranno abbracciati dalla gente, accettati senza riguardo alla loro assurdità, dal momento che tutti sappiamo che comunque non ‘esistiamo’ davvero!” Se questi individui in malafede sono contenti di accettare che sono solo invenzioni della loro immaginazione allora così sia, ma non può più essere accettabile, se vogliamo che la sensibilità – anzi l’umanità stessa – debba sopravvivere, l’idea che possiamo in qualche modo salvare il nostro futuro distruggendo il nostro passato; deve essere relegata alla fornace orwelliana a cui tale assurdità appartiene.

L’errore umanista, quindi, è un errore di definizione e di equivoco. Vedete, coloro che professano di essere umanisti, in virtù delle loro filosofie universali e assurde, pensano e agiscono in modi che minano l’obbiettivo stesso del loro preteso ideale, ripeto, preservare il meglio che l’umanità ha da offrire.

‘L’umanista’ che suggerisce che la definizione di umanità stessa sia discutibile, nel senso che le distinzioni siano in qualche modo “irrilevanti”, o non hanno un vero interesse per la conservazione di tale qualità collettiva della “umanità”, o mancano di vera comprensione delle qualità storicamente registrate che hanno reso “l’umanità” degna di essere salvata, per cominciare.

Appartengo a una foresta primordiale

Dove la flora conosce il proprio nome

Dove il suolo non deve implorarci

Perché  le nostre radici sono tutte uguali

Appartengo a un oceano profondo ed ampio

Acque brulicanti, sì, è vero

Ma non ho mai assunto l’idea

Di essere null’altro che blu

Appartengo a un Popolo, unico,

Contento, questo anche, di restare vivo

Che possa essere questo ciò che io abbia mai cercato

Nel nome di Odino, per questo prego.

 

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QUANDO ODINO PENSÒ PER LA PRIMA VOLTA

Yggdrasil

del Dr. Casper Odinson Cröwell, Holy Nation of Odin

Spesso mi viene chiesto dai ricercatori della Via del Nord, “Come fai a sapere che Sál (l’anima) sopravvive alla morte? E come fai a sapere che tutti i popoli non vanno nello stesso paradiso?”

Ma qualsiasi risposta che io possa dare non sarebbe soltanto la mia opinione personale? C’è qualcuno, tra noi qui su Midgard (Terra), che possa davvero affermare di avere tali certezze riguardo a una così antica questione metafisica? Vi ho dato solo domande in sostituzione alle domande di partenza finora, lo so. Eppure, una questione così complessa non richiede forse una indagine carica del peso di molte altre domande destinate a portarci dinanzi alle radici stesse dell’albero della vita? Perché da è lì che si sprigiona l’alba della nostra umanità ancestrale. Dunque, un tale enigma si basa interamente sulla propria fede? La risposta è ovviamente sì, e sorprendentemente, no.

Naturalmente, non v’è alcuna prova scientifica di una vita ultraterrena. O invece sì? La scienza ha infatti dimostrato che l’elettricità non può essere distrutta, ma semplicemente dislocata e trasferita da un corpo all’altro; vale a dire che possiamo postulare che questa scienza sia certamente in grado di dedurre una certa evidenza, seppur anche solo indiziaria, della vita dopo la morte; per cui l’anima sopravvive alla morte del corpo fisico (Lyke).

Il nostro cuore e cervello posseggono energia elettrica, che è il motivo per cui il settore sanitario impiega macchine biomedicali, EEG e ECG/EKG per misurare onde cerebrali e attività cardiaca. La “E” nelle sigle citate rappresenta la qualità energetica dell’elettricità. Per tutti i progressi scientifici e medici che la tecnologia moderna ha prodotto, il cervello rimane ancora un mistero elusivo. Altresì, Sál (anima) è un ancora maggiore Rúna (mistero). È questa elettricità a dare alla Sál umana la sua stessa natura e la qualità di anima/spirito che fa in modo che i mortali siano animati. Così ipotizzo che, mentre noi stessi siamo umani/mortali, la nostra Sál è veramente divina. Ergo, non può essere distrutta dalla morte fisica, non più di quanto si possa dissipare lo stesso impulso elettrico che alimenta tutta la nostra vita.

Quindi dove va l’energia elettrica che è all’interno di ognuno di noi al momento delle nostre morti fisiche? Nello stesso luogo in cui va la nostra Sál, concludo. Torna da dove siamo venuti. Alla più grande presenza divina che ci aveva prestato una parte di sé al momento del passaggio del seme di nostro padre a nostra madre e al miracolo veramente divino della vita che inizia con quella nascita. Ritorna all’Anima di Popolo (Volksál) stessa… ODINO! Pura coscienza ed essere divino.

Diamo uno sguardo alla natura e alla legge di ordine naturale per comprendere meglio questa realtà. Dove il Buddhista potrebbe adoperare “Aria”, nel tentativo di illustrare il mio paradigma, io impiego “Acqua”, il sangue stesso di Nerthus (Madre Terra). Tuttavia, di notevole considerazione è il fatto che sia l’aria che l’acqua possono condurre una carica elettrica da un punto all’altro. E come tutti noi abbiamo bisogno di entrambi gli elementi, di aria e acqua, per vivere una vita mortale, l’elemento dell’elettricità, paragonabile al fuoco, è anch’esso sempre presente, dal nostro cervello al nostro cuore. Come a dire, il fuoco (Kenaz) di creatività e ispirazione è sempre nella nostra mente e nel fuoco della passione nei nostri cuori.

Tornando all’esempio della legge di natura, per cui tutti devono tornare da dove sono venuti, chiedo di prendere in considerazione un piccolo lago e un barattolo di vetro. Il vasetto è vuoto. O non lo è? Anche nell’apparenza del vuoto, il barattolo di vetro chiuso non contiene forse aria all’interno delle sue pareti?

Ci torneremo dopo.

Si consideri di aprire il vaso e immergerlo sotto la superficie del lago fino a riempirlo d’acqua. Rimettendo il coperchio nel vaso, il vaso è ormai ben protetto con il suo carico liquido preso dal lago. Quest’ultimo rimarrà quindi così fino a quando non verrà rilasciato dai limiti del vasetto. Il vaso di acqua è analogo ad un mortale/umano con la sua Sál. Il vasetto rappresenta il corpus umano mentre l’acqua all’interno è indicativa di Sál. Ora, quindi, ritorniamo all’esempio buddhista del barattolo contenente aria. Se si dovesse lanciare il vaso riempito d’aria a terra e romperlo, cosa ne sarà dell’aria/anima/spirito che c’era dentro? La risposta ovvia è, naturalmente, che l’aria in precedenza confinata è ora libera di tornare da dove è venuta, nell’aria che è tutta intorno a noi! Naturalmente, c’è una sola aria e, come proporrebbe l’esempio buddhista, solo “una” anima dell’umanità/divinità, condivisa da tutti in una utopica e universale fratellanza. Io, in ogni caso, non voglio sminuire né mancare di rispetto alla filosofia buddista in alcuna misura. In realtà, tutto sommato, il Buddhismo Zen e l’Odinismo condividono diverse analogie, se non fosse per la scarsa concentrazione folkish all’interno della comunità buddista.

Ho impiegato l’acqua, il sangue stesso di Nerthus (Madre Terra/Jörd) per il mio esempio odinista, per dimostrare ulteriormente la complessità delle assai evidenti verità della natura, in quanto applicabile ad entrambi, all’acqua e al nostro Sál/spirito.

Potete vedere che quello stesso vasetto di vetro, anche se riempito d’acqua del lago, è anche analogo a Sál/spirito. Tuttavia, quando il vaso è rotto, dove vada l’acqua non è cosa semplice da dire come con il paradigma dell’aria. Perché l’aria può solo tornare all’aria. Ma l’acqua … Beh, l’acqua è un organismo completamente diverso. Non c’è un solo tipo di acqua. Così come non c’è solo una razza di persone a condividere una singola Sál/spirito/divinità. L’acqua del lago nel barattolo è acqua fresca. Quindi, non importa dove il vaso sia rotto, l’acqua fresca all’interno, in un modo o nell’altro, troverà la sua strada verso la fonte di acqua fresca. Se rotto vicino al lago da cui l’acqua è stata estratta, l’acqua sarà riassorbita nel terreno, quindi nella falda acquifera e infine il lago da dove proveniva. Tuttavia, se rotto presso il mare, o persino svuotato nell’acqua salata del mare, si separerebbe ed evaporerebbe di nuovo in aria, nelle nuvole, nella foschia, nella nebbia, ecc … Ancora una volta, nella fonte di acqua fresca! Lo stesso si può postulare con la nostra Sál/spirito e l’Anima di Popolo da cui proviene.

Carl Gustav Jung aveva postulato che ogni Popolo/Gente/Razza ha la sua unica Anima di Popolo. Questa Anima di Popolo junghiana che riguarda il Popolo Ariano, è un tutt’uno con il Dio/Archetipo “ODINO”. E questa Anima di Popolo, la “Nostra” Anima di Popolo, è esistita in forma di pura coscienza, molto tempo prima che l’umanità fosse nata! Come nel concetto di ‘Metagenetica’. Al momento delle nostre morti fisiche, torneremo ancora una volta alla nostra Anima di Popolo. Cosa ciò implichi è aperto a una prospettiva basata su un certo numero di elementi. Per quanto mi riguarda, la mia prima relazione è con Odino Padre di Tutto. Per me, l’Anima di Popolo è il Valhalla, anche se non la versione mitica letterale. Piuttosto, considero l’idea/credenza che il Valhalla sia una grande e antica Anima di Popolo ariana… Un archivio di tutta la saggezza di Popolo/razziale che il Popolo ha portato con sé dalle esperienze di tutta una vita, verso questa grande coscienza odinica.

Immaginate questo: se chiudeste gli occhi e sentiste la voce dei vostri familiari e amici, sareste ancora in grado di discernere chi era chi da una mera voce, cadenza, tono, ritmo, ecc … E la vostra mente cosciente avrebbe cominciato a formare un’immagine di loro dall’archivio di ricordi che di loro avete. Sarebbero diventati visibili per il vostro Hugauga (occhio della mente), come se lo sguardo degli occhi aperti si fosse posato su di loro in questa realtà. Una cosa identica accadrebbe con l’Anima di Popolo. Potreste rendervi conto della presenza di questi cari e conoscerli, e loro conoscere voi, allo stesso modo. Solo che lì ci sarebbero tutti gli altri antenati dall’inizio dei tempi e vi sarebbero altrettanto familiari. Questa grande Anima di Popolo vale anche per l’intuito, i sentimenti viscerali e il sapere qualcosa che non si può capire come si faccia a sapere. Questa è la ricchezza della sapienza ancestrale e conoscenza dall’Anima di Popolo che attualmente vive in voi, nel vostro sangue e nella vostra memoria ancestrale, dove ogni vostro antenato, che abbia mai vissuto dai tempi di Ask e Embla, esiste ancora! E una volta che ci uniamo alla grande Anima di Popolo dei “Nostri” antenati, allora anche noi contribuiremo al flusso costante di quella saggezza accumulata e quella conoscenza per i nostri discendenti non ancora nati.

Inutile dirlo, potrei andare avanti in questo senza limitazioni, allo stesso modo in cui ho offerto molte ore e anni di dedizione a meditazioni su questo argomento e credo così profondamente che sia questa la realtà che si manifesterà alla mia morte. Ed è anche per questo che posso comprendere pienamente il mio giusto senso del dovere, mentre vivo su Midgard, per servire i miei Dèi e il mio Popolo.

Ogni Razza/Popolo/Gente ha la propria Anima di Popolo indigena, e ognuno conoscerà un giorno la realtà di questa verità, a mio parere. Non c’è nessun Universalismo all’interno del regno dell’Ordine Naturale, o Leggi di Natura. Né vi è, a mio avviso, fine alla vita, parlando spiritualmente, né qualsiasi spirito/divinità, o vita dopo la morte, a taglia unica.

Si arriva a familiarizzare con l’Anima di Popolo e gli Antenati tramite la comunione con Odino Padre di Tutto e gli Dèi degli Aesir e Vanir, mentre uno è vivo e vegeto in questa vita. Perché tale sacra e Santa Comunione conduce a una saggezza che si trova solo ai Pozzi di Mimir e di Urd, radicata nell’antichità, e in un tempo in cui Odino ha pensato per la prima volta! Essa attende ancora lì, per quelli abbastanza coraggiosi da intraprendere la Via del Nord.

Il corpus di miti, saghe, tradizioni, leggende, gesta eroiche, arte, musica, poesia, architettura e virtù è una manifestazione della “Nostra” Anima di Popolo. Esempi reali di come i nostri Dei e Antenati molto concreti continuino a entrare in contatto con noi e parlarci attraverso il mezzo di ciò che condividono con noi, che siamo la loro gente vivente… La nostra Anima di Popolo, che è nata con lo stesso primo pensiero del Padre di Tutto.

Il come ognuno di noi possa prendere in considerazione ciò che ho postulato qui e ancora capire come attualizzare la sopravvivenza dell’anima/Sál alla morte del corpo ospite, non deve consumare i pensieri di nessuno. Perché sarebbe uno spreco del proprio tempo. Ciò che è sensibile, in quello che ho presentato qui, e ancora di più, come esso possa servire ad arricchire la propria ricerca spirituale, deve essere l’unico punto di qualsiasi genuino interesse. E in ultima analisi, come ognuno di noi può essere utile ai nostri Dei e al nostro Popolo.

Fara meth Odin, ok megi Odin blessi thig alle!

WOTANSVOLK – FILOSOFIA ETNICA

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di Richard Scutari

Nella nostra società multi-culturale rapidamente in crescita, con le sue mode politicamente corrette, ogni segmento della popolazione è incoraggiato ad essere orgoglioso della sua eredità etnica – tutti tranne noi. Oggi c’è una lotta tremenda in corso, in Nord America e in Europa, contro ciò che di solito viene definito “razzismo”. L’aspetto ironico di tutto ciò è che noi, quelli di origine europea, sembriamo essere gli unici a combattere questa battaglia! È come se ci fossimo rivoltati contro noi stessi e stessimo cercando di mangiare le nostre stesse gambe. Come il proverbiale serpente che si divora la coda, non rendendosi conto di mangiare il proprio corpo, noi della Razza Bianca ci troviamo in una corsa autodistruttiva in discesa che può portare solo alla nostra totale dissoluzione. Quello che molti sembrano non capire è che l’avere rispetto della propria razza, e proteggere i giovani dalle influenze estranee, è stato ed è tutt’ora praticato dalla maggioranza delle popolazioni “non bianche” della Terra. È stata in gran parte la Razza Bianca, di discendenza europea, ad aver abbracciato, negli ultimi anni, questa campagna universalista di auto-distruzione, dell’ama-tutti-ma-odia-la-tua-razza. Le persone di discendenza europea devono rendersi conto che è giusto amare la propria razza. In caso contrario, la Razza Bianca, proveniente dall’Europa, è finita! La cosa assurda è che quando saremo estinti, il cosiddetto razzismo continuerà ad esistere tra le restanti “tribù” di questo pianeta; ci saranno sempre differenze razziali. Questo è un dato di fatto e prima ce ne rendiamo conto, meglio saremo in grado di vivere la nostra vita. Come con la razza, così con la cultura. Consigliamo vivamente di amare la propria cultura, e rispettare le altre. Nulla può toccare la nostra anima come una nave vichinga, una navicella spaziale Apollo, il calendario megalitico di Stonehenge, il Partenone greco, o una cattedrale gotica. Siamo orgogliosi del nostro patrimonio e le conquiste del nostro Popolo suscitano in noi un profondo senso di riverenza e rispetto. I nostri antenati hanno creato le meraviglie del mondo e le più grandi civiltà che l’uomo conosca. Essi hanno messo a punto filosofie sublimi, vinto malattie mortali, e compiuto atti di eroismo e di sacrificio che esaltano l’anima. I risultati della nostra Gente sono senza pari.

In Natura molte culture di diversa estrazione possono coesistere senza perdere il carattere distintivo e l’unicità della loro particolare “razza”. Di fronte a così ben visibili prove scientifiche del contrario, ci sono coloro che affermano, spassionatamente per i loro scopi particolari, che siamo tutti uguali. Negano a ogni gruppo razziale la sua specificità unica e lo derubano del suo carattere naturale. C’era un detto comune tra la nostra Gente che ormai non si sente dire più, “Ogni uccello fa festa al suo nido”.Ogni razza conserva la sua purezza etnica, coltiva il proprio genio, preserva il suo carattere distintivo a proprio vantaggio. Tutti i gruppi razziali si sono co-evoluti su questo pianeta, in linea con la Natura; hanno pianificato in base alla selezione naturale e alla sopravvivenza del più adatto. La differenza non deve, non dovrebbe, significare conflitto. Noi, come Wotanisti, non nutriamo odio contro un altro gruppo razziale in base al colore della sua pelle, ma piuttosto per il colore della sua mente e il preciso intento in essa contenuto contro il nostra Popolo, i nostri costumi, le nostre tradizioni, il nostro patrimonio, la nostra religione, e il futuro dei nostri figli. Ora, se un orso fosse una minaccia per noi, noi naturalmente avremmo un problema con quell’orso. Il conflitto non dipende dal colore dell’orso, ma piuttosto l’intento contenuto all’interno della mente dell’orso. I Wotanisti, come naturalisti, devono coesistere, anche se separati, con le creature della Natura e comprendere le dinamiche insite nel grande schema. Come un uomo ama i suoi genitori, sua moglie, i suoi bambini al di sopra di tutte le altre persone senza ridurre in questo modo il suo rispetto per i genitori e le famiglie degli altri, allo stesso modo abbiamo a cuore la nostra razza come nostra, senza diminuire il nostro rispetto per gli altri gruppi razziali. Noi non abbracceremo nessun estraneo al cancello che porta alla nostra anima.

LA NATURA DI UNA RELIGIONE DI POPOLO

metagenetica

di Stephen MacNallen

Nei paesi occidentali moderni, la religione è in gran parte una questione individuale. La gente medita o prega, cerca il miglioramento di sé, l’illuminazione spirituale personale, o trova la salvezza individuale. La religione è solo un insieme di credenze e pratiche, può essere scelta dal ricercatore con la stessa facilità con cui si compra una macchina nuova – e si cambia ancora più facilmente per una nuova.

Questa è una nuova nozione, che è aumentata in modo direttamente proporzionale alla nostra separazione dalla natura e dai nostri antenati. Per le persone che sono ancora nelle culture tradizionali, questa interpretazione egocentrica della religione è quantomeno strana.

Certamente tutti i sentieri spirituali o religiosi hanno una componente individuale che è valida e degna di essere perseguita. In America e nel resto dell’Occidente, tuttavia, spesso ci si concentra sull’individuo ad esclusione dell’aspetto collettivo. Questo non significa che noi non desideriamo le comunità; molte chiese di quartiere provvedono per questo aspetto ai propri membri, e questo ruolo di comunità è diventato ancora più vitale dal momento che le nostre famiglie si disintegrano sotto le pressioni della vita moderna.

Quello che gli Occidentali non capiscono è che le religioni di popolo – religioni native, religioni indigene, qualsiasi nome gli si voglia dare – sono legate a un particolare gruppo culturale e biologico… un popolo. La religione non è qualcosa di separato dalla vita del gruppo; anzi, è un’ulteriore manifestazione dell’esistenza del gruppo. La religione scaturisce dalla natura stessa del popolo ed è espressione della totalità della sua esperienza dall’alba dei tempi.

Le religioni di popolo sono profondamente ancestrali. Coloro che ci hanno preceduto, questi antenati e antenate del passato, sono ancora collegati alla tribù, o nazione. I legami di parentela trascendono spazio e tempo. Infatti, molti di noi che seguono la Asatru credono che gli antenati rinascono continuamente nella famiglia o nel clan. Vi è un intreccio di discendenza nel corso di tutte le vite e attraverso le generazioni. Siamo stati qui prima, insieme, in questo mondo. Non solo il sangue non è acqua, ma è più forte della morte e della distanza!

Da questo punto di vista, non è pensabile che la religione sia vista solo come un accessorio, qualcosa che deve essere messo via come un cappotto o un cappello. Piuttosto, la religione diventa una manifestazione della nostra vera essenza, una parte di noi come le nostre gambe o la nostra testa. Asatru non è ciò in cui crediamo, è ciò che siamo.

È naturale che noi cerchiamo il percorso spirituale che percorrevano i nostri antenati. Sul piano più terreno, siamo più simili a quegli antenati di quanto non lo siamo a chiunque altri. Noi portiamo la loro essenza. Qualcuno potrà tentare di razionalizzare questo osservando che ci sono tante cose negli esseri umani ad essere influenzate dall’eredità, e forse ciò è parte di questo, ma in ultima analisi la connessione è spirituale. Siamo legati a quegli antenati e ai nostri discendenti da legami speciali che non condividiamo con gli altri. Quando troviamo le vie del nostro popolo, scopriamo cose che non possiamo trovare da nessun’altra parte. Sono questi due fattori – l’attenzione sulla natura collettiva della religione come un contrappeso all’aspetto individuale, e l’importanza degli antenati – che distinguono le religioni di popolo dai costrutti moderni senza radici, artificiali.

L’Asatru non è solo una credenza o un insieme di pratiche, è l’espressione di chi siamo come uomini e donne di eredità europea.

LO SPIRITO GUERRIERO WOTANICO

fuoco-sacro

di Vjohrrnt V. Wodansson

Tra le tante parodie riguardanti questa presunta rinascita della tradizione primordiale del Wotanismo, sicuramente uno degli aspetti più contorti è la totale mancanza di spirito wotanico nell’uomo. Nel cammino guerriero degli Einherjar, i guerrieri senza paura scelti da Wotan hanno perso la pelliccia di lupo e la pelle d’orso lasciando il posto a un ben preciso e innaturale pensiero cristiano umanitario. Ogni traccia del dono del Padre di Tutto all’Uomo: l’Oend (soffio vitale) e l’Odhr (Furia) di suo fratello Hœnir, sono stati portati via da coloro che non vorrebbero mai vedere un vero uomo e la sua gente levarsi in piedi fieri sfidando i falsi valori decadenti e i dogmi imperfetti del Giudeo-cristianesimo. Il ponte per le sale dorate del Valhalla è stato chiuso e le Valkyrie non cavalcano più in cerca di caduti sul campo di battaglia, perché non c’è più nessuno che faccia la guerra al modo in cui un tempo facevano gloriosamente i nostri antenati e i loro padri prima di loro. In alto sul suo trono, il Dio da un occhio solo deve sicuramente essere ansioso di qualche notizia da Hugin e Mugin… la notizia di un risveglio eteno.

In sostanza, le tradizioni integrali dell’Etenismo Nordico, sia esso slavo, celtico, teutonico, ecc, hanno tutte in sé il percorso guerriero su tutti gli altri. Le antiche tribù barbariche conoscevano questo come un processo naturale nella vita di un uomo: la ricerca del risveglio del fuoco interiore immemore, il soffio vitale di Wotan. Si tratta di un innegabile istinto primordiale nell’uomo, quello di cercare di dimostrare il proprio valore non solo agli altri, ma prima di tutti a se stesso. Già fin da giovanissimo, al ragazzo era data la sua prima spada e venivano insegnate le arti del combattimento dal padre. Non appena un ragazzo si rende conto di poter morire e di avere anche il potere di dare la morte ad un altro, diventa un uomo. Nei nostri tempi moderni, ai ragazzi viene fatto il lavaggio del cervello in età molto giovane per perdonare, accettare, tollerare e amare senza restrizioni o discriminazioni. Questa NON è la via del guerriero. Perché non è nella natura dell’uomo “amare” e “tollerare” nella misura in cui ciò diventi una sua debolezza, che quindi riflette sulla sua gente. L’amore, la tolleranza, l’accettazione e il perdono non sono necessariamente sbagliati, ma bisogna essere selettivi su chi è il destinatario di questi valori. La natura profonda dell’uomo è combattiva e bellicosa. Wotan spesso ha cercato di creare conflitti tra clan solo per divertirsi nelle guerre degli uomini e ciò gli permise anche di vedere chi era fedele ai suoi insegnamenti e chi non aveva capito la via della spada.

Nel contemporaneo movimento “Asatru”, ci sono molti nostri simili che trascurano questo percorso d’onore. Si concentrano unicamente sull’aspetto essoterico del culto Asatru e trascurano l’essenza esoterica. Il vero “blot” è un elemento tradizionale della cultura pagana della nostra gente e un modo per comunicare con gli Dei e le Dee, ma il vero potere di qualsiasi rito di venerazione sta nel suo simbolismo primordiale. Anche senza riti, costumi, persino parole, la potenza del rito è ancora schiacciante e il suo significato iniziale ancora compreso da Dei e Dee. E una parte importante di questa tradizione esoterica è il percorso del guerriero. Per il vero guerriero, le battaglie non si vincono solo sul campo di battaglia, ma nell’anima, nel cuore e nello spirito. La più grande battaglia che si potrà mai combattere non sarà mai contro un nemico umano, che dopo tutto è semplicemente “umano”, ma contro la propria capitolazione dinanzi al percorso scelto. L’Einherjar segue una strada molto solitaria e difficile, piena di imboscate continue e tradimenti. Si tratta di un percorso volontariamente scelto e, una volta intrapresa questa strada pericolosa, non si può tornare indietro, poiché ne va del proprio orgoglio e onore.

Per l’uomo moderno non ci sono sfide, non ci sono grandi guerre, e nessuna missione onorevole che possa risvegliare l’antico fuoco. L’uomo di oggi è troppo impegnato a guardare il calcio, guidare auto sportive, vantarsi delle sue conquiste sessuali ed essere solo pigro, puro e semplice. Ogni virilità e traccia di virilità è sparita. Sostituita da attributi femminili come la morbidezza e la sensibilità. E qui NON sto svalutando le nostre sorelle etene, ma affermo semplicemente un dato di fatto. Questi attributi, come la sensualità, la maternità, riguardano il lato femminile e tutto l’aspetto lunare della natura femminile. L’uomo è una rappresentazione solare di quella natura primordiale.

Il mondo pacifista in cui viviamo cerca con tutti i mezzi possibili di rovesciare, e anche peggio, incrociare queste nature, cercando di fonderle insieme in modo da eliminare ogni traccia di ciascuna. Il fine è riconquistare l’essere androgino originale. Questo è assolutamente intollerabile per ogni vero uomo e donna del nostro Popolo. Non possiamo negare la nostra natura. Possiamo solo trascenderla. Ci sono molti esempi di nostri simili auto proclamati Asatru che hanno condannato ogni approccio violento o combattivo delle tradizioni etene. Alcuni arrivano persino al punto di accettare Cristiani e non-Ariani nei loro kindred. Alcuni gruppi sostengono la tolleranza in rete e cercano di ritrarre il Paganesimo Integrale come una religione hippy di amore che adora la natura. Questo è il moderno approccio di molte “tradizioni” neo-pagane, molti movimenti pseudo-pagani che promuovono apertamente l’omosessualità e il consumo di droga e credono che camminare a piedi nudi nel bosco li renda “un tutt’uno con la natura” e le loro droghe allucinogene li aiutino a comunicare con Diana, Pan o chiunque altro. Questi gruppi che dichiarano di essere veri seguaci delle antiche vie, attaccano i Wotanisti tradizionali con false accuse di pervertire l’essenza della Fede, quando in realtà sono loro che la stanno sovvertendo in una religione umanitaria/universalista. Gli antichi vichinghi erano conquistatori e guerrieri senza paura che non mostravano alcuna pietà verso i loro nemici e non facevano assolutamente proselitismo per la fede dei loro padri tra le altre razze. Persino in Europa gli antichi Vichinghi non hanno imposto le loro credenze ad altri europei, perché le vie del Nord non erano e continuano non essere destinate a tutti. Quando si guarda al pantheon norreno, molte delle divinità principali, come Wotan, Thorr, Tyr, Heimdall, e anche la bella e sempre temibile Freiya e le sue Valkyrie, tutti loro, maschi e femmine, hanno un punto centrale che li unisce: LA GUERRA! Il combattimento, la difesa, tutti aspetti di natura bellicosa. Quindi, come può questa più essenziale tradizione pagana diventare così temuta e vergognosa oggi giorno?

Lasciare che l’antico fuoco interiore vada spegnendosi, comporterà solo l’indebolimento del vostro spirito e di quello della vostra gente intorno a voi. Quella fiamma che brucia alta nei cuori del vero popolo è l’essenza stessa dello spirito del nostro popolo. Il fuoco primordiale è combinato al ghiaccio primordiale rappresentato dalla nostra freddezza: la nostra dissociazione dalla decadente e malconcia fede giudaico-cristiana. Loro cercano di diffondere la loro fede come una piaga in tutto il mondo e schiavizzare il maggior numero possibile di poveri esseri umani dormienti e ignari, mentre noi dovremmo sforzarci di tenere i nostri modi per noi stessi e aprire i nostri cuori soltanto, e molto selettivamente, a certi individui orgogliosi che hanno sentito la chiamata del corvo. È inutile cercare di risvegliare tutte le menti insonnolite dal loro lungo torpore, i venti del Nord canteranno a loro solo quando saranno pronti e degni di decifrare il loro nome nella loro musica. Per la maggior parte di loro, una morte senza onore li prenderà molto prima. Diversamente dal dio dei deboli, Wotan non si cura della quantità; un milione di deboli vigliacchi non potrà mai corrispondere a un centinaio di Einherjar orgogliosi e forti. Perché attraversare Bifrost e vivere per sempre nelle Sale di lance e scudi d’oro dove verità, valore e coraggio sono considerati come segno distintivo dell’anima nobile, è un onore che sarà concesso solo ai guerrieri.

È imperativo rimettere in prospettiva i veri principi del culto wotanico. Le vie della pace sono per coloro che abbandonano la lotta, che voltano le spalle al loro popolo e alle memorie dei loro antenati. Quei “neo-pagani” fai da te stanno offuscando la purezza della Fede. Il “neo” va contro la tradizione ed è quindi un insulto alle credenze della nostra gente. Quello che fanno è diluire l’essenza e piegarla in qualcosa di accettabile e interessante per le masse. La nostra strada è quella della guerra, a livello fisico e spirituale. Noi muoviamo guerra contro coloro che vorrebbero negarci la libertà di vivere la nostra vita come i nostri padri. Di essere orgogliosi della nostra eredità, della nostra cultura e del nostro sangue. Di difendere le nostre tradizioni, la nostra gente e la nostra Fede. Di onorare le 14 parole, e di essere uomini e donne di integrità e onore in un mondo privo di entrambi. Di essere guerrieri.

CHI È WOTAN

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di Ron McVan

Le antiche leggende raccontano che gli dei crearono gli uomini della loro propria sostanza, ‘a loro immagine’, come dice la Bibbia, e che per ere i maestri divini hanno camminato sulla terra con noi, insegnando alle neonate intelligenze a comprendere ed agire secondo i modi della natura. Nel corso del tempo, mentre il genere umano perseguiva la conoscenza e acquisiva l’esperienza del bene e del male, attraverso l’esercizio del libero arbitrio, l’innocenza di quei giorni andò perduta. Nel progresso a capofitto verso altri interessi materiali, l’umanità andava alla deriva lontana dai suoi precettori divini. Da allora in poi, la nostra razza dovrà guadagnarsi la liberazione: la nostra coscienza umana dovrà imparare a conoscere la verità dall’errore e liberarsi volontariamente dai richiami della materia, al fine di prendere il suo giusto posto in mezzo agli dei.

Elsa-Brita Titchenell

Ai giorni nostri le origini del Wotanismo restano imprecise nella migliore delle ipotesi. È noto che il Wotanismo come religione è arrivato alla ribalta popolare in tutta Europa grazie alle rune che Wotan aveva creato, da qualche parte intorno al 350 a.C., ma vi è ampia evidenza nel concludere che il Wotanismo ha origine molto più addietro, al tempo di ‘Hermes Trismegistos’. Ai fasti dell’antica Atlantide la divinità patriarcale regnante era il dio Poseidone e tale rimase fino agli ultimi giorni della distruzione di quella civiltà. L’origine del Wotanismo in realtà può essere tracciata e fatta risalire ai tempi Iperborei, quando l’alto dio Mimir regnava nella prima età delle razze giganti, un tempo antichissimo che ha dato i natali alla prima cultura dell’uomo. Mimir, Bestla (la madre di Wotan), le Norne e Nat, vivevano come un gruppo di esseri affini, tutti appartenenti alle più antiche tra le razze giganti. Mimir era noto per essere il più saggio di tutti gli dei, ma poi cedette a Wotan la sua vasta conoscenza a costo dell’occhio sinistro di Wotan (la luna), che egli giurò con la sua parola di sacrificare nel pozzo di Mimir. Il regno di Mimir fu seguito dal regno del dio Tyr fino a quando Wotan salì al trono come la divinità Padre di Tutto.

È stata una teoria comune che Wotan fosse un sommo sacerdote sciamanico di Atlantide, che sopravvisse al diluvio e condivise l’avanzata tecnologia di Atlantide con l’Egitto e i primi Maya. Antiche storie maya raccontano di un uomo bianco con gli occhi azzurri ed i capelli biondi e la barba che aveva portato loro tutta la tecnologia avanzata e lo raffiguravano con quello che oggi riconosceremmo come una specie di casco da astronauta. Lo chiamavano Quetzalcoatl ed era anche identificato come Votan scritto con una ‘V’ a differenza dell’ortografia teutonica. Pedro Corzo, un pilota che ha viaggiato su e giù per la costa peruviana per quattro anni, riferiva di aver trovato ovunque nei templi statue di legno o di pietra di un dio chiamato Guatan. Il nome significa vortice, equivalente dell’antico nome germanico ‘Wotan’, l’antico dio della tempesta – che i Maya chiamavano Votan.

Su una brocca di argilla a Ratinlixul, in Guatemala, secondo gli studi di Pierre Honoré esposti nel suo libro Alla ricerca del Dio Bianco, si legge di una rappresentazione del dio della luna come re della notte e delle tenebre, con aggiunto il glifo ‘Ahau’, che significa ‘padrone e re’, e ‘Votan’, che significa ‘interno della terra’. Questo dio era venerato dai Maya, i Mixtechi, gli Zapotechi, e gli Aztechi. Egli era tenuto particolarmente in stima dai Maya perché aveva il dono dell’oracolo.

Nella mitologia Wotanista europea il Grande Albero della Vita era conosciuto come Yggdrasil. Wotan è spesso identificato con Yggdrasil dato che il nome stesso significa il cavallo di Ygg (Sleipnir e Wotan). In alcune parti d’Europa Wotan era conosciuto con il nome di Yggjung – (vecchio-giovane), l’equivalente del biblico Antico dei Giorni. Mimir era anche identificato con un albero chiamato Mimameid, l’Albero della Conoscenza, che non deve essere confuso con l’Albero della Vita. Nel corso del tempo Wotan divenne noto come il padre di tutti gli dei e tutta la sua gente si riferiva a lui come Alfadir (Padre di Tutto): “Prima della creazione del mondo era la conoscenza di Wotan, dovunque egli è venuto, là fa ritorno; Ora conosco le canzoni come nessun altro uomo, e nessuna donna principesca”.

Molti studiosi oggi sono arrivati a condividere una conclusione interessante secondo cui Wotan e il ‘Tre-Volte-Grande Ermete Trismegisto’ sono forse l’una e la stessa entità. Se si accettasse questa affermazione, allora potremmo anche concludere che Wotan fosse in realtà un mago alto sacerdote di Atlantide e avesse portato la tecnologia già consolidata di quella avanzata civiltà, o che Wotan avesse visitato la Terra da un altro pianeta molto più alto progredito simile alla Terra che, se così fosse, avrebbe molto probabilmente origine nelle Pleiadi. Hermes ha graziato l’umanità con una tecnica altamente avanzata che il mondo moderno di oggi non è ancora stato in grado di eguagliare, né addirittura di comprendere appieno. Wotan è conosciuto come il dio dell’ispirazione e dell’estasi e come portatore di conoscenza. Hermes e Wotan sono entrambi noti per aver portato all’umanità i doni della poesia, dell’oratoria e dell’apprendimento e loro stessi erano i più grandi maghi, e si troverà che le somiglianze tra Wotan e Hermes si estendono molto più in profondità, nella somiglianza di carattere.

Si dice che Wotan, in un certo momento molto remoto, migrò dalle Terre del Nord verso Est, cosa che dà l’idea che fu forse un grande capo di un’antica tribù ariana ora scoperta in alcuni degli strati più profondi degli scavi di Troia. Più tardi Wotan sarebbe stato deificato, come è stato suggerito da alcuni mitologi importanti del nostro tempo. Qualunque sia il caso, Wotan ha avuto un enorme impatto sul mondo antico, un impatto che ha ancora le sue ripercussioni nei nostri tempi moderni. La gente ancora oggi può vedere che i giorni della settimana sono stati originariamente chiamati come gli dei di Asgard e che ‘Wotansday’, oggi Mercoledì, è stato chiamato così in onore di Wotan (Mercurio-Hermes).

Si può solo immaginare il motivo per cui divinità come Poseidone, Crono, Zeus, Apollo, Cernunnos e simili siano stati praticamente dimenticati come divinità viventi e spazzati nel cestino della mitologia, e invece Wotan sia sopravvissuto alla prova del tempo nel pieno delle sue forze, vivo e vibrante, e questo potrebbe essere dovuto al risultato delle sue molte forme di rinnovamento che gli permettono di adattarsi al costante mutare dei tempi nel corso della storia. Si dice che Wotan abbia avuto dodici nomi tra gli antichi Germani, e ne abbia avuti altri 114. I dodici nomi erano Padre-Tutto, Signore degli Eserciti, Signore della Lancia, Punitore, Sapiente, Colui che avvera i Desideri, Famoso, Agitatore, Bruciatore, Distruttore, Protettore, e Incantatore. Possiamo trovare il suo nome attribuito al dio Ermes, al re troiano Priamo, al dio sassone Irmin, all’Uomo Verde, a Herne il Cacciatore, a Merlino e Barbarossa. Quando il Cristianesimo forzò la sua religione semitica straniera in tutta Europa, Wotan, per i Cristiani convertiti, sarebbe stato trasformato in San Michele, l’angelo guerriero che guidava le schiere celesti. Il Valhalla, a sua volta, è stato adattato alla interpretazione cristiana del paradiso. A volte Wotan può essere stato modificato in una certa misura, ma sarebbe rimasto un’entità e forza vitale indistruttibile, sempre vividamente presente nel nostro mondo e nella nostra psiche.

Il concetto stesso di Babbo Natale e di ciò che ora è conosciuto come Natale ha avuto inizio con Wotan. L’abbattimento dell’albero di Yule e il falò del tronco di Yule era fatto in omaggio a Wotan. I Druidi legavano mele dorate all’albero di Yule come un simbolo di fuoco, in onore di Wotan. L’albero sempreverde di Yule fu a lungo celebrato dai pagani come simbolo di vita poiché a differenza della maggior parte degli altri alberi rimane verde tutto l’anno. Wotan non era solo un dio guerriero, ma anche il portatore di sole e doni. Il dono più grande è quello di Wotan, che dota gli esseri umani della propria essenza spirituale. In cambio, doni sacrificali del raccolto dovevano essere lasciati per il suo sacro destriero a otto zampe, Sleipnir. Proprio come oggi, i doni erano lasciati in calze, stivali e zoccoli. Nelle zone cristianizzate più tardi, dove i culti pagani celtici e teutonici sono rimasti forti, le leggende del dio Wotan sono state fuse a quelle di vari santi cristiani; San Nicola era uno di questi, da cui tipico il nome ‘Klaus’. L’aspetto del Wotan pagano come Herne-Pan vestito di pelliccia è rimasto per lungo tempo, e le prime versioni di Babbo Natale utilizzavano ancora l’immagine di Wotan con corna di cervo che spuntano dalla testa. Fin dai tempi antichi, le corna sugli esseri umani erano simboli di divinità e fertilità. L’immagine finale di Babbo Natale come lo conosciamo oggi, con il suo vestito di velluto rosso rifilato di pelliccia bianca è stata creata dall’azienda della Coca Cola nei primi anni del 1900.

In Danimarca Wotan era definito come Groenjaette (Gigante Verde) o Uomo Verde (o Uomo Foglia), l’archetipo che tutti conosciamo come simbolo della nostra unità con la Terra. L’uomo contiene in sé la creatura universale, che ha l’intelletto come un angelo, la ragione come un uomo, il senso come un animale e la vita come una pianta. Egli ha quindi il mondo vegetale dentro di sé come principio di vita e di crescita. Wotan come Uomo Verde divenne il Dio della foresta e di ispirazione per l’anima tribale degli Ariani ancestrali del Nord, in un certo modo simile al Pan delle tribù ariane del Sud. L’Uomo Verde è conosciuto nella cultura europea come guardiano e rivelatore dei Misteri. La parola mistero deriva dal verbo greco myein che significa “chiudere” e si riferisce alla chiusura delle proprie labbra, come per restare in silenzio. In questa vita fugace che le nostre anime sperimentano sulla terra costruiamo o distruggiamo le nostre vite e consentiamo o meno la nostra sorte nella vita. Gli Dei sono lì per aiutarci, ma dobbiamo essere noi disposti a fare il lavoro.

“Nessuno dei poeti di quaggiù ha mai cantato né mai canterà in modo degno il luogo che sta oltre il cielo. La cosa sta in questo modo (bisogna infatti avere il coraggio di dire il vero, tanto più se si parla della verità): l’essere che realmente è, senza colore, senza forma e invisibile, che può essere contemplato solo dall’intelletto timoniere dell’anima e intorno al quale verte il genere della vera conoscenza, occupa questo luogo”– Platone.

L’antica religione del Nord era una fede luminosa, organica e vivace; viveva alla luce di gioia e letizia; i suoi dèi erano i ‘poteri felici’; opposti a loro erano i poteri oscuri di nebbia e buio, che non potevano sopportare il volto glorioso del Sole, il volto raggiante di Baldur (figlio di Wotan), o il lampo luminoso del fulmine di Thor. Il Wotanismo continua a sopravvivere e rivivere imperterrito dalle catene e dalle frecce della storia e delle altre religioni esistenti, perché non è una religione stagnante e continua, come Wotan stesso, ad evolversi e adattarsi e soddisfare le esigenze della psiche umana sempre in sviluppo. In sostanza la coscienza ariana è l’occhio di Wotan nel cuore dell’uomo. La tradizione teutonica è di carattere principalmente paterno, mentre quella celtica è principalmente materna. Le divinità dei Teutoni sono comandate da un Grande Padre, e i loro elfi da un re. Le divinità dei Celti sono figlie di una grande madre, e le loro fate sono governate da una regina.

Il volto di Wotan era magnifico in apparenza, indossava un elmo d’oro, piumato con grandi ali d’aquila. Nella sua mano stringeva la sua lancia fedele, Gungnir (Gylfaginning). Un giuramento sulla lancia di Wotan, Gungnir, non avrebbe mai potuto essere rotto. Sul braccio Wotan indossava un bracciale d’oro chiamato Draupnir che è l’emblema della fecondità. Ogni nona sera questo bracciale d’oro era noto gettare otto repliche di se stesso. Le tre grandi sale di Wotan erano conosciute come Gladsheim, Valaskialf e Valhalla. Il cavallo di Wotan era un destriero fatato a otto zampe, noto come Sleipnir, e poteva galoppare a velocità colossali per tutti i nove mondi. A volte a Wotan era richiesto recarsi nel mondo sotterraneo. Le otto zampe di Sleipnir simboleggiano le otto gambe dei necrofori funebri che trasportano una bara. I suoi saggi corvi conosciuti come Hugin e Munin (pensiero e memoria) siedono sulle sue spalle larghe. I suoi due fidati lupi che rimangono sempre al suo fianco sono chiamati Geri e Freki. Wotan era allo stesso tempo un dio saggio, gentile e crudele, poiché come tale egli rappresenta la natura oltre che la stessa natura umana – tutti noi possiamo essere allo stesso tempo saggi, gentili e crudeli. Come un uragano Wotan poteva volare su Sleipnir in prima linea dei suoi guerrieri che sciamavano all’infinito dai cancelli del Valhalla. Intorno a lui, come una schiera alata, volavano le Valchirie sui loro destrieri abbaglianti, guidati in una carica selvaggia dalla dea sciamanica Freyja. L’immagine stessa degli dei di Asgard riuniti per la battaglia era uno spettacolo incredibile e terribile a vedersi.

Da un mondo senza tempo
Ombre cadono sul Tempo,
Da una bellezza più grande della terra
Una scala che l’anima può salire.
Salgo sulla scala fantasma
Per un candore più antico del Tempo.
A.E.

La fantasia libera degli antichi ariani del Nord Europa ha tessuto la rete dei loro miti e leggende, e fu consacrata dalla fede. Non aveva, come la mente moderna, relegato un piccolo santuario di credenze prese in prestito, oltre il quale tutto il resto era comune e immondo. L’ Havamal (Hava Maal) era il libro sacro del Wotanismo. La parola Havamal significa Altissimo Libro di Wotan. Il libro consiste in una raccolta di massime per una vita giusta e onorevole. Come altre religioni il Wotanismo aveva la sua Trinità. I nostri antenati del Nord adoravano il dio trino Wotan, Padre Onnipotente; Frigga, sua moglie, emblema della materia universale; e Thor, il figlio, il mediatore. Ma al di sopra di tutti era il Dio supremo, l’autore di tutto ciò che esiste, l’Eterno, l’Antico, l’Essere Vivente e Terribile, il Ricercatore delle cose nascoste, il Motore Immobile, la Divinità Suprema su tutti gli universi esistenti di spazio infinito che non muta mai. Era consuetudine in passato tenere tre principali sacrifici all’anno per Wotan, in cui le persone si riunivano nei principali templi: Vetrarblot (sacrificio invernale) 14 Ottobre, Midsvetrarblot (sacrificio di mezzo inverno) il 12 gennaio e Sigrblot (sacrificio della Vittoria), il 15 aprile.

La suprema volontà di Wotan era quel tesoro di abbondanza verso il quale, in una forma o l’altra, tutti i desideri erano rivolti, e dalla sua abbondanza docce di misericordia e flussi di favore divino erano costantemente versati giù a rinfrescare la stanca razza degli uomini. Tutte queste benedizioni e misericordie, la fonte stessa presente nella lingua antica, erano espresse in una sola parola che, per quanto più o meno espressiva possa ancora essere, ha molto della pienezza del suo significato nel suo derivato di questi ultimi tempi. Questa parola era Desiderio, che originariamente significava l’ideale perfetto, la fruizione effettiva di ogni gioia e desiderio, e non, come ora, il vuoto desiderio per un oggetto. Wotan come dio del desiderio, ha ora mani, piedi, potere, vista, fatica, e arte. Nell’Edda la parola Oski esprime letteralmente la personificazione maschile dei desideri e col passare del tempo fu poi aggiunta la parola ‘ask’ (chiedere), che, come prefisso di una serie di altre, sta a significare che le due parole erano in una relazione peculiare per esprimere il Grande Datore di Ogni Bene. Aska-Maer (ancelle dei desideri), era un’altra variante del nome per descrivere le Valchirie – Coloro che scelgono la Sorte di Wotan – che raccoglievano gli eroi uccisi per lui sul campo di battaglia e delle quali il primo dio supremo Tyr sarebbe diventato comandante. Dal Poema di Hyndla questo passaggio: “Cerchiamo il favore del Padre degli eserciti! Egli accorda e dà l’oro ai suoi servi, diede a Heremod un elmo e una cotta di maglia, e a Sigmund una spada in dono. Egli dà la vittoria ai suoi figli, la ricchezza ai suoi seguaci, una buona eloquenza ai suoi figli e saggezza agli uomini, vento favorevole ai capitani e la canzone ai poeti; E un cuore da uomo a più d’un eroe”.

Nel Wotanismo, l’antica religione degli Ariani, lo sviluppo armonioso e la coesistenza di moti intellettuali e istintivi, e la volontà di continuo ri-orientamento in base alla realtà esterna, sono stati gli stimoli per una crescita senza limiti. Il Wotanismo fin dal suo inizio è stato caratterizzato da una profonda riverenza per l’ordine naturale. Da questa riverenza, accoppiata al riconoscimento delle necessità esteriori, il Wotanismo ha ricavato una notevole flessibilità e un atteggiamento non dogmatico, non evangelistico, non autoritario che gli ha consentito di evolversi dalla sua forma di religione etnica tribale a filosofia moderna che riconosce le più recenti scoperte sull’uomo e l’universo e che dà risposte ai problemi contemporanei – una testimonianza della progressiva razionalità, conoscenza e qualità dello stile di vita. Nel Wotanismo si trovano le forze spirituali, l’idea volkisch, e le dinamiche religiose necessarie per risolvere i problemi della nostra disunione perenne, e per fornire le basi sia per il nostro popolo che per la nostra sopravvivenza etnica. È ancora aperta la questione se la specie umana sopravviverà alla propria trionfale (per quanto pericolosa) conquista del pianeta. Esiste ancora la speranza che possiamo ancora apprendere la saggezza biologica dell’agire con misura e vivere in equilibrio ecologico e consapevolezza con la Natura, i nostri dèi e il Supremo Creatore. Le porte dell’infinito si spalancano per lasciare Wotan in prima linea nella nostra coscienza, portandoci la manifestazione della nostra forza interiore ed esteriore, la forza delle legioni! Wotan porta i doni meravigliosi che abbiamo imparato a conoscere come Unità, Conoscenza, Desiderio e Ragione, che sono il tesoro della nostra eredità! I nostri dèi rimangono radicati nel profondo del nostro DNA e se si ascolta attentamente li si può ancora sentire… Li si sente nel silenzio e nel frastuono ruggente delle battaglie della vita sullo scenario di Midgard… e li si sentirà quando ci attirano nel vento che vaga ovunque. Sono gli stessi dèi dei nostri antenati più lontani… gli dèi del nostro sangu… Eterni e potentissimi sono loro… e mai verranno a mancare!

“Il problema del genere umano di oggi, quindi, è esattamente l’opposto di quello degli uomini nei periodi relativamente stabili di quelle grandi mitologie sempre combacianti che oggi sono note come bugie. Allora ogni senso era nel gruppo, nelle grandi forme impersonali, nessuno nel singolo auto-espressivo; oggi nessun è senso nel gruppo – nessuno al mondo – mentre tutto è nell’individuo. Ma lì il significato è assolutamente inconscio. Non si sa verso dove ci si muove. Non si conosce ciò da cui si è spinti. Le linee di comunicazione tra l’ambito conscio e inconscio della psiche umana sono state tutte tagliate, e siamo stati divisi in due”.

Joseph Campbell

LA SPIRITUALITÀ E LA NOSTRA ANIMA DI POPOLO

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di Richard Scutari

tratto da Unbroken Warrior, corrispondenza con Magnus Soederman

La vera spiritualità non è altro che il collegamento con l’anima di Popolo della nostra Gente. Questa anima di Popolo è il nostro inconscio collettivo. Per capire l’inconscio collettivo, dobbiamo approfondire le opere di Jung. Carl G. Jung, è il fondatore della psicologia analitica. Ha postulato che non c’è solo un inconscio individuale, ma anche un inconscio collettivo. Secondo Jung, l’inconscio individuale contiene i ricordi rimossi delle nostre esperienze, mentre l’inconscio collettivo contiene la memoria razziale dei nostri antenati che incide in modo significativo sulla Razza nel determinare il suo stesso essere e la sua cultura. Per Jung, l’inconscio collettivo è costituito dall’esperienza cumulativa di tutte le generazioni dei nostri antenati memorizzata sotto forma di archetipi. Un archetipo è un’idea inconscia, un modello di pensiero, immagine, ecc, ereditata dagli antenati della razza e di solito presente nelle singole psiche. L’inconscio collettivo è un regno psichico che condividiamo con gli altri nostri simili, e si è sviluppato strato su strato per eoni in modo che gli strati più accessibili fossero comuni al clan di ognuno, quindi alla tribù (svedese, tedesca, francese, inglese, italiana, euro-americana, ecc), e quindi alla Razza. Di conseguenza, l’inconscio collettivo è la nostra anima di Popolo.

La grande scrittrice nazionalsocialista, Savitri Devi, disse bene con queste parole: “La verità è che non c’è nessun altro ‘Dio’, se non la immanente divinità impersonale della Natura della Vita; il Sé universale. Nessun dio tribale è ‘Dio’, gli dèi tribali sono più o meno divini, nella misura in cui rappresentano ed esprimono un’anima collettiva più o meno divina“. Devi inoltre dichiarava – “Il Nazionalsocialismo non è altro che l’espressione della volontà collettiva della razza di sopravvivere e di governare; della sua prontezza a combattere e sradicare tutto ciò che, dall’interno o dall’esterno, si trova sulla strada della sua sopravvivenza e dell’espansione della sua sana coscienza di sé – della sua forza; della sua gioventù; e della Divinità ‘dentro di sé’; una realtà biologica sottolineata nella politica e nella vita sociale, piuttosto che una mera idea ‘politica’.” Diamo un’occhiata alle nostre origini e vediamo da dove derivano la volontà collettiva di Devi e gli archetipi dell’inconscio collettivo di Jung (che si sono sviluppati per eoni). Nietzsche, nel prologo del suo “Anticristo”, dichiarava – “Questo libro appartiene a pochi eletti … solo loro capiranno il mio Zarathustra“. Dopo la premessa, “l’Anticristo” inizia con queste parole – “Guardiamoci in faccia: siamo Iperborei.” Una ulteriore lettura di Nietzsche ci mostra che il suo obiettivo era quello di farci tornare a ciò che eravamo una volta, “Iperborei”. Questo è l’Ubermensch di Nietzsche che era stato tradotto come “Superuomo”. Questo è anche l’obiettivo del Nazionalsocialismo esoterico e molta della ricerca compiuta dalla Ahnenerbe è stata fatta in questo campo.

Le nostre leggende sono all’ordine del giorno con il mito iperboreo, chiamato anche Ultima Thule. Lasciami andare brevemente a questo mito dal momento che è la chiave per comprendere il Nazionalsocialismo esoterico. Gli antichi Greci e Romani conoscevano Hyperborea e la sua capitale Thule. Ciò è attestato dalle opere di Erodoto, Plinio il Vecchio, Diodoro Siculo  e Virgilio, tra gli altri. Seneca, nella tragedia di Medea, fa anche menzione di Thule. I Celti, i Vichinghi e tutti i popoli germanici pensavano a Thule come qualcosa di simile al Giardino dell’Eden, analogo alla Terra dell’Altro Mondo nella Ricerca del Graal. Gli Iperborei erano noti per conservare il potere di tutti i segreti del mondo. I popoli germanici si sono attaccati alla leggenda di Hyperborea/Thule più di tutti gli altri. Questa è la Leggenda su cui i nostri antenati hanno basato la loro religione pagana nonché le aspirazioni politiche occulte del XX secolo. Secondo le leggende, i nostri antenati vissero in Hyperborea oltre 80.000 anni fa. I nostri miti ci dicono che questa fu l’Età dell’Oro in cui i nostri antenati vivevano come uomini-divinità in una società super-avanzata in corrispondenza o vicino al Polo Nord. I miti indicano che i nostri antenati provenivano da un’altra dimensione o erano extraterrestri. Nessuna delle due ipotesi può essere provata o confutata e quindi può anche essere una possibilità. In ogni caso, quando i nostri antenati vivevano a Hyperborea, il Polo Nord indicava la stella polare Thuban che oggi si chiama Alpha Draconis. Osservando l’Orsa Minore, (il Merlo Acquaiolo), quando oscillava in senso antiorario attorno alla stella polare Thuban durante le quattro stagioni (i nostri giorni santi maggiori, celebrati anche dalle SS), si poteva notare la svastica Thulian, il simbolo della Società esoterica di Thule. Questo simbolo è per noi antichissimo e sacro ed è l’origine di tutte le svastiche.

Thule è il nome germanico, greco e romano per la capitale di Hyperborea. In Sanscrito si scrive Tula. Quando i nostri antenati fuggirono alla distruzione di Hyperborea, essi portarono con sé non solo la svastica Thulian, ma portarono anche lastre sulle quali la conoscenza sacra ariana venne incisa in antica scrittura runica. Dal momento della distruzione di Hyperborea, i nostri antenati fuggirono ad Atlantide. L’esistenza di Atlantide era nota agli antichi Egizi. Di Atlantide scrissero anche Solone, Erodoto, Platone, Strabone e Diodoro. Numerosi racconti delle origini degli dèi di diverse religioni raccontano di una primordiale razza superiore, pari agli dèi o nata degli dèi (vedasi il Rigsthula per le nostre origini). Fondamentalmente le loro e le nostre leggende ci dicono che, circa dodicimila anni fa, ci fu un diluvio universale (sì questa è la stessa alluvione che si trova nella storia di Gilgamesh che è stata poi copiata come diluvio di Noè nella Bibbia. L’alluvione è riportata anche negli scritti Tibetani e dei Veda). Quando l’alluvione causò l’affondamento di Atlantide, i nostri antenati si diressero verso le alture. Alcuni si stabilirono in Europa nord-occidentale, dove si mescolano e assimilarono al Cro-Magnon. Altri antenati sopravvissuti andarono in Himalaya (la ragione per le spedizioni della SS Ahnenerbe), mentre altri andarono agli altipiani dell’Iran, e altri ancora verso le steppe russe dove anch’essi si mescolarono e assimilarono al Cro-Magnon. Questi ultimi divennero i popoli indoeuropei e indo-ariani. I nostri antenati che trovarono rifugio nelle montagne dell’Iran e dell’Asia centrale possedevano i segreti lasciati loro dai loro antenati, i giganti di Hyperborea. (Fu Mimir, un gigante di Hyperborea, a insegnare a Wotan/Odino come leggere le rune). Circa 9.000 anni prima del nostro tempo attuale, i nostri antenati cominciarono le loro grandi migrazioni. Un ramo migrò verso l’Europa e l’Occidente. Questo ramo dimenticò la propria conoscenza antica, ma essa è rimasta nel profondo del loro inconscio collettivo. E anche se non lo hanno capito, parti della conoscenza antica fu intessuta all’interno delle pratiche religiose. Un secondo ramo si diresse ad est e fondò la civiltà dell’India. Il terzo ramo si spostò verso il bacino Mediterraneo, mescolandosi e assimilandosi ad altre razze sulla sua strada. Questo ultimo ramo diede la nascita alle civiltà di Assiria ed Egitto.

Abbi pazienza con me qui, perché ho intenzione di collegare brevemente alcuni degli elementi chiave del Nazionalsocialismo esoterico. Tieni a mente i già citati scritti runici di antica conoscenza ariana, ebbene da qui deriva il nostro antico mito del Graal. La nostra leggenda del Graal precede di gran lunga la bastardizzazione cristiana del mito. I nostri miti ci dicono che il Graal (scrittura runica di legge/conoscenza ariana) fu portato via da Hyperborea e attraverso le migrazioni dei popoli ariani, i discendenti degli Iperborei, finì nelle mani dei Persiani ariani che lo conservarono nella biblioteca Babilonese. A lavorare in questa libreria babilonese vi era un Ebreo di nome Ezra. Quando Ciro, re dei Persiani, permise agli Ebrei di ritornare a Gerusalemme, Ezra trafugò molta conoscenza dalla biblioteca, da cui creò una storia per il suo popolo che in seguito divennero i primi cinque libri della Bibbia e vennero accreditati a Mosè. Ma questo non era tutto ciò che Ezra prese dalla libreria. Aveva preso anche il Graal. A questo punto il popolo ariano aveva perso la capacità di leggere le rune e così i Persiani ariani non conoscevano più il valore delle liste. Il Graal finì nel tempio di Salomone, dove alcuni credono sia stato collocato nell’Arca dell’Alleanza. Quando i Romani distrussero il tempio nel 70 a.C., portarono tutti i tesori dal tempio (tra cui il Graal) a Roma, dove rimasero fino a quando Alarico e i suoi Visigoti saccheggiarono Roma nel 410 d.C. I Visigoti poi portarono il Graal con loro nel sud della Francia. I discendenti dei Visigoti sarebbero divenuti i Catari (alcuni ritengono che Hitler stesso fosse un Cataro). I Catari erano una setta che aveva iniziato a rivaleggiare con la Chiesa cattolica e si era diffusa in tutta la Germania, nel Nord Italia così come nel sud della Francia. I Catari furono per la maggior parte spazzati via dal sud della Francia durante la crociata Albigese nel XIII secolo. La battaglia finale contro di loro si tenne a Montsegur (Montsalvat). I Catari resistettero per giorni e, quando tutto fu perduto, fecero uscire di nascosto oltre le mura quattro persone che avevano preso il tesoro dei Catari. I Catari sapevano di possedere nel Graal un oggetto sacro, ma non sapevano decifrare la sua scrittura runica. Quando il Graal e gli altri tesori furono nascosti al sicuro, un fuoco di segnalazione fu acceso per informare quelli rimasti nel castello, i quali, dopo aver visto il segnale, si arresero subito e furono bruciati sul rogo.

Se mi hai seguito fino ad ora, cercherò di portarti in tempi più moderni. Un colonnello della SS Ahnenerbe, Otto Rahn, era un’autorità in materia di Catari. I suoi libri “Crociata contro il Graal” e “La Corte di Lucifero in Europa” erano letture richieste dall’elite SS. Himmler inviò Rahn nel sud della Francia per esplorare la zona intorno a Montsegur e cercare gli oggetti sacri catari nascosti. Avrebbe quindi trovato il tesoro nascosto, compreso il Graal. Nel 1944, Otto Skorzeny e il suo Commando SS recuperarono il Graal e lo portarono in Germania. Il 2 maggio 1945, una compagnia di SS in missione speciale e composta di soli ufficiali, rimosse il Graal e altri oggetti dal Nido dell’Aquila di Hitler. Questo fu fatto con il fiato sul collo dell’avanzata alleata. Ci sono due teorie, la prima è che gli ufficiali delle SS seppellirono questo tesoro da qualche parte in Germania. La seconda teoria è che il Graal e altri oggetti arrivarono in Norvegia e quindi vennero imbarcati su un U-boat che partì dalla Norvegia a circa metà maggio e si arrese in Argentina alcuni mesi più tardi. La convinzione è che questo tesoro sia finito in mani sicure in Argentina o nella base nascosta in Antartide.

Ora voglio soffermarmi su qualcos’altro dei miti che sicuramente ci influenza oggi. In quasi tutti i miti antichi si parla di una guerra nei cieli tra le Forze della Luce e le Forze delle Tenebre. Se con “cieli” ci si riferisce a battaglie nello spazio o semplicemente ai nostri firmamenti è materia di riflessione, ma le battaglie hanno effettivamente avuto luogo. Ci sono tracce di una sorta di antica guerra nucleare sulla terra. Si troverà menzione di questa antica battaglia nei Veda così come nella Bibbia e in altre mitologie. Non è solo una battaglia fisica a cui mi riferisco, ma anche una battaglia spirituale che continua fino ad oggi. Le antiche leggende germaniche, nonché le saghe Nordiche e i Veda induisti, tutti parlano di una battaglia finale, il conflitto finale tra le Forze della Luce e le Forze delle Tenebre. Le nostre leggende la chiamano il Crepuscolo degli Dei o Ragnarok. Fin dai primi tempi, anche i Persiani ariani riconoscevano il dualismo cosmico tramite la loro religione zoroastriana. I primi Persiani derivano dallo stesso ramo indo-europeo dei popoli germanici quindi non c’è da meravigliarsi se le due credenze convergono su questo punto. È il motivo per cui Alfred Rosenberg nel suo “Mito del XX Secolo” scrive molto sullo Zoroastrismo e la nostra battaglia contro le Forze delle Tenebre. Il punto è che il dualismo della Luce contro le tenebre e la religione della stella solare, posta al centro della struttura religiosa, sono comuni ai popoli germanici di cui parlavano già Tacito e Zoroastro.

Wotan, che è stato demonizzato dai suoi nemici, è il leader spirituale/dio delle Forze della Luce. Wotan è l’illuminazione e la conoscenza esoterica. È interessante notare che i giudeo-cristiani, seguaci di Jahvè, il dio delle Forze delle Tenebre, parlano di una battaglia nei cieli e chiamano il capo delle forze opposte Lucifero, colui che illumina. In ogni caso, le Forze delle Tenebre e il loro dio malvagio Jahvè, inflissero una sconfitta impressionante a noi, le Forze della Luce, nella Seconda Guerra Mondiale. Le Forze delle Tenebre sono i figli di Abramo. Attraverso le loro tre religioni (Ebraismo, Islam e Cristianesimo), hanno demonizzato i nostri dèi e portato la nostra Gente alla sottomissione quasi totale. Tanti dal nostro Popolo, per via della loro educazione cristiana, avrebbero problemi nell’equiparare il nostro dio con Lucifero. Io non ho questo problema, né lo avevano Himmler e l’Ordine Nero delle SS. Lucifero come Dio della luce non ha nulla a che fare con il culto di Satana.

Tutto quanto sopra è solo un fondamento generale per presentarti la ricerca spirituale/religiosa e le credenze di Himmler e dell’Ordine Nero delle SS. Queste antiche credenze erano resuscitate dalla SS Ahnenerbe e praticate dall’élite SS. Esse si basano sull’antico Wotanismo germanico. Carl G. Jung, nel suo trattato intitolato “Wotan” che si trova tra le sue opere, ha spiegato che gli eventi che si svolgono nel 1936 in Germania non erano altro che il risveglio consapevole di Wotan nel popolo tedesco.

Non mi viene in mente nessuna spiegazione migliore sulla nascita del Nazionalsocialismo di allora, né sulla sua rinascita oggi. Tu sei un Nazionalsocialista. Questa tradizione molto antica che era seguita dall’élite della SS si starà risvegliando anche nel tuo sangue. Se consideri tutto quello che ho detto sopra, aggiungi gli scritti di Savitri Devi, come il “Fulmine e il Sole”, alcuni scritti di Miguel Serrano (sia lui che Devi si riferiscono a Hitler come l’ultimo Avatar), e aggiungi Jung quando dice che Hitler è per l’Uomo Bianco ciò che Maometto è per il Musulmano, ecc, e disponi di una ottima base per un cammino spirituale per te e i tuoi seguaci.

Per quanto riguarda i rituali, sono importanti in quanto onorano i nostri antenati e fortificano i legami di sangue e di cultura che ci legano gli uni agli altri e allo stesso modo ai nostri antenati. Abbiamo quattro Giorni Sacri Maggiori che i nostri antenati, nonché le SS, celebravano: i due solstizi ed i due equinozi che sono rappresentati dalla nostra svastica Thule e sono un ricordo della nostra patria Hyperborea. Anche altri riti dovrebbero essere tenuti, ad esempio il compleanno di Hitler e il giorno dei martiri per coloro che hanno dato la loro vita per il Popolo, ecc.

Il nostro cammino spirituale ci è stato tolto ed è stato denigrato dalle Forze delle Tenebre. L’Ordine Nero delle SS, in particolare il lavoro della Ahnenerbe, ce lo ha ridato tramite il Nazionalsocialismo esoterico. Attraverso il Wotanismo, abbiamo una strada per attingere da questa spiritualità. Come detto sopra, le nostre antiche credenze si sono sviluppate dentro di noi, strato dopo strato, per eoni. Il più accessibile sarebbe quello comune al tuo clan, che è la tua famiglia; quindi dalla tua tribù, che per te sarebbe il popolo svedese, mentre per me è il popolo euro-americano; quindi la nostra Razza. Questa è la strada per il nostro inconscio collettivo e, pertanto, la nostra Anima di Popolo. A causa dello sviluppo tribale, ognuno di noi può esprimere le cose in maniera leggermente diversa per via delle esperienze delle nostre rispettive tribù, ma siamo sulla stessa strada e siamo i figli della Luce coinvolti in un’antica lotta che culminerà presto nel Ragnarok di questo ciclo.

Il Wotanismo è una combinazione di mitologia norreno/teutonica, scritti indù/nazionalsocialisti di Savitri Devi, e Tradizione Hyperborea/Thuliana e del Graal del Nazionalsocialismo esoterico. Tutti i Wotanisti sono naturalmente Nazionalsocialisti. Come tali, abbiamo un dovere verso il Popolo, oltre a quello di condurre le Forze della Luce alla vittoria. Come élite del nostro Popolo, è nostra responsabilità lavorare per la sopravvivenza e la vittoria del nostro Popolo dopo il Ragnarok e per la sua rigenerazione. I Wotanisti non sono solo i guerrieri che devono combattere questa battaglia contro il nostro antico nemico, siamo anche responsabili per fornire la rugiada (semi di Sangue e Cultura) che nutre il nostro Popolo durante il Ragnarok.