NUOVO ORDINE MONDIALE

di David Wodensson Lane

All’inizio del XX secolo ci fu una rivoluzione in Russia, oggi denominata bolscevica e comunista. Il nuovo regime sterminò prontamente l’aristocrazia e l’intellighenzia del vecchio, principalmente l’elemento nordico. Stime conservative valutano il numero di omicidi in Russia, Ucraina ed Europa orientale a un minimo di 30 milioni di persone, mentre gli studiosi moderni suggeriscono 100 milioni. Questo non include le vittime delle guerre successive e correlate. Nel 1789 ci fu una rivoluzione in Francia. L’intellighenzia del paese è stata massacrata in quello che ora viene definito il “Regno del Terrore”.

Nel 1776 ci fu una rivoluzione in America. Nel Grande Sigillo degli Stati Uniti, disegnato dai padri fondatori oltre 200 anni fa, oggi visto sul retro di una banconota da un dollaro, si legge: “E Pluribus Unum” e “Novus Ordo Seclorum”, che si traduce in “Dai molti uno” e “Nuovo Ordine dei Secoli”. Come ora vediamo innegabilmente, se siamo uomini ragionevoli, ciò significava distruggere l’integrità di ogni razza, nazione e cultura sul globo per un “Nuovo Ordine Mondiale”. Così l’America ha viaggiato da Dixie a Cuba, in Messico, a Panama, nelle Filippine, in Libia, in Italia e in Germania due volte, in Giappone, Corea e Vietnam, in Iraq, a Waco (Texas), a Ruby Ridge e in un centinaio di altre guerre, occupazioni e omicidi. Nel processo la macchina da stragi di massa itinerante rossa, bianca e blu ha mutilato o ucciso 200 milioni di persone. Sopra l’aquila sul Grande Sigillo ci sono 13 stelle pentagonali che formano la Stella di Davide, il cui chiaro simbolismo è che gli Stati Uniti avrebbero finalizzato l’Impero Mondiale di Sion. Quindi capiamo che il Pentagono è in realtà la sede del dipartimento di polizia per un governo mondiale di Sion da parte di coloro che usano la stella a sei punte.

Nella Bibbia leggiamo nel Libro di Ester di come la tribù biologica e religiosa che usa la Stella di Davide conquistò la Persia con l’inganno e il tradimento. Immediatamente sterminarono l’intellighenzia al ritmo di oltre 75.000 corpi, un evento che celebrano ancora oggi alla festa del Purim.

È un piano? Isaia 60:12 nella Bibbia afferma: “Perché la Nazione e il Regno che non ti serviranno periranno, sì, quelle nazioni saranno completamente distrutte“.

Nella maggior parte dei due millenni passati una nuova religione fu imposta all’Europa occidentale e settentrionale, la cui religione più comune fino ad allora era il Wotanismo (chiamato anche Odinismo o Wodenismo). La Chiesa iniziò uccidendo o cacciando dall’Europa ogni scienziato, filosofo o voce della ragione, portando al Medioevo della superstizione, della tortura, della servitù della gleba, del feudalesimo, delle inquisizioni, dell’omicidio, dell’ignoranza, delle malattie, delle crociate e dell’oppressione. Coloro che incolpano la Chiesa Cattolica affinché si scusi a nome del Cristianesimo, dimenticano che se la nuova religione non fosse stata imposta all’Europa col terrore, l’inganno e la corruzione, seguiremmo comunque la nostra religione nativa e organica di Wotan. Le sette protestanti sono solo figlie della bestia. Più Bianchi ariani sono stati assassinati e torturati in nome del Dio cristiano che per qualsiasi sistema nella storia, con la possibile eccezione dell’America.

Gli “storici” attaccheranno le mie parole, ripetendo le menzogne, le tergiversazioni e la documentazione accumulata nel corso di secoli di oppressione. Le loro obiezioni sono banalità. Ogni sistema di potere a ogni generazione riscrive la storia per interesse. Gli unici indicatori affidabili dell’intento degli uomini o delle loro organizzazioni sono i “risultati” e “chi ne beneficia”. Il Giudeo-Cristianesimo fu formato per manipolare e conquistare la razza Bianca ariana. Giudamerica si formò per sfruttare ulteriormente e poi sterminare la razza Bianca ariana. Questo obiettivo è quasi raggiunto in conformità con il piano ben orchestrato per il controllo del mondo.

L’Antico Testamento iniziò il piano. La sua filosofia è prendere il potere, i beni, le donne, saccheggiare, sterminare le razze e vivere nella realtà di questa vita. Il Nuovo Testamento è invece una dottrina suicida di negazione della realtà, imposta all’Europa dai Pastori. Nell’allegoria del Pastore e delle pecore, potremmo chiamare l’Antico Testamento il libro del Pastore e il Nuovo Testamento il libro per le pecore. I Pastori sanno di essere i veri predatori. Proteggono le pecore solo fino a quando non sono pronte per essere sgozzate e portate al macello. Nel mondo reale i Pastori sono banchieri, politici, avvocati, re, papi, sacerdoti e simili. I re pastori, ovviamente, sono i Giudei sionisti.

Naturalmente, i Pastori avevano progetti malvagi. La chiamano “sublimazione”. Le energie normalmente incanalate verso l’unione sessuale furono dirottate verso la guerra, le crociate, il lavoro missionario e l’applicazione degli obiettivi dei Pastori. La moderna donna bianca di oggi vive in un lusso non immaginabile dalla Regina d’Inghilterra solo due secoli fa, il tutto a causa delle invenzioni e delle fatiche degli uomini bianchi. Gli sciacquoni del water, le lavatrici, il riscaldamento centralizzato, l’aria condizionata, i telefoni, le automobili, l’anestesia, il controllo delle nascite e così via. In confronto, i maschi negri e orientali trattano le loro donne in modi che fanno inorridire i maschi ariani (ad esempio la circoncisione femminile senza anestesia e strumenti sterilizzati). Quindi, come pensano le moderne donne bianche di premiare quelli di noi che combattono per preservare la loro immagine? Ripetono le fantasie delle arpie giudee e femministe, che criticano il malvagio maschio bianco. Ripetono le parole d’ordine “sessista” e “razzista”. Chiamano il parto e la cura del bambino “essere una fattrice”. Si accoppiano con le razze scure e distruggono la loro stessa specie. Padroneggiano le loro posizioni e il denaro ottenuti con la discriminazione positiva sui veri maschi bianchi. Prendono in giro e deridono coloro che lottano da soli contro lo sterminio della propria razza. Sono rivaleggiate solo dal maschio bianco nella loro capacità di autodistruzione.

Quindi, mentre le donne bianche danno alla luce bambini di colore e i maschi bianchi si uccidono a vicenda in guerre fratricide, io scelgo di combattere, perché la sconfitta non è contemplabile. La razza di Bruno, Shakespeare, Bacone, Galileo, Edison, Wagner, Leonida, Arminio e Bob Mathews, non deve morire!

Infine, siamo tutti soggetti alle Leggi della Natura. Un popolo può scegliere di seguire la rotta verso l’alto, onorando e seguendo i più intelligenti, i più coraggiosi e i più belli. Se è così, sopravvivrà e conserverà i propri tratti migliori. Oppure può amare i deboli, i brutti, i disadattati e gli errori della natura. Questa è la strada verso l’estinzione. “Uguaglianza” è la ricerca del minimo comune denominatore, e la sua attuazione è la distruzione dell’eccellenza. Dobbiamo essere un popolo con una visione, che ci veda come un unico popolo, piuttosto che individui che subiscono una fine lenta e umiliante. Scegliete la vita e la lotta, o accettate la morte ignobile.

LO SPIRITO DEL BERSERKER AI GIORNI NOSTRI

di Reid Danell

Non si sa molto sui Berserker dei tempi antichi. Abbiamo solo frammenti, scorci se vogliamo, dalle saghe e dalle Edda. Sappiamo che si trattava di un culto guerriero dedicato al Padre di Tutto Odino, si credeva che fossero in grado di cambiare forma (un aspetto strettamente legato al Padre di Tutto Odino) e indossavano pelli di animali ed esercitavano i poteri di animali, come orsi e lupi, quando impegnati in battaglia. Gli Jarl e altri capi di guerra spesso li arruolavano nelle file dei loro eserciti come una sorta di “forze speciali”, assicurandosi così un prezioso vantaggio sui loro avversari.

Anche con le poche informazioni che abbiamo, possono essere fatte molte deduzioni. Questi guerrieri devono essere stati forti nella mente, nel corpo e nello spirito. Dovevano essere ultradisciplinati e assolutamente dedicati a una vita di lotta e di guerra. Il fatto che alcuni indossassero anelli di ferro intorno al collo, e che non avrebbero potuto rimuoverli fino a quando non avessero ucciso il loro nemico, mostra un estremo senso del dovere. Il fatto che si sarebbero lanciati nel bel mezzo della battaglia senza alcuna armatura mostra uno spirito di sacrificio e coraggio.

Indipendentemente dal fatto che gli storici dell’età cristiana li ritraggano come bulli e disturbatori, possiamo essere certi che, per le virtù di cui sopra che il Berserker manifestava, fossero tenuti in grande considerazione tra la nostra gente nell’era pagana.

Altri due aspetti importanti che vediamo nel Berserker sono quello della “furia” e della “ispirazione”. È stata indicata anche come una sorta di “estasi divina” ed è usata per descrivere lo stato del Berserker mentre è in battaglia. Come è stato detto sopra, i Berserker erano dedicati al Padre di Tutto Odino – il cui sacro nome stesso significa “furia” o “ispirazione”. Per vedere questa potente forza di Odino all’opera nel Berserker, basta semplicemente leggere le parole di Snorri Sturluson:

“Avanzavano senza cotta di maglia, ed erano frenetici come cani o lupi; mordevano gli scudi; erano forti come orsi o cinghiali; loro colpivano gli uomini, ma né il fuoco né l’acciaio avrebbero potuto ferirli.”

Che dimostrazione di ferocia e potere! Le parole sembrano saltare dalla pagina e animarsi in una figura di energia grezza e vigore. Certamente non c’erano tiepidi temporeggiatori tra i loro ranghi! Mettevano tutto ciò che avevano nella lotta con un solo scopo, una forte concentrazione di energia e un coraggioso spirito di sacrificio di sé. Che esempio ispiratore ci hanno dato!

È difficile per la maggior parte delle persone oggi anche immaginare un tale spettacolo, per non parlare dell’essere in grado di relazionarsi con una tale esperienza o sentimento. Molti lo equiparano erroneamente alla nostra definizione moderna di “furia berserk”, implicando una sorta di rabbia incontrollata e distruttiva che non ha alcuno scopo di direzione. È importante tenere a mente, però, che il Berserker era dedicato al Padre di Tutto, un Dio di suprema disciplina e autocontrollo. Questo è appropriato, e ha perfettamente senso. Perché quando si attinge ai pozzi di potere che inducono a Odino bisogna avere il completo controllo di sé stessi, altrimenti si corre il rischio che l’energia si trasformi in una forza caotica, e spesso autodistruttiva. Quindi è facile dedurre da questo, che il Berserker non fosse un pazzo indisciplinato, come la parola “Berserk” è arrivata a significare oggi, ma piuttosto un guerriero disciplinato.

Per illustrarlo in modo più semplice: il Berserker sapeva come e dove dirigere e concentrare la sua energia. Non attaccava ciecamente per distruggere tutti e tutto ciò che lo circondava. Non si aggredivano l’un l’altro per mandare in rotta i loro ranghi. Inoltre si può dedurre che sapessero come scegliere le loro battaglie con saggezza. Perché i Berserker erano veterani di guerra disciplinati e induriti dedicati al Padre di Tutto le cui caratteristiche principali includevano la ricerca della conoscenza e della saggezza. I Berserker non erano sciocchi assetati di sangue senza autocontrollo che combattevano e uccidevano in ogni occasione, solo per l’emozione di farlo. No, e ancora no! Perché tale comportamento non sarebbe stato solo autodistruttivo, ma anche un grave spreco e uso improprio dei doni di Odino[1].

Ora, potreste dire: “Tutto questo è grandioso. Grazie per la lezione di storia, ma cosa c’entra tutto questo con me in questi giorni e in questa epoca? Mica mi travestirò con pelli di animali per andare in strada con ascia e scudo!”

Seppure è vero che la guerra epica ed eroica come i nostri antenati la conoscevano è il passato e ormai un lontano ricordo, è altrettanto vero che siamo impegnati in una nuova forma di guerra, qui e ora – proprio oggi. Ci siamo dentro da un millennio, e si è intensificata mille volte nel secolo scorso. È un tipo diverso di guerra: una guerra della mente e del cuore. Una battaglia dello spirito e della volontà: è la guerra spirituale.

Da tutte le parti siamo circondati da marciume morale e decadimento spirituale: tossicodipendenza, omosessualità, meticciato, materialismo e avidità, accoltellamento bugiardo e alle spalle, codardia, e tutti gli altri tipi di decadenza e degenerazione. Giorno dopo giorno siamo bombardati da questa spazzatura mentre la nostra società arretrata la approva, la abbraccia e la promuove attivamente. Allo stesso tempo, attacca e denuncia tutto ciò che sappiamo essere nobile e Trú. È letteralmente disgustoso dopo tanto tempo essere stati sommersi in questo sporco pozzo nero, i nostri cuori, le nostre menti, le nostre anime e persino i nostri corpi sono malati e decadenti. Le nostre volontà come individui, e quindi la nostra volontà collettiva come popolo, sono deboli.

La situazione è terribile. Non è esagerato dire che stiamo morendo fisicamente come spiritualmente, perché i due campi sono interconnessi. Nessun traccheggio o mezza misura ci salverà. Tempi e circostanze drastici richiedono misure drastiche. Proprio come fecero gli Jarl e i capi di guerra di un tempo, quando affrontarono una battaglia talmente cruciale e vitale che la vittoria era l’unica opzione, dobbiamo evocare i berserker tra di noi da portare alla carica! Dobbiamo chiedere a coloro, tra i nostri ranghi, che ascoltano e sentono la chiamata di Odino, e che siano abbastanza forti e coraggiosi da ascoltarla! Abbiamo bisogno di coloro che sono disposti a gettarsi nel vivo della battaglia, non trattenendo nulla e dimostrando il vero spirito di sacrificio mentre dedicano la loro vita e tutto il loro essere al servizio e alla difesa della Fede e del Popolo! Abbiamo bisogno della dedizione fanatica… Non dei moderati o dei cuori deboli!

Sei uno che sente la chiamata di Odino? Allora rispondi! Non dobbiamo essere vigliacchi[2]. Dobbiamo rispondere a questa chiamata e marciare coraggiosamente sul campo di battaglia! La battaglia nel nostro cuore, mente e anima! Perché questa è la prima e più importante battaglia che combatteremo mai. Perché come dice il proverbio: “Prima che il guerriero possa affrontare il nemico, deve affrontare se stesso”.

Possiamo stare certi che fosse più o meno lo stesso per il Berserker dei tempi antichi. Loro non si sono limitati a prendere un’ascia per diventare automaticamente Berserker. Non c’è dubbio che abbiano trascorso anni di rigorosa autodisciplina e formazione prima di essere iniziati al Culto Guerriero di Odino e, come è già stato detto, ci vuole una volontà di potenza ferrea e supremo autocontrollo per incanalare in modo sicuro ed efficacemente, utilizzare e dirigere i doni di Odino di furia e ispirazione. Non è qualcosa che accade in una notte o accidentalmente. No, dobbiamo lavorare per questo! Dobbiamo lottare per questo!

E davvero, simili, non c’è battaglia più epica ed eroica di questa da combattere, nemmeno ai tempi dei nostri antenati. Dobbiamo attaccare tutto ciò che è debole in noi stessi e renderci forti! Dobbiamo aggredire spietatamente tutto ciò che è indegno e degenere in noi stessi e sostituirlo con ciò che è nobile e Trú! Dobbiamo combattere questa battaglia con la furia fanatica di un Berserker! Non accettate compromessi! Non date a questi nemici nessuna tregua né pace!

Rafforzate il corpo perché diventi duro come un’armatura d’acciaio, un vascello degno di trasportare i doni di Odino. Affinate la mente affinché sia affilata come una spada, in grado di tagliare le bugie e l’illusione per discernere la verità. Indurite il cuore finché non sarà come uno scudo in grado di scongiurare i possenti colpi di paura e codardia. Nella fornace ardente dell’autodisciplina, forgiate la vostra volontà in un’ascia che incida tutto ciò che è morbido e debole. Bruciate la ferraglia della vostra anima e affinatela finché non risplenda sgargiante e nobile, come l’oro più puro, la decorazione per la vostra armatura e le vostre armi, e lo stupore e il terrore che colpiscono i vostri nemici mentre brilla più luminosa di diecimila soli!

Solo quando avremo raggiunto questo livello, e ci saremo armati di armi così potenti e indistruttibili, saremo in grado di condurre una guerra santa contro la decadenza spirituale che ci circonda. Perché si deve padroneggiare sé stessi prima di sperare di padroneggiare ciò che ci circonda. Svegliatevi e rispondete alla chiamata, Berserker!


[1] Per non sbagliare su ciò che si intende qui per doni, non viene utilizzato nel senso di “dare liberamente”, ma nel senso di “scambio” – che spesso comporta un sacrificio. Questo può essere meglio rappresentato dagli aspetti della runa Gebo (G). E tenete a mente anche le parole dell’Havamal: che un dono richiede un dono in cambio.

[2] Si odano le parole dell’Altissimo:

Il codardo crede che vivrà per sempre,
se solo lui si guarda dal combattere.
Ma la vecchiaia non gli offrirà tregua
anche se lo fanno le armi.”
-HAVAMAL

VALHALLA

di Ron McVan

Fu Wotan a disporre le leggi che governavano le antiche tribù teutoniche e fu per suo ordine che i guerrieri morti venivano arsi sulle pire funerarie con tutto ciò che apparteneva loro. In tal modo, portando con sé tutti i suoi beni mondani, il guerriero morto li avrebbe ritrovati una volta raggiunto il Valhalla. Attraverso questo processo Wotan stava preparando l’anima e lo spirito del guerriero a liberarsi di tutte le catene del mondo materiale a Midgard (Terra) per entrare nei regni non-corporei dello spirito eterno. Una volta che lo spirito era libero dai suoi confini materiali di carne umana, era pronto a riunirsi a Wotan e a tutti gli dèi di Asgard e i molti spiriti ancestrali che si riuniscono nella grande e possente sala del Val-halla. Il nostro breve tempo fugace qui a Midgard è essenzialmente un’esperienza nella coscienza inferiore della terra dei morti (materia).

Midgard è una sorta di banco di prova per un’entità spirituale affinché esprima e dimostri se stessa all’interno di un corpo vivente di carne umana. I corpi a cui ci attacchiamo stanno già iniziando il processo di morte al momento della nascita. Nel breve arco di vita assegnatoci abbiamo appena il tempo di mostrare ciò di cui siamo fatti come spirito e anima viventi. Più si comprende la profonda importanza del proprio scopo, delle proprie azioni, del tempo e del destino, tanto più saranno preparati a far ritorno al regno spirituale non-corporeo di Asgard e, se le nostre azioni saranno nobili, entreremo nella grande sala di Val-halla. La parola ‘Val’ significa morto o ucciso, così che in sostanza il nome Valhalla significa “Sala dei caduti”. Purtroppo i nostri parenti ariani antichi Romani diedero sfogo al loro eroismo e si diressero contro quelle tribù germaniche settentrionali che godevano della propria libertà e non erano pronte all’attacco di una superpotenza aggressiva. Tuttavia nell’anno 70 d.C. l’imperatore in pectore Tito, che guidava un esercito romano contro una forza di Giudei fanatici che avevano preso Gerusalemme, esortò le sue truppe con parole per nulla diverse da quelle che gli Ariani pagani del Nord avrebbero usato:

“Quale valoroso ignora che le anime che in battaglia furono separate col ferro dai loro corpi vengono accolte nell’elemento più puro, l’etere, e collocate fra gli astri, che esse appaiono come buoni geni e spiriti propizi ai loro discendenti, mentre invece le anime che si siano consumate insieme con i loro corpi ammalati, anche se sono assolutamente monde da macchie e contagi, vengono inghiottite nelle tenebrose profondità della terra e sepolte dall’oblio, private a un tempo della vita, dei corpi e del ricordo? Se poi per gli uomini è un destino ineluttabile la morte, e il ferro ne è ministro più sopportabile di qualunque malattia, non sarebbe una cosa ignobile rifiutare al bene pubblico ciò che dovremo concedere al destino?”

Quelle feroci donne guerriere di Asgard note come “Valchirie”, operavano sia come guardiane degli spiriti che come adorabili custodi dei guerrieri del Valhalla. Quando su Midgard hanno luogo delle battaglie, Wotan le invia a mischiarsi con i combattenti; è loro compito determinare quali guerrieri debbano cadere, e assegnano la vittoria ai capi che ottengono il loro favore. Le Valchirie, in armature splendenti, viaggiano attraverso l’etere sui loro cavalli ardenti fino a Midgard in mezzo ai mortali Ariani in combattimento. Sono note per essere invisibili tranne che per quegli eroi che siano decisi a morire. A coloro che avevano scelto di diventare un compagno di Wotan apparivano improvvisamente e rendevano noto quel destino imminente dei guerrieri. La Valchiria avrebbe poi conferito un dolce bacio di morte al guerriero prescelto. Poi le Valchirie sarebbero tornate nel Valhalla per annunciare a Wotan l’imminente arrivo di quei guerrieri che stavano per unirsi alle innumerevoli fila dei suoi seguaci. Le Valchirie sono note per elevare al Valhalla le anime dei guerrieri caduti sul campo di battaglia, ponendo il corpo degli eroi sul dorso del loro cavallo. Queste fanciulle erano raffigurate come giovani e belle, con braccia bianche abbaglianti e fluttuanti capelli dorati. Il nome ‘Valkyrie’ si traduce in ‘Colei che sceglie i Morti’. Brunilde si è distinta come uno dei nomi più familiari tra le Valchirie e la dea Freyja regna ancora come “Regina delle Valchirie”.

“Lì, per quei campi di battaglia dove gli uomini cadono veloci, i loro cavalli immersi nel sangue, cavalcano, e scelgono i guerrieri più coraggiosi per la morte, che portano con loro di notte nel Valhalla, Per far felici gli dèi e banchettare nella sala di Wotan.”

Tra i guerrieri Wotan nel Valhalla c’è il suo gruppo d’élite appositamente scelto, noti come “Einherjar”. Il grande guerriero Hermod (figlio di Wotan) è conosciuto come uno dei più alti capi tra l’élite Einherjar. Quando il leggendario “Hakon il Buono” fu trasportato nel Valhalla dopo la sua morte, Hermod e Bragi furono mandati ad incontrarlo e riceverlo. Hermod, distintosi in precedenti battaglie, acquisì il titolo di “Colui che è dotato dello spirito marziale”. La speranza di andare nel Valhalla per coloro che non hanno avuto la fortuna di morire come guerrieri in battaglia ha dato luogo a un rituale che concedesse anche all’uomo più sedentario la possibilità di compiere il voto. Al fine di andare alla Sala di Wotan fu considerato sufficiente ricevere un taglio dalla punta di una lancia. Altrettanto efficiente ma considerato ancora più degno era quello di impiccarsi. Tra gli altri a farlo fu l’eroe Hadingus, essendo tuttavia un’ultima risorsa più estrema.

Il simbolo degli Einherjar di Wotan, che consiste di tre triangoli interconnessi a formarne uno, è chiamato “Valknut”, (Nodo degli uccisi). Il Valknut nel proprio legarsi e slegarsi è particolarmente dimostrato nel campo di battaglia. Inoltre contiene e incorpora i poteri dei numeri 3 e 9. Il triangolo a tre lati combinato tre volte per fare nove. Il Valknut come talismano è indossato solo da quei guerrieri che scelgono di donarsi a Wotan. Il Valknut serve come segno di impegno dinanzi a Wotan che si è pronti per essere presi nelle file dei suoi guerrieri scelti in qualsiasi momento voglia. Il Valknut rappresenta anche la triplice natura della realtà: passato, presente e futuro. Come tutti i simboli trini è rappresentativo della creatività cosmica.

Nel Valhalla eroici guerrieri banchettano, combattono e muoiono ogni giorno in addestramento per la più grande di tutte le battaglie mai combattute al prossimo giorno del Ragnarok. Ogni notte le loro ferite vengono guarite e i tre cinghiali delle cui carni si nutrono, rinascono tanto rapidamente quanto vengono consumati. I nomi dei cinghiali sono Andrimner, Sarimner ed Eldrimner. Rispettivamente rappresentano, respiro (aria, spirito), mare, (acqua, mente), e fuoco (calore, desiderio e volontà). Le battaglie di addestramento quotidiane dei guerrieri sono combattute su un vasto campo che si estende davanti al Valhalla chiamato “Vigridssslatten”, o più comunemente noto come “Vigrid”, che misura mille leghe su ogni lato. Il nome si traduce in “La piana della consacrazione”.

Entrando nel Valhalla, un guerriero ha già superato in misura maggiore il suo sé animale e umano inferiore e si è unito al più alto scopo cosmico della sua pura esistenza spirituale. Con ogni velo di morte che superiamo arriviamo molto più vicini alla “Hamingja” o a Dio stesso nella nostra continua ricerca dell’autotrascendenza. Il Valhalla serve come un esercizio costante di volontà, fermo controllo di ogni pensiero e impulso, totale altruismo in ogni momento, in ogni situazione. I guerrieri di Wotan non riposano mai sugli allori, ma continuano a svolgere un ruolo vitale nell’eterna lotta della vita.

“La Sala di Gladsheim, che è costruita in oro; dove sono in cerchio, a distanza, dodici sedie d’oro, e in mezzo una più alta, il Trono di Wotan”.

Ci è stato tramandato che il Valhalla sia un’enorme fortezza di Asgard (Regno degli Dei) splendente d’oro abbagliante. Ha pareti estremamente alte che si estendono in lungo e in largo nella regione di Asgard chiamata “Gladsheim”. Le travi che sostengono i tetti sono lance possenti, le piastrelle sono scudi colossali e le panchine nella vasta sala stessa sono disseminate di vesti da guerra. Il Valhalla è protetto da molte barriere: è circondato da un fiume del tempo che funge da fossato, chiamato Tund, in cui un lupo mannaro, Tjodvitner, pesca le anime degli uomini. Tjodvitner è uno dei nomi di Fenris, il lupo generato da Loki l’ingannatore. La porta del Valhalla è chiusa e protetta dalla magia. Il cancello del Valhalla è noto come “Porta degli Scelti”, o “Porta della Morte”, il cui lucchetto può essere aperto da pochi. Il Valhalla è ulteriormente protetto dai due giganteschi cani lupo di Wotan, Geri e Freki.

Ci sono varie barriere che circondano il Valhalla e ogni barriera è simbolo delle debolezze umane che alla fine devono essere superate prima di entrare. In primo luogo i due fiumi, Tund (tempo) e Ifing (dubbio). Ifing è conosciuto come il fiume che separa gli uomini dagli dèi. Se il guerriero non mantiene una volontà incrollabile e l’autogoverno, può essere facilmente spazzato via dalle correnti turbolente della sua precedente esistenza umana temporale. Si dice che tutta la natura gioisca quando l’aspirante raggiunge questo obiettivo. Successivamente, il candidato deve superare lo spettro impressionante dei lupi di Wotan, Geri e Freki, e ciò che rappresentano, (avaro) e (vorace). In terzo luogo egli deve essere in grado di raggiungere mentalmente il segreto necessario per passare attraverso la porta magica del Valhalla, che richiede forza di aspirazione, purezza di motivazione e inflessibile determinazione. Dopo aver incontrato il lupo Tjodvitner deve superare la propria natura umana-bestiale. L’aquila all’ingresso rappresenta l’orgoglio che deve conquistare. Infine, prima di entrare nel dominio del Valhalla deve rinunciare a tutte le sue armi personali di offesa, difesa e armatura protettiva. La resa delle armi è il segno distintivo delle tradizioni del Mistero. Quegli eroi coraggiosi che sono riusciti a compiere il voto nel Valhalla non hanno più alcun bisogno della scuola di Midgard, ma sono liberi di tornare a Midgard di propria volontà se desiderano insegnare a quelli che sono in ritardo rispetto a loro sulla scala evolutiva.

La sera, la Sala del Valhalla è illuminata dal lampo di spade che riflette gli enormi fuochi che bruciano in mezzo alle tavole dei banchetti. Ci sono cinquecentoquaranta porte che si aprono nel Valhalla, ognuna abbastanza larga da far entrare ottocento soldati al passo. Questi numeri 540 e 800 sono di fondamentale importanza. Moltiplicando 540 x 800 otteniamo 432.000 guerrieri e lo stesso numero di sale. Questi numeri sono numeri di codice esatti per i cicli astronomici. Sopra la porta occidentale è fissata la testa di un gigantesco lupo e un’aquila che instancabilmente vola sopra.

Arroccato sul colmo del tetto più alto del Valhalla, come un segnavento vivente. si trova Vidofnir, il gallo che canterà una volta sola per risvegliare i guerrieri di Wotan in quella terribile mattina all’alba del Ragnarok (distruzione di Midgard, degli dèi e di tutta la vita). Ciò che il Ragnarok rappresenta infatti è il ritorno delle tre grandi comete che porteranno la terra e tutta l’umanità alla distruzione totale, che nemmeno Dio e tutti gli dèi di Asgard possono impedire. I cristiani raffigurano questi tre grandi mali con i nomi Satana, Leviatano e Behemoth. I Wotanisti li conoscono come Fenris il Lupo, Jormungand il Serpente del Mondo e Garm il Cane.

I nostri antenati pagani erano gente che diceva sì alla vita – che la affermava; eppure, non credevano nell’aggrapparsi alla vita a tutti i costi. Questo era evidente dalla loro prontezza e disponibilità a combattere e morire in battaglia quando necessario. Erano espliciti nel riconoscimento della legittimità del suicidio giustificabile, che accettavano non come una via d’uscita, ma piuttosto come espressione del principio del ‘la morte piuttosto che il disonore’… l’atto supremo della sfida umana. Il saggio non cerca di sfuggire alla vita né teme la cessazione della vita, poiché la vita non lo offende, né l’assenza di vita gli sembra un male. Midgard è una scuola, non un asilo… tuttavia possiamo ancora imparare e goderci il dolce miracolo della nostra esperienza di vita nella Natura mentre operiamo su questo palco che i nostri dèi ci hanno fornito.

WOTAN

di Else Christensen – con revisione di Ron MacVan

Se consideriamo gli Æsir come l’espressione variante dell’unico potere che pervade l’universo – e quindi anche noi – i Wotanisti dovranno ammettere che Wotan è una figura alquanto controversa. Alla domanda: “Chi è il più anziano degli dei?” Snorri risponde nell’Edda: “Si chiama Padre di Tutto, e nell’antica Asgard aveva dodici nomi: primo Padre di Tutto, secondo Signore degli Eserciti, terzo Signore della Lancia, Signore degli Eserciti, Signore della Lancia, Punitore, quindi Sapiente, Colui che avvera i Desideri, Famoso, Agitatore, Bruciatore, Distruttore, Protettore, e Incantatore”.

Già qui c’è confusione, perché Wotan non era il più anziano degli dèi. A un certo punto all’inizio dei secoli cristiani – non sappiamo esattamente quando – Wotan sostituì Tyr, l’originale Padre Celeste, e da allora in poi divenne il dio principale. Tyr fu relegato a essere figlio di Wotan, ma mantenne il suo attributo di coraggioso dio della guerra. In tutta l’Edda, si parla di Wotan e Padre di Tutto come uno stesso dio, e noi abbiamo accettato questa visione, ma sappiamo che in origine erano due personalità diverse.

Sia Tyr che Wotan erano chiamati ‘Valpadre’; ‘Val’ significa valle o pianura, (significa anche i caduti – Ron MacVan) e dal momento che tutte le guerre erano combattute in terreno aperto, il dio della guerra, naturalmente, era ‘Padre della Val’; tuttavia, una battaglia potrebbe essere considerata fisica ma anche spirituale, quindi questo potrebbe essere il modo in cui avvenne la separazione dei due, con Tyr che mantenne il suo attributo di dio della guerra.

Se Thor rappresenta lo spirito combattivo nella pura e semplice gioia di vivere, e Frey è il dio della Natura e della sua prosperità, Wotan emerge come il dio capo durante una rottura del ‘mondo sano’, introducendo un’epoca in cui gli uomini buoni possono servire il male e viceversa, un tempo in cui ciò che è buono non è più percepito con incrollabile certezza, ma deve essere acquisito con il duro lavoro e l’aspra lotta – l’era dell’intelletto.

Consideriamo gli attributi di Wotan: (1) Cavalca un cavallo nero; (2) Indossa un mantello blu che svolazza tutto il tempo, anche quando l’aria è completamente ferma; (3) I suoi compagni sono due lupi addomesticati e due corvi; (4) Sacrifica l’occhio sinistro per la conoscenza; (5) Rimane appeso per nove notti “sull’albero ventoso” (a testa in giù, potremmo aggiungere, non come Cristo sulla croce).

E cosa significano questi attributi? Vediamoli uno per uno:

(1) Un cavallo bianco significa forza emanata da un ideale, che permette al combattente di svolgere compiti sovrumani. È cavalcato senza briglie e sperone, dal momento che è il sé migliore nell’uomo, e accorre in suo aiuto in ogni momento di disperato bisogno. Il cavallo nero deve essere domato senza pietà con sperone e frusta, perché simboleggia l’intelletto, che deve essere costretto a servire fini più alti rispetto al benessere individuale. Il cavaliere sul cavallo bianco è beatamente ignaro di ciò che potrebbe accadergli, se dovesse fallire. Il cavaliere sul cavallo nero sa molto bene cosa c’è in serbo per lui e ciò nonostante non vacilla. C’è una curiosità inoltre: si dice che non si dovrebbe mai smontare da un cavallo nero mentre ci si dirige verso est, o scomparirà e lascerà il suo cavaliere a piedi a portare la sella sulla schiena.

(2) Il blu è il colore del disvelamento. Come i petali di un fiore, l’uomo può aprirsi al sole, per riconoscere il significato dietro le cose visibili e tangibili. Cosa più importante, il mantello di Wotan è sempre fluttuante, il che significa un pensiero non volontario, che opera incessantemente, che può essere indirizzato, ma non può mai essere fermato se non da una intensa forza di volontà e da un lungo allenamento.

(3) I due lupi, Geri e Freki, desiderio e insolenza, sono stati addomesticati. Hugin e Munin, i corvi, il pensiero e la memoria, si completano a vicenda.

(4) Finora non è stata fornita alcuna spiegazione sul motivo per cui sia stato l’occhio sinistro, che Wotan ha dovuto dare per bere dal Pozzo di Mimir, rimanendo con un solo occhio. Prendere quest’occhio come espressione del sole non è convincente. Il sole è il centro del nostro sistema di pianeti: per rappresentare il sole, Wotan avrebbe dovuto avere il suo occhio sulla fronte come il ben noto ‘terzo occhio’, e nessuna descrizione del genere è mai stata trovata. Una cosa, però, è certa: dopo lunghe e dolorose considerazioni ed esitazioni, confermando e poi rifiutando, Wotan acquisì un punto di vista da cui osservare il mondo; non perde più tempo confrontando le ideologie più e più volte: vede tutto con l’occhio destro.

(5) Più significative, tuttavia, sono quelle notti tormentate sull’albero ventoso. Queste nove notti furono il primo successo di Wotan. Accadde molto, molto tempo fa, solo così ricorda lo stesso Wotan e non dice nulla di ciò che avrebbe potuto fare o sperimentare prima. Alla fine delle nove notti ottenne le rune e nell’Edda si dice; ‘Ecco, io presi a fiorire e divenni saggio, a crescere e farmi possente. Parola da parola per me trassi con la parola, opera da opera per me trassi con l’opera’. Non c’è dubbio che queste nove notti siano della massima importanza.

Se Thor rappresenta il “mondo sano”, e Loki l’intelletto risvegliato ma sfrenato, bivalente come il fuoco, allora Wotan rappresenta il personaggio che ha padroneggiato l’intelletto, e durante queste nove notti questa grande lotta è stata vinta. Esse rappresentano la svolta verso la libertà dai desideri e dalle ansie egoistiche, la libertà dal rimuginare e dal dubbio. La nona runa è ‘I’, il sé, la personalità, e l’autosacrificio di Wotan sull’albero ventoso è l’inizio, non la fine di questo corso.

Così Wotan potrebbe essere l’unico Æsir di rilevanza oggi. Non viviamo tra i nostri simili, sfidando con orgoglio e coraggio il nemico esterno. Con la mescolanza dei popoli Thor è stato soppresso. Non agiamo come “aiutanti del Sole”, coltivando la terra, allevando gli animali e producendo grano dall’erba. Siamo obbligati dai nostri governi a contribuire a uno sfruttamento folle della Natura e a un cinico inquinamento, poiché non abbiamo alcuna possibilità di vivere altrimenti. Con l’industrializzazione, Frey viene messo da parte. Il dio del cambiamento, il dio della nostra era, è Wotan. Non concede la pace e non promette la salvezza. Egli dà solo questo ai suoi seguaci: che soffrano, diventino saggi, combattano e siano come lui. Ave a Wotan!

IL PAGANESIMO DEL SANGUE

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di Kevin Alfred Strom­­

Il passato dell’esistenza umana nel suo insieme non è altro che ciò a cui torniamo sempre quando abbiamo messo radici profonde. Ma questo ritorno non è un’accettazione passiva di ciò che è stato, ma la sua trasmutazione. (Martin Heidegger)

I PAGANI RAZZIALISTI giustamente caratterizzano l’essere razziale dei loro antenati nel contesto del carattere metafisico/psico-spirituale della vita religiosa interiore di questi antenati, non come credenti dogmatici di una religione-nel-tempo. I pagani razzialisti autonomi hanno legittimi diritti di eredità del sangue per rivendicare il paganesimo come loro eredità razziale: nessun antenato = nessun paganesimo. L’esistenza spirituale dei nostri antenati pagani europei era naturalmente e intrinsecamente legata al loro essere razziale come organismi biologici.

I pagani razzialisti non giustificano la loro estetica spirituale sostenendo la conoscenza dogmatica di fedi morte, ma con la conoscenza dell’importanza della razza. La natura e il carattere delle nostre credenze pre-cristiane e le loro esperienze spirituali sono state necessariamente plasmate dal nostro stato biologico collettivo di quel tempo; questo è ciò che ne determina il valore e il significato – e il loro essere degne di studio e di ammirazione. Possiamo cercare di conoscere alcuni aspetti della nostra psiche collettiva.

Per poter procedere a un più attento esame del carattere [di Wotan] dobbiamo non soltanto riconoscere le sue azioni storiche in mezzo agli scompigli e ai rivolgimenti politici, ma abbiamo anche bisogno delle interpretazioni mitologiche, che non spiegavano ancora le cose in termini umani e secondo le limitate possibilità umane, ma ne trovavano i motivi più profondi nella psiche e nella sua autonoma potenza. La più antica intuizione umana ha sempre deificato simili potenze, caratterizzandole ampiamente e con gran cura per mezzo dei miti, a seconda della loro peculiarità. Ciò era tanto più possibile in quanto si trattava delle immagini o dei tipi originali innati nell’inconscio di molte razze, e che esercitavano su di queste un’influenza diretta. Si può perciò parlare di un archetipo “Wotan” che, in qualità di fattore psichico autonomo, produce effetti collettivi, delineando così un’immagine della sua propria natura. Wotan ha una sua particolare biologia, separata dalla natura del singolo, che solo di quando in quando è afferrato dall’irresistibile influsso di quel fattore inconscio; nei periodi di calma, invece, l’archetipo Wotan è inconscio come un’epilessia latente. (Carl Jung, Wotan)

Davidson scrive:

La mitologia di un popolo è molto più che una collezione di favole piacevoli o terrificanti da insegnare in forma accuratamente espurgata ai nostri alunni. È il commento degli uomini di una particolare età o civiltà sui misteri dell’esistenza umana e della mente umana, il loro modello di comportamento sociale, e il loro tentativo di definire nelle storie di dèi e demoni la loro percezione delle qualità interiori.

Lo studio della mitologia non deve più essere visto come una fuga dalla realtà nelle fantasie dei popoli primitivi, ma come una ricerca per la comprensione più profonda della mente umana. Nello spingerci a esplorare le lontane colline dove abitano gli dèi e le profondità dove i mostri sono in agguato, stiamo forse scoprendo la strada di casa. (H.R. Ellis Davidson, Gods and Myths of Northern Europe)

A volte mi identifico come Pagano non perché io sottoscriva dogmaticamente la visione del mondo dei miei antenati, ma perché mi identifico spiritualmente, e traggo ispirazione, dal pensiero romanticizzato delle molte tribù di Europei di razza bianca che vivevano in un stato quasi sfrenato della natura — sia internamente (mentale) che esternamente (ecologico) — creando i propri valori.

Al posto dei papponi e delle storie dei commercianti di bestiame dell’Antico Testamento, le saghe e le leggende nordiche appariranno, in un primo momento semplicemente narrate, per poi essere rappresentate attraverso i simboli. Non è il sogno dell’odio e del messianismo omicida, ma il sogno dell’onore e della libertà che deve essere acceso attraverso le saghe nordiche, germaniche… Il desiderio di dare all’anima di popolo nordica la sua forma di Chiesa germanica sotto il segno del mito völkisch – quello è per me il più grande compito del nostro secolo…

L’antica idea teutonica di Dio è… inconcepibile senza libertà spirituale… La forza della ricerca spirituale… si mostra nel Viandante del Mondo, Odino.

Insoddisfatto, eternamente alla ricerca, il dio vagò per l’universo per cercare di capire il suo destino e la natura del suo essere. Sacrificò un occhio in modo che potesse prendere parte alla saggezza più profonda. Come eterno vagabondo è un simbolo dell’eterno cercare e diventa l’anima nordica che non può abdicare alla fede in se stessa per Jahvè e i suoi rappresentanti. L’attività testarda della volontà, che, in un primo momento, avanza così duramente attraverso le terre nordiche nelle canzoni di battaglia su Thor, mostra direttamente alla prima apparizione il lato innato, struggente, alla ricerca della saggezza, metafisico, nel Viandante Odino.

Una forma di Odino è morta, cioè l’Odino che era il più alto dei molti dèi che apparivano come l’incarnazione di una generazione che ancora si prestava ai simbolismi naturali. Ma Odino come eterna immagine speculare dei poteri spirituali primordiali dell’uomo nordico vive oggi esattamente come più di 5.000 anni fa…

NIETZSCHE, PRECURSORE ODINISTA

Nietzsche-Wotanismo

dalla Comunidad Odinista de España

Il filosofo Friedrich Nietzsche (1844-1900) fu un precursore del moderno risveglio odinista, che nel XIX secolo ruppe i legami che avevano portato la nostra Europa e la sua gente imbavagliata e dormiente; nonostante si sia focalizzato sul mito greco di Dioniso, l’essenza che scorre dentro la sua filosofia è inequivocabilmente odinista. Il filosofo che aveva come strumento il martello, si avvicinò quasi senza saperlo all’archetipo di Wotan, anch’esso basato sul mito iperboreo. Egli apre il primo libro de L’Anticristo con:

Guardiamoci in faccia: siamo Iperborei. Siamo ben consapevoli della diversità della nostra esistenza. ‘Né per terra né per mare troverai la strada che conduce agli Iperborei’,”

“Già Pindaro riconosceva questo di noi. Oltre il Nord, oltre il ghiaccio e la morte: la nostra vita, la nostra felicità… Abbiamo scoperto la felicità, conosciamo la via, abbiamo trovato l’uscita per interi millenni di labirinto. Chi altri l’ha trovata? Forse l’uomo moderno? ‘Non so che fare; sono tutto ciò che non sa che fare’, sospira l’uomo moderno… E’ di questa modernità che c’eravamo ammalati, della putrida quiete, del vile compromesso, di tutta la virtuosa sporcizia del moderno sì e no. Una simile tolleranza e langeur di cuore, che ‘perdona’ tutto perché ‘comprende’ tutto, è scirocco per noi.”

“Meglio vivere in mezzo ai ghiacci che tra le virtù moderne e gli altri venti del Sud!… Eravamo abbastanza coraggiosi, non risparmiavamo né noi stessi né gli altri: eppure per lungo tempo non abbiamo saputo in che cosa impegnare il nostro coraggio. Eravamo diventati tristi e ci chiamavano fatalisti. La nostra fatalità era la pienezza, la tensione, il ristagno delle nostre forze. Eravamo assetati di lampi e di azioni. Soprattutto ci tenevamo il più possibile lontani dalla felicità dei deboli, dalla “rassegnazione”… Ci fu una tempesta nella nostra atmosfera, la natura che noi siamo s’oscurò, perché non avevamo una via. La formula della nostra felicità: un sì, un no, una linea retta, una meta…”

Nietzsche ha avuto un profondo effetto sul pensiero occidentale moderno. La sua esaltazione del lato dionisiaco della vita (l’oscuro, l’estatico, l’orgiastico, e l’irrazionale) a scapito del Regno Apollineo della ragione e della luce, ha rivelato l’influenza di Odino nonostante la preferenza cosciente di Nietzsche per il linguaggio mitologico dell’antica Grecia.

Il cristianesimo ha consumato la separazione tra Dio e il mondo, ha svalutato le unità naturali dell’uomo e lo ha messo qui nelle mani del nulla. La distruzione Nietzschiana dei valori cristiani è anche la distruzione di una religione che aveva annientato i valori europei tradizionali. Nietzsche sostiene un ritorno alla religione etnica, che aveva posto l’autodeterminazione al centro della sua filosofia e riconosceva la tragicità dell’esistenza umana.

Scrive nel 1870:

“Tutti gli dèi devono morire, è il concetto originale tedesco che permea la scienza con tutta la sua forza fino ad ora. La morte di Sígurd, discendente di Odino, non poteva scongiurare la morte di Balder, figlio di Odino: alla morte di Balder segue la morte di Odino e di tutti gli altri dèi” (Kritische Studienausgabe 7; settembre 1870– gennaio 1971, 5[57], 107).

“Dobbiamo dimostrare che c’è una manifestazione del mondo molto più profonda che nelle nostre lacerate circostanze, con una religione inoculata. Una delle due: o moriremo a causa di questa religione, o questa religione muore a causa nostra. Credo nel concetto germanico originale: tutti gli dèi devono morire” (Kritische Studienausgabe 7, 5[115], 124/125).

Al fine di recuperare la santità del cosmo e del mondo per l’uomo, parlando in termini metaforici, Nietzsche dovette attaccare e distruggere i concetti morali giudeo-cristiani, dato che svalutavano il mondo ed erano contrari agli istinti naturali dell’uomo.

Come vedeva il mondo Nietzsche?

“Questo mondo è sacro, eterno, incommensurabile: l’insieme e l’unità stessa: illimitato e tuttavia simile al limitato; affidabile in tutte le cose e ancora simile all’incerto; racchiude tutto in sé, ciò che spunta verso l’esterno e ciò che è nascosto verso l’interno; È, allo stesso tempo, un’opera della natura delle cose e la natura delle cose stesse” (Plinio, Naturalis historia, II, 1).

Una caratteristica fondamentale della filosofia di Nietzsche è la sua idea profetica di un nuovo e più evoluto tipo di essere umano chiamato Superuomo. Questo è il tema del suo libro più famoso “Così parlò Zarathustra“. In quest’opera, Nietzsche scelse l’antico profeta Ariano Zarathustra (Zoroastro) come suo alter ego e portavoce di una filosofia radicale anziché basarsi sul suo patrimonio del Nord. Secondo Jung, Nietzsche non era molto esperto di letteratura germanica, ma l’influenza di Odino è inequivocabilmente lì, dietro le maschere dell’influenza greca e persiana.

Nella prima parte di Così parlò Zarathustra fa un collegamento esplicito tra l’uomo e la frenesia, che, come sappiamo, è il significato (Wod-furor) del nome Odino/Wotan:

“Dov’è il fulmine che vi lambisca con la lingua?
Dov’è la frenesia con la quale potete esaltarvi?
Ecco, io v’insegno il superuomo:
egli è questo fulmine, egli è questa frenesia!”

La natura stridente di Nietzsche, che disse di filosofare con un martello, è più vicina a quella di Odino, il guerriero e saggio, che a quella del dio greco Dioniso. Nietzsche sembra aver eluso il nome del suo dio personale, come rivela la sua poesia “Al Dio Ignoto”:

Ancora, prima di partire
E volgere lo sguardo innanzi
Solingo le mie mani levo
Verso di Te, o mio rifugio,
A cui nell’intimo del cuore
Altari fiero consacrai
Chè in ogni tempo
La voce tua mi chiami ancora.
Segnato sopra questi altari
Risplende il motto “Al Dio ignoto”.
Suo sono, anche se finora
Nella schiera degli empi son restato:
Suo sono e i lacci sento,
Che nella lotta ancor mi atterrano
E, se fuggire
Volessi, a servirlo mi piegano.
Conoscerti voglio, o Ignoto,
Tu, che mi penetri nell’anima
E mi percorri come un nembo,
Inafferrabile congiunto!
Conoscerti voglio e servirti!

(1864, a 20 anni)

Jung riporta anche un incubo potente e scioccante che Nietzsche ebbe quando aveva quindici anni. Vagava da solo di notte in una foresta cupa quando un grido straziante da una locanda nelle vicinanze lo terrorizzò. Dopo questo, incontrò un cacciatore dall’aspetto selvaggio e strano che fischiò così forte che Nietzsche cadde incosciente. Jung interpreta questo sogno come un incontro con Wotan. Era Wotan che nel folklore germanico conduceva gli spiriti dei morti nella “Caccia Selvaggia” attraverso i boschi di notte. Nietzsche, giovane di 15 anni, aveva trovato il “Dio ignoto” sotto forma di cacciatore selvaggio, ma non lo aveva mai riconosciuto. Nonostante le sue successive descrizioni poetiche del “Dio ignoto”, la sua identità rimase oscurata dalle preoccupazioni classiciste di Nietzsche.

Al Maestrale:

Come ti amo,
vento Maestrale,
spezza nubi, scaccia mali,
vento ruggente,
noi siamo nati
da un unico grembo,
noi siamo le primizie
di un’unica sorte,
forse siamo stati
eternamente predestinati
ad essere eredi
di pesanti fardelli e di grandi battaglie.

Nella filosofia potente e poetica di Nietzsche, e anche nella sua discesa dal genio alla follia finale, possiamo riconoscere l’impronta divina di Odino. Nel ditirambo conosciuto come il lamento di Arianna [incluso in Così parlò Zarathustra, IV], Nietzsche è completamente vittima del dio cacciatore, tanto che anche l’auto-liberazione forzata di Zarathustra alla fine non cambia nulla:

Chi mi riscalda, chi mi ama ancora?
Date mani ardenti,
date bracieri per il cuore!
dà a me – te,
nemico crudelissimo,
Ecco anche lui fuggì,
il mio unico compagno,
il mio grande nemico,
il mio sconosciuto,
il mio dio carnefice!..
Tutte le lacrime mie
corrono a te
e l’ultima fiamma del mio cuore
s’accende per te.
Oh, torna indietro,
mio dio sconosciuto! dolore mio!
felicità mia ultima…

PER UN IDEALE SUPERIORE (Famiglia, Fede, Popolo e il Futuro)

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Del Dr. Casper Odinson Cröwell

Quando considero da dove cominciare, la mia mente raffigura quei capisaldi assai antichi; Blótar, Rune, Sumbel, ecc., ecc. Pur essendo queste componenti davvero essenziali per le pratiche tradizionali della nostra antica fede Asatrú/Odinismo/Wotanismo, che siamo arrivati a conoscere attraverso il risveglio spirituale ai nostri dèi e alla nostra fede, è già stato scritto e pubblicato molto da tante personalità autorevoli. E così io non intendo rimaneggiare nulla di tutto ciò. Almeno, non in questo momento. Mi azzardo a presumere che coloro che esaminano questo contenuto avranno già familiarità, a un livello o a un altro, con gli elementi essenziali della nostra fede. Quindi da dove cominciare? Che ne dite della famiglia! In questa stagione di júl/Yule certamente il concetto di famiglia ha grande rilevanza.

Dovrebbe essere dolorosamente ovvio, persino alla mente più semplice, quanto significhi l’unità della famiglia per la sopravvivenza, la crescita e l’avanzamento della nostra fede e della nostra gente. Per la maggior parte, il tempo di Yule è l’occasione per stare in famiglia. La stagione è rimasta praticamente invariata in questo senso, nel corso degli ultimi millenni, anche se ciò che le famiglie fanno nel tempo che trascorrono insieme è cambiato in una molteplicità di modi. Così molte famiglie si riuniscono in questo júl e discutono di questioni banali e poco importanti. Proprio come hanno fatto negli anni precedenti in cui si sono riunite. Questo è contrario a far buon uso dell’opportunità che gli è stata concessa. Non solo ciò è egoista, ma è irrispettoso sia per la famiglia vivente che per gli antenati della famiglia!

Troppo spesso diamo per scontato che ci sarà garantita un’altra opportunità più tardi per correggere i torti che si verificano con i nostri cari. Troppo spesso non riusciamo a renderci conto che la vita non si svolge secondo il nostro programma, o secondo le regole e i dettami dei nostri desideri personali. La morte non arriva perché invitata, e rivendica la vita dei nostri cari senza il nostro consenso né considerazione delle circostanze della nostra vita o le molte cose che abbiamo ancora da risolvere nella nostra vita per quanto riguarda i nostri rapporti familiari. E se gli Dèi vi avessero riunito con loro proprio questo caso? Avete la pace interiore di sapere che avete fatto tutto il possibile per avere il vostro Wyrd e ørlog in ordine e perfettamente adempiuto? Non rispondete subito.

I nostri antenati ci hanno lasciato molti doni, non ultimo tra questi la capacità di imparare dai loro errori e applicare tale conoscenza nel tentativo di evitare di ripetere gli stessi errori di giudizio. Le nostre Saghe sono pregne di esempi di ciò che accade quando l’unità familiare si spezza. Il clan/kindred soffre la stessa tragedia. Ma la più grande tragedia è il fatto che in passato questo ha portato alla completa dissoluzione della (o delle) Tribù e che quasi ci è costato oggi la sacra fede dei nostri padri! Per la grazia degli Dèi stessi, alcuni di noi sono stati benedetti con la forza d’animo e la perseveranza di mantenere vivi i nostri sacri costumi quando questa grande rottura della famiglia si è verificata, un millennio fa. E potrebbe succedere di nuovo!

Oggi tante famiglie soffrono gli effetti di un’unità familiare disfunzionale a un maggiore o minore grado. Triste ma vero. E tanti cercano di evitare questa scomoda verità anziché accettare la realtà e lavorare insieme per risolvere ciò che li affligge.

Ci si dicono cose sgradevoli, o si lascia marcire il tutto fino a quando non ci si parla più per molti anni, se non mai. Gli antenati non avrebbero sorriso su tale comportamento! Nei loro giorni di un tempo, se l’unità familiare versava in uno stato di disarmonia, significava che i campi non funzionavano come avrebbero dovuto e il raccolto di conseguenza pativa e non riusciva a raggiungere il suo pieno potenziale. Ma questo non era affatto l’effetto ultimo della disarmonia di una famiglia, né il rifiutare di parlarsi l’un l’altro oggi è l’effetto ultimo dei comportamenti sbagliati tra le persone.

E quindi eccoci qui – un’altra stagione di júl/Yule. È un’altra opportunità per mettere a posto le cose con l’unità familiare, per un tentativo di ripristinare l’armonia, la forza e l’unità per la famiglia e il clan/kindred e, di conseguenza, la Tribù. In ultimo, l’unione e la nostra amata fede non possono che prosperare come risultato diretto.

Se si è là fuori nel mondo libero, si prenda questa stagione per l’opportunità che è. Si stia insieme con la famiglia e si goda della altrui compagnia invece di discutere di questioni banali quando il liquore inizia a fluire. Si cerchi di incoraggiarsi a vicenda anziché sminuirsi a vicenda.

E non importa dove vi troviate quando i vostri occhi posano il loro sguardo su queste parole, se esiste agitazione e discordia nella propria famiglia, si colga l’occasione per ricomporre le spaccature tra voi e i vostri cari. Raggiungete loro in uno sforzo onesto per garantire un ricongiungimento nel baratro che vi separa. E non ci si arrabbi se non si riesce a capitalizzare l’opportunità o il vostro sforzo di andare avanti. Non è possibile controllare l’animosità di un altro o la loro mancanza di desiderio di ripristinare Frith (armonia e pace) tra voi. Ma si può trarre conforto dalla consapevolezza di aver fatto la propria parte per ripristinare l’equilibrio.

Ci sono così tanti tra la nostra gente che soffriranno l’assenza di un caro membro della famiglia in questo júl/Yule: prigione, guerra, forse il recente passaggio di una persona cara. Qualunque sia il caso, non si lasci che la rabbia e le parole dure siano il motivo per non vedere o parlare con i vostri cari per questo júl/Yule, perché è innaturale! Nessun altro animale in natura agisce in modo così vile! La pietra miliare della nostra fede è la famiglia.

Rimando la vostra attenzione al codice Aesiriano dei nove: 1) il codice è onore: onorare la vostra famiglia e gli amici con riverenza e rispetto. L’onore è il segno della forza e della nobiltà. 2) il codice è quello di proteggere: proteggere con ferocia il vostro sangue e i parenti. La protezione è il segno di uno spirito guerriero. E dalle Nove Nobili, l’unione è meglio della solitudine. Dai Nove Doveri: 5) non soffrire nessun male che sia non sanato e lotta contro i nemici di fede, popolo e famiglia. E dalle Nove Nobili Virtù del Tempio di Wotan: Lealtà – senza fedeltà alla famiglia, alla fede e al Popolo non siamo nulla e non possiamo ottenere nulla. Coraggio – sii coraggioso in difesa della tua famiglia, fede e Popolo! Generosità – sii generoso con tolleranza, assistenza e condivisione della conoscenza e della saggezza all’interno della tua famiglia, fede e Popolo.

Si guardino queste virtù più da vicino:

Onora la tua famiglia con riverenza e rispetto! Questo significa, per i genitori, siate genitori per i vostri figli. Dare i natali, o partorire un bambino, non basta a renderti un genitore. Certo, fa di te un genitore biologico, ma in una buona genitorialità c’è molto di più di qualsiasi cosa il titolo biologico possa conferire. Richiede un impegno ad allevare quel bambino e provvedere senza mancanze per quel bambino. Significa essere responsabili per i bambini che si mettono in questo mondo e restare responsabili per il loro benessere e crescita sana. Non passarli a qualcun altro dopo, o mollare quando le cose si fanno difficili! Bambini, onorate e rispettate i vostri genitori. Rispettate i vostri parenti più anziani e i sacrifici che i vostri antenati hanno fatto perché riceveste il dono della vita di cui ora godete. Essi non sono solo membri della famiglia senza volto che non avete mai conosciuto. Hanno fatto la loro parte per proteggere la linea familiare in modo che possiate un giorno fare lo stesso. La prossima volta che pensate che la vita è vostra per fare come vi pare, considerate questo; “Voi” non sareste qui oggi senza che loro non siano stati e non abbiano lottato prima per garantire il vostro diritto di essere qui oggi!

Mariti, onorate le vostre mogli. Mostrate il rispetto che meritano. Adoratela come la dea che è! Non la tradite! Poiché la Dea madre, “Frigga”, risiede all’interno di tutte le nostre donne, se si abusa e si manca loro di rispetto, si sta abusando e mancando di rispetto alla nostra Madre di Tutto Frigga!

Mogli, onorate i vostri mariti. Non sminuite o umiliate la loro virilità quando sono abbattuti. Non sputate su di loro quando sono abbattuti. Non li tradite con un altro. Fatelo rialzare con il vostro amore. Assicurate loro che nella loro moglie (e figli) hanno qualcosa per cui vale la pena lottare. Entrambi dovete sforzarvi di onorare e proteggere il dono stesso dell’amore che Freya vi ha dato e il dono del matrimonio e della famiglia con cui Frigga vi ha benedetti. Sforzatevi di non disperderlo. Simili, siate fedeli ai nostri simili! Cercate sempre di onorarli ed esitate a sminuirli. Cercate di non rompere o distruggere i legami che vi tengono stretti come simili, ma piuttosto cercate con vigore di rafforzare sempre la parentela tra voi.

Queste sono solo le misure ovvie e immediatamente evidenti di virtù che possiamo esercitare, non solo in questa stagione di júl/Yule, ma ogni giorno che ci svegliamo per viaggiare avanti su Midgard. Che questa sia la nostra volontà e il nostro scopo per creare, proteggere e mantenere la sana unità familiare. Perché quando raggiungiamo questo non abbiamo solo la possibilità di raggiungere un ritorno a una sana comunità di Popolo, completata da Tribù sane ancora una volta. Ma potremo anche raggiungere la volontà di Wotan/Odino e la volontà dei nostri Dèi e antenati. E questo non potrà che servire ai nostri discendenti ancora non nati per rafforzare la sicurezza nel futuro.

Che tutti i vostri Martelli colpiscano fedeli, e possano i nostri santi Dèi benedire i vostri nobili sforzi! (Eseguire blót tradizionali alla patrona della famiglia, Frigga)

Fara meth Gothanum, ok Góthan Júl!

 “Una Comunità d’onore attirerà sempre gli onorevoli. Ma un circo, beh, un circo attrae solo clown e bambini.” – Casper Odinson Crowell

Avanti, Figli Miei!

l'ultimo vichingo

Robert J. Mathews

Figli di Odino, Figli di Thor,
Re del gelido Mare;
O dèi, noi andiamo a farvi Onore.
Chi può ergersi contro di noi?
Guardateci; andiamo a nutrire i Corvi,
dei vostri Nemici
E a far scorrere la bevanda delle ferite
sul manto d’erba.
Uomini a cavallo – avanti, andate!
Portate in alto il nome della Libertà;
Affrontate il nemico con giusta forza e
con Furia, spingetelo verso il mare.
Combattete figli miei!
Combattete per i verdi tumuli dei Padri.
Scudo siate e proteggete gli affini del vostro sangue sul vostro Suolo;
Reclamate la nostra sacra terra per l’uomo Ariano e la donna Ariana.
Fate che i mari divengano rossi del sangue delle orde straniere in fuga;
Avanti, figli miei, e portate in alto la bandiera del vostro Popolo!
Nel mezzo della battaglia io sarò con voi;
A noi la vittoria!

UNA FIAMMA ETERNA

fuoco-sacro

di Vjohrrnt V. Odinson

Permettetemi di condividere con voi qualcosa di personale. Per tutto il tempo che posso ricordare, essendo consapevole della mia Fedeltà agli Dèi dei miei antenati e risvegliato alla mia eredità del Nord, ho sempre posto la spiritualità sopra ogni altra cosa. Perché per me le questioni spirituali sono parte di ciò che è eterno in essenza, ciò che non è legato dalle catene del tempo e dello spazio.

Ciò che accade su Midgard ai nostri corpi fisici è limitato dalla presa che il tempo esercita su di noi. Non c’è nulla che noi come esseri umani possiamo fare per questo fatto. Le Norne hanno intrecciato i nostri destini e dobbiamo vivere con onore e con coraggio le nostre vite. Non possiamo scegliere quando o come moriamo, ma possiamo scegliere come viviamo.

Le discussioni che ho avuto in passato con altri pagani, Odinisti e non, hanno spesso riguardato questa predominanza spirituale sulle questioni più terrene da parte mia. L’esoterico sopra l’essoterico. Non sminuivo e continuo a non sminuire in alcun modo l’importanza vitale dell’essere in sintonia con la terra e i suoi cicli, ma quello che cercavo di spiegare loro era che, nella mia comprensione della Völuspa, anche se madre terra ci ha dato la nascita dal suo grembo (Ask e Embla) è stato padre cielo (Odino) a dare al loro corpo il soffio della vita. Per me, questo significa la predominanza dello spirituale sul fisico come vero completamento di ciò che ci rende interi: fylgia, hamr, hugr.

Un corpo (hugr) senza lo spirito (fylgia) non sarà benedetto con la coscienza (hamr). Ma lo spirito esisterà anche senza la sua gabbia terrestre. Quando saliamo alle sale d’oro del Valhalla, non è hugr a cavalcare attraverso il Ponte Arcobaleno, ma una manifestazione di esso a un livello superiore di esistenza, uno che non è vincolato da tempo e spazio come prima menzionato. Valhalla rappresenta il più alto livello di consapevolezza spirituale.

È naturalmente romantico, con grandi sale dove gli eroi caduti festeggiano e bevono e lottano fino al Ragnarök, ma è molto più che un semplice banchetto di Einherjar.

Asgard, dove risiedono i corridoi del Valhalla, è il Regno degli Dèi del cielo, Æsir: Dèi della guerra. Il cielo e il sole sono sempre stati associati alla saggezza e alla conoscenza rivelata (aspetto maschile). Proprio come la terra e la luna rappresentano i misteri occulti ancora da scoprire (aspetto femminile). Nessuna insinuazione sessista qui. Questo è vero in molte altre culture non europee. Questa associazione di cielo-Spirito e terra-corpo è antica quanto le credenze religiose su Midgard. Da ovunque venga la nostra energia vitale, lì potrebbe tornare dopo la morte corporea e perseguire la sua esistenza eterna. Ma il nostro corpo semplicemente ritorna alla terra e si dissolve, come tutti gli organismi “viventi”. Questo approccio piuttosto metafisico all’Odinismo è stato accolto con una certa disapprovazione e persino con rabbia contro la mia mancata glorificazione di madre terra e dei suoi doni. Ma questo non è vero, come è spesso il caso di tali discussioni, e sono stato frainteso. Non avrei mai insultato e sminuito l’importanza della terra e delle sue benedizioni per la nostra gente, ma c’è una linea da segnare tra la glorificazione dei vasi terrestri e quella del simbolismo spirituale.

Un semplice esempio: cosa è più importante in sostanza, la saggezza delle Edda, o il libro stesso? Lo stesso si può dire di un uomo e le sue parole. Che cosa è più importante, colui che parla o il suo messaggio?

È lo stesso con le questioni spirituali/terrene. Senza togliere il valore del veicolo che trasmette il messaggio, ciò che è veramente importante è il messaggio in sé. Un albero, una pietra, un ruscello, dei fiori, tutti possono essere rispettati, amati e protetti, ma mai “venerati”. Neanche gli Dèi devono essere venerati in realtà. L’adorazione implica abbassare se stessi dinanzi agli Dèi. Noi Odinisti non pieghiamo il collo sul ginocchio davanti agli Dèi dei nostri padri. Siamo orgogliosi e li guardiamo negli occhi. Li onoriamo e mostriamo rispetto con i Blotar.

Attraverso la storia, l’uomo ha malriposto la sua fede nelle questioni terrene, idolatrando gli uomini a statura divina quando era la saggezza che portarono al mondo ad aver bisogno di attenzione. Il contenitore è diventato più importante del simbolo che ha rappresentato. Questo è stato il caso con Hitler. Gli individui venerano l’uomo quando in realtà l’uomo sta solo trasmettendo qualcosa che non gli appartiene. Gli è stato semplicemente dato il compito di trasmettere un messaggio alla gente.

Questo è ciò che intendo quando indico che le cose materiali, legate alla terra, a mio parere non hanno lo stesso valore di quelle spirituali eterne.

Abbiamo bisogno della terra, abbiamo bisogno di acqua e cibo per i nostri corpi, per sopravvivere e portare avanti nuova vita in modo che la nostra gente possa crescere e prosperare, ma tutto questo è inutile; bambini, gente, Popolo, la vita stessa, se non c’è uno scopo superiore cui la nostra immortale fylgia ascenda anche dopo la morte fisica. Un Popolo senza spiritualità, semplicemente “esistente”, non vivente, non ha fiamma divina nella sua Anima di Popolo. Senza quella fiamma, l’occhio di Odino che brucia, cosa siamo? Meri bipedi umanoidi che camminano sulla terra? Mangiare, riprodursi e morire? La nostra gente ha uno scopo più elevato che semplicemente respirare come zombie senz’anima, come ci vorrebbero gli agenti moderni della dissoluzione (ZOG).

È tempo di capire. Tempo di riscoprire una spiritualità perduta che è stata smarrita e mal interpretata. La fiamma non è mai morta, è semplicemente offuscata dietro la nebbia dell’ignoranza. Quelli della nostra gente che hanno camminato e sono ancora in piedi sul sentiero del Nord possono vedere attraverso quella nebbia con la luce del Padre di Tutto. È necessario solo chiudere gli occhi e ascoltare… la chiamata del corno di bronzo farà eco nel silenzio. Seguite quell’eco alla sorgente, nel profondo. Per questo l’eco viene da dentro di voi come ha sempre fatto. Eravate solo sordi al suo suono. Lasciate che i vostri antenati da tempo scomparsi vi guidino, perché anche se non possono essere con voi in carne e ossa, il loro spirito non è mai scomparso.

WOTAN AL POZZO DI MIMIR: IL SACRIFICIO PER LA SAGGEZZA

Wotan

di Padraic Colum

E così Wotan, non più a cavallo di Sleipner, il suo destriero a otto zampe; non più con la sua armatura d’oro e il suo elmo d’aquila, e senza nemmeno la sua lancia in mano, attraversò Midgard, il Mondo degli Uomini, e si diresse verso Jotunheim, il Regno dei Giganti.

Non era più chiamato Wotan Padre di Tutto, ma Vegtam il Camminatore. Indossava un mantello blu scuro e portava tra le mani il bastone di un viaggiatore. E ora, mentre si dirigeva verso il pozzo di Mimir, che era vicino a Jotunheim, si imbatté in un gigante che cavalcava un grande cervo.

Wotan sembrava un uomo agli uomini e un gigante ai giganti. Andò accanto al Gigante sul grande Cervo e i due parlarono insieme. “Chi sei, fratello?” Chiese Wotan al Gigante.

“Io sono Vafthrudner, il più saggio dei Giganti”, disse quello che cavalcava il Cervo. Wotan lo conobbe allora. Vafthrudner era davvero il più saggio dei Giganti, e molti andavano a cercare di ottenere la saggezza da lui. Ma quelli che andavano da lui dovevano rispondere agli enigmi che poneva Vafthrudner, e se non rispondevano, il Gigante tagliava loro la testa.

“Sono Vegtam il Camminatore”, disse Wotan, “e so chi sei, o Vafthrudner. Mi piacerebbe imparare qualcosa da te”.

Il gigante rise, mostrando i denti. “Oh, oh,” disse, “sono pronto per una partita con te. Conosci la posta in gioco? La mia testa a te se non posso rispondere a una qualsiasi domanda tu ponga, allora la tua testa va a me. Oh oh oh. E ora cominciamo”. “Sono pronto”, disse Wotan. “Allora dimmi”, disse Vafthrudner, “dimmi il nome del fiume che divide Asgard da Jotumheim?” “Ifling è il nome di quel fiume” disse Wotan. “Ifling che è freddissimo, ma non è mai congelato.” “Hai risposto correttamente, o Viandante”, disse il Gigante. “Ma devi ancora rispondere ad altre domande. Quali sono i nomi dei cavalli che giorno e notte attraversano il cielo?” “Skinfaxi e Hrimfaxi”, rispose Wotan. Vafthrudner fu sorpreso nel sentire qualcuno dire i nomi che erano noti solo agli Dei e ai più saggi dei Giganti. C’era solo una domanda ora che avrebbe potuto fare prima che arrivasse il turno dello sconosciuto.

“Dimmi,” disse Vafthrudner, “come si chiama la pianura su cui si combatterà l’ultima battaglia?” “La Piana di Vigrid”, disse Wotan, “la pianura lunga cento miglia e cento miglia di diametro”.

Ora era il turno di Wotan per porre domande a Vafthrudner. “Quali saranno le ultime parole che Wotan sussurrerà all’orecchio di Baldur, il suo caro figlio?” chiese.

Molto sorpreso era il Vafthrudner Gigante a quella domanda. Balzò a terra e osservò intensamente lo straniero. “Solo Wotan sa quali saranno le sue ultime parole per Baldur”, disse. “E solo Wotan avrebbe fatto quella domanda. Tu sei Wotan, o Camminatore, e alla tua domanda non posso rispondere”.

“Allora,” disse Wotan, “se vuoi mantenere la testa, rispondimi: quale prezzo chiederà Mimir per pescare dal Pozzo della Saggezza che custodisce?” “Chiederà un tuo occhio come prezzo, o Wotan” disse Vafthrudner. “Chiederà un prezzo non inferiore a quello?” disse Wotan. “Chiederà non meno di quello. Molti sono venuti da lui per una pesca dal Pozzo della Saggezza, ma nessuno ha ancora pagato il prezzo che chiede Mimir. Ho risposto alla tua domanda, o Wotan. Ora abbandona il tuo diritto alla mia testa e lasciami andare sulla mia strada”. “Rinuncio alla tua testa”, disse Wotan. Allora Valthrudner, il più saggio dei Giganti, se ne andò, cavalcando il suo grande Cervo.Quello che chiedeva Mimir era un prezzo terribile per attingere al Pozzo della Saggezza e molto turbato era Wotan Padre di Tutto quando gli fu rivelato. Il suo occhio! Per sempre, senza la vista del suo occhio! Quasi avrebbe voluto far ritorno ad Asgard, rinunciando alla sua ricerca della saggezza.

Proseguì, non volgendo né verso Asgard né verso il Pozzo di Mimir. E quando andò verso Sud, vide Muspelheim, dove si trovava Surtur con la Spada Fiammeggiante, una figura terribile, che un giorno si unì ai Giganti nella loro guerra contro gli Dei. E quando girò verso Nord udì il ruggito del calderone Hvergelmer mentre si riversava fuori da Niflheim, il luogo dell’oscurità e del terrore. E Wotan sapeva che il mondo non doveva essere lasciato tra Surtur, che lo avrebbe distrutto con il fuoco, e Niflheim, che lo avrebbe riportato a Oscurità e al Vuoto. Lui, il più anziano, doveva salvare il mondo.

E così, col volto severo di fronte alla sua perdita e al dolore, Wotan Padre di Tutto si voltò e si diresse verso il pozzo di Mimir. Era sotto la grande radice di Yggdrasil – la radice che nasceva da Jotunheim. E sedeva Mimir, il Guardiano del Pozzo della Saggezza, con i suoi occhi profondi chinati sulle acque profonde. E Mimir, che aveva bevuto ogni giorno dal Pozzo della Saggezza, sapeva chi era davanti a lui.

“Ave, Wotan, il più Anziano degli Dei”, disse. Allora Wotan fece riverenza a Mimir, il più saggio degli esseri del mondo. “Voglio bere dal tuo pozzo, Mimir”, disse. “C’è un prezzo da pagare. Tutti quelli che sono venuti qui a bere non hanno voluto pagare quel prezzo. Tu lo pagheresti, Anziano degli Dei?” “Non mi tirerò indietro dal pagare il prezzo che deve essere pagato, Mimir”, disse Wotan Padre di Tutto. “Allora bevi”, disse Mimir. Riempì un grande corno con acqua dal pozzo e lo diede a Wotan.

Wotan prese il corno con entrambe le mani e bevve e bevve. E mentre beveva tutto il futuro divenne lui chiaro. Vide tutti i dolori e le difficoltà che sarebbero cadute su Uomini e Dei. Ma vide anche perché i dolori e le sofferenze dovevano accadere, e vide come potevano nascere, così che gli Dei e gli Uomini, essendo nobili nei giorni di dolore e sofferenza, lasciassero nel mondo una forza che un giorno, un giorno davvero lontano, avrebbe distrurro il male che aveva portato il terrore, la tristezza e la disperazione nel mondo.

Dopo che aveva bevuto dal grande corno che Mimir gli aveva regalato, si portò una mano al volto e si tolse l’occhio sinistro. Terribile era il dolore sopportato da Wotan Padre di Tutto. Ma non emise un gemito né un lamento. Chinò la testa e mise il mantello davanti al suo viso, mentre Mimir prendeva l’occhio e lasciava che affondasse profondamente, nel profondo dell’acqua del Pozzo della Saggezza. E lì l’Occhio di Wotan rimase, risplendendo attraverso l’acqua, un segno per tutti coloro che venivano in quel luogo del prezzo che il Padre degli Dei aveva pagato per la sua saggezza.