COSCIENZA DI POPOLO

di J. Anthony Picollo

La conoscenza di se stessi è l’inizio della conoscenza di quell’essenza infinita che alcuni chiamano “Dio”. Tutto ha origine ed essenza nello spirito, “il seme di tutti i semi”. Tutto nel mondo è una manifestazione dello spirito. Non c’è nulla al mondo che non sia uno spirito infinito ed eterno. Quindi si può osservare che questo spirito, questa essenza infinita, si manifesta anche nel corpo collettivo e nella coscienza del nostro Popolo.

L’uomo vivente che trova lo spirito dentro di sé e nel suo popolo trova la verità. Lo sciocco affermerà di poter descrivere “Dio”, la grande essenza infinita dell’universo. Ma resterà sempre la necessità di mettere tutto questo concetto alto nella prospettiva del pensiero umano. Facciamo ciò attraverso gli archetipi comprensivi dei nostri Dèi etnici, ognuno rappresentante delle forze della Natura, dell’uomo e dell’universo. Gli Dèi ancestrali e i leggendari eroi popolari del nostro Popolo sono prototipi ed esempi che ci forniscono indicazioni e scopi. Le nostre azioni nobili ed eroiche, il valore, la forza, la passione, la saggezza, sia individuali che collettive, sono espressioni del nostro determinante biologico. Tutti questi elementi sono ingredienti necessari per la nostra sopravvivenza di Popolo e la ricerca continua nel percorso retto dell’essere superiore dell’uomo ariano. L’ignoranza di ciò è la radice della nostra sofferenza e, in ultima analisi, la morte della nostra gente. Chi rimane ignorante è una creatura dell’oblio e non può sperimentare l’adempimento. Queste persone vivranno sempre nella deficienza. Come morti viventi, passeranno la vita con occhi che non possono vedere, incapaci di comprenderla. La superiore coscienza Wotanica che possediamo sarà sempre la nostra più grande forza. Ignoriamola, e saremo distrutti dalla nostra debolezza.

Si ascolti questa saggezza: “La mente è la guida, ma la ragione è l’insegnante. Vivi secondo la mente, acquisendo forza, poiché la mente è forte. Illumina te stesso accendendo così la lampada della saggezza dentro di te, apri la porta affinché tu stesso sappia cosa esiste oltre”. Cammina con la piena consapevolezza del tuo essere biologico e del tuo scopo, come faresti in una strada diritta: se si cammina solo su quella strada, è impossibile smarrirsi. Tutti coloro che acquisiscono conoscenza in questo modo sanno chi sono e da dove vengono; conoscono il Padre di Tutto, W.O.T.A.N., Volontà Della Nazione Ariana. L’invenzione originale e creativa è il marchio di chi è spiritualmente vivo. Queste persone tra noi sono gli scopritori, gli inventori e gli ispiratori. Sono la dichiarazione di evoluzione e crescita del Popolo. Sono come portatori di torce spirituali; i loro raggi di crescita etnica splendono su tutta la nostra gente. C’è chi professa di conoscere i segreti di Dio. Anche se non capiscono il grande mistero, proclamano che il mistero della verità appartiene solo a loro. È saggio ignorare tali individui. Sono nemici dell’unità etnica, che lottano attraverso la menzogna e l’inganno per ottenere il controllo su di noi. Questa è la verità: “NESSUNO POSSIEDE I SEGRETI DEL PADRE DI TUTTO. LA VERITÀ è MANIFESTA E PRESENTE IN TUTTI, O NON è una VERItà”.

È saggio non essere pecore, seguaci di chi viene dicendo: “Io sono il Pastore”. Queste persone sono guidate inconsapevolmente alla loro morte, tosate di tutta la loro dignità. Invece, siate come i lupi, perché conoscono l’unità e non hanno bisogno di un pastore, né lo seguono.

“Innumerevoli dèi attendono di diventare uomini. Innumerevoli dèi sono stati uomini. L’uomo partecipa alla natura degli dèi, proviene dagli dèi e va verso Dio.” C.G. Jung – IV Sermone Ai Morti.

Si dice che il cammino sia disseminato di buone intenzioni. Tuttavia, queste stesse buone intenzioni spingono molti ad affidare il loro destino a coloro che sono in posizioni di potere. La storia ha dimostrato, più e più volte, che la nostra fiducia è spesso pericolosamente malriposta. Una cosa non è cambiata da quando il nostro Popolo ha permesso alla cultura aliena di risiedere e governare tra di noi: “NON C’è UNA VOLTA CHE I NOSTRI OSPITI NON ABBIANO PROVATO a MANIPOLARCI IN POSIZIONI DI SOTTOMISSIONE.”

I metodi di tali manipolazioni sono illimitati nei tempi moderni. Nessun aspetto della vita sfugge al danno; l’economia, la religione, la moralità sociale, i media, la scienza, le arti e la medicina, le attività politiche e sociali, tutte sono colpite.

In natura non troveremo mai creature deboli che governano sui forti. Non osserveremo mai il coniglio che domina il lupo. Non vedremo mai il leone piegarsi al topo. Non vedremo mai il giorno in cui il serpente serve il pesce. Anche se risiedono nello stesso mondo, vivono secondo la più alta Legge della Natura: LA PRESERVAZIONE DEL PROPRIO SIMILE. LA FORZA GIUSTA è l’ordine dell’universo. Per il nostro Popolo, la più alta Legge della Natura si riduce a una cosa, che i nostri capi e guide dovrebbero essere autorizzati a governare per un solo motivo, che abbiano dimostrato di essere grandi a titolo di abilità e di grandi azioni. Quando si dimostrano indegni di governare un nobile Popolo, è vitale che vengano sostituiti. Un Popolo riluttante e/o incapace di difendersi dai suoi nemici – interni ed esterni – è indegno di essere chiamato una “nazione nobile”. Merita il destino che lo attende. Questo vale sia per l’individuo che per il gruppo. Inutile dire che, tenendo conto di tutto questo, noi, come individui e come Wotansvolk, non dovremmo mai permettere che il nostro destino sia determinato da una cultura aliena. Questo perché il nostro benessere può essere determinato solo dalla Coscienza Wotanica dentro di noi.

WOTAN

di Else Christensen – con revisione di Ron MacVan

Se consideriamo gli Æsir come l’espressione variante dell’unico potere che pervade l’universo – e quindi anche noi – i Wotanisti dovranno ammettere che Wotan è una figura alquanto controversa. Alla domanda: “Chi è il più anziano degli dei?” Snorri risponde nell’Edda: “Si chiama Padre di Tutto, e nell’antica Asgard aveva dodici nomi: primo Padre di Tutto, secondo Signore degli Eserciti, terzo Signore della Lancia, Signore degli Eserciti, Signore della Lancia, Punitore, quindi Sapiente, Colui che avvera i Desideri, Famoso, Agitatore, Bruciatore, Distruttore, Protettore, e Incantatore”.

Già qui c’è confusione, perché Wotan non era il più anziano degli dèi. A un certo punto all’inizio dei secoli cristiani – non sappiamo esattamente quando – Wotan sostituì Tyr, l’originale Padre Celeste, e da allora in poi divenne il dio principale. Tyr fu relegato a essere figlio di Wotan, ma mantenne il suo attributo di coraggioso dio della guerra. In tutta l’Edda, si parla di Wotan e Padre di Tutto come uno stesso dio, e noi abbiamo accettato questa visione, ma sappiamo che in origine erano due personalità diverse.

Sia Tyr che Wotan erano chiamati ‘Valpadre’; ‘Val’ significa valle o pianura, (significa anche i caduti – Ron MacVan) e dal momento che tutte le guerre erano combattute in terreno aperto, il dio della guerra, naturalmente, era ‘Padre della Val’; tuttavia, una battaglia potrebbe essere considerata fisica ma anche spirituale, quindi questo potrebbe essere il modo in cui avvenne la separazione dei due, con Tyr che mantenne il suo attributo di dio della guerra.

Se Thor rappresenta lo spirito combattivo nella pura e semplice gioia di vivere, e Frey è il dio della Natura e della sua prosperità, Wotan emerge come il dio capo durante una rottura del ‘mondo sano’, introducendo un’epoca in cui gli uomini buoni possono servire il male e viceversa, un tempo in cui ciò che è buono non è più percepito con incrollabile certezza, ma deve essere acquisito con il duro lavoro e l’aspra lotta – l’era dell’intelletto.

Consideriamo gli attributi di Wotan: (1) Cavalca un cavallo nero; (2) Indossa un mantello blu che svolazza tutto il tempo, anche quando l’aria è completamente ferma; (3) I suoi compagni sono due lupi addomesticati e due corvi; (4) Sacrifica l’occhio sinistro per la conoscenza; (5) Rimane appeso per nove notti “sull’albero ventoso” (a testa in giù, potremmo aggiungere, non come Cristo sulla croce).

E cosa significano questi attributi? Vediamoli uno per uno:

(1) Un cavallo bianco significa forza emanata da un ideale, che permette al combattente di svolgere compiti sovrumani. È cavalcato senza briglie e sperone, dal momento che è il sé migliore nell’uomo, e accorre in suo aiuto in ogni momento di disperato bisogno. Il cavallo nero deve essere domato senza pietà con sperone e frusta, perché simboleggia l’intelletto, che deve essere costretto a servire fini più alti rispetto al benessere individuale. Il cavaliere sul cavallo bianco è beatamente ignaro di ciò che potrebbe accadergli, se dovesse fallire. Il cavaliere sul cavallo nero sa molto bene cosa c’è in serbo per lui e ciò nonostante non vacilla. C’è una curiosità inoltre: si dice che non si dovrebbe mai smontare da un cavallo nero mentre ci si dirige verso est, o scomparirà e lascerà il suo cavaliere a piedi a portare la sella sulla schiena.

(2) Il blu è il colore del disvelamento. Come i petali di un fiore, l’uomo può aprirsi al sole, per riconoscere il significato dietro le cose visibili e tangibili. Cosa più importante, il mantello di Wotan è sempre fluttuante, il che significa un pensiero non volontario, che opera incessantemente, che può essere indirizzato, ma non può mai essere fermato se non da una intensa forza di volontà e da un lungo allenamento.

(3) I due lupi, Geri e Freki, desiderio e insolenza, sono stati addomesticati. Hugin e Munin, i corvi, il pensiero e la memoria, si completano a vicenda.

(4) Finora non è stata fornita alcuna spiegazione sul motivo per cui sia stato l’occhio sinistro, che Wotan ha dovuto dare per bere dal Pozzo di Mimir, rimanendo con un solo occhio. Prendere quest’occhio come espressione del sole non è convincente. Il sole è il centro del nostro sistema di pianeti: per rappresentare il sole, Wotan avrebbe dovuto avere il suo occhio sulla fronte come il ben noto ‘terzo occhio’, e nessuna descrizione del genere è mai stata trovata. Una cosa, però, è certa: dopo lunghe e dolorose considerazioni ed esitazioni, confermando e poi rifiutando, Wotan acquisì un punto di vista da cui osservare il mondo; non perde più tempo confrontando le ideologie più e più volte: vede tutto con l’occhio destro.

(5) Più significative, tuttavia, sono quelle notti tormentate sull’albero ventoso. Queste nove notti furono il primo successo di Wotan. Accadde molto, molto tempo fa, solo così ricorda lo stesso Wotan e non dice nulla di ciò che avrebbe potuto fare o sperimentare prima. Alla fine delle nove notti ottenne le rune e nell’Edda si dice; ‘Ecco, io presi a fiorire e divenni saggio, a crescere e farmi possente. Parola da parola per me trassi con la parola, opera da opera per me trassi con l’opera’. Non c’è dubbio che queste nove notti siano della massima importanza.

Se Thor rappresenta il “mondo sano”, e Loki l’intelletto risvegliato ma sfrenato, bivalente come il fuoco, allora Wotan rappresenta il personaggio che ha padroneggiato l’intelletto, e durante queste nove notti questa grande lotta è stata vinta. Esse rappresentano la svolta verso la libertà dai desideri e dalle ansie egoistiche, la libertà dal rimuginare e dal dubbio. La nona runa è ‘I’, il sé, la personalità, e l’autosacrificio di Wotan sull’albero ventoso è l’inizio, non la fine di questo corso.

Così Wotan potrebbe essere l’unico Æsir di rilevanza oggi. Non viviamo tra i nostri simili, sfidando con orgoglio e coraggio il nemico esterno. Con la mescolanza dei popoli Thor è stato soppresso. Non agiamo come “aiutanti del Sole”, coltivando la terra, allevando gli animali e producendo grano dall’erba. Siamo obbligati dai nostri governi a contribuire a uno sfruttamento folle della Natura e a un cinico inquinamento, poiché non abbiamo alcuna possibilità di vivere altrimenti. Con l’industrializzazione, Frey viene messo da parte. Il dio del cambiamento, il dio della nostra era, è Wotan. Non concede la pace e non promette la salvezza. Egli dà solo questo ai suoi seguaci: che soffrano, diventino saggi, combattano e siano come lui. Ave a Wotan!

THOR

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di Elsie Christensen

Secondo la leggenda Thor, Dio del tuono, fu il primo figlio di Wotan; sua madre era la gigantessa Jord, che è la parola scandinava per terra; è quindi conosciuta anche come Eartha o Erda.

Da bambino Thor crebbe rapidamente in stazza e forza, e ben presto fu in grado di gestire cose di grande peso con facilità stupefacente. Era di solito di buon umore, ma poteva occasionalmente passare a una rabbia terribile. Sua madre lo mandò quindi a essere curato da Vingnir (Alato) e Hora (Calore), che insieme erano considerati la personificazione del fulmine; essi riuscirono a far crescere saggiamente il loro figlio adottivo e Thor voleva loro molto bene; in loro onore assunse i nomi Vingthor e Hlorridi, con il primo che è il più conosciuto.

Quando crebbe tornò ad Asgard e prese il suo posto tra gli Aesir al Consiglio, ma non gli fu mai permesso di usare il ponte Bifrost poiché si temeva che il calore della sua presenza lo desse alle fiamme; così doveva guadare i fiumi Kormt e Ormt per partecipare alle riunioni, quando gli dèi tenevano il Consiglio al pozzo di Urd.

Thor aveva tre possedimenti magici; il più noto è il martello, Mjollnir (‘il distruttore’), che egli scaglia contro i suoi nemici e che ha la meravigliosa proprietà di tornare sempre alla sua mano, indipendentemente da quanto lontano lo getti. Il martello di Thor era considerato sacro e gli antichi di solito facevano il segno del martello prima di un evento importante, nelle cerimonie e in altre occasioni del genere. Quando i missionari cristiani costrinsero i nostri antenati ad accettare il loro credo straniero, non furono in grado di persuadere il popolo a smettere di usare il segno del martello, così gli astuti emissari di Roma dovettero appropriarsene, e l’antico segno sacro da allora è stato usato dalla Chiesa come quello che chiamano il Segno della Croce.

Dal momento che il martello divenne anche l’emblema del fulmine e quindi rovente, il secondo possedimento magico di Thor era un guanto di ferro chiamato Iarn-greipir (presa di ferro) con cui afferrare il martello quando tornava a lui dopo aver abbattuto un nemico. Il suo terzo possedimento importante era la sua cintura magica, Megin-Giord; da quella poteva lanciare il martello a qualsiasi distanza contro le forze del male.

Il rombo associato a un fulmine deriva dal rumore fatto quando Thor guida attraverso il cielo il suo carro trainato da due capre Tann-gniostr (Schiaccia-denti) e Tann-gnister (Strizza-denti)

Thor si sposò due volte. La sua prima moglie fu la gigantessa Iarnsaxa (Ascia di Ferro) da cui ebbe due figli Magni (Forza) e Modi (Coraggio), che sono destinati a sopravvivere alla battaglia del Ragnarok. Conservando il martello del padre, faranno parte della nuova generazione di dèi nel prossimo mondo. La seconda moglie di Thor fu Sif dai capelli d’oro, dalla quale ebbe altri due figli.

Molte sono le storie narrate sulla grande forza di Thor, le sue lotte contro i giganti e i suoi molti viaggi. Sembra che esistessero due tipi di giganti, uno che rappresenta tutte le forze del male che gli Aesir, e soprattutto Thor, costantemente combattevano, e un altro che le leggende descrivono in modo molto più amichevole. La linea di demarcazione può essere in base ai sessi poiché sembra che di solito i giganti maschili fossero quelli cattivi mentre almeno alcune delle gigantesse sono descritte come belle; e sappiamo che non solo Wotan, ma anche molti degli altri dèi sposarono alcune di queste bellezze. Suggeriamo che questo possa essere un lascito dei periodi più precoci in cui i sentimenti religiosi erano incentrati su Deità femminili come Dèe di fertilità che anche nel periodo del Wotanismo erano viste come “buone” per poi essere trasformate in streghe, principalmente personificate da donne anziane braccate così inesorabilmente dalla Chiesa.

Che Thor avesse forti legami con la razza gigante è evidente, non solo attraverso sua madre Erda ma anche attraverso la sua nonna paterna, Bestla. In Scandinavia era conosciuto come ‘Vecchio Thor’, indicando che originariamente apparteneva al vecchio Pantheon di divinità della fertilità comunemente onorato prima che Wotan divenisse il Dio principale e la maggiore spinta della religione si spostasse sull’ambito guerriero. Sappiamo che Wotan non fu il primo padre-cielo; è generalmente pensato che quello fosse Tyr. Ma ci chiediamo se non sia troppo speculare sulla connessione tra Tyr, che è la parola scandinava per toro, e Thor, il cui nome nel nord è scritto senza la ‘h’ e ci ricorda la parola spagnola e italiana per lo stesso animale – il Toro; tutte queste lingue sono di origine indo-europea e potrebbero eventualmente avere la stessa base linguistica; più volte ci si imbatte in nomi confusi e attributi degli dèi. Tale connessione può anche arrivare alle nebbie dell’antichità, quando i nostri antenati avevano i totem. Sarebbe naturale scegliere il forte toro come animale totemico; naturalmente anche un Dio avrebbe poi portato quel nome, e ancora più tardi potrebbe essersi fuso al Pantheon più giovane degli Aesir, e Tyr e Thor appariranno entrambi come figli di Wotan, il nuovo Dio capo. Questo spiegherebbe anche mirabilmente la simbologia dei corni sugli elmi vichinghi, così spesso raffigurati, come i resti di un culto del Toro di molto tempo fa, quando si credeva che indossare una parte del totem avrebbe dato forza e portato fortuna.

La grande forza di Thor, il suo corpo possente e l’aspetto generale, portano alla mente anche la descrizione dei giganti, anche se lui, naturalmente, è raffigurato come dalla testa rossa, muscoloso e bello. Egli è facilmente belligerante in questa ossessiva protezione degli dèi e sembra avere più muscoli che cervello.

Essendo il Dio del tuono visto anche come sovrano del clima, soprattutto la pioggia necessaria per fruttificare la terra, divenne così il patrono dei thrall e degli altri membri delle classi inferiori che lavoravano i campi. La sua casa era Thrudvang (Campo di forza), dove aveva costruito il suo magnifico Palazzo Bilskirnir (Fulmine), che ha 540 sale per ospitare i thrall quando muoiono, e dove sono trattati come i loro padroni nel Valhalla. Tuttavia, ci sono forti indicazioni che questa storia si basi su una traduzione errata; noi crediamo che come il Dio principale Wotan era il patrono degli Jarl, così Thor, secondo solo a Wotan, era il patrono di quegli Jarl che erano agricoltori liberi e Yeoman, e che il riferimento al buon trattamento che ottenevano nelle sue numerose splendide sale debba essere visto come un’espressione del fatto che, sebbene gli eroi guerrieri fossero necessari per proteggere la terra e la tribù, gli agricoltori erano importanti per la comunità e l’intera comunità era strettamente legata al suolo; ricorda anche di un precedente collegamento con una società agricola.

Ancora un altro collegamento fra Thor e i più antichi dèi di fertilità può essere visto in quanto il mese di Yule era (è) sacro a lui ma anche a Frey, che conosciamo appartenere ai più vecchi dèi della fertilità, i Vanir; entrambi erano onorati alla rinascita del sole con la sua promessa ricorrente di nuova vita nel fienile e nel campo.

Nel Ragnarok, Thor combatte potentemente contro il serpente di Midgard, il mostro che circonda il mondo con le sue spire malvagie. Lo uccide, ma in tal modo egli stesso è abbattuto dal suo alito velenoso. In alcune aree come la Norvegia e la Svezia, Thor era venerato anche più di Wotan, ed è amato da tutti i Wotanisti per il suo coraggio e il suo valore, nonché per la sua fedeltà verso gli dèi e gli uomini.

PER UN IDEALE SUPERIORE (Famiglia, Fede, Popolo e il Futuro)

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Del Dr. Casper Odinson Cröwell

Quando considero da dove cominciare, la mia mente raffigura quei capisaldi assai antichi; Blótar, Rune, Sumbel, ecc., ecc. Pur essendo queste componenti davvero essenziali per le pratiche tradizionali della nostra antica fede Asatrú/Odinismo/Wotanismo, che siamo arrivati a conoscere attraverso il risveglio spirituale ai nostri dèi e alla nostra fede, è già stato scritto e pubblicato molto da tante personalità autorevoli. E così io non intendo rimaneggiare nulla di tutto ciò. Almeno, non in questo momento. Mi azzardo a presumere che coloro che esaminano questo contenuto avranno già familiarità, a un livello o a un altro, con gli elementi essenziali della nostra fede. Quindi da dove cominciare? Che ne dite della famiglia! In questa stagione di júl/Yule certamente il concetto di famiglia ha grande rilevanza.

Dovrebbe essere dolorosamente ovvio, persino alla mente più semplice, quanto significhi l’unità della famiglia per la sopravvivenza, la crescita e l’avanzamento della nostra fede e della nostra gente. Per la maggior parte, il tempo di Yule è l’occasione per stare in famiglia. La stagione è rimasta praticamente invariata in questo senso, nel corso degli ultimi millenni, anche se ciò che le famiglie fanno nel tempo che trascorrono insieme è cambiato in una molteplicità di modi. Così molte famiglie si riuniscono in questo júl e discutono di questioni banali e poco importanti. Proprio come hanno fatto negli anni precedenti in cui si sono riunite. Questo è contrario a far buon uso dell’opportunità che gli è stata concessa. Non solo ciò è egoista, ma è irrispettoso sia per la famiglia vivente che per gli antenati della famiglia!

Troppo spesso diamo per scontato che ci sarà garantita un’altra opportunità più tardi per correggere i torti che si verificano con i nostri cari. Troppo spesso non riusciamo a renderci conto che la vita non si svolge secondo il nostro programma, o secondo le regole e i dettami dei nostri desideri personali. La morte non arriva perché invitata, e rivendica la vita dei nostri cari senza il nostro consenso né considerazione delle circostanze della nostra vita o le molte cose che abbiamo ancora da risolvere nella nostra vita per quanto riguarda i nostri rapporti familiari. E se gli Dèi vi avessero riunito con loro proprio questo caso? Avete la pace interiore di sapere che avete fatto tutto il possibile per avere il vostro Wyrd e ørlog in ordine e perfettamente adempiuto? Non rispondete subito.

I nostri antenati ci hanno lasciato molti doni, non ultimo tra questi la capacità di imparare dai loro errori e applicare tale conoscenza nel tentativo di evitare di ripetere gli stessi errori di giudizio. Le nostre Saghe sono pregne di esempi di ciò che accade quando l’unità familiare si spezza. Il clan/kindred soffre la stessa tragedia. Ma la più grande tragedia è il fatto che in passato questo ha portato alla completa dissoluzione della (o delle) Tribù e che quasi ci è costato oggi la sacra fede dei nostri padri! Per la grazia degli Dèi stessi, alcuni di noi sono stati benedetti con la forza d’animo e la perseveranza di mantenere vivi i nostri sacri costumi quando questa grande rottura della famiglia si è verificata, un millennio fa. E potrebbe succedere di nuovo!

Oggi tante famiglie soffrono gli effetti di un’unità familiare disfunzionale a un maggiore o minore grado. Triste ma vero. E tanti cercano di evitare questa scomoda verità anziché accettare la realtà e lavorare insieme per risolvere ciò che li affligge.

Ci si dicono cose sgradevoli, o si lascia marcire il tutto fino a quando non ci si parla più per molti anni, se non mai. Gli antenati non avrebbero sorriso su tale comportamento! Nei loro giorni di un tempo, se l’unità familiare versava in uno stato di disarmonia, significava che i campi non funzionavano come avrebbero dovuto e il raccolto di conseguenza pativa e non riusciva a raggiungere il suo pieno potenziale. Ma questo non era affatto l’effetto ultimo della disarmonia di una famiglia, né il rifiutare di parlarsi l’un l’altro oggi è l’effetto ultimo dei comportamenti sbagliati tra le persone.

E quindi eccoci qui – un’altra stagione di júl/Yule. È un’altra opportunità per mettere a posto le cose con l’unità familiare, per un tentativo di ripristinare l’armonia, la forza e l’unità per la famiglia e il clan/kindred e, di conseguenza, la Tribù. In ultimo, l’unione e la nostra amata fede non possono che prosperare come risultato diretto.

Se si è là fuori nel mondo libero, si prenda questa stagione per l’opportunità che è. Si stia insieme con la famiglia e si goda della altrui compagnia invece di discutere di questioni banali quando il liquore inizia a fluire. Si cerchi di incoraggiarsi a vicenda anziché sminuirsi a vicenda.

E non importa dove vi troviate quando i vostri occhi posano il loro sguardo su queste parole, se esiste agitazione e discordia nella propria famiglia, si colga l’occasione per ricomporre le spaccature tra voi e i vostri cari. Raggiungete loro in uno sforzo onesto per garantire un ricongiungimento nel baratro che vi separa. E non ci si arrabbi se non si riesce a capitalizzare l’opportunità o il vostro sforzo di andare avanti. Non è possibile controllare l’animosità di un altro o la loro mancanza di desiderio di ripristinare Frith (armonia e pace) tra voi. Ma si può trarre conforto dalla consapevolezza di aver fatto la propria parte per ripristinare l’equilibrio.

Ci sono così tanti tra la nostra gente che soffriranno l’assenza di un caro membro della famiglia in questo júl/Yule: prigione, guerra, forse il recente passaggio di una persona cara. Qualunque sia il caso, non si lasci che la rabbia e le parole dure siano il motivo per non vedere o parlare con i vostri cari per questo júl/Yule, perché è innaturale! Nessun altro animale in natura agisce in modo così vile! La pietra miliare della nostra fede è la famiglia.

Rimando la vostra attenzione al codice Aesiriano dei nove: 1) il codice è onore: onorare la vostra famiglia e gli amici con riverenza e rispetto. L’onore è il segno della forza e della nobiltà. 2) il codice è quello di proteggere: proteggere con ferocia il vostro sangue e i parenti. La protezione è il segno di uno spirito guerriero. E dalle Nove Nobili, l’unione è meglio della solitudine. Dai Nove Doveri: 5) non soffrire nessun male che sia non sanato e lotta contro i nemici di fede, popolo e famiglia. E dalle Nove Nobili Virtù del Tempio di Wotan: Lealtà – senza fedeltà alla famiglia, alla fede e al Popolo non siamo nulla e non possiamo ottenere nulla. Coraggio – sii coraggioso in difesa della tua famiglia, fede e Popolo! Generosità – sii generoso con tolleranza, assistenza e condivisione della conoscenza e della saggezza all’interno della tua famiglia, fede e Popolo.

Si guardino queste virtù più da vicino:

Onora la tua famiglia con riverenza e rispetto! Questo significa, per i genitori, siate genitori per i vostri figli. Dare i natali, o partorire un bambino, non basta a renderti un genitore. Certo, fa di te un genitore biologico, ma in una buona genitorialità c’è molto di più di qualsiasi cosa il titolo biologico possa conferire. Richiede un impegno ad allevare quel bambino e provvedere senza mancanze per quel bambino. Significa essere responsabili per i bambini che si mettono in questo mondo e restare responsabili per il loro benessere e crescita sana. Non passarli a qualcun altro dopo, o mollare quando le cose si fanno difficili! Bambini, onorate e rispettate i vostri genitori. Rispettate i vostri parenti più anziani e i sacrifici che i vostri antenati hanno fatto perché riceveste il dono della vita di cui ora godete. Essi non sono solo membri della famiglia senza volto che non avete mai conosciuto. Hanno fatto la loro parte per proteggere la linea familiare in modo che possiate un giorno fare lo stesso. La prossima volta che pensate che la vita è vostra per fare come vi pare, considerate questo; “Voi” non sareste qui oggi senza che loro non siano stati e non abbiano lottato prima per garantire il vostro diritto di essere qui oggi!

Mariti, onorate le vostre mogli. Mostrate il rispetto che meritano. Adoratela come la dea che è! Non la tradite! Poiché la Dea madre, “Frigga”, risiede all’interno di tutte le nostre donne, se si abusa e si manca loro di rispetto, si sta abusando e mancando di rispetto alla nostra Madre di Tutto Frigga!

Mogli, onorate i vostri mariti. Non sminuite o umiliate la loro virilità quando sono abbattuti. Non sputate su di loro quando sono abbattuti. Non li tradite con un altro. Fatelo rialzare con il vostro amore. Assicurate loro che nella loro moglie (e figli) hanno qualcosa per cui vale la pena lottare. Entrambi dovete sforzarvi di onorare e proteggere il dono stesso dell’amore che Freya vi ha dato e il dono del matrimonio e della famiglia con cui Frigga vi ha benedetti. Sforzatevi di non disperderlo. Simili, siate fedeli ai nostri simili! Cercate sempre di onorarli ed esitate a sminuirli. Cercate di non rompere o distruggere i legami che vi tengono stretti come simili, ma piuttosto cercate con vigore di rafforzare sempre la parentela tra voi.

Queste sono solo le misure ovvie e immediatamente evidenti di virtù che possiamo esercitare, non solo in questa stagione di júl/Yule, ma ogni giorno che ci svegliamo per viaggiare avanti su Midgard. Che questa sia la nostra volontà e il nostro scopo per creare, proteggere e mantenere la sana unità familiare. Perché quando raggiungiamo questo non abbiamo solo la possibilità di raggiungere un ritorno a una sana comunità di Popolo, completata da Tribù sane ancora una volta. Ma potremo anche raggiungere la volontà di Wotan/Odino e la volontà dei nostri Dèi e antenati. E questo non potrà che servire ai nostri discendenti ancora non nati per rafforzare la sicurezza nel futuro.

Che tutti i vostri Martelli colpiscano fedeli, e possano i nostri santi Dèi benedire i vostri nobili sforzi! (Eseguire blót tradizionali alla patrona della famiglia, Frigga)

Fara meth Gothanum, ok Góthan Júl!

 “Una Comunità d’onore attirerà sempre gli onorevoli. Ma un circo, beh, un circo attrae solo clown e bambini.” – Casper Odinson Crowell

CULTO DI FREYJA

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di Ron McVan

Tra tutte le divinità femminili, la più rinomata, la più attiva, la più mistica del Pantheon del Nord è la dea Freyja. Il solo nome ‘Freyja’ esce dalle labbra con tale antica familiarità che si può quasi vederla fluttuare con grazia seducente attraverso la nebbia del tempo tra le felci e i rovi della nostra memoria genetica. Infatti è questa antica, voluttuosa seduttrice, Freyja dei Vanir, ad aver insegnato al patriarcale Wotan Padre di Tutto l’arte sciamanica del sejdr. È lei che conduce le Valchirie da e per i campi di battaglia e divide quelle anime di valorosi guerrieri con Wotan. È lei la sorella gemella dell’alto dio Frey, figlia di Njord e Nerthus e alter ego della matriarca materna Frigga. La dea Freyja è più comunemente immaginata a cavalcare attraverso il cielo sopra le battaglie di Midgard (terra) con le sue Valchirie. Altre volte può semplicemente cavalcare la notte attraverso le foreste boreali nel suo cocchio trainato da due enormi felini. All’alba, si potrebbe probabilmente intravedere il suo cinghiale d’oro attraverso gli alberi ombrosi, e spesso in quei momenti potrebbe spiegare le sue ali e scomparire, come un uccello predatore, nella canopea.

Freyja, dea dell’amore, della fertilità, della magia e della conoscenza mistica. C’è poco da meravigliarsi allora del fatto che lei sia rimasta la più importante icona della donna praticante di sejdr. Il “sejdr” (pronuncia sei-ther) è una forma di sciamanesimo ariano, che implica gli stati alterati e la divinazione che ha avuto origine con Freyja. Il suo particolare tipo di sejdr, dal suo concepimento, era un’arte femminile e mistica. Questo a volte si poteva manifestare nel mutare forma, nel corpo astrale in viaggio attraverso i Nove Mondi, nella profezia psichica, nella magia sessuale e nell’erbalismo, nonché nella conoscenza delle rune. L’arte stessa del sejdr, conosciuta come ‘la tecnica dell’estasi’ precede tutte le religioni conosciute.

Freyja era nota come la grande Dís. Le Dísir (Dee) sono state a lungo conosciute come nove donne vestite di nero e portanti spade. Il nove (un numero lunare) era considerato il più sacro e misterioso dei numeri. All’inizio dell’inverno, in particolare in Svezia, questi spiriti e Freyja erano venerati in una cerimonia chiamata Disablot. Le Dísir portavano buona fortuna, ma erano anche spietate nell’esigere giustizia. Le Dísir erano misteriosi esseri femminili, molto probabilmente legati al Fylgja e alle Valchirie, e connesse a Freyja nella sua qualità di dea dei morti. Era saggio tenersi in buoni rapporti con le Dísir e ricordarle con doni sacrificali, perché potevano predire la morte e avevano alcuni poteri protettivi su case e colture. In epoca vichinga le Dísir erano celebrate a Uppsala durante una grande festa invernale che si teneva alla luna piena di febbraio.

L’antica arte del sejdr è compiuta solitamente da una donna nota come völva o veggente che, una volta convocata dalla gente per i suoi servizi, si sedeva su un alto seggio e cadeva in trance, indotta dal canto degli incantesimi, per poi rispondere alle domande su certi aspetti del futuro. In questa condizione le veggenti avrebbero cercato informazioni dal mondo degli spiriti che gli avrebbero consentito di rispondere alle domande poste dagli altri adoratori.

Vi erano occasioni in cui il sejdr poteva essere un’attività pericolosa, usata per portare danni e persino morte agli altri. Spesso l’estasi ottenuta nei sejdr femminili rivaleggiava con quello delle onorevoli pratiche sejdr maschili attribuite a Wotan, Thor e Frey. Tradizionalmente, una veggente del culto di Freyja nota anche come ‘sejdkuna’, durante un rituale, si vestiva con stivali di vitello e guanti cuciti dalla pelle di un gatto. Alcune potevano preferire di vestirsi con un mantello nero o piumato.

Vi è un resoconto registrato in Groenlandia durante una cattiva stagione in cui una sejdkuna fu invitata per i suoi servizi ed è descritto così:

“… indossava un manto blu con un nastro tutto orlato di pietre preziose: aveva al collo perle di vetro, sul capo una cappa nera di pelle di capretto, guarnita con una pelle bianca di gatto. In mano teneva un bastone fornito di manico: il bastone era rivestito di bronzo e il manico era adornato di pietre preziose. Una cintura la cingeva, cui stava appeso un grande sacco di pelle, dove ella custodiva i talismani che le erano necessari per acquistare le sue conoscenze. Calzava delle rozze scarpe di pelle di vitello con lunghe fibbie con grossi bottoni di ottone all’estremità. Nelle mani aveva dei guanti di pelle di gatto, che al suo interno erano bianchi e villosi.”

Le tribù teutoniche e celtiche fin dai primi tempi hanno sempre tenuto le loro veggenti in grande considerazione. Per loro la sejdkuna possedeva una conoscenza dei misteri arcani del mondo e della vita che andava ben oltre la comprensione dei guerrieri. Essi arrivano a credere, scrisse lo storico romano Tacito, che “vi è qualcosa di divino in questo sesso. Ascoltano il consiglio delle donne docilmente, e le considerano oracoli”. Tacito, inoltre, menzionò la sua personale osservazione di una sejdkuna, che egli descrisse come la nebulosa e poetica Vedda, una profetessa solitaria che viveva in una torre da dove esercitava il suo potere su un vasto territorio.

Il praticante del sejdr, che fosse maschio o femmina, era considerato l’unica persona all’interno della tribù pagana ariana ad avere l’abilità e il potere di intraprendere missioni nel mondo degli spiriti in cerca di una speciale conoscenza del futuro o della guarigione dei malati. Il sejdmadr e la sejdkuna erano a volte visti ascendere al mondo degli spiriti arrampicandosi fisicamente su un albero o su una scaletta, che rappresentava simbolicamente l’albero del mondo Yggdrasil o l’asse cosmico. È interessante notare che la parola “sciamanesimo” deriva dalla parola vedica “sram” che significa “riscaldarsi o praticare digiuno”. Anche la parola norrena “sejdr” significa “riscaldamento o ebollizione”. La storia ci dice che lo sciamanesimo come pratica tradizionale è nato nella Russia Bianca. I nomi Freyja e Frey significano “Signora” e “Signore”. Tra i molti titoli di Freyja vi è quello di Regina delle Valchirie. “Valchirie” si traduce in “coloro che scelgono i caduti”.

La credenza in una donna magica a cavallo, inviata dai regni astrali, era molto diffusa nel Nord Europa. Sembra anche essere stata praticata in Normandia, poiché fu condannata da un’Assemblea di Vescovi a Rouen, da cui si può dedurre, stando a uno dei primi storici della mitologia del Nord, che questi viaggi avvenissero frequentemente in Normandia e che quando i Norvegesi si stabilirono in questa provincia non potettero rinunciare a questa credenza, anche dopo essere stati costretti ad accettare le estranee credenze cristiane.

Gli Scandinavi si riferivano al sé-ombra  o al sé non-fisico dell’uomo col termine “fylgia“, che tradotto approssimativamente significa “il secondo” o “quello che segue”. Il momento in cui questo doppio era più probabile scomparire dal corpo dell’uomo o della donna in cui abitava era durante il sonno. Nella leggenda il fylgia ha acquisito un’esistenza sempre più indipendente. Se vi fosse stata la necessità, si credeva che gli spiriti degli antenati si sarebbero manifestati in varie forme fisiche. Un fylgia era considerato l’alleato di un guerriero e un aiuto in battaglia contro gli spiriti ostili. Come le Dísir, avevano il dono profetico di prevedere il futuro e mettere in guardia dal pericolo.

Ci sono stati grandi rivelatori nei circoli mistici in tutte le società e in tutte le epoche, persone che hanno scoperto che il bene più grande che può essere conferito ai loro simili è quello di insegnare, soprattutto per trasmettere ciò che le loro vite incarnano. Queste sono persone che agiscono della loro saggezza. È sempre stato un percorso di vita difficile e arduo, a volte minaccioso, per coloro che insegnano e praticano la scienza arcana contenuta nei misteri pagani. Le nostre mitologie indigene, le leggende, le divinità e i racconti eroici, sono serviti come un territorio etnico sicuro per garantire la sopravvivenza stessa di questa antica conoscenza, che lega il nostro Popolo e rivela il nostro sé più profondo. Il Culto di Freyja non è altro che un percorso di impegno attraverso il vasto tesoro della saggezza, l’eredità e l’evoluzione spirituale che compongono il corpo del Wotanismo. Finché vivrà l’uomo ariano, Freyja, non diversamente dalle sue contemporanee, Frigga, Afrodite e Iside, rimarrà quella sublime eterna dea matriarcale che ci guida attraverso la matrice fisica e astrale del cosmo e del caos, per garantire sempre il nostro sviluppo personale al pari di quello del nostro Popolo.

titoloJost

Questo breve scritto rappresenta una peculiare e altrettanto interessante visione del Wotanismo secondo un grande attivista e pensatore purtroppo scomparso nel 1996. L’autore è Jost Turner, ex veterano della guerra in Vietnam e attivista per il nostro Popolo oltreoceano. Nonostante le molte interpretazioni differenti rispetto a quella che è la nostra eredità del Mito (comunque sempre in evoluzone), la filosofia di Jost, che insieme al Wotanismo abbraccia anche la Tradizione indo-Ariana nel campo delle discipline Yoga, rappresenta un validissimo lascito per chi ha sentito la chiamata degli Dei e per chi, magari anche grazie al suo prezioso contributo, la sentirà in futuro.

La nostra intenzione è tramandare questo tipo di filosofia tenendo bene a mente il 58° Precetto:

Le tirannie insegnano cosa pensare; gli uomini liberi apprendono come pensare.

Il Sentiero di Wotan